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MONZA E PROVINCIA NEWS STORIA DI VIMERCATE A CURA DI MICHELE PAPPACODA

6 Settembre 2015, 13:39pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

DI MICHELE PAPPACODA Si trova nella pianura Padana, al limite delle colline della Brianza, a nord est di Milano, da cui dista 23 km. Dista inoltre: da Monza 8 km, daBergamo 25 km, da Lecco 27 km.

Nella parte orientale è attraversata dal torrente Molgora che vi scorre da nord - proveniente dal Comune di Usmate - a sud, verso il confinante Comune di Burago Molgora.

CLIMA

Vimercate, secondo la classificazione dei climi di Köppen, gode di un clima temperato delle medie latitudini, piovoso o generalmente umido in tutte le stagioni e con estati molto calde e afose con temperature che non superano mediamente i 35 °C. Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra marzo e maggio, con un leggero calo nei mesi estivi, e un riacutizzarsi nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato. L'inverno è caratterizzato generalmente da una percentuale di piovosità molto bassa, e la neve cade discretamente, tra novembre e febbraio.

Storia

Il nome deriva dal latino Vicus Mercati ("borgo del mercato").

Il luogo è sempre stato centro di scambi commerciali e tuttora ospita un frequentato mercato settimanale al dettaglio.

Monumenti e luoghi di interesse

Convento di San Francesco (Villa Banfi)

La fondazione del convento di Vimercate (www.conventosanfrancesco.it) deve ai Francescani del vicino monastero di Oreno nella seconda metà dell'XI secolo. Gli edifici subirono poi nel tempo diverse trasformazioni ed ampliamenti, tra cui la dotazione, ad opera di Francesco Sforza durante il suo soggiorno vimercatese nel 1450, di una nuova cappella nella chiesa, dedicata a San Giovanni. Soppresso dalla Repubblica Cisalpina nel1798, il convento venne in seguito acquistato dalla famiglia Banfi (Giuseppe Banfi, Podestà di Vimercate ), che ne è l'attuale proprietaria.

Il complesso conventuale è articolato intorno al chiostro, ristrutturato nel XVI secolo e chiuso a sud dalla chiesa; vi sono collegati inoltre altri edifici ad uso residenziale e una interessante corte rustica, con muro di cinta e portale verso la strada che risalgono al XII-XIII secolo.

La chiesa, a navata unica con tre altari, edificata alla fine del XIII secolo, vide un primo intervento di ristrutturazione a metà del XV secolo. L'edificio venne quindi allungato alla fine del Seicento e dotato di una nuova facciata di mattoni a vista nel Settecento.

Nel convento rimangono interessanti dipinti. Un affresco, ancora bizantineggiante, del quarto decennio del XIV secolo, rappresentante la Madonna della Misericordia, mentre sulle pareti del campanile della ex chiesa sono presenti parti superstiti di un ciclo trecentesco di vasto respiro, illustrante scene della vita di Cristo e immagini di devozione.

L'affresco della Crocefissione e Santi del 1354 è l'unico presente nel convento di San Francesco di cui si conosca la datazione precisa. Si presenta ora diviso in due parti: a destra la Crocefissione, con al centro il crocifisso e ai lati la Vergine e San Giovanni Evangelista; sulla parte sinistra sono invece raffigurati due santi: San Giovanni dei Pellegrini e Santa Francesca Romana. Le due scene sono separate da una sottile colonna tortile policroma. L'opera, una bella composizione caratterizzata da disegno fermo e sapiente uso del colore, è una prova della diffusione dell'arte giottesca in tutta la Lombardia nella prima metà del Trecento.

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MONZA E PROVINCIA NEWS STORIA DI MONZA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

6 Settembre 2015, 13:29pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

La storia di Monza inizia in epoca romana, con l'attestazione del vicus di "Modicia", anche se nel territorio monzese sono state rinvenute testimonianze di presenza umane molto anteriori. La città conobbe un periodo di particolare rilevanza politica e di intenso sviluppo artistico durante il VII secolo, quando fu capitale estiva del Regno longobardo; in seguito la città entrò nei domini del Sacro Romano Impero, pur con ampi margini di autonomia, e infine, dall'XI secolo, entrò nell'orbita di MilanoLibero comune nel XIII secolo, nel XIV Monza entrò nei domini dei Visconti di Milano, dei quali seguì la sorte passando prima sotto il controllo spagnolo e poi sotto quello asburgico, fino a diventare parte, nel 1859, del Regno di SardegnaRegno d'Italia dal 1861.

Le origini

Urne e corredi funerari, armi, lucerne, spilloni, vasellame vario: questi ritrovamenti databili all'età del bronzo (circa II millennio a.C.) sono state scoperti nel territorio monzese sul finire del XX secolo: questi ritrovamenti, oggi conservati nei depositi dei Musei Civici, documentano la sicura presenza nella regione di comunità socialmente organizzate di probabile origine celtica.

Un popolo dell'antica Gallia, gli Insubri, valicate le Alpi, si era stabilito intorno a Mediolanum (Milano), dividendosi in numerosi villaggi. In precedenza nella zona dell'antico vicus di Monza una tribù gallo-celtica aveva già fondato un villaggio in riva al fiume Lambro, così le due popolazioni si fusero.

L'epoca romana

 
Ninfeo tardo romano
presso la Casa dei Decumani

Nell'anno 222 a.C. i consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello sottomisero i Galli Insubri. La regione tuttavia, pochi anni più tardi, si sollevò all'arrivo di Annibale (218 a.C.).
Tornata nell'orbita di Roma nei primi decenni del II secolo a.C., la Gallia Cisalpina ottenne da Giulio Cesare la cittadinanza romana nel 49 a.C. (Lex Roscia).

Le prime testimonianze del vicus romano di Monza ci vengono da due iscrizioni su stele di pietra risalenti al I secolo d.C., ritrovate l'una nella chiesa di Santa Maria in Carrobìolo, l'altra nei giardini di Villa Reale.

Il nome latino della città era probabilmente "Modicia" (come testimonia la dedica incisa su di un'ara del II secolo dedicata ad Ercole dagli Juvenes Modiciates) anche se non lo si ritrova menzionato nei documenti né di età repubblicana, né imperiale.

Della Monza romana sono rimaste varie testimonianze quali ceramiche, grezze o dipinte, di uso quotidiano, are dedicate a Giove, Ercole e Mercurio, iscrizioni, sarcofagi, lapidi sepolcrali ed epigrafi di militari, commercianti e piccoli proprietari, spesso dai nomi celtici romanizzati.

Dai ritrovamenti pare che il nucleo principale della città fosse sulla sponda destra del fiume Lambro verso il duomo, e sulla sponda sinistra verso l'odierna chiesa di S.Maurizio. Le due zone erano collegate dall'unico monumento tuttora rimasto della Monza romana: il ponte sul fiume Lambro detto "di Arena", così chiamato perché si trovava nelle vicinanze di un luogo in cui i giovani praticavano attività ginnico-sportive.
Il ponte (che fu demolito nel XIX secolo per far posto all'odierno ponte dei Leoni) era lungo 70 m e largo 4, era composto di sette archi ribassati in cotto e serizzo, uno dei quali è tuttora visibile. Da qui passava la strada che da Milano conduceva a Lecco.

Le fondazioni di un ninfeo tardo romano sono state risistemate nel giardino della cosiddetta casa dei Decumani, poco lontano dal luogo del ritrovamento avvenuto ad est della cappella del Rosario del duomo.
In una zona non molto distante poteva anche trovarsi un'area sepolcrale, poiché i relativi materiali lapidei di recinzione furono reimpiegati come pilastri della stessa casa dei Decumani.

Nella ripartizione di Augusto Modicia era inclusa nella Regio XI, il cui territorio corrispondeva all'antica Gallia Transpadana.

La città non era un municipio autonomo in quanto per la relativa vicinanza dipendeva dal municipio di Mediolanum; la sua importanza cominciò a manifestarsi dalla fine del III secolo anche se il luogo continuò a mantenere un carattere essenzialmente agricolo.

Nell'ultimo periodo della decadenza dell'impero, nel 402 i Goti di Alarico saccheggiarono la regione Transpadana.

Dal V all'VIII secolo

Alla disgregazione dell'impero romano Monza condivide le vicende dell'intera Italia che subisce lo stanziamento di nuovi popoli.

Dapprima gli Eruli di Odoacre, che depone l'ultimo imperatore romano (476).

Quindi gli Ostrogoti di Teodorico (493), che sceglie proprio Monza come una delle sue residenze e vi fa costruire un proprio Palatium magnum. Del palazzo di Teodorico, peraltro menzionato da Paolo Diacono nella sia Historia Langobardorum, non è rimasta traccia apparente.

Poi la guerra mossa da Giustiniano contro i Goti porta alla riconquista bizantina dell'Italia (553).

Infine l'arrivo in Italia dei Longobardi (568), guidati dal loro re Alboino: la conquista longobarda si estenderà a larga parte del territorio italiano (Langobardia Maior e Langobardia Minor) e comporterà un ruolo storicamente importante per la città di Monza (Modoetia).

I Longobardi e Teodolinda

 
Teodolinda, affresco degli Zavattari,Cappella di Teodolinda, Monza, 1444.
 
I domini longobardi alla morte diAgilulfo (616).

Non si hanno notizie storiche su Monza per tutto il periodo che intercorre tra la morte di Teodorico ed il regno di Autari che invece sarà, insieme a quello del suo successore Agilulfo, molto importante politicamente per la città.

Autari, terzo re in Italia dei Longobardi, aveva sposato, nel 589Teodolinda, principessa cattolica bavarese, figlia del duca Garibaldo e di Valdrada principessa della stirpe longobarda dei Letingi.

Morto improvvisamente Autari nel 590, Teodolinda sposò in seconde nozze il duca di TorinoAgilulfo, incoronato re d'Italia. La coppia regale stabilì a Milano la propria capitale e a Monza la residenza estiva; Teodolinda si fece allora costruire un ricco palazzo a Monza. Anche di questa residenza regale non è rimasta traccia, se non nell'iscrizione sull'Evangeliario donato dalla regina alla chiesa di San Giovanni.

Teodolinda fece anche costruire, nel 595, vicino al suo palazzo e sulla riva del fiume Lambro un oraculum, cioè un luogo di preghiera, presto ampliato e dotato di molti ornamenti d'oro e d'argento: la prima basilica di San Giovanni Battista, adiacente il Palazzo Reale. Tutto ciò secondo la testimonianza dello storico longobardoPaolo Diacono (VIII secolo), che nella sua Historia Langobardorum scrisse: «[...] Theudelinda regina basilicam costruxerat, qui locus supra Mediolanum duodecim milibus abest, [...]»[1].
Vestigia del tempio teodolindeo, quali muri del VI secolo, iscrizioni, lastre decorate a soggetto religioso si trovano tuttora a far parte dell'odierno Duomo, che forse ne comprende alcune navate. A lato dell'abside rimane anche una torre longobarda usata più tardi come campanile della Basilica e forse in origine posta a difesa dell'adiacente Palazzo Reale.

Più tardi nacque una leggenda riguardo alla costruzione dell'oraculum: secondo questa tradizione infatti Teodolinda, addormentatasi lungo la riva del Lambro durante una battuta di caccia del re e della corte longobarda, avrebbe visto in sogno una colomba, simbolo dello Spirito santo, che le avrebbe pronunciato la parola modo, ad indicare che avrebbe dovuto dedicare quel luogo a Dio. La regina a quel punto avrebbe risposto etiam, indicando la sua accondiscendenza al volere divino. Dall'unione delle due parole modo ed etiam sarebbe poi nato il nome della città: Modoetia. L'episodio è narrato, insieme ad altri della vita della regina, nel ciclo di affreschi dei fratelli Zavattari che decorano interamente le pareti della Cappella di Teodolinda nelDuomo di Monza.

Papa Gregorio Magno, grazie all'influenza della regina, sostenne la conversione al cattolicesimo del popolo longobardo, ancora in gran parte pagano o ariano. Per incoraggiare e confermare la fede del popolo il papa donò una serie di oggetti di culto, molti dei quali, carichi di valore storico ed artistico, sono ancora oggi conservati nel museo del Duomo, insieme anche a numerosi oggetti d'arte di questo popolo: tra questi l'Evangeliario di Teodolinda, che papa Gregorio Magno donò nel 603 alla regina dei Longobardi.

Teodolinda morì nel 627 e venne sepolta nell'Oraculum. Nel 1308 i suoi resti furono trasferiti in un sarcofago nella Cappella a lei dedicata.

Dopo Teodolinda la Chiesa monzese andò assumendo un'importanza spirituale e temporale sempre maggiore. A suo capo fu posto un "Diacono custode" (che successivamente, nell'anno879, divenne "Arciprete"). In questo periodo la Basilica monzese e le sue terre furono prima soggette a "Principi", cioè a feudatari inviati dai re longobardi residenti a Pavia.
Più tardi l'Arciprete di Monza giunse ad associare il potere temporale a quello spirituale.

Nell'anno 774 i Longobardi di Desiderio sono sconfitti dai Franchi di Carlo Magno che riceve la Corona Ferrea nel 775.

IX secolo

Nell'843 l'Impero carolingio viene diviso in tre regni: Monza fa parte del Regno d'Italia, assegnato a Lotario I.

Negli stessi anni Monza diviene possesso del conte franco Ugo di Tours.

X secolo

Il Glossario di Monza risale probabilmente ai primi decenni del X secolo.

Con Berengario (850-924), duca del Friuli, divenuto re d'Italia e poi, nel 915, anche imperatore del Sacro Romano Impero, Monza torna nuovamente ad assumere l'importanza perduta dopo la morte della regina Teodolinda.

Berengario, incoronatovi imperatore con la Corona Ferrea, sceglie Monza come Sede imperiale e dalla città emana molti decreti per il governo dell'impero stesso. Vi fa anche costruire uncastrum fortificato contro le incursioni degli Ungari.

Sotto il suo regno Monza poté godere di una certa indipendenza: disponeva infatti di un proprio sistema di pesi e di misure; poteva anche confiscare beni e contrassegnare gli atti notarili con proprie segnature.

Berengario I fu molto generoso con Monza donando numerose opere al suo Duomo, tra cui la famosa Croce, e concedendo ampi benefici ai suoi 32 canonici ed alle altre chiese. In particolare il dominio della chiesa monzese divenne consistente ed il suo Arciprete venne a riunire i ruoli di capo della Basilica e di Signore con potere politico.

Monza città fortificata ospitò, nel 980Ottone II proveniente dalla Germania . Nell'anno 1000 suo figlio Ottone III divenne protettore di Monza e di tutti i suoi possedimenti: BulciagoCremella,LuragoLocate e Garlate.

La potenza economica della città ed il suo prestigio come sede di incoronazione affermatosi nel corso del X secolo andrà consolidandosi nei due secoli successivi, suscitando la rivalità di Milano che cercherà con varie e alterne vicende di sottometterla.

XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1018Ariberto d'Intimiano (970-1045), Signore di Monza, viene consacrato vescovo di Milano: così la città perde la propria autonomia rispetto alla potente e troppo vicina Milano. Sono gli anni che vedono le lotte tra Ariberto e l'imperatore Corrado II. Alla sua morte, Ariberto lascia importanti donazioni alla Basilica e al clero monzese.

Non si hanno documenti certi per ricostruire storicamente l'origine del Comune di Monza. La maggior parte degli studiosi propende per collocarla alla fine dell'XI secolo, o all'inizio di quello successivo, come reazione al forte potere politico esercitato dall'Arciprete sulla città.

XII Secolo

 
Corrado III di Svevia
miniatura del XIII secolo

Si stima che la città di Monza contasse circa settemila abitanti. L'agricoltura ne costituiva l'attività prevalente, anche se l'artigianato iniziava a crescervi d'importanza.

Nel 1128, a Monza nella chiesa di San MicheleCorrado III di Svevia, della famiglia degli Hohenstaufen, viene incoronato Re d'Italia dall'arcivescovo di Milano Anselmo Pusterla. Non si sa con certezza quale fu la corona usata in questa cerimonia poiché ne esistevano tre: quella di Teodolinda, la Corona Ferrea e quella di Agilulfo. Però le prime due si ritengono poco adatte per una incoronazione per le loro dimensioni, troppo piccole; rimarrebbe la corona di Agilulfo, che viene fatta risalire non all'epoca longobarda, ma al secolo XI e che oggi non è più a Monza perché è stata fusa a Parigi dove fu portata da Napoleone alla fine del XVIII secolo.

Nel terzo decennio del secolo nasce a Monza San Gerardo dei Tintori, fondatore di un ospedale.

Nel 1135 Corrado III deve cedere il proprio regno a Lotario III (secondo un'altra numerazione, Lotario II). Nello stesso anno papa Innocenzo II prende la Chiesa di Monza sotto la protezione apostolica e ne conferma i beni e i privilegi.

L'anno successivo Lotario garantisce al clero monzese l'indipendenza da Milano: Monza riacquista così la propria autonomia che non è solamente limitata al governo feudale di terre e di beni, ma è estesa anche al potere spirituale: infatti, mentre è negata ad altri, all'arciprete di Monza è confermata la facoltà di ordinare i chierici della propria chiesa (anno 1150); naturalmente tale autonomia non fu mai assoluta, non potendosi svincolare completamente dall'autorità del vescovo di Milano.

 
Federico I
Miniatura da manoscritto del 1188

Amizo de Modoetia è Console nell'anno 1141.

Federico I Barbarossa succede allo zio Corrado III di Svevia ed è due volte nella città di Monza: nel 1158 e nel 1163. In questo periodo la città torna ad assumere grande importanza e riacquista la propria indipendenza da Milano, città fortemente ostile all'imperatore.

Federico dichiara Monza di sua proprietà e le concede anche la "curraria" (cioè il diritto di riscuotere la dogana sulle strade), diritto solitamente concesso solo alle città di "sede regia".
Nel periodo delle lotte contro Milano e le altre città della Lega, Monza è soprattutto un centro amministrativo per il Barbarossa.

L'indipendenza monzese dura fino al 1185 quando il Barbarossa, conclusa con la Lega la pace di Costanza, deve abbandonare la città al predominio di Milano che la sottomette nuovamente e si appropria del Tesoro del Duomo.

Nel 1185 Enrico VI, figlio del Barbarossa, è incoronato re a Monza, in occasione delle sue nozze con Costanza d'Altavilla, erede del Regno Normanno.

 
Scena di incoronazione
bassorilievo del XIII secolo
MonzaDuomo

Rogerius de Modoetia è ricordato come Console nell'anno 1187.

XIII secolo

 
L'Arengario di Monza

Il Comune di Monza trova il suo simbolo distintivo nell'Arengario. Il palazzo civico destinato a contrapporsi idealmente al Duomo, centro del potere religioso viene costruito alla fine del Duecento.

Agli anni dell'età comunale risale anche il primo stemma della città di Monza: uno scudo azzurro nel quale campeggia una Luna crescente di colore rosso, con un bianco semicerchio al mento. Se ne trova una rappresentazione nel Codice degli Statuti del Comune di Monza nella Biblioteca capitolare del Duomo.

Altro luogo tipico duecentesco è il cosiddetto Pratum magnum, grande area aperta destinata a mercato (corrisponde all'odierna piazza Trento e Trieste).

Già all'inizio del XII secolo Monza era un luogo fortificato; con il libero Comune era venuta a cambiare la stessa struttura medioevale della città. Infatti, all'attività agricola si affiancava la lavorazione artigianale dei panni e, in grandi cascine fuori dalle mura, si sviluppava la lavorazione delle lane.

In questo periodo il Comune è nuovamente legato, per le scelte politiche, a quello di Milano che nel 1221 sostiene Monza, il cui podestà era statoscomunicato dall'arcivescovo di Milano Enrico da Settala.

Nel 1242, per aiutare i milanesi che erano in lotta contro Federico II, l'Arciprete di Monza Alberico da Oreno acconsente ad impegnare i tesori della città; purtroppo al momento della loro restituzione è mancante un calice d'oro massiccio detto magno. Per sostenere una seconda guerra contro Federico II, i milanesi chiedono in prestito un calice d'oro monzese; per la sua restituzione è necessario far ricorso alla scomunica che venne comminata nel 1254: il calice viene restituito, ma mancante di diciassette gemme, come risulta da un inventario del 1275.

 
Aliprandi.

Ormai Monza è sempre più legata alle vicende di Milano e deve condividerne le vicende ed i nemici: nel 1255 la città viene saccheggiata dai Ghibellini e nel 1259 Ezzelino da Romano cerca d'impadronirsi del castello di Monza, ma ne viene respinto mentre il borgo è messo a ferro e fuoco.

Era comunque destino che il tesoro della basilica passasse ancora di mano in mano come pegno a garanzia dei prestiti ricevuti: nel1273 è presso gli Umiliati di Sant'Agata (attuale chiesa del Carrobiolo) in Monza e nel 1311 viene impegnato presso alcuni banchieri che per sicurezza lo trasferiscono ad Avignone. Tra i membri della delegazione era anche Martino Aliprandi, residente a Milano, ma appartenente alla importante famiglia di Monza. Solo nel 1319 il tesoro verrà restituito a Monza grazie a Matteo I Visconti, già Vicario imperiale e Signore di Milano.

 
Visconti.
 
Della Torre.

Monza rimane coinvolta nelle lotte tra i Della Torre ed i Visconti. È presidiata da soldatesche milanesi nel 1275. Dopo la decisiva vittoria viscontea nella Battaglia di Desio del 1277 è occupata dalle truppe dell'Arcivescovo Ottone Visconti e del marchese Guglielmo di Monferrato (1278); l'anno successivo la città venne dichiarata possesso del podestà e del popolo milanese.

Dal XIV al XVI Secolo, i Visconti e gli Sforza

L'anno 1300, primo Giubileo nella storia della Cristianità, vede l'inizio dei lavori di ricostruzione del Duomo, promossi da Matteo Visconti.

Il nuovo imperatore Arrigo VII, nel 1311, non trova a Monza la Corona ferrea (alienata dai Torriani) e si fa confezionare un'apposita corona per essere incoronato re dei Romani. Nel 1312 Monza aderisce alla fazione ghibellina.

Enrico Aliprandi, membro dell'eminente famiglia monzese, aderisce alla fazione dei Torriani, arruola molti soldati al suo comando e viene acclamato Signore di Monza dal popolo nel 1322.[2] Nello stesso 1322 Luchino Visconti e Francesco da Garbagnate fanno demolire la cinta muraria di Monza per impedirle di difendersi dagli attacchi provenienti dalla parte di Milano.

Nel 1325 Galeazzo I, conquistata la città dopo un lungo assedio, pone mano a nuove grandi opere di difesa: la biforcazione del fiume Lambro (il Lambretto) e la costruzione di un castello, il terzo, in Monza. La prima costruzione consisteva in una torre alta quarantadue metri, che divenne luogo terribile di prigionia (la prigione dei Forni). Il Castello di Monza venne successivamente ampliato, tanto che si dovette abbattere una chiesa (Santa Maria d'Ingino), e furono costruite altre due torri in riva al fiume Lambro.
Nel 1327 proprio lo stesso Galeazzo I viene rinchiuso nei Forni di Monza per ordine dell'Imperatore Ludovico il Bavaro e ne verrà liberato l'anno successivo.

Nell'aprile del 1329 Pinalla Aliprandi, con un manipolo di cavalieri viscontei, riconquista Monza, occupata dalle truppe di Ludovico IV il Bavaro, giovandosi anche dell'aiuto portogli dal fratello Martino e, nel maggio dello stesso anno, respinge un tentativo dello stesso imperatore di impadronirsi della città[3].

Azzone Visconti concede che Monza sia nuovamente cinta di mura: i lavori hanno inizio nel 1333 e si protraggono fino al 1381.
Martino Aliprandi è Podestà di Monza dal 1334 al 1336, ove cura la costruzione delle mura e la fortificazione della rocca[4]. Con la costruzione delle nuove mura alle tre antiche porte della città se ne aggiungono altre, per un totale di sette, fortificate e munite di ponti levatoi: la porta Nuova (verso Milano), la Carnaia (sempre verso Milano), la porta di San Biagio, quella delCarrobiolo, di Leccode Gradi e di Lodi.

Nell'anno 1354 il papa Innocenzo VI proclama l'indiscusso diritto di Monza di imporre in Duomo la Corona d'Italia, la Corona del Ferro.

Nel 1380 Gian Galeazzo Visconti dona il Castello di Monza alla moglie Caterina che poi vi morirà nel 1404, imprigionatavi dal figlio Giovanni Maria. Un'epidemia di peste si diffonde nel 1402.

Nel 1407 Estorre Visconti è proclamato Signore di Monza e vi fa coniare una propria monetazione; alla morte di Giovanni Maria Visconti (1412) è acclamato Duca di Milano, contendendo così la successione a Filippo Maria Visconti, ma deve poi riparare nel Castello di Monza dove viene assediato: colpito ad una gamba da una pietra lanciata da una macchina d'assedio, muore per gli esiti della frattura il 7 gennaio 1413. La resistenza continua per opera di una donna, Valentina Visconti, eroica figlia di Barnabò e moglie di Giovanni Aliprandi. Soltanto il 1º maggio 1413, agli estremi dei viveri e delle forza acconsentì a capitolare nelle mani del capitano ducale che dirigeva l'assedio, Francesco Bussone detto il Carmagnola[5].

 
Storie della regina Teodolinda

La peste ritorna a colpire nel 1424.
Giacomo Castiglioni è Governatore di Monza dal 1427 al 1436.

Sul finire della Signoria viscontea la bottega dei fratelli Zavattari porta a termine nel Duomo di Monza l'affresco delle Storie di Teodolinda (1440-1446).

 
Sforza

La signoria dei Visconti continua su Monza fino alla morte dell'ultimo Duca, Filippo Maria (1447); ad essa succede, con le vicende del Ducato di Milano, quella di Francesco I Sforza al quale Monza si arrende nel 1449.

Dal XVI al XVII secolo, gli spagnoli

Nel 1500 il re di Francia Luigi XII, sconfitto e fatto prigioniero Ludovico il Moro, occupa il Ducato di Milano e Monza ne segue le vicende.

Sconfitti i francesi dalla Lega Santa, tra il 1512 e il 1515Massimiliano Sforza è nuovamente Duca. Ma dopo la battaglia di Marignano (1515Francesco I s'impossessa del Ducato di Milano estromettendone lo Sforza.

Nel 1522 il generale Lautrec occupa il castello monzese nel quale convengono altri condottieri italiani.

Con la battaglia di Pavia (1525) i francesi sono sconfitti dalle forze imperiali di Carlo V, e a Francesco II Sforza è restituito il Ducato di Milano. In Italia la potenza della Spagna è ormai predominante.

 
Asburgo di Spagna

A seguito di un'epidemia di peste il Duca Francesco II si rifugia nel castello di Monza fino a quando anche la città non è raggiunta dal morbo.

Nel 1526 Monza sostiene un nuovo assedio. Antonio de Leyvagovernatore di Milano e comandante supremo delle truppe imperiali, nel 1527, saccheggia la città. Nello stesso anno lo scoppio di una mina provoca la semidistruzione del Castello di Monza.

Antonio De Leyva diviene Signore di Monza nel 1529. Egli si dedica al governo regolando affari ecclesiastici, controllando imposte e dazi e facendo chiudere alcune porte (di Lecco, di Lodi e di Cesare).

 
De Leyva

Nel 1530 Carlo V, dopo il Congresso di Bologna (1529-1530), viene incoronato con la Corona Ferrea.

Francesco II Sforza muore senza eredi nel 1535, si apre quindi la questione della successione al trono del Ducato milanese.

Tra il 1537 ed il 1557 il feudo è governato da Luigi de Leyva.
Alla famiglia de Leyva appartiene Marianna o Suor Virginia, personaggio storico a cui si ispira il Manzoni per la figura della Monaca di Monza.

Nel 1576 si verifica un'epidemia di peste, la famosa peste di San Carlo, che ha termine nel 1577 dopo aver provocato la morte di numerose persone: viene eretta laCrocetta nella piazza del Duomo per celebrarvi la messa all'aperto ed evitare il contagio.

Due anni dopo san Carlo Borromeo, unificando il rito in tutta la diocesi, impone anche a Monza quello ambrosiano. I Monzesi, che per gli antichi legami con il patriarcato di Aquileia officiavano da secoli un rito romano misto quello patriarchino-aquileiense, si ribellano appellandosi a papa Gregorio XIII. Questi, forse per evitare che i monzesi esasperassero la situazione ai quei tempi di conflitto religioso con il nascente protestantesimo, revoca il provvedimento del cardinale di Milano: dal 24 giugno1578 a Monza ritorna il rito romano.

Il 1630 vede infuriare ancora il morbo della peste (ricordata ne I Promessi Sposi) che provoca una profonda crisi demografica ed economica.

Nel 1648 Monza ed il suo territorio divengono proprietà dei Durini, famiglia di ricchi banchieri milanesi che vi fanno erigere vari edifici.

Il Ducato di Milano, e quindi Monza, rimangono soggetti alla corona spagnola fino all'inizio del XVIII secolo. Indubbia è stata la decadenza economica della regione (e in generale di tutta Italia), soprattutto nel XVII secolo.

XVIII secolo, gli Asburgo d'Austria

 
Villa Reale di Monza
la facciata est

Alla fine della guerra di successione spagnola (1713), il Ducato di Milano viene assegnato alla casa degli Asburgo d'Austria. Questo periodo storico corrisponde ad una stagione di rinascita della città, con un notevole sviluppo dell'agricoltura e dell'artigianato.

Vengono costruite le prime ville storiche monzesi. L'imperatrice Maria Teresa fa edificare per il figlio  Leggi i commenti

CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS STORIA DI NOVI DI MODENA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

6 Settembre 2015, 13:24pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS STORIA DI NOVI DI MODENA A CURA DI MICHELE PAPPACODA
CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS STORIA DI NOVI DI MODENA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

DI MICHELE PAPPACODA Storia

La prima fonte storica appare già dall'anno 979 con l'appellativo di Castrum Nove. Nel corso del XIV secolo il castello subì diversi attacchi dagli Este fino ad essere raso al suolo. Novi era all'epoca oggetto delle mire espansionistiche di varie famiglie poiché occupava una posizione di confine tra le Signorie degli Este, Pio di Savoia, Pico e Gonzaga. Nel 1530 Novi passò sotto la famiglia degli Este il cui dominio durò sino all'arrivo di Napoleone Bonaparte.

Con l'Unità d'Italia venne assegnato al circondario di Mirandola della provincia di Modena, passando nel 1895 al circondario di Modena[3].

Novi di Modena è stato colpito dai terremoti dell'Emilia del 2012, in particolare dal sisma del 29 maggio 2012 che nel comune hanno causato una vittima e vari danni alle strutture industriali ed agricole, e lesionato alcuni edifici. Il giorno 29 maggio all'interno del territorio comunale di Novi di Modena è avvenuto un terremoto di magnitudo 5.2, successiva alla scossa principale della giornata, di 5.8, mentre nel giorno 3 giugno sempre a Novi è stato registrato l'epicentro del terremoto delle 21.20 con magnitudo 5.1.

Monumenti e luoghi d'interesse

Tra gli edifici più antichi di Novi è degna di nota la chiesa Parrocchiale di San Michele, la cui struttura attuale è il risultato del rifacimento della antica pieve di Santa Maria Maddalena, documentata già nel 980. La chiesa è stata pesantemente danneggiata dallo sciame sismico che ha interessato la zona tra il 20 maggio ed il 3 giugno 2012. Risale invece al XVIII secolo la costruzione della Torre civica chiamata comunemente Torre dell'orologio, originariamente all'ingresso dell'antico borgo, conservava al suo interno una campana donata alla comunità dal Alberto III Pionel 1523. La Torre dell'orologio, gravemente danneggiata con le scosse del 29 maggio 2012, è crollata il 3 giugno 2012 con la scossa di magnitudo 4.8 delle 21.20.

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CONCORDIA SULLA SECCHIA MODENA NEWS Storia di Concordia Sulla Secchia da una ricerca di Michele Pappacoda

6 Settembre 2015, 13:16pm

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CONCORDIA SULLA SECCHIA MODENA NEWS Storia di Concordia Sulla Secchia da una ricerca di Michele Pappacoda
 

 DI MICHELE PAPPACODA Storia di Concordia Sulla Secchia Modena

Questo è il paese dove vive mia sorella Barbara con il suo fidanzato Antonio e dove io sono stato in visita dal 20 dicembre 2009 al 30 Dicembre 2009 e da precisare che giorno 20 21 è 22 a Concordia Sulla Secchia c'era la neve ed il giorno 25 il fiume Secchia era in piena e i ponti erano tutti chiusi. Ponte Motta, Ponte Uccellino Ponte Pioppa e Ponte San Giovanni, l'unico ponte aperto per raggiungere Concordia Sulla Secchia era il Ponte Sozzigalli.Qui di sotto la storia di Concordia ho messo tre ore per fare questa ricerca e sono contento di aver trovato notizie di storia del paese dove vive mia sorella Barbara mi dispiace non ho trovato foto.

Esistono varie ipotesi sul nome di Concordia, forse la città prese il nome da un accordo fra le città di Parma, Reggio Emilia, ModenaMantova e Ferrara, stipulato nel 1360, che sanciva la deviazione del fiume Po; in virtù di questa alleanza, diedero al paese il nome diConcordia (accordo), situato appunto sulla Secchia. Un'altra ipotesi vede il nome da ricondursi alla Rocca di Concordia, così chiamata a ricordo della "pace e buona concordia con tuti li suoi nemici", ai tempi dei Pico.
Antichità

La provincia modenese fu occupata dal IV al II secolo a. C. da nuove popolazioni provenienti dal Nord Europa, i Celti o Galli. La loro presenza è legata al nome di alcuni luoghi e alla pratica di devozione per gli "alberi sacri". A Concordia possiamo ancora vedere l'albero di Giavarino, sul quale è posta da circa due secoli un'immagine della Madonna.

Anche i romani hanno lasciato numerose tracce della loro secolare presenza nel nostro territorio. Tra queste la Centuriazione, che è un modo per dividere terreni ad angolo retto tramite strade e canali, visibile ancora nelle nostre campagne insieme a numerosi altri reperti. La via Emilia, quella che attraversa la nostra regione e le ha dato il nome, fu voluta dal console romano Emilie Lepido nel 187 a. C., pochi anni dopo la fondazione di Mutina, l'attuale Modena.

La signoria dei Pico della Mirandola

Francesco I Pico, nominato feudatario di Mirandola nel 1311 dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, ottenne dallo stesso imperatore il permesso di installare sul fiume Secchia alcuni mulini natanti. Concordia fece parte della signoria dei Pico per ben 400 anni, fino al 1711.

La costruzione della prima chiesa dedicata a S.Paolo nel 1396, in località Molinella, segnò il passaggio di Concordia da borgo a comunità. L'intensa l'attività dei mulini natanti nel Secchia sostenne per secoli l'economia del paese. Una testimonianza curiosa di questo periodo è il bosco medievale di Concordia: i reperti, 82 grossi ceppi e 64 tronchi lunghi fino a 9 metri, sono venuti alla luce presso l'oasi naturalistica Val di Sole di Fossa.

Furono i frati Agostiniani di Concordia che fecero costruire un convento nel 1420 nei pressi del bastione Santa Caterina. In quella stessa zona venne costruito un ospitale per i pellegrini e gli infermi. Il convento ospitò il monaco agostiniano Martin Lutero, durante il suo viaggio verso Roma nel 1511, e venne riedificato, dove si trova attualmente, nel 1520. L'antica Rocca di Concordia fu trasformata nel 1450 in un castello con un fossato intorno, mura torri e due bastioni. Il castello venne abbattuto nel 1534. Concordia divenne contea nel 1432 e tra i suoi Conti figura il famoso umanista e filosofo Giovanni Pico della Mirandola. Tra le sue opere ricordiamo “De Homini Dignitate”.

I soldati del papa Giulio II, prima della conquista di Mirandola, distrussero Concordia nel 1510. Ci vollero dieci anni per ricostruire il paese e una nuova chiesa, ancora alla Molinella. A causa delle continue discordie fra i Pico, Concordìa, insieme a Vallalta, Fossa e altre località vicine, divenne stato a sé col diritto di battere moneta. Con diploma imperiale, Concordia nel 1597 venne elevata a marche¬sato e Mirandola città e principato.

Mirandola venne elevata al rango di ducato nel 1617 con Alessandro I Pico. Questo secolo non ha conosciuto solo il dramma della peste (1629-'30) ma anche la visita della regina Cristina di Svezia, ospite nel palazzo ducale, la grande importanza economica e notorietà dell'allevamento del baco da seta e la produzione del filo di seta alla concordiese. In questo secolo vennero realizzati il Convento dei Cappuccini, il palazzo ducale, il palazzo Corbelli (che dal 1861 è sede del municipio) e il canale navigabile Naviglio o Cavana, che collegava via acqua Concordia con Mirandola.

Periodo Estense

La guerra di successione al trono di Spagna coinvolse anche Concordia, che venne assediata e incendiata dai soldati francesi nel 1704. Lo stato dei Pico venne acquistato dal duca di Modena nel 1711 e anche Concordia passò sotto il dominio degli Estensi. Si presenta e si afferma a San Possidonio l'importante famiglia dei Taccoli, di cui rimane testimonianza l'omonimo palazzo.

La ricostruzione del paese e della quarta ed attuale chiesa fu ultimata nel 1713; inoltre vennero tolti i nove mulini natanti, ritenuti principale causa delle alluvioni del Secchia. Dopo trent'anni di inattività, quattro mulini vennero ricollocati nel fiume: Mulino di Sopra, di Mezzo, del Porto, di Sotto o delle Decime, e fatti funzionare fino alla fine dell'Ottocento, quando furono sostituiti dal mulino a vapore nel 1885. Intanto Napoleone aveva occupato l'Italia, si era diffusa ovunque la pratica delle nuove libertà civili portate dalla Rivoluzione Francese (Libertà, Uguaglianza, Fraternità), ma vennero limitate le attività della Chiesa e imposte nuove tasse. Ebbe allora inizio per la nostra comunità un lungo periodo di decadenza.

Risorgimento e Unità d'Italia

Tra i patrioti impegnati nel Risorgimento per l'unità dell'Italia, ricordiamo il carbonaro Don Giuseppe Andreoli, di San Possidonio ma cittadino concordiese, che venne arrestato e condannato a morte nel 1822. A Concordia l'adesione al nuovo Regno d'Italia avvenne nell'entusiasmo generale e fu un concordiese, Federico Crema, ad essere eletto nel 1860 deputato del parlamento italiano nel collegio di Concordia e Rolo. Il cambiamento della forma di governo non portò al popolo gli attesi miglioramenti: si diffuse allora la colorita espressione: "Sòta al duca as magnava pan e sùca, sòta a stì itaìian as magna da can". Quasi certamente di questo periodo è anche la nota filastrocca: "Li galìni ad la Concordia li gà ligà li gambi cun li curde// ròsi".

Dal Fascismo alla Liberazione

Criticare apertamente il regime richiedeva grande coraggio. Si ricorda ancora un muratore, Dante Mantovani, che nell'osteria dell'Elvira a Mulin di Mezzo così cantava: "Quand a cantavan bandiera ròsa /a magnavan di galèt cun la cresta ròsa / adèss chi canta giovinesa / a murèm da la dibulèsa". Anche a Concordia il fascismo sciolse le Associazioni di categoria e quasi tutte le cooperative, sostituite poi con le organizzazioni imposte dal regime. L'amministrazione del Comune fu affidata ad un podestà non eletto ma nominato d'autorità.

Nel 1943 inizia la Resistenza armata nella quale Concordia ricoprì un ruolo dì primo piano nella bassa modenese grazie anche al sostegno della popolazione. Particolarmente tragici gli anni '44 e '45 per la dura repressione contro la Resistenza e i partigiani operata dai tedeschi e dalle brigate nere fasciste. In quell'epoca la scuola era sede della brigata nera, che teneva prigionieri dei parti-giani; alcuni loro compagni, con l'intento di liberarli, sfer¬rarono un attacco, ma l'operazione non riuscì, anche se i fascisti ebbero parecchi caduti. La minacciata distruzione di Concordia fu evitata grazie all'intervento del parroco.

La mattina del 23 aprile 1945 arrivò a Concordia il primo soldato americano su una jeep impolverata: fu accolto dalla popolazione in festa, dai dirigenti del Comitato di Liberazione Nazionale e dai partigiani che sfilavano per le vie del paese: Concordia era finalmente libera. Concordia è stata decorata con medaglia di bronzo al valo¬re militare per i meriti acquisiti durante la Resistenza. Con la Liberazione ritornò la democrazia e iniziò la lenta ricostruzione morale e materiale dopo le ferite della guerra. Il 26 marzo 1946 venne eletto il nuovo consiglio comunale e il sindaco. Con la proclamazione della Repubblica e l'en¬trata in vigore della Costituzione sì completò il cammino verso un'Italia democratica.

Dalla Liberazione ad Oggi

Nel decennio 1951-'61 si registrò un massiccio esodo dalle campagne di Concordia verso zone industriali del Nord Italia, del Centro Europa e dell'America: la popolazione scese da 11.000 a 9.200 abitanti. La ridotta superficie dei poderi non consentiva un adeguato reddito per tutti i componenti della famiglia; erano finiti i grandi lavori di bonifica che assorbivano manodopera bracciantile, mancavano industrie e la crescente meccanizzazione dell'agricoltura richiedeva sempre meno addetti. L'esodo continuerà ma in misura più ridotta e la popolazione del comune si manterrà intorno ai 9.000 abitanti fino agli anni 70, per scendere agli attuali 8.300.

A partire dalla metà degli anni '50, lo sviluppo economico interessa soprattutto attività artigianali e a conduzione familiare. A fianco delle case sono cresciuti piccoli Iaboratori di maglieria e confezioni in cui sono impegnate prevalentemente le donne. SÌ insediano nuove industrie e alcune ampliano la propria attività affermandosi anche in campo nazionale: lampadari, abbigliamento, filati, metanizzazione, elettromeccanica e elettronica. Questo sviluppo ha portato molti immigrati dal Sud dell'Italia. Per favorire la meccanizzazione dell'agricoltura vengono abbattute le piantate - costituite da filari di olmi, pioppi e viti, che per secoli avevano caratterizzato il paesaggio agrario , sostituite da vigneti, frutteti e qualche pioppeto. Vengono rinnovate le stalle, costruiti nuovi caseifici e ampliata la cantina sociale. Inizia la ristrutturazione del centro storico, il commercio si sviluppa e crescono i servizi pubblici e privati

Michele Pappacoda                       mjcheva@live.it

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SALERNO E PROVINCIA Tragedia domestica ad Angri: 18enne muore folgorato

5 Settembre 2015, 19:23pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SALERNO E PROVINCIA Tragedia domestica ad Angri: 18enne muore folgorato

DI MICHELE PAPPACODA Un incidente domestico ha stroncato un 18enne di Angri nel primo pomeriggio di oggi. Il ragazzo, il cui nome è Angelo Orlando, è stato immediatamente trasportato al Pronto Soccorso dell'ospedale Tortora di Pagani, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare. Sul posto anche i Carabinieri di Angri. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo sarebbe stato impegnato in un piccolo lavoro domestico - probabilmente una saldatura - quando, per cause ancora da accertare, sarebbe rimasto vittima di una potente scarica elettrica che lo ha lasciato a terra esanime.

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COSTIERA AMALFITANA NEWS COSTIERA AMALFITANA NEWS Amalfi. Defibrillatore in piazza ad Amalfi. L'iniziativa di CittadinanzAttiva e del Tribunale dei Diritti del Malato

5 Settembre 2015, 19:21pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

COSTIERA AMALFITANA NEWS COSTIERA AMALFITANA NEWS Amalfi. Defibrillatore in piazza ad Amalfi. L'iniziativa di CittadinanzAttiva e del Tribunale dei Diritti del Malato
COSTIERA AMALFITANA NEWS COSTIERA AMALFITANA NEWS Amalfi. Defibrillatore in piazza ad Amalfi. L'iniziativa di CittadinanzAttiva e del Tribunale dei Diritti del Malato

DI MICHELE PAPPACODA Installato il primo Defibrillatore automatico professionale in Piazza Duomo ad Amalfi. Nei prossimi giorni l'associazione "cittadinanzattiva" provvederà ad installarne altri. "Noi di Cittadinanzattiva e Tribunale dei Diritti del Malato ci adoperiamo per il bene della collettività e per l'immagine turistica di Amalfi senza voler togliere meriti ad altri. Noi continuiamo sulla nostra strada - ha spiegato Andrea Cretella. Il progetto Amalfi città cardioprotetta sarà a breve completato , ma abbiamo ancora bisogno di aiuto".

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PENISOLA SORRENTINA NEWS Vico Equense nel caos traffico incidente nella galleria. Ragazza gravissima

5 Settembre 2015, 14:20pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

 

 

M.P. Ieri c'era il camion, l'altro ieri il traffico, oggi  è chiusa la galleria di Seiano e per chi viene da Castellammare di Stabia, uscita dell'autostrada Napoli e Salerno, per Sorrento e viceversa è caos. Pratagonista ancora una volta un camion che si è scontrato con una Fiat Panda guidata da una ragazza che avrebbe entrambe le gambe fratturate. sul posto vigili del fuoco, carabinieri e polizia municipale. l’auto è rimasta completamente distrutta nella parte anteriore, tanto che si riteneva impossibile estrarre la giovane dalle lamiere accartocciate ed è stato richiesto l’intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Piano di Sorrento. Poi i primi soccorritori sono riusciti a tirarla fuori da quel che resta della vettura ed a caricarla sull’ambulanza diretta in ospedale. Al momento non sono ancora chiare le cause dell’incidente. Sembra che la Fiat Panda abbia invaso la corsia di marcia opposta. Inoltre nei pressi dell’auto non risultano segni di frenata, il che fa pensare che la giovane non si sia resa conto dello schianto imminente. L’incidente ha, comunque, provocato la chiusura della galleria con il traffico deviato attraverso l’abitato di Vico Equense. Lungo la Statale Sorrentina, quindi, si sono formate lunghe code di auto in entrambi i sensi di marcia

COMUNICATO ANAS Vico Equense - E' chiusa la corsia in direzione Napoli sulla strada statale 145 Var dal km 0,000 al km 5,099, a causa di un incidente avvenuto all'interno della galleria S.Maria di Pozzano. L'incidente, sulle cui cause sono in corso accertamenti, ha coinvolto un mezzo pesante e un'auto provocando il ferimento di una persona. A riportare la peggio, infatti, è stata la ragazza che si trovava a bordo dell’utilitaria, una Panda, la quale, stando alle prime diagnosi effettuate sul posto dai sanitari che l’hanno soccorsa, avrebbe entrambe le gambe fratturate in modo serio. Nell’impatto, infatti, l’auto è rimasta completamente distrutta nella parte anteriore, tanto che si riteneva impossibile estrarre la giovane dalle lamiere accartocciate ed è stato richiesto l’intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Piano di Sorrento. Poi i primi soccorritori sono riusciti a tirarla fuori da quel che resta della vettura ed a caricarla sull’ambulanza diretta in ospedale. Sul posto, oltre ai mezzi di soccorso del 118, sono intervenute le squadre dell'Anas e della Polizia Stradale per la gestione del traffico e per ripristinare la normale circolazione nel più breve tempo possibile“.

POSITANONEWS

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POSITANO E PRAIANO NEWS Positano incidente nella palestra a Fornillo, turista si ferisce con la cyclette. Il 118 manca dalla spiaggia

5 Settembre 2015, 14:18pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

POSITANO E PRAIANO NEWS Positano incidente nella palestra a Fornillo, turista si ferisce con la cyclette. Il 118 manca dalla spiaggia
POSITANO E PRAIANO NEWS Positano incidente nella palestra a Fornillo, turista si ferisce con la cyclette. Il 118 manca dalla spiaggia

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Attorno a mezzogiorno un incidente a Positano in Costiera amalfitana incidente a Fornillo, mentre si esercitava nella palestra sulla spiaggia "Il Montone" un turista si ferisce alla gamba con la cyclette. Un incidente , causato dalla sua imprudenza , che potrebbe costargli svariati punti di sutura. Il problema principale a Positano rimangono i tempi per gli interventi perchè Il 118 manca dalla spiaggia . La velocità del personale è fuori discussione, ma non avere un presidio medico del 118 sulla spiaggia è una grave carenza che comporta sicuramente tempi più lunghi negli interventi anche salvavita come Positanonews va da anni denunciando. Nello stesso cosìdetto "montone" (il luogo dove si trova la palestra all'aperto sulla spiaggia di Fornillo) era previsto un punto per un presidio medico nei progetti costati migliaia di euro di soldi pubblici. Perchè non si è fatto?

POSITANONEWS

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CAPRI NEWS Coppia di manager gay fa beneficenza sull’isola azzurra, con due donazioni ai Servizi Sociali ed al Fondo di Assistenza dell’Arma dei Carabinieri.

5 Settembre 2015, 14:12pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CAPRI NEWS Coppia di manager gay fa beneficenza sull’isola azzurra, con due donazioni ai Servizi Sociali ed al Fondo di Assistenza dell’Arma dei Carabinieri.

Anna Maria Boniello. Capri – L’isola di Capri è sicuramente  rimasta profondamente nel cuore di una coppia di cittadini gay statunitensi, Bill White e Bryan Eure, che alla fine del loro soggiorno al Capri Palace hanno deciso di  lasciare un segno tangibile del loro amore per l’isola attraverso due donazioni di 5000 euro ciascuna che andranno al Fondo di Assistenza di Previdenza dell’Arma dei Carabinieri ed  ai  servizi sociali del Comune di Anacapri. Bill White e Bryan Eure, una coppia regolarmente unita in matrimonio negli Stati Uniti, non sono nuovo a questo tipo di attività essendo a capo di due organismi di beneficenza americani la “Bill White and Bryan Eure Veterans Support Foundation” e la “Columbus Citizens Foundation” nate con lo scopo di aiutare i veterani  di guerra, che tornando in patria hanno trovato difficoltà a reinserirsi nel ciclo produttivo ed i loro connazionali in difficoltà ed in stato di bisogno. Due veri e propri filantropi che ricoprono importanti cariche manageriali: Bill White è Amministratore Delegato della Constellation Group, chairman della “Orion Processing” e della “First Data Ignite Payments Affiliate” mentre Bryan Eure è il Senior Vice President dello Sviluppo di Business dell’ufficio di New York della Willis Global, una finanziaria assicurativa con sede a Londra. Non è la prima volta che la coppia rivolge le sue attenzioni al sociale in Italia, già in passato le due fondazioni che fanno capo ai coniugi, in una cerimonia a Palazzo Chigi destinarono delle ingenti somme per ogni figlio e figlia i caduti dell’Arma dei Carabinieri e dell’esercito Italiano a Nassirya. Ed il gesto compiuto a Capri dai due è stato proprio volto a sensibilizzare turisti e non verso coloro che quotidianamente si adoperano per la sicurezza, l’incolumità ed il benessere dei cittadini.  La coppia ha scelto il low-profile per la donazione, con una cerimonia ristrettissima che si è tenuta in una delle sale conferenza del Capri Palace, l’Hotel di Anacapri dove i due hanno soggiornato. Una struttura a cinque stelle lusso nella quale ogni anno soggiornano vip e personaggi importanti del mondo della finanza e della politica. Alla cerimonia sono stati invitati i vertici dell’Arma, Il comandante della compagnia  dei Carabinieri di Sorrento e Capri, Leonardo Colasuonno,  Pietro Bernardo comandante della Stazione di Capri e Cristoforo Perilli comandante della Stazione di Anacapri A fianco delle autorità militari quelle cittadine con il sindaco di Anacapri Franco Cerrotta e l’assessore alle Pari Opportunità ed alle Politiche Sociali Bruna Bonomi. Alla fine della cerimonia Bill White e Bryan Eure hanno voluto lanciare un accorato appello: “Dall’isola più bella del mondo lanciamo un appello a tutti i vip ed alle star internazionali che la frequentano: se potete donate fondi all’Arma dei Carabinieri ed agli enti che tutelano l’ambiente e la conservazione del patrimonio culturale di Capri”.

CAPRIPRESS

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CILENTO NEWS Vassallo, silenzi e veleni: «Chiedo rispetto per mio marito»

5 Settembre 2015, 14:09pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CILENTO NEWS  Vassallo, silenzi e veleni: «Chiedo rispetto per mio marito»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sul porto turistico non c'è la folla di agosto. Qualche turista però ancora passeggia e, se gli fai il nome di Angelo Vassallo, risponde così: «La sua storia la conosce l'Italia intera. Non meritava quella fine.
Questo posto è un gioiello». Una storia fatta di semplicità, di passione, di politica attiva e di cose concrete. Che, oggi, si intreccia con il clima di sospetti, veleni, polemiche. Perché Pollica, a distanza di cinque anni, ancora non si sa chi e perché ha ucciso il suo sindaco-pescatore.
Nove colpi di pistola, sparati quella sera del 5 settembre 2010, che hanno strappato un uomo dall'affetto dei suoi cari e minato la serenità di un'intera comunità.

DI ANTONIO VUOLO IL MATTINO.IT

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