CASERTA NEWS Lingotti e cocaina spariti dal Tribunale, il cancelliere avvisò il complice: «Ci stanno intercettando». Inchiesta su fuga di notizie durante le indagini
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una fuga di notizie permise ai dipendenti dell’ufficio Corpo reati di mettersi in allerta e cercare di depistare le indagini. È il sospetto a monte delle ulteriori indagini disposte dalla procura diretta da Maria Antonietta Troncone sulla sparizione di droga e oro dal caveau del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, faccenda che ha portato all’arresto di un cancelliere e di un commesso. L’ufficio Corpo reati è una «gruviera» dalla quale potrebbe essere uscito altro, e le mura del Palazzo di giustizia forse troppo «sottili» al punto da consentire ai dipendenti dell’ufficio finito nel mirino di comprendere di essere intercettati e cercare di far ricadere la colpa degli ammanchi su altri. A monte del tentativo di depistaggio potrebbe esserci anche un’«intuizione» da parte degli indagati, e quindi l’ipotesi di una fuga di notizie scongiurata, fatto sta che uno di loro, registrato dalle cimici, afferma: «forse ci stanno intercettando». Parola di Vincenzo Garzone, il cancelliere che il gip Federica Villano considera «regista» del piano criminale che ha portato alla sparizione della droga e dei preziosi, dietro falsificazione della firma di un gip e timbratura non autorizzata. Ed è sempre Garzone che sospettando, o essendo certo, di essere «ascoltato», pronuncia frasi finalizzate - scrive il gip - a «mescolare le carte» e far ricadere su altri le responsabilità del gravissimo episodio. Le falle dell’ufficio Corpo reati, luogo in cui, per intenderci, sono custoditi i beni sequestrati utilizzabili come prove durante i processi, «faceva acqua da tutte le parti» e i contorni entro i quali si è sviluppata la vicenda al centro delle contestazioni sono a dir poco inquietanti. La ricostruzione dell’episodio avviene durante alcuni giorni di intensa attività della procura. L’ufficio dal quale sono spariti i reperti viene imbottito di cimici e i telefoni di tutte le persone coinvolte messi sotto intercettazione; il pm interroga a ripetizione i funzionari e gli impiegati dell’Archivio in quanto, in quel periodo, i due locali sono un tutt’uno. Salta fuori, in quel frangente, un’istanza che Garzone aveva inoltrato alla dirigenza dell’Ufficio nella quale lamentava «le scarse condizioni di sicurezza dei locali in cui si trova il caveau» e chiede di «essere trasferito perché, se succede qualcosa o si verifica un ammanco, non voglio responsabilità»: sembrano profetiche, quelle sue parole, ma per il gip sono un «alibi» con il quale prepara il terreno a ciò che avverrà il successivo 13 maggio quando, mentre è in ferie, Garzone avrebbe ordinato a Donato Longallo, l’autista che non si sa chi ha autorizzato a svolgere funzioni di impiegato, di falsificare il verbale col quale vengono consegnati a due fantomatici finanzieri 6 chili d’oro e 13 di cocaina, reperti dei quali si perderà poi ogni traccia. E, tornando alla scarsità delle misure di sicurezza in un ufficio che prende in consegna armi, droga, preziosi e documenti provenienti dai sequestri delle forze dell’ordine, è la stessa dirigente del Corpo reati che, sentita a settembre, ovvero nei giorni in cui si scopre l’ammanco, dirà: «la telecamera non aveva registrazione, il poliziotto addetto alla visione in diretta delle immagini non è che stava vicino al monitor per tutta la giornata, non c’è telecamera all’ingresso». Frasi contenute nel verbale del pm, ma anche intercettate, perché la donna, dopo aver parlato col magistrato, torna in ufficio e «rapporta» a Garzone ciò che ha detto nel corso dell’interrogatorio. Lo fa, scrive il gip, perché non sospetta di lui, tantomeno degli altri colleghi. Eppure la dirigente è al corrente, come tutti gli altri, della sparizione delle chiavi del caveau che si è verificata in concomitanza con il furto della droga. Le chiavi scompaiono, salvo «riapparire», mentre la dirigente sta per andare a sporgere denuncia in commissariato. L’ufficio appare, così come descritto dalle carte, troppo facilmente penetrabile. Ed è su questo che si basano le ulteriori indagini disposte dal pool inquirente. Da un lato i pm stanno cercando di individuare le altre persone coinvolte nei fatti, dall’altro sarà necessario stabilire se la sparizione di droga e oro sia un caso isolato o la punta di un iceberg. Storia a parte, poi, è quella della presunta ingerenza della criminalità organizzata nella vicenda. Su questo, a breve, potrebbe subentrare la Dda di Napoli.
di Mary Liguori IL MATTINO.IT
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