SEZ. POLITICA I TORTI DEL GOVERNO MELONI CONTRO LE DONNE

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DI MICHELE PAPPACODA Il governo di Giorgia Meloni ha costruito gran parte della sua narrazione sull'essere la prima donna premier, ma nei fatti si è rivelato uno dei governi più ostili ai diritti delle donne degli ultimi decenni. Un'ostilità che non è fatta di dichiarazioni frontali, ma di scelte concrete, silenziose, strutturali.1. Attacco alla libertà di scelta e ai consultori.
La prima mossa simbolica è stata permettere l'ingresso delle associazioni anti-aborto nei consultori pubblici con il decreto PNRR. Una misura che trasforma un luogo che dovrebbe garantire un diritto sancito dalla legge 194 in un luogo di giudizio e pressione psicologica. In parallelo, la sanità pubblica è stata lasciata a secco, mentre l'obiezione di coscienza ha raggiunto in alcune regioni il 90%, rendendo di fatto impossibile abortire. È la cancellazione del diritto per sfinimento.2. Famiglia tradizionale come unico modello.
Tutto l'impianto ideologico del governo ruota attorno alla famiglia tradizionale, eterosessuale e con figli. Il bonus e le politiche per la natalità sono state cucite su questo modello. Niente per le madri single, niente per le coppie omogenitoriali, niente per chi sceglie di non avere figli. La donna viene valorizzata solo in quanto madre, come incubatrice della nazione. È un ritorno indietro di 50 anni.3. Lavoro e disparità salariale ignorate.
L'Italia ha uno dei tassi più bassi in Europa di occupazione femminile e uno dei gender pay gap più alti. Cosa ha fatto il governo? Ha premiato il lavoro precario e stagionale, ha tagliato il reddito di cittadinanza che sosteneva soprattutto donne sole con figli, e ha proposto decontribuzioni per chi fa figli, una misura che incentiva le aziende a considerare le donne come un costo da sussidiare, non come lavoratrici da valorizzare con servizi. Asili nido? Promessi, mai realizzati.4. Violenza di genere usata come propaganda securitaria.
Il governo ha inasprito le pene per il femminicidio, ma ha tagliato i fondi ai centri antiviolenza laici e ha ignorato le richieste di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, l'unico vero strumento di prevenzione. Si reprime dopo, non si educa prima, perché l'educazione sessuale non piace alla base elettorale cattolica e conservatrice.5. Rappresentanza femminile svuotata.
Essere donna non significa fare politiche per le donne. Il governo Meloni ha sistematicamente smantellato i presidi di parità, ha ridicolizzato il linguaggio inclusivo, ha definito "ideologia" ogni rivendicazione femminista e ha promosso solo donne che aderiscono perfettamente al suo modello identitario.In conclusione, il torto più grande del governo Meloni è questo: aver usato il simbolo di una donna al potere per smantellare le politiche che permetterebbero a tutte le altre donne di avere potere sulla propria vita, sul proprio corpo e sul proprio lavoro.
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