LA STORIA DELL’EGITTO Le navi egiziane - parte prima
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INSERITO DA MORENA MOTTA Gli egizi furono certo il primo popolo a lasciarci documenti sulla navigazione e sulle navi. Quale via, meglio del Nilo, poteva offrire una migliore e più facile forma di trasporto? Qui la navigazione era favorita da un vento che soffiava prevalentemente da Nord, permettendo così di navigare anche controcorrente, oltrechè esserne trasportati. “Popolo vissuto sul fiume e per il fiume”, sin dall’epoca preistorica gli egizi si servirono del Nilo come della più comoda e agevole via di comunicazione.
Le più antiche raffigurazioni di navi della storia provengono dalle tombe egiziane di oltre 6000 anni fa. Dopo essersi serbati intatti per millenni in buie camere mortuali, sono tornati alla luce moltissimi dipinti e modellini di innumerevoli tipi di imbarcazioni fluviali: piccole barche a remi, battelli per inviare messaggi di re o di generali, vere e proprie navi da carico, enormi chiatte per il trasporto degli obelischi reali, a dimostrazione di come gli egizi siano stati insuperabili progettatori di imbarcazioni adatte a navigare sui fiumi.
Le zattere di papiro
I disegni rinvenuti sulle rocce dell’attuale deserto orientale egiziano mostrano le prime barche del periodo preistorico-predinastico (5000-3500 a.C.). Si tratta di zattere nelle quali al posto dei tronchi c’erano dei fasci di canne di papiro strettamente legati assieme con cavi, anch’essi di papiro. La pianta del papiro, che cresceva in abbondanza sulle sponde del Nilo, fu il primo elemento che venne utilizzato da quei primi costruttori di barche, dal momento che il legno non era conosciuto in Egitto, dove non crescevano alberi d’alto fusto.Le piccole barche di papiro venivano utilizzate per attraversare il grande fiume da una sponda all’altra o per percorrerlo in senso longitudinale, servivano per il trasporto quotidiano, per la pesca o per l’esplorazione del suo corso. Le estremità di queste antiche barche si rialzavano in larghe curve ed è possibile che avessero al centro un riparo simile ad una tenda. Imbarcazioni di tal genere avevano comunque vita breve, dal momento che i fasci di canne, una volta imbevutisi d’acqua, nel giro di un paio di mesi perdevano rapidamente consistenza e marcivano.
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Queste zattere erano sospinte da pagaie e governate da remi – simili alle pagaie di propulsione ma più grandi – che, con risultati non molto buoni, venivano semplicemente tenuti in mano e spinti in dentro o in fuori rispetto al fianco dell’imbarcazione per governarla. Sono caratterizzate da una forma asimmetrica, con una poppa più rialzata della prua, e da una serie di cordami che assicuravano la compattezza dei fasci e che si trovavano su tutta la loro lunghezza.
Impiegate nella navigazione fluviale, solo episodicamente devono aver navigato in mare, ma le vediamo comunque usate per tutto il corso della storia egiziana, anche quando esse vennero quasi completamente soppiantate dalle barche in legno.
La zattera di papiro, di canne, o di altre erbe lacustri, è comunque un tipo di imbarcazione universale, poiché imbarcazioni del genere sono state sempre utilizzate, e lo sono tuttora in numerose parti del mondo dove vi siano regioni ricche di laghi e fiumi o paludi ingombre di canneti e di altra vegetazione simile. Le più celebri sono quelle del Lago Titicaca, dell’Alto Nilo, e poi della Sardegna (stagni di Cabras) e della Mesopotamia. In alcuni luoghi, come sul Lago Titicaca appunto, esse raggiungono ancor oggi la lunghezza di oltre 10 metri ed una capacità di carico di circa 3 tonnellate.
La zattera di papiro non era in grado di sopportare il peso di un unico albero impiantato sul piano diametrale, il punto più debole dello scafo. Soltanto i fianchi potevano farlo, ed è questa la ragione per cui, come possiamo vedere dai dipinti e dai modellini conservatisi, queste barche avevano un albero bipode, cioè a base doppia, con metà del peso gravante su ogni gamba e quindi su ogni fianco della nave. L’origine dell’albero bipode è sconosciuta, ma si suppone che l’abbiano inventato proprio gli egiziani i quali lo usarono per secoli.
L’invenzione della vela fu senza dubbio l’evento più importante nella storia dell’arte marinaresca. Vi sono ragioni per pensare che essa apparve verso il 3500 a.C., probabilmente in Mar Rosso o nel Golfo Persico, dove venne per la prima volta documentata in un disegno raffigurato sopra un vaso egiziano predinastico risalente a circa 5000 anni fa. Le prime vele della storia erano quasi certamente formate da grandi foglie di palma, dalle quali derivarono in seguito quelle fatte di foglie, probabilmente di cocco, intrecciate a stuoia. Ma già verso il 4000-3000 a.C. un altro disegno, proveniente ancora una volta da un vaso egiziano, mostra finalmente in modo chiaro una vela quadra munita di boma e pennone.
FONTE www.nautica.it
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