SEZ. POLITICA MILANO BERLUSCONI, "VOGLIO FERMARE IL PROCESSO MEDIASET". GIUDICI: "LEGITTIMO IMPEDIMENTO
INSERITO DA ANGELA CECERE
MILANO - La Corte d'appello di Milano ha accolto la richiesta di legittimo impedimento avanzata da Silvio Berlusconi e ha rinviato l'udienza al 20 aprile per un'eventuale decisione sulla richiesta di sospensione legata all'istanza di remissione del procedimento. Respinta l'istanza di legittimo impedimento per i legali. Per quanto riguarda l'impedimento dell'ex premier, è stato riconosciuto legittimo poichè si può «inquadrare - secondo i giudici- in un contesto istituzionale» rientrando negli appuntamenti necessari per la formazione del nuovo governo. Non è stato invece ritenuto legittimo l'impedimento per i legali dell'ex premier Niccolò Ghedini e Piero Longo. In attesa di discutere dell'istanza di remissione, assegnata ieri alla sesta sezione della Corte Costituzionale, il processo, e la relativa prescrizione, è stato sospeso fino al 20 aprile quando si tornerà in aula. BERLUSCONI E IL CASO MEDIASET Silvio Berlusconi, tra gli imputati a Milano al processo sul caso Mediaset, tramite la difesa ha insistito nel chiedere alla corte d'appello l'immediata sospensione del dibattimento per via dell'istanza di rimessione ieri assegnata alla VI Sezione della Cassazione. A tale richiesta l'avvocato generale Laura Bertolè Viale si è opposto chiedendo lo stop del provvedimento solo a discussione finita. SI INSISTE PER SOSPENDERE IL PROCESSO Silvio Berlusconi e i suoi legali, assenti oggi in quanto impegnati a Roma in mattinata in una riunione dell'ufficio di presidenza del Pdl e nel pomeriggio nella manifestazione in piazza del Popolo, hanno nominato un sostituto processuale, l'avvocato Lisa De Furia alla quale hanno solamente affidato il compito di insistere nella richiesta di sospensione del processo a causa dell'istanza del suo trasferimento da Milano a Brescia, e in seconda battuta nel rinvio dell'udienza di oggi per via del legittimo impedimento dell'imputato e dei suoi legali. L'avvocato De Furia ha infatti spiegato che «la questione della sospensione è preliminare e assorbente di ogni altra attività processuale», e ha fatto notare alla corte che l'assegnazione dell'istanza di remissione alla VI sezione della Cassazione, «che non è una sezione filtro» richiede l'applicazione del II comma dell'art.47 del codice di procedura penale in base al quale lo stop «è obbligatorio». Alla richiesta di fermare il dibattimento si sono associate le difese di tutti gli altri imputati che per quanto riguarda l'istanza di legittimo impedimento del Cavaliere e dei suoi difensori si sono rimesse alla corte. Il pg Bertolè Viale invece si è opposta ad entrambe le richieste. Ha ritenuto «che non sussistano i motivi per un impedimento assoluto in quanto» gli impegni di oggi «non sono attività parlamentare, ma politica». Riguardo invece alla richiesta di stop, richiamandosi non solo all'art.47 del codice di procedura penale ma anche a due provvedimenti della Corte Costituzionale del 2004 e del 2008, si è opposto sottolineando che la giurisprudenza in una fase così delicata «in cui ci troviamo, che è stata definita addirittura fase qualificata», e cioè al termine delle arringhe difensive (mancano gli avvocati solo di due imputati) «non sussiste il dovere del giudice di sospendere ma solo di emettere sentenza». Quindi il pg ha chiesto di sospendere il procedimento a «discussione finita» e prima del verdetto perchè «è inutile arrampicarsi oltre». I giudici sono ora in camera di consiglio per decidere su entrambe le richieste.
FONTE LEGGO.IT
23 MARZO 2O13
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Città democratica è indignata e sgomenta difronte all'ennesima crisi politica dell'amministrazione Galdi, mostratasi ancora una volta incapace di governare e di dare risposte concrete alla cittadinanza. Stanchi di assistere ai continui e ambigui scambi di poltrone, chiediamo con forza che il sindaco Marco Galdi faccia l'unico atto di responsabilità e dignità ridando la parola ai cittadini. Città democratica, il portavoce Alfonso Caiazzo

Inserito Da :Sotgia Marcella A 54 anni, senza lavoro e senza famiglia vive da tre mesi nella sua Fiat Panda. Salvatore Gelfusa di Pontecorvo rappresenta quella che solitamente viene definita la nuova frontiera della povertà. Fino a qualche anno fa, quando aveva ancora una famiglia e un lavoro, era una persona come tante altre. Poi è arrivata la separazione dalla moglie ma nonostante ciò, riusciva a sopravvivere e ad assicurare il mantenimento alla famiglia. Poi però, la crisi ha costretto l’azienda di movimentazione terra, per la quale lavorava come conducente di camion, a tagli occupazionali. Ha così perso il lavoro e, di conseguenza, anche la possibilità di pagarsi un affitto. “La somma destinata al mantenimento della famiglia stabilito dal giudice, sottratta al sussidio per la disoccupazione mi lasciava poco per vivere e certamente non sufficiente per pagare un affitto”. E’ finito così per strada e spinto dalla disperazione ha occupato abusivamente un alloggio popolare. “Sono rimasto in quella casa Ater per 10 mesi senza acqua né riscaldamento, in compenso, però, mi è arrivato da pagare il canone Rai”. A dicembre, l’alloggio è stato liberato anche con l’ausilio della forza pubblica e a Salvatore non è rimasta che la sua Panda. “Mi è capitato di dormire nel parcheggio del cimitero, in quello di un centro commerciale o altre volte ho trovato rifugio in un garage, lontano da occhi indiscreti. Qualche volta ho attirato l’attenzione delle forze dell’ordine. I carabinieri si avvicinavano alla mia macchina ‘camera da letto’ e mi chiedevano documenti. Adesso non lo fanno più. Ormai mi conoscono tutti. Quasi sempre, a svegliarmi la mattina è la luce del giorno. Per mangiare vado in una trattoria che fa prezzi stracciati oppure approfitto dell’invito di qualche amico”. Ma il futuro è tutt’altro che roseo. Quello che ha percepito a marzo è l’ultimo sussidio di disoccupazione. “Francamente non so più in cosa sperare. Al Comune mi hanno assicurato che si sta cercando una soluzione insieme all’Ater, per trovare una casa; di lavoro non se ne parla e spero almeno che mi possa venir riconosciuta una pensione Inail per il mio stato di disabilità al lavoro dettato dalle condizioni della schiena”.