Inserito da :Sotgia Marcella
La fotografia della comunità di Sant'Egidio racconta una Capitale in affanno. Ci sono le ragazze madri senza aiuti statali, i giovani che faticano a trovare lavoro e gli anziani soli che affollano le case di riposo. Difficile l'integrazione nei quartieri dove è più alta la presenza di stranieri: mancano i progetti. Tagliavanti (Cna): "Le aziende cancellate superano quelle iscritte" DI F. LONGO TERMINI La Caritas aumenta i posti letto di via Marsala LAURENTINA 15 posti per accoglienza notturna senza dimora POVERTA' 7800 senza tetto, in 13mila in fila alle mense Il signor C. ha 50 anni e dopo aver perso il suo impiego in albergo ha vissuto per un lungo periodo di lavoretti saltuari fino a quando ha potuto, alla fine si è arreso rivolgendosi alla Comunità di Sant’Egidio chiedendo aiuto. Il signor A. invece ha 70 anni e una piccola pensione sulla quale ha fatto affidamento fino al giorno in cui la figlia 40enne ha perso il lavoro. I soldi non sono più bastati e tra bollette, affitto e spesa quotidiana tutta la famiglia finisce nelle mani degli strozzini. Oggi è un frequentatore assiduo delle mense della Comunità. La signora Maria di anni ne ha 102 e viveva in un appartamento dignitoso all’Alberone fino a quando gli ufficiali giudiziari hanno bussato alla sua porta notificandole lo sfratto. Per lei si sono aperte le porte della Casa Famiglia di Sant’Egidio di Largo Magna Grecia. Sono tre storie di vita nella Capitale e sono solo la punta di un iceberg che racconta il nuovo dramma della povertà che sta coinvolgendo sempre più cittadini romani e non. AUMENTANO I POVERI ITALIANI - A raccogliere le vicende personali e i numeri di un fenomeno che sembra inarrestabile è la Comunità di Sant’Egidio che questa mattina ha presentato il secondo “Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio”. Per rendersi conto della grandezza del fenomeno basta spulciare un solo dato: quello degli accessi di italiani e stranieri alla mensa di via Dandolo di Trastevere, che nel 2011 hanno fatto registrare 5.804 poveri in più, 446 italiani e 5.358 stranieri. Un dato, quello dei cittadini italiani, che è cresciuto anno dopo anno a partire dal 2008: + 30% (+11,6% quello degli stranieri). Frequentano la mensa per un periodo più lungo rispetto agli stranieri: il 45% trova ospitalità per un periodo medio di due anni. Anche i centri di ascolto della Comunità hanno fatto registrare un boom di contatti fra gli italiani che si rivolgono a Sant’Egidio per chiedere aiuti alimentari o per pagare le bollette, per un lavoro o un alloggio: il 32% delle telefonate effettuate cerca una soluzione a problemi economici ed abitativi. A rischiare di più sono uomini e donne di età compresa tra i 45 e i 60 anni. LE RESPONSABILITA' POLITICHE - Anziani, uomini soli e donne sono quelli che rischiano di diventare poveri cronici anche se per il portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Mario Marazziti: “Sono tutte persone che, se aiutate in un certo modo, potrebbero rappresentare una risorsa. Questo rapporto lo consegneremo a tutte le amministrazioni per offrire un nuovo punto di osservazione a chi pensa che i poveri sono numeri e non persone e che il disagio non si possa combattere”. Parole dure quelle del portavoce della Comunità “chi ha responsabilità politiche deve sapere queste cose, fino ad oggi non mi sembra sia stato così: viviamo in una società sfilacciata dove a vincere è il più forte”. I QUARTIERI PIU' A RISCHIO - Dal Rapporto emerge quindi che il disagio sociale è in crescita e che la crisi economica ha solo dato il colpo di grazia ad un sistema che è sempre lontano dal cercare una soluzione partendo dai problemi. Emblematico – per Sant’Egidio - è l’esempio della città che cambia il suo aspetto antropologico. Nel rapporto sono analizzate quattro macro aree cittadine: l’Esquilino, Tor Bella Monaca, Tor Pignattara e Centocelle. Tutti quartieri dove l’incidenza straniera è sempre maggiore, insieme a quella della popolazione italiana anziana. Sant’Egidio denuncia come le amministrazioni da troppo tempo hanno lasciato che questa trasformazione camminasse esclusivamente con le proprie gambe senza mettere in campo un progetto di integrazione. “Si può lavorare all'integrazione che è una grande risorsa – ammette Marazziti - si può creare un programma per assistere gli anziani, per ridurre la pressione sugli ospedali, sgravare le famiglie e al tempo stesso creare una nuova coesione sociale. La crisi c'è e viene da lontano e la famiglia è il grande ammortizzatore sociale”. CNA - Il rapporto poi analizza altre criticità da non sottovalutare, come le mono famiglie: nel 1994-1995 su 2.009.000 famiglie laziali quelle composte da un unico componente erano 529.000 e rappresentavano, già allora, il 26% del totale (5 punti in più del dato nazionale). Quindici anni dopo, nel 2009-2010 il numero è cresciuto fino ad arrivare di 769.000 unità con un valore percentuale del 32,5%. Un aumento nei 15 anni di 6 punti percentuali e una differenza con la media italiana di quattro punti percentuali. Le donne sole sono molto di più degli uomini soli. Nell’ultimo dato di rilevazione, 2009-2010, sono il 59% del totale. E ancora le ragazze madri senza aiuti statali “non esiste il reddito minimo di inserimento sociale” denuncia il portavoce, l’emergenza abitativa, gli sfratti per morosità (2mila ogni anno, il Lazio è la terza regione per numero di sfratti). A preoccupare Sant’Egidio non è solo il numero degli sfratti ma la motivazione: circa la metà avvengono per problemi economici, la cosiddetta “morosità incolpevole”. E ci sono poi i giovani senza lavoro e le responsabilità politiche. "In questo momento Roma sta vivendo una fase difficile dal punto di vista economico – sottolinea il direttore della Cna Lorenzo Tagliavanti che ha presentato insieme a Marazziti il rapporto al Tempio di Adriano - le aree di povertà della città tendono ad aumentare. Per la prima volta quest’anno alla Camera di Commercio le imprese cancellate superano quelle iscritte. Ci stiamo sempre più avvicinando al Mezzogiorno. Oggi trovare un lavoro per un giovane è un fatto eccezionale”. GLI ANZIANI - Altra criticità è quella che riguarda la popolazione anziana del Lazio, nel 2011 più di 5milioni e 700 mila individui, concentrati prevalentemente nel comune e nella provincia di Roma (un abitante su due vive a Roma, uno su quattro in provincia). Una popolazione invecchiata con tutte le problematiche della terza età: gli anziani autosufficienti ricoverati sono più che altrove (7,185 ogni mille) mentre quelli non autosufficienti sono 6,565 ogni mille. LE CARCERI - Il quadro non proprio edificante del Lazio è chiuso poi con un altro fronte caldo: quello delle 14 case circondariali. Al 31 marzo 2012 i detenuti erano 6.873 a fronte di una capienza certificata di 4.838. Nelle 6 carceri capitoline sono rinchiusi 3.665 detenuti (3.297 uomini e 368 donne), più della metà di tutto il Lazio. Per Sant’Egidio deve essere “doveroso potenziare le possibilità di accesso al lavoro interno ed esterno come primo passo per il reinserimento nella società”
Fonte :Paese Sera
23 GENNAIO 2013