Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
DI MICHELE PAPPACODA FORLI' - Pomeriggio di paura a Forlì, colpita in pieno dalla violenta ondata di maltempo che sta attraversando il Nord Italia. Tra le 15 e le 17 di oggi, venerdì 22 agosto, un nubifragio con grandine e raffiche di vento oltre i 90 km/h si è abbattuto sulla città e sulla provincia, già in allerta gialla per temporali diramata dalla Protezione Civile Regionale.Il bilancio più grave si registra in zona industriale e in viale dell'Appennino: alcuni feriti lievi per la caduta di rami e cornicioni e per incidenti causati dal manto stradale allagato. I Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 40 interventi per alberi caduti, scoperchiamenti di tetti, allagamenti di sottopassi e cantine.In via Emilia e in via Ravegnana diverse auto sono rimaste bloccate con acqua fino al cofano. Segnalati blackout in diverse frazioni. Secondo Arpae Emilia-Romagna, il fenomeno rientra nella fase di forte instabilità prevista per oggi su Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Toscana, con allerta arancione in 4 regioni per il rischio di fenomeni estremi. Il contrasto tra aria fresca in discesa dal Nord Europa e il mare Adriatico ancora caldissimo ha generato celle temporalesche autorigeneranti capaci di scaricare fino a 60-80 mm di pioggia in un'ora.In provincia di Forlì-Cesena l'allerta gialla resta attiva anche per la notte per rischio idrogeologico del reticolo minore, con possibili esondazioni di fossi e torrenti.La Protezione Civile raccomanda di evitare spostamenti non necessari e di non sostare in sottopassi e aree golenali.
DI MICHELE PAPPACODA COSTIERA AMALFITANA - Un pomeriggio d'estate che si trasforma in uno spettacolo mozzafiato. Una piccola tromba marina si è formata in mare aperto, al largo della Costiera Amalfitana, regalando immagini suggestive a turisti e residenti che dal belvedere e dalle barche hanno assistito al fenomeno.La colonna d'aria e acqua, ben visibile dalla costa, si è alzata dalla superficie del mare fino alla base dei cumuli, rimanendo per diversi minuti in mare aperto senza mai toccare terra. Nessun danno, nessuna imbarcazione coinvolta, solo la potenza della natura in mostra.Si tratta delle cosiddette "waterspout", trombe marine tipiche del Mediterraneo in questo periodo. Si formano quando aria fredda in quota scorre su acque molto calde — come quelle di fine agosto — creando instabilità e moti vorticosi favoriti dall'assenza di ostacoli in mare. Di solito durano 10-15 minuti, hanno un diametro di pochi metri e si dissolvono da sole.Un fenomeno non raro per la Divina. Già negli scorsi anni il fotografo positanese Fabio Fusco aveva immortalato trombe simili al largo de Li Galli durante le allerte meteo gialle, e nel novembre 2023 ben tre vortici si erano formati tra Maiori e Capo d'Orso, uno dei quali diventato virale al TG1.Gli antichi pescatori della Costiera, racconta la tradizione, per "spezzare" la tromba marina scioglievano un nodo delle funi di bordo e pronunciavano una formula segreta tramandata da secoli per placare il mare.Oggi, fortunatamente, restano soprattutto un'occasione per scattare foto incredibili. Le autorità ricordano comunque di mantenere distanza di sicurezza e di non avvicinarsi con piccole imbarcazioni in caso di avvistamento.
DI MICHELE PAPPACODA CONCA DEI MARINI - Dopo la chiusura forzata del distributore Q8 sulla SS 163 Amalfitana, interrotta a inizio luglio da un violento temporale che ha messo fuori uso l'impianto elettrico per oltre una settimana, arriva la replica del gestore.Un disservizio che ha creato non pochi disagi a residenti, pendolari e turisti, trattandosi dell'unico punto di rifornimento tra Amalfi e Positano, e che ha riacceso il dibattito sullo stato degli impianti sulla Costiera."Non è stata una fatalità isolata - spiega il gestore - Sono mesi che segnalo a Q8 Italia che gli impianti sono obsoleti. L'impianto elettrico, le colonnine, i sistemi di pagamento: ogni temporale, ogni sbalzo di tensione ci manda in tilt. L'ultimo evento ha solo fatto esplodere un problema che denuncio da tempo".Secondo quanto riferito dal titolare, sarebbero state inviate più PEC e richieste di intervento per un ammodernamento completo della stazione, ad oggi ancora con tecnologie datate e particolarmente vulnerabili all'umidità e alle mareggiate."Ho chiesto aiuto a Q8 per un piano di investimenti - aggiunge - Non posso continuare a mettere la faccia io con i clienti che restano a piedi, con i bus che non riescono a fare rifornimento e con i turisti che si lamentano. Qui in Costiera il distributore è un servizio pubblico essenziale, non possiamo permetterci di restare chiusi 7 giorni per un temporale".La chiusura di luglio, come confermato da Positano Notizie, ha richiesto l'intervento di tecnici specializzati per il ripristino del quadro elettrico principale. Ma il timore è che, senza un intervento strutturale, il problema si possa ripresentare al prossimo maltempo autunnale.Dalla Q8 Italia, al momento, nessuna nota ufficiale. I residenti chiedono ora un tavolo con Comune di Conca dei Marini e la società petrolifera per garantire la continuità di un servizio strategico per l'intera Divina.
DI MICHELE PAPPACODA Calcinacci, infiltrazioni e solai sfondati: l'immobile di proprietà RFI in stato di abbandono da anni preoccupa residenti e pendolari. Ordinanza urgente del Comune.TORRE DEL GRECO - Transenne, crepe profonde, intonaco che si stacca a pezzi e piccioni ovunque. L'ex casa cantoniera ferroviaria di via Spiaggia del Fronte, a pochi metri dalla stazione di Torre del Greco e dalla linea Napoli-Salerno, è diventata un pericolo pubblico.L'edificio, di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) - Gruppo Ferrovie dello Stato, è abbandonato da oltre 15 anni. Un rudere che si affaccia direttamente sui binari e su una strada ad alta percorrenza pedonale, utilizzato ogni giorno da centinaia di studenti e pendolari.Le segnalazioni dei residenti sono state continue negli ultimi mesi: infiltrazioni, grondaie divelte, finestre murate ma sfondate, e soprattutto distacchi di calcinacci dal cornicione che hanno sfiorato i passanti.Dopo l'ultimo sopralluogo dei tecnici comunali e della Polizia Municipale, il sindaco Luigi Mennella ha deciso di passare alle maniere forti: diffida formale a RFI per la messa in sicurezza immediata dell'immobile."Non possiamo aspettare che accada una tragedia come quella di Corso Umberto nel 2023 - ha fatto sapere il primo cittadino - Quella struttura è di vostra proprietà, ma il rischio ricade sui cittadini di Torre del Greco. Abbiamo inviato una diffida con ordinanza sindacale urgente ex art. 54 del TUEL: o intervenite entro 15 giorni per mettere in sicurezza o transennare l'area e avviare la demolizione o il recupero, oppure interverrà il Comune in danno, con rivalsa delle spese e denuncia alla Procura per omessa custodia e pericolo di crollo".L'atto, notificato anche alla Prefettura di Napoli e alla Procura di Torre Annunziata, intima a Ferrovie di:Transennare immediatamente l'intero perimetroEseguire verifiche statiche urgenti sul fabbricatoProcedere alla rimozione delle parti pericolanti e al consolidamento o demolizioneDalle Ferrovie, al momento, nessuna risposta ufficiale. I residenti di via Spiaggia del Fronte intanto chiedono che l'area, una volta bonificata, possa essere restituita alla città come punto di sosta o piccola area verde al servizio della stazione.Una vicenda che si aggiunge a quella degli altri immobili ferroviari abbandonati lungo la costa vesuviana, simbolo di un patrimonio che cade a pezzi mentre la città cerca di rilanciarsi.
DI MIKI PAPPACODA L'affondo di Carlo Riccio: «Il Comune non attua le leggi, l'occupazione abusiva è solo la punta dell'iceberg»TORRE DEL GRECO - Ombrelloni piantati a catena, lettini, tavolini e sedie lasciati per tutta la notte per prenotare il posto migliore. La spiaggia libera trasformata in lido privato. È di nuovo emergenza abusivismo sul litorale di Torre del Greco.L'ultimo blitz, pochi giorni fa, della Guardia Costiera nell'ambito dell'operazione "Mare e Laghi Sicuri 2026", ha portato alla luce l'ennesimo scempio. In località San Giuseppe alle Paludi - spiaggia del Cavaliere, i militari della Capitaneria di Porto, coadiuvati da Carabinieri, Polizia Municipale e tecnici comunali, hanno trovato oltre 200 tra ombrelloni, sedie, lettini e tavolini abbandonati sulla battigia, molti addirittura incatenati tra loro per assicurarsi la prima fila il giorno dopo.Una pratica vietata dal regolamento comunale sul demanio marittimo. Per rimuoverli è stato necessario intervenire con una smerigliatrice. Alla fine sono stati liberati 1500 mq di arenile e restituiti alla pubblica fruizione, con tutte le attrezzature poste sotto sequestro.Ma per molti cittadini non basta l'intervento delle Forze dell'Ordine. Duro l'affondo del consigliere di opposizione Carlo Riccio:"Torre del Greco è una città fuori controllo. Il Comune è totalmente assente sul demanio marittimo. L'occupazione abusiva delle spiagge libere è solo la punta dell'iceberg di un degrado più ampio che va dalla mancata pulizia degli arenili, all'assenza di controlli, alla tolleranza verso chi occupa suolo pubblico senza titolo. Le leggi ci sono, il regolamento comunale parla chiaro, ma nessuno le fa applicare con continuità. Si interviene solo quando scoppia il caso mediatico, mentre ai cittadini viene negato il sacrosanto diritto di accesso libero e gratuito al mare".Un diritto sancito dalla legge 494/93 e dal Codice della Navigazione, ma che a Torre del Greco sembra rimanere sulla carta. Dopo il blitz, decine di volontari di Eco Culturale, Forum dei Giovani, Turris United e Noi Napoli APS avevano ripulito la spiaggia del Cavaliere dai rifiuti, ma l'inciviltà e l'abusivismo sono tornati in pochi giorni.I cittadini ora chiedono pattugliamenti quotidiani e sanzioni esemplari. Chi occupa abusivamente rischia la denuncia penale per occupazione abusiva di demanio marittimo ai sensi dell'art. 1161 del Codice della Navigazione, oltre a multe salate.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano un vuoto che non è facile nemmeno raccontare. Fulvio d’Aria era una di quelle persone.La notizia della sua improvvisa scomparsa, arrivata ieri, ha lasciato tutti noi increduli e profondamente addolorati. A Ravello, nella sua Costiera Amalfitana, ma anche tra le tante persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di lavorare con lui, di chiedergli un aiuto o semplicemente di incontrarlo lungo il cammino.Io Fulvio l’ho conosciuto attraverso il lavoro ed ho avuto la fortuna di collaborare con lui in un paio di occasioni. E proprio lavorando insieme ho potuto apprezzare ancora di più quello che, forse, chi lo conosceva bene già sapeva: Fulvio era un professionista straordinario, un ottimo regista, competente e appassionato, ma prima ancora era una persona perbene. Una persona buona.Era uno di quelli a cui potevi chiedere una mano sapendo che, molto probabilmente, avrebbe trovato il modo di dartela. Metteva a disposizione le sue competenze, le sue idee e soprattutto il suo tempo, senza mai far pesare nulla. Aveva quella disponibilità sincera che oggi è sempre più rara: non c’era bisogno di troppe spiegazioni, spesso bastava raccontargli un progetto perché lui cominciasse già a pensare a come poter contribuire.E Fulvio aveva un’attenzione particolare per le iniziative con un valore sociale, quelle capaci di lasciare qualcosa alle persone e al territorio. Aveva inoltre una sensibilità speciale verso i bambini, ai quali dedicava grande attenzione e cura, felice di vedere il loro interesse ed il loro coinvolgimento. La sua Costiera Amalfitana gli stava profondamente a cuore e non era difficile capire quanto fosse legato a questi luoghi ed a tutto ciò che poteva valorizzarli, raccontarli, proteggerli o semplicemente renderli un po’ migliori, soprattutto per le generazioni più giovani.In questo, il suo essere regista andava ben oltre il mestiere. Fulvio aveva la capacità di guardare le cose, di coglierne l’anima e di mettersi al servizio di un’idea. E lo faceva con grande professionalità, ma senza mai perdere quella dimensione umana che lo rendeva speciale.Quando si lavora insieme, del resto, le persone si conoscono davvero. Si vedono le loro reazioni davanti agli imprevisti, il modo in cui affrontano le difficoltà, la capacità di ascoltare, di collaborare, di trovare una soluzione. Ed io di Fulvio ricordo proprio questo: la sua presenza sempre positiva, il suo modo di esserci, la sua disponibilità. Ricordo la sensazione di poter contare su di lui. E non è una cosa da poco.Per questo oggi è difficile parlare di Fulvio al passato.
È difficile pensare che non ci sarà più quella disponibilità, quella passione nel realizzare le cose. È difficile accettare che una persona con ancora così tanto da dare non ci sia più.La sua morte lascia un dolore immenso e incolmabile. Lo lascia alla sua famiglia, agli amici, ai colleghi, a tutti coloro che hanno condiviso con lui un pezzo di strada. E lo lascia anche ad una terra, la Costiera Amalfitana che tanto amava, che perde una persona capace di raccontarla e di impegnarsi per essa con passione e sensibilità.Mi piace però pensare che qualcosa di Fulvio resterà in tutti i progetti che ha contribuito a realizzare, nelle immagini che ha girato, nelle persone che ha aiutato, nelle idee alle quali ha dato il suo tempo e la sua professionalità. E soprattutto resterà nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo.Io sono tra questi.
E oggi, più che scrivere un ricordo, sento semplicemente il bisogno di dirgli grazie.Grazie Fulvio per quello che sei stato, per quello che hai dato e per tutte le volte in cui, con la tua disponibilità, hai fatto sentire agli altri che potevano contare su di te. FONTE POSIDEO
DI MICHELE PAPPACODA C'è stata un'America che esportava il sogno. Oggi esporta la sua patologia. L'America di oggi è tragica non perché è in declino economico o militare, ma perché ha smesso di vivere. Ogni gesto, ogni parola, ogni prodotto è stato risucchiato in una guerra culturale infinita.Niente è più corretto. Non nel senso di "politically correct" — quello è il problema — ma nel senso di normale, naturale, non ideologizzato.Se bevi una birra, è politica. Se compri una marca di scarpe, è politica. Se vai a vedere un film della Disney, se guardi il Super Bowl, se insegni matematica, se metti una bandierina nel giardino. Tutto è diventato un segnale di appartenenza tribale. Non esistono più consumatori, ci sono solo elettori. Non esistono più spettatori, ci sono solo attivisti.La tragedia è che hanno distrutto il concetto stesso di verità oggettiva. Non c'è più un fatto, c'è solo la narrazione della mia parte. La criminalità esplode nelle città ma guai a dirlo, perché è razzista. L'inflazione strangola la classe media ma guai a lamentarsi, perché sei anti-patriottico. I confini non esistono più, ma se chiedi ordine sei un fascista.Le università, un tempo cattedrali del pensiero libero, sono diventate seminari di indottrinamento dove si insegna ai ragazzi a odiare il loro paese e se stessi. Hollywood non racconta più storie, impartisce lezioni di moralità. I media non informano più, mobilitano.E il risultato è una società esausta, paranoica, profondamente infelice. La nazione più ricca e potente della storia che ha tassi di depressione giovanile, di suicidi, di dipendenza da farmaci mai visti. Perché quando tutto è politico, niente ha più senso.Hanno voluto politicizzare l'aria che respiri, e ora si stupiscono se la gente soffoca.
DI MICHELE PAPPACODA Addio a Rosellina Archinto, l'editrice che ha rivoluzionato i libri per bambini in Italia.È morta ieri, 22 agosto 2026, a Santa Margherita Ligure, a 93 anni. Nata Rosellina Marconi a Genova il 29 giugno 1933, è stata una delle figure più luminose e coraggiose dell'editoria italiana del Novecento. it.wikipedia.orgLaureata in Economia alla Cattolica di Milano e poi alla Columbia University di New York, al suo ritorno in Italia nel 1963 fonda, con i consigli di Giangiacomo Feltrinelli, la Emme Edizioni - la "M" sta per Marconi, il suo cognome da ragazza. it.wikipedia.orgIn un'Italia dove i libri per l'infanzia erano ancora legati a canoni ottocenteschi con "faccette e fatine con alette", Rosellina porta una rivoluzione. Capisce che "il pensiero dei bambini è prevalentemente visivo" e crea libri-oggetto curati come quelli per adulti, con grafica d'avanguardia.È lei a scoprire e portare in Italia per la prima volta giganti assoluti come Maurice Sendak (Nel paese dei mostri selvaggi), Leo Lionni (Piccolo blu e piccolo giallo), Eric Carle, Tomi Ungerer e Guillermo Mordillo, e contemporaneamente a lanciare nel mondo i nostri Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Enzo e Iela Mari. it.wikipedia.orgIl primo libro del suo catalogo nel 1967 è Il palloncino rosso di Iela Mari. Da lì in poi, la Emme diventa un modello per tutto il settore.Dopo la morte del marito, il conte Alberico Archinto, vende la Emme nei primi anni Ottanta, ma non smette mai.Nel 1985 fonda la Rosellina Archinto Editore, una casa editrice completamente diversa, raffinatissima, specializzata in epistolari letterari: lettere di Céline, Rilke, Thomas Mann, Proust, Wittgenstein, Montale, Quasimodo, Virginia Woolf. E per dieci anni, fino al 1996, pubblica la rivista Leggere. it.wikipedia.orgNel 1999 con la figlia Francesca crea Babalibri, oggi punto di riferimento per la letteratura per la prima infanzia.La sua casa di Milano in via Brera era leggendaria, punto di incontro del mondo "radical chic" come lo chiamava Montanelli: da Herbert Marcuse a Inge Feltrinelli, da Camilla Cederna ad Arbasino, Pollini e Abbado. Fu anche consigliere comunale a Milano nel 1990. it.wikipedia.orgUna donna che ha saputo sfidare i suoi tempi, che a 82 anni ha ricomprato la sua casa editrice dalla Rcs perché "voglio continuare a fare libri a modo mio".
DI MIKI PAPPACODA Mantenere i soldi in banca costa sempre di più, ma gli italiani continuano a lasciarli lì.Secondo l'ultima indagine di Bankitalia sul costo dei conti correnti, in dieci anni la spesa per gestire un conto è aumentata del 23%. Si è passati da una media di 82,2 euro nel 2014 a 101,1 euro nel 2024.Un rincaro che colpisce soprattutto le spese variabili, cioè quelle legate alla vita quotidiana.DOVE SONO GLI AUMENTISpese fisse (canone): da 55,6 a 65,4 euro (+17,6%)Spese variabili (operazioni): da 26,6 a 35,7 euro (+34,2%)A pesare di più sono i costi che spesso non si notano: prelievi agli sportelli ATM, bonifici istantanei, commissioni per sconfinamenti - la commissione di istruttoria veloce è salita da 13,7 a 16,2 euro.I conti più economici restano quelli online (30,6 euro di media) mentre i conti tradizionali allo sportello superano i 100 euro e quelli postali sono a 71,6 euro, in aumento di oltre 4 euro in un solo anno.Bankitalia segnala che la spesa media ponderata complessiva è in lieve calo a 85,3 euro solo perché sempre più italiani si spostano sull'online, che mitiga l'aumento.1.163 MILIARDI FERMI E SI SVALUTANOEppure le famiglie non spostano i risparmi. Secondo i dati ufficiali di Banca d'Italia aggiornati ad aprile 2026, sui conti correnti delle famiglie ci sono 1.163 miliardi di euro.Una montagna di liquidità praticamente ferma: tra aprile 2022 e aprile 2026 è scesa solo dello 0,4%.Il problema? Mentre resta ferma sul conto, si svaluta. Come ha calcolato Il Sole 24 Ore rivalutando le somme con l'indice FOI dell'Istat, in 4 anni ha perso l'11,6% di potere d'acquisto. 1.000 euro lasciati sul conto nel 2022 oggi comprano quello che 884 euro compravano allora.Una tassa invisibile che, sommata all'aumento del 23% dei costi di gestione, fa del conto corrente uno degli strumenti più cari e meno redditizi per gli italiani.
DI MICHELE PAPPACODA Il governo di Giorgia Meloni ha costruito gran parte della sua narrazione sull'essere la prima donna premier, ma nei fatti si è rivelato uno dei governi più ostili ai diritti delle donne degli ultimi decenni. Un'ostilità che non è fatta di dichiarazioni frontali, ma di scelte concrete, silenziose, strutturali.1. Attacco alla libertà di scelta e ai consultori.
La prima mossa simbolica è stata permettere l'ingresso delle associazioni anti-aborto nei consultori pubblici con il decreto PNRR. Una misura che trasforma un luogo che dovrebbe garantire un diritto sancito dalla legge 194 in un luogo di giudizio e pressione psicologica. In parallelo, la sanità pubblica è stata lasciata a secco, mentre l'obiezione di coscienza ha raggiunto in alcune regioni il 90%, rendendo di fatto impossibile abortire. È la cancellazione del diritto per sfinimento.2. Famiglia tradizionale come unico modello.
Tutto l'impianto ideologico del governo ruota attorno alla famiglia tradizionale, eterosessuale e con figli. Il bonus e le politiche per la natalità sono state cucite su questo modello. Niente per le madri single, niente per le coppie omogenitoriali, niente per chi sceglie di non avere figli. La donna viene valorizzata solo in quanto madre, come incubatrice della nazione. È un ritorno indietro di 50 anni.3. Lavoro e disparità salariale ignorate.
L'Italia ha uno dei tassi più bassi in Europa di occupazione femminile e uno dei gender pay gap più alti. Cosa ha fatto il governo? Ha premiato il lavoro precario e stagionale, ha tagliato il reddito di cittadinanza che sosteneva soprattutto donne sole con figli, e ha proposto decontribuzioni per chi fa figli, una misura che incentiva le aziende a considerare le donne come un costo da sussidiare, non come lavoratrici da valorizzare con servizi. Asili nido? Promessi, mai realizzati.4. Violenza di genere usata come propaganda securitaria.
Il governo ha inasprito le pene per il femminicidio, ma ha tagliato i fondi ai centri antiviolenza laici e ha ignorato le richieste di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, l'unico vero strumento di prevenzione. Si reprime dopo, non si educa prima, perché l'educazione sessuale non piace alla base elettorale cattolica e conservatrice.5. Rappresentanza femminile svuotata.
Essere donna non significa fare politiche per le donne. Il governo Meloni ha sistematicamente smantellato i presidi di parità, ha ridicolizzato il linguaggio inclusivo, ha definito "ideologia" ogni rivendicazione femminista e ha promosso solo donne che aderiscono perfettamente al suo modello identitario.In conclusione, il torto più grande del governo Meloni è questo: aver usato il simbolo di una donna al potere per smantellare le politiche che permetterebbero a tutte le altre donne di avere potere sulla propria vita, sul proprio corpo e sul proprio lavoro.