INSERITO DA ANGELA CECERECon una silenziosa fiaccolata migliaia di persone hanno ricordato domenica notte all'Aquila le 309 vittime del terremoto che distrusse la città il 6 aprile del 2009
L'AQUILA. "Fare presto". Così il direttore del quotidiano il Centro, Luigi Vicinanza, titolava il suo commento all'indomani del terremoto che ha raso al suolo L'Aquila e dintorni. Era il 6 aprile 2009. Pasqua sarebbe arrivata di lì a poco. Dopo sei anni la città è la stessa, con i palazzi ingabbiati, i cantieri che non vanno avanti, le chiese e i monumenti chiusi. A parte la nuova prefettura poco è stato fatto per riportare la vita nel centro storico che è ancora in coma profondo. La domenica di Pasqua c'è un po' di gente più del solito, in attesa della fiaccolata per ricordare le 309 vittime. Massiccia la presenza della Rai, con giornalisti e cameramen, qualche turista.
Nella piazza del Duomo il silenzio è rotto fin dal mattino da uno stereo collocato all'esterno del negozio "La luna store", che vende souvenir, cartoline e magneti. Accanto c'è "La camoscina", gastronomia con prodotti tipici e un cartello in dialetto che invita i clienti ad assaggiare i panini con formaggi e salumi. Resiste anche il bar dei fratelli Nurzia, produttori da un secolo del famoso torrone al cioccolato. A fatica si trova una pizzeria aperta. L'Aquila oggi è tutta qui.La ricostruzione promessa non si vede e in questo giorno dedicato al ricordo, i terremotati si soffermano davanti alle macerie delle loro ex case, alla ricerca di una risposta: perché è tutto fermo? Il panorama non cambia nella piccola Onna, frazione di trecento abitanti. Il centro è un grande scheletro di pietre, lamiere penzolanti e sogni spezzati da quella notte. Gli abitanti sono ancora nei moduli prefabbricati. Gli unici segni concreti della rinascita sono tre edifici costruiti dai tedeschi: casa Onna, la casa della cultura e la chiesa. Quest'ultima è stata restaurata così com'era. Il giornalista del Centro, Giustino Parisse, che ha perso nel terremoto due figli e il padre, è il custode della memoria del paese.
"Il governo tedesco manda qualcuno tutti i mesi a controllare l'avanzamento dei lavori. Vogliono sapere come vengono spesi i soldi dei contribuenti". La Merkel ha mantenuto le promesse, i vari presidenti del Consiglio italiani no. I tedeschi sono molto infastiditi per la nostra inefficienza: per l'inaugurazione della chiesa pensano di coprire la vergogna che si vede tutt'intorno con pannelli e teli. Ma sarà difficile nascondere un enorme cimitero, perché Onna oggi questo è. Senza la generosità della Germania, travolta dai sensi di colpa per una strage compiuta dai nazisti nel 1944 che costò la vita a 17 innocenti, la piccola frazione dell'Aquila oggi sarebbe come sei anni fa. Ripulita dalle macerie, ma morta nell'anima.
Gli aquilani e i parenti delle vittime che sfilano con le fiaccole accese nella Via Crucis sono indignati. Nelle preghiere risuonano le parole del Vangelo della domenica delle Palme. "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" di Paolo Boldrini
GAZZETTA DI MANTOVA
06.04.2015.15.40