NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA Il prete suicida al vescovo: «È colpa tua, mi avrai sulla coscienza...»

LIVORNO. «Caro vescovo, il trasferimento che hai deciso è stato solo l’ultima delle ingiustizie che ho dovuto subire in questi anni».
Comincia così la lettera testamento che don Carlo Certosino, prete suicida in chiesa a 54 anni, ha scritto e indirizzato a monignor Simone Giusti, considerato da lui il colpevole di «una scelta» sofferta, ma inevitabile. Un inferno interiore, quello del seminarista di Fiesole e parroco di Ardenza, fatto di una rabbia che evidentemente la fede non è riuscita a sostenere. Una presunta ingiustizia terrena che nemmeno la legge di Dio ha colmato. «Adesso - scrive ancora rivolgendosi a Giusti, considerato il responsabile della tragica scelta - potrai essere contento, ma sappi che - è la minaccia di chi non vede più luce, speranza e misericordia - mi avrai per sempre sulla coscienza».
Dentro a queste righe scritte a mano si legge e si attraversa l’inferno vissuto dal prete ribelle nell’ultimo mese, da quando gli era stato comunicato, senza possibilità di tornare indietro, che dopo 16 anni trascorsi nella chiesa di via del Pastore, avrebbe dovuto fare le valigie e dal primo luglio trasferirsi nella parrocchia della Venezia.
Gli investigatori della squadra mobile hanno trovato questa ed altre lettere nell’alloggio del parroco, a pochi passi dalla soffitta dove ieri mattina intorno alle 10,30 è stato rinvenuto il cadavere.
«Sono indirizzate per lo più alla nomenclatura ecclesiastica, ma anche ad alcuni parenti ed amici», confermano gli inquirenti.
Tutte sono state scritte negli ultimi giorni e dentro vengono elencate le ragioni che hanno portato don Carlo a lasciare un biglietto alla perpetua per poi salire le scale chiudersi nella soffitta del suo alloggio per l’ultima volta.
La lettera più importante, quella del Je accuse al vescovo, riporta la data del 28 maggio. Dunque, giovedì scorso, il prete aveva già pianificato il suo addio. E forse non è un caso che il suicidio sia stato programmato a un mese esatto dalla data in cui avrebbe dovuto prendere servizio nella chiesa dei Domenicani.
È sulla base di questi testamenti scritti che gli inquirenti, nella ricostruzione di un gesto inusuale, improvviso ed eclatante nella sua tragicità, hanno trovato le risposte necessarie per escludere - al momento - altre strade e nuovi moventi.
A oggi infatti la ricostruzione che fanno gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Arianna Ciavattini (nella foto) è quella di un uomo disperato che non è riuscito ad accettare la scelta imposta dai vertici della chiesa livornese perché - come ripete nella lettere - la considerava «l’ennesima ingiustizia nei suoi confronti».
Nonostante queste certezze investigative, il pubblico ministero ha già aperto un fascicolo contro ignoti per atti relativi. E i primi documenti che andranno a far parte dell’indagine sono proprio le lettere trovate e sequestrate ieri nella canonica della chiesa di San Simone.
Ma non solo, perché gli agenti sono usciti dalla parrocchia dell’Ardenza portando con loro anche diversi computer, quelli conservati nella canonica e su cui lavorava don Carlo. Adesso saranno gli esperti informatici della questura a doverli esaminare per prendere
visione di mail, documenti, contatti e abitudini.
Accertamenti necessari per verificare se oltre alla rabbia per il trasferimento, ci possano essere anche altre ragioni che hanno spinto un uomo di chiesa a lasciarsi andare giù, nel vuoto, dentro al buio della vendetta. Per sempre.
FONTE DI FEDERICO LAZZOTTI IL TIRRENO
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