CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS C'era una volta Concordia, la “strana” terra dei mulini natanti sul Secchia Erano nove e, per secoli, fonte di ricchezza. Ma anche causa di alluvioni
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA CONCORDIA. Nel 1943, quando sono stato battezzato, mi è stato dato un nome non molto diffuso (qualcuno ogni tanto mi chiama Orlando), per ricordare un fratello di mia nonna paterna morto in mare durante la Seconda guerra mondiale. Debbo dire, in verità, che raccogliendo materiale per questa puntata su Concordia mi sono imbattuto in una sequenza di nomi così particolari che il mio mi è sembrato all’improvviso comunissimo: Ispano, Alcipio, Zorè, Milton, Barbato, Arcadio, Venizelos, Franz, Uvier, Osiris, Cardes, Claiber, Soenne, Etra, Erta, Cleonice, Delmo, Teseo, Ilmo, Enos, Nelusco, Moritz, Isonzo … e qui mi fermo. Del resto il marito di Gina Borellini, Medaglia d'oro al Valor Militare (che era nata a San Possidonio, distante ben 2,6 km, ma fu eletta nel 1946 al Consiglio Comunale di Concordia), si chiamava Antichiano. La causa di questa davvero sfrenata fantasia onomastica deriva forse dal fatto che Concordia si trova all'estremo nord della provincia di Modena e dista pochi chilometri dalla Lombardia? O gli abitanti volevano forse distinguersi dai Veneti di Concordia Sagittaria in provincia di Venezia? E cosa pensavano i parroci al momento del battesimo? Gli abitanti di Concordia sulla Secchia (ma le vecchie cartoline riportano “Concordia sul Secchia”) mi perdoneranno se ho scherzato un poco!
Concordia (40,97 kmq e circa 8.700 abitanti) fece parte della signoria dei Pico della Mirandola già con Francesco II (morto nel 1399) fino a Francesco Maria II, il cui governo iniziò nel 1706. Il duca si schierò con la Francia nella guerra di successione spagnola, una scelta infelice, e Concordia fu data alle fiamme e devastata. Nel 1708 tutti i beni della famiglia furono confiscati e nel 1710 lo Stato fu venduto agli Estensi.
Era stata l'intensa l'attività dei mulini natanti nel Secchia a sostenere per secoli l'economia del paese, fino a che non vennero tolti i nove mulini, ritenuti principale causa delle alluvioni del Secchia. Infatti i mugnai concordiesi avevano adottato il sistema delle chiuse, cioè sbarramenti trasversali al fiume costituiti da palizzate in rovere, piantate nell'alveo e con due aperture, una delle quali, collocata di fronte alla ruota idraulica del mulino, aveva il compito di incanalare, incentivare e velocizzare la corrente.
Erano zattere a fondo piatto ancorate controcorrente alle rive o ai piloni dei ponti, che seguivano il variare della corrente. I mulini concordiesi, ancorché “natanti”, erano dunque di tipo stanziale poiché ognuno era vincolato alla propria chiusa: venivano giudicati pericolosissimi per la loro capacità di rallentare il flusso d'acqua a monte e a valle, sforzando gli argini e provocando rotture o tracimazioni. Il mio amico Bruno Andreolli, purtroppo recentemente scomparso, che era professore ordinario di Storia medievale all’Università di Bologna, ha raccontato nel 2001 le vicissitudini di un'area padana economicamente fragilissima e stretta nella morsa di tre grandi fiumi, il Po, il Panaro e, naturalmente, la Secchia in un bel libro dal titolo significativo:
La ruina dei modenesi: i mulini natanti di Concordia sulla Secchia. Sino al terribile terremoto del maggio 2012, era possibile vedere un modello in scala 1:20 di questi natanti nell'atrio della sede municipale, unico nel genere in Italia, riproducente il Mulino del Porto. Dopo trent'anni di inattività, quattro mulini vennero ricollocati nel fiume: Mulino di Sopra, di Mezzo, del Porto, di Sotto o delle Decime, e fatti funzionare fino alla fine dell'Ottocento, quando furono sostituiti dal mulino a vapore nel 1885. Concordia ha “quasi” avuto una stazione ferroviaria. Nel 1922 iniziarono infatti i lavori per la strada ferrata Rolo-Mirandola che avrebbe dovuto valicare il Secchia tra Moglia e Concordia. I lavori proseguirono con interruzioni fino al 1935, ma la ferrovia non fu mai terminata. Ma Concordia era soprattutto legata all’agricoltura. Nel decennio 1951-1961 si registrò un massiccio esodo dalle campagne verso zone industriali del Nord Italia, del Centro Europa e perfino dell'America: la popolazione scese da 11.000 a 9.200 abitanti.
La ridotta superficie dei poderi non consentiva infatti un adeguato reddito per tutti i componenti della famiglia; erano finiti i grandi lavori di bonifica che assorbivano manodopera bracciantile, mancavano industrie e la crescente meccanizzazione dell'agricoltura richiedeva sempre meno addetti. L'esodo continuerà, ma in misura più ridotta, e la popolazione del Comune si manterrà intorno ai 9.000 abitanti fino agli anni Settanta, per scendere poi al numero attuale. Concordia fa parte della Diocesi di Carpi, e in paese avrebbero meritato una visita la chiesa di San Paolo, del XVI secolo, ristrutturata nell'Ottocento, che presentava all'interno dipinti del pittore modenese Adeodato Malatesta, e la chiesa di Santa Caterina, con un pregevole soffitto a cassettoni del XVI-XVII secolo. Ma il terremoto ha prodotto vittime e danni e la ricostruzione procede a rilento; ancora oggi le impalcature sorreggono gli edifici danneggiati dal tragico evento e nonostante i fondi sono inagibili sia le chiese che il Municipio, il cui orologio è fermo al momento del terribile urto. Ma gli abitanti di Concordia, così come tutti quelli della Bassa, non si arrendono.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Negozi in ginocchio per le grandi difficoltà nel sostenere le spese e la poca considerazione da parte delle associazioni di categoria di riferimento e dalle istituzioni. Un caso eclatante, poi, è dato da Luigi Benassi, titolare del bar Terminal, all’interno della stazione di autolinee per Modena. Benassi, oltre alle spese ingenti deve fare i conti con i furti: è stato costretto a subirne ben 40 nel corso della sua attività.
INSERITO DA MORENA MOTTA Fiumi di birra, petardi e fumogeni lanciati in campo dagli spalti.


A CURA DI MICHELE PAPPACODA Questa ricetta golosissima è sempre un must nella tradizione culinaria salernitana e della Costiera, sia d’Estate che d’Inverno: la pasta e patate con provolone del monaco, servita tiepida, è davvero sostanziosa, ma è un primo piatto al quale non si può resistere. L’ingrediente principale sono le patate, e, a dare un tocco in più c’è il famoso provolone del monaco. Questo provolone prodotto sui monti Lattari raggiungeva il mercato di Napoli via mare, trasportato in barca dai contadini che per proteggersi dalla brezza indossavano dei grandi mantelli di juta che li facevano sembrare dei monaci, soprannome con cui erano apostrofati al mercato. Di qui il nome: provolone del monaco. Per sviluppare l’aroma leggermente piccante, dolce e grasso, deve stagionare almeno sei mesi in una grotta di tufo. Ma veniamo alla ricetta della pasta e patate con provolone del monaco, tutta da leccarsi i baffi.. Ingredienti per 6 persone 200 g di pasta spezzata mista (ma anche cannolicchi vanno benissimo) 2 patate 120 g di provolone del monaco di media stagionatura (circa sei mesi) 1 cipolla 1 costa di sedano 60 g di olio extravergine di oliva doc un rametto di rosmarino e un pò di sale Preparazione della pasta e patate con provolone del monaco Sbucciate le patate e fatele a tocchetti piccoli. In una pentola mettete a soffriggere la cipolla, tagliata a pezzi, l’aglio, il rosmarino in 4 cucchiai d’olio. Una volta che gli odori sono rosolati levateli e buttateli e aggiungete le patate, irrorate con una tazza di acqua, regolate il sale e cuocete per circa 15 minuti. Quando le patate saranno cotte, unite altra acqua: fate bollire e calcolate cinque minuti di cottura dal bollitore; versate la pasta e portatela a cottura avendo cura che la minestra risulti abbastanza densa. Spegnete la fiamma quando la pasta è ancora al dente. Aggiustate di sale, e trasferite la minestra in una pirofila per farla intiepidire (in estate naturalmente), avendo cura di aggiungere dell’acqua tiepida se dovesse essere troppo densa. Tagliate 12 spicchi di provolone e grattugiate il resto; aggiungete alla minestra il provolone grattugiato, mescolate bene e servite decorando ogni porzione con due spicchietti di provolone e un ciuffetto di rosmarino. Fatto? Avaete ottenuto un’esplosione di sapori, da accompagnare con un buon vino fresco.
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Santi del Giorno
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Bel tempo prevalente al Centro Nord, grazie all'anticiclone Hannibal. Più nubi e temporali su parte del Sud, specie tra Lucania, Calabria, localmente Centro Sud Puglia ed Est Sicilia. Più sole sul resto del Sud, bello in Sardegna. 
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