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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 01/04/2011 INSULTA DEPUTATA DISABILE: ´HANDICAPPATA DEL C..

15 Maggio 2013, 13:01pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSULTA DEPUTATA DISABILE: 'HANDICAPPATA DEL C..'
INSULTA DEPUTATA DISABILE: 'HANDICAPPATA DEL C..'

 

ROMA - La discussione sul processo breve alla Camera dei deputati continua nel caos. A farne le spese, anche una deputata disabile del Pd, Ileana Argentin, che è stata insultata da un collega della Lega Nord, Massimo Polledri. La parlamentare ha preso la parola perdenunciare che l'onorevole Osvaldo Napoli (Pdl) si è avvicinato al suo assistente per intimargli di non applaudire durante le sedute. A quel punto, il leghista si è rivolto alla deputata insultandola. Il presidente Gianfranco Fini ha invitato Polledri a scusarsi, ma l'on. Argentin ha ripreso la parola: "Presidente, mi conosce abbastanza da sapere che non strumentalizzo mai queste cose. Ricordo all'aula che io non posso muovere le mani, se non posso applaudire con le mie, lo faccio con le mani di chiunque". L'applauso bipartisan dell'Aula è stato seguito dalle scuse del deputato della Lega che ha detto di non aver capito "i termini della questione". Durante la bagarre, dai banchi della Lega, racconta la diretta interessata, proprio quando lei sta per prendere la parola e spiegare al presidente della Camera l'accaduto, parte il grido «Falla stare zitta quell'handicappata del cazzo!». A chi le stava accanto è sembrato che l'insulto fosse arrivato da Massimo Polledri, tanto che Fini invita il parlamentare del Carroccio a scusarsi con la collega del Pd. Lui smentisce e dice di aver detto solo «Ha ragione!» riferendosi a Osvaldo Napoli. E questa è anche la frase che risulta dai verbali dell'Assemblea. Numerosi testimoni oculari del Pd però confermano l'insulto. Tutti i parlamentari del centrosinistra le tributano un lungo e caloroso applauso. Anche Polledri però prende la parola: «Signor presidente - dichiara - non avevo capito il termine della discussione, per cui mi scuso con la collega che ha sicuramente ragione. Spero di aver riparato ad un iniziale torto fatto verbalmente». «È Osvaldo Napoli che deve chiedere scusa», incalza Roberto Giachetti (Pd). E infatti anche Napoli porge le sue scuse all'Argentin, prontamente rifiutate. «Prima mi ha fatto arrivare un bigliettino - racconta la parlamentare - che io non ho neanche aperto. Poi è arrivato lui di persona a chiedere scusa. Invece da Polledri neanche una parola...».

MICHELE PAPPACODA




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 17/03/2011 LA BONTÀ D´ANIMO E LA PROFESSIONLITÀ NEL SOCIALE DELLA DOTTORESSA ROSA DE MARTINO

15 Maggio 2013, 12:59pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

La bontà d'animo e la professionlità nel sociale della dottoressa Rosa de Martino
La bontà d'animo e la professionlità nel sociale della dottoressa Rosa de Martino

Avrei una domanda a latere: perchè verso taluni amici, seppur conosciuti da poco, si prova una specie di deja vu dell’amicizia, cioè ti pare di averli sempre conosciuti?

la domanda non c’entra molto con l’esposizione, di questo chiedo scusa, ma è quel che mi è venuto in mente leggendo che l’amicizia può nascere solo dopo una lunga conoscenza, che è molto saggia come idea, ma confligge con quella impressione di cui riferisco. Io ho conosciuto la dottoressa Rosa De Martino all'inizio di dicembre attraverso facebook quando venni in contattato tramite il direttore di Positanonews per fare un articolo sull'innaugurazione di un associazione disabili in penisola sorrentina presieduta dalla dottoressa Rosa De Martino e gia dai primi momenti anche se non conoscendola di persona la dottoressa De Martino ho potuto capire che è una persona buona d'animo e sempre disponibile verso le fascie più deboli . La dottoresa De Martino laureata in scineze umanistiche presso l'università di Napoli e stata sempre impegnata nel sociale esponendosi in prima persona ai problemi sociali e dei diversamenti abili risolvendoli quasi spesso tutti. Ha creato varie Associazioni nel campo del sociale e dei diversamenti abili. In alcune associazioni di cui e stata vice presidente ha avuto delle idee e proposte sempre nel campo del sociale e a difesa delle fasce piu deboli proposte che sono state prese come una forma di minaccia verso l'associazione pensando che con dette proposte la dottoressa de Martino ne avrebbe ricavato un suo interesse e questo non e assolutamente vero le proposte della dottoressa De Martino erano nel migliorare i servizi offerti dall'associazione non per offendere ho sminuire l'associazione è senza pensare minimamente a qualche fonte di quadagno ho di creare polemiche con gli altri. , La dottoressa De Martino non ha voluto mai creare polemiche fra le parti ma proponeva solo ideee e proposte nel migliorare dei servizi da offrire ai cittadini. Invece alla fine la dottoressa De Martino e stata esclusa da tuttto e tutti e messa fuori dall'associazione cosa che non e piaciuta a tantissime persone. Comunque la Dottoressa Rosa De Martino continuerà a svolgere la sua attività nel sociale attraverso le sue associazioni  e difendendo sempre in prima persona le fasce più deboli diversamente abili ecc. Io ribbadisco che la dottoressa Rosa De Martino e una persona umile e con tanta bonta nel cuore verso i diversamente abili cosa che a lei gli fa onore ed c'è da dire che spesso ha dedicato del suo tempo della sua vita  mettendolo a disposizione delle persone che ne avevano bisogno.

Michele Pappacoda

 




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/01/2011 MAMME AL CENTRO PRESENTA IL LABORATORIO SUL CARNEVALE CHE INSEGNA A CUCIRE,CREARE E RICICLARE.

15 Maggio 2013, 12:58pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Mamme al centro presenta il laboratorio sul carnevale che insegna a cucire,creare e riciclare.
Mamme al centro presenta il laboratorio sul carnevale che insegna a cucire,creare e riciclare.

Tra le tante e bellissime attività di Mamme al centro come l'apertura di sportelli dove tutte le persone possono rivolgersi per problemi inerenti alla vita familiare e alle tantissime altre attività che questo centro sta svolgendo sul territotio della penisola sorrentina e da evidenziare anche un laboratorio sul carnevale. a Questo laboratorio posono partecipare tutte le mamme che vogliono imaparare l'arte del cucito l'arte del riciclo e creare cosi piccoli o grandi capolavori, come vestiti di stoffa di carta maschere ecc. Quindi fra non meno di quattro giorni Mamme al centro presenta il laboratorio sul carnevale che insegna a cucire,creare e riciclare. Mercoledi` 26 Gennaio apre i battenti il nuovo laboratorio Creazioni di carnevale (aperto a tutte le mamme) che voglio imparare i rudimenti del cucito, dell`arte del riciclo e creare piccoli,grandi capolavori. Il corso si svolgera`ogni mercol......edi` mattina (non ci sono costi se non quelli del materiale da comprare ) l`orario e` dalle 10.00 alle 12.00 presso il consultorio vita e amore (alle spalle del comune di piano di sorrento). Verra`stabilito un tema conforme a quello delle scuole e i figli delle mamme iscritte parteciperanno ad una sfilata in collaborazione con proloco e ad una festa.Mamme al centro con a capo della presidentessa Roberta D'Esposito e tutte le collaboratirci vi aspettano, numerose, mercoledi 26 gennaio.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 08/01/2011 LAVORI DI CASA: UOMINI AIUTANO DI PIÙ, MA IL 78% TOCCA ALLE DONNE

15 Maggio 2013, 12:54pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

LAVORI DI CASA: UOMINI AIUTANO DI PIÙ, MA IL 78% TOCCA ALLE DONNE
LAVORI DI CASA: UOMINI AIUTANO DI PIÙ, MA IL 78% TOCCA ALLE DONNE

 

Gli uomini italiani sono sempre piu' impegnati nel lavoro di cura della famiglia ma sulle donne, anche se lavoratrici, continua a pesare oltre tre quarti del carico domestico: e' quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale messo a punto dal ministero del Lavoro con l'Inps e l'Istat secondo il quale, negli ultimi vent'anni (tra il 1989 e il 2009) nelle coppie con figli nelle quali la donna tra i 25 e i 44 anni lavora, ''l'asimmetria'' sul lavoro domestico e' passata dall'86,5% al 78%. Il carico familiare resta invece tutto sulla donna nelle coppie dove lei non lavora (e' passato nel periodo considerato dal 93% al 90%). Gli uomini danno il loro contributo soprattutto negli acquisti di beni e servizi (solo il 58,3% a carico della donna, in calo rispetto al 63,8% del 1989) mentre sono piu' restii nel passare lo straccio (l'83,6% della pulizia della casa tocca alla donna anche se lavora ma era il 91,6% nel 1989) e a preparare i pasti (81% a carico della donna). Nonostante l'aumento dell'impegno i maschi di casa restano lontani da lavatrice e asse da stiro: il 98,2% del lavoro di lavaggio e stiraggio pesa sulla donna (era il 99% nel 1989) un valore molto simile a quello delle case nelle quali la donna non e' occupata. Il lavoro familiare - si legge nelle tabelle pubblicate nel Rapporto - vale in media cinque ore e nove minuti per le donne occupate con figli a fronte di due ore e quattro minuti dedicate al lavoro familiare dagli uomini (media generica sull'insieme della popolazione). Se per le donne negli ultimi anni si e' registrato un calo del tempo dedicato al lavoro familiare (circa 38 minuti in media negli ultimi 20 anni) per gli uomini c'e' stato un aumento dell'impegno domestico di circa mezz'ora. E se le donne lavorano fuori casa in media meno ore (4 ore e 19 minuti la media generica, sei ore e mezza la media specifica) degli uomini (sei ore e 13 minuti la media generica, 8 ore e 12 minuti quella specifica) le donne lavorano nel complesso (tra l'attivita' retribuita e quella familiare) oltre un'ora piu' dei loro mariti con 9 ore e 28 minuti di media giornaliera contro le 8 ore e 17 minuti dei maschi. E se la situazione e' nel complesso migliorata negli ultimi 20 anni visto che nel 1989 le donne che lavoravano erano impegnate complessivamente quasi 10 ore (9 ore e 54 minuti) contro le 7 ore e 24 minuti degli uomini il divario resta profondo nel Sud. Nel Mezzogiorno le donne che lavorano sono impegnate nel complesso per 9 ore e 55 minuti (erano 9 ore e 43 minuti vent'anni fa) a fronte delle 7 ore e 57 minuti degli uomini (ma erano 6 ore e 54 minuti 20 anni fa).

 

Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 07/01/2011 STORIA ED ORIGINI DEL CALENDARIO DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 12:51pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

calendari
calendari

 

Risolto il problema della misurazione delle ore, come successione di istanti, resta la questione della numerazione cronologica dei giorni a partire da determinate date.

Origine astronomica del calendario.

Riferiti all'anno come lo chiamavano i romani, da annus, il cerchio che periodicamente riporta sui suoi passi il motore del tempo, nacquero i primi calendari impostati sul moto di un astro, quasi sempre uno degli astri maggiori, o tutti e due nel caso di calendari lunisolari. E' innegabile infatti che lo scorrere del tempo, e quindi il calendario, siano in relazione con i maggiori cicli astronomici e perciò avremo l'anno pari al ciclo stagionale, e quindi al periodo di rivoluzione della Terra attorno al Sole, il mese basato sulle fasi lunari e le settimane che fondano la propria origine, oltrechè nel ciclo lunare e nella tradizione biblica della creazione, anche nei babilonesi che identificavano ogni giorno con una divinità e quindi con uno dei sette astri maggiori (Sole, Luna ed i 5 pianeti visibili). Da tutto ciò si ottiene una progressione dei giorni a partire da una data d'inizio, il Capodanno, che è stata anch'essa protagonista di modifiche e di successive revisioni. Gli egizi ad esempio contavano i giorni dell'anno a partire dal levare eliaco della stella Sirio, all'incirca in prossimità del solstizio d'estate ed in concomitanza dell'arrivo delle inondazioni del Nilo. Per gli antichi romani invece l'inizio dell'anno decorreva a partire dalla primavera, sino a che non fù deciso di iniziare dal primo di gennaio probabilmente perchè in prossimità di tale data il Sole, passando per il solstizio d'inverno, segnava l'inizio di un nuovo ciclo. Ogni popolo ed ogni civiltà contano generalmente gli anni a partire da un determinato evento. Così nel calendario gregoriano si contano a partire dalla nascita di CRISTO, in quello giuliano a partire dalla fondazione di Roma ed in quello islamico dall'Egira. Esistono tuttavia dei popoli che numerano gli anni raggruppandoli in cicli come i cinesi o gli eschimesi. Anche l'inizio del giorno è stato soggetto a variazioni. In passato esso iniziava mezz'ora dopo il tramonto, all'avemaria, o a mezzogiorno quando il Sole passa al meridiano. La sua suddivisione in 24 ore risale invece all'epoca dell'Italia dei comuni, quando si introdussero i campanili che con il loro scoccare segnavano il passare del tempo.

Calendario lunare, solare, lunisolare

Usato sin dalle prime civiltà mediterranee il calendario lunare, di immediata concezione, è riferito alle fasi lunari le quali consentono di gestire facilmente le settimane ed i mesi con i loro cicli di 7 e quasi 29 giorni. Ben presto però ci si rese conto delle limitazioni che esso comportava. Infatti, essendo il mese lunare più corto di quello solare, necessitava di frequenti correzioni per riallinearlo al moto della Terra e quindi al ciclo stagionale. Il calendario solare dà invece con buona approssimazione il passare degli anni, visto che si basa sul moto della Terra attorno al Sole, ed è perciò sincronizzato alla durata delle stagioni, che sono una conseguenza diretta dello stesso moto orbitale del nostro pianeta. Anche in questo caso occorre però una correzione non essendo tale periodo un numero intero, è stato infatti necessario ricorrere all'introduzione dell'anno bisestile per garantire un certo sincronismo fra l'anno civile e quello tropico.Il calendario gregoriano, quello attualmente in uso da noi e nella maggior parte del mondo, è appunto di questo tipo. Il calendario lunisolare si basa invece sul movimento combinato dei due astri e perciò, non essendo i relativi periodi multipli fra di loro, bisogna apportare degli aggiustamenti affinchè il ciclo lunare e quello solare, e quindi quello stagionale, siano fra loro sincronizzati. A questo si pose rimedio con la scoperta del "ciclo di Metone" una corrispondenza fra i cicli periodici dei due astri, ovvero del fatto che 19 anni solari corrispondono a 235 lunazioni. I greci ad esempio integravano ogni tanto un anno di 13 mesi per recuperare i giorni che mancavano. Calendario Gregoriano E' un diretto discendente di quello usato dai romani, dal quale discendono anche i nomi dei giorni della settimana e dei mesi che rispettivamente ricalcano, tranne qualche eccezione, i nomi delle loro divinità e della loro successione numerica. Lo stesso nome, calendario, deriva da calendarium, il registro delle tasse, che venivano riscosse ai primi di ogni mese, ossia alle calende. Queste erano dei giorni che facevano parte della tradizionale suddivisione del mese in calende, none ed idi, a cui per colmare la differenza con il mese lunare ne venivano aggiunti degli altri. Tale sistema fù usato dagli antichi romani sotto la leggendaria monarchia di Numa Pompilio, sino alla riforma operata da Giulio Cesare che introdusse il sistema in uso presso gli egiziani. Questo era basato sull'anno di 12 mesi e 365 giorni, ai quali ogni 4 anni, per colmare la differenza fra il valore intero e fittizio di 365, e quello decimale e reale di 365,25 giorni, veniva aggiunto un giorno nel mese di Febbraio precisamente il sesto prima delle calende di Marzo, che in tal modo veniva a cadere per due volte e perciò era chiamato bisesto, da cui anno bisestile. Il calendario fu chiamato giuliano in onore di Giulio Cesare, a cui venne dedicato anche il mese di Luglio da Julius, imitato poi da Augusto che battezzò con il proprio nome il mese successivo, Agosto, da Augustus. I nomi attuali del Sabato e della Domenica sono invece di epoca successiva e derivano da shabbat, il sabato ebraico, e da domini dies, il giorno del signore, di estrazione cristiana. Nonostante varie riforme il calendario giuliano rimase in vigore dal 46 A.C. sino al 1582 D.C. con la differenza, che se prima gli anni erano contati "ab urbe condita", dalla fondazione di Roma (avvenuta nel 753 A.C.), dal 532 D.C., con il cristianesimo trionfante sulla religione pagana dei romani, si decise di contare gli anni a partire dall'anno successivo alla nascita di CRISTO, l'1 D.C. A lungo andare però la mancanza di un potere politico e l'anarchia che regnarono in tutta Europa durante il Medioevo, fecero sì che ognuno contasse i giorni secondo un proprio sistema. Se a questo aggiungiamo che 365,25 era un valore medio dell'anno solare differente da quello reale di circa 10 minuti (365,24219), come risultato vi furono significative differenze delle date con il ciclo delle stagioni. A tutto questo marasma pose rimedio nel 1582 papa Gregorio XIII, quando la differenza fra il tempo giuliano e quello solare ammontava ormai a 10 giorni, con una riforma che introduceva delle necessarie correzioni. Fù deciso infatti di non considerare più bisestili gli anni centenari, le cui prime due cifre non fossero divisibili per 4, e di azzerare i giorni mancanti con la cancellazione di 10 giorni dal 4 Ottobre 1582 al 15 Ottobre dello stesso anno. Battezzato gregoriano in onore del promotore della riforma, è tuttora il calendario in vigore nella maggior parte del mondo. Calendario Giuliano Bisogna comunque dire che il calendario giuliano non scomparve del tutto, è rimasto infatti, ed è tuttora in uso in astronomia, come numerazione progressiva dei giorni dal 4713 A.C. in poi, con l'inizio del nuovo giorno a partire da mezzogiorno del tempo universale e senza la classica divisione in giorni, mesi, anni e secoli. Esso fu introdotto dall'astronomo J. Scaliger nel 1583, che assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto, ed è molto utile anche per porre a confronto date di calendari diversi.

Calendario Ebraico Risale all'incirca al 300 D.C., è di tipo lunisolare ed è strutturato secondo la classica suddivisione dell'anno in mesi e settimane. Essendo però il ciclo solare e quello lunare di diverso valore, esso è composto da anni alternativamente di 12 e 13 mesi, che a loro volta possono essere composti da 29 o 30 giorni in modo tale da riallinearlo al ciclo stagionale. Ciò avviene riferendosi al ciclo di Metone, in modo tale che 19 anni corrispondano a 235 lunazioni. Gli anni sono contati a partire dal 3762 A.C., mentre l'inizio del giorno parte dal tramonto del Sole. Calendario Islamico Esclusivamente lunare, si compone di dodici mesi che corrispondono ad ogni lunazione e sono perciò di 29 giorni a cui, essendo una lunazione pari a 29,5 giorni, vengono intercalati mesi di 30 giorni per un totale di 354 giorni all'anno. La data d'inizio del mese parte da quella di visibilità della prima falce lunare subito dopo la Luna Nuova. Gli anni sono contati a partire dall'Egira, 622 D.C., anno che commemora il trasferimento di Maometto dalla Mecca a La Medina. L'inizio di ogni nuovo giorno decorre dal tramonto del Sole. Calendario Repubblicano Approvato a Parigi dalla Convenzione Nazionale il 24 novembre del 1793, rimase in vigore fino al 31 dicembre 1805. L'anno era composto da 12 mesi di 30 giorni ciascuno, che a loro volta erano suddivisi in tre periodi di 10 giorni. Il Capodanno era invece fissato al 23 settembre, data dell'equinozio d'autunno. Ad ogni anno venivano aggiunti 5 giorni in più, 6 per l'anno bisestile, per mantenerlo sincronizzato con l'anno tropico. I nomi dei mesi erano, a partire dal primo dell'anno il 23 settembre: Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio, Nevoso, Piovoso, Ventoso, Germile, Fiorile, Pratile, Messidoro, Termidoro e Fruttidoro.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 31/12/2010 MICHELE PAPPACODA RACCONTA IL SUO STATO E I MALTRATTAMENTI CHE SUBISCE DA TEMPO

15 Maggio 2013, 12:50pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Michele Pappacoda
Michele Pappacoda

 

Sta per concludersi anche per me Michele Pappacoda l'anno 2010 e nonostante la mia malattia sia peggiorata di tanto rispetto all'anno scorso ed io non lo dico per fare la vittima ma perchè il mio peggioramento lo noto. Ma al di furi di questi miei problemi dovuti alla distrofia muscolare si sono aggiunti i problemi che vivo in questa famiglia quotidianamente i maltrattamenti, umiliazioni e i sopprusi che ho subito nel 2010 ma non solo nel 2010 ma da quando e venuto a vivere in questa famiglia mio cognato Francesco. Ma proprio non posso fare a meno di raccontare un maltrattametno gravissimo fatto da mio cognato io non volevo per il bene di mia sorrella e dei due bambini che ha ma non posso perchè ho un braccio da più di un mese che mi fa male questo dolore non è dovuto ad una caduta accidentale ma a causa di un spinta da parte di mio cognato. Più di un mese fa mia madre dovette andare a Nocera per farsi una visita e lascio a casa me dimenticandosi l'imposta del balcone aperta mentre la porta era chiusa mentre ero al compiuter vedo alle mie spalle mio cognato Francesco entrato dal balcone che con fare arrogante e minaccioso mi chiedeva 10 euro allora io siccome non avevo soldi gli dissi che non ne avevo allora lui prima mi ha minacciato e poi con una spinta mi faceva cadere dalla sedia facendomi sbattere a terra col braccio sotto e poi lasciandomi a terra se ne ando giù , alloraa io urlando fortemente dal dolore ritorna un amico di Maria che stava giù con loro anche lui salito dal balcone perchè la porta era chiusa mi alza da terra mentre mia sorella Maria urlava giù. Quest'amico di Maria mi disse non e successo niente lascia stare non chiamare a nessuno e non dire niente a nessuno di quello che è successo se no rovini tuo cognato e sempre il marito di tua sorella il padre dei tuoi nipoti. ed io coì ho fatto non ho detto niente a nessuno ma a distanza di un mese visto che mi fa male sempre il braccio non ho voluto più nascondere e lo raccontato dapprima a mia madre mentre adesso lo racconto a tutti perchè non è giusto che io venga maltrattato pichiato e umiliato ingiustamente da mio cognato sono pure io una persona come gli altri e non e giusto che essendo disabile devo essere maltrattato tutti i giorni. Io non ho soldi per lui io ho 265 euro al mese di assegno di invalidità civile non posso darli a lui che non lavora dorme fino alle 2 del pomerigio gli pago luce 500 euro ogni due mesi acqua ecc. Cosa vuole da me io sono un povero cristo.

Chiedo un ennesimo aiuto a tutti.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 IL NATALE È PER TUTTI

15 Maggio 2013, 12:47pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Michele Pappacoda da gli auguri per Positanonews
Michele Pappacoda da gli auguri per Positanonews

Positanonews ha un collaboratore, anzi meglio, un amico, disabile, che ogni giorno cammina con noi da Amalfi per la strada di questa avventura che è il giornale online della costiera amalfitana e penisola sorrentina. In tanti in questi giorni di festa viaggiano o vanno in giro, lui non può fisicamente, ma virtualmente, grazie alla nostra testata - che, grazie ai tanti collaboratori, che ringraziamo tutti, è diventata fra le più viste in Campania e in Italia - viaggia in tutto il mondo. Ci è sembrato giusto che fosse lui, a nome di tutti noi, a far gli auguri di Buon Natale.

Natale ormai alle porte, assistiamo al fasto delle vetrine illuminate, delle luci che risplendono lungo le vie, tanto delle città, quanto dei paesi. Delle musiche natalizie che risuonano in televisione e nelle botteghe addobbate a festa. Ma i cuori sono spenti e di certo non cantano di gioia, nè da essi nascono spontanei pensieri di solidarietà e di pace. Ovunque è solitudine, indifferenza, quando il più gradito dei doni sarebbe un sorriso, una parola gentile. Molti, in questi giorni di festa, rinunciano al loro svago per trasformare in una festa la vita di chi non conosce più o non ha mai conosciuto il significato di questa parola. Volontari andranno a servire nelle mense per i poveri e per le persone sole che della gioia del Natale conoscono solo quella degli altri. Ma le persone che soffrono, le persone sole, non sono tutte nelle mense o negli ospedali. Se ci guardiamo intorno ci capita di vederne una che ci cammina incontro per strada o che ci siede accanto in chiesa o in autobus e ci basta un sorriso per accendere la luce del Natale, quella vera, anche nel suo cuore.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 COME SI VIVE IL NATALE NELLE CARCERI

15 Maggio 2013, 12:43pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Come si vive il Natale nelle carceri
Come si vive il Natale nelle carceri

 

Il Natale in carcere è la cosa più finta che possa esistere. Si finge di essere felici. Si finge che non importi se fuori ci sono gli addobbi natalizi e che le persone vadano nei negozi in cerca del regalo più appropriato per l’una o l’altra amicizia. Si finge che questo dovrebbe essere l’ultimo natale che passi in carcere. Si finge di essere allegri, mentre il cuore piange. Si addobba anche noi le celle, i corridoi della sezione, con le poche cose che siamo riusciti ad avere, o donate dai vari volontari, mentre si vorrebbe solo una cosa: addormentarsi alla sera e svegliarsi quando le feste sono finite. Però talvolta, guardando la televisione, ci si accorge che ci sono moltissime persone che stanno peggio di noi. Penso a chi in quest’anno ha perso un figlio a causa di una autista ubriaco, che preferirebbe mille volte essere in carcere ma ma che il suo caro fosse vivo. Penso a quelli che non hanno nessuno nemmeno a casa, noi almeno anche se detenute siamo tra compagne, e anche se è una cella è pur sempre un tetto. Penso a quelle povere famiglie per le quali il Natale è un giorno uguale agli altri, se non peggiore, perché vedono i loro bimbi che guardano speranzosi di qualcosa e invece non possono, a volte, neanche avere un posto decente. Penso agli anziani abbandonati a se stessi, malinconici, ricordando i natali passati con i propri cari, e infine penso alle persone nel mondo che muoiono di fame. Ecco, se penso a tutto questo mi ritengo fortunata, anche se in carcere noi in fin dei conti abbiamo un fine pena più o meno lontano. C’è chi il fine pena, là fuori, non ce l’ha, ma solo un briciolo di speranza o rassegnazione. La speranza che il dolore che hanno dentro si attenui. Penso a tutto questo, e mi accorgo che il Natale possiamo festeggiarlo anche noi. A tutte le persone meno fortunate di noi, dico Buon Natale, e che l’anno nuovo porti un po’ di luce e di speranza per tutti. Inoltre invito tutti quelli che leggeranno queste mie righe a fermarsi e guardare chi sta peggio.

Michele Pappcoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 BIBIONE: BAMBINA DISABILE DISCRIMINATA A PRANZO IN ALBERGO

15 Maggio 2013, 12:42pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Bibione: bambina disabile discriminata a pranzo in albergo
Bibione: bambina disabile discriminata a pranzo in albergo

Discriminazioni a Bibione, in un albergo. Una bambina è stata fatta allontanare dalla sala da pranzo dell'albergo dove soggiornava coi genitori perchè, essendo disabile, pare 'desse fastidio'

Quest'anno a Bibione (Venezia), sempre in un albergo e sempre in tema di discriminazioni, è successo ben di peggio. Una bambina è stata fatta allontanare dalla sala da pranzo dell'albergo dove soggiornava coi genitori perchè, essendo disabile, pare 'desse fastidio'. Secondo quanto riferito dall'associazione Consumatori, la famigliola aveva deciso di trascorrere qualche giorno al mare con la bimba, affetta da una rara malattia che la porterebbe a emettere "suoni inarticolati e fastidiosi". Per questo motivo, la direzione dell’albergo aveva chiesto che la piccola mangiasse a orari diversi dal resto della clientela, per evitare situazioni di disturbo. Una richiesta immediatamente respinta dalla famiglia della bambina che, indignata, aveva quindi deciso di andarsene. Ma, al momento del pagamento, si è ritrovata ben 500 euro di penale sul conto con la giustificazione di "partenza anticipata". Secondo la coppia vicentina, che ha fatto un esposto tramite l’Unione nazionale consumatori Veneto, la direzione dell’hotel avrebbe chiesto di far mangiare la piccola in orari diversi dagli altri ospiti. Le cose non starebbero proprio così per i responsabili dell’albergo, che dichiarano: "Pur sapendo di essere stati corretti, comprendiamo la situazione familiare e siamo disposti a restituire la somma che a norma di legge abbiamo conteggiato, come per qualsiasi cliente, per la partenza anticipata, a nostro avviso senza giusta causa. Una delle sere in cui la famiglia di Bassano era ospite da noi - racconta la titolare, che chiede l’anonimato - la bambina ha cominciato a emettere delle urla nella sala da pranzo". "Dopo una decina di minuti, la signora ha accompagnato la piccola fuori dalla stanza. Poi io mi sono avvicinata per chiedere se potevo essere d’aiuto e ho fatto presente la nostra disponibilità a variare gli orari dei pasti, per venire incontro, come facciamo con i clienti che hanno esigenze particolari. Ma non è stato imposto nulla. Per quello sono rimasta sorpresa quando la famiglia mi ha detto che voleva andare via prima del previsto. Nel preparare il conto ho applicato la penale, perché non ci sono stati condizionamenti durante il soggiorno». L’associazione albergatori di Bibione, in ogni caso, vuol fare presente di «essere contraria alle discriminazioni di qualsiasi tipo». Sottolinea il presidente Gianni Carrer: «Come imprenditori bibionesi siamo dispiaciuti per quanto accaduto, porgiamo le nostre scuse e speriamo che la famiglia voglia ritornare nella nostra località». Il sindaco di San Michele al Tagliamento, Giorgio Vizzon, ricorda che «la gentilezza e l’ospitalità che contraddistinguono le strutture del nostro litorale devono essere ancor maggiori nei confronti delle persone diversamente abili. Per questo mi auguro che si tratti di un malinteso e che venga al più presto chiarito». L’assessore veneto al Turismo Marino Finozzi, impegnato nella stesura della nuova legge di settore, attraverso una lettera aperta ha confidato «di essersi sentito stringere il cuore e vergognato», non appena venuto a conoscenza del fatto. «Credo - ha scritto - che sia necessaria una crescita culturale importante da parte degli albergatori che ancora considerano le persone con esigenze speciali un disturbo per la vacanza dei clienti normodotati, e da parte di alcuni clienti che ancora ritengono una condizione necessaria per il proprio relax l’allontanare dai propri occhi il dolore e la sofferenza, o anche solo la diversità. E gli operatori devono sapere che la Regione del Veneto sarà al loro fianco in questa trasformazione. Perché non accadano mai più episodi come quello di Bibione, che feriscono non solo una famiglia, ma l’intera comunità di cui questa è parte».

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28/11/2010 IL NESPOLO. LA STORIA E LA PROVENIENZA. A CURA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 12:39pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Il Nespolo

 Il Nespolo, pianta dal frutto tipico del nostro territorio è unico, si produce prevalentemente nel comune di Calatabiano, in cui trova l'habitat ideale ed esclusivo per crescere rigoglioso, forte e produttivo. La nespola di Calatabiano è caratterizzata dal fatto di essere un prodotto di nicchia molto specifico e particolare.

Origine e Storia: Il nespolo del Giappone è originario dell'Estremo Oriente; anche oggi in Cina, lo si trova allo stato semispontaneo. L'introduzione in Giappone è molto antica, lo sviluppo industriale ha preso l’avvio nel 1868. In questo paese è molto diffuso, sia come albero da frutto, sia come pianta ornamentale. In Giappone lo conobbero i viaggiatori occidentali e da qui lo importarono in Europa. Il primo insediamento è stato introdotto nell’orto botanico di Parigi nel 1784. Il Nespolo è conosciuto in tutto il bacino del Mediterraneo dove è stato introdotto nella metà del 1800. In alcune regioni, e segnatamente in Sicilia e Spagna, la coltura riveste importanza economica. In Italia la produzione è fornita prevalentemente dalle provincie di Palermo, Catania e Siracusa.

Botanica: Il Nespolo del Giappone, coltivato a Calatabiano, appartiene all'ordine Rosales, alla famiglia delle Rosacee, sottofamiglia Pomae. Il binomio scientifico è Eriobotrya japonica Lindl. L'albero è decorativo, il tronco è eretto e non molto alto: di statura media, 5-6 metri di altezza, ma può anche superare i 10 metri, ha chioma piramidale e aspetto maestoso. Il sistema radicale, molto ramificato e con un'elevata capacità di penetrazione, si sviluppa ben oltre la proiezione della chioma, è di tipo superficiale e per questo motivo poco tollera i trattamenti dei terreni con mezzi meccanici profondi. Le foglie sono perenni, alterne, obovate o ellittico-oblunghe, coriacee, di colore verde brillante nella pagina superiore e verde pallido, vellutato nella pagina inferiore. Esse misurano fino a 24-35 cm in lunghezza e 8-10 cm in larghezza. L’albero emette pannocchie i cui fiori pentameri variano dai 50 a più di 100, piccoli, di colore bianco-crema, con 5 sepali e 5 petali, l'ovario è inferiore. Gli stami sono numerosi, più frequentemente 20, e portano polline di elevata fertilità; le specie sono autocompatibili anche se l’interscambio pollini è enormemente favorito dalle api domestiche. Questi fiori sono molto ricercati dalle api da cui si ottiene un miele molto raro con ottime qualità organolettiche che alcuni consigliano come adiuvante delle cure per malattie cardiocircolatorie. Il frutto varia molto in dimensione e peso: da poche decine di grammi a più di 100 grammi. Anche la forma non è costante e differisce a seconda delle cultivar. Il colore esterno è giallo più o meno aranciato, a volte anche con tinte molto pallide. I semi sono grossi, variabili nel numero in dipendenza della varietà e delle dimensioni del frutto, sono avvolti da una membrana di colore marrone.

Cultivar: Le cultivar sono molto numerose, anche perché , si ricorre alla propagazione per seme non sempre seguita dall'innesto. In Giappone, in California e in Italia sono state ottenute cultivar di produttività buona e regolari, con frutti a polpa relativamente consistente e adatti, pertanto, alla commercializzazione e conservazione. Le cultivar si classificano di norma in due gruppi pomologici basati fondamentalmente sul colore e sulla consistenza della polpa dei frutti; il primo gruppo comprende le cultivar che producono frutti con polpa bianca o di colore avorio, fondente, acidula, zuccherina e, a volte, delicatamente profumata. I frutti del secondo gruppo hanno polpa colorata in giallo intenso fino al giallo-arancione scuro, più consistente e meno fondente. I frutti di questo secondo tipo si adattano meglio ai trasporti e possono essere conservati per periodi relativamente lunghi. In Italia esiste una popolazione eterogenea formatasi per l'abitudine degli agricoltori di effettuare la propagazione per seme. in alcune piccole aree della Sicilia, però, dove la coltura ha assunto carattere industriale, si sono selezionate alcune cultivar che vengono propagate per innesto. Quella che si trova maggiormente nel territorio di Calatabiano (Catania) Gigante. Ha frutti di pezzatura eccezionale fino a quasi 100 gr. per frutto, di forma allungata e di colore albicocca( giallo ambra); polpa gialla, tenera, succosa, leggermente acidula e aromatica con caratteri organolettici eccellenti, quattro semi per frutto, maturazione fra la prima decade di Aprile e gli ultimi di Maggio. Alberi di elevato vigore e abbondantemente produttivi. Elevata la resistenza dei frutti alle manipolazioni commerciali. Per quanto riguarda le notizie popolari sull’origine della cultivar specifica, sembrerebbe che la nespola di Calatabiano sia unica nel suo genere, avendo acquisito delle proprietà organolettiche specifiche e particolari in un arco temporale sufficiente a garantire la stabilità del prodotto. Si ha conoscenza che oltre quaranta anni fa, un tale Filippo Scalora seminò nel territorio di Calatabiano, un nocciolo di nespola del Giappone (Eriobotrya japonica Lindl). Grazie alle buone condizioni pedoclimatiche dei terreni di questo territorio si sviluppò un frutto di eccezionale valore commerciale, più grande, più gustoso, con più polpa, permettendo così ai produttori locali di avere una cultivar specifica del territorio da cui prendere gli innesti. Così in poco tempo questa tipologia di Nespola divenne predominante sul territorio per la sua diffusione e produzione. Ecologia: Il Nespolo è specie prettamente subtropicale, ma la sua tolleranza ai climi temperati con lunghi inverni freddi è notevole. Le piante resistono a temperature di uno o due gradi al di sotto dello zero in special modo le piante adulte. Impianto e Coltivazione: Il nespolo si trova a Calatabiano spesso in coltura promiscua dato che esiste buona compatibilità con gli Agrumi e con altre specie da frutto. Questa situazione è molto importante per l’economia locale poiché permette di recuperare quella parte di perdita economica dovuta alla gestione del nespoleto e alla raccolta del frutto che essendo delicato viene per forza maggiore effettuato completamente a mano e con manodopera specializzata. Raccolta: I frutti di norma sono molto delicati e richiedono particolari cure nelle manipolazioni; durante la raccolta è necessario trattare i frutti con delicatezza, evitando di staccarli dal peduncolo. La raccolta comincia nei primi di Aprile e finisce agli inizi di Giugno. Prodotto: Le nespole hanno una elevata percentuale di acqua, superiore all'80%, e un contenuto di zuccheri variabile dall' 8 al 14 %. La componente proteica e lipidica è molto bassa, inferiore all'1%. Gli acidi variano dallo 0.4 a circa il 2 %. Tra questi l'acido ascorbico è presente soltanto in tracce, mentre gli acidi principali sono: malico, citrico, tartarico e succinico. A Calatabiano questi frutti vengono destinati alla produzione di conserve, marmellate, gelato alla nespola, liquore nespolino e nella pasticceria. Esistono diverse varietà, assumono particolare importanza la vaniglia e il nespolone o gigante. La produzione oscilla tra le 700 e 800 tonnellate secondo l'annata. Da diversi decenni, le amministrazione comunali organizzano a Calatabiano una manifestazione, per la valorizzazione di questo frutto, “La Sagra delle Nespole”, che è giunta alla sua 25 ^ edizione, diventando così patrimonio immateriale di cultura e tradizioni delle province di Catania e di Messina. In occasione della suddetta iniziativa, grande impegno ed interesse vengono riversati verso il settore agricolo ed artigianale valorizzando non solo il prodotto agricolo (la Nespola) ma tutto ciò che caratterizza la nostra comunità, dalla storia alla cultura, dall’artigianato al folklore, dalle terrecotte al carretto siciliano. La “Sagra della Nespola” si tiene generalmente la seconda domenica del mese di maggio, antecedente la festa del nostro Santo protettore San Filippo Siriaco. La manifestazione ha anche lo scopo di far conoscere e valorizzare la nespola come prodotto fresco ed il suo utilizzo in campo alimentare, dalla famosa “Crostata alla marmellata” ad altri prodotti derivati (gelato, granite, marmellate, liquore “nespolino” etcc.) Ogni anno si ha sempre una maggiore richiesta di stand espositivi, non solo da parte dei produttori locali ma anche dai paesi limitrofi, ciò dovuto ai segnali positivi che questa manifestazione ha dato negli anni, in termini di coinvolgimento del territorio e di occasione di interscambio culturale.

CURIOSITA’: - qualche autore riferisce che il nespoloè stato introdotto in Italia all’inizio del 1800. In realtà il "brogliaccio" di fabbrica dei Romanengo (del 1780) già riporta quanto segue per la scelta dei frutti adatta a essere canditi:"Nespole del Giappone, frutto molto delicato; non sopporta lunghi viaggi e perciò è da preferirsi ….. - I frutti dell'esotico "nespolo del Giappone" simboleggiano "l'imbarazzo", forse perché, per la loro squisitezza, si rimane incerti se gustarli freschi oppure ridurli in marmellata, se farne un distillato simile all'acquavite oppure un liquore dal sapore di mandorla amara.

ETIMOLOGIA: Il nome scientifico Eriobotrya deriva dai vocaboli "erion = peloso" e "botrys = grappolo" con il preciso significato di "frutti a grappolo peloso", a indicare il particolare aspetto assunto dalle nespole quando sono ancora lontane dalla maturazione e presentano, appunto, una superficie quasi cotonosa.

USO MEDICINALE: la nespola possiede proprietà diuretiche e astringenti ed è un buon regolatore intestinale.

Michele Pappacoda




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