PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Si incatena davanti al tribunale, «Giustizia troppo lenta»
INSERITO DA ANGELA CECERE
Una donna 42enne aspetta da 7 anni che si concluda l'accertamento invalidità causato da incidente sul lavoro Il tribunale di piazza De Nicola BARI - Si è incatenata da due giorni ai cancelli del tribunale di Bari, in piazza De Nicola, per protestare contro la giustizia lenta: Caterina Ritoli, 42 anni di Polignano a Mare (Bari), aspetta da oltre sette anni che si concluda la causa per l'accertamento dell'invalidità causatale da un incidente sul lavoro subito nel gennaio 2006. Nel febbraio scorso, minacciando di suicidarsi lanciandosi dal quarto piano dello stesso palazzo, la donna ottenne la fissazione a breve dell'ultima udienza del processo di primo grado, che le ha riconosciuto un'invalidità dell'11 per cento. All'epoca in servizio come ausiliaria nel reparto di cardiologia dell'ospedale di Monopoli, è rimasta schiacciata da un carrello di 10 quintali che le ha provocato trauma cranico, disidratazione del disco, l'invecchiamento della spina dorsale di 30 anni e una frattura al braccio, oltre ad aver tenuto il busto ingessato per mesi. Finita la riabilitazione è tornata a lavoro, trasferita al poliambulatorio di Polignano, dove attualmente lavora. I tre mesi in terapia intensiva hanno costretto il marito, autista soccorritore, a lasciare il lavoro (è ancora disoccupato) per accudire i tre figli, oggi di 12, 15 e 20 anni. Per Caterina quell'11 per cento non è sufficiente. Tramite il suo legale ha depositato appello ma le hanno fatto sapere che l'udienza non sarà fissata prima del 2015. «Ci sono miliardi di padri e madri - ha detto Caterina - che come me hanno subito incidenti sul lavoro e aspettano da anni che gli venga riconosciuto quello che gli spetta. Questa non è giustizia»
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
10.05.2013.
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Inserito da :Sotgia Marcella Salerno. Rapporti intimi nel suo ufficio in municipio in cambio di lavoro: a Giovanni Santomauro, sindaco di Battipaglia (Salerno), la Dda contesta anche due episodi di concussione sessuale. Le vittime sono due donne, una delle quali straniera, entrambe madri separate e in difficoltà economiche. Le vicende sono ricostruite, anche grazie alle intercettazioni ambientali, nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Dolores Zarone su richiesta dei pm Rosa Volpe e Rocco Alfano. Il primo episodio risale all'aprile del 2010; la donna straniera è interessata alla concessione di un chiosco nella zona balneare di Battipaglia; per due volte Santomauro la riceve in ufficio e, lasciandole intendere di aiutarla a ottenere la concessione, le impone di avere rapporti sessuali. Grazie alle «cimici» nascoste nella stanza, gli investigatori possono ascoltare le conversazioni in diretta; la donna, in particolare, cerca di commuovere il sindaco: «Tu lo sai, io ho due figli e devo pensare a loro, io sono da sola... Non è che vado là schiava, perchè fare la schiava di altri, guardare la gente guadagnare i soldi e io sto sempre disperata...». Il secondo episodio risale all'ottobre dello stesso anno. In questo caso la donna è un'italiana, madre di una bambina e terrorizzata dall'idea che l'ex marito le porti via la figlia a causa della sua situazione di indigenza; la donna aspira a un posto in un call center e quando Santomauro la spinge ad avere un rapporto sessuale prova in tutti i modi ad allontanarsi. «No, stai fermo! No, no, ti prego! Adesso basta, eh, io apro la porta! Mi fai passare?». Il sindaco, tuttavia, riesce a vincere le sue resistenze. Così la malcapitata racconterà l'episodio agli investigatori: «Abbiamo effettivamente avuto un rapporto fisico che io ho assolutamente subìto, non trovandomi nella necessaria condizione di serenità per compiere una libera scelta: in quel periodo ero terrorizzata di poter perdere l'affidamento di mia figlia per insufficiente capacità reddituale. Dopo questo episodio ce n'è stato anche un secondo, dopodichè ho sempre rifiutato di recarmi nell'ufficio del sindaco».