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COSTIERA AMALFITANA NEWS Amalfi, dopo 20 anni torna 'La Cantata dei Pastori'

20 Dicembre 2014, 14:59pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE IL VESCOVADO DI RAVELLO

Per le festività natalizie il gruppo filodrammatico "Tommaso di Amalfi" presenta "La cantata dei pastori", commedia tardo-seicentesca scritta da Ruggiero Casimiro Ugone, che narra le difficoltà del viaggio di Maria e Giuseppe, da Nazareth a Betlemme. Tra i vari personaggi del presepe primeggiano i napoletani Razzullo e Sarchiapone. La cantata dei pastori, un' emblema del teatro amalfitano, viene ripresa dopo vent' anni su grande richiesta del pubblico. Il cast è formato da: Berto Antonicelli, Alfonso Amendola, Orlando Buonocore, Josè Proto, Salvatore D' Amato, Dina Castello, Francesco D'Amato, Rossella Russo, Franco Minutolo, Franco Cipriano, Antonio Savo, Riccardo Buonsostegni e Ginetto Anastasio. Le rappresentazioni si svolgeranno presso il salone del Centro di solidarietà "Mons. Ercolano Marini" di Amalfi venerdì 26 e domenica 28 dicembre 2014 alle 17,30 e sabato 3 gennaio 2015 alle 17,30. Per la prevendita dei biglietti (dal costo di 5 euro) rivolgersi al Bar Porto Salvo o telefonando al 328 3353 138.

20.12.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA PORTICI SCHIAFFI E BOTTE AI BIMBI DI UN ASILO: MAESTRE INCASTRATE DALLE IMMAGINI VIDEO

20 Dicembre 2014, 14:48pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

PORTICI - Una lunga indagine nata dalle denunce dei genitori di alcuni bambini che frequentavano un asilo provato nel quartiere di Bellavista, ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per due maestre della scuola dell'infanzia.Gli agenti del Nucleo Investigativo della polizia locale, diretti dal colonnello Gennaro Sallusto e dal tenente Emiliano Nacar, hanno filmato con l'ausilio di microcamere installate nella scuola una serie di abusi perpetrati sistematicamente ai danni dei piccoli alunni, tra i sei mesi ed i due anni. Due maestre, Giuseppina Sannino e Caterina Martellone, sono state deferite per maltrattamenti aggravati ai danni dei bambini. Dai filmati acquisiti dalla Procura della Repubblica di Napoli – l'indagine è stata coordinata dal pm Giuseppe Cimmarotta – è emerso un quadro inquietante delle giornate che i piccoli trascorrevano tra le mura della scuola: schiaffi, pizzichi, strattonamenti fino a vere e proprie percosse distribuite senza alcuna ragione. Ma le violenze non si esaurivano a questo: gli inquirenti hanno anche accertato pesanti carenze igieniche nei trattamenti riservati ai bambini, ai quali in alcuni casi erano stati serviti i pasti ponendo gli alimenti direttamente sui banchetti dove i piccoli giocavano, oppure casi in cui i bambini erano stati adagiati sui pavimenti dei servizi igienici in attesa del cambio del pannolino, senza per altro essere lavati. Le condotte in contestazione risalgono fino all'aprile di quest'anno, dopo di che la direzione ha provveduto a sospendere dal servizio la Sannino, mentre la Martellone si è trasferita presso un'altra scuola in Toscana. I genitori dei bambini coinvolti hanno presentato dettagliata denuncia dopo la scoperta dei maltrattamenti. La scuola, all'inizio di questo anno scolastico ha cambiato, intanto, gestione.

LEGGO.IT

20.12.2014.

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CAMPANIA NEWS Napoli, un corteo per i rom: «Dimostriamo ai leghisti che siamo meglio di loro»

20 Dicembre 2014, 14:43pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Un corteo, nel quartiere di Scampia, a Napoli, «per dimostrare che i napoletani sono migliori dei leghisti» e per denunciare la situazione che stanno vivendo circa 800 rom, di cui 200 bambini, che sono senza luce e senza acqua. Due giorni fa, i carabinieri e la polizia Municipale, sono entrati in azione nel campo rom di via Cupa Perillo e, su delega della procura della Repubblica di Napoli (procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, sostituti Cannavale e De Renzis), hanno provveduto a staccare decine e decine di allacci abusivi alla rete elettrica. «Mentre si festeggia Gesù Cristo nato in una grotta al freddo e al gelo, qui a Napoli ci sono centinaia di bambini al freddo e al gelo nel campo rom di Scampia. Perchè proprio ora, dopo 20 anni, la magistratura interviene staccando la corrente al campo quando è pronto il piano di riqualificazione del comune di Napoli?» dice Ivo Poggiani, consigliere della municipalità di Scampia. «Il salvinismo» è una malattia peggiore del perbenismo. Rispondiamo in massa, dimostriamo domenica che i napoletani sono meglio dei leghisti». E così alle ore 10.30 da piazza Giovanni Paolo II partirà un corteo fino al campo rom di via Cupa Perillo con laboratori di strada, orchestra multietnica, bande musicale e clownerie. «Siamo tutti abitanti di questa città e abbiamo tutti il diritto e il dovere di occuparcene attivamente per trasformare il degrado nel vivere dignitosamente».

IL MATTINO

20.12.2014.

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CAMPANIA NEWS Napoli, rapinatore strappato al linciaggio dai carabinieri dopo l'aggressione ad una donna

20 Dicembre 2014, 14:34pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

I carabinieri lo hanno strappato al linciaggio e l'hanno portato al sicuro. In galera. L'uomo, G.T., 45 anni, aveva tentato una rapina a via Ribera al Vomero. Ma la sua vittima, una donna di 59 anni, si era ribellata. E la sua richiesta di aiuto non è rimasta inascoltata. L'ha sentita l'equipaggio di una gazzella dei carabinieri che è arrivato in tempo per trovare l'aggressore circondato da dieci persone intenzionate a dargli una lezione. Invece di soccorrere la signora era ora di soccorrere il rapinatore che è stato accompagnato a Poggioreale. Aveva addosso il bottino, la borsa della signora - un medico - ed il suo telefonino.

IL MATTINO

20.12.2014.

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CAMPANIA NEWS Napoli, investito da uno scooter nelle vie dello shopping natalizio

20 Dicembre 2014, 14:28pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Un uomo è stato soccorso oggi dagli operatori del 118 nel cuore di Napoli, in via Santa Brigida (a pochi passi da via Toledo). Secondo quanto si apprende l'uomo sarebbe stato investito da uno scooter nel bel mezzo delle vie dello shopping. Sul posto sono subito intervenuti i poliziotti (coordinati dal capo dell'Upg Michele Spina) ed i militari dell'Esercito. Le condizioni dell'uomo non sarebbero gravi. Sono in corso le indagini per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente.

IL MATTINO

20.12.2014.

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SEZ.SICILIA NEWS Un 27enne di Comiso arruolato nell´Isis con altri 40 miliziani italiani

20 Dicembre 2014, 13:56pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10478020 267308300106169 3514890014662351654 nINSERITO DA ELSA COPPA Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale

Foto Corrierediragusa.it

Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale. Un rapporto riservato della nostra intelligence li divide tra «italiani» e «naturalizzati», figli di immigrati di seconda generazione. Per l’anagrafe sono tutti italiani. Finiscono sotto i radar dell’antiterrorismo. Le informazioni raccolte sugli jihadisti italiani sono state trasmesse da Roma alle forze di polizia dei Paesi lungo i quali si snoda il filo dei loro spostamenti: una ragnatela che ha come centro il «buco nero della Turchia». Lo definiscono così al Viminale. Sono transitati quasi tutti da lì. Provenienti da Torino, Modena, Comiso, Mantova, Milano, Como, Cantù, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Biella. E diretti, soprattutto, nel Nord della Siria. Il «monitoraggio » dedicato ai foreign fighters nostrani segue lo stesso protocollo adottato dai responsabili delle agenzie di sicurezza internazionali per tutti i combattenti stranieri — circa 20 mila, di cui almeno 3mila europei — approdati in Medioriente per irrobustire le fila dei miliziani dell’Isis e alleati. Si chiamano Massimiliano, Filippo, Fabio, Giampietro, Sergio, Donoue. Partono dall’Italia, tra il 2013 e il 2014, per arruolarsi nelle cellule jihadiste dell’Isis attive in Siria e Iraq. Hanno storie e percorsi simili a quello del genovese Giuliano Ibrahim Delnevo. Il «Califfo Ibrahim». Un «eroe», per il padre. Un «martire» per i guerriglieri dell’Islamismo. Tutto questo è stato reso noto dal quotidiano La Repubblica.

FABIO C., IL "MILIZIANO" 27ENNE ORIGINARIO DI COMISO
Fabio C., 27 anni, di Comiso. Chi è? Senza lavoro, dopo aver frequentato «gruppi italiani e nordafricani che coltivano rapporti con network jihadisti», in particolare «Sharia4», Fabio «manifesta l’intenzione di raggiungere i teatri di guerra». Uno, da subito: la Siria. Quella che Ibrahim Delnevo chiamava la «mia via». La via di Allah. Fabio, come Delnevo, si mette in moto. La Turchia è un passaggio strategico. Il «buco nero».

Fabio quel modello lo cerca, all’inizio, nel «progetto qaedista». I primi passi li muove assieme a un amico: Massimiliano R., 42enne. Da un paese della provincia di Mantova. Anche lui convertito all’Islam. Una figura non marginale — spiegano le fonti — in quell’ambiente di riferimento «misto» — italiani-stranieri naturalizzati — che fa la spola tra il nostro Paese e le zone in mano ai ribelli siriani. Soprattutto quelle di Dayr az Zor e Aleppo. A Massimiliano quelle terre non sono sconosciute. Anche se al momento si troverebbe in Italia. Un dettaglio che non viene per nulla trascurato visto che il militante mantovano «ha evidenziato, nel corso di questi anni, forti derive jihadiste». Un soggetto, inoltre, in grado di «fare propaganda».

«Perché — spiega la fonte — una volta arrivati lì, i teatri di guerra sono alla portata, ed è più facile far perdere le proprie tracce». Così ha fatto Giampietro F., 35 anni. Parte da Reggio Calabria. È uno dei casi che i nostri 007 definiscono «accertati». «Accertati» significa che sono in Siria a combattere. Quattordici persone «localizzate » in quei luoghi. Nel mazzo compaiono nomi «spendibili», e altri nomi — di cui Repubblica è a conoscenza — che non possono essere diffusi: nemmeno parzialmente. Giampietro, dunque. Forse è riuscito a uscire dai radar.

Forse da un certo momento in poi non è stato più possibile separare il suo mondo di sopra dal mondo sommerso. Da una copertura. Funziona così. Per dire: Delnevo — prima di raggiungere la Siria dopo il percorso di fede ad Ancona, la città in cui vive l’ex presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane Mohamed Nour Dachan, oggi membro del Syrian National Council — , si era fabbricato il paravento di una missione umanitaria in Turchia. Ma in moschea sapevano tutti che era a combattere sul fronte siriano. «Il giorno prima che lo uccidessero mi aveva chiamato — ricorda il padre, Carlo Delnevo — . Mi disse: «Papà io mi sento realizzato qui, ma ti devo lasciare perché i nemici sono a pochi metri»». Giampietro ha imbracciato le armi, si è unito ai ribelli siriani. Con lui ci sono altri due connazionali: Sergio G., classe ‘87, napoletano. E Donoue E.M., 22 enne, naturalizzato, di Biella. Si ritiene facciano ormai parte di gruppi armati formati anche da ribelli iracheni, libici, tunisini, libici, egiziani.

GLI ALTRI "ARRUOLATI" ITALIANI
Spiegano gli analisti che la «cifra» di queste cellule jihadiste è la composizione. Estremamente «liquida». I capi della rivolta anti-Assad reclutano soldati, tutti addestrati e arabofoni, che attendono la «dawa», la chiamata della Jihad, anche mesi. Molti arrivano da fuori. Dai Paesi dove vivono. O da dove transitano. Muovono anche da Venezia, Milano, Cantù. Come Ben A.M., che ha solo 19 anni ed è canturino naturalizzato. L’intelligence, che lo ha intercettato e seguito, lo descrive così: «Ha solidi rapporti con soggetti appartenenti all’organizzazione Isis, alcuni dei quali operanti sul web. Ha più volte manifestato l’intenzione di recarsi in Siria e di frequentare corsi di addestramento militare in Afghanistan».

Avanti e indietro. Mitragliate permettendo. Ammar Bacha, jihadista di ritorno, è partito da Cologno Monzese. Il 10 settembre ha raccontato a questo giornale che faceva parte di un «piccolo gruppo: 200 persone, tutti civili». Lascia l’Italia nell’aprile 2012, segue le orme di un amico, Haisam Sakhanh (l’elettricista 4lenne che nel 2012 guidò l’assalto all’ambasciata siriana a Roma prima di unirsi ai ribelli ad Aleppo, ndr). La «sponda» turca, poi il fronte siriano. Nel rapporto riservato degli investigatori ci sono anche loro. I foreign fighters non italiani partiti dall’Italia: dodici in tutto quelli «registrati». Giovani, tra i 22 e i 41 anni. Le nazionalità: Tunisia, Marocco, Bosnia. Quattro gli jihadisti combattenti — tre iracheni e un pachistano — che hanno soggiornato a lungo in Italia: dove si ritiene abbiano fatto «opera di proselitismo e reclutamento ».

Il suo errore è stato l’eccesso di protagonismo. L’esatto contrario del principio della «taqiya» che prevede la dissimulazione, il silenzio. Così dovrebbe operare il perfetto jihadista in guerra per l’affermazione del Califfato Globale. Ma Roberto Cerantonio, cittadino australiano di origine italiana, commette un passo falso. Sul web — lo stesso mezzo sul quale aveva iniziato il suo percorso — pubblica un’immagine manipolata del Milite Ignoto.

Accanto, la bandiera dell’Isis e la scritta minacciosa: «Attaccheremo Roma, Allah ci permetterà di conquistarla». A luglio Cerantonio viene arrestato nelle Filippine grazie anche al lavoro dei nostri 007: terrorismo internazionale di origine islamica. Scavando nel suo passato si scopre che inizia la «carriera» avvicinandosi a circoli ultrafondamentalisti frequentati anche da italiani convertiti. Come i circoli Deobandi, formati per lo più da pachistani. Sono gli ambienti nei quali, nel 2012, aveva indagato l’antiterrorismo in due operazioni tra Brescia e Cagliari.

Filippo R. è una new entry per gli esperti dell’antiterrorismo. Trentasette anni, di Chivasso. Di lui si è già occupato il Ros dei carabinieri. «Oggetto di attività preventiva» è la formula che ne accompagna il nome. Uno dei primi finiti nell’elenco dell’intelligence. Tutto inizia tre anni fa. Filippo, ex studente vicino alla galassia antagonista, si converte all’Islam. Da subito viene rilevata la sua «forte attrazione per il mondo qaedista».

Un mondo al quale l’Isis continua a sfilare adepti e forze fresche. Molti gruppi scavallano, si uniscono allo Stato proclamato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il percorso di radicalizzazione di Filippo inizia sul web. In principio i «suoi» Fratelli Musulmani rimandano alle milizie di Aqim (AlQaeda nel Maghreb), in particolare la branca denominata «Coloro che firmano col sangue». Sono gruppi legati ai terroristi guidati dall’egiziano Ayrnan al-Zawahiri.

Poi Filippo, come fece il genovese Delnevo, parte. Ufficialmente vola in Turchia, ad Ankara, per seguire un corso di lingua araba. Va e torna più volte dall’Italia. Gli investigatori ritengono fondato il sospetto che abbia superato i confini turchi per stringere contatti con gruppi di ribelli siriani. E che, in Turchia, abbia gettato «basi solide». Sono circa mille i militanti di nazionalità turca che combattono tra le fila dello Stato Islamico. Le province di Ankara — ne ha dato conto un’inchiesta del New York Times — sono una delle principali centrali di reclutamento di miliziani dell’Isis.

GLI ALTRI GRUPPI
Si chiama Ansar al Sharia. È un gruppo jihadista libico. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’ha aggiunto alla sua lista delle organizzazioni terroristiche. Tra i seguaci di Ansar al Sharia c’è anche un aspirante califfo di Modena. Si chiama Fabio E., ha 39 anni. I nostri servizi di sicurezza lo considerano «vicino a più gruppi terroristici». Il ragionamento che fa una fonte dell’intelligence, per lui come per altri jihadisti italiani, è questo: «Una volta convertiti all’Islam, vanno alla ricerca di un modello di Rivoluzione contro l’Occidente e si identificano, anche per una forma di realizzazione personale, con una causa che non esclude il sacrificio della propria vita».

L´INCHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO
La procura di Palermo ha aperto un´indagine su possibili infiltrazioni di terroristi dell´Isis tra i migranti sbarcati negli ultimi mesi in Sicilia, compreso il porto di Pozzallo, come avevamo riferito su queste colonne qualche settimana fa. A segnalare il rischio sarebbero stati ambienti dei Servizi Segreti. I volti coperti da un cappuccio nero, in mano kalashnikov e armi pesanti: si sono fatti fotografare in assetto da guerra i 5 extracomunitari giunti in Sicilia sui barconi carichi di migranti, sospettati ora di essere terroristi dell´Isis infiltrati. Le immagini, archiviate sui cellulari che gli sono stati sequestrati al momento dello sbarco, fanno parte ora del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo sul rischio infiltrazioni terroristiche in Italia.

L´inchiesta, coordinata dal pm Gery Ferrara, sta puntando sostanzialmente su 5 persone delle tante segnalate come pericolose dai Servizi Segreti: si tratta di libici, siriani e un egiziano. Alcuni di loro avrebbero lasciato la Sicilia, altri sarebbero ancora sull´Isola. Gli inquirenti hanno individuato i luoghi che frequentano e sospettano che siano in possesso di armi. Dall´inchiesta, inoltre, è emerso che si tratta di estremisti islamici con un passato nella Jihad. L´indagine viene condotta dalla Digos. Nei mesi scorsi il ministro dell´Interno Angelino Alfano aveva parlato di rischio infiltrazioni terroristiche. E aveva indicato proprio nella Sicilia la "porta" d´ingresso di possibili membri dell´Isis, alcuni dei quali sarebbero sbarcati pure a Pozzallo.

Solo nel 2014 sull´Isola sono approdati 197 mila migranti: un numero enorme di persone - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Le informazioni riservate raccolte dalla Procura di Palermo, che ha affidato l´inchiesta al pool antiterrorismo, vanno oltre l´allarme generico. Alcuni dei sospetti avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese. La Procura di Palermo da mesi ha costituito anche un gruppo di lavoro contro la tratta dei migranti che ha messo a punto metodologie investigative - si tratta di un vero e proprio protocollo d´indagine - per riuscire a risalire alle organizzazioni che gestiscono i flussi.

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Via Antignano, va fuoco un deposito di paglia

20 Dicembre 2014, 12:45pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Vico Equense - Incendio in un locale adibito a deposito di paglia. Le fiamme hanno interessato soltanto un'area della struttura articolata su due livelli, la parte rimanente della stalla, adibita a uso deposito, risulta integra. Dopo un sopralluogo della protezione civile e dei vigili urbani, l’area oggetto dell’incendio è stata interdetta. L’allarme è scattato in via Antignano, martedì 16 dicembre. Sul posto sono quindi intervenuti i mezzi dei vigili del fuoco di Napoli e Piano di Sorrento, volontari del Faito, l’ufficio protezione civile di Vico Equense e il Sindaco Gennaro Cinque, che ha coordinato i primi interventi. Nel giro di breve tempo i pompieri hanno domato le fiamme. Non ci sono né feriti, né intossicati. Al momento non si conoscono le cause. L’immobile in oggetto è un locale a uso stalla di circa 500 metri quadrati, l’incendio si è sviluppato soltanto nella parte adibita a deposito di paglia, si tratta di circa 150 metri quadrati.

VICO EQUENSE ON LINE

20.12.2014.

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Inaugurato il Villaggio del Natale

20 Dicembre 2014, 12:36pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Vico Equense - Inaugurato ieri il Villaggio del Natale con la presentazione delle nuove casette, in piazza Marconi. La vetrina di animazione, attività ludiche, spettacoli e burattini rimarrà aperta fino al 25 dicembre (ogni giorno dalle 16 alle 20) con l’evento «La magia del Natale», curato dalla Flying Events, in collaborazione con l’associazione dei commercianti Acove e l’amministrazione comunale. Il Villaggio del Natale, costituito da piccole casette di legno, dentro le quali si stimolerà la partecipazione dei bambini tramite un intrattenimento curato da elfi-animatori, che organizzeranno numerosi giochi e laboratori. In questa magica location, la fantasia e l'immaginazione dei più piccini saranno stimolate da allestimenti a tema per ogni singola casetta (camera di babbo natale, camera delle fiabe, posta dei desideri, cucina degli elfi golosoni). Piazza Marconi, dunque, diventerà un punto di ritrovo per grandi e bambini, che potranno fruire insieme di tutta una serie di diversi spettacoli, che si succederanno di volta in volta. Sempre ieri, dopo l’inaugurazione del villaggio, la Città di Vico Equense è stata inebriata dal profumo dei fiori della compagnia “La Baracca dei Buffoni”. Nata nel 1998 da una costola di un gruppo di teatro, musica e danza con l’obiettivo di promuovere e diffondere le arti negli spazi urbani. Un teatro che ha come tetto il cielo, personaggi unici e surreali, la poetica dell’artificio e della finzione. Una pratica teatrale giocosa e coinvolgente che ha reso il pubblico protagonista di un sogno.

VICO EQUENSE ON LINE

20.12.2014.

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NEWS ITALIA DAL E MONDO LONDRA "NON ACCETTO CHE BABBO NATALE NON ESISTA": LA MAMMA CHE OGNI ANNO TENTA IL SUICIDIO

20 Dicembre 2014, 12:15pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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LONDRA - Lynn Cassidy, 54 enne inglese madre di due figli, durante il periodo di Natale soffre di una bizzarra patologia, la "depressione stagionale", causata dalla scoperta all'età di dieci anni che Babbo Natale non esiste. Lynn inizia a prendere antidepressivi già nei due mesi precedenti alle festività.Tutti gli anni in autunno, la signora va da un terapista per parlare della sua tristezza irrazionale, che la porta alle lacrime in dicembre. "Da quando ho scoperto la verità - racconta - non ho avuto più un momento felice nella mia infanzia. Babbo significava molto per me e sapere che non esisteva ha rovinato tutto". Lynn si rese conto della verità quando all'età di dieci anni per Natale ha ricevuto una bicicletta di seconda mano. "Ho capito subito - spiega - che dovevano essere stati i miei genitori a comprarla e mi è caduto il mondo addosso". L'anno successivo Lynn ha cercato di rovinare il Natale al fratellino minore confessandogli la verità su Babbo Natale. Ma neanche questa piccola rivalsa è servita alla donna per superare lo choc. "Senza Babbo Natale non hanno senso le feste. Io non l'accetterò mai".

LEGGO.IT

20.12.2014

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NEWS ITALIA DAL E MONDO ASTI, I RAPINATORI UCCIDONO GIOVANE TABACCAIO EROE: "PRIMA DI MORIRE HA SALVATO LA MOGLIE

20 Dicembre 2014, 12:09pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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E' morto da eroe il tabaccaio ucciso dai rapinatori. Ha difeso la moglie da due banditi, nella sua tabaccheria di Asti, ed è stato ucciso. È finita nel sangue la rapina alla rivendita Bacco Tabacco di corso Alba. Manuel Bacco, 37 anni, è morto sotto i colpi di pistola dei malviventi, due uomini incappucciati che sono poi fuggiti facendo perdere le loro tracce. Il delitto questa sera all'ora di chiusura. Il tabaccaio, che lascia un figlio, stava effettuando le ultime operazioni prima della chiusura serale. Pistola in pugno, i due malviventi hanno fatto irruzione nel negozio. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, che stanno dando loro la caccia, avrebbero tentato di aggredire la moglie del titolare, che ha reagito per difenderla. I colpi di pistola, nel parapiglia, non hanno lasciato scampo al tabaccaio, che si è accasciato a terra in una pozza di sangue, mentre i malviventi si davano alla fuga. Non è chiaro, al momento, se siano riusciti a rubare l'incasso della giornata. La vittima è morta sul colpo, prima che l'ambulanza del 118 potesse prestargli i soccorsi del caso. «Sono fuggiti di là, erano in due», hanno riferito alcuni passanti ai carabinieri del tenente colonnello Fabio Federici, comandante provinciale dell'Arma. In tutta la provincia sono stati allestiti posti di blocco, mentre gli esperti della scientifica effettuavano i rilievi del caso sul luogo dell'omicidio. È il secondo tabaccaio ad essere ucciso negli ultimi giorni in Piemonte. Una settimana fa, a Torino, Enrico Rigollet, titolare di un bar tabaccheria, è stato picchiato a morte da uno squilibrato a cui qualche ora prima si era rifiutato di regalare un pacchetto di sigarette. «Sembrava una furia, non sono riuscito a fermarlo in nessun modo», è il racconto del fratello della vittima, che ha assistito impotente all'azione dell'aggressore, arrestato poco dopo dai carabinieri. «Non possiamo negare l'esistenza del male», ha affermato don Elio Vittaz nell'omelia dei funerali del tabaccaio torinese, che si sono svolti ieri ad Aosta, dove aveva la residenza. «La Terra è schiava del male - ha aggiunto - è qui che troviamo le cause di ogni sofferenza. Dal materialismo spunta l'individualismo, è così che l'uomo diventa non una persona ma una cosa».

LEGGO.IT

20.12.2014.

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