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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 25\ 06\ 2010 STORIA DI ERCHIE A CURA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:55am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Erchie
Erchie

Dopo Cetara la strada della Costiera si fa ancora piu` tortuosa ed all'altezza del vallone di S. Nicola si scorge la graziosa marina e villaggio di Erchie, anticamente denominato Ircle, Ercle, Hercla ed Ejrchia... Sente di favola la denominazione assegnata al luogo da un tempio ivi sacro ad Ercole. - Al di là del secolo X non troviamo che tenebre e congetture. Ciò che sembra piu verosimile è che questo paesello ha avuto i suoi principi da un monastero abbaziale benedertino, sotto il titolo di S. Maria de Erchi o Irchi, ed è stato fondato verso I'anno 979 dal doge amalfitano Mansone III, o secondo altri dal doge Giovanni II. 
Le antiche carte:amalfitane, ci danno contezza degli abati che amministrarono quel sacro chiostro, e delle vicissitudini, cui mano a mano andò soggetta.Ed in prima, Leone n'era nel 988; il quale ebbe per successore nel 1010 Sergio... ".La badia venne saccheggiata nel giugno 1154"da una ciurma di saraceni"e successivamente lasciata in rovina e ridotta in cattivo stato "e comechè quasi cadente; vuoto di monaci, ed esposto alle frequenti irruzioni de' corsali africani"fu soppressa ed interdetta dal pontefice Nicola V con la bolla del 1^ gennaio 1451 e concessa con i suoi beni alla mensa metropolitana di Salerno. 
Sull'etimologia del nome è probabile far derivare il toponimo riportandosi alle voci "Cerley" e "Cercly" che indicano"attività connesse alla preparazione della vendemmia, a!la produzione e conservazione dei vini" 
La chiesa di S. Maria, ricostruita totalmente e consacrata nel 1966, presenta un portale in blocchi di tufo scuro e pietra finemente lavorati che denotano una struttura rinascimentale e piu precisamente tardo quattrocentesca. A tre navate divise da colonne recenti, sono da notare all'interno materiali di spoglio reimpiegati: capitelli nella parte absidale e in un fonte battesimale.La pittoresca spiaggia è vigilata dalla torre omonima. La zona, arida e selvaggia, è stata in parte sistemata a terrazze, ove prosperano agrumeti e vigneti.A poco oltre un chilometro di distanza da Erchie si trova il piccolo promontorio diCapo d'Orso , così detto dalla sua caratteristica forma o dal rimbombo, simile al grido dell'orso, che le acque

agitate producono talvolta incuneandosi tra Ie rocce.  Sul mare antistante Capo d'Orso si svolse nel 1528 una battaglia navale tra la flotta francese, comandata dall'ammiraglio genovese Filippino Doria, nipote del famoso Andrea Doria, e quella spagnola, diretta dal vicere` spagnolo di Napoli don Ugo di Moncada, il quale cercava di rompere I'assedio che le forze nemiche avevano posto alla città. La vittoria arrise al Doria e il comandante spagnolo trovò la morte in battaglia.C'è un punto, a circa metà strada tra Salerno e Amalfi, dove il turista può abbracciare con lo sguardo tutto il Golfo di Salerno e le sue rive. Questo punto è Capo d'Orso, dove la strada della Costiera sale fino a 200 m. sopra il livello del mare tra la strada ed il mare, sullo sperone di roccia che si immerge nell'azzurro sorge il faro di Capo d'Orso. A lato della strada, la piccola rotonda in muratura dell'antico posto di guardia é stata trsformmata in ristorante dalle cui terrazze l'occhio spazia su un orizzonte immenso. A sinistra la costiera digrada alla piana di Salerno, che si allunga diritta ed uniforme verso sud, oltre la foce del Sele. Oltre i templi greci di Paestum, fino ai monti del Cilento, fino a Capo Licosa. A destra si susseguono le quinte dei promontori che orlano la penisola dei monti Lattari, fino alla punta della Campanella. Nei mattini sereni si vede emergere in lontananza il diafano profilo dell'isola di Capri e dei suoi Faraglioni. La strada che va da Salerno ad Amalfi misura circa 22 Km ed é una delle più belle strade turistiche del nostro Paese. E' un alternarsi continuo di prospettive, irte di rocce vertiginose o verdeggianti di agrumeti e di vigne, un succedersi a sorpresa di villaggi annidati entro le insenature sul breve lido tra il sasso e l'onda .

Michele Pappacoda


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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 19/09/2010 LA STORIA DEL LOUVRE IN LINGUA FRANCESE: HISTOIRE DU LOUVRE . DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Louvre
Louvre


1190
 

CONSTRUCTION DU LOUVRE


Sous les ordres de Philippe II Auguste, Une forteresse est édifiée pour assurer la protection de l’Ouest de Paris. Le Louvre voit ainsi ses premiers bâtiments sortir de terre. La Grosse Tour et le château médiéval seront terminés en 1202. A partir de 1541, ils seront détruits sur ordre de François Ier pour faire place à d’autres bâtiments.


   
1791
6 mai 

LES DÉBUTS DU MUSÉE DU LOUVRE


Un décret crée le Muséum central des arts de la République. En 1793 sera inaugurée la grande galerie des peintures au palais duLouvre, ancienne résidence royale. En 1803, le musée deviendra "musée Napoléon" et s'enrichira du butin des campagnesmilitaires de l'Empereur. Sous la IIIème République l'établissement deviendra officiellement "propriété de l'État", accédant ainsi à son statut actuel de musée national.


   
1793
18 novembre 

INAUGURATION DU MUSÉE DU LOUVRE


La Convention inaugure le nouveau musée des arts. L'ancienne résidence des rois de France, de François Ier à jusqu'à Louis XIV, devient le plus beau musée de France. Sous l'Empire Le Louvre deviendra le musée Napoléon.


   
1849
24 mars 

LE GRAND DESSEIN DES TUILERIES


Le Grand Dessein, projet qui consiste à relier les Tuileries au Louvre, est à nouveau d’actualité et son achèvement est voté sousNapoléon III. C’est Henri IV qui, le premier, entreprit de tels travaux en édifiant la Grande Galerie qui longe la Seine. De générations en générations, les parisiens verront ainsi s’élever le Pavillon de Flore, l’aile Rohan, la Cour Napoléon et bien d’autres édifices. Mais le Grand Dessein partira en fumé, en même temps que le palais des Tuileries lors des événements de la Commune.


   
1988
4 mars 

INAUGURATION DE LA PYRAMIDE DU LOUVRE


Le président de la République, François Mitterrand, inaugure la nouvelle entrée principale du musée du Louvre à Paris. L'architecte américain d'origine chinoise, Ieoh Ming Pei, l'a imaginée sur une commande du chef de l'Etat. La grande pyramided'acier et de verre mesure 21 mètres de haut et se compose de 673 losanges. Construite au milieu de la cour Napoléon duLouvre, elle abritera désormais de nombreux services : restaurants, librairie d'art, boutiques, etc.

Michele Pappacoda




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 24/04/2010 STORIA DEL 25 APRILE LIBERAZIONE D´ITALIA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:51am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

LIBERAZIONE D'ITALIA 25 APRILE
LIBERAZIONE D'ITALIA 25 APRILE

 La data del 25 aprile rappresenta un giorno fondamentale per la storia della giovane repubblica italiana. E? l?anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe di occupazione naziste tedesche e contro i loro fiancheggiatori fascisti della Repubblica Sociale Italiana.

 Il 25 aprile 1945 segna il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella riscossa contro gli invasori e come momento di riscatto morale di una importante parte della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura fascista.* *Alla liberazione dell?Italia dalla dittatura si poté arrivare grazie al sacrificio di tanti giovani ragazzi e ragazze che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti), si chiamavano con un solo nome: partigiani; combatterono al fianco di molti soldati provenienti da paesi diversi e lontani (dagli Stati Uniti all?Australia, senza dimenticare Inglesi e Francesi), ma tutti accolti come alleati. La stessa storia dell?Italia repubblicana fonda interamente le proprie basi nell?esperienza dell?antifascismo che Piero Calamandrei definì ?quel monumento che si chiama ora e sempre Resistenza?, elemento base di una nuova religione civile della nascitura giovane democrazia repubblicana. Si è parlato più volte e da più parti della Resistenza come di ?un secondo Risorgimento i cui protagonisti furono le masse popolari? (S. Pertini).* *Non è intenzione di chi scrive fornire una ricostruzione storica dei fatti e dei protagonisti, ma semplicemente sfatare una teoria storiografica revisionista che, negli ultimi anni, è molto di moda: la Resistenza come ?guerra civile?. * * Benché la Resistenza non sia stato un fatto coinvolgente la maggioranza degli italiani, ma solo quella relativa degli abitanti delle aree centro-settentrionali, essa non è stata affatto una guerra di italiani contro italiani, come, in Spagna nel 1936, si era avuto uno scontro di spagnoli contro spagnoli. Infatti vi fu lo scontro tra soldati e combattenti italiani contro gli invasori tedeschi ed i collaboratori repubblichini, i primi, nel rispetto della pluralità politica, combattevano in nome della democrazia liberale o socialista che fosse, i secondi combattevano a fianco delle SS hitleriane sostenitrici della necessità di conquistare uno ?spazio vitale? per la Germania nazista. Chi scrive non vuole assolutamente cadere nella retorica resistenziale, ma è fortemente concorde col fatto che la Resistenza fu un momento edificante in cui si affrontarono i sostenitori della libertà, della democrazia e della giustizia sociale contro gli adulatori della tirannide di cui furono essi stessi le prime vittime, se di guerra civile si vuole parlare la si deve intendere come ?per la civiltà? / (Dante Livio Bianco/), come una guerra politica, popolare Una guerra democratica, in duplice senso, in quanto democratico è il suo metodo ed è democratico il suo ultimo, l'abbattimento di una dittatura e l'instaurazione di un regime fondato sulla partecipazione popolare al potere? (Norberto Bobbio, / ora in D. L. Bianco, Guerra partigiana, Einaudi, Torino 1973, p. VIII). / Con ciò non si vuole fare un discorso relativo alle singole persone che combatterono su entrambi i fronti in buona fede che vanno sempre e comunque rispettate, se non altro per i dolori e le sofferenze che furono costretti a subire. Premesso tale rispetto per tutti i morti mi sembra lecito oppormi a quanto proposto da più parti (politiche e non) di trasformare il 25 aprile nel giorno della pacificazione nazionale per ricordare i morti: i morti, tutti i morti, si commemorano il 2 novembre e la questione della pacificazione nazionale è già stata risolta, in chiave politica dall?amnistia promossa dall?allora Guardasigilli Palmiro Togliatti e, in chiave storiografica e letteraria da uno dei capi del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, il compianto senatore Leo Valiani, che, nel pubblicare il suo diario del periodo clandestino, nella dedica iniziale scrive ?/A Duccio Galimberti, per tutti i caduti,/ della nostra parte e dell?altra?/, volendo così separare gli aspetti personali ed umani ( e umanitari?) della questione da quelli politici e storici. Ciò che più rammarica è che la Resistenza, lungi dall' essere un momento corale di unità popolare e nazionale, sia divenuta ?la resistenza incompiuta o interrotta destinata, come tutti i conati, a indicare una meta ideale più che non a prescrivere un risultato?(/Norberto Bobbio, ora in D. L. Bianco, Guerra partigiana, op. cit., p. XI/).* *La Resistenza doveva divenire il ?mito fondatore? su cui basare la Repubblica democratica scaturita dalle scelte dell?Assemblea costituente figlia della stessa esperienza partigiana, purtroppo ciò non è avvenuto completamente, ma quei valori di uguaglianza, democrazia e giustizia sociale, contenuti nella Prima Parte della nostra Costituzione sono sempre validi, attuabili ed a essi ogni democratico deve fare riferimento nella propria azione quotidiana. LA REPUBBLICALa Repubblica italiana nasce dal libero e democratico voto del popolo il 2 giugno 1946. Insieme alla scelta relativa alla nuova forma di governo da dare al Paese il corpo elettorale fu chiamato a votare per l?elezione di un?Assemblea Costituente il cui compito fu la stesura e l?approvazione di una nuova Costituzione che vide la confluenza delle principali forze e delle maggiori idee dell?antifascismo e della cultura democratica laica, cattolica e marxista. Questa prima fase della storia repubblicana fu caratterizzata dalla collaborazione al governo dei maggiori partiti politici di massa (DC, PSI, PCI) e dei partiti laici minori. Fu compito di questa generazione politica traghettare sulle sicure rive della democrazia e della libertà un Paese in cui erano ancora bene evidenti i segni della dittatura fascista ed i danni della guerra. Per dirla con le parole dell?illustre giurista Piero Calamandrei, La Repubblica italiana fu un ?patto fra uomini liberi e forti? e la Costituzione divenne la più nobile ed alta espressione dei valori democratici ed antifascisti e del rifiuto fermo e perpetuo della violenza e della prevaricazione delle libertà civili e politiche che avevano caratterizzato tutto il ventennio mussoliniano. Fu la Resistenza partigiana antifascista a riscattare l?onore e la dignità del nostro Paese aprendo una nuova e più proficua era di Pace e di sviluppo. La classe politica dell?immediato dopoguerra aveva, però, ben chiaro in testa che le prime vittime del fascismo erano stai tutti coloro (soprattutto le donne) che in buona fede e senza macchiarsi di gravi colpe, avevano appoggiato Mussolini: in quest?ottica va vista la famosa amnistia voluta dal Guardasigilli Palmiro Togliatti (PCI) attraverso la quale si imboccava la via della concordia nazionale e della pacificazione che non venne mai meno neanche negli anni successivi all?esclusione delle sinistre socialcomuniste dal governo (1947) ed all?inizio della lunga egemonia democristiana nella guida del Paese (1948). Gli anni del centrismo degasperiano, grazie all?opera ed alla figura dello statista democristiano, posero le basi, grazie al lavoro ed al sacrificio del popolo italiano, del futuro progresso civile ed economico dell?Italia repubblicana. Proprio in quegli anni l?Italia è fra le protagoniste dell?avvio di quel processo di unificazione europeo, di carattere economico e politico, di cui oggi stiamo raccogliendo i frutti (EURO ed Unione Europea).* *Un momento molto importante della vita politica e sociale italiana lo si ebbe negli anni ?60 quando, accanto al boom economico che caratterizzò quel decennio, nacque, grazie a Fanfani, Moro e Nenni, una nuova formula di governo: il centro-sinistra, ossia la collaborazione al vertice della guida del Paese tra la DC ed il Partito Socialista che avrebbe dovuto portare alla realizzazione di riforme strutturali del sistema Italia, ma le più innovative ed incisive furono abbandonate a seguito delle pressioni degli ambienti più reazionari del Paese che minacciarono di ricorrere anche a forme estreme come il colpo di stato (il famoso ?rumor di sciabole? di cui parla l?on. Nenni nei suoi diari). * * Un?altra opportunità di rinnovamento e di modernizzazione del Paese la si ebbe a metà degli anni ?70 quando, dopo la bufera del ?68 studentesco, dell?autunno caldo operaio e le lotte per il divorzio, era ormai all?orizzonte l?incontro tra i due massimi partiti popolari di massa, la DC di Moro ed il PCI di Berlinguer. Fu la grande occasione del Compromesso storico, ossia la formazione di governi che prevedevano la partecipazione di personalità appartenenti a tutti i partiti democratici per una modernizzazione ed uno sviluppo sostenibile del Paese in un decennio caratterizzato dalla crisi economica e dalla violenza del terrorismo (nero o rosso che fosse). Il rapimento e l?omicidio dell?on. Moro misero fine a questo tentativo innovativo ed aprirono le porte ad un decennio, gli anni ?80, in cui si è svolta una lotta aspra tra due Italie: l?una, quella di Sandro Pertini, Enrico Berlinguer e Giovanni Spadolini, sottolineava l?importanza decisiva della ?questione morale?, metteva in guardia contro la degenerazione del sistema politico e denunciava le trame occulte come la P2. L' altra, quella dei nani e delle ballerine, assecondava il rampantismo dilagante, cementificava tutto il cementificabile dimenticando ?insegnamento di Andrè Malraux secondo cui ?Non si fa politica con la morale, ma non la si fa meglio senza?. parte tecnica-ingegneristica, il passo, ma ogni tentativo di riforma fallì poiché boicottati e bloccati dai veti da chi vedeva messa in discussione la propria egemonia o il proprio potere di ricatto e di interferenza: la Grande Riforma sognata e declamata dal pentapartito degli anni ?80 divenne il Grande Alibi per non fare alcuna riforma e lasciare incancrenire la situazione per più di un decennio. * * Sono stati molto più efficaci i referendum elettorali dei primi anni 90 che hanno intaccato alla base le personali posizioni di una parte della fauna politica del nostro Paese ormai sclerotizzata. L'azione della magistratura (lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata) dei primi anni 90 ha avuto il grande merito, nonostante limiti ed errori, di aver permesso la ripresa di un processo di risanamento morale della vita pubblica italiana che, però, è ancora lontano dall?essere risolto.  Questo risanamento morale si è accompagnato con il processo di risanamento economico avviato dal governo del socialista Giuliano Amato (1992), proseguito dai successivi cosiddetti governi tecnici di Carlo Azeglio Ciampi e di Lamberto Dini e portati a termine dai governi di centrosinistra presieduti da Romano Prodi e da Massimo D?Alema. L?opera di questi Governi ha permesso all?Italia di entrare da subito nella moneta unica europea (EURO) e di essere protagonista (la Presidenza della Commissione europea a Romano Prodi ne è un segno tangibile) del processo di unificazione politica del Vecchio Continente per realizzare una vasta area geopolitica aperta a tutte quelle nazioni che ne condividano i primari obiettivi di pace e di sviluppo.




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 25\ 06\ 2010 MARZO UNA BELLISSIMA POESIA DI SALVATORE DI GIACOMO IN DIALETTO NAPOLETANO

15 Maggio 2013, 10:51am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Marzo una bellissima poesia di Salvatore di Giacomo in dialetto napoletano
Marzo una bellissima poesia di Salvatore di Giacomo in dialetto napoletano

 "Marzo"
 
Marzo: nu poco chiove
E n'ato ppoco stracqua;
Torna a chiòvere, schiove,
Ride 'o sole cu ll'acqua.
Mo nu cielo celeste,
Mo n'aria cupa e nera;
Mo d'o vierno 'e tempeste,
Mo n'aria 'e primmavera.
N'auciello freddigliuso
Aspetta ch'esce 'o sole:
Ncopp'o tturreno nfuso
Suspireno 'e vviole...
(di S. Di Giacomo)


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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/04/2010 VULCANO RICERCA DI MICHELE PAPPACODA VIDEO

15 Maggio 2013, 10:50am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

vulcano
vulcano

Ilvulcanoè ilrilievoformato dalle masse di rocce ignee, cioè quelle rocce che derivano da unmagma(o rocciafusa) risalito dall'interno dellaTerrae solidificato a contatto con l'ambiente esterno. In generale sono vulcani tutte le discontinuità nellacrosta terrestreattraverso le quali, con manifestazioni varie, si fanno strada i prodotti dell'attività magmatica endogena: polveri, gas, vapori e materiali fusi solidi. La fuoriuscita di materiale è dettaeruzionee i materiali eruttati sonolava,cenere, lapilli,gas, scorie varie evapore acqueo.

Ciò che è comunemente chiamato vulcano, nella terminologia tecnica è definitoedificio vulcanicoocono vulcanico, ma siccome il termine piu usato èvulcano, l'edificio vulcanico molto spesso è chiamato così anche ingeologia.

I vulcani testimoniano l'esistenza, nelle zone profonde dellalitosfera, di masse fuse silicatiche naturali dettemagmi.

Un generico vulcano è formato da:

  • unacamera magmatica, alimentata dalmagma; quando questa si svuota in seguito ad un'eruzione, il vulcano può collassare e dar vita ad una caldera. Le camere magmatiche si trovano tra i 10 e i 50 km di profondità nella litosfera.
  • un condotto principale, luogo di transito del magma dalla camera magmatica verso la superficie.
  • uncrateresommitale, dove sgorga il condotto principale.
  • uno o più condotti secondari, i quali, sgorgando dai fianchi del vulcano o dalla stessa base, danno vita a dei coni secondari.
  • delle fessure laterali, fratture longitudinali sul fianco del vulcano, provocate dalla pressione del magma. Esse permettono la fuoriuscita di lava sotto forma dieruzionefessurale.

CLASSIFICAZIONE DEI VULCANI

I vulcani possono essere classificati in base al tipo di apparato vulcanico esterno o al tipo di attività eruttiva: entrambe queste caratteristiche sono strettamente legate alla composizione del magma e della camera magmatica (e quindi della lava che emettono). Tale classificazione è dettaClassificazione LacroixdalgeologofranceseAlfred Lacroixche per primo la ideò.

In base al tipo di apparato vulcanico esterno
Vulcani a scudo

Un vulcano a scudo presenta fianchi con pendenza moderata, ed è costruito dall'eruzione di lava basaltica fluida. La lava basaltica tende a costruire tali enormi coni a bassa pendenza in quanto la sua scarsa viscosità le consente di scorrere agevolmente sul terreno o sotto di esso, nei tubi di lava, fino ad arrivare a molti km di distanza senza consistente raffreddamento. I maggiori vulcani del pianeta sono vulcani a scudo. Il nome viene dalla geometria degli stessi, che li fa assomigliare a scudi appoggiati al terreno.

Il più grande vulcano a scudo del mondo si trova nelleHawaii, il suo nome èMauna Loa. È alto circa 4000 m s.l.m. ma la sua base è situata 5000 metri sotto il livello del mare, perciò la sua altezza effettiva è di 9000 metri, mentre il suo diametro alla base è di circa 250 km.

Vulcani a cono -Stratovulcani
IlVesuvio, a pochi Km daNapoli

Troviamo un vulcano a cono quando le lave sono acide. In questi casi il magma è molto viscoso e trova difficoltà nel risalire, solidificando velocemente una volta fuori. Alle emissioni laviche si alternano emissioni di piroclastiti, materiale solido che viene sparato fuori e che, alternandosi con le colate, forma gli strati dell'edificio. Eruzioni di questo tipo possono essere molto violente (come quella delVesuvioche seppellìPompei), poiché il magma tende ad ostruire il camino vulcanico creando un “tappo”; solo quando le pressioni interne sono sufficienti a superare l'ostruzione l'eruzione riprende (eruzione di tipo vulcaniano), ma nei casi estremi ci può essere un'esplosione che può arrivare a distruggere l'intero vulcano (eruzione di tipo peleèano). Il vulcanismo di questo tipo è presente lungo il margine continentale delle fosse o dei sistemi arco-fossa, dove il magma proviene dalla crosta, dove le rocce sono di composizione più eterogenea.

In base al tipo di attività eruttiva[modifica]
Tipo hawaiano[modifica]

Le eruzioni non sono riconducibili alla tettonica, cioè non sono dovute a movimenti della placca quanto piuttosto a dei fenomeni che vedono il magma risalire dai pennacchi caldi fino ai punti caldi (hot spot); la sommità del vulcano è occupata da una grande depressione chiamata caldera, limitata da ripide pareti a causa del collasso del fondo. Altri collassi avvengono all'interno della caldera, creando una struttura apozzo. La lava è molto basica e perciò molto fluida, essa produce edifici vulcanici dalla tipica forma a "scudo, con debolissime pendenze dei rilievi.

Tipo islandese[modifi
Vulcano islandese fissurale.

Sono chiamati anche vulcani fissurali poiché le eruzioni avvengono attraverso lunghe fenditure e non da un cratere circolare. Le colate, alimentate da magmi basici ed ultrabasici, tendono a formare degli altopianibasaltici(platéaux basaltici). Al termine di un'eruzione fissurale (o lineare), la fessura eruttiva può sparire perché ricoperta dalla lava fuoriuscita e solidificata, fino a che non riappare alla successiva eruzione. Gli esempi più caratteristici si trovano inIslanda, da cui la particolare denominazione del tipo; un ottimo esempio di eruzione di vulcano islandese è quella delLakidel1783, una delle più famose eruzioni vulcaniche della storiaeuropea.

Tipo stromboliano
Etna, Cratere di Sud-Est, eruzione del 2006

Magmi basaltici molto viscosi danno luogo ad un'attività duratura caratterizzata dalla emissione a intervalli regolari di fontane di lava e brandelli di lava che raggiungono centinaia di metri di altezza e dal lancio di lapilli e bombe vulcaniche. La ricaduta di questi prodotti crea coni di scorie dai fianchi abbastanza ripidi.Stromboli, l'isola-vulcano dal quale prende il nome questo tipo di attività effusiva, è in attività da due millenni, tanto da essere noto, sin dai tempi delle prime civiltà, come il "faro del Mediterraneo".

Tipo vulcaniano

Dal nome dell'isola di Vulcano nell'arcipelago delle Eolie. Sono eruzioni esplosive nel corso delle quali vengono emesse bombe di lava e nuvole di gas cariche di ceneri. Le esplosioni possono produrre fratture, la rottura del cratere e l'apertura di bocche laterali.

Tipo vesuviano

Dal nome del vulcanoVesuvio, è simile al tipo vulcaniano ma con la differenza che l'esplosione iniziale è tremendamente violenta tanto da svuotare gran parte della camera magmatica: il magma allora risale dalle zone profonde ad alte velocità fino ad uscire dal cratere e dissolversi in minuscole goccioline. Quando questo tipo di eruzione raggiunge il suo aspetto più violento viene chiamata eruzione ditipo pliniano(in onore di Plinio il Vecchio che per primo ne descrisse lo svolgimento, nel 79 d.C.)

Tipo peleano

Le eruzioni sono prodotte da magma moltoviscoso. Si formano frequentemente nubi ardenti, formate da gas e lava polverizzata. Sono eruzioni molto pericolose che si concludono generalmente con il collasso dell'edificio vulcanico o con la fuoriuscita di un tappo di lava detto spina oduomo. In alcuni casi si verificano entrambi i fenomeni. Queste eruzioni prendono il nome dal vulcano Pelée dellaMartinica; gli apparati vulcanici che manifestano questo comportamento eruttivo sono caratterizzati dalla forma a cono.

CALDERE E VULCANI ATTIVI

Eruzione delloStromboli(1980)

I vulcani attivi possono essere sventrati da esplosioni e sprofondare nella camera magmatica sottostante a causa del crollo della volta. La depressione conseguente al collasso dell'edificio vulcanico è chiamata caldera (termine spagnolo che vuol dire "pentolone"). Un esempio di caldera sono i Campi Flegrei, in Campania. Se l'azione riprende con la ricostruzione dell'edificio vulcanico all'interno della caldera, l'intera struttura è detta vulcano a recinto. La caldera più grande non si trova sulla Terra, ma suMarte. Essa appartiene alMonte Olimpo. Si hanno vulcani attivi (infase solfatarica, permanente moderata o in eruzione), vulcani quiescenti e vulcani spenti.

Sulla Terra esistono circa 700 vulcani attivi subaerei, di cui il 60% concentrato attorno alPacificoa formare la cosiddetta "cintura di fuoco".

I vulcani considerati attivi in Italia sono dieci: ilVulcano Laziale, corrispondente all'area deiColli Albaninel Lazio; ilVesuvio, iCampi Flegrei,IschiaeProcidain Campania; l'Etna, loStromboli,Lipari,VulcanoePantelleriain Sicilia.[1]

I vulcani esplosivi sono situati in zone orogenetiche, quelli effusivi ai margini di zolle contigue in allontanamento.

LAGHI VULCANICI

Si originano quando forme vulcaniche negative come crateri di vulcani sia spenti che quiescenti o caldere generate in vario modo dall'attività vulcanica vengono parzialmente o completamente riempite dalle acque meteoriche o sorgive. Per esempio, ilCrater Lake(Oregon) è un lago ospitato in una caldera formatasi quando la cima del Monte Mazama collassò circa 6600 anni fa. Ne troviamo alcuni anche in Italia, soprattutto nel Lazio e Campania (Laghi di Bolsena, Vico, Albano, Nemi, Averno). La presenza di un lago all'interno del cratere di un vulcano non estinto ne aumenta notevolmente il rischio vulcanico associato, inteso come potenziale distruttivo del vulcano. La ripresa della attività vulcanica può innescare infatti sia colate di fango calde (lahars caldi), che scendono ad alta velocità lungo i fianchi del vulcano con effetti catastrofici, che iniziali fenomenologie esplosive di tipo idromagmatico,anche molto intense, per interazione violenta acqua - magma e conseguente brusca frammentazione del magma anche quando questo è povero di componenti volatili primari.

STUDIO DEI VULCANI

Per la loro grandiosità di manifestazione, erano oggetto di studio fin dall'antichità.Platoneammetteva l'esistenza di un fiume sotterraneo di fuoco, il Piroflegetonte, che nel vulcano trovava uno sfogo.Senecaindicava quale causa di eruzioni e terremoti, la penetrazione dell'acqua nel sottosuolo, quando l'acqua raggiungeva la materia incandescente, liberava vapore a forte tensione. Nel 79 d.C.,Plinio il Vecchiodescrive l'eruzione delVesuvioche seppellìPompei,Ercolanoe Stabia. Ma la vera scienza che studia i vulcani, lavulcanologia, nasce solo nelXVII secolo, quando i naturalisti si interessarono alle eruzioni del Vesuvio (1631) e dell'Etna (1669).

La scienza ottiene progressi decisivi con gli studi di Spallanzani e quindi nelXIX secolo, con l'aiuto dellapetrografia. L'origine dei vulcani viene spiegata con varie teorie, di cui due importanti e opposte fra loro:

  • la teoria dei crateri di sollevamento diDe Buch
  • la teoria dell'accumulazione esterna diScropee Spallanzani.

Nella teoria di De Buch, i vulcani sarebbero originati dal magma che solleverebbe gli strati esterni della terra formando dei coni, che poi si romperebbero in alto formando i crateri. Nella seconda teoria, i vulcani sarebbero dovuti ad accumulo di materiale solido emessi o proiettati dal condotto vulcanico.

Il calore che viene prodotto all'interno esercita una pressione uniforme su tutta la crosta, e dove è più sottile cederebbe, facendo fuoriuscire il magma, causando la nascita dei vulcani.

ATTIVITÀ DEI VULCANI

Il magma risale attraverso il mantello e/o la crosta perché meno denso delle rocce circostanti (risalita per galleggiamento). Durante la risalita, per effetto della diminuzione della pressione, i gas che sono sciolti nel fuso essolvono determinando una ulteriore diminuzione della densità. Nella crosta terrestre il magma può accumularsi, raffreddare e solidificare, oppure risalire fino alla superficie della terra dando luogo ad una eruzione. Le eruzioni possono essere di diverso tipo: possono dar luogo a fenomeni esplosivi, dove ceneri e lapilli vengono proiettati fino a decine di km al di sopra del cratere e si depositano fino a centinaia di chilometri di distanza dal centro eruttivo, o effusivi, se il magma fuoriesce formando una colata lavica che si propaga per distanze minori (decine di metri fino ad alcuni km dal centro eruttivo).

Una delle caratteristiche che influenzano la tipologia di eruzione è la viscosità del magma, che dipende dal contenuto di silicio, che legandosi con l'ossigeno forma molecole che tendono continuamente a legarsi tra loro e a formare catene indistruttibili. Se il magma ha più del 60% di silice [SiO2] è considerato viscoso e darà luogo con maggiore probabilità ad una eruzione esplosiva, se invece il magma ha meno del 50% di silice verrà probabilmente eruttato con dinamica effusiva ed emesso sotto forma di colate laviche.

IL VULCANISMO SECONDARIO[MODIFICA]

Il vulcanismo secondario rappresenta una serie di fenomeni che sono la manifestazione secondaria dell'attività di un vulcano. Questi fenomeni prendono origine a causa della presenza di magma in prossimità del suolo che, raffreddandosi, determina la liberazione di gas o il riscaldamento delle acque del sottosuolo, con conseguente emissione di gas e vapor d'acqua. Esempi sono lefumarole, igeyser, le sorgenti termali, i soffioni, le mofete, le solfatare, ecc. Un altro fenomeno di vulcanismo secondario è il bradisismo, che consiste nel lentissimo movimento verticale del terreno.

IL MAGMA

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Il magma è una miscela costituita da roccia fusa, in quantità variabile, ossidi disilicio,alluminio,ferro, calcio,magnesio,potassio,sodioetitanio; minerali, e da gas disciolti, soprattutto acqua, ma ancheanidride carbonica,acido fluoridrico,acido cloridrico,idrogeno solforato, che sono molto pericolosi. La sua temperatura è molto elevata, compresa tra i 800 e i 1200 °C. Quando il magma ha perso la maggior parte del suo contenuto originario in gas, non può più eruttare in modo esplosivo, viene detto lava.-

GLI ASPETTI POSITIVI DEI VULCANI

I vulcani sono stati partecipi di violente eruzioni, che hanno contribuito alla distruzione di numerose civiltà. I vulcani presentano, comunque, un aspetto meno critico; in effetti, sono essenziali nella creazione, in un pianeta, della vita.

Molti scienziati, appunto, tendono ad identificarli come i creatori degli oceani e dell'atmosfera terrestre, tramite l'emissione e successiva condensazione di gas e vapori, emessi nel corso dei millenni. Anche gli strati di cenere che coprono i terreni intorno ai vulcani hanno un'azione benefica. Le particelle che li compongono, frantumandosi, liberano alcuni fertilizzanti, come il potassio o il fosforo, essenziali per l'agricoltura.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 24\ 06\ 2010 STORIA DELL´UCCELLINO "ZIO CIP, CIP. RACCONTO INVENTATO DA MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Storia dell'uccellino "Zio Cip, Cip.
Storia dell'uccellino "Zio Cip, Cip.

Un giorno un uccellino,che stava comodo nel suo nido,cadde dall'albero e si ruppè un ala.Era inverno e l'uccellino non potendo volare rimase nella neve soffrendo molto per il freddo. 
L'uccellino per non morire dal freddo incominciò a cinguettare chiedendo aiuto e per sua fortuna lo sentì una mucca che pascolava lì vicino. 
La mucca si avvicinò con aria perplessa e vide che l'uccellino era quasi morto così per riscaldarlo,alzò la coda e...ploffete...lo coprì di merda. 
In questo modo l'uccellino potè scaldarsi e contento continuò a cinguettare facendo abbastanza chiasso. 
Purtroppo per lui il suo frastuono arrivò alle orekkie di un lupo affamato che subito si avvicinò incuriosito.Notando l'uccellino nella cacca,lo raccolse, lo pulì ben bene e se lo mangiò in un boccone.

Un mio racconto                                                                                Michele Pappacoda


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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 18/04/2010 LA PREZIOSA BAMBAGINA GIOIELLO DI AMALFI

15 Maggio 2013, 10:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Amalfi Cartiera Amatruda
Amalfi Cartiera Amatruda

Nel Medioevo, i mercanti amalfitani che navigavano verso i porti del Mediterraneo appresero dagli arabi il metodo di lavorazione della carta più a buon mercato della pergamena. Regnanti e papi, notai e storici l'usarono per i loro documenti. Il segreto della produzione tramandato oralmente. L'impresa di don Luigi Amatruda che riprese l'antico lavoro artigiano dopo gli anni della crisi. La cartiera nella Valle dei Mulini e la sfida vinta con Fabriano. La carta a mano di Amalfi usata per grandi opere editoriali di qualità.

Rincorrere sogni di vacanze colme di sole e mare, lungo itinerari della memoria e luoghi da sogni come la Positano di Steimbeck, Leonide Massine, Franco Zeffirelli e la Ravello di Ferdinand Gregorovius, Richard Wagner, Gore Vidal. Dire Amalfi, per i più colti, è riandare ai fasti dell'antica Repubblica Marinara che seppe intrattenere rapporti commerciali e diplomatici con i paesi arabi, in momenti di grandi tensioni tra la cristianità e il mondo islamico, dando al popolo dei nauti "regole" precise rubricate come "Tabula de Amalpha". Ma Amalfi non è solo questo né è solo produzione di quel limone leggero e succoso denominato "sfusato", che signoreggia su per i tanti maceri sovrapposti gli uni agli altri in armoniosa ascesa verso le cime dei Monti Lattari. Amalfi è anche lavorazione dell'antica carta a mano, chiamata "bambagina" perché vellutata al tatto, fatta di pura cellulosa, morbida come la pelle di un bambino. La sua origine affonda nel Medio Evo, all'epoca in cui i mercanti della Repubblica solcavano i mari con i loro "legni" e frequentavano i porti arabi del Mediterraneo. E dagli arabi appresero il metodo di lavorazione della carta, intuendo subito quanto valore ci fosse in questo prodotto così diverso e così più a buon mercato della pergamena, allora in uso. Fu così che da Amalfi i fogli della pregiata "bambagina" partivano per le più svariate destinazioni, tanto che ancora oggi in numerosi archivi europei è possibile trovare preziosi manoscritti redatti su carta a mano di Amalfi. Un prodotto di cui si sono serviti regnanti e papi, notai e storici per stilare i loro atti più importanti. Il suo abuso nel 1220 indusse Federico II a inserire nelle decretali un divieto assoluto alle Curie di Napoli, Sorrento e Amalfi ad usare la carta bambagina per gli atti pubblici.
Una serie di fattori avversi privò Amalfi di questa tradizionale produzione, tanto che nell'ultimo dopoguerra nella città costiera non era rimasto un solo artigiano a produrre questa preziosità. Molti cartai amalfitani, infatti, erano emigrati altrove, lì dove riuscivano meglio a sviluppare il loro antico mestiere. Un'arte, anzi, di cui non erano mai state documentate le tecniche e i segreti, tutto affidato ad una tradizione orale, gelosamente custodita e tramandata solo da padre in figlio. Cosa che provocò non poche difficoltà e soprattutto enormi sacrifici a don Luigi Amatruda, amalfitano doc, quando decise di riprendere l'antica lavorazione. Furono ben trent'anni di ricerche, di esperimenti prima di giungere al soffice, paglierino e delicato foglio di carta.
Il problema, infatti, era innanzitutto far sì che la poltiglia di cellulosa potesse aggregarsi e restare compatta, poi bisognava avere i macchinari capaci di produrre un foglio per volta. Alla fine don Luigi Amatruda riuscì nel suo intento.
La produzione di questa particolare carta non è un fatto meramente economico. "E' principalmente una questione di cultura" dice Antonella Amatruda, figlia di don Luigi e continuatrice di una attività svolta soprattutto per vocazione. Negli antichi locali della cartiera, posta sul finire settentrionale della Valle dei Mulini, il lavoro si svolge sul filo della tradizione, da quando la cellulosa viene sciolta nelle grandi vasche sino alla pesca del telaio nel grande tino e alla revisione dei fogli, uno per uno, fatto da mani gentili, perché non abbiano a sciuparsi, né presentino imperfezioni di sorta.
Intorno agli anni Ottanta del secolo appena trascorso, vi fu una vivace polemica tra Amalfi e la notissima Fabriano su chi avesse il primato della carta a mano. La "battaglia" si risolse a favore di Amalfi e Fabriano si inchinò di fronte alle evidenze storiche. Parlando di primato, resta alla famiglia Amatruda quello di aver ripristinato l'antica lavorazione e produzione che oggi raggiunge, nella maggior parte, il mercato editoriale, lasciando al minuto le piccole chicche dei fogli per lettere o dei bigliettini da visita, riservati esclusivamente ad una rara clientela amante di ricercatezze. Oggi la carta a mano di Amalfi rappresenta un prodotto di nicchia per il settore artigianale, anche se la sua produzione viene sempre più richiesta per opere editoriali impegnative e mirate, volutamente numerate e riservate a pochi cultori di raffinati prodotti a stampa. "Una mattina - racconta la signora Rosa, moglie di don Luigi - giunse in cartiera un signore che disse di essere della casa editrice "Edizioni dell'Elefante" e chiese notizie sulla nostra carta, la nostra produzione e ritirò alcuni campioni". Qualche mese dopo alla Cartiera, dalle edizioni dell'Elefante giunse un ordinativo di 60 mila fogli di carta a mano di Amalfi del formato 50 per 70. Quei fogli servirono per la stampa dell'Eneide di Virgilio, tradotta da F.M. Pontani con un saggio di T.S. Eliot e dodici illustrazioni originali di Renato Guttuso. Un'opera di sicuro prestigio per la quale si voleva adoperare la bambagina amalfitana.
Per un'officina artigiana produrre tutta quella carta fu un'impresa. "Per tre mesi si lavorò solo per questo - ricorda ancora la signora Rosa - e alla fine dovemmo cari care un camion per spedire tutta la carta". Era il 1969 quando nelle officine Bodoni di Verona venne licenziato il volume "Drunk Man Looks at the thistle" edito da G. Mardersteig. Erano 144 pagine di carta a mano avorio amalfitana prodotta dalle cartiere di don Luigi Amatruda, stampate in lingua gaelica. Quel volume era l'arrivo e la partenza, la sintesi del lavoro e dei sacrifici, delle delusioni e delle speranze. Era il primo volume stampato su quella carta amalfitana per la quale don Luigi aveva speso trent'anni di ricerche.
Mardersteig era un editore dai gusti difficili e le sue erano sempre produzioni ricercate. Basti pensare che nel 1964 aveva edito un volumetto di poche pagine, stampato in 51 esemplari con torchio di legni di Gunter Boehmer.
La casa editrice Marotta di Napoli adoperò questa carta a mano per stampare mille esemplari del canzoniere del Petrarca con le note critiche di Leopardi.
Ad aprire le immaginarie antine della biblioteca Amatruda c'è di che restare sbalorditi nello scoprire quante preziosità editoriali vi sono conservate. Illustrarle tutte è praticamente impossibile, ma alcune vanno citate.
E' della seconda metà degli anni '70 l'interessamento delle officine Tallone di Alpignano che usano la carta di Amalfi prima per "Priére sur l'Acropole" di Renan e, subito dopo, per l'opera più importante delle edizioni, "Il Corano" composto a mano con caratteri Caslon Elzévir per il testo e carattere Tallone per le note bibliografiche. Il volume fu tirato in 565 esemplari di cui 5 su carta Japan Hodamura Teinté e numerati in cifre romane, 160 su carta al tino di Amalfi e 400 su carta ventura di Cernobbio. Seguirono poi altre opere tra cui "Poesie Classiche", dieci fogli sciolti raccolti in cofanetto con poesie di Foscolo, Leopardi, Angiolieri. Le edizioni Grimaldi e Cicerale pubblicarono "La villa di Chiaia e il Palazzo Cellammare" di Benedetto Croce e "La Capri magica" di Ada Negri, con dieci disegni di Letizia Cerio.
Una delle opere più belle in carta di Amalfi è certamente la stampa anastatica del volume del 1789 di Ferdinando IV, re delle due Sicilie, su "Origine della popolazione di San Leucio". Il volume, che riporta la storia dell'antico centro casertano di produzione serica, è rilegato in seta blu imperiale di San Leucio. Ma l'opera più importante sinora realizzata in carta a mano di Amalfi resta la già citata "Eneide" di Virgilio, delle Edizioni dell'Elefante.
Anche Pietro Annigoni fu rapito da questa carta, tanto da chiedere alle cartiere di tirare un certo numero di fogli, con la sua firma in filigrana, sui quali realizzò "Le leggende ovidiane" delle edizioni Eldec, in 850 copie firmate e numerate. Il 3 gennaio 1987 giunse in cartiera Giorgio Forattini che, dopo aver comprato alcuni fogli di carta a mano, sul libro degli ospiti tracciò una vignetta riproducente il senatore a vita Giulio Andreotti con paramenti episcopali e la scritta: "Questa carta mi illumina, ma io resto sempre l'Eminenza grigia".

Michele Pappacoda                                                                         mjcheva@live.it




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 14\ 06\ 2010 STORIA DI SANT´ELIA FIUME RAPIDO IN PROVINCIA DI FROSINONE A CURA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:45am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Stenna di Sant'Elia Fiume Rapido Frosinone
Stenna di Sant'Elia Fiume Rapido Frosinone

 l nome di S. Elia è menzionato per la prima volta nel “Chronicon Casinense” all’epoca delle devastazioni saracene (859 e 866). In epoca romana era compreso nel territorio di Casinum, come documentano le superstiti iscrizioni. La storia del paese si lega strettamente a quella del vicino Monastero benedettino di Montecassino. Infatti fu fondata, su una collinetta alla sinistra del corso del fiume Rapido, dall’abate Mansone di Montecassino attorno all'anno 995 e prese il nome da una piccola chiesa dedicata al Santo Profeta, esistente all'epoca di poco più a valle del nuovo paese, proprio nei pressi del fiume, dove ancora oggi è possibile ammirare la parte superiore di un ponte romano detto di Sant'Elia Vecchio. La chiesetta, fondata nell'VIII secolo, ebbe a subire, assieme al villaggio che gli era attorno, devastazioni e distruzioni durante le scorrerie saracene dell'859 e dell'866. Ricostruita sul finire del X secolo, fu defenitivamente distrutta durante la guerra fra aragonesi e francesi, nel corso del XV secolo, per il possesso del Regno di Napoli. Sul suo territorio sono stati rinvenuti reperti archeologici di epoca pre-romana e romana: mura poligonali del IV o III secolo a.C., resti di due ponti romani, lunghi e ben conservati tratti di un acquedotto romano di epoca claudia (I secolo d.C.), resti di colonne e frontoni di ville ed edifici sacri romani, epigrafi latine. Ben conservato è il centro storico di Sant'Elia, attraversato in tutta la sua lunghezza da via Angelo Santilli da cui si diramano, verso l'alto, dedali di vicoli e porticati che aggirano alle spalle la duecentesca Chiesa Madre di Santa Maria la Nova. Sono ancora ben visibili lunghi tratti delle mura di recinzione e di difesa dell'antico centro abitato con alcune torri ancora in buono stato o ben riconoscibili. Le porte di accesso al vecchio "castellum" furono smantellate fra la fine del XIX secolo e l' inizio del XX. Di quella che era rivolta verso sud, restano le vestigia ricomposte su un prato della Villa Comunale; di quella rivolta verso nord in fondo a via Angelo Santilli, resta uno stipite con capitello incassato in un muro di una casa; la terza, detta la Portella, è ancora intatta, rivolta verso ovest e giù in basso di fronte alla chiesa di Santa Maria la Nova. Magnifiche anche le chiese e le cappelle romaniche, rinascimentali e barocche con affreschi e dipinti d'epoca: la già nominata chiesa di Santa Maria la Nova (XIII sec.), in pieno centro storico, con arricchimenti rinascimentali e barocchi: ammirevoli il seicentesco organo ligneo a canne, opera di Giuseppe Catarinozzi di Affile ed il coevo coro ligneo intarsiato dai maestri intagliatori della famiglia Mosca di Pescocostanzo; la romanica chiesetta di Santa Maria Maggiore, un po' discosta dal paese, con affreschi del XIII secolo, pavimento musivo cosmatesco e altare con dipinto bizantineggiante; la settecentesca chiesa di Santa Maria dell'Ulivo, in contrada Olivella e in perfetto stile barocco, racchiudente una settecentesca tela dipinta dall' artista napoletano Lorenzo de Caro, raffigurante la visitazione della Madonna a Santa Elisabetta; l'ormai sconsacrata chiesa romanica di Ognissanti (XI sec.) con affreschi del XIII e XIV secolo; i resti della distrutta chiesa di San Cataldo (X sec.), costruita all'epoca dai monaci basiliani di rito bizantino, residenti nel monastero di Valleluce, con all'interno gli altari laterali e l'abside; infine le cappelle dipinte di Santa Maria degli Angeli (XV sec.) e Santa Maria di Palombara (XIII sec). Nel1862, per Regio Decreto Sabaudo, al nome Sant'Elia fu aggiunto quello di Fiume Rapido. L' 8 dicembre del 1943, Sant'Elia Fiumerapido fu fatta oggetto di un furioso bombardamento aereo. Il paese fu distrutto per il 91% e fra le vittime civili ci furono 180 morti e 97 feriti.

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'argento al merito civile

«Centro strategicamente importante, situato sulla linea Gustav, durante l'ultima guerra mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo violenti rastrellamenti da parte delle truppe tedesche e devastanti bombardamenti alleati, che provocarono la morte di numerosissimi cittadini, tra cui molti giovani e bambini, e la totale distruzione dell'abitato. I sopravvissuti, sebbene provati dagli stenti e dalla sofferenza, seppero reagire ed intraprendere la difficile opera di ricostruzione.»
— S. Elia Fiumerapido (FR), 1943-1944.
Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 14/04/2010 LA STORIA DI ATRANI A CURA DI MICHELE PAPPACODA VIDEO E FOTO

15 Maggio 2013, 10:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Atrani

1) Storia di Atrani

La storia di Atrani corre parallelamente alla storia della vicina Amalfi e molte ricche famiglie vi sceglievano la propria residenza. I duchi della Repubblica Amalfitana prendevano carica presso la chiesa di San Salvatore de Birecto, questa chiesa nacque nel decimo secolo e conserva una bellissima ed antica porta di bronzo donata dal ricco mercante Pantaleone Viarecta, la porta di bronzo fu fusa a Costantinopoli nel 1087.
Atrani fu saccheggiata nel 1135 e nel 1137 dai pisani, successivamente il re Manfredi vi trasferì una colonia di saraceni, i quali furono scacciati dal successivo re Carlo D'Angio'. In ringraziamento per l'allontanamento della comunità mussulmana, gli atranesi consacrarono la chiesa dell'antico castello a Santa Maria Maddalena, loro protettrice. La Chiesa fu ristrutturata ed ampliata nel 1753, poi nuovamente restaurata con alcune modifiche nel 1852, dalla cui data conserva la forma attuale. Il famoso filosofo tedesco Walter Benjamin, in visita in Costiera Amalfitana nel 1924, ne fu particolarmente colpito e cosi la descrisse:"La curva scalinata barocca in leggera salita verso la chiesa. La cancellata dietro la chiesa. Le litanie delle vecchie all'avemaria: propedeutica alla prima classe del 
trapasso. Se ci si gira la chiesa confina, come Dio stesso, col mare. (...)  Vicoli come canali di ventilazione. Nella piazza del mercato una fontana. Verso sera, donne ai suoi bordi. Poi solitaria. Un gorgogliare arcaico." Tra la piazzetta e lo stradone, in una delle abitazioni sottostanti la strada rotabile, nacque e visse il celebre "Masaniello", Tommaso Aniello de Fusco che guidò l'insurrezione contro gli spagnoli nel 1647 e fu nominato "capitano del popolo napoletano". Masaniello era figlio di "Ciccio di Minori" e di Antonia Gargano di Atrani. Poco distante alla piccola chiesa di Santa Maria del Bando, immersa in una ricca vegetazione sul versante orientale del monte Aureo, e collocata una suggestiva Grotta detta di Masaniello, perchè in essa si sarebbe rifugiato il famoso rivoluzionario. 
Atrani è il comune d'Italia più piccolo per estensione, attualmente è l'unico paese della Costiera Amalfitana a conservare tutta la sua caratteristica di antico paesaggio e borgo di pescatori, isolata dal traffico e ben lontana da sfregi edilizi e dal turismo di massa. Caratteristici i suoi ristorantini dove si possono degustare degli ottimi piatti a base di prodotti di mare freschi pescati la mattina stessa sul posto. Infine, la sua piazzetta dall'antica fontana è recentemente preferita a quella di Capri da alcuni celebri intellettuali in vacanza ad Amalfi, per la sua autenticità immutata nel tempo. 

2) Storia di Atrani

L’origine del toponimo è incerta: la maggior parte degli studiosi propende per l’aggettivo latino ater, ossia oscuro, tetro, perché corrisponderebbe alla visione del borgo simile ad un antro racchiuso tra ripide pareti rocciose a picco sul mare. Altri fanno derivare il nome dall’insediamento da cui provenivano i primi coloni greci, Atria. La vallata del Dragone alla cui estremità sorge Atrani fu frequentata già nel VII secolo a. C. dagli Etruschi cui, più tardi, si mescolarono elementi greci. Il vero e proprio insediamento cittadino avvenne, però, soltanto verso la fine del IV secolo d. C., durante la decadenza dell’impero romano, ad opera di fuggiaschi romani.

Ha condiviso per secoli le sorti della vicina Repubblica marinara di Amalfi, entrando nella Confederazione Costiera col rango di città gemella; luogo dove si eleggevano i dogi della Repubblica:nella Chiesa di San Salvatore in Birecto avveniva, infatti, la solenne cerimonia di vestizione dei dogi e si imponeva loro il birecto, il berretto ducale su cui erano i simboli e le insegne dell’autorità ed in quella stessa chiesa si dava loro sepoltura. Verso la metà dell’anno 1000, Roberto il Guiscardo invase l’Italia Meridionale, ma alcuni paesi costieri, tra cui Atrani, parteggiarono per il pontefice che aveva organizzato una lega antinormanna. Saccheggiata dai Pisani nel 1135 e 1137, venne parzialmente distrutta. Nel 1222 San Francesco d’Assisi di passaggio in Costiera, sostò ad Atrani facendovi numerosi proseliti. Nella seconda metà del Duecento Manfredi piegò il fervore antisvevo degli atranesi inviandogli contro un presidio di 1000 mercenari alessandrini che s’insediarono nel paese cacciando gli abitanti; la tradizione racconta che solo l’intercessione di Santa Maria Maddalena riuscì ad allontanare i predoni. Di quella triste occupazione rimangono ancor oggi tracce nel dialetto atranese.

Nel novembre del 1467 Atrani ed Amalfi furono unite, ma il 16 maggio 1578 si divisero per i frequenti soprusi dei gabellieri amalfitani sui generi commestibili. La terribile epidemia di peste del 1643provò gravemente il paese: la chiesa di San Michele fu adibita a luogo di sepoltura e la località ancora oggi è chiamata Lazzaretto. La tradizione inoltre racconta che nel 1647, braccato dai soldati del viceré di Napoli, Masaniello, nato a Napoli nel 1620, da Francesco d’Amalfi minorese e Antonia Gargano atranese, si sia rifugiato ad Atrani, in una cavità poco distante dalla casa dei nonni materni.


Michele Pappacoda

 




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 26/03/2010 GLI AUGURI E LA LETTERA DI MARIA PAPPACODA IN RICORDO DEL COMPLEANNO DI PAPÀ IL 26 MARZO VIDEO

15 Maggio 2013, 10:43am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Auguri Papà sei un grande

Caro papà tu che mi guardi dall'alto ,tu che mi mandi il calore perdonami per tutto ciò che facciamo nel mondo e portami pulita davanti al Signore. Ricordo quando eri qua con noi tutti, le volte che ti sei arrabbiato e non ho seguito i tuoi insegnamenti, ma adesso che non ci sei più mi manchi tanto e non sai quanto.Tu avevi ragione in tante cose ,purtroppo non si può tornare indietro e non si può uscire dai problemi che mi sono creata con le mie mani. Franco non è la persona che tu volevi, e non faccio la vita che tu avresti voluto, ma ti chiedo una sola cosa ,papà che tu da lassù tutto puoi non permettermi di distruggere ancora la mia vita o quel che ne rimane poichè se avevi tu per figlio Emanuel eri l'uomo più felice del mondo. Ti ho dato dei nipoti uno Emanuel che hai tanto amato e che hai cresciuto con le tue regole e che io per dar retta a quel pazzo di mio marito ti ho sempre umiliato e aggredito, l'altro GiacomoLucio che non hai visto quando eri vivo ma lo stai vedendo da lassù e capisci tutti i sopprusi che sto affrontando per colpa mia. Tu eri una persona giusta, onesta e gran lavoratore io non lo sono e non mi sento mi sto allontanando sempre più dalla realtà. In ricordo di te e del tuo compleanno oggi ti voglio dedicare questo video sotto pubblicato. AUGURI Papà ti voglio tantissimo bene tua figlia Maria vivi e vivrai per sempre nel mio cuore:

di MARIA PAPPACODA




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