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CAMPANIA NEWS Influenza A, torna l'allarme: donna muore dopo tre giorni di agonia

24 Gennaio 2013, 09:05am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

Una donna di 59 anni è morta a causa dell'influenza A a Castellammare di Stabia dopo essere stata ricoverata nell'ospedale San Leonardo già in coma a seguito di una grave crisi respiratoria. Le indagini, conferma la direzione sanitaria, hanno rivelato che si tratta di un'influenza causata dal virus H1N1. La donna, di Torre Annunziata, era cardiopatica e trapiantata renale ed è stata tenuta in terapia rianimatoria con la respirazione artificiale. Il suo ricovero risale allo scorso 4 gennaio scorso. «L'H1N1 è una forma influenzale che in questo momento non è epidemica - rassicura il direttore sanitario dell'ospedale San Leonardo, Ugo Esposito - la signora morta aveva problemi di salute di varia natura: aveva subito un trapianto in passato ed era cardiopatica, pertanto ha una risposta immunitaria che l'ha resa debole rispetto al virus». La direzione sanitaria del San Leonardo ha attivato le procedure di denuncia obbligatoria presso le istituzioni preposte per risalire all'eventuale origine del focolaio. «Ma sulla base della mia esperienza - ribadisce Esposito - ritengo che non vi siano focolai epidemici di H1N1».

Fonte :Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Caos sanità, 89enne colpita da ictus: 15 ore sulla lettiga dell'ambulanza

24 Gennaio 2013, 09:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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ROMA - Sulla lettiga dell'ambulanza, a 89 anni, per oltre 15 ore all'interno del Pronto soccorso dell'ospedale, dove era stata trasportata per un sospetto ictus. Nel giorno del "blocco" delle ambulanze, un'anziana romana è tra le sfortunate protagoniste del caos generato dalla mancanza di posti letto negli ospedali della Capitale. A soccorrerla, caricandola sulla barella, è stato il 118 ieri sera intorno alle 22, trasportandola al policlinico di Tor Vergata. Ma da allora per oltre 15 ore, fino alle 13 di oggi, non si è mai mossa. «Bisogna aspettare. Al momento purtroppo non abbiamo letti disponibili» avrebbero detto i sanitari dell'ospedale ai suoi familiari, immersi nel caos dei continui arrivi di pazienti al Dea del Tor Vergata. E quella lettiga è stata il "limbo" nel quale l'anziana ha penato, alimentata da continue flebo e comunque assistita: un posto che ha dovuto tenersi stretta, visto che altrimenti non ci sarebbe stato posto per lei. A pazientare con lei sono stati anche gli operatori del 118, rimasti fermi con la loro ambulanza pur di permettere alla donna di avere una sorta di letto sul quale essere monitorata dai medici dell'ospedale, a causa dei problemi cerebro-vascolari. Poi, intorno alle 13, la fine dell'attesa: arriva il posto letto e l'équipe di operatori in ambulanza può ripartire per il lavoro e riprendere la lettiga nuovamente vuota. Ore di attesa che rallentano e rendono più difficile la macchina dei soccorsi a Roma e nel Lazio in generale. Ne sanno qualcosa anche i familiari e gli operatori del 118 che hanno prestato i soccorsi a una donna con un'emorragia cerebrale, trasportata in ambulanza prima da Acquapendente a Viterbo e poi al Gemelli di Roma. Una vicenda denunciata anche da Esterino Montino, capogruppo del Pd alla Regione Lazio. Montino ha riferito che la paziente si era sentita male alle 18 di ieri ed è arrivata a Roma intorno alla mezzanotte: «Ha viaggiato in gravi condizioni di salute sulle strade regionali per cinque ore prima essere sottoposta ad un intervento che doveva essere urgentissimo. Ora è in coma - ha detto Montino - A pochi metri dall'ospedale locale c'è una pista per l'eliambulanza nuova di zecca ma mai collaudata. E' pronta da un anno e mezzo, ma in 18 mesi non si è riusciti a interrare alcune linee elettriche che impediscono la sua attivazione. Se fosse stata utilizzabile, la donna sarebbe arrivata al Gemelli in un'ora».

Fonte :Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Monaldi, 25 anni di trapianti di cuore

24 Gennaio 2013, 09:00am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Un quarto di secolo fa venne eseguito al Monaldi il primo trapianto di cuore. Era il 15 gennaio del 1988. Quel giorno il cardiochirurgo Maurizio Cotrufo, coadiuvato da Gianantonio Nappi (oggi direttore della Divisione di Cardiochirurgia dell’Azienda dei Colli) innestò nel petto di un paziente un cuore prelevato da un donatore di Barcellona. Fu il primo trapianto di cuore del Sud Italia. A Maurizio Cotrufo, che è andato in pensione nel luglio del 2010 in occasione del suo 72esimo compleanno, oltre a una carriera segnata da 45mila interventi di cardiochirurgia e centinaia e centinaia di trapianti di cuore gli si riconosce il merito - che lui definiva la «grande sfida», rivelatasi vincente - del connubio ospedale-policlinico. Ovvero l’integrazione tra formazione e assistenza. Vale a dire: l’insegnamento accademico praticato al letto dell’ammalato. Da quel 15 gennaio 1988 ad oggi, al Monaldi, sono stati effettuati complessivamente 608 trapianti, compresi quelli pediatrici. "In occasione di questo importante anniversario – ha detto oggi il direttore generale Antonio Giordano – voglio ringraziare Cotrufo, Fabrizio De Vivo, che ha retto il Centro per dieci anni e Ciro Maiello che lo guida attualmente. La loro straordinaria professionalità, e il sostegno che hanno dato i cardiologi, gli anestesisti, il personale di sala operatoria e gli internisti, ci hanno consentito di far vivere tanti pazienti fino ad allora condannati".

Fonte :Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Usa, donne soldato possono combattere in prima linea: Panetta toglie il veto

24 Gennaio 2013, 08:57am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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NEW YORK - Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti uscente, Leon Panetta, ha deciso di rimuovere il divieto per le donne soldato a combattere in prima linea. Lo riferiscono i media statunitensi. Secondo la Cnn l'annuncio ufficiale sarà dato domani. I media sottolineano che la decisione del numero uno del Pentagono, ribaltando una norma del 1994, dà il via libera a migliaia di donne, che potenzialmente potranno anche rivestire nuove posizioni di comando nelle forze armate Usa.

Fonte Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Ruba i fili di rame delle lampade votive e provoca un black out nel cimitero

24 Gennaio 2013, 08:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Un pregiudicato di 45 anni è stato arrestato a Rocca Piemonte nel salernitano dai carabinieri di Castel San Giorgio con l'accusa di furto aggravato e continuato. All'indagato i militari hanno consegnato un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della locale Procura. Il pregiudicato è accusato di avere commesso una serie di furti all'interno del cimitero di Rocca Piemonte ta il 5 e il 9 ottobre dello scorso anno. In sostanza l'uomo avrebbe rubato fili di rame dall'impianto elettrico delle lampade votive provocando un black out nel cimitero. L'indagato è stato condotto nella propria abitazione agli arresti domiciliari.

Fonte :Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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CAMPANIA NEWS Napoli, ucciso boss 34enne: accoltellò la compagna incinta e il bimbo morì

24 Gennaio 2013, 08:50am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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NAPOLI - Qualcuno – tra quegli uomini dello Stato che vestono una divisa spendendo ogni giorno energie per evitare il ritorno del Far west camorristico in città – lo aveva detto nemmeno un paio di giorni fa: «Qui non esiste solo Scampia. Attenzione a quello che sta succedendo nella zona orientale di Napoli, questo potrebbe essere il nuovo fronte aperto dalla camorra...». Parole profetiche le sue, visto che ieri pomeriggio i clan sono tornati ad armare la mano ai suoi sicari per compiere l’ennesimo omicidio in città. Questa volta è successo a Barra, nei pressi dell’isolato A2 del corso Mastellone: è qui che è stato ucciso un pregiudicato. Si chiamava Ciro Valda, aveva 34 anni ed era un personaggio noto alle forze dell’ordine. Un sicario gli ha scaricato addosso almeno sette colpi di pistola calibro nove, ammazzandolo mentre faceva rientro nella propria abitazione. Valda era riuscito a guadagnarsi la libertà soltanto poche settimane fa, avendo estinto una precedente pena inflittagli per vendita di stupefacenti. E, ancora una volta, à la droga il filo rosso che potrebbe svelare la trama nascosta dietro questo efferato delitto. Per i carabinieri che indagano – procede la compagnia di Poggioreale, capitano Gianmarco Pugliese) – la vittima era molto vicina ad un clan forte e potente a Barra: quello degli Aprea-Cuccaro. Ma, scavando nel passato e nei trascorsi giudiziari della vittima, emergono molti buchi neri. Il peggiore – tralasciando la condanna per droga, scontata in carcere, dal quale Valda era uscito solo nel gennaio scorso – è forse quello dell’accoltellamento della sua ex compagna; un fatto che risale al 9 gennaio di ben dieci anni fa, quando Ciro Valda – a culmine di un furioso litigio con la compagna che era incinta – la accoltellò, ferendola gravemente. In quella tragedia a pagare fu il povero bimbo che la giovane portava in grembo: non ci fu niente da fare per riuscire a salvargli la vita. Per questo gravissimo episodio Valda venne arrestato. Ma non è finita. Nel 2011, appena due anni fa, tornò a Poggioreale con un’altra grave accusa; il suo presunto coinvolgimento negli affari sporchi di droga che la camorra coltiva nell’area orientale del capoluogo campano. Pur non avendo condanne definitive che consentano di poterlo affermare, Ciro Valda era considerato uomo al soldo del clan camorristico Aprea-Cuccaro. E che si occupasse – per conto della stessa cosca – di una piazza dello spaccio di stupefacenti. Ci sarebbe, insomma, ancora e sempre la droga dietro la mattanza che ieri ha fatto segnare una nuova vittima a Napoli. Non si può escludere nemmeno che – ma siamo nella teoria investigativa – Valda, una volta scontati i propri conti con la legge e tornato in libertà a Barra dove viveva, avesse deciso di riaprire i canali con i rifornitori di cocaina, marijuana e crak che pure si vende liberamente in un paio di fiorenti piazze di spaccio della zona compresa tra San Giovanni a Teduccio e Barra, mettendosi contro i clan che ancora dominano la zona. Ma, come intuiva l’investigatore del quale parlavamo in apertura, ora è la situazione che pare essersi riaperta nel peggiore dei modi tra San Giovanni e Barra, con le cosche che si contendono il controllo (e gli introiti milionari) della vendita di cocaina a preoccupare di più gli analisti e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Solo due settimane fa, proprio a San Giovanni a Teduccio, la camorra era tornata a far sentire la propria sinistra presenza massacrando un giovane: a cadere in quel caso sotto i colpi di due killer fu Ciro Varrello, assassinato in via dell'Alveo Artificiale. Varrello, 24enne incensurato, venne ucciso a pochi passi da casa sua. La pista? Il controllo delle piazze di spaccio.

Fonte :Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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CAMPANIA NEWS Napoli, morte del clochard davanti alla Galleria: inchiesta sul 118

24 Gennaio 2013, 08:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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NAPOLI - Mentre i residenti di piazza San Pasquale che avevano «adottato» il clochard trovato senza vita davanti al Teatro San Carlo, stanno organizzando una colletta per offrire un «dignitoso funerale» al povero senza fissa dimora non appena la salma verrà restituita dall’autorità giudiziaria, un’ombra si addensa sull’operato dell’equipaggio del 118 intervenuto la mattina precedente al decesso. Secondo una circostanziata denuncia presentata alla magistratura inquirente, gli operatori del mezzo di soccorso anzichè dare assistenza all’homeless avrebbero invitato le persone che avevano sollecitato l’intervento a rivolgersi ai servizi sociali del Comune perchè, a loro dire, era necessaria la presenza di assistenti sociali e non di personale sanitario. Sostenendo, pertanto, che l’uomo stava bene in salute e non necessitava di cure ospedaliere. Sta di fatto che il clochard è deceduto. Su questo fronte indaga la magistratura. Il sostituto procuratore della Repubblica, Nicola Miraglia, ha dato infatti mandato alla polizia giudiziaria - vale a dire agli agenti del commissariato San Ferdinando diretto dal vicequestore Annunziata - di identificare gli operatori dell’ambulanza. E di ascoltare i testimoni. È chiaro che se dovesse emergere che l’equipaggio dell’ambulanza ha sottovalutato le condizioni del senza fissa dimora - si chiamava Franco I, aveva circa sessant’anni e, come abbiamo detto all’inizio trascorreva le sue giornate a piazza Vittoria, «accudito» da residenti che gli portavano cibo, abiti e gli davano un po’ di soldi - le responsabilità penali potrebbero sfociare addirittura in un’accusa di omesso soccorso o, addirittura di concorso in omicidio colposo. Franco I. era stato colto da crisi respiratoria la mattina di lunedì. Alcuni di quei residenti di piazza San Pasquale che da tempo si erano presi cura di lui avevano subito avvertito il 118 dopo avergli offerto un cappuccino caldo. Dice uno degli abitanti che ha presentato l’esposto: «Ma l’operatore dell’ambulanza quando ha visto il clochard dopo una rapida valutazione ha detto che non era dell’ambulanza che aveva bisogno, ma dell’unità mobile dei servizi sociali del Comune. Sta di fatto che il poveretto stava effettivamente male, se l’indomani è morto». Nella serata di lunedì il 118 era stato nuovamente chiamato proprio dai servizi sociali. Ma quando era arrivata l’ambulanza, il cui personale aveva manifestato la necessità di un ricovero, era stato lo stesso clochard a rifiutarsi di salire sul mezzo. Poi la morte. Dalla centrale operativa del 118 la difesa, decisa, degli operatori intervenuti in mattinata. «Abbiamo uno strumento che è la registrazione che non può essere manipolata e rimane nella memoria del sistema per sempre. Da questa registrazione si evince che l’equipaggio aveva effettuato tutte le indagini in base alle quali l’intervento era stato classificato come codice verde. Non c’era insomma, la necessità di un ricovero ospedaliero. I parametri vitali non facevano temere quello che poi è accaduto. Se c’è un’indagine ben che venga: accerterà sicuramente che non c’è nulla da imputare ai nostri operatori»

Fonte :Il Mattino

24 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Il truffatore gentile si aggira per Cagliari "Mio padre è medico", e domanda soldi

24 Gennaio 2013, 08:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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E' giovane, di bella presenza, gentile e garbato: è il ragazzo che da alcuni mesi si aggira a Cagliari e nell'hinterland per chiedere soldi a passanti e commercianti. Chiede soldi alla gente sempre con un po' di imbarazzo, e racconta sempre la stessa storia: "Sono figlio di un medico, dottor Picciau, che lavora all'ospedale Oncologico. Lui è partito con mia madre per un convegno e sono rimasto solo... Ho lasciato le chiavi dentro casa. Ci siamo trasferiti da poco e non so a chi chiedere aiuto. Mi presterebbe qualche decina di euro? Glieli restituisco nei prossimi giorni". Per risultare ancora più credibile, lascia nome e cognome e anche un numero di telefono. Ma quando qualcuno in seguito prova a chiamarlo il telefono squilla a vuoto.Fonte :

L Unione Sarda

24 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Sestu, vandali in azione nella notte Distrutte due fioriere in via Gorizia

24 Gennaio 2013, 08:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Fioriere distrutte a Sestu. I vandali entrano in azione durante la notte. Erano state appena piazzate dal Comune, le fioriere che sono state distrutte dai vandali in due raid qualche giorno fa. I grandi vasi erano stati sistemati dal comune di Sestu per abbellire i marciapiedi: quelle di via Gorizia sono state sfasciate dai teppisti che sono entrati in azione solo con il buio. In due distinti raid, i vasi sono stati rovinati e sono stati sradicati i tubi dell'impianto di irrigazione. Il Comune fa così il conto dei danni.

Fonte :L Unione Sarda

24 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :La Russa e le adozioni dei gay "Induce a crescere omosessuali"

24 Gennaio 2013, 08:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Crescere con due papà o due mamme "è prima di tutto un'induzione ingiustificata a crescere come gay". Lo afferma Ignazio La Russa, uno dei fondatori di Fratelli di Italia, La Russa spiega: "Si può fare, certo, ma deve essere una sua scelta. Secondo me il diritto naturale, oltre che la nostra Costituzione, ci porta a una coppia formata da un uomo e da una donna". "Il modello ipotizzato - prosegue La Russa - non va bene perché quello che va tutelato è il diritto di un bambino di poter scegliere dopo, in autonomia, e, se non può scegliere, come non possiamo scegliere noi che siamo nati con un padre e una madre, tutte le altre opzioni non possono essere imposte a un bimbo". "In linea di massima posso immaginare - abbiamo esempi soprattutto cinematografici e, per la verità, nella vita io non ne ho visti molti - una coppia gay che alleva benissimo un figlio o una figlia. Può capitare, non lo escludo, ma immaginare che possa essere un modello è sbagliato. E' anche una menomazione - conclude -, una limitazione del diritto dei bambini di poter godere dell'affetto di persone di sesso diverso, cosa che dà equilibrio".

Fonte :L Unione Sarda

24 GENNAIO 2013

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