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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/10/2010 TERZIGNO: UN GRANDE FRATELLO SULL´IMMONDIZIA

15 Maggio 2013, 11:15am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Emergenza rifiuti? Un Grande Fratello sull'immondizia
Emergenza rifiuti? Un Grande Fratello sull'immondizia

 Berlusconi ha risolto, affidandola alla Protezione civile di Bertolaso, l’emergenza del 2008, ma poi ha lasciato tutto nelle mani delle Province e dei Comuni, senza più preoccuparsene. La Provincia di Napoli dice che non ha avuto il tempo di organizzarsi e che non ha ricevuto i finanziamenti per «convincere» i Comuni ad accettare nei propri territori discariche e altri insediamenti scomodi. Il Comune di Napoli doveva organizzare la differenziata ma si assolve lamentando la sospensione dei fondi regionali. Ognuno ha un suo alibi, ma tutti hanno le loro responsabilità. Nel frattempo a Terzigno esplode l’Intifada, a Napoli la sindaca alza bandiera bianca e il mondo intero ci guarda sconsolato. Noi napoletani, che paghiamo la Tarsu più alta d’Italia, che avviliamo il Paese con le nostre continue emergenze e che subiamo il danno più alto, quello di un’immagine definitivamente compromessa della nostra città, semplicemente non ne possiamo più. Questo continuo scaricabarile deve finire. Come uscirne? Entrando in una stanza. La proposta è questa. Si mettano tutti intorno a un tavolo: Bertolaso, la ministra Prestigiacomo, la sindaca Iervolino, il presidente Cesaro, i suoi colleghi delle altre quattro Province campane, il governatore Caldoro e il sindaco De Luca che dovrà occuparsi del secondo inceneritore di Salerno; si mettano intorno a un tavolo e a porte chiuse, ma a microfoni e telecamere accese, discutano, litighino, si confrontino con le buone e con le cattive, e in caso di bisogno convochino anche i sindaci di tutte le comunità interessate. Facciano questo e escano da quell’incontro solo con una decisione condivisa. A questo punto, il pallino dovrà per forza di cose tornare a Berlusconi: provvederà lui a ufficializzare il patto e a renderlo esecutivo. Potrebbe essere un bell’esempio di democrazia dialogante e decidente insieme. La tecnica potrebbe essere la stessa del Grande Fratello, ma lo spirito e l’autorevolezza dovrebbero essere quelli dei grandi summit nazionali e internazionali. Lo chiameremo il Gf 11 sull’immondizia.

Michele Pappacoda




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 17/10/2010 IL VANGELO DI OGGI 17 /10/2010 DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 11:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,1-8.
Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: 
«C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 
In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. 
Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 
poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». 
E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 
Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 16/10/2010 IL VANGELO DI OGGI 16/10/2010 DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 11:12am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Gesù
Gesù

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 12,8-12.
Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; 
ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. 
Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato. 
Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; 
perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 15/10/2010 IL VANGELO DI OGGI 15 10 2010 DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 11:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Gesù
Gesù

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 12,1-7.
Nel frattempo, radunatesi migliaia di persone che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia.
Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. 
Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti. 
A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. 
Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui. 
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. 
Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri.

Michele Pappacoda




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 30\ 06\ 2010 COSTIERA AMALFITANA: CETARA LA FESTA DI S. PIETRO APOSTOLO VIDEO

15 Maggio 2013, 11:10am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Cetara La Festa di S. Pietro Apostolo
Cetara La Festa di S. Pietro Apostolo
La Festa di S. Pietro Apostolo

L’evento che coinvolge maggiormente l’animo popolare e religioso del popolo cetarese è, senza dubbio, la processione di S. Pietro Apostolo, Patrono del paese e protettore dei pescatori. In questa occasione tutti i cetaresi residenti all’estero o comunque lontano da Cetara colgono l’occasione per ritornare al paese d’origine e ricongiungersi con le famiglie.
Il Santo viene festeggiato il 29 giugno con una solenne processione per le strade allora affollatissime del centro costiero.
Una delle particolarità della processione è rappresentata dal fatto che la statua del Santo è posta su un trono a forma di barca che viene portata a spalla con un passo particolare che dà alla statua un movimento simile a quello di una barca che dondola sulle onde del mare.
Il momento culminante della processione è la benedizione del mare allorché alla folla radunata sulla spiaggia si aggiungono centinaia di barche provenienti dagli altri paesi della costiera, che per l’occasione ancorano nella baia di Cetara.
Emozionante e significativa è la fine della processione quando la statua viene portata di corsa per le scale che portano alla chiesa principale del paese.
Non sono da perdere, poi, gli spettacoli pirotecnici durante la processione, ma soprattutto all’una di notte, alla fine della festa, e che sono visibili fino a Salerno.

Cetara la festa di San Pietro Apostolo

 “Niente auto, venite via mare” è l'accorato appello di Secondo Squizzato, sindaco di Cetara, ai tanti turisti e cittadini della Costiera amalfitana che raggiungeranno il piccolo borgo in occasione della festa di S. Pietro Apostolo, martedì 29 giugno, tra le feste più attese della Costa che segna anche l'inizio “ufficiale” dell'estate. La conformazione di questo angolo, attraversato dalla Statale Amalfitana 163, rischia così di diventare in questo giorno, soprattutto per i fuochi di mezzanotte, inaccessibile ed eccessivamente confusionario per chi tenta di fermarsi. Ecco così il consiglio di lasciare l'auto a casa e di prendere il traghetto dal porto di Piazza della Concordia di Salerno messo a disposizione dalla Cooperativa Amalfi Trasporti (orari 17,30, 18,30, 19,30 e 20,30 – ritorno ore 1,00 e a seguire). Per chi invece viene dall'altra parte della Costa, il consiglio è l'uso degli autobus Sita, oppure di lasciare l'auto ad Erchie, o a Fuenti, ed utilizzare le navette. Diventa così in questa occasione fondamentale utilizzare il trasporto “sostenibile”, la ricetta del futuro di questa terra se vorrà essere al passo con altre realtà che vietano il totale uso dell'automobile.

“Per assicurare migliori condizioni per la salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico – scrive Secondo Squizzato - sono stati disposti specifici servizi con l’intervento di tutte le forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Provinciale, Polizia Municipale di Cava e Cetara. Verrà attuato un rigoroso servizio di controllo della statale 163. Sul tratto che va da località Fuenti, fino ad Erchie (comune di Maiori), è stato disposto il divieto di sosta, con rimozione carro gru, per evitare il parcheggio incontrollato, principale causa del blocco della circolazione. Con tale dispositivo il Comune di Cetara, con la collaborazione di tutte le forze dell’ordine e dei nuclei di protezione Civile di Cetara, intende contrastare i rischiosi blocchi sulla viabilità della statale amalfitana, più volte riscontrati in passato nella serata del 29 giugno, specie in corrispondenza dello spettacolo di fuochi di artificio, previsto per le ore 00,30. Inoltre, in considerazione dello scarsa capacità dei parcheggi sul territorio comunale, fino ad esaurimento dei posti disponibili, chi proviene da Salerno in auto o moto potrà parcheggiare in località Fuenti, zona ex Amalfitana Hotel e fruire di trasporto gratuito a mezzo di apposita navetta fino a Cetara. Mentre chi proviene da Amalfi, potrà utilizzare i parcheggi privati in località Erchie e fruire della navetta gratuita per raggiungere il paese. Per l’incolumità pubblica saranno attivi gli uomini della Protezione Civile di Cetara, dell’Associazione Millennium di Amalfi, del Nucleo Comunale della Protezione Civile di Maiori, mentre un gommone attrezzato per il trasporto via mare della Croce Rossa Italiana assicurerà eventuali interventi di soccorso”. Una vera task force è stata quindi predisposta per fare in modo che la festa riesca al meglio, senza disagi per chi ci vive e per chi vuole immergersi totalmente in questa festa che rappresenta ancora oggi una fonte di tradizione secolare.

 

 

P R O G R A M M A della FESTIVITA’ DI S. PIETRO APOSTOLO

Cetara, la festa di San Pietro tra le strade del borgo

 

Lunedì 28 giugno:

Ore 10,30 Santa Messa – Commemorazione dei caduti di tutte le guerre.

Ore 11,30 Deposizione Corona in mare (con motovedetta della Capitaneria di Porto di

Salerno)

Ore 18,00 Benedizione della porta di S. Pietro

Ore 19,00 Primi Vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo

Ore 20,00 Processione del “Corpus Domini” per le vie cittadine

Al termine della processione, in Piazza S. Francesco, concerto della Banda Musicale di Noicattaro (BA).

 

Martedì 29 giugno

 

ore 8,00 – 9,00 e 11,00 Sante Messe nella chiesa di S. Pietro

ore 19,00 Santa Messa per i portatori della statua di S. Pietro

ore 20,00 Solenne Processione per le vie cittadine del simulacro di San Pietro Apostolo

Al termine della processione, in Piazza S. Francesco, concerto della Banda Musicale di Noicattaro (BA).

Ore 00,30 Spettacolo di fuochi d’artificio nella baia di Cetara.

Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 08/10/2010 LA STORIA DI UN POSTO AL SOLE A CURA DI MICHELE PAPPACODA VIDEO

15 Maggio 2013, 11:08am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Un Posto al sole
Un Posto al sole

 UN POSTO AL SOLE: LA TRAMA
Un posto al sole è una soap opera italiana ambientata a Napoli e trasmessa tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 20.30 su Raitre. È la versione italiana della fiction australiana Neighbours il cui format, che segue le storie di alcune famiglie che vivono nell'immaginaria "Ramsey Street". Iniziato nel 1996, è stata la prima soap opera prodotta in Italia. 
Partita in sordina il programma ha visto crescere consensi fino ad arrivare agli attuali 3 milioni circa di spettatori in una fascia oraria tra le più difficili del palinsesto italiano tra le 20.30 e le 21.00. 
La storia è incentrata attorno alle vicende degli abitanti di un palazzo, Palazzo Palladini, situato sulla collina partenopea di Posillipo, di fronte al mare e al Vesuvio.
In principio la casa apparteneva al conte Giacomo Palladini, aristocratico napoletano, che tracciava le sorti della nobile famiglia alla quale appartengono il nipote Tancredi con la moglie Federica e i figli Alberto un avvocato e Alessandro. La loro terza figlia Eleonora è invece in Inghilterra. Alla morte del conte l'appartamento più ambito chiamato "La terrazza" (per l'immensa terrazza che domina il golfo di Napoli) viene lasciato alla sua figlia naturale: Anna Boschi, la figlia di Maria Boschi (la governante di Palazzo Palladini).
La giovane si trasferisce a Palazzo insieme con la sua amica del cuore Silvia Graziani, il di lei cugino Guido Del Bue, Michele Saviani aspirante giornalista e Claudia Costa modella.
La contessa Federica stizzita per questo smacco fattole dal conte Giacomo cerca in tutti i modi di rendere difficile la vita ad Anna soprattutto quando la ragazza scatena una faida fratricida tra i due giovani Palladini che si contendono il suo amore.
Nel corso degli episodi le varie vicende si dipanano facendo uscire di scena alcuni protagonisti e introducendone altri. Anna innamorata di Alessandro si sposa con Alberto e quando l'amato da tutti creduto morto in mare riappare la faida tra i fratelli riprede con toni così accesi da costringere Anna a lasciare Napoli dopo aver perso un figlio. Ritornerà qualche anno più tardi riuscendo infine a coronare il suo sogno d'amore con Alessandro. Alberto invece ha un figlio da Sonia Campo che però lo abbandona. Adottato dalla famiglia Poggi verrà infine restituito al legittimo genitore costretto a sposare la Campo che vede così realizzato il suo sogno di elevazione sociale. Legato ad una persona che non ama Alberto cerca di disfarsi della moglie finendo però in carcere mentre Sonia impone a Claudia Costa di troncare la storia d'amore con suo marito abbandonando Napoli. In seguito e dopo varie peripezie Alberto riuscirà a coronare la sua storia con Claudia trasferendosi dalla madre (la contessa Federica) in Argentina mentre Sonia si redimerà da una vita di inganni tra le braccia del saggio dottor Luca De Santis inquilino del palazzo dal passato travagliato. Ottenuta la custodia del figlio, Sonia Luca e il piccolo Gianlunca lasciano la città partenopea per iniziare una nuova vita a Siena.
L'uscita di scena dei fratelli Palladini coincide con l'ascesa del personaggio di Roberto Ferri. Dopo aver ottenuto la maggioranza dei cantiere il finanziere senza scrupoli inizia una storia d'amore con Eleonora dalla quale avrà un figlio, Alessandro detto Sandrino, frutto di una violenza sessuale. La brama di potere dell'uomo è tale che spingerà la Palladini sull'orlo della follia grazie alla complicità di Marina Giordano attirata dal potere e dai soldi del Ferri. L'unico aiuto della Palladini è Filippo Sartori, figlio illegittimo del Ferri che si trova così a contendere al padre la stessa donna. La svolta nella vita di Ferri avviene durante il rapimento del piccolo Sandrino da parte di Tony Santoro, malavitoso locale bramoso di vendetta nei confronti della famiglia Palladini. Il proiettile che colpisce Roberto durante la liberazione del figlio lo fa piombare in un coma dal quale si risveglierà senza memoria del passato avendo la possibilità di diventare un uomo nuovo anche con l'ausilio di Carmen Catalano ex fidanzata del figlio unica a dargli incondizionata fiducia in un momento così difficile. La vendetta di Santoro si consumerà proprio quando Eleonora stava ritrovando l'antica passione per Roberto. Il malavitoso bracca la donna riuscendo a colpirla a morte tra le braccia di Roberto. Con questa uscita di scena il nucleo primitivo della narrazione della soap viene drasticamente cancellato, lasciando il piccolo Sandrino unico Palladini della soap; ma a sorpresa,  ritornerà Alessandro Palladini... e ne vedremo delle belle!

UN POSTO AL SOLE: CURIOSITA'
Quello che viene inquadrato in ogni puntata ed identificato come "Palazzo Palladini" è in realtà il palazzo che fu di Luisa Conte (la "donna" di molte commedie di Eduardo de Filippo). Quando la Conte morì, il palazzo fu donato al comune di Napoli. All'interno sono state girate alcune scene di Totò, Peppino e la... malafemmina.
Il palazzo si trova in via Ferdinando Russo nel quartiere Posillipo (Napoli) all'esterno del perimetro dei giardini di Villa Rosbery, abitazione dell'attuale presidente della Repubblica.
Gli interni di "Palazzo Palladini" in cui la soap opera è ambientata sono invece ricreati negli studi televisivi del Centro di Produzione Rai di Napoli.


Michele Pappacoda




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Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 27/09/2010 FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO VETTICA DI AMALFI FOTO

15 Maggio 2013, 11:06am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

San Michele Arcangelo
San Michele Arcangelo

Amalfi, Costiera amalfitana.  Nella frazione di  Vettica di Amalfi si festeggia il  santo patrono, l'Arcangelo San Michele, qui di sotto in breve il programma della festa.

Dal 26 settembre inizio del triduo in preparazione alla festa: ore 18.30 Rosario -ore 19.00 Santa Messa.

Giorno 28 settembre vigilia di San Michele: ore 18 .30 Rosario - ore 19.00 Santa messa, alla fine i vespri della vigilia.

Giorno 29 settembre festa di San Michele Arcangelo: in mattinata due messe, una alle 8.00 e un'altra alle 10.00 a cui parteciperanno gli alunni delle scuole elementari. Nel pomeriggio, alle ore 16.00, arrivo della Banda Citta di Minori che sfilerà per le stradine del villaggio con marce sinfoniche. Alle ore 18.00 processione per le vie del villaggio con la venerata statua lignea dell'Arcangelo San Michele e della Vergine del Santissimo Rosario, alla fine santa messa. Alla fine la banda musicale Citta di Minori eseguirà della marce sinfoniche sul sagrato della chiesa. Quest'anno la festa sarà celebrata in forma ridotta a causa della sciagura di Atrani e la scomparsa della povera Francesca Mansi e parte della raccolta fondi per la festa sarà devoluta agli alluvionati di Atrani.

Si ringrazia per l'organizzazione della festa il parroco Don Angelo Mansi, il presidente del comitato festa Matteo Bottone e i collaboratori, in particolare Pasquale Cosentino, e tutti gli altri.

In allegato alcuni disegni del nostro collaboratore Michele Pappacoda, uno rappresenta San Michele e l'altro la Madonna del Rosario.

A lui e al direttore Michele Cinque la redazione tutta fa gli auguri di buon onomastico




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Michele Pappacoda

 

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Ultimi 2 commenti inseriti
 29/09/2010 11:12  inserito daMichele

Caro Anonimo tu non puoi capire i problemi che io ho oltre la disabilità tu parli umiltà arroganza e come non si puo essere arroganti quando in una famiglia ciai un cognato che ti maltratta e ti picchia ccosa che si verifica molto spesso tu parli di umiltà ma tu che ne sai che vita devo sopportare vorrei vedere te nei mie panni a me non mi e niente dovuto Anonimo ...Leggi tutto
 29/09/2010 09:36  inserito daAnonimo

caro Michele Pappacoda, forse non è la tua disabilità ad attirare gli squardi "cattivi" delle persone, forse è il tuo modo arrogante di pretendere le cose dagli altri ad attirare l'antipatia degli altri. Essere disabile, con tutto il rispetto e la comprensione, non significa che tutto ti è dovuto e quindi lo puoi pretendere... bisogna anche essere umili ...Leggi tutto
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DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 20/09/2010 STORIA DI PERDIFUMO CILENTO A CURA DI MICHELE PAPPACODA FOTO E VIDEO

15 Maggio 2013, 11:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Perdifumo

Questa località è situata inCampania, fa parte della provincia diSalernoe conta circa 1.900 abitanti.

Il paese basa la sua economia soprattuttosull'agricolturache resta ancora oggi la fonte di reddito principale del paese ed in particolare laproduzionediolio di oliva.

Le sue origini sono antichissime: numerosi sono infatti irepertiarcheologicirinvenuti nella zona, tra i quali una struttura fortificata in blocchi tramite la tecnica isodomica tipica delle popolazioni greche del IV secolo a.C.

Altra testimonianza delle origini antiche di questo paese è il ritrovamento dipiccolo nucleo rurale di età ellenistica.

Il santo patrono di Perdifumo è San Sisto Papa che viene festeggiato il 7 agosto.

Michele Pappacoda




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Michele Pappacoda
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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA LA STORIA DI AGROPOLI DA UNA RICERCA DI MICHELE PAPPACODA FOTO E VIDEO

15 Maggio 2013, 10:57am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Agropoli

Il promontorio di Agropoli fu abitato sin dal neolitico da popolazioni dedite alla caccia ed alla pesca. I greci della vicina Poseidonia (Paestum) utilizzarono la sua baia riparata per i commerci con le popolazioni locali. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente gli abitanti della vicina città di Ercula si spostarono sul promontorio di Agropoli per meglio difendersi dalle scorrerie dei pirati. I bizantini fortificarono il promontorio e gli diedero il nome di Akropolis, ovvero città situata in alto. Nell’882 i bizantini persero la città per mano dei saraceni che la tennero fino al 915 fino a quando furono scacciati e la città passò sotto la giurisdizione del vescovo della vicina Capaccio. Dopo il XV secolo fu proprietà di diversi feudatari. Purtroppo le continue scorrerie dei pirati saraceni del XV-XVI secolo la spogliarono e spopolarono riducendola a poche centinaia di abitanti. Finito il pericolo costituito dai pirati la città potè riprendere il suo naturale sviluppo. Il territorio, su cui oggi sorge la città di Agropoli, ha visto la presenza dell’uomo fin dai tempi più remoti. A partire dal neolitico, infatti, è stato abitato da popolazioni dedite alla caccia e alla pesca. Ma fu con i greci che Agropoli, cominciò ad avere un ruolo storico importante. Dove oggi riscontriamo la foce del fiume Testene, in passato era presenta una baia, che fu utilizzata proprio dai greci per i loro scambi commericili, sia prima che dopo la fondazione della vicina Poseidonia (Paestum per i romani). Il promontorio su cui sorge fu abitato fin dall'età del bronzo e del ferro. Nel VI sec. i Bizantini fortificarono il promontorio dando ad esso il nome di "Akropolis" cioè "città posta in alto". Vuole la leggenda che San Paolo vi sia approdato durante il suo viaggio verso Roma. Alla fine del IX sec. fu conquistata dai saraceni che vi rimasero fino al 1028, allorché furono sconfitti da Guaimario, principe di Salerno, e da Pandolfo di Capua. Ai primi del XV sec. divenne feudo del vescovo di Capaccio, e passò poi ad altre nobili famiglie. Agropoli fu colpita dalle incursioni barbaresche del XVI e XVII sec. che la spopolarono. I Saraceni cosiddetti Agropolitani occupano Akropolis dal 882 al 915 circa. Agropoli è un importante centro costiero situato nel Cilento, alle porte occidentali del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sul mar Tirreno all'estremità meridionale del golfo di Salerno ed a sud della Piana del Sele. L'abitato è sormontato dal centro storico che conserva intatti il centro antico e gran parte del circuito delle mura difensive col portale seicentesco d'ingresso. Vi si accede attraverso la caratteristica salita degli "scaloni", uno dei pochi esempi visibili di salita a gradoni e una porta monumentale molto ben conservata. Il centro storico è di forte richiamo turistico. Il borgo antico è raggiungibile a piedi percorrendo la caratteristica salita degli "scaloni", per secoli l'unica via di accesso al borgo ed oggi uno dei pochi esempi visibili di salita a gradoni, caratterizzati da una serie di gradinate larghe e basse, sopravvissuti alle esigenze del traffico veicolare che altrove ne hanno determinato il livellamento. Per la poca popolazione locale residente sul promotorio storico vi è una strada secondaria retrostante, viabile alle auto e per un tratto (quello finale) a traffico limitato.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 19/09/2010 LA VERA STORIA DI S.GENNARO PROTETTORE DI NAPOLI. FOTO E VIDEO

15 Maggio 2013, 10:55am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

San Gennaro

Pochi sanno che Ianuario era il vero nome di S.Gennaro. Discendeva, infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria sacra al bifronte dio Giano. Qundi Gennaro (trasformazione napoletana di Ianuario) non era il suo nome, bensì il cognome. Fonti non ufficiali affermano che il suo nome fu Procolo. Al di la' di questo, che andava chiarito, Gennaro resta, senza dubbio, una delle figure piu' famose nel panorama partenopeo e si puo' tranquillamente affermare che e' noto in tutto il mondo. La vicenda che vide coinvolto Gennaro, avveniva nella prima meta' del III° secolo, in piena persecuzione cristiana da parte di Diocleziano. A quei tempi, Gennaro, vescovo di Benevento (si, di Benevento e non di Napoli!), insieme a Desiderio e Festo (uno lettore, l'altro diacono) si reco' a Pozzuoli per fare visita ai fedeli. Saputo di questo viaggio, Sessio (diacono dell'odierna Miseno) gli ando' incontro. Quest'ultimo venne, pero', fermato lungo la strada ed arrestato per ordine di Dragonzio, giudice anticristiano. Al rifiuto, Dragonzio sentenzio': divorati dalle belve nell'anfiteatro. Si scateno' la ribellione della comunita' cristiana che ottenne solo la conversione della pena: decapitazione. A sentenza eseguita, alcuni cristiani si incaricarono di seppellire i martiri e di conservare un po' del loro sangue, rito usuale all'epoca dei fatti. Il sangue di Gennaro fu tenuto in custodia dalla sua nutrice mentre il corpo veniva sistemato prima a Fuorigrotta e poi in quelle che oggi sono le Catacombe di S.Gennaro a Capodimonte.Cio' avvenne circa un secolo dopo la sua morte, durante il mese di Aprile, in cui ancora oggi si ritualizza una delle due liquefazioni annuali. Fu proprio in questo periodo, secondo alcuni storici, che si verifico' la prima liquefazione. Si noto' che, in vicinanza delle ossa del Santo, il contenuto delle ampolle da solido diventava liquido. Ma la data ufficiale della prima liquefazione e' il 1389.Su questo fenomeno si sono fatte molte speculazioni. Alcuni dicono che e' un prodigio altri affermano che e' un falso. Infatti il fenomeno e' facilmente riproducibile in laboratorio con tecnologie ed elementi chimici gia' disponibili nel periodo preso in considerazione. Non e' mio compito dire se e' vero o falso. Comunque sia resta il fascino ed il mistero che accompagna tutta la vicenda attraverso i secoli. Fascino e mistero anche nelle vicende che vedono coinvolti i resti del Santo. Continui spostamenti e traslazioni. Finanche il longobardo Duca Sicone nell'831 se ne occupo' trafugandone i resti e sistemandoli a Benevento, la citta' che vide Gennaro Vescovo. Nel 1156 furono ancora una volta trasferiti. Murati dietro l'altare maggiore del Santuario di Montevergine, se ne perse il ricordo per circa 3 secoli quando, nel 1480, per lavori di restauro all'altare, furono ritrovati. Nel 1492 vide la sua attuale sistemazione nel Duomo di Napoli in una cappella a lui dedicata, insieme alle ampolle contenenti il sangue. Molti sono gli episodi veri o falsi che fanno da corollario ai misteri gennariani. Tra i tanti cito solo il palese anacronismo riguardo il ceppo su cui fu decapitato. A quei tempi, parliamo del 300 d.c., non si usava il ceppo per la decapitazione ed il marmo su cui si presume fu decapitato Gennaro, fa parte di un complesso marmoreo di qualche secolo posteriore. Inoltre durante il Concilio Vaticano II°, la venerazione di S.Gennaro fu limitata in ambito locale: in pratica fu declassificato come Santo di serie "B". Ma la devozione dei napoletani fu, ed e', tale che pochi giorni dopo sui muri della citta' fu scritto: "San Genna', futtetenne!" Nonostante tutto moltissimi napoletani, ed io sono tra quelli, nel giorno in cui si presume avvenga il miracolo, si affolla nel duomo per cercare di vedere le sacre ampolle ed onorare il Santo.

Michele Pappacoda




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