SALERNO E PROVINCIA NEWS CAVA DE' TIRRENI Vivono in un tugurio da ventisette anni: «Ora dateci una casa»
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CAVA DE' TIRRENI. Costretti dalle difficoltà della vita ad abitare, da ben ventisette anni, in un appartamento monolocale ricavato in un sottoscala di via Sante di Marino, a Sant’Arcangelo. Una stanza e poco più, con bagno e cucina piazzati nello stesso cubicolo.
Muffa e infiltrazioni alle pareti, un letto-armadio che scricchiola e spaventa chi in quei trenta metri quadri scarsi di spazio ci è nato e cresciuto. Da cinque anni la famiglia Senatore (papà Pietro allettato, mamma Antonietta casalinga e pilastro di casa, Francesco studente alle prese con tante difficoltà) ha fatto formale richiesta all’amministrazione per poter ricevere un alloggio popolare ma nessuna risposta è mai pervenuta. L’abitazione dove alloggia adesso la famiglia Senatore doveva essere una sistemazione temporanea, messa a disposizione per la signora Antonietta dai parenti che erano riusciti ad arrangiare con bagno letto e cucinino il sottoscala di una casa più ampia. Tuttavia, dopo il matrimonio, le difficoltà economiche e quelle familiari, poi un incidente sul lavoro, hanno prolungato quella permanenza che è diventata definitiva. Tanta dignità negli occhi, un sorriso che non tramonta e nessun rancore nelle parole della famiglia Senatore nonostante le spalle siano piegate sotto il peso di anni di difficoltà e sacrifici. Pietro, ex muratore, vive praticamente allettato da dieci anni. Nel 2007 cadde da un’impalcatura mentre lavorava e l’indisponibilità economica per le effettuare cure appropriate gli ha causato oggi un problema di mobilità ad entrambe le anche. Solo due anni fa si è finalmente visto riconoscere la pensione per invalidità: mensilmente Pietro percepisce 290 euro e con quei soldi provvede al fabbisogno di una moglie e di un figlio. Antonietta, casalinga, ex operaia in una fabbrica tessile, fa su e giù tutti i giorni per la ripida via Sante di Marino per un po’ di spesa e qualche commissione, accudisce figlio e marito e riesce a farsi aiutare dalla sorella per il bucato, visto che in casa la lavatrice non ci entra. È proprio dalla voce di Antonietta che parte l’appello all’amministrazione. «Non possiamo più andare avanti così – racconta la donna – abbiamo bisogno di un aiuto, di una casa dove poter vivere. La situazione con Francesco, che soffre di epilessia e che per anni abbiamo tenuto in una casa famiglia, e con mio marito a letto è diventata davvero troppo difficile». A pagare il prezzo di vivere in uno spazio così ridotto e tra tante difficoltà è proprio Francesco che, nonostante le crisi che lo attanagliano, sta cercando a denti stretti di ritagliarsi un futuro. Studia beni culturali all’università di Salerno e ha anche pubblicato una raccolta di poesie, scritte negli anni in cui era ospitato in una casa famiglia.
«Sono stato in una casa famiglia dai 16 ai 21 anni, poi non mi hanno più potuto tenere – spiega Francesco –. Lì riuscivo a studiare, avevo la mia stanza, e potevo scrivere le mie poesie. Qui è tutto più difficile, dormo in un armadio-letto con la paura che
possa cadermi addosso all’improvviso perché scricchiola per l’umidità e il peso degli abiti, e da un anno non riesco più a dare esami. Sono affezionato a questa casa, ci sono nato e cresciuto, vorrei solo una camera tutta per me».
Giuseppe Ferrara LA CITTA DI SALERNO
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inserito da Michele Pappacoda BARONISSI. Tragedia ieri mattina sull'Ofantina, dove al chilomentro 314 + 500 nel territorio tra Parolise e Salza, il centauro Roberto Apicella, 42enne di Baronissi, ha perso la vita schiantandosi con la sua moto contro un guard rail. L'incidente ha coinvolto un gruppo di motociclisti, che erano diretti all'Altopiano del Laceno per una domenica di svago. All'altezza del bivio di Parolise, il centauro avrebbe perso il controllo della sua moto andando a sbattere violentemente 
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA 
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Augusto ha cercato di salvare il papà, che invece gli voleva togliere la vita. Quando si è reso conto che suo padre non si muoveva più, è sceso dalla quella camera a gas che era diventata l’auto, e anche se semistordito ha avuto la forze di correre a perdifiato, in un ambiente che non conosceva, fino alla prima abitazione dove ha chiesto a chi ha aperto la porta di casa: «Per favore aiutatemi. E venite ad aiutare anche il mio papà». Il racconto in presa diretta della tragedia di Montecatini Val di Cecina, nel Volterrano, è Antonio Capone, zio del bambino che sabato è stato portato via dal padre all’uscita dalla scuola ad Afragola, e invece di andare allo zoo, è stato scaraventato in una tragedia di cui porta già i segni. Un dramma che forse capirà solo tra qualche anno. 


Vent'anni di carcere per il sevesino Luigi Rugolo, 16 anni per il cesanese Michele Crisopulli e 8 per l'altro cesanese Giuseppe De Martino. E’ questo quello che hanno chiesto i pm per i tre accusati di aver partecipato, con diversi ruoli, all’omicidio dell’architetto Alfio Molteni, il 14 ottobre 2015.
Una prostituta albanese e il suo protettore sono stati arrestati dai Carabinieri di Biassono presso l'abitazione di un cliente.


DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO
Si presentano come volontari della Caritas, ma in realtà sono dei truffatori a caccia di preziosi.