Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Martedì 2 febbraio una enorme frana è caduta all’ingresso (in direzione Amalfi) della galleria “Matteo Camera”. La stradina di via Annunziatella ha ceduto e una grossa quantità di materiale franoso è caduta giù, raggiungendo il Lungomare dei Cavalieri. L’evento è immediatamente sembrato grave e – purtroppo – con il passare dei giorni arrivano conferme in tal senso. Ieri si è svolta una riunione straordinaria in Regione Campania, al termine della quale il presidente Vincenzo De Luca ha annunciato che ci vorrannocirca 90 giorniper risolvere il problema se gli operai lavoreranno ‘giorno e notte’. 4 i milioni di euro di euro stanziati.
Noi abbiamo intervistato l’ingegnerePierluigi Califano, tecnico incaricato dal Comune di Amalfi per seguire la ricostruzione, per sentire il parere di uno degli addetti ai lavori.
Grazie per aver accettato l’intervista. Partiamo dal “prima”. Quali sono le cause di questo gravissimo crollo? Che ruolo hanno avuto le abbondanti precipitazioni di dicembre 2020 e gennaio 2021?
Le cause sono ancora in fase di studio. Gli esperti affermano che con ogni probabilità si è verificata la frana di una porzione di costone roccioso che ha fatto crollare il muro sovrastante e poi ha distrutto la strada sottostante.
Passiamo al “durante”. Ieri mattina Vincenzo De Luca ha scritto su Facebook che ci vorranno 90 giorni per mettere tutto in sicurezza, dunque ottimisticamente il peggio sarà passato solo a inizio maggio. E’ realistico auspicarlo?
Lo sforzo profuso da tutti gli enti è notevole e la proclamazione dello stato di emergenza aiuta a snellire le procedure burocratiche. Io credo per giugno se tutto si incastra a perfezione. Basterà un singolo ritardo in una fase a posticipare l’apertura di settimane.
Finiamo con il “dopo”. Verrà messa prima in sicurezza la strada statale e successivamente la stradina crollata, in modo da ripristinare quanto prima il transito veicolare? E’ possibile aspettarsi una riapertura con il senso unico alternato e se sì quanto tempo, più o meno, ci vorrà?
Le fasi della lavorazione saranno: 1) messa in sicurezza del costone roccioso sovrastante 2) ricostruzione strada 3) ricostruzione stradina comunale di via Annunziatella. Si è scartata l’ipotesi di apertura a senso unico alternato perché interferirebbe sui lavori, rallentandoli.
Ringraziamo l’ingegner Pierluigi Califano per averci concesso un po’ del suo tempo.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Lutto a Conca dei Marini. Questa mattina si è spento Umberto Lauritano, da tutti conosciuto come ‘o Bacchiss. Umberto, che a marzo avrebbe compiuto 84 anni, è venuto a mancare dopo una brutta malattia. Uomo legato alle tradizioni gastronomiche del suo territorio, nel 1989 ha dato vita allo storico ristorante La Tonnarella, sulla spiaggetta del borgo di Conca dei Marini. Umberto è stato il primo con la sua Tonnarella a preparare pescato del giorno e spaghetti con zucchine e frutti di mare diventando il pioniere della ristorazione in riva a mare Negli anni Sessanta ha servito tutto il jet set internazionale che arrivava sulla spiaggia di Conca, fra questi anche Jacqueline Kennedy . Oggi il ristorante è gestito dai figli Franco e Angelo.
C’era una volta un gentiluomo che, morta la prima moglie, si sposò con una donna di una superbia incredibile. Aveva costei due figlie che in tutto e per tutto le somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una figlia così dolce e buona che non si può immaginare: assomigliava alla sua mamma, che era stata la più brava donna di questo mondo. Subito dopo che fossero state celebrate le nozze, la matrigna diede libero sfogo alla sua cattiveria. Non poteva soffrire le doti della ragazza, che rendevano ancor più odiose le figlie sue. La incaricò dei più bassi servizi della casa: toccava a lei lavare i piatti e spazzar le scale e fare tutte le faccende domestiche; dormiva in cima alla casa, in un granaio, sopra un misero letto fatto di paglia, mentre alle sorelle erano assegnate camere con pavimenti intarsiati, letti di ultima moda, e specchi in cui si miravano da capo a piedi. La povera ragazza soffriva tutto con pazienza, nè osava lamentarsi col padre, perchè questi l’avrebbe sgridata, visto che si faceva comandare a bacchetta dalla moglie. Finito il suo lavoro, si metteva accanto al camino e si sedeva nella cenere, epperò in casa la si chiamava comunemente Cucciolona; la minore delle due sorelle, non tanto sgarbata quanto l’altra, la chiamava Cenerentola. Eppure Cenerentola, infagottata com’era nei suoi vestiti, era cento volte più bella delle sorelle sfarzosamente vestite.
Accadde che il figlio del re diede un ballo, invitandovi tutte le persone importanti. Anche le nostre due sorelle ebbero l’invito, perchè facevano gran figura nel paese. Eccole tutte contente e affaccendate per scegliere gli abiti e le acconciature che stessero loro meglio: nuova fatica per Cenerentola, perchè doveva lei stirare la biancheria delle sorelle e metterla a posto. Non si parlava che dei vestiti da mettersi. “Io, disse la maggiore, mi metterò l’abito di velluto rosso con i pizzi d’Inghilterra.” “Per me, disse l’altra, non avrò che la solita veste; ma in compenso mi metterò il mantello fiorato d’oro e la collana di diamanti, che non è mica una cosa da niente”. Si mandò a chiamare la sarta perchè aggiustasse le cuffiette a doppia gala. A Cenerentola anche domandarono un parere, perché sapevano che aveva buongusto. Cenerentola le consigliò che meglio non si poteva e si offrì perfino di pettinarle, al che le due sorelle si degnarono di accettare. Mentre si facevano pettinare, le dicevano: “Ti piacerebbe andare al ballo, Cenerentola? “Ahimè! signorine, voi mi prendete in giro; non è cosa per me” “Hai ragione; sarebbe un gran ridere, se si vedesse al ballo una Cucciolona.” Un’altra le avrebbe pettinate alla diavola; ma Cenerentola era buona e le pettinò a perfezione. Stettero quasi due giorni senza mangiare, tanto erano fuor di sè dalla gioia; più di dodici laccetti si spezzarono, a furia di stringere i busti per far loro la vita sottile; e tutti i momenti si miravano allo specchio.
Arrivò finalmente il giorno felice. Le due sorelle andarono, e Cenerentola le seguì con gli occhi finchè potette. Quando non le vide più, si mise a piangere. La comare che la vide tutta in lagrime, le domandò che avesse. “Vorrei… vorrei tanto…” Piangeva così forte che non potette finire. La comare, che era in realtà una Fata, le disse: “Vorresti andare al ballo, non è così?” Oh, sì! sospirò Cenerentola,” “Ebbene, dice l’altra, se sarai buona, ti faccio andare”. Se la portò in camera e le disse: “Va in giardino e portami una zucca.” Cenerentola subito andò a cogliere la più bella che le riuscì di trovare, e la portò alla comare, senza capire come mai quella zucca l’avrebbe fatta andare al ballo. La comare la vuotò, e quando non fu rimasta che la sola scorza, la percosse con la sua bacchetta, e la zucca fu subito mutata in una bella carrozza tutta dorata. Andò poi a guardar nella trappola, e trovativi sei topolini ancora vivi, disse a Cenerentola di alzare un tantino la griglia che chiudeva la trappola. I topolini ne uscirono ad uno ad uno; ed ella subito un colpo di bacchetta, e ogni topolino fu tramutato di botto in un bel cavallo; in meno di niente si ebbe così un magnifico gruppo di sei cavalli d’un bel grigio sorcio pomellato. Vistala poi in pensiero su che cosa tramutare in un cocchiere, disse Cenerentola: “Vado a vedere chi sa mai ci fosse qualche sorcione nella trappola grande; ne faremo un cocchiere.” “Hai ragione, approvò la comare, va a vedere”. Cenerentola le portò la trappola, e c’erano infatti tre sorcioni: la Fata ne prese uno, che avea tanto di baffi grandi, e toccatolo appena, lo trasformò in un grosso cocchiere, che aveva dei baffi che più belli che si erano mai visti. Poi le disse: “Va in giardino, troverai dietro l’innaffiatoio sei lucertole, portale qui.” Appena le ebbe, le mutò in sei lacchè, che montarono subito dietro la carrozza coi loro abiti ufficiali, e vi si tennero attaccati come se non avessero fatto altro per tutta la vita. La Fata disse allora a Cenerentola: “Ecco fatto, adesso puoi andare al ballo: sei contenta?” Sì, ma come faccio ad andarci, con questi miei abiti cenciosi addosso?” La comare non fece che toccarla con la bacchetta, e nel punto stesso gli abiti cenciosi diventarono d’oro e d’argento, tempestati di pietre preziose. Le diede poi un paio di scarpette di vetro, le più belle del mondo. Così adornata, Cenerentola montò in carrozza; ma la comare le raccomandò, sopra ogni cosa, di non passar mezzanotte; un momento di più che rimanesse al ballo, la carrozza sarebbe ridiventata zucca, i cavalli sarebbero tornati topolini, i lacchè lucertole e gli abiti sfoggiati più cenciosi che mai. Promise Cenerentola alla comare di lasciare il ballo prima di mezzanotte, e partì, fuor di sè dalla contentezza.
Il figlio del re, avvertito dell’arrivo d’una grande principessa, che nessuno conosceva, le corse incontro. Le porse la mano per farla scendere di carrozza, e la portò nella sala dove gl’invitati erano raccolti. Un gran silenzio si fece; cessò il ballo, tacquero i violini, tanto si era intenti a contemplare le grandi bellezze della sconosciuta. Si sentiva solo un confuso vocio: “Ah! com’è bella!” Anche il re, tuttochè vecchio, non si stancava di guardarla, ripetendo sommesso alla regina che da tantissimo tempo non gli capitava di vedere una persona così bella ed amabile. Tutte le dame osservavano con grande attenzione l’acconciatura e gli abiti di lei, per averne il giorno dopo dei simili, a patto di trovare così belle stoffe e sarti abbastanza bravi. Il figlio del re la fece sedere al posto d’onore, e poi la prese per mano, invitandola a ballare; e Cenerentola ballò con tanta grazia da suscitare una sempre più viva ammirazione. Si servì poi una bellissima cena, che il giovane principe non toccò nemmeno, tanto era occupato a contemplar la fanciulla. Questa andò a sedere accanto alle sorelle e le colmò di gentilezze, offrendo loro perfino delle arance e dei limoni datile dal principe: il che le maravigliò assai, perchè non la conoscevano. Mentre così discorrevano, Cenerentola sentì battere le undici e tre quarti; fece subito una grande riverenza alla compagnia e scappò via più in fretta che poteva. Arrivata a casa, corse dalla comare, la ringraziò, le disse che con tanto piacere sarebbe tornata al ballo la sera appresso, perchè il figlio del re l’aveva invitata. Prese poi a narrarle tutto ciò che era accaduto, e in quel mentre le due sorelle bussarono alla porta. Cenerentola andò ad aprire. “Come arrivate tardi!” esclamò sbadigliando, fregandosi gli occhi e stirando le braccia come se allora allora si fosse svegliata; eppure, da che s’erano lasciate, non l’era mai venuto voglia di dormire. “Se tu fossi venuta al ballo, disse una delle sorelle, non ti saresti annoiata: ci è venuta una bella principessa, la più bella che si possa mai vedere. Mille finezze ci ha fatto; ci ha dato delle arance e dei limoni.” Cenerentola era fuor di sè dalla gioia; domandò come si chiamasse quella principessa, ma le sorelle risposero che nessuno la conosceva, che il figlio del re non trovava più pace, e che tutto avrebbe dato per saper chi fosse. Cenerentola sorrise e disse: “Era proprio molto bella? Beate voi! Oh, se potessi anch’io vederla… Sentite, signorina Javotte, prestatemi l’abito giallo che voi indossate tutti i giorni.” “Davvero! esclamò la signorina Javotte; prestare il mio bell’abito a una sudicia Cucciolona come te! Fossi matta!” Cenerentola si aspettava questo rifiuto, e ne fu contentissima, perchè si sarebbe trovata molto imbarazzata se la sorella avesse consentito a prestarle il vestito.
La sera successiva, le due sorelle andarono al ballo, e Cenerentola pure, ancora più bella del giorno prima. Il figlio del re le stette sempre a fianco, susurrandole ogni sorta di cose gentili; la fanciulla non s’annoiava e dimenticò quel che la comare le aveva raccomandato; sicchè sentì sonare il primo colpo di mezzanotte, quando pensava che non fossero ancora le undici. Si alzò e scappò via leggera come una cerva; il principe le corse dietro, ma non riuscì a raggiungerla. Nella fuga, una scarpetta di vetro le cadde, e il principe la raccolse con gran cura. Cenerentola tornò a casa con l’affanno, senza carrozza, senza lacchè, e con indosso le sue vesti cenciose: di tutta la sua magnificenza non avanzava che una scarpetta, la compagna di quella cadutale dal piede. Fu domandato alle guardie di palazzo se avessero visto uscire una principessa; dissero di aver visto uscire solo una ragazza assai mal vestita, che sembrava più che altro una contadina.
Quando le sorelle tornarono dal ballo, Cenerentola domandò loro se si fossero divertite anche stavolta, e se la bella signora c’era stata; risposero di sì, ma che se n’era scappata al tocco di mezzanotte, e con tanta furia da lasciarsi cadere una delle sue scarpine di vetro, la più bella del mondo; che il figlio del re l’aveva raccolta, che per tutto il resto del ballo non aveva fatto che guardarla, e che certamente era innamorato pazzo della bella creatura a cui la scarpina apparteneva. Ed era proprio vero; perchè, pochi giorni dopo, il figlio del re fece bandire a suon di tromba ch’egli avrebbe sposato colei al cui piede quella scarpa fosse giusta di misura. Si cominciò prima a provarla alle principesse, poi alle duchesse, poi a tutta la corte, ma inutilmente.
La si portò dalle due sorelle, che fecero tutto il possibile per farvi entrare il piede, ma non vi riuscirono. Cenerentola, che le guardava e aveva riconosciuto la sua scarpina, disse ridendo: “Vediamo un pò se mi va a me!” Le sorelle si misero a ridere e a prenderla in giro. Il gentiluomo, incaricato di provare la scarpina, guardò fisso Cenerentola, e avendola trovata molto bella, disse che la cosa era giusta e ch’egli aveva ordine di provarla a tutte le ragazze. Fatta sedere Cenerentola e accostatale la scarpina al piedino, vide che la si calzava senza fatica e vi si adattava come se fosse di cera. Grande fu lo stupore delle due sorelle, ma anche maggiore, quando videro che Cenerentola toglieva di tasca la scarpina compagna e se la calzava. Arrivò a questo punto la comare, e con un colpo di bacchetta fece diventare gli abiti di Cenerentola ancor più sfarzosi di tutti gli altri. Allora le due sorelle riconobbero in lei la bella principessa del ballo. Le si gettarono ai piedi, e le domandarono perdono di tutti i mali trattamenti che le avean fatto soffrire. Cenerentola le fece alzare, le abbracciò, perdonò loro di tutto cuore, e le pregò di volerle sempre bene. Tutta adorna com’era, la si portò dal giovane principe, questi la trovò più bella che mai, e pochi giorni dopo la sposò. Cenerentola, che era non meno buona che bella, fece alloggiare le due sorelle a palazzo reale, e le maritò, lo stesso giorno, a due gran signori della Corte.
Il termine ushabti, ovvero “colui che risponde”(dal verbo usheb, “rispondere”), indica una categoria di statuette funerarie che gli Egiziani collocavano nelle tombe dal Medio Regno sino all’epoca Tolemaica. Da uno o più esemplari per corredo funerario, il loro numero aumenta nel tempo fino a raggiungere le molte centinaia di esemplari. Nei corredi funerari del Nuovo Regno gli ushabti possono essere deposte all'interno di cofanetti in legno dipinto, che imitano nella forma le antiche cappelle arcaiche del Basso Egitto.
Le statuette venivano animate magicamente grazie al capitolo VI del Libro dei Morti, che portavano, quasi sempre, iscritto o dipinto sul corpo: “O ushabti! se io sarò chiamato, e se io sarò numerato per eseguire ogni sorta di lavori che sono eseguiti nel mondo sotterraneo… e sarò numerato in qualunque tempo per fare prosperare i campi, per irrigare le rive, per trasportare le sabbie dall’oriente ad occidente, “eccomi”, dici tu allora”.
L’ushabti può così contribuire alla sopravvivenza eterna del defunto, sostituendolo nei lavori agricolo dell’oltretomba e utilizzando a tale scopo gli strumenti agricoli, la zappa e l’aratro, che stringe nelle mani e il sacchetto per le sementi che tiene sulla schiena.
Nel 1817 Giovanni Battista Belzoni trovò nell’ultima camera dell’ipogeo di Sety I (KV 17) nella Valle dei Re, a Tebe, centinaia di statuette ushabti, molto varie per materiale, tecnica e stile di esecuzione, tali ushabti ora arricchiscono collezioni egiziane grandi e piccole di tutto il mondo.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile del Reparto Territoriale di Mondragone (CE), nel corso di un servizio di controllo del territorio hanno proceduto all’arresto per tentata rapina, lesioni e violazione di domicilio in concorso, di L.F. cl. 1991, residente a Francolise (CE), B.F. cl. 1990, e V.G. cl. 1997, residenti a Mondragone. I militari dell’Arma, a seguito di immediati accertamenti, hanno bloccato i tre quali autori, la decorsa notte, in Francolise, frazione Montanaro, della tentata rapina in abitazione, ai danni di due coniugi del luogo. Nell’occasione i malviventi sono stati messi in fuga dall’imprevista reazione delle vittime sorprese durante sonno. I fuggitivi si sono allontanati dall’abitazione a bordo di un autovettura che è stata poco dopo intercettata dai militari dell’Arma nel centro cittadino. Le vittime a seguito del tentativo di rapina, hanno riportato contusioni a volto, giudicate guaribili dai sanitari rispettivamente in giorni 5 e 2. L’autovettura in uso ai rapinatori è stata sottoposta a sequestro. Gli arrestati sono stati accompagnati ai domiciliari, a disposizione della competente autorità giudiziaria.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un fucile a canne mozze calibro 16, 135 grammi di hashish e 151 di marijuana: è quanto hanno sequestrato i carabinieri della stazione della stazione di Brusciano (Napoli) in un sottotetto di un’area comune nel complesso popolare “ex lege 219”. Sul fucile saranno eseguiti accertamenti balistici e dattiloscopici per verificare se siano stati utilizzati in fatti di sangue o intimidazione.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA SALERNO - La settimana più nera dall’esplosione della pandemia si chiude con un numero inquietante. Sono 100, infatti, i nuovi casi di Covid comunicati ieri dall’Unità di Crisi emersi nel corso degli accertamenti effettuati sabato per la sola città di Salerno. Un terzo dei “test infetti” bloccati nei laboratori regionali per l’intera provincia (il totale è 305), dunque, arriva dal capoluogo. Una vera e propria invasione del virus a Salerno che inquieta, preoccupa, fa avanzare l’ipotesi di misure restrittive da prendere per evitare ulteriori problemi. Anche perché i numeri difficilmente mentono. Soprattutto se paragonati a quelli registrati nelle scorse settimane. ALESSANDRO MOSCA LA CITTA
DI MICHELE PAPPACODA Il cartello con l'indicazione per Vettica di Amalfi, caduto nel bivio di Pogerola, mai più riposizionato dove era prima. E' una vergogna che il cartello che indica la frazione Vettica non venga sistemato, anche per rispetto per gli abitanti del posto. Da qui passano i nostri amministratori e nemmeno si degnano di guardare che il cartello sia caduto. Si spera che venga messo come era prima.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA A Napoli, Arzano, Cardito, Afragola e Casoria personale della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di P.S. Afragola hanno dato esecuzione a un’ordinanza restrittiva, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di più soggetti ritenuti, a vario titolo, gravemente indiziati dei reati di turbata libertà degli incanti, estorsione, detenzione e porto di armi da fuoco clandestine aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, svolte tra novembre e dicembre 2020, hanno permesso di raccogliere elementi probatori nei confronti di un gruppo criminale che, avvalendosi delle condizioni di cui all’art 416 bis c.p., ha condizionato l’andamento di alcune aste giudiziarie relative ad immobili situati ad Afragola e Casoria, territori storicamente riconducibili al controllo del clan MOCCIA. È emersa, in particolare, la realizzazione di atti intimidatori diretti ad influenzare l’esito di almeno tre aste giudiziarie ed assicurare un controllo di natura camorristico su questo tipo di attività. Nel corso della prima, riguardante più lotti, tenutasi il 25 novembre presso uno studio notarile sito in piazzetta di Porto a Napoli, gli estorsori hanno intimidito i partecipanti affinché desistessero o in alternativa versassero un prezzo per l’acquisto. Un primo aggiudicatario, che insieme al delegato d’asta non aveva ceduto alle prime pressioni, è stato ulteriormente intimidito nei giorni seguenti, con minacce varie e con l’esplosione di 5 colpi d’arma da fuoco all’indirizzo del portone di ingresso della sua abitazione. Un secondo concorrente, invece, ha ceduto alle minacce versando agli indagati una somma di 20.000 € come onere per l’aggiudicazione dell’immobile. In relazione alla seconda asta, verificatasi il 2 dicembre presso uno studio professionale di Aversa, i malviventi si sono adoperati perché la procedura andasse deserta, allo scopo di far abbassare la base d’offerta. La terza intimidazione, infine, è stata realizzata il 3 dicembre nei confronti dell’acquirente di un immobile oggetto di esecuzione presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Custodia cautelare in carcere 1) LUCCI Antonio, nato a Napoli il 24.04.1965; 2) LUCCI Ferdinando, nato a Napoli il 13.02.1990; TELECAPRINEWS
DI MIKI PAPPACODA “Nei prossimi giorni assisteremo a tempo spesso instabile o perturbato sull’Italia, con clima via via più freddo” – lo conferma il meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara che spiega – “lunedì risentiremo dei residui effetti della perturbazione di domenica, con ancora qualche pioggia o rovescio specie al Centrosud, mentre tra martedì e giovedì faremo in conti con una nuova perturbazione che riporterà maltempo da ovest verso est. In questa fase avremo anche un calo ulteriore delle temperature, con neve anche a quote medio-basse al Nord e nevicate pure sull’Appennino. Il clima sarà più freddo ma non ancora pienamente invernale: il vero freddo rimarrà per ora relegato sull’Europa nord orientale” “Si potrebbe invece andare verso una brusca virata all’inverno più rigido dal weekend di San Valentino” – avverte Ferrara di 3bmeteo.com – “quando gelidi venti da Russia e Siberia (Buran) dilagheranno direttamente sull’Europa centro-orientale. Parte di questa irruzione gelida dovrebbe interessare anche l’Italia dalla porta adriatica sotto-forma di assai freddi venti di bora e grecale, portando ad un tracollo termico con clima rigido per diversi giorni e neve anche in pianura e fin sulle coste. Vi è però un margine di incertezza sulle zone più coinvolte. Ancora presto infatti per entrare troppo nel dettaglio sia sull’entità del freddo che sulla localizzazione delle eventuali nevicate: tutto dipenderà dall’esatta traiettoria dell’irruzione fredda. Seguiranno dunque importanti aggiornamenti previsionali”.