Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA MILANO, 13 APR - Sette persone sono state sottoposte a misura cautelare con l'accusa di maltrattamenti e violenze ai danni di nove disabili psichici gravi all'interno di una comunità di accoglienza nel milanese dal 2017 ad oggi, emessa dal gip di Milano al termine di un'indagine dei Carabinieri del Comando provinciale di Varese. Si tratta dei due titolari della comunità, ai domiciliari, e di cinque operatori dipendenti, due sottoposti ad obbligo di dimora nel comune di residenza e tre alla sospensione dell'attività per sei mesi. Secondo quanto emerso dalle indagini del pm Rosaria Stagnaro, gli ospiti del centro sarebbero stati sottoposti a punizioni corporali e vessazioni costanti. (ANSA).
INSERITO DA MIKI PAPPACODA FIRENZE, - Sono attese, questa settimana in Toscana, 136.670 dosi complessive di vaccino Pfizer, AstraZeneca e Johnson & Johnson. Lo riferisce la Regione Toscana in una nota. Già questa mattina, si spiega, sono state consegnate 21mila dosi Pfizer-BioNTech in via straordinaria dal farmaceutico militare, alle quali si aggiungeranno le 94.770 mila dosi attese per mercoledì prossimo 14 aprile, per un totale complessivo di 115.770 mila vaccini Pfizer, destinati agli over 80 e agli ultra fragili tra i 70 e i 79 anni (a cui andranno 17mila dosi). Sempre per mercoledì 14 aprile è attesa la nuova fornitura di 9.900 dosi AstraZeneca. Questa consegna, spiega la Regione, consentirà di proseguire con la vaccinazione degli over 70, ovvero delle persone nate dal 1941 e al 1951. Infine, questa settimana è in programma anche la prima consegna del vaccino Johnson & Johnson: giovedì 16 aprile è attesa la consegna di 11mila dosi, che saranno utilizzate per le persone nate tra il 1941 e il 1951. (ANSA).
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La Sardegna si è svegliata in zona rossa. Un risveglio amaro per l'isola: ad inchiodarla verso due settimane di lockwdown è l'ultimo valore dell'indice di contagiosità (Rt), che risulta il più alto d'Italia a 1.54. Gli altri indicatori non superano le soglie di rischio, alcuni però, come la pressione negli ospedali, si stanno avvicinando. Questo è bastato alla cabina di regia nazionale - che si muove in base alle rilevazione settimanali dell'Istituto superiore di sanità - per decretare il cambiamento di colore in Sardegna. Da oggi dunque, entrano in vigore tutte le restrizioni previste dalla zona rossa. Restano in presenza solo gli studenti delle scuole d'infanzia, elementari e prima media. Chiusi negozi, parrucchieri ed estetisti. NIEDDU, SI E' ABBASSATA LA GUARDIA - "C'è stato un calo di attenzione, alcuni hanno abbassato la guardia e ora ne paghiamo le conseguenze". Così, a proposito del passaggio della Sardegna in zona rossa, l'assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, intervistato su Rai Radio 1 all'interno del programma "Che giorno è". "Durante le settimane in zona bianca forse c'è stata l'errata percezione che il virus non circolasse più - spiega - avremmo dovuto attuare controlli più stringenti che invece sono mancati, tutto questo ha portato a un'esplosione di contagi proprio nel momento in cui faceva il suo ingresso anche nell'Isola la variante inglese". Comunque, sostiene Nieddu, "non è stato un errore andare in zona bianca così presto perché questo ha dato sollievo all'economia per tre settimane, vero è che abbassando la guardia in questo modo ci siamo giocati la chance di essere la prima Regione in Italia a poter riaprire in sicurezza per la stagione turistica". Secondo l'esponente della Giunta Solinas "è la scuola uno dei vettori del contagio per via dell'uso dei mezzi pubblici". Un passaggio anche sulla campagna di vaccinazione: "Abbiamo grossi hub e alcuni di medie dimensioni, ma ne stiamo aprendo anche altri per rendere la campagna diffusa nel territorio". La Sardegna, ricorda, "ha 24mila chilometri quadrati, 377 Comuni e una densità di popolazione bassissima". Insomma, "condizioni orografiche e logistiche complicate che all'inizio hanno causato un certo ritardo che contiamo di recuperare grazie alla maggiore collaborazione dei medici di base". SOLINAS, APPELLO A RESPONSABILITA' - "Purtroppo paghiamo una diffusione virale che ha camminato sulle gambe delle persone, non dobbiamo nasconderci dietro un dito, alcuni atteggiamenti non sono stati propriamente responsabili". Così il governatore della Sardegna Christian Solinas sul passaggio dell'Isola in zona rossa. Comunque, sottolinea Solinas, "si tratta di dati riferiti a due settimane fa. Quelli dell'ultima settimana ci dicono che il contenimento è già in atto". In ogni caso lancia un appello "a tutti cittadini, ai ragazzi, alle persone che per ovvie ragioni devono poter lavorare muoversi e spostarsi: manteniamo tutte le cautele e le norme di distanziamento e di igienizzazione delle mani, usiamo le mascherine perché dipende da noi il contenimento della diffusione virale e il poter tornare quanto prima ad una riapertura di tutti gli esercizi". Secondo il presidente della Regione, "se i comportamenti saranno corretti potremo uscire rapidamente da questa situazione". Infine: "Chiarisco che non c'è alcuna correlazione tra l'aumento dei contagi e la campagna vaccinale, visto che i nuovi contagiati hanno un'età media ben al di sotto degli over 80 e degli anziani che stanno ricevendo le somministrazioni". ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La mafia è ovunque in Europa. Un’affermazione netta, un dato di fatto, soprattutto. Eppure è necessario comprendere se la mafia esiste in un altro Paese europeo perché ha avuto contatti e presenza di mafia italiana, oppure perchéha sviluppato una sua mafia autoctona. Molte volte l’Italia è additata come patria delle mafie, immaginando che la criminalità organizzata possa rimanere confinata in precisi territori. La Francia e la Corsica sono al centro del dialogo conil professore Fabrice Rizzoli,docente di Geopolitica della criminalitàallaSciences Po, Istituto di studi politici di Parigi. Rizzoli è anche direttore diCrim’HALT, associazione di studio e promozione di analisi eproposte legislative per il contrasto alla criminalità organizzata in Francia.
Si può parlare di mafie in Francia, e in che termini? C’è una sorta di migrazione delle nostre mafie o una criminalità francese che si è evoluta in mafia?
Mi ricordo che nel 1986 i politici alla televisione francese affermavano che la nube radioattiva di Chernobyl si sarebbe fermata alla frontiera. Ecco, c’è chi pensa ancora che la stessa cosa accada per le mafie. In realtà, esiste una Commissione parlamentare dal 1992 che affronta il tema mafie e dal 2010 il rapporto, non pubblico, della polizia giudiziaria francese, il Sirasco (Service d’information, de renseignement et d’analyse stratégique sur la criminalité organisée). Questo rapporto analizza le mafie straniere presenti in Francia: la Camorra, la mafia romena e quella georgiana hanno come campo d’azione quella dei furti di grande valore, dove è richiesta grande specializzazione. La mafia albense invece ha il controllo di gran parte del narcotraffico. Più elaborata la posizione della ’Ndrangheta, che si appoggia su propri elementi trasferitisi in Francia e un’alleanza con i gangster francesi da oltre 40 anni. Infine,la Francia è un paese di riciclaggioper tutte le organizzazioni criminali soprattutto nel settore immobiliare. Ma quello che realmente manca è lo studio anche accademico per comprendere che cos’è il crimine organizzato francese, per comprendere se c’è per davvero una mafia francese o meno. Detto questo, lo stessoSirascoscrive che non esistono mafie francesi ma che l’arresto, nel giugno 2010, dei vertici del clan corso-marsigliese Barresi-Campanella, arrestati su uno yacht nel porto di Golfe-Juan, dimostra l’esistenza di una «organizzazione di stampo mafioso sul territorio nazionale: struttura sostenibile e gerarchica, multiple attività criminali, legami con il tessuto economico e sociale, corruzione, sofisticati sistemi di riciclaggio di denaro e legami con altre organizzazioni criminali».
In quanto Direttore di Crim’HALT avete ottenuto una vittoria importante con il voto all’Assemblea per approvare una legge sui beni confiscati. Perché fino ad oggi non c’è mai stata una legge del genere e come si sta muovendo la sua approvazione in termini legislativi, ci sono parti contrarie?
Non immaginavo che il percorso sarebbe stato così difficile e impegnativo. Nel dicembre del 2009, con un freddo terribile e con un piccolo gruppo di attivisti antimafia, abbiamo manifestato davanti al Consiglio dei Ministri dell’Unione europea a Bruxelles. Bisogna sempre attivarsi, e non solo scrivere! Per noi, le evidenze c’erano: avevamo più di 15 anni di esperienza sul campo che provenivano dall’esempio italiano. L’uso sociale dei beni confiscatidovrebbe essere applicato in tutti i paesi europei. La confisca, come istituto, in Francia comincia solo nel 2010 e i beni vengono venduti. Diciamo che il Ministero delle Finanze era contrario al riuso sociale dei beni confiscati, semplicemente perché voleva fare cassa. Nel 2016, grazie alla nostra attività di “lobbying” e con l’appoggio del mondo dell’economia solidale, la proposta è stata approvata dall’Assemblea Nazionale, ma poi bocciata per vizi di forma dalla Corte Costituzionale. È stata dura, credevamo che ce l’avremmo fatta. Purtroppo c’è molta ignoranza nella comprensione dei fenomeni mafiosi a differenza dell’Italia, dove invece avete un percorso ampiamente sviluppato. Crim’HALT è nata anche per questo, cercare di fare informazione su un argomento trascurato e chiedere il permesso di accesso dei cittadini, per esempio, ai rapporti del Sirasco o alle sentenze giudiziarie. Nel 2019, abbiamo avuto il voto all’unanimità tre volte dai parlamentari, mancava ancora un solo voto “conforme” del Senato: una formalità. Ma è arrivata la crisi sanitaria che ha bloccato tutto. Arriviamo quindi al 2021, e non vedendo la nostra legge nell’agenda del Senato, ho chiamato il senatore del mio dipartimento Alain Richard (ex ministro socialista della Difesa) e lui ha rimesso la nostra legge in agenda. Dopo l’Assemblée Nationale, il 1° aprile 2021 anche il Senato ha adottato la proposta di legge “volta a migliorare l’efficacia della giustizia locale e della risposta penale”. Però sarà l’inizio di una nuova lotta: bisogna poi avere il decreto attuativo e in seguito monitorare chi avrà il diritto a questi beni, perché non si deve dimenticare che in Francia l’uso sociale dei beni confiscati non sarà obbligatorio, purtroppo.
Che cosa accade invece in Corsica, dove c’è una vera e propria “mafia corsa”, e si ha una alta concentrazione di omicidi in relazione agli abitanti?
Negli ultimi 40 anni lo Stato francese, in Corsica, ha avuto paura dei gruppi indipendentisti, violenti. E siccome questa Isola è la portaerei geostrategica della Francia nel Mediterraneo, lo Stato ha lasciato fare al crimine organizzato la lotta armata per il controllo del territorio contro i terroristi. In cambio, la criminalità corsa ha ottenuto ampi favori dalle attività illegali a quelle legali. Di fatto, la violenza sistemica è orrenda in Corsica. L’impunità è estesa. La magistratura non ce la fa a reagire perché manca ildélit d’association mafieusee la confisca non è obbligatoria. Inoltre, altra differenza con l’Italia è lo status di collaboratore di giustizia, che non è possibile per coloro che hanno commesso omicidi. Dobbiamo pensare che in un’Isola di soli 340mila abitanti, 8.500 chilometri quadrati, dagli anni ’90 abbiamo avuto ben30 omicidi di stampo mafioso all’anno. Ecco il controsenso di non applicare lo status di collaboratore di giustizia a chi ha commesso un omicidio, in Italia non avreste avutola collaborazione di Bruscaper esempio, una vera follia legislativa dal mio punto di vista. Solo recentemente ci sono stati progressi, ci sono state delle confische, sono state fermate sul nascere delle guerre criminali, ma è necessario un cambio culturale, perciò l’uso sociale dei beni confiscati è fondamentale.
Dal suo punto di vista, si parla sempre di mafie in Europa, ma sembra un discorso aleatorio. Esiste per davvero un’espansione delle mafie in Europa e cosa occorre per contrastarla?
Quando si osserva l’attività di Europol negli ultimi anni, penso che la struttura di cooperazione ha raggiunto una sua maturità, è realmente efficace e i paesi accettano più facilmente di cooperare. Francia e Italia, ad esempio, svolgono inchieste comuni. In Europa, però, mancano i delitti di associazione mafiosa. Inoltre c’è un problema strutturale, ovvero considero le mafie come un prodotto della sfera legale della società. Secondo me, i mafiosi con il colletto bianco sono più numerosi in Europa perché hanno innumerevoli opportunità create dall’economia liberale: dai differenti paradisi fiscali esistenti, velocizzazioni del flusso dei beni come nel porto di Anversa, una finanza senza regole trasparenti, la possibilità di riciclare denaro sfruttando le diverse normative. Ecco che la mafia si mette giacca e cravatta e si trova a proprio agio, ma non da ora, da tanto tempo.
Esiste una società civile in Francia, così come in Corsica, che si rende conto del pericolo delle mafie e reagisce o sono voci sparute?
La società civile francese soffre di una scarsa consapevolezza del fenomeno della criminalità organizzata. Per questo da 3 anni, nell’ambito di un progetto Erasmus finanziato dalla Commissione Europea,Crim’HALT ha organizzato un workshopsui beni confiscati alle mafienell’area di Napoli nel 2019e in Calabria nel 2020. Portiamo coloro che lavorano nel terzo settore francese, ma anche sindaci e giornalisti, sul campo, in Italia. Si tratta del paradigma di “antimafia sociale”, ovvero la lotta alla criminalità organizzata con il coinvolgimento dei cittadini attraverso la ridistribuzione a fini sociali dei beni confiscati alle mafie. Siccome ci sono dei beni confiscati in Francia, si può creare una rete di collaborazione transnazionale. Questo deve essere il nostro approccio e il nostro fine, altrimenti di transnazionale rimangono solo le mafie. Da settembre del 2019, due associazioni antimafia si sono formate in Corsica e si cerca di sensibilizzare sul tema delle mafie. Ecco, immaginiamo che cos’è fare antimafia in Corsica, regione che immaginiamo solo come meta turistica.Fare antimafiaoggi in molte parti d’Europa è come da voi negli anni ’80:difficile, ma non impossibile.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA FOGGIA, 13 APR - Contrabbandavano sigarette e alcol, e trafficavano sostanze stupefacenti, in prevalenza cocaina. E' quanto accertato dalla Guardia di finanza di Foggia che questa mattina ha arrestato e posto ai domiciliari sette persone che risiedono nei comuni di Manfredonia, San Severo e Torremaggiore nel Foggiano; ma anche a Napoli e a Rovigo. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di contrabbando di alcool e tabacchi lavorati esteri, detenzione e commercio di sostanze stupefacenti. Nell'ambito della stessa operazione sono state anche denunciate 15 persone. Secondo quanto emerso dalle indagini, partite nel 2019, gli indagati contrabbandavano ingenti quantitativi di alcol che poi stoccavano illegalmente in tre opifici (sequestrati dalla Gdf) in cui veniva decolorato, imbottigliato e sigillato con fascette contraffatte dei monopoli di Stato, per poi essere venduto a danno della salute dei consumatori. L'alcol veniva trasportato in cisterne trainate da autoarticolati con targa estera e accompagnato da documentazione che attestava una diversa nomenclatura (antigelo o liquido disinfettante) del prodotto realmente contenuto; la droga veniva nascosta all'interno di ricambi per sanitari; le sigarette, provenienti dalla Campania, venivano trasportate in bagagli di passeggeri che viaggiavano su autobus di linea interregionali, oppure nascoste in auto guidate da incensurati. I finanzieri hanno accertato che gli indagati hanno sottratto alle casse dello Stato imposte (accise) per 800mila euro. I militari hanno anche sequestrato 81.540 litri di alcool di contrabbando, 660 grammi di cocaina, 95 chili di sigarette; una pistola risultata rubata nel 2018 a una guardia giurata, e 58 carte di credito prepagate di provenienza furtiva. (ANSA).
INSERITO DA MIKI PAPPACODA CATANZARO, - Il presidente ff della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha emanato una nuova ordinanza che dispone la "zona rossa" per i Comuni di Acri, Altomonte, Crosia e San Giovanni in Fiore e Cutro (Crotone). L'ordinanza ha validità dalle ore 5 del 13 aprile a tutto il 26 aprile. "Nei Comuni interessati - è scritto nel provvedimento - si assiste a un trend fortemente crescente nelle ultime due settimane e, in particolare, negli ultimi 7 giorni si registra una incidenza, rispetto alla popolazione residente, superiore ai livelli di allerta. Tale situazione è suscettibile di ulteriore incremento alla luce di ulteriori test effettuati in attesa di conferma. L'analisi dei dati cumulativi a livello regionale, pur evidenziando, negli ultimi sette giorni, un lieve rallentamento nella crescita del numero assoluto dei casi confermati e una leggera diminuzione dell'incidenza per 100mila abitanti, calcolata dal 2 all'8 aprile, comunque sempre ampiamente inferiore alla soglia di allerta, impone - riporta ancora l'ordinanza - di mantenere alto il livello di attenzione sia per la situazione epidemiologica presente in specifici territori, che per il grado di saturazione nel numero di posti letto occupati in area medica e terapia intensiva". "Al fine di preservare il mantenimento della collocazione nella 'zona arancione' - viene infine sottolineato - è necessario intervenire con misure maggiormente restrittive in quelle aree dei territori provinciali nei quali l'incidenza di casi confermati per 100mila abitanti è superiore alla media regionale e raggiunge i valori di allerta". (ANSA).
INSERITO DA MIKI PAPPACODA CATANIA, 13 APR - Roberto Samperi, 47 anni, di San Pietro Clarenza, è stato arrestato da carabinieri per rapina aggravata in concorso ai danni di un pensionato di 71 anni, che, il 26 marzo scorso, a Giarre, è stato picchiato da due banditi per rubargli 10 euro che aveva in tasca e due collane d'oro che indossava. Nei suoi confronti militari dell''Arma della stazione di Giarre, coadiuvati dai colleghi di Camporotondo Etneo, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura di Catania. La svolta nelle indagini è arrivata dalla visione del video dell'aggressione, ripresa da un sistema di videosorveglianza della zona. Il pensionato, intento a posare degli oggetti nel bagagliaio della sua auto, era stato avvicinato da un uomo incappucciato armato di una pistola e 'bloccato' da un'autovettura Volkswagen Polo guidata da un complice gli impediva di fuggire. Il bandito armato aveva 'perquisito' la vittima rubando i soli 10 euro che il 71enne aveva in tasca e poi, afferrandolo per il collo, gli aveva strappato con forza due catenine d'oro provocando però la sua inaspettata reazione. L'altro rapinatore, vedendo il suo complice in difficoltà, era sceso dall'autovettura ed aveva percosso con calci e schiaffi il malcapitato. I due erano poi fuggiti. Avviate le indagini i carabinieri sono risaliti a Samperi, proprietario dell'autovettura utilizzata per la rapina, la cui fisionomia corrisponde a quella dell'autore della rapina ripreso nel sistema di videosorveglianza. L'arrestato è stato condotto nel carcere di Caltagirone. (ANSA).
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha parlato delle possibili evoluzioni per quanto concerne le limitazioni legate al Covid-19 nel corso di un incontro, con il sindaco di Benevento Clemente Mastella, con delegazione di commercianti e ristoratori del Sannio.
“Con i commercianti abbiamo parlato di una situazione che sarà sicuramente di maggiore vantaggio per il mondo del commercio, per l’ambulantato già dalla prossima settimana. Credo che venerdì prossimo il Cts collocherà in zona arancione anche la Campania. Usciamo quindi fuori da questa cosa demenziale della zona rossa per la Campania. Ho spiegato che noi dobbiamo avere un limite che è quello della movida notturna. Non possiamo scherzare: a mezzanotte tutti a casa. Decidiamo la prossima settimana anche gli orari di apertura, soprattutto per i ristoranti per il servizio serale perché è evidente che il grosso dell’attività avviene di sera e non a pranzo. Anche lì dobbiamo definire un orario. Alle 23.30 o mezzanotte finisce l’attività di ristorazione ma l’importante è che dopo tutti vadano a casa perché se abbiamo migliaia di persone in mezzo alla strada nei fine settimana noi nel giro di due settimane torniamo in zona rossa“.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Continuano le polemiche a Maiori sulla questione depuratore. Dopo la manifestazione tenutasi domenica, il Comitato Tuteliamo la Costiera Amalfitana ha inviato una lettera di diffida al sindaco Antonio Capone e al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che riportiamo di seguito.
“In riferimento al progetto Grande depuratore in località Demanio in Comune di Maiori, opera a servizio dei Comuni di Atrani, Maiori, Minori, Ravello, Scala e Tramonti,
si rappresenta quanto segue:
1 – In primo luogo, si evidenzia che in materia ambientale, i cittadini hanno il diritto di partecipare al decision-making ambientale, in relazione alle procedure che hanno effetti significativi sull’ambiente.
La partecipazione del pubblico deve avvenire nelle fasi iniziali del processo decisionale.
I cittadini devono essere messi in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie a garantire un processo di partecipazione consapevole e la decisione finale deve tener nella dovuta considerazione i risultati della partecipazione (CONVENZIONE DI AARHUS).
Nel caso di specie, i cittadini di Maiori sono stati totalmente pretermessi dalla partecipazione della scelta localizzativa del depuratore intercomunale.
Il diritto alla partecipazione ambientale ai processi decisionali e il diritto alla trasparenza sono stati calpestati dall’azione, peraltro, ancora incomprensibile, delle Autorità in indirizzo.
Il territorio, l’ambiente, i valori culturali appartengono ai cittadini e la pubblica amministrazione è solo un mezzo per realizzare gli obiettivi nell’ esclusivo interesse pubblico: non per altro!
Perché il Comune di Maiori, nel cui territorio ricadranno gli effetti del realizzando depuratore, non ha attivato un procedimento preliminare di partecipazione del pubblico alla delicata scelta che coinvolge interessi pubblici prioritari, quali la salute e l’ambiente?
2- Non si comprende in base a quali atti e provvedimenti, la Provincia sia stata autorizzata dal Comune di Maiori a realizzare un’opera pubblica non solo non condivisa dalla cittadinanza, ma nemmeno deliberata dagli organi competenti comunali.
Non risulta agli scriventi alcun atto autorizzatorio comunale della localizzazione degli impianti, così come proposti dalla Provincia.
Al riguardo la giurisprudenza amministrativa è pacifica nell’insegnare che “si appalesa certamente imprescindibile la presenza dei Comuni alla luce dell’indirizzo espresso dal giudice delle leggi che ha sempre posto in rilievo la centralità delle competenze comunali in ordine al servizio idrico sia per ragioni storico — normative sia per l’evidente essenzialità delle comunità stabilite nei territori comunali, trattandosi invero di funzioni fondamentali degli enti locali”( cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 15/05/2019, n. 2580).
Il Comune di Maiori ha abdicato alle sue funzioni proprie di tutela e gestione del territorio comunale, tradendo il principio di rappresentatività della collettività.
Non solo!
3- Va evidenziato che la delibera di consiglio comunale, n. 27 del 20.6.2016, dava indirizzo alla Provincia di Salerno di individuare una diversa localizzazione dell’impianto di depurazione dei due Comuni di Maiori- Minori (e solo di questi due!).
Tale deliberato era finalizzato al duplice obiettivo di eliminare e ridurre l’impatto ambientale, nonché di minimizzare le spese di gestione dell’impianto che sono a carico della collettività.
Non si comprende per quale ragione ed in base a quali atti non sia stata attuata la citata delibera n. 27/2016 ed addirittura sia stato previsto un ampliamento dell’impianto per accogliere i reflui anche di altri 4 Comuni della Costiera.
Tale nuova ipotesi progettuale non risulta giammai approvata dal Comune di Maiori e dai suoi organi che sono i titolari della gestione del territorio dei cittadini di Maiori.
Né tantomeno, la citata delibera consiliare n. 27/2016, risulta revocata e/o annullata.
Però incredibilmente non viene attuata!
4- Attesa la valenza sovracomunale del progetto del depuratore, sarebbe stato necessario una valutazione preventiva e complessiva di tutti gli interessi in gioco, a mezzo apposita conferenza di servizi e poi di un accordo di programma.
Nella specie, non v’è nulla di tutto questo.
5- La localizzazione nella zona Demanio del Comune di Maiori non è consentita dal vigente Piano urbanistico territoriale ex lege regionale n. 35/1987, in quanto trattasi di una zona sportiva.
Non risulta acquisito il parere paesaggistico sul progetto da parte della Soprintendenza.
La stessa commissione paesaggistica comunale non ha mai dato un assenso favorevole, sospendendo il parere per le tante perplessità.
Dal verbale n. 658/2020 della Commissione locale per il paesaggio si evincono le perplessità in ordine alla mancanza della relazione paesaggistica, dei rendering (fotoinserimenti) in particolare in relazione agli interventi previsti per la località Demanio, alle cabine elettriche ed alla centrale idroelettrica.
Ancora, perplessità da parte dell’organo comunale, in riferimento agli interventi di mitigazione dell’impatto previsti per l’impianto di depurazione e per l’isola ecologica, con particolare riferimento agli aspetti ambientali, odoriferi e acustici.
Ancora, perplessità in ordine alla posa in alveo (in trincea) delle tubazioni di progetto, attesa la presenza di solettoni in cls armato che definiscono il greto del torrente da mare fino all’incrocio con via Roma.
Non da ultimo, verifica della compatibilità idraulica della posa delle tubazioni sul spondale; verifica della compatibilità dell’ipotesi progettuale nei confronti della fascia di rispetto fluviale e dimensionamento delle opere di mitigazione del rischio frana da crollo a presidio dell’opera da realizzarsi in località Demanio e relativa connessione con la parete rocciosa. Tante perplessità.
In concreto un parere negativo.
La Provincia richiedente il parere della Commissione, non ha giammai – a quanto risulta – riscontrato detto verbale.
Non esiste, quindi, nemmeno un parere favorevole paesaggistico da parte dell’organo comunale.
Perché il Comune di Maiori ed i suoi organi istituzionali, il sindaco, i consiglieri ed anche i dirigenti competenti non hanno considerato tale circostanza; perché la Provincia sta proseguendo nell’espletamento della gara di progettazione?
Incredibilmente, il progetto, peraltro illogico, prevede come afferma la commissione locale del paesaggio, che la condotta destinata al trasporto dei reflui transiti nell’alveo del torrente Reginna Maior.
Non si comprende come sia possibile localizzare impianti nell’alveo di un torrente.
La giurisprudenza della Cassazione penale, insegna che “lo sversamento di liquami direttamente in un fiume dovuto al blocco del funzionamento di un depuratore, causato da un guasto per carenza di manutenzione determina la sussistenza degli elementi costitutivi del reato di cui all’art. 734 c.p., qualora l’evento muti in modo rilevante, anche sotto il profilo temporale, le caratteristiche ambientali del corso d’acqua”
(Cassazione penale, sez. III, 19/03/2013, n. 20737).
Un vero e proprio pericolo ambientale e per la salute dei cittadini di Maiori.
Il Comune e gli altri organi non hanno considerato che l’articolo 96 del regio decreto n. 523/1904, testo unico sulle acque, vieta in modo assoluto sulle acque pubbliche, loro alvei, sponde e difese “ g) qualunque opera o fatto che possa alterare lo stato, la forma, le dimensioni, la resistenza e la convenienza all’uso, a cui sono destinati gli argini e loro accessori come sopra, e manufatti attinenti”. NON SOLO.
6- Non risultano acquisiti altri pareri, assensi ed autorizzazioni necessarie per un’opera così complessa.
Valutazione di impatto ambientale;
autorizzazione idraulica;
sdemanializzazione marittima ed idrica;
parere Anas;
parere dell’Autorita’ di Bacino in quanto zona con rischio elevato di frane ed alluvioni P4 R4;
valutazione di incidenza;
parere dell’Ato;
mancato inserimento del progetto specifico nel piano triennale delle opere pubbliche;
parere del Parco regionale dei Monti Lattari;
zona vincolata Sito Unesco, sito rete Natura 2000, etc, etc.
7- Mancata valutazione del progetto già predisposto dall’Ausino, trasmesso con nota del 14.9.2016 alle autorità in indirizzo.
Ci si chiede, per quale ragione, in primis il Comune di Maiori e poi gli altri enti non abbiano preso in considerazione l’alternativa, proposta dall’Ausino, consistente nel trasferimento di reflui al depuratore di Salerno a mezzo condotta sottomarina della lunghezza di circa 17 Km, con riduzione di impatto ambientale e abbattimento dei costi di gestione a carico della collettività.
Un principio fermo del diritto ambientale è quello della valutazione comparativa concreta delle ipotesi alternative al fine di scegliere quella meno impattante sia sotto il profilo ambientale che economico.
8- Non da ultimo si osserva:
la Provincia di Salerno ha pubblicato un bando di gara relativo ad un progetto preliminare giammai approvato e condiviso dal Comune di Maiori e nemmeno degli altri Comuni.
A quanto risulta, con riserva di acquisire gli atti del procedimento, la Provincia aveva già affidato la realizzazione di una progettazione definitiva, peraltro già pagata alla ditta aggiudicataria.
Non si comprende perché il bando sia stato basato sul progetto definitivo.
In ogni caso, la Provincia avrebbe dovuto coinvolgere e far partecipare in primis il Comune di Maiori nonché gli altri Comuni interessati nel procedimento decisionale per la realizzazione del depuratore.
Trattandosi di un’opera incidente nel Comune di Maiori, è necessario un espresso assenso e una condivisione deliberata dagli organi competenti comunali e in ogni caso necessita di un procedimento di accordo di programma anche con gli altri enti e Comuni interessati, nonché regionali e statali.
Che senso ha mettere a bando un’ipotesi progettuale senza aver previamente acquisito i necessari ed indefettibili pareri previsti dalla normativa di settore.
Il progetto messo a bando non risulta recepito in alcuna progettazione del Comune di Maiori, né tantomeno approvato.
Trattasi di una anomalia e/o criticità e/o illegittimità che si riverbererà sul prosieguo della procedura, con assunzione di responsabilità, sotto vari profili, da parte dei soggetti agenti.
Quali sono le certezze che il progetto possa essere attuato, alla luce della inesistenza del benchè minimo parere o assenso, sotto tutti i profili innanzi evidenziati.
La stazione appaltante, prima di bandire una gara deve avere certezza della fattibilità amministrativa e tecnica dell’opera.
Si tratta di principi di Buona Amministrazione ex art. 97 Cost, nonché della normativa in tema di contratti pubblici.
E’ necessario essere sicuri che non sussistano sul progetto posto in gara vincoli amministrativi, vincoli ambientali, di tutela della salute pubblica, paesaggistici etc. insuperabili e/o impedimenti tecnici.
Nella specie, non si è sicuri di niente, perché non esiste alcun parere o assenso o autorizzazione favorevole all’ipotesi progettuale proposta.
In definitiva:
la certezza della fattibilità tecnica ed economica dell’opera costituisce condizione necessaria per l’indizione della gara di appalto; a tal fine, quale che sia il livello progettuale del progetto posto a base di gara, è necessario che preventivamente vengano acquisite tutti i pareri e i nulla osta degli enti cointeressati.
Tale indefettibile presupposto, nel caso di specie, manca in toto.
Tanto premesso e considerato lo scrivente Comitato, cittadini di Maiori e consiglieri comunali, come in atti,
invitano e diffidano
il Comune di Maiori, in persona del sindaco p.t., nonché il responsabile p.t. del relativo servizio, la Provincia di Salerno, in persona del Presidente p.t., nonché il dirigente provinciale del settore, la Regione Campania, in persona del Presidente p.t., e il dirigente del relativo settore, ognuno per quanto di rispettiva competenza, a ordinare la immediata sospensione del bando di gara indetto dalla Provincia di Salerno.
Di provvedere alla sospensione di ogni procedura amministrativa, non conosciuta, in atto.
Di valutare l’ipotesi progettuale alternativa predisposta dall’Ausino.
Di attivare procedimenti di coinvolgimento della collettività al fine della condivisione della scelta progettuale.
La presente richiesta riveste carattere di urgenza.
Con ogni più ampia riserva in ordine ad azioni e danni.
La presente a valere anche quale preavviso di danni patiti e patendi dalla collettività sia sotto il profilo ambientale che erariale”.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Era il 29 dicembre del 2020 quando una violentissima mareggiata ha distrutto parte del porto turistico di Maiori. Il mare agitato ha divelto le pesanti porte in ferro e vetro, entrando così nei locali, allagandoli. Sempre la forza dirompente delle onde ha sradicato parte di un muro ed un pilastro in mattoni, oltre che la balaustra e della scalinata d’accesso alla passeggiata. Con l’ordinanza numero 101 il sindaco di Maiori Antonio Capone ha disposto ad horas l’interdizione con transennatura dell’intero molo di sopraflutto compreso l’accesso ai locali ivi collocati. La decisione si è resa necessaria per l’effettuazione dell’intervento di messa in sicurezza e potenziamento del Porto Turistico. Ritenuto indispensabile ed urgente, per la tutela della pubblica e privata incolumità, avviare i necessari lavori di messa in sicurezza del molo di sopraflutto, per la ricostruzione delle porzioni di muratura crollate a seguito della mareggiata, mediante l’installazione di una recinzione di cantiere e di un passaggio pedonale protetto, al fine di impedire ogni tipo di interferenza tra i precitati lavori ed il passaggio degli ormeggiatori del porto e degli utenti diretti all’imbarco dei traghetti. Il primo cittadino di Maiori ha disposto la delimitazione del molo di sopraflutto con recinzioni di cantiere, al fine di separare le aree in cui si svolgeranno le necessarie lavorazioni edili di messa in sicurezza del Porto con il passaggio pedonale protetto, al fine di ridurre le interferenze, per la tutela della pubblica e privata incolumità. AMALFINOTIZIE