IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 21/03/2011 CHI SONO I DISABILI IN ITALIA
In Italia sono 2,6 milioni le persone con disabilità che, al 2004, vivono in famiglia, corrispondenti al 4,8% della popolazione, di cui quasi la metà (1,2 milioni) hanno più di 80 anni.
Di questi 2,6 milioni il 66,2%, cioè 1,7 milioni, sono donne, corrispondente al 6,1% del totale delle donne italiane. Gli uomini sono la metà e cioè il 3,3%.
Dai dati che verranno esposti si rileva che le persone con disabilità in Italia sono soprattutto anziani e donne, questo è vero sia per le persone con disabilità che vivono in famiglia sia per quelle che vivono nelle istituzioni.
La metà delle persone con disabilità in Italia ha due o tre difficoltà gravi, molto spesso vivono con il coniuge, soprattutto gli uomini, o soli, in particolar modo le donne che sopravvivono al partner. Dato che si tratta di persone anziane, presentano anche bassi titoli di studio e risultano soprattutto pensionati.
A livello territoriale i tassi di disabilità per le persone che vivono in famiglia sono più alti nel Mezzogiorno, mentre i tassi di persone con disabilità ricoverate in istituti sono più alti al Nord. Una persona è definita “disabile” se presenta gravi difficoltà nel movimento, difficoltà nelle funzioni quotidiane, difficoltà nella comunicazione (vista, udito o parola. Tale disabilità aumenta all’avanzare dell’età, quando le patologie cronico-degenerative di tipo invalidante si cumulano al normale processo di invecchiamento dell’individuo. Infatti, l’80% delle persone con disabilità ha più di 65 anni, con una percentuale del 18,7%. Il numero di disabili aumenta vertiginosamente sopra gli 80 anni, con il 44% della popolazione che non ha più autonomia funzionale. Si differenziano le quote nelle varie parti d’Italia dove nel Sud è il 5,2%, al Nord supera di poco il 4%, mentre nelle Isole si attesta intorno al 5,7%. I valori più alti si registrano in Sicilia con il 6,1%, mentre a Bolzano i più bassi con 2,5%. In mezzo ci stanno regioni come la Basilicata e Molise con il 5,8% o la Lombardia con il 3,8% e la Valle D’Aosta con il 4,1%. Anche l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità riguarda soprattutto le donne e gli anziani: il 72% dei disabili in istituto sono donne e l’83% ha più di 65 anni. Per quanto riguarda i ricoveri si registrano tassi più alti al Nord con il 6/7 per mille, mentre al Sud è dell’1 per mille. Inoltre coloro che sono ricoverati hanno un’età più avanzata al Nord rispetto al Sud. Vale a dire il 23 per mille delle persone con più di 65 anni sono presso istituti, al Sud è del 4 per mille. Sei volte maggiore al Nord rispetto al Sud. Quindi al Sud più disabili vivono in famiglia rispetto al Nord. Ciò potrebbe dipendere dall’offerta sul territorio di strutture residenziali, dalle diverse strutture familiari esistenti nelle regioni, dagli atteggiamenti culturali. Le persone in istituto sono in gran parte (83%) anziani non autosufficienti, il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 65 adulti con una disabilità plurima. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto. Da qui si evince come la non autosufficienza colpisca quasi il 90% delle donne con disabilità in istituto contro il 66% degli uomini. Tra gli uomini è molto alta la presenza di adulti con disabilità psichica (13%) o plurima (11%). La tipologia di disabilità Per quanto riguarda le tipologie di disabilità sono circa 700 mila le persone che presentano delle difficoltà nel movimento con una percentuale dell’1,3. Il numero più alto è rappresentato dalle donne con l’1,7% e gli anziani ultraottantenni con il 9,6%. Più dettagliatamente coloro che hanno delle difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana sono circa 376 mila, pari allo 0,7%. Quelli che dichiarano delle difficoltà nella sfera delle comunicazioni (vedere, sentire o parlare) sono circa 217 mila, pari allo 0,4 per cento. Sono 290 mila, pari allo 0,5% della popolazione (sale al 6,9% tra la popolazione ultraottantenne) le persone che vivono in famiglia e dichiarano di avere difficoltà gravi in tutte e tre le aree considerate. Le persone con una gravità molto elevata della disabilità, ossia che hanno compromesse tutte e tre le sfere considerate, sono soprattutto nel Centro e nel Sud (entrambe allo 0,6%). Nelle Isole si registra un tasso di persone con disabilità con due aree compromesse pari al 2,4%. Per i problemi legati alle difficoltà nella vista, udito e parola, il numero più alto si registra al Nord-ovest tra i giovani e gli adulti di età compresa tra i 6 e i 44 anni, mentre tra le persone comprese nelle classi di età successive (45-64 e 65-74 anni) la quota maggiore di disabili sensoriali si registra nelle regioni del Centro. Le persone con disabilità in famiglia e in istituto In Italia il 93% delle persone con disabilità vive in famiglia. La famiglia è quindi il “soggetto” che generalmente prende in carico il disabile e che rappresenta per la persona stessa una risorsa fondamentale per affrontare le limitazioni derivanti dalla disabilità. Il 37% delle persone con disabilità vive in coppia, il 32% per cento delle persone con disabilità vive solo, il valore sale al 41% se si tratta di donne e scende al 15% per gli uomini. Tra i giovani adulti con disabilità (6-44 anni) il 62% sono figli che vivono con i genitori, cioè il 43% della popolazione totale. Quindi si tende a restare nella famiglia di origine da parte delle persone con disabilità. Vivere con la compagna/o, senza i figli, è lo status più frequente per gli anziani con disabilità (65-74 anni) la condizione più frequente. Per coloro che sono in Istituto, cioè il 70%, si trova presso una residenza sanitaria assistenziale o una residenza sociosanitaria per anziani, tale valore sale al 78% per cento se si tratta di anziani non autosufficienti. Livelli di istruzione Il 50% delle persone con disabilità ha la licenza elementare, mentre coloro che sono senza titolo di studio è del 23%. Se il 31% della popolazione italiana ha la licenza media ed il 28% ha un diploma superiore, fra i disabili tale percentuali scendono rispettivamente al 17% e all’8%. Quindi Rispetto alla popolazione totale le persone con disabilità hanno un livello di istruzione più basso. Le generazioni più giovani sono quelle cha hanno titoli di studio più alti. La fascia 25-44 anni ha nel 44% dei casi la licenza media inferiore e nel 20% il diploma superiore. Coloro che sono nella fascia 45-69 anni hanno un livello di istruzione più basso. La licenza elementare e media sono i titoli di studio più diffusi. Infine, nelle classi di età più anziane (70 anni e più) si riduce ulteriormente il livello di istruzione: la licenza elementare o la mancanza di un titolo di studio sono le realtà più diffuse. Quelli con licenza elementare sono al 55% nel Nord-ovest e al 44% per cento nel Nord-est, più alte rispetto al Mezzogiorno, 44% nel Sud e 46% nelle Isole. In testa c’è sempre la provincia di Trento con il 60,5%. In ultima posizione la Basilicata con il 36,5%. Tra le persone con una difficoltà nella vista, nell’udito o nella parola si hanno i titoli di studio più alti: il 3,0 per cento ha un dottorato, una laurea o un diploma universitario e il 15,3 per cento un diploma superiore .Per coloro che hanno difficoltà nel movimento si riscontrano titoli di studio bassi: rispettivamente il 52,2% e il 52,5% dei casi ha conseguito la licenza elementare. Condizione professionale Il 66% delle persone con disabilità è fuori del mercato del lavoro: il 43,9% è in pensione e il 21,8% è inabile al lavoro, mentre solo il 3,5% è occupato e lo 0,9% cerca un’occupazione. Per quanto riguarda la differenza di genere si rileva che il numero di pensionati è più elevato tra gli uomini rispetto alle donne, il 62% degli uomini contro 35% delle donne. Fra le donne il 30% per cento dei casi sono casalinghe. Rispetto a tutte le altre tipologie di disabilità le persone con una difficoltà nella vista, nell’udito o nella parola hanno la percentuale di occupati più alta con il 16,3% La percentuale di inabili al lavoro cresce all’aumentare della gravità della disabilità. Fra coloro che hanno una difficoltà le percentuali si attestano tra l’8,1% ed il 14,3%, che sale al 28,4% per chi ha due difficoltà e arriva al 35,5% per chi ha tre difficoltà. Per l’85% dei disabili la pensione è la fonte di reddito principale, mentre fra la popolazione totale il reddito da lavoro raggiunge il 45%. Solo il 3% delle persone con disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro, tale valore sale al 6%. La percentuale delle persone che hanno come fonte di reddito principale un’indennità aumenta all’aumentare della gravità della disabilità: 4,1% per chi ha due difficoltà e 5,1% per chi ha tre difficoltà. Per il futuro è evidente che andando verso un invecchiamento generalizzato della popolazione è logico aspettarsi che il numero di persone disabili sarà destinato a crescere nel tempo, stante anche il miglioramento delle cure mediche e terapie a disposizione. Dai dati si può constatare che la disabilità è una condizione pressoché legata all’invecchiamento umano. Da ciò ne consegue che qualsiasi programmazione politica di medio/lungo termine che riguardi i disabili debba tenere in considerazione questo trend. Quindi qualsiasi politica socioeconomica rivolta alle persone disabili e per una loro corretta sostenibilità non può prescindere dal fatto che si andrà verso una società composta da un numero sempre più elevato di anziani e disabili con pesanti conseguenze economiche.
MICHELE PAPPACODA
Inserito da: Michele Pappacoda
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