Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
M.P.Sant'Agnello stanze negate ai malati di tumore dall'Asl. Scatta la protesta , mille “no” alla sottrazione di due stanze utilizzate dai malati oncologici della penisola sorrentina, nell’ospedale di Sant’Agnello. Spazi messi a disposizione, da tempo, dai precedenti vertici dell’Asl per favorire un percorso di cura, ripresa psicologica e sostegno morale, per i malati di tumore della costa di Sorrento . Cosi, questo gruppo di donne costituitosi da tempo nell’associazione “Diamo vita ai giorni”, non capendo la logica di sottrarre questi luoghi, chiedono a gran voce l’annullamento del provvedimento e chiedono l'aiuto di tutti i sindaci della Penisola . “Esiste una disposizione del 2005 – fa sapere la presidente Angela Crimi – in cui si stabilisce che le risorse logistiche riservate e dedicate ai pazienti oncologici della penisola sorrentina sono fondamentali per la ripresa fisica e morale”. Con tale delibera furono assegnarti due diversi spazi per le attività oncologiche: uno, presso l’ospedale di Sorrento, dove il mercoledì e il giovedì vengono effettuate le chemioterapie; l’altro presso l’Asl di Sant’Agnello, al 3° piano, dove i pazienti oncologici vengono visitati e seguiti in tutto il loro percorso di cura. In questi stessi spazi di Sant’Agnello opera anche l’associazione di volontariato “Diamo vita ai giorni” che aiuta e sostiene i pazienti oncologici attraverso varie attività: sostegno psicologico, alimentazione, cura del look (parrucche gratuite, ecc), consulenza legale, e così via. Una vera eccellenza. “Poi è arrivata questa una decisione priva di logica” fanno sapere dall’associazione. Un mese fa due stanze del reparto di Sant’Agnello sono state svuotate in quanto esiste una nuova disposizione che assegnerebbe gli spazi del reparto ad un centro per la raccolta del sangue. “Esistono tante aree libere all’Asl di Sant’Agnello, anche più idonee“ riferisce Angela Crimi “al 1° piano vi sono stanze con ingresso indipendente più adeguate alla donazione. Non si capisce perché sottrarle al reparto di oncologia che limiterebbe in tutti i sensi le attività e che farebbe perdere a noi pazienti oncologici un reale ed efficace punto di riferimento”.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA In occasione della 60esima edizione del Palio remiero delle antiche Repubbliche Marinare che si svolgerà domenica 7 giugno a Venezia, Radio Costiera Amalfitana - Divina Fm (87,7 - 92,2 - 92,3 - 104,2, oppure in streaming sul sito www.divinafm.it ) seguirà, attraverso una diretta radiofonica, la manifestazione tanto sentita ad Amalfi e nel resto della Costiera.
A partire dalle 17,45, in studio, col direttore Mario Amodio, il massimo conoscitore della storia amalfitana Giuseppe Gargano e il direttore del Vescovado Emiliano Amato che presenteranno e commenteranno la gara, oltre a svelare aneddoti relativi alla storica manifestazione.
In collegamento telefonico da Venezia il neo sindaco Daniele Milano e i responsabili dell'equipaggio prima e dopo il palio.
Sara' possibile, attraverso What's app, al numero 339 7470395, interagire con la redazione, specie per gli amalfitani a Venezia che potranno inviare, sin dal primo pomeriggio, messaggi testuali e audio.
M.P. Il Tar di Salerno ha respinto il ricorso contro il Comune di Battipaglia per l’annullamento dell’ordinanza di sgombero di un alloggio di edilizia popolare. Tutto nasce all’indomani del terremoto dell’Irpinia, quando l’allora sindaco democristiano, Enrico Giovine, assegnò gli alloggi di viale della Libertà ai terremotati. Fra questi anche il ricorrente, che sino al 2006 ha regolarmente risieduto nell’appartamento. In quell’anno, alcuni accertamenti della polizia municipale di Battipaglia, dimostrarono che il titolare dell’appartamento non risiedeva stabilmente nell’alloggio, contravvenendo alle norme per l’occupazione. Secondo la legge, infatti, per conservare il titolo di assegnatario occorre essere stabilmente residenti nell’abitazione. Fra i requisiti richiesti dalla legge per l’occupazione, vi è anche la «non titolarità di diritti di proprietà, usufrutto uso e abitazione su alloggio adeguate alle esigenze del nucleo familiare, nell’ambito della Provincia cui si riferisce il bando». Intanto, all’indomani degli arresti che hanno smantellato il clan di cui facevano parte alcuni occupanti abusivi di via Manfredi, potrebbero arrivare nuovi sgomberi.
DI MICHELE PAPPACODA «Nel momento in cui mi accingo a compiere il mio viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, per favorire l' incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, per rafforzare il cammino dell' unità dei cristiani e per confermare la comunità cattolica nella fede, mi è caro rivolgere a lei, signor presidente, e alla nazione italiana, il mio cordiale saluto, che accompagno con fervidi auspici di progresso spirituale, civile e sociale». È questo il testo del telegramma inviato da papa Francesco, partendo per il suo viaggio a Sarajevo, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
DI MICHELE PAPPACODA La Guardia di Finanza di Latina durante i controlli svolti a Scauri di Minturno ieri sera con unità cinofile ha sequestrato 5 kg di hashish e 5 piante di marijuana nell'abitazione di un 55enne pregiudicato del posto. L'uomo è stato arrestato e messo ai domiciliari.
M.P. I Carabinieri di Torre Annunziata (Napoli) hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 indagati (5 in carcere, 5 ai domiciliari e 2 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. Le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata e condotte dai Carabinieri hanno consentito di far luce su un giro di droga tra Pompei, Boscoreale e i comuni limitrofi messo in atto dagli indagati attraverso un «modus operandi» particolarmente articolato e rivelato dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Il gruppo criminale infatti, oltre a utilizzare un linguaggio criptico e convenzionale già largamente in uso tra spacciatori e clienti per identificare lo stupefacente, ha escogitato altre strategie per eludere le investigazioni individuando dei veri e propri pusher «a contratto» ai quali venivano forniti dei «kit di servizio» comprensivo di telefono cellulare di scarso valore e utenza telefonica dedicata con intestatario fittizio. In questo modo i pusher, sostituiti in caso di controlli da parte dei Carabinieri o di calo della produttività, operavano in maniera sistematica limitando i contatti diretti con i fornitori all'approvvigionamento di stupefacenti e alla consegna dei proventi, comunicando sempre con utenze fittizie.
M.P. Sette persone ritenute responsabili di truffa. Le hanno denunciate i carabinieri delle stazioni di Marina di Camerota, Centola-Palinuro e San Giovanni a Piro. In seguito alle denunce di alcuni cittadini, i carabinieri hanno appurato che i responsabili della truffa avevano pubblicato sul sito di annunci www.subito.it, diversi annunci di case da affittare durante il periodo estivo nelle località balneari del Golfo di Policastro. Ma all’arrivo nelle cittadine cilentane, ecco l’amara sorpresa: le case non esistevano. Meravigliose foto di abitazioni fronte mare avevano ingannato gli ignari cittadini che, non appena giunti sul posto, si sono ben presto resi conto che gli indirizzi erano fasulli. Così sono finiti nei guai due 29enni di Avellino, un 63enne, un 37enne ed un 39enne della provincia di Crotone, un ventenne catanese ed un 34enne della provincia di Cosenza. Per tutti il reato contestato è quello di truffa.
M.P. "Non ho preso manco una lira". Così Luca Gramazio, consigliere regionale di Forza Italia, ha detto al gip Flavia Costantini nel corso dell'interrogatorio di garanzia svolto nel carcere di Rebibbia, dove si trova detenuto nell'ambito dell'inchiesta su mafia capitale. L'atto istruttorio è durato oltre due ore durante le quali Gramazio, in base a quanto si apprende, ha respinto le accuse dando una sua versione dei fatti. L'interrogatorio si è svolto "in un clima sereno e collaborativo". Gramazio, a cui i pm di Roma contestano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e la turbativa d'asta - relativamente alla gara da 60 milioni di euro per il Recup, il sistema di prenotazione unificato della Sanità - rappresenta una delle figure chiave di questa seconda tranche della maxi inchiesta sul malaffare capitolino. Per chi indaga l'esponente di Forza Italia rappresenta, infatti, la cerniera tra il clan guidato da Massimo Carminati e le amministrazioni locali.
"Marino e Zingaretti sono completamente altro rispetto alla cricca. Bisogna riconoscere i colpevoli veri, per troppo tempo si è sparato sul mucchio". A sottolinearlo il segretario del Pd, Matteo Renzi, che assicura: "Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia. Io ho anche un padre indagato a Genova. Se ragiono su avvisi di garanzia i miei figli non avrebbero dovuto vedere il nonno. Ho 5 sottosegretari indagati io credo che un cittadino è innocente fino a prova contraria".
Buzzi, non sfruttiamo nessuno, siamo de sinistra - Nonostante il sodalizio stretto con l'ex terrorista nero Massimo Carminati, Salvatore Buzzi continuava a considerarsi dall'altra parte dal punto di vista politico. E' quanto sottolinea non si sa se ironicamente in una conversazione con l'imprenditore di Castelnuovo di Porto (Roma) Flavio Ciambella, che chiedeva la propria parte nel progetto di aprire un secondo Cara nella cittadina in provincia di Roma. "'Tutto il resto è tuo' - dice Buzzi, secondo l'ultima ordinanza d'arresto -, specificando sul punto: 'pulizie e manutenzione... tutta roba tua! A prezzi de mercato, noi non sfruttiamo nessuno, noi siamo gente de sinistra'". Ciambella, anch'egli indagato, ha reso dichiarazioni spontanee ai magistrati di Roma a gennaio, accusando Buzzi e diversi stretti collaboratori del ras delle cooperative e fornendo materiale a sostegno delle sue dichiarazioni.
Castiglione, Viminale garantì per Odevaine I rapporti con Odevaine? Nel luglio 2011, in piena emergenza immigrazione, "chiedo garanzie su di lui al Viminale e le ottengo, anche se non è ascrivibile alla mia parte politica, militavo nel Pdl". Lo afferma in un' intervista a Repubblica il sottosegretario all' Agricoltura Giuseppe Castiglione, indagato nell' inchiesta sul Cara di Mineo. In quell' estate, spiega Castiglione, "il ministro degli Interni Maroni lancia un appello agli enti locali per accogliere quanti più migranti. Io sono presidente di tutte le Province, oltre che di Catania, e mi mobilito. Maroni fa requisire il villaggio della solidarietà, l' ex residence degli Aranci a Mineo. Odevaine allora è il direttore della polizia provinciale di Roma al fianco di Zingaretti, è stato capo di gabinetto di Veltroni, persona autorevole e nota in quanto tale". Il sottosegretario assicura di aver avuto con Odevaine "solo rapporti istituzionali". "A pranzo credo di esserci pure stato. Ma non certo per parlare di appalti". L' accusa che sia stato favorito un consorzio locale? "Io non ho lavorato di certo per alcun consorzio, né ho fatto mai parte di commissioni di gara. E Odevaine non ha concordato con me un percorso preferenziale per alcun raggruppamento di imprese". Castiglione esclude di lasciare l' incarico: "non c' è motivo perché lo faccia. Non so di cosa mi si accusi se non dai giornali". Il premier? "Spero di sentirlo".
Sta scuotendo il mondo della politica, capitolina e non, la nuova ondata di arresti del secondo tempo dell'inchiesta su Mafia Capitale che ha scoperchiato un nuovo giro di denaro e di interessi sporco nel quale, addirittura, si calcola il prezzo per migrante delle tangenti sborsate dalle cooperative interessate ai centri per la gestione degli immigrati .
Dalle ultime carte emerge che a essere indagato, per la vicenda del Cara (il Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Mineo in Sicilia c'è anche il spttosegretario all'Agricoltura di Ncd Giuseppe Castiglione. Bisogna agire con "severità contro illegalità e corruzione", è il monito di Giorgio Napolitano. E mentre dall'opposizione arrivano le richieste di dimissione del sindaco capitolino Ignazio Marino e del presidente della regione Nicola Zingaretti, il Pd prova a fare quadrato.
La vicenda Castiglione - C'è anche il sottosegretario all'Agricoltura,Giuseppe Castiglione (Ncd), tra i sei indagati per turbativa d'asta nell'inchiesta della Procura di Catania sull'appalto per la gestione del Cara di Mineo. Lo si rileva dagli atti dell'inchiesta. "Ora basta - attacca l'esponente centrista che chiede di "fare luce nel più breve tempo possibile sulla mia posizione visto il ruolo istituzionale che ricopro".
Gli interrogatori - Prima tornata di interrogatori di garanzia per i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale. Oggi saranno sentiti dal gip Flavia Costantini tutti coloro che sono stati reclusi a Regina Coeli: tra questi Mirko Coratti, già presidente dell'Assemblea Comunale; Francesco Ferrara, dirigente della cooperativa "La Cascina"; il dirigente comunale Angelo Scossafava e l'ex assessore della giunta Marino, Daniele Ozzimo. Domani sarà la volta di tutti gli indagati condotti ieri nel carcere di Rebibbia. Indagata Gabriella Errico, la presidente della cooperativa "Un sorriso" finita sotto i riflettori alcuni mesi fa durante le violente proteste scoppiate nel quartiere della periferia romana di Tor Sapienza tra i residenti e gli immigrati del centro d'accoglienza gestito dalla cooperativa. Il reato che le viene contestato è quello di turbativa d'asta, anche se il gip ha deciso di rigettare la richiesta di misura cautelare spiegando che nei suoi confronti "possa essere effettuata una prognosi favorevole, in ordine all'astensione dalla commissione di ulteriori reati, tenuto anche conto della pena che ragionevolmente potrà essere irrogata".
Monito di Mattarella - "Il contrasto all'illegalità e alla corruzione deve essere severo" e bisogna recuperare "il bene comune che si fonda su legalità e trasparenza", ha detto il capo dello Stato.
Marino resiste - Diverse le richieste di dimissioni del sindaco Ignazio Marino sul quale, però, il Pd fa quadrato sottolineando che un suo passo indietro, come quello di Nicola Zingaretti, sarebbe "un favore ai corrotti".
Ventuno gli indagati a piede libero. Sullo sfondo il business legato ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per migranti.Tra gli arrestati ci sono anche l'ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, e Luca Gramazio, accusato di partecipazione all'associazione mafiosa capeggiata da Carminati, che avrebbe favorito sfruttando la sua carica politica: prima di capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale ed in seguito quale capogruppo Pdl (poi FI) presso il Consiglio Regionale del Lazio. In manette anchel'ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimoe Angelo Scozzafava, ex assessore comunale a Roma alle Politiche Sociali. I Ros hanno arrestato anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari e l'ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della Regione Lazio come Daniele Magrini nella veste di responsabile del dipartimento Politiche Sociali. Arrestati anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Infine posto ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini. "Chi ruba in galera, paghi tutto", commenta il premier Matteo Renzi. Il Pd è sotto attacco ma mette in campo una difesa netta e chiara delle giunte Zingaretti e Marino.
Buzzi: 'Consiglieri devono stare ai nostri ordini'
"I consiglieri comunali devono stare ai nostri ordini". Questa e' la perentoria affermazione pronunciata da Salvatore Buzzi, in una telefonata con Massimo Carminati, intercettata e registrata dai carabinieri del Ros.
'La mucca deve mangiare per essere munta'
"La mucca deve mangiare" per essere "munta". Lo dice il ras delle coop sociali Salvatore Buzzi in una telefonata intercettata con Franco Figurelli, componente della segreteria dell'ex presidente dell'Assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd), entrambi per i pm a libro paga di Mafia Capitale. Buzzi: "Ahò, ma scusa, la sai la metafora? La mucca deve mangiare". Figurelli: "Aho ma questa metafora io gliela dico sempre al mio amico, mi dice: 'Non mi rompere il ca.. perché se questa è la metafora lui ha già fatto, per cui non mi rompere'". Buzzi: "Aho, però diglielo: 'Guarda che ha detto Buzzi che qui la mucca l'amo munta tanto'". Figurelli: "Allora, ieri me c'ha mannato aff... per avè detto sta cosa, tu non hai capito, me c'ha mannato aff..., dice: 'Non ti può rispondere così l'amico Salvatore perché noi già fatto'". Secondo il Ros dei carabinieri Buzzi avrebbe tra le altre cose assunto nelle sue cooperative una ragazza segnalata da Coratti, comunicando l'arrivo della giovane all'ndranghetista Rocco Rotolo, anch'egli inserito nelle coop.
'Carminati è un grande, ci fa fare un sacco di lavori'
"Massimo Carminati e' un grande. Ci sta facendo fare un sacco di cose, un sacco di lavori", afferma Salvatore Buzzi, in una telefonata con il suo collaboratore Emilio Gammuto, intercettata dai Ros. "Su a Ostia - spiega Buzzi -, anche se non direttamente ma attraverso un suo collaboratore, abbiamo preso un milione e due per il taglio del verde". "Per il campo nomadi ci ha messo pure i soldi, mi sa, eh?", chiede Gammuto. E Buzzi conferma: "Si', ci ha messo 500mila euro di tasca sua". "
Il blitz dei carabinieri è scattato nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L'Aquila, Catania ed Enna. Nell'ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, vengono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori ed altro. Altre 21 persone indagate per gli stessi reati.
Il ruolo di Gramazio
"Luca Gramazio svolge un ruolo di collegamento tra l'organizzazione da un lato e la politica e le istituzioni dall'altro, ponendo al servizio della stessa il suo 'munus publicum' e il suo ruolo politico", spiega il gip Flavia Costantini nell'ordinanza di custodia cautelare per il consigliere regionale di Forza Italia.Gramazio, scrive il gip, "può ricondursi al capitale istituzionale di Mafia Capitale: quel sistema di relazioni con uomini politici, apparati burocratici, soggetti appartenenti a vario titolo alle istituzioni, che costituiscono il contatto privilegiato dell'organizzazione con il mondo di sopra". L'esponente di Fi rappresenta "un collegamento che, sul piano politico, si traduce nella costruzione del consenso necessario ad assecondare gli affari del sodalizio; sul piano istituzionale, in materia di iniziative formali e informali intese per un verso a collocare nei plessi - sensibili per l'organizzazione - dell'amministrazione pubblica soggetti graditi, per altro verso nell'orientare risorse pubbliche in settori nei quali il sodalizio, in ragione del capitale istituzionale di cui dispone, ha maggiori possibilità di illecito arricchimento". Per il gip, elabora "insieme ai vertici dell'organizzazione le strategie di penetrazione della pubblica amministrazione".
Gramazio in un'intervista su La7
"Novantottomila euro in contanti in tre tranches (50.000-28.000-20.000); 15.000 euro con bonifico per finanziamento al comitato Gramazio; l'assunzione di 10 persone, cui veniva garantito nell'interesse di Gramazio uno stipendio; la promessa di pagamento di un debito per spese di tipografia". Sono alcune delle "utilità" che, secondo il capo di imputazione, avrebbe ricevuto Luca Gramazio per "porre le sue funzioni istituzionali al servizio" dell'associazione capeggiata da Massimo Carminati.
Le indagini dei Ros hanno evidenziato "la straordinaria pericolosità di Luca Gramazio". E' quanto scrive il gip di Roma, motivando le esigenze cautelari nei confronti di Gramazio, sottolinea il giudice, "potrebbe sfruttare la rete ampia dei collegamenti per fornire nuova linfa alle attività delittuose e agli interessi dell'associazione" capeggiata da Massimo Carminati, "nonostante lo stato detentivo di numerosi sodali".
Perquisita anche sede cooperativa La Cascina, gestisce Centro Accoglienza per Richiedenti Asilo in Sicilia Delle perquisizioni in corso nell'ambito di Mafia Capitale, una riguarda la cooperativa "La Cascina", vicina al mondo cattolico.Gestisce tra l'altro il Cara (Centro Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Mineo, in Sicilia. La perquisizione rientra nel quadro degli accertamenti sulla gestione degli appalti per i rifugiati. I manager della cooperativa 'La Cascina' erano "partecipi degli accordi corruttivi con Luca Odevaine" e hanno commesso "plurimi episodi di corruzione e turbativa d'asta" dal 2011 al 2014, mostrando così una "spiccata attitudine a delinquere" per ottenere vantaggi economici: è l'accusa che il Gip di Roma rivolge a Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa. Per Ferrara è stato disposto il carcere, mentre nei confronti degli altri tre sono scattati i domiciliari. Secondo il Gip, Odevaine avrebbe ricevuto dai quattro "la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l'aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014, per la vendita della sua funzione e per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in violazione dei doveri d'imparzialità della pubblica amministrazione". Nello specifico, Odevaine avrebbe tra l'altro orientato le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, in modo da creare creare le condizioni per l'assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dal gruppo La Cascina. Avrebbe inoltre fatto pressioni finalizzate a far aprire i centri per immigrati in luoghi graditi alla cooperativa e concordato con i manager il contenuto degli stessi bandi di gara, che venivano poi predisposti in modo da garantire l'attribuzione di un punteggio elevato alla stessa La Cascina.
Odevaine era il raccordo tra la cooperativa e il Viminale
Luca Odevaine sarebbe il 'raccordo' tra la cooperativa La Cascina e il Viminale. E' lo stesso appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale a spiegarlo ai manager de La Cascina nel corso di diverse intercettazioni riportate nell'ordinanza di custodia cautelare del gip di Roma. Nel capitolo dedicato ai rapporti tra Odevaine ed i manager, il gip sottolinea che è stato lo stesso indagato, in dichiarazioni spontanee ai magistrati, a parlare di questo ruolo, sostenendo che in realtà il Tavolo aveva solo una funzione politica. "Non aveva nessun potere - ha messo a verbale Odevaine - nell'attivare Centri o spostare immigrati da un centro all'altro, semplicemente dettava le linee generali della politica". Scelte che invece spettavano al Viminale. Ed in questo quadro, ha aggiunto, "quello che facevo io ...era di facilitare il Ministero da una parte nella ricerca degli immobili che potessero essere messi a disposizione per l'emergenza abitativa". Insomma il suo era un ruolo di "facilitatore dei rapporti con la pubblica amministrazione...in ragione delle mie conoscenze maturate nel tempo". Nelle conversazioni con i manager della cooperativa, però, Odevaine è più chiaro. Il mio compito, spiega infatti ad un dipendente de La Cascina, "non è tanto stare direttamente dentro ai Centri...il lavoro che gli faccio è di collegamento con il ministero dell'Interno soprattutto per trovare...poi...la possibilità di implementare il lavoro...e facciamo accordi sugli utili in genere...insomma ci si dividono un po' gli utili". Ad un suo collaboratore racconta invece cosa ha detto ai manager della cooperativa: "vi dico sinceramente... c'ho richieste da parte del ministero di apertura di altri centri e li sto dando ai vostri concorrenti".
'Mi dai un euro per ogni migrante'
"Se me dai...me dai cento persone facciamo un euro a persona". E' il "criterio di calcolo delle tangenti", secondo il Gip di Roma, che Luca Odevaine spiega ai manager della cooperativa La Cascina, interessati alla gestione dei Centri per gli immigrati e disposti, sempre secondo l'accusa, a pagare uno stipendio fisso a Odevaine. Nell'ordinanza di custodia cautelare ci sono decine di intercettazioni tra i manager della Cascina e lo stesso Odevaine, tutte centrate su quale debba essere la percentuale da corrispondere, non solo per 'l'aiuto' ottenuto per la gara relativa al Cara di Mineo ma anche per quanto Odevaine potrebbe fare per i centri di Roma e di San Giuliano di Puglia. Ed in una di queste conversazioni, con Domenico Cammisa (agli arresti domiciliari) Odevaine spiega quello che il Ros e il Gip definiscono "criterio di calcolo delle tangenti". "Allora altre cose in giro per l'Italia - dice Odevaine a Cammisa - ...possiamo pure quantificare, guarda...se me...se me dai...cento persone facciamo un euro a persona...non lo so, per dire, hai capito? E...e basta uno ragiona così dice va beh...ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina...50 là...e...le quantifichiamo, poi". Parole che, sottolinea il gip, "arrivano a prospettare un vero e proprio 'tariffario per migrante ospitato'."
Dal clan mille euro al mese per il consigliere comunale
Il clan di Carminati e Buzzi avrebbe garantito mille euro al mese e un posto di lavoro per un conoscente al consigliere comunale Massimo Caprari del Centro democratico, della maggioranza del sindaco Ignazio Marino. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare emessa a suo carico dal gip Flavia Costantini. Il consigliere, in cambio, avrebbe assicurato all'organizzazione "il suo voto favorevole al riconoscimento del debito fuori bilancio per l'anno 2014". In un colloquio intercettato tra Buzzi e il vicepresidente della cooperativa "La Cascina", Francesco Ferrara, il braccio destro di Carminati afferma: "te l'ho detto, Caprari è venuto da me: voleva tre posti di lavoro". Buzzi, scrive il gip nel provvedimento, riferiva a Ferrara che, per accogliere le sue richieste, Caprari si era rivolto a lui chiedendogli in cambio l'assunzione di tre persone, che poi era stata ridotta a una sola al che il rappresentante de La Cascina replicava dicendo che un posto di lavoro equivaleva a circa 30.000 euro l'anno". Concluso l'accordo e assunta la persona indicata da Caprari, lo stesso Buzzi, intercettato, avrebbe poi commentato "quello di Caprari l'ho preso per tre mesi, in tre mesi la mucca deve mangiare in tre mesi".
M.P. È la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova per il Milan: Silvio Berlusconi ha trovato l'intesa per la cessione del 48% del club a Bee Taechaubol a fronte di un'offerta di poco inferiore al mezzo miliardo di euro. «Sembra sia stato trovato un investitore nelle ultime 24 ore - conferma il presidente rossonero a margine di un convegno elettorale a Segrate – naturalmente mantengo la maggioranza e la carica di presidente. C'è la possibilità che qualcuno, che conosce bene i mercati asiatici, possa sviluppare l'utilizzazione del brand commerciale del Milan in quei settori». Il riferimento è ovviamente al broker thailandese con cui oggi «è stato firmato - si legge nel comunicato congiunto di Fininvest e Taechaubol - un accordo che prevede di trattare in esclusiva, per un periodo di otto settimane, un rapporto di collaborazione relativo al Milan».
Berlusconi ha quindi trovato il socio di minoranza intenzionato ad investire nel club per rafforzarlo, sempre che vada a buon fine la trattativa e venga siglato l'accordo definitivo. «L'ipotesi di accordo – si precisa nella nota - ha come obiettivo la valorizzazione e la commercializzazione del brand Milan in Paesi asiatici, al fine di ottenere un forte impulso di ricavi indispensabili per riportare il Milan a competere con i principali club del calcio mondiale».
La trattativa con Mr. Bee si è dunque definitivamente sbloccata, dopo l'incontro a sorpresa di ieri sera (programmato solo 24 ore prima) e un secondo summit nel pomeriggio ad Arcore, in cui Berlusconi ha voluto al proprio fianco le figlie Marina, presidente di Fininvest, la holding di famiglia proprietaria del Milan, e Barbara, vicepresidente e ad rossonera, oltre a i tre manager di Fininvest che hanno seguito il dossier, l'ad Fininvest Pasquale Cannatelli, il dg Danilo Pellegrino e il responsabile Business development Alessandro Franzosi.
L'importante offerta finanziaria, che di fatto prevede una valutazione complessiva del club rossonero di circa 1 miliardo di euro, e l'atteggiamento più riservato adottato dal broker, alla fine hanno convinto l'ex premier. Taechaubol, a differenza di quanto fatto a fine aprile, si è mosso con discrezione: ha cambiato albergo, non ha annunciato i suoi movimenti sui social network nè si è lasciato andare a grandi proclami. E soprattutto ha avanzato una proposta che andava nella direzione immaginata dalla proprietà del club.
Se la trattativa, come tutto lascia pensare, dovesse concludersi positivamente, per la prima volta il Milan aprirà a nuovi investitori e cioè alla cordata di Mr. Bee, composta da Ads security, società di brokeraggio finanziario fondata da Mahmood Ebraheem Al Mahmood, e da China Citic Bank, banca controllata dalla China International Trust. Nuove liquidità verranno messe a disposizione per il mercato con possibili romantici ritorni, come quello di Ibrahimovic di cui si è discusso nei giorni scorsi ad Arcore, quando Berlusconi ha dato l'investitura a Mihajlovic.
«Ho avuto un'impressione ottima – ha raccontato l'ex premier -. Mihajlovic è una persona di livello. Non solo competente per ciò che riguarda il calcio, ma anche di grande polso, con cui è possibile avere un confronto». L'incarico all'allenatore dovrebbe essere ufficializzato dopo la finale di Champions, e nulla al momento fa pensare che la svolta societaria possa cambiare i piani per la panchina. Anche perchè Unai Emery, che nelle scorse settimane era considerato il candidato di Mr.Bee perchè nel giro Doyen, è vicino al rinnovo con il Siviglia.
M.P. Terremoto nella notte sulla Sila. E la terra stamani ha tremato anche in Malesia. Pesante il bilancio delle vittime: secondo le prime informazioni sarebbero almeno 5 i morti.
TERREMOTO SULLA SILA Un terremoto di magnitudo(Ml) 2 è avvenuto alle 05:19:39 italiane del giorno 05/Giu/2015. Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel distretto sismico: La_Sila.
Comuni tra 10 e 20km APRIGLIANO (CS) BISIGNANO (CS) CASOLE BRUZIO (CS) CASTIGLIONE COSENTINO (CS) CELICO (CS) COSENZA (CS) LAPPANO (CS) LONGOBUCCO (CS) LUZZI (CS) PEDACE (CS) PIANE CRATI (CS) PIETRAFITTA (CS) ROSE (CS) ROVITO (CS) SAN COSMO ALBANESE (CS) SAN DEMETRIO CORONE (CS) SAN GIORGIO ALBANESE (CS) SAN PIETRO IN GUARANO (CS) SANTA SOFIA D'EPIRO (CS) SERRA PEDACE (CS) SPEZZANO DELLA SILA (CS) SPEZZANO PICCOLO (CS) TRENTA (CS) VACCARIZZO ALBANESE (CS) ZUMPANO (CS)
ALPINISTI BLOCCATIIN MALESIA Un centinaio di alpinisti sono rimasti intrappolati sul monte Kinabalu in Malesia, nella provincia di Sabah, che nella notte è stata scossa da un terremoto di 6 gradi di magnitudo.
Un terremoto con epicentro 19 chilometri a nordovest di Ranau, città di 94mila abitanti, sull'isola del Borneo. La scossa è avvenuta a una profondità di 10 chilometri quando erano le 7.15 del mattino, ora locale. Dalle prime notizie sarebbero almeno cinque gli alpinisti morti colpiti da rocce e detriti.
Il sisma, durato circa un minuto, ha infatti provocato smottamenti di terreno, ha confermato il ministro malese del turismo, Masidi Manjun, su Twitter. Manjun ha aggiunto che le autorità malesi hanno già avviato le operazioni di soccorso delle persone rimaste bloccate.
MALESIA: UNO SCALATORE MORTO E 160 INTRAPPOLATI Almeno uno scalatore è morto e altri due sono rimasti feriti sul monte Kinabalu, nella parte malaysiana dell'isola del Borneo, in seguito al forte terremoto che ha colpito oggi il Paese: lo riferisce il giornale The Star online.
In un tweet, la Cnn parla inoltre di circa 160 scalatori rimasti bloccati sul monte.