INSERITO DA MORENA MOTTA La voce si interrompe spesso, ancora troppo forti i dolori che le premono sul torace. I respiri non riescono ad essere ampi, fanno fatica a venir fuori. Come le parole per spiegare quello che è successo. «Tutt’ora non ho capito cosa volessero da noi quei ragazzi. Col senno di poi posso pensare anche ad uno scippo. Magari avevano puntato il telefono delle ragazze o la mia borsa. Forse volevano solo fare i duri e mettere paura alla gente, provare l’emozione di sentirsi forti e di incutere paura».
Una paura che lei, la “zia eroina”, come qualcuno già l’ha ribattezzata, ha davvero provato. Soprattutto per le nipoti minorenni che quella brutta sera erano con lei a Gallipoli. Eppure quando si è trattato di difenderle non ha esitato un attimo.
«Ci seguivano e avevano l’aria minacciosa – racconta -. All’inizio non ci abbiamo fatto caso, poi i passi veloci di un gruppetto di persone sospette, nella nostra direzione, in una strada buia e isolata dove non c’era nessuno oltre noi, ci hanno messo un po’ in allarme. Così abbiamo accelerato il passo, almeno per uscire da quella strada più buia ed arrivare presto a casa».
Non avevano un’aria rassicurante, racconta la donna. Un fare spavaldo, un’andatura da bulli. Erano in tre. «Ho capito che i miei erano più che sospetti quando ho sentito che si affrettavano anche loro, come per rincorrerci. A quel punto mi sono fermata e li ho affrontati, perché ho temuto che stessero puntando le ragazze per far loro del male o importunarle».
Così è cominciata la pioggia di botte. Spintoni per farla cadere per terra e calci sul petto. Cadendo, la donna ha anche battuto la testa, ferendosi ad un occhio e sulle tempie. «Ho sentito un colpo forte sul torace che mi ha fatto mancare il respiro, ad un tratto ho visto tutto nero e sono cascata giù, poi non ricordo più niente». Non ricorda l’accento dei tre, spiega di non averlo saputo riconoscere.
«Ma non è importante – spiega -. Di persone violente ce ne sono in ogni dove, è successo a Gallipoli, ma queste cose purtroppo succedono ovunque, nelle grandi città e nei piccoli centri». Il messaggio da far passare attraverso la foto sui social network era quello di fare attenzione ai malintenzionati, soprattutto per le ragazze più piccole e indifese, facile preda dei bulli di turno.
«Mi rimarrà un brutto ricordo di quella sera, ma non lo associo a Gallipoli che è una città stupenda. Amo Gallipoli e amo i salentini. Anche le mie nipoti mi hanno chiesto: “Zia, ma poi ci torniamo?” e ho risposto loro di sì. Nel Salento siamo sempre state bene. Gli unici a doversi scusare sono quelli che mi hanno fatto del male, per il resto ho incontrato solo persone meravigliose».
FONTE di Daniela Palma QUOTIDIANO DI PUGLIA
04/08/2015 10:11