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SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 05.02.2016 A CURA DI ANGELA CECERE

5 Febbraio 2016, 11:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 05.02.2016 A CURA DI ANGELA CECERE
SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 05.02.2016 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE S. Agata, vergine e martire a Catania († 251)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 11,27-33. 
Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: 
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?». 
Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. 
Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 
Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo "dal cielo", dirà: Perché allora non gli avete creduto? 
Diciamo dunque "dagli uomini"?». Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta. 
Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

11.27

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS STORIA DI CONCORDIA SULLA SECCHIA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

5 Febbraio 2016, 11:27am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS STORIA DI CONCORDIA SULLA SECCHIA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

Storia di Concordia Sulla Secchia Modena

Questo è il paese dove vive mia sorella Barbara con suo marito Antonio e dove io sono stato in visita dal 20 dicembre 2009 al 30 Dicembre 2009 e da precisare che giorno 20 21 è 22 a Concordia Sulla Secchia c'era la neve ed il giorno 25 il fiume Secchia era in piena e i ponti erano tutti chiusi. Ponte Motta, Ponte Uccellino Ponte Pioppa e Ponte San Giovanni, l'unico ponte aperto per raggiungere Concordia Sulla Secchia era il Ponte Sozzigalli.Qui di sotto la storia di Concordia ho messo tre ore per fare questa ricerca e sono contento di aver trovato notizie di storia del paese dove vive mia sorella Barbara mi dispiace non ho trovato foto.

Esistono varie ipotesi sul nome di Concordia, forse la città prese il nome da un accordo fra le città di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova e Ferrara, stipulato nel 1360, che sanciva la deviazione del fiume Po; in virtù di questa alleanza, diedero al paese il nome diConcordia (accordo), situato appunto sulla Secchia. Un'altra ipotesi vede il nome da ricondursi alla Rocca di Concordia, così chiamata a ricordo della "pace e buona concordia con tuti li suoi nemici", ai tempi dei Pico.
Antichità

La provincia modenese fu occupata dal IV al II secolo a. C. da nuove popolazioni provenienti dal Nord Europa, i Celti o Galli. La loro presenza è legata al nome di alcuni luoghi e alla pratica di devozione per gli "alberi sacri". A Concordia possiamo ancora vedere l'albero di Giavarino, sul quale è posta da circa due secoli un'immagine della Madonna.

Anche i romani hanno lasciato numerose tracce della loro secolare presenza nel nostro territorio. Tra queste la Centuriazione, che è un modo per dividere terreni ad angolo retto tramite strade e canali, visibile ancora nelle nostre campagne insieme a numerosi altri reperti. La via Emilia, quella che attraversa la nostra regione e le ha dato il nome, fu voluta dal console romano Emilie Lepido nel 187 a. C., pochi anni dopo la fondazione di Mutina, l'attuale Modena.

La signoria dei Pico della Mirandola

Francesco I Pico, nominato feudatario di Mirandola nel 1311 dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, ottenne dallo stesso imperatore il permesso di installare sul fiume Secchia alcuni mulini natanti. Concordia fece parte della signoria dei Pico per ben 400 anni, fino al 1711.

La costruzione della prima chiesa dedicata a S.Paolo nel 1396, in località Molinella, segnò il passaggio di Concordia da borgo a comunità. L'intensa l'attività dei mulini natanti nel Secchia sostenne per secoli l'economia del paese. Una testimonianza curiosa di questo periodo è il bosco medievale di Concordia: i reperti, 82 grossi ceppi e 64 tronchi lunghi fino a 9 metri, sono venuti alla luce presso l'oasi naturalistica Val di Sole di Fossa.

Furono i frati Agostiniani di Concordia che fecero costruire un convento nel 1420 nei pressi del bastione Santa Caterina. In quella stessa zona venne costruito un ospitale per i pellegrini e gli infermi. Il convento ospitò il monaco agostiniano Martin Lutero, durante il suo viaggio verso Roma nel 1511, e venne riedificato, dove si trova attualmente, nel 1520. L'antica Rocca di Concordia fu trasformata nel 1450 in un castello con un fossato intorno, mura torri e due bastioni. Il castello venne abbattuto nel 1534. Concordia divenne contea nel 1432 e tra i suoi Conti figura il famoso umanista e filosofo Giovanni Pico della Mirandola. Tra le sue opere ricordiamo “De Homini Dignitate”.

I soldati del papa Giulio II, prima della conquista di Mirandola, distrussero Concordia nel 1510. Ci vollero dieci anni per ricostruire il paese e una nuova chiesa, ancora alla Molinella. A causa delle continue discordie fra i Pico, Concordìa, insieme a Vallalta, Fossa e altre località vicine, divenne stato a sé col diritto di battere moneta. Con diploma imperiale, Concordia nel 1597 venne elevata a marche¬sato e Mirandola città e principato.

Mirandola venne elevata al rango di ducato nel 1617 con Alessandro I Pico. Questo secolo non ha conosciuto solo il dramma della peste (1629-'30) ma anche la visita della regina Cristina di Svezia, ospite nel palazzo ducale, la grande importanza economica e notorietà dell'allevamento del baco da seta e la produzione del filo di seta alla concordiese. In questo secolo vennero realizzati il Convento dei Cappuccini, il palazzo ducale, il palazzo Corbelli (che dal 1861 è sede del municipio) e il canale navigabile Naviglio o Cavana, che collegava via acqua Concordia con Mirandola.

Periodo Estense

La guerra di successione al trono di Spagna coinvolse anche Concordia, che venne assediata e incendiata dai soldati francesi nel 1704. Lo stato dei Pico venne acquistato dal duca di Modena nel 1711 e anche Concordia passò sotto il dominio degli Estensi. Si presenta e si afferma a San Possidonio l'importante famiglia dei Taccoli, di cui rimane testimonianza l'omonimo palazzo.

La ricostruzione del paese e della quarta ed attuale chiesa fu ultimata nel 1713; inoltre vennero tolti i nove mulini natanti, ritenuti principale causa delle alluvioni del Secchia. Dopo trent'anni di inattività, quattro mulini vennero ricollocati nel fiume: Mulino di Sopra, di Mezzo, del Porto, di Sotto o delle Decime, e fatti funzionare fino alla fine dell'Ottocento, quando furono sostituiti dal mulino a vapore nel 1885. Intanto Napoleone aveva occupato l'Italia, si era diffusa ovunque la pratica delle nuove libertà civili portate dalla Rivoluzione Francese (Libertà, Uguaglianza, Fraternità), ma vennero limitate le attività della Chiesa e imposte nuove tasse. Ebbe allora inizio per la nostra comunità un lungo periodo di decadenza.

Risorgimento e Unità d'Italia

Tra i patrioti impegnati nel Risorgimento per l'unità dell'Italia, ricordiamo il carbonaro Don Giuseppe Andreoli, di San Possidonio ma cittadino concordiese, che venne arrestato e condannato a morte nel 1822. A Concordia l'adesione al nuovo Regno d'Italia avvenne nell'entusiasmo generale e fu un concordiese, Federico Crema, ad essere eletto nel 1860 deputato del parlamento italiano nel collegio di Concordia e Rolo. Il cambiamento della forma di governo non portò al popolo gli attesi miglioramenti: si diffuse allora la colorita espressione: "Sòta al duca as magnava pan e sùca, sòta a stì itaìian as magna da can". Quasi certamente di questo periodo è anche la nota filastrocca: "Li galìni ad la Concordia li gà ligà li gambi cun li curde// ròsi".

Dal Fascismo alla Liberazione

Criticare apertamente il regime richiedeva grande coraggio. Si ricorda ancora un muratore, Dante Mantovani, che nell'osteria dell'Elvira a Mulin di Mezzo così cantava: "Quand a cantavan bandiera ròsa /a magnavan di galèt cun la cresta ròsa / adèss chi canta giovinesa / a murèm da la dibulèsa". Anche a Concordia il fascismo sciolse le Associazioni di categoria e quasi tutte le cooperative, sostituite poi con le organizzazioni imposte dal regime. L'amministrazione del Comune fu affidata ad un podestà non eletto ma nominato d'autorità.

Nel 1943 inizia la Resistenza armata nella quale Concordia ricoprì un ruolo dì primo piano nella bassa modenese grazie anche al sostegno della popolazione. Particolarmente tragici gli anni '44 e '45 per la dura repressione contro la Resistenza e i partigiani operata dai tedeschi e dalle brigate nere fasciste. In quell'epoca la scuola era sede della brigata nera, che teneva prigionieri dei parti-giani; alcuni loro compagni, con l'intento di liberarli, sfer¬rarono un attacco, ma l'operazione non riuscì, anche se i fascisti ebbero parecchi caduti. La minacciata distruzione di Concordia fu evitata grazie all'intervento del parroco.

La mattina del 23 aprile 1945 arrivò a Concordia il primo soldato americano su una jeep impolverata: fu accolto dalla popolazione in festa, dai dirigenti del Comitato di Liberazione Nazionale e dai partigiani che sfilavano per le vie del paese: Concordia era finalmente libera. Concordia è stata decorata con medaglia di bronzo al valo¬re militare per i meriti acquisiti durante la Resistenza. Con la Liberazione ritornò la democrazia e iniziò la lenta ricostruzione morale e materiale dopo le ferite della guerra. Il 26 marzo 1946 venne eletto il nuovo consiglio comunale e il sindaco. Con la proclamazione della Repubblica e l'en¬trata in vigore della Costituzione sì completò il cammino verso un'Italia democratica.

Dalla Liberazione ad Oggi

Nel decennio 1951-'61 si registrò un massiccio esodo dalle campagne di Concordia verso zone industriali del Nord Italia, del Centro Europa e dell'America: la popolazione scese da 11.000 a 9.200 abitanti. La ridotta superficie dei poderi non consentiva un adeguato reddito per tutti i componenti della famiglia; erano finiti i grandi lavori di bonifica che assorbivano manodopera bracciantile, mancavano industrie e la crescente meccanizzazione dell'agricoltura richiedeva sempre meno addetti. L'esodo continuerà ma in misura più ridotta e la popolazione del comune si manterrà intorno ai 9.000 abitanti fino agli anni 70, per scendere agli attuali 8.300.

A partire dalla metà degli anni '50, lo sviluppo economico interessa soprattutto attività artigianali e a conduzione familiare. A fianco delle case sono cresciuti piccoli Iaboratori di maglieria e confezioni in cui sono impegnate prevalentemente le donne. SÌ insediano nuove industrie e alcune ampliano la propria attività affermandosi anche in campo nazionale: lampadari, abbigliamento, filati, metanizzazione, elettromeccanica e elettronica. Questo sviluppo ha portato molti immigrati dal Sud dell'Italia. Per favorire la meccanizzazione dell'agricoltura vengono abbattute le piantate - costituite da filari di olmi, pioppi e viti, che per secoli avevano caratterizzato il paesaggio agrario , sostituite da vigneti, frutteti e qualche pioppeto. Vengono rinnovate le stalle, costruiti nuovi caseifici e ampliata la cantina sociale. Inizia la ristrutturazione del centro storico, il commercio si sviluppa e crescono i servizi pubblici e privati

Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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CILENTO NEWS RAPINA E SCIPPI AD AGROPOLI ED OGLIASTRO CILENTO: ARRESTATO LATITANTE DAI CARABINIERI

5 Febbraio 2016, 11:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CILENTO NEWS RAPINA E SCIPPI AD AGROPOLI ED OGLIASTRO CILENTO: ARRESTATO LATITANTE DAI CARABINIERI

arrestatoINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nel corso del pomeriggio del 1° febbraio 2016, a Roma, presso l’aeroporto di Fiumicino, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Agropoli e  personale della Polizia di Frontiera Aerea del predetto scalo aeroportuale, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti del latitante, pregiudicato, Margarita Emanuele Saverio, 23enne di Melito di Napoli, ritenuto responsabile, unitamente ad altro complice, già arresto il 4 novembre 2015 dai Carabinieri della Compagnia cilentana, di due rapine consumate ad Agropoli e una tentata ad Ogliastro Cilento, ai danni di tre donne.Il predetto, per sfuggire all’arresto, si era rifugiato in Spagna, dove veniva localizzato dai citati militari e sulla scorta delle risultanze investigative fornite alla Polizia iberica, veniva arrestato e trattenuto presso una struttura carceraria spagnola in attesa di estradizione.Il rapinatore, estradato dalla Spagna, veniva preso in consegna dai militari operanti ed associato presso la Casa Circondariale “Rebibbia” di Roma, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. AGROPOLINEWS 

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CAPRI NEWS STORIA DELL'ISOLA DI CAPRI A CURA DI MICHELE PAPPACODA

5 Febbraio 2016, 11:15am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CAPRI NEWS STORIA DELL'ISOLA DI CAPRI A CURA DI MICHELE PAPPACODA
CAPRI NEWS STORIA DELL'ISOLA DI CAPRI A CURA DI MICHELE PAPPACODA

A CURA DI MICHELE PAPPACODA La storia di Capri è legata a quella del Mar Mediterraneo, alle popolazioni che lo hanno attraversato e a quel tratto di mare compreso tra Capo Miseno e Punta Campanella che è stato teatro di grandi eventi e scambi culturali. Anche l'origine del nome dell'Isola di Capri è conteso tra le grandi culture del passato: alcuni sostengono che derivi dal il greco antico Kapros (cinghiale) e altri dal latino Capraeae (capre).

I primi abitanti dell'isola di Capri furono i Teleboi, provenienti coste dell'antica Acarnania e delle isole greche dello Ionio, che raggiunsero l'isola nell'VIII secolo a.C. Numerosi scavi archeologici, però testimoniano la presenza di vita primitiva a Capri. Durante i lavori di ampliamento del Grand Hotel Quisisana del 1906 furono rinvenute gigantescheossa di dinosauri e oggetti in pietra scheggiata; lo stesso Imperatore Augusto trovò dei resti di attività primitiva durante la costruzione delle sue ville.

Gli scavi dell'Hotel Quisisana portarono alla luce i resti di Elephas primigenius e Rhinoceros merckii ma furono solo l'inizio di una grande avventura che vede nel medico e naturalista Ignazio Cerio uno degli studiosi più attivi e interessati. Altri scavi importanti furono portati avanti nella Grotta delle Felci di Marina Piccola dove vennero scoperti materiali dell'età del Bronzo, tombe neolitiche e amuleti di varia fattura, tipici di un luogo sacro.

Altri siti archeologici particolarmente importanti per lo studio della Capri preistorica sono la Grotta del Pisco, Località Il Limmo, Damecuta, Le Parate e la Grotta del Castiglione, sede anche di un ninfeo romano. Oggi gran parte del materiale archeologico ritrovato a Capri si trova nel Museo Ignazio Cerio a pochi passi dalla piazzetta.

Il primo estimatore dell'Isola di Capri fu proprio l'Imperatore romano Augusto, che nel 29 a.C. la sciolse dalledipendenze di Napoli e diede inizio al suo dominio privato. Il suo successore, l'Imperatore Tiberio, la scelse addirittura come ritiro dalla vita politica di Roma e fece costruire ben 12 ville, tra cui Villa Jovis a Capri e Villa Damecuta ad Anacapri.

Nel periodo medievale l'Isola di Capri fu vittima delle feroci incursioni dei Saraceni che terrorizzavano la popolazione. Infatti, il primo agglomerato urbano costituitosi nei pressi della Chiesa di San Costanzo a Marina Grande si spostò nei pressi della Chiesa della Madonna delle Grazie (vicino all'attuale Via Le Botteghe) proprio per sfuggire agli assalti dei predoni.

Nel 1371 il Conte Giacomo Arcucci, segretario della regina Giovanna I d'Angiò, fondò uno dei luoghi storici dell'isola di Capri: la Certosa di San Giacomo. Nonostante questo edificio sia stato più volte attaccato dai pirati (si ricorda l'incendio portato a termine del corsaro Dragut 1553) oggi è possibile visitarlo in tutto il suo splendore trecentesco.

Il conflitto tra Francia e Inghilterra durante i primi anni del XIX investì anche l'Isola di Capri: nel 1806 le truppe francesi furono sconfitte da quelle inglesi che agirono incontrastate sull'isola fino al 1808, quando i soldati francesi guidati daGioacchino Murat riconquistarono l'isola con uno storico attacco. I francesi completarono l'opera di fortificazione dell'isola (oggi ancora visitabili lungo il Percorso dei Fortini) e restarono a Capri fino al crollo dell'impero napoleonico e il ritorno dei borboni nel 1815 con Ferdinando IV di Napoli.

La seconda metà del XIX secolo è l'epoca del risorgimento per Capri. Gli artisti romantici che visitavano la piccola isola del Golfo di Napoli rimanevano affascinati dalla sua natura immacolata, dai panorami a picco sul mare e dalla semplicità con cui i pochi abitanti conducevano le loro vite. Capri fu inserita come tappa fondamentale del Grand Tour, il viaggio dei giovani aristocratici dell'epoca nei paesi europei, e un numero sempre maggiore di artisti e intellettualisceglievano di ritirarsi per lunghi periodi (a volte per tutta la vita) nelle loro ville capresi.

Dopo il conflitto tra Russia e Giappone del 1905 Capri divenne il rufugio preferito da tutti gli esuli russi, tra cui ancheMassimo Gorki e Vladimir Lenin, trasformando l'Isola Azzurra in una piccola oasi politico-letteraria. In questo scenario si colloca anche il progressivo mutamento dell'economia isolana che ha visto un progressivo declino dell'agricoltura e della produzione del corallo a favore del settore turistico.

http://www.capri.net/it/e/storia-2

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CAVA DE TIRRENI VIETRI NOCERA NEWS STORIA DI VIETRI SUL MARE

5 Febbraio 2016, 11:10am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CAVA DE TIRRENI VIETRI NOCERA NEWS STORIA DI VIETRI SUL MARE
A CURA DI MICHELE PAPPACODA Storia di Vietri sul Mare

La storia di vietri sul Mare nasce con la città di Marcina, probabilmente fondata dagli etruschi ma occupata dai sanniti. Molti ritrovamenti di vasi e anfore di fattura greca e italica sul territorio vietrese ci attestano la presenza di una comunità stabile. La distruzione di Marcina ad opera dei Vandali nel 455 d.C.

Nell'851 d.C. gli abitanti dei dintorni tornarono a costruire sui resti della città antica e prese per questo il nome di Vetere che, in seguito a diverse storpiature, si trasformò in Vietri.

Come tutti i comuni costieri dovette fronteggiare i pirati saraceni e di quel periodo tormentato resta la torre di avvistamento sita nella frazione di Marina.

Nel 1648 fu saccheggiata dai Francesi e nel periodo seguente lo sbarco degli alleati a Salerno ospitò presso villa Guariglia a Raito la commissione alleata di controllo nazionale e il re Emanuele III vi soggiornò da agosto del 1944 ad aprile del 1945.

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Castellammare - Caso di meningite all'ospedale San Leonardo

5 Febbraio 2016, 11:04am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Castellammare - Caso di meningite all'ospedale San Leonardo

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Caso di meningite all'ospedale San Leonardo, medico ricoverato in gravi condizioni. E' allarme tra i reparti del nosocomio stabiese dopo il caso di meningite che ha colpito un medico in servizio al reparto rianimazione. Al dipendente del San Leonardo, dopo il trasporto presso il presidio ospedaliero del viale Europa, è stata diagnosticata una grave forma di meningite che lo ha costretto a sottoporsi urgentemente alla profilassi. Al momento le condizioni del medico sono stabili ed è considerato fuori pericolo di vita. Stesse precauzioni sono state prese dall'Asl Na 3 sud che ha dato il via il protocollo che si attua in questi casi: profilassi per i colleghi con cui il medico è a contatto quando è al lavoro e pulizia e disinfettazione di tutti i reparti dove opera.

DI CLAUDIA SCOTOGNELLA STABIA CHANNEL

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SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD TERRA DEI FUOCHI Giugliano. Denunciato 65enne per aver appiccato un rogo ad un cumulo di rifiuti L'uomo sorpreso a bruciare rifiuti speciali a Casacelle

5 Febbraio 2016, 10:52am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD TERRA DEI FUOCHI Giugliano. Denunciato 65enne per aver appiccato un rogo ad un cumulo di rifiuti L'uomo sorpreso a bruciare rifiuti speciali a Casacelle

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA GIUGLIANO. All’esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord,appartenenti al Commissariato di Giugliano -Villaricca ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di un uomo di sessantacinque anni, domiciliato in Giugliano in Campania per il reato di combustione illecita di rifiuti. Alcuni giorni fa l’uomo era stato sorpreso dalla Polizia mentre appiccava il fuoco a dei rifiuti speciali, abbandonati al suolo nel popolare rione Casacelle di Giugliano, zona nella quale già in precedenza erano stati dati alle fiamme cumuli di rifiuti. L’operazione che ha consentito di individuare l’autore dell’incendio si inquadra in un ampio contesto di controllo preventivo del fenomeno dei roghi di rifiuti, svolto dal Commissariato di Giugliano-Villaricca con il coordinamento della Procura della Repubblica di Napoli Nord. di Matteo Giuliani INTERNAPOLI

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POSITANO E PRAIANO NEWS STORIA DI PRAIANO COSTIERA AMALFITANA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

5 Febbraio 2016, 10:39am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

POSITANO E PRAIANO NEWS STORIA DI PRAIANO COSTIERA AMALFITANA A CURA DI MICHELE PAPPACODA
 
A CURA DI MICHELE PAPPACODA Praiano e Vettica Maggiore, situati a metà strada tra Positano e Amalfi, sono due centri antichi come tutti i paesi della Costiera Amalfitana (che va da Vietri sul Mare fino a Positano). Le origini di queste due borgate, sono  purtroppo  a noi sconosciute a causa della penuria di documenti rinvenuti.Praiano, Antica Plagianum, guarda a levante e gode la bellezza dell’aurora col sorgere del sole al mattino e della luna alla sera, mentre Vettica Maggiore guarda a ponente, con tramonto sui faraglioni di Capri.
Praiano viene da sempre ricordata come una borgata di pescatori poiché fino a pochi decenni fa la pesca costituiva l’unica risorsa di vita per i suoi abitanti. Anticamente l’abitato era molto vicino al mare ma a  causa di molte calamità naturali, come maremoti, pestilenze e aggressioni da parte degli arabi e dei turchi (detti saraceni),  il nucleo abitativo fu spostato più in alto per ragioni di sicurezza e la nostra costa fu fortificata prima con torri di avvistamento durante il periodo angioino e poi con torri di difesa durante il periodo vicereale.Costruirono le case con volte a botte, a crociera, adagiandoli come nidi di aquile sfruttando
come meglio potevano questi posti così ostili e degradanti verso il mare, creando terrazzamenti con mura di pietre locali realizzati a secco per il drenaggio dell’acqua e adibiti per vari tipi di coltivazioni. Così la maggior parte della popolazione, oltre alla pesca, divenne esperta nella coltivazione degli agrumi, di patate, di pomodori, di vari tipi di legumi, di vite, di grano, di orzo, e tante altre cose. Non a caso, lo stemma del comune di Praiano è ornato da ben tre arance.
Nel periodo angioino, Praiano ebbe l’onore di essere elevata a titolo di “Universitas” conferito ai paesi che avevano una certa autonomia e prestigio pur rimanendo però, sempre aggregata ad Amalfi fino al sec. XVII contribuendo alle funzioni fiscali. Tanto che da atti notarili del IX e X sec. troviamo molte famiglie patrizie amalfitane proprietari di case e terreni di a Praiano che nella
frazione di Vettica Maggiore.
Altre attività redditizie praticate nei secoli a dietro erano: l’arte della seta e quello del filo ritorto, la filatura e sbiancatura del lino, la lavorazione dei capelli e delle reti per la  pesca. Gli uomini, oltre ad essere dei bravi pescatori, marinai e contadini, erano anche abili corallari tanto da essere molto richiesti dalle “coralline” di Torre del Greco in provincia di Napoli, di ciò sia hanno notizie sin dal 1400.
Nel 1924 una terribile alluvione distrusse quasi totalmente lo storico borgo di Marina di Praia. Un tempo questa zona costituiva l’area industriale ove si svolgevano diverse attività come la costruzione delle barche, la produzione di reti da pesca, il filo filato, la salatura delle alici e delle sardine, il cordame realizzato con il “libano” (vegetale che si trova in tutta la costa), e lo
smercio del legname che qui giungeva tradotto con teleferiche da Agerola per poi essere imbarcato e venduto sulle coste africane.
Marina di Praia e la Gavitella , l’altra spiaggia di Praiano, erano anche luoghi di approdo e miniti di diversi “magazzeni” dove veniva depositata la merce (farina, pesce, grano, materiale edile, etc.) per il fabbisogno della popolazione. Le grandi estensioni di uliveti producevano tanto olio da poter essere venduto anche fuori dal paese.
Un’altra caratteristica  di Praiano e Vettica Maggiore erano le numerose chiese dislocate su tutto il territorio: se ne contavano circa 15 più altrettante relative cappelle inglobate nelle case gentilizie. Nella frazione di Vettica Maggiore, nella metà del 1500 fu edificata la chiesa di San Gennaro; a Praiano verso la fine del 1500 quella invece dedicata a San Luca Evangelista.
Tratto dal libro “La Memoria nell’immagine, Praiano viaggio nel Passato” di Giovanni Scala.
IN INGLESE 
The History
Praiano and Vettica are ancient villages like all others on the Coast, and are situated half way between Positano and Amalfi.The origin of these two villages are unfortunately unknown to us because of the few documents found so far.Praiano, Antica Plagianum, facing east gives you the opportunity to enjoy the sun and moonrise, whilst Vettica Maggiore faces west and from there you can admire wonderful sunsets behind the “Faraglioni” of Capri.Praiano has always been a fishing village and until few years ago fishing was the main profession. The old village was situated by the sea, but due to the saracen’s invasion, pestilences, and other natural calamities, they were obliged to move higher up in the mountains for safety reasons. They also built during the “Angioino” and Preroyal period a lot of fortresses by the sea.Some of them can be still seen in good condition along our marvellous coast.During the “Angioino” period, many fortresses were built along the sea. Many of them are still in good condition and can be seen along our marvellous coast.
They also built a lot of houses with Mediterranean style roofs, looking like eagles nests lying among the rocks and terraced gardens with dry built walls made of local stones.The villagers also took up farming and grew products typical of the region like citron fruits,potatoes, tomatoes, wines, barley amongst  others. The council crest of Praiano contain, signifying agricultures importance.In the“Angioino” time, Praiano was bestowed the title of  Universitas an honour only few villages received. With that title,  Praiano was able to become more independent. Still its financial relationship with Amalfi lasted until the 17th century.Silk and linen manufacturing along with the art of creating fishing nets other means of making living. Men, apart from being good fishermen, used to fish and sell local corals to the factories of Torre del Greco.
In 1924 a very bad landslide destroyed the Praia beach area. It was disastrous for the village as it was the location where most activities  took place and where most local goods were traded.
The “Cala della Gavitella”, located at Vettica di Praiano,  another beach like the Praia was used for the same  and for the storage of goods in the so called “magazzeni”.Spread around both villages 15 churches and chapels were built, with most being for private use.The main two churches were built after Lepanto battle at the end of the 16th century: Saint Luca  Church  is located in “Praiano Alto” and Saint Gennaro in Vettica Maggiore.

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SEZ.RICETTE PASTA E FAVE A CURA DI MICHELE PAPPACODA

5 Febbraio 2016, 10:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.RICETTE PASTA E FAVE A CURA DI MICHELE PAPPACODA
SEZ.RICETTE PASTA E FAVE A CURA DI MICHELE PAPPACODA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA

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SEZ.CULTURA E SPETTACOLI SPETTACOLI Neffa: «Tra Celentano e Murolo ho trovato il mio sound»

5 Febbraio 2016, 10:28am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.CULTURA E SPETTACOLI SPETTACOLI Neffa: «Tra Celentano e Murolo ho trovato il mio sound»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ne ha fatta di strada Giovanni Pellino: da Scafati a Sanremo, passando dall’hardcore punk con i Negazione, alla prima scena hip hop italiana con gli Isola Posse All Stars e i Sangue Misto, sino alla svolta black pop. Già nel 2004 era passato dall’Ariston, con «Le ore piccole», swinghettino che si conquistò il titolo di brano più breve di quell’edizione. Ora ci torna, con un pezzo, «Sogni e nostalgia», il cui testo è mero pretesto per la costruzione saggia di «una canzone pop in cui c’entrano tutte le musiche che amo, che ho attraversato, che mi hanno attraversato», spiega lui, più che soddisfatto delle prove quotidiane con l’orchestra festivaliera, per lui dirette da Peppe Vessicchio.
In un album come «I molteplici mondi di Giovanni, il cantante Neffa» del 2003 elencavi le tue passioni soniche, testimoniando però l’incapacità a fonderle insieme. Stavolta che cosa è successo, invece?
«È successo che, proprio mentre il mio nome iniziava a essere in ballo per Sanremo, ho avuto uno di quei momenti compositivi che mi prendono ogni tanto e mi permettono di scrivere liberamente. Proprio quando avrei dovuto, forse voluto, scrivere per il Festival mi è venuto un concentrato dei miei umori, dei miei ascolti. Un po’ come era successo con qualche brano di “Resistenza”, il mio ultimo album, che ora riuscirà in versione extended”».
Un pezzo popolare, tra i migliori di un’edizione normalizzata, che cresce ascolto dopo ascolto senza abbacinare al primo, elegantemente orchestrato, con la voce e anche il tiro che fanno pensare a un certo Celentano.
«Col tempo la mia voce è diventata più bassa e vado a toccare le corde di un artista immenso come Adriano, che pure non era nei miei pensieri. Era già successo in “Sigarette” che avessi centrato un genere che io chiamo “Fuori dal balcone”, in cui la mia passione per certa musica nera e per certo rock anni Sessanta/Settanta trovava bilanciamento negli ascolti della canzonetta italiana con cui sono stato svezzato da quando ero bambino».
Ex punk, ex rapper, a questo punto forse anche ex soul brother: avrà pure un maestro il nuovo Neffa?
«L’incontro con Roberto Murolo, il ritrovare su disco un maestro della sua portata, mi ha permesso di rifare i conti con le mie radici. Di capire da dove viene la leggerezza di certa melodia a cui aspiro, quanto sia importante saper cantare anche l’amore in modo diverso, sapendo quanto conta il cuore e quanto la carne».
Così giovedì 11, nella serata delle cover, hai scelto di rileggere «’O sarracino».
«Sono contento che con “Tu vuo fa l’americano” di Rocco Hunt siano ben due i brani dell’americano di Napoli che risuoneranno in quella serata. Ecco, un brano come il mio, che cerca l’allegria dopo la tempesta fondendo suoni diversi, è in qualche modo figlia della sua lezione di contaminatore ma rigorosissimo, di musicista modernissimo, ma dalla sapienza antica. Con me sul palco per scatenarci ci saranno i Bluebeaters: quelli di loro che vengono dai Casino Royale avevano già inciso una “Skaravan petrol” degna di ammirazione».
Hai citato Rocco Hunt: con lui e Clementino, in qualche modo tuoi nipotini, il rap è finalmente ben rappresentato? Come ti spieghi questo predominio della scena campana?
Due o tre anni fa, quando l’hip hop è esploso anche in Italia, Sanremo non l’ha saputo o voluto intercettare. In quel momento ci sarebbero voluti almeno quattro rapper su 16/20 concorrenti per essere in sintonia con il paese reale. Oggi due artisti hip hop credo siano la giusta media, ormai il genere ha sfondato a livello mainstream e se questo è l’anno dei napoletani, anzi dei campani, oltre a non dispiacermi, vuol dire solo che loro ci hanno messo più tempo a trovare lo spazio che meritavano. Clementino è un campione che viene da lontano e anche Rocchino, nonostante la giovane età, ha ormai una bella gavetta alle spalle».
Ma è vero che hai scritto la tua prima canzone in napoletano?
«Sì. Si intitola “’Nu canario ‘mparaviso”, l’ho regalata a mia madre, parla della dipartita di Ciccilluzzo, il canarino di famiglia. Vessicchio mi ha dato qualche lezione su come si scrive in dialetto, illuminandomi sugli stili, la grafia, la grammatica. A proposito, vorrei tornare sul discorso dei rapper newpolitani: non mi piace come scrivono le loro liriche, il dialetto ha le sue regole, è troppo facile metterlo giù come si pronuncia con la solita scusa del ghetto metropolitano, delle elisioni... Meglio studiare e imparare come si fa, solo allora si potrà anche azzardare qualche innovazione».

DI FEDERICO VACALEBRE IL MATTINO.IT

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