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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 21/03/2011 CHI SONO I DISABILI IN ITALIA

15 Maggio 2013, 13:04pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Chi sono i disabili in Italia
Chi sono i disabili in Italia

 

In Italia sono 2,6 milioni le persone con disabilità che, al 2004, vivono in famiglia, corrispondenti al 4,8% della popolazione, di cui quasi la metà (1,2 milioni) hanno più di 80 anni.

 

Di questi 2,6 milioni il 66,2%, cioè 1,7 milioni, sono donne, corrispondente al 6,1% del totale delle donne italiane. Gli uomini sono la metà e cioè il 3,3%.

Dai dati che verranno esposti  si rileva che le persone con disabilità in Italia sono soprattutto anziani e donne, questo è vero sia per le persone con disabilità che vivono in famiglia sia per quelle che vivono nelle istituzioni.

La metà delle persone con disabilità in Italia ha due o tre difficoltà gravi, molto spesso vivono con il coniuge, soprattutto gli uomini, o soli, in particolar modo le donne che sopravvivono al partner. Dato che si tratta di persone anziane, presentano anche bassi titoli di studio e risultano soprattutto pensionati. 

A livello territoriale i tassi di disabilità per le persone che vivono in famiglia sono più alti nel Mezzogiorno, mentre i tassi di persone con disabilità ricoverate in istituti sono più alti al Nord. Una persona è definita “disabile” se presenta gravi difficoltà nel movimento, difficoltà nelle funzioni quotidiane, difficoltà nella comunicazione (vista, udito o parola. Tale disabilità aumenta all’avanzare dell’età, quando le patologie cronico-degenerative di tipo invalidante si cumulano al normale processo di invecchiamento dell’individuo. Infatti, l’80% delle persone con disabilità ha più di 65 anni, con una percentuale del 18,7%. Il numero di disabili aumenta vertiginosamente sopra gli 80 anni, con il 44% della popolazione che non ha più autonomia funzionale. Si differenziano le quote nelle varie parti d’Italia dove nel Sud è il 5,2%, al Nord supera di poco il 4%, mentre nelle Isole si attesta intorno al 5,7%. I valori più alti si registrano in Sicilia con il 6,1%, mentre a Bolzano i più bassi con 2,5%. In mezzo ci stanno regioni come la Basilicata e Molise con il 5,8% o la Lombardia con il 3,8% e la Valle D’Aosta con il 4,1%. Anche l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità riguarda soprattutto le donne e gli anziani: il 72% dei disabili in istituto sono donne e l’83% ha più di 65 anni. Per quanto riguarda i ricoveri si registrano tassi più alti al Nord con il 6/7 per mille, mentre al Sud è dell’1 per mille. Inoltre coloro che sono ricoverati hanno un’età più avanzata al Nord rispetto al Sud. Vale a dire il 23 per mille delle persone con più di 65 anni sono presso istituti, al Sud è del 4 per mille. Sei volte maggiore al Nord rispetto al Sud. Quindi al Sud più disabili vivono in famiglia rispetto al Nord. Ciò potrebbe dipendere dall’offerta sul territorio di strutture residenziali, dalle diverse strutture familiari esistenti nelle regioni, dagli atteggiamenti culturali. Le persone in istituto sono in gran parte (83%) anziani non autosufficienti, il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 65 adulti con una disabilità plurima. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto. Da qui si evince come la non autosufficienza colpisca quasi il 90% delle donne con disabilità in istituto contro il 66% degli uomini. Tra gli uomini è molto alta la presenza di adulti con disabilità psichica (13%) o plurima (11%). La tipologia di disabilità Per quanto riguarda le tipologie di disabilità sono circa 700 mila le persone che presentano delle difficoltà nel movimento con una percentuale dell’1,3. Il numero più alto è rappresentato dalle donne con l’1,7% e gli anziani ultraottantenni con il 9,6%. Più dettagliatamente coloro che hanno delle difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana sono circa 376 mila, pari allo 0,7%. Quelli che dichiarano delle difficoltà nella sfera delle comunicazioni (vedere, sentire o parlare) sono circa 217 mila, pari allo 0,4 per cento. Sono 290 mila, pari allo 0,5% della popolazione (sale al 6,9% tra la popolazione ultraottantenne) le persone che vivono in famiglia e dichiarano di avere difficoltà gravi in tutte e tre le aree considerate. Le persone con una gravità molto elevata della disabilità, ossia che hanno compromesse tutte e tre le sfere considerate, sono soprattutto nel Centro e nel Sud (entrambe allo 0,6%). Nelle Isole si registra un tasso di persone con disabilità con due aree compromesse pari al 2,4%. Per i problemi legati alle difficoltà nella vista, udito e parola, il numero più alto si registra al Nord-ovest tra i giovani e gli adulti di età compresa tra i 6 e i 44 anni, mentre tra le persone comprese nelle classi di età successive (45-64 e 65-74 anni) la quota maggiore di disabili sensoriali si registra nelle regioni del Centro. Le persone con disabilità in famiglia e in istituto In Italia il 93% delle persone con disabilità vive in famiglia. La famiglia è quindi il “soggetto” che generalmente prende in carico il disabile e che rappresenta per la persona stessa una risorsa fondamentale per affrontare le limitazioni derivanti dalla disabilità. Il 37% delle persone con disabilità vive in coppia, il 32% per cento delle persone con disabilità vive solo, il valore sale al 41% se si tratta di donne e scende al 15% per gli uomini. Tra i giovani adulti con disabilità (6-44 anni) il 62% sono figli che vivono con i genitori, cioè il 43% della popolazione totale. Quindi si tende a restare nella famiglia di origine da parte delle persone con disabilità. Vivere con la compagna/o, senza i figli, è lo status più frequente per gli anziani con disabilità (65-74 anni) la condizione più frequente. Per coloro che sono in Istituto, cioè il 70%, si trova presso una residenza sanitaria assistenziale o una residenza sociosanitaria per anziani, tale valore sale al 78% per cento se si tratta di anziani non autosufficienti. Livelli di istruzione Il 50% delle persone con disabilità ha la licenza elementare, mentre coloro che sono senza titolo di studio è del 23%. Se il 31% della popolazione italiana ha la licenza media ed il 28% ha un diploma superiore, fra i disabili tale percentuali scendono rispettivamente al 17% e all’8%. Quindi Rispetto alla popolazione totale le persone con disabilità hanno un livello di istruzione più basso. Le generazioni più giovani sono quelle cha hanno titoli di studio più alti. La fascia 25-44 anni ha nel 44% dei casi la licenza media inferiore e nel 20% il diploma superiore. Coloro che sono nella fascia 45-69 anni hanno un livello di istruzione più basso. La licenza elementare e media sono i titoli di studio più diffusi. Infine, nelle classi di età più anziane (70 anni e più) si riduce ulteriormente il livello di istruzione: la licenza elementare o la mancanza di un titolo di studio sono le realtà più diffuse. Quelli con licenza elementare sono al 55% nel Nord-ovest e al 44% per cento nel Nord-est, più alte rispetto al Mezzogiorno, 44% nel Sud e 46% nelle Isole. In testa c’è sempre la provincia di Trento con il 60,5%. In ultima posizione la Basilicata con il 36,5%. Tra le persone con una difficoltà nella vista, nell’udito o nella parola si hanno i titoli di studio più alti: il 3,0 per cento ha un dottorato, una laurea o un diploma universitario e il 15,3 per cento un diploma superiore .Per coloro che hanno difficoltà nel movimento si riscontrano titoli di studio bassi: rispettivamente il 52,2% e il 52,5% dei casi ha conseguito la licenza elementare. Condizione professionale Il 66% delle persone con disabilità è fuori del mercato del lavoro: il 43,9% è in pensione e il 21,8% è inabile al lavoro, mentre solo il 3,5% è occupato e lo 0,9% cerca un’occupazione. Per quanto riguarda la differenza di genere si rileva che il numero di pensionati è più elevato tra gli uomini rispetto alle donne, il 62% degli uomini contro 35% delle donne. Fra le donne il 30% per cento dei casi sono casalinghe. Rispetto a tutte le altre tipologie di disabilità le persone con una difficoltà nella vista, nell’udito o nella parola hanno la percentuale di occupati più alta con il 16,3% La percentuale di inabili al lavoro cresce all’aumentare della gravità della disabilità. Fra coloro che hanno una difficoltà le percentuali si attestano tra l’8,1% ed il 14,3%, che sale al 28,4% per chi ha due difficoltà e arriva al 35,5% per chi ha tre difficoltà. Per l’85% dei disabili la pensione è la fonte di reddito principale, mentre fra la popolazione totale il reddito da lavoro raggiunge il 45%. Solo il 3% delle persone con disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro, tale valore sale al 6%. La percentuale delle persone che hanno come fonte di reddito principale un’indennità aumenta all’aumentare della gravità della disabilità: 4,1% per chi ha due difficoltà e 5,1% per chi ha tre difficoltà. Per il futuro è evidente che andando verso un invecchiamento generalizzato della popolazione è logico aspettarsi che il numero di persone disabili sarà destinato a crescere nel tempo, stante anche il miglioramento delle cure mediche e terapie a disposizione. Dai dati si può constatare che la disabilità è una condizione pressoché legata all’invecchiamento umano. Da ciò ne consegue che qualsiasi programmazione politica di medio/lungo termine che riguardi i disabili debba tenere in considerazione questo trend. Quindi qualsiasi politica socioeconomica rivolta alle persone disabili e per una loro corretta sostenibilità non può prescindere dal fatto che si andrà verso una società composta da un numero sempre più elevato di anziani e disabili con pesanti conseguenze economiche.

MICHELE PAPPACODA

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 01/04/2011 INSULTA DEPUTATA DISABILE: ´HANDICAPPATA DEL C..

15 Maggio 2013, 13:01pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSULTA DEPUTATA DISABILE: 'HANDICAPPATA DEL C..'
INSULTA DEPUTATA DISABILE: 'HANDICAPPATA DEL C..'

 

ROMA - La discussione sul processo breve alla Camera dei deputati continua nel caos. A farne le spese, anche una deputata disabile del Pd, Ileana Argentin, che è stata insultata da un collega della Lega Nord, Massimo Polledri. La parlamentare ha preso la parola perdenunciare che l'onorevole Osvaldo Napoli (Pdl) si è avvicinato al suo assistente per intimargli di non applaudire durante le sedute. A quel punto, il leghista si è rivolto alla deputata insultandola. Il presidente Gianfranco Fini ha invitato Polledri a scusarsi, ma l'on. Argentin ha ripreso la parola: "Presidente, mi conosce abbastanza da sapere che non strumentalizzo mai queste cose. Ricordo all'aula che io non posso muovere le mani, se non posso applaudire con le mie, lo faccio con le mani di chiunque". L'applauso bipartisan dell'Aula è stato seguito dalle scuse del deputato della Lega che ha detto di non aver capito "i termini della questione". Durante la bagarre, dai banchi della Lega, racconta la diretta interessata, proprio quando lei sta per prendere la parola e spiegare al presidente della Camera l'accaduto, parte il grido «Falla stare zitta quell'handicappata del cazzo!». A chi le stava accanto è sembrato che l'insulto fosse arrivato da Massimo Polledri, tanto che Fini invita il parlamentare del Carroccio a scusarsi con la collega del Pd. Lui smentisce e dice di aver detto solo «Ha ragione!» riferendosi a Osvaldo Napoli. E questa è anche la frase che risulta dai verbali dell'Assemblea. Numerosi testimoni oculari del Pd però confermano l'insulto. Tutti i parlamentari del centrosinistra le tributano un lungo e caloroso applauso. Anche Polledri però prende la parola: «Signor presidente - dichiara - non avevo capito il termine della discussione, per cui mi scuso con la collega che ha sicuramente ragione. Spero di aver riparato ad un iniziale torto fatto verbalmente». «È Osvaldo Napoli che deve chiedere scusa», incalza Roberto Giachetti (Pd). E infatti anche Napoli porge le sue scuse all'Argentin, prontamente rifiutate. «Prima mi ha fatto arrivare un bigliettino - racconta la parlamentare - che io non ho neanche aperto. Poi è arrivato lui di persona a chiedere scusa. Invece da Polledri neanche una parola...».

MICHELE PAPPACODA




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 17/03/2011 LA BONTÀ D´ANIMO E LA PROFESSIONLITÀ NEL SOCIALE DELLA DOTTORESSA ROSA DE MARTINO

15 Maggio 2013, 12:59pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

La bontà d'animo e la professionlità nel sociale della dottoressa Rosa de Martino
La bontà d'animo e la professionlità nel sociale della dottoressa Rosa de Martino

Avrei una domanda a latere: perchè verso taluni amici, seppur conosciuti da poco, si prova una specie di deja vu dell’amicizia, cioè ti pare di averli sempre conosciuti?

la domanda non c’entra molto con l’esposizione, di questo chiedo scusa, ma è quel che mi è venuto in mente leggendo che l’amicizia può nascere solo dopo una lunga conoscenza, che è molto saggia come idea, ma confligge con quella impressione di cui riferisco. Io ho conosciuto la dottoressa Rosa De Martino all'inizio di dicembre attraverso facebook quando venni in contattato tramite il direttore di Positanonews per fare un articolo sull'innaugurazione di un associazione disabili in penisola sorrentina presieduta dalla dottoressa Rosa De Martino e gia dai primi momenti anche se non conoscendola di persona la dottoressa De Martino ho potuto capire che è una persona buona d'animo e sempre disponibile verso le fascie più deboli . La dottoresa De Martino laureata in scineze umanistiche presso l'università di Napoli e stata sempre impegnata nel sociale esponendosi in prima persona ai problemi sociali e dei diversamenti abili risolvendoli quasi spesso tutti. Ha creato varie Associazioni nel campo del sociale e dei diversamenti abili. In alcune associazioni di cui e stata vice presidente ha avuto delle idee e proposte sempre nel campo del sociale e a difesa delle fasce piu deboli proposte che sono state prese come una forma di minaccia verso l'associazione pensando che con dette proposte la dottoressa de Martino ne avrebbe ricavato un suo interesse e questo non e assolutamente vero le proposte della dottoressa De Martino erano nel migliorare i servizi offerti dall'associazione non per offendere ho sminuire l'associazione è senza pensare minimamente a qualche fonte di quadagno ho di creare polemiche con gli altri. , La dottoressa De Martino non ha voluto mai creare polemiche fra le parti ma proponeva solo ideee e proposte nel migliorare dei servizi da offrire ai cittadini. Invece alla fine la dottoressa De Martino e stata esclusa da tuttto e tutti e messa fuori dall'associazione cosa che non e piaciuta a tantissime persone. Comunque la Dottoressa Rosa De Martino continuerà a svolgere la sua attività nel sociale attraverso le sue associazioni  e difendendo sempre in prima persona le fasce più deboli diversamente abili ecc. Io ribbadisco che la dottoressa Rosa De Martino e una persona umile e con tanta bonta nel cuore verso i diversamente abili cosa che a lei gli fa onore ed c'è da dire che spesso ha dedicato del suo tempo della sua vita  mettendolo a disposizione delle persone che ne avevano bisogno.

Michele Pappacoda

 




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/01/2011 MAMME AL CENTRO PRESENTA IL LABORATORIO SUL CARNEVALE CHE INSEGNA A CUCIRE,CREARE E RICICLARE.

15 Maggio 2013, 12:58pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Mamme al centro presenta il laboratorio sul carnevale che insegna a cucire,creare e riciclare.
Mamme al centro presenta il laboratorio sul carnevale che insegna a cucire,creare e riciclare.

Tra le tante e bellissime attività di Mamme al centro come l'apertura di sportelli dove tutte le persone possono rivolgersi per problemi inerenti alla vita familiare e alle tantissime altre attività che questo centro sta svolgendo sul territotio della penisola sorrentina e da evidenziare anche un laboratorio sul carnevale. a Questo laboratorio posono partecipare tutte le mamme che vogliono imaparare l'arte del cucito l'arte del riciclo e creare cosi piccoli o grandi capolavori, come vestiti di stoffa di carta maschere ecc. Quindi fra non meno di quattro giorni Mamme al centro presenta il laboratorio sul carnevale che insegna a cucire,creare e riciclare. Mercoledi` 26 Gennaio apre i battenti il nuovo laboratorio Creazioni di carnevale (aperto a tutte le mamme) che voglio imparare i rudimenti del cucito, dell`arte del riciclo e creare piccoli,grandi capolavori. Il corso si svolgera`ogni mercol......edi` mattina (non ci sono costi se non quelli del materiale da comprare ) l`orario e` dalle 10.00 alle 12.00 presso il consultorio vita e amore (alle spalle del comune di piano di sorrento). Verra`stabilito un tema conforme a quello delle scuole e i figli delle mamme iscritte parteciperanno ad una sfilata in collaborazione con proloco e ad una festa.Mamme al centro con a capo della presidentessa Roberta D'Esposito e tutte le collaboratirci vi aspettano, numerose, mercoledi 26 gennaio.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 08/01/2011 LAVORI DI CASA: UOMINI AIUTANO DI PIÙ, MA IL 78% TOCCA ALLE DONNE

15 Maggio 2013, 12:54pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

LAVORI DI CASA: UOMINI AIUTANO DI PIÙ, MA IL 78% TOCCA ALLE DONNE
LAVORI DI CASA: UOMINI AIUTANO DI PIÙ, MA IL 78% TOCCA ALLE DONNE

 

Gli uomini italiani sono sempre piu' impegnati nel lavoro di cura della famiglia ma sulle donne, anche se lavoratrici, continua a pesare oltre tre quarti del carico domestico: e' quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale messo a punto dal ministero del Lavoro con l'Inps e l'Istat secondo il quale, negli ultimi vent'anni (tra il 1989 e il 2009) nelle coppie con figli nelle quali la donna tra i 25 e i 44 anni lavora, ''l'asimmetria'' sul lavoro domestico e' passata dall'86,5% al 78%. Il carico familiare resta invece tutto sulla donna nelle coppie dove lei non lavora (e' passato nel periodo considerato dal 93% al 90%). Gli uomini danno il loro contributo soprattutto negli acquisti di beni e servizi (solo il 58,3% a carico della donna, in calo rispetto al 63,8% del 1989) mentre sono piu' restii nel passare lo straccio (l'83,6% della pulizia della casa tocca alla donna anche se lavora ma era il 91,6% nel 1989) e a preparare i pasti (81% a carico della donna). Nonostante l'aumento dell'impegno i maschi di casa restano lontani da lavatrice e asse da stiro: il 98,2% del lavoro di lavaggio e stiraggio pesa sulla donna (era il 99% nel 1989) un valore molto simile a quello delle case nelle quali la donna non e' occupata. Il lavoro familiare - si legge nelle tabelle pubblicate nel Rapporto - vale in media cinque ore e nove minuti per le donne occupate con figli a fronte di due ore e quattro minuti dedicate al lavoro familiare dagli uomini (media generica sull'insieme della popolazione). Se per le donne negli ultimi anni si e' registrato un calo del tempo dedicato al lavoro familiare (circa 38 minuti in media negli ultimi 20 anni) per gli uomini c'e' stato un aumento dell'impegno domestico di circa mezz'ora. E se le donne lavorano fuori casa in media meno ore (4 ore e 19 minuti la media generica, sei ore e mezza la media specifica) degli uomini (sei ore e 13 minuti la media generica, 8 ore e 12 minuti quella specifica) le donne lavorano nel complesso (tra l'attivita' retribuita e quella familiare) oltre un'ora piu' dei loro mariti con 9 ore e 28 minuti di media giornaliera contro le 8 ore e 17 minuti dei maschi. E se la situazione e' nel complesso migliorata negli ultimi 20 anni visto che nel 1989 le donne che lavoravano erano impegnate complessivamente quasi 10 ore (9 ore e 54 minuti) contro le 7 ore e 24 minuti degli uomini il divario resta profondo nel Sud. Nel Mezzogiorno le donne che lavorano sono impegnate nel complesso per 9 ore e 55 minuti (erano 9 ore e 43 minuti vent'anni fa) a fronte delle 7 ore e 57 minuti degli uomini (ma erano 6 ore e 54 minuti 20 anni fa).

 

Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 07/01/2011 STORIA ED ORIGINI DEL CALENDARIO DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 12:51pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

calendari
calendari

 

Risolto il problema della misurazione delle ore, come successione di istanti, resta la questione della numerazione cronologica dei giorni a partire da determinate date.

Origine astronomica del calendario.

Riferiti all'anno come lo chiamavano i romani, da annus, il cerchio che periodicamente riporta sui suoi passi il motore del tempo, nacquero i primi calendari impostati sul moto di un astro, quasi sempre uno degli astri maggiori, o tutti e due nel caso di calendari lunisolari. E' innegabile infatti che lo scorrere del tempo, e quindi il calendario, siano in relazione con i maggiori cicli astronomici e perciò avremo l'anno pari al ciclo stagionale, e quindi al periodo di rivoluzione della Terra attorno al Sole, il mese basato sulle fasi lunari e le settimane che fondano la propria origine, oltrechè nel ciclo lunare e nella tradizione biblica della creazione, anche nei babilonesi che identificavano ogni giorno con una divinità e quindi con uno dei sette astri maggiori (Sole, Luna ed i 5 pianeti visibili). Da tutto ciò si ottiene una progressione dei giorni a partire da una data d'inizio, il Capodanno, che è stata anch'essa protagonista di modifiche e di successive revisioni. Gli egizi ad esempio contavano i giorni dell'anno a partire dal levare eliaco della stella Sirio, all'incirca in prossimità del solstizio d'estate ed in concomitanza dell'arrivo delle inondazioni del Nilo. Per gli antichi romani invece l'inizio dell'anno decorreva a partire dalla primavera, sino a che non fù deciso di iniziare dal primo di gennaio probabilmente perchè in prossimità di tale data il Sole, passando per il solstizio d'inverno, segnava l'inizio di un nuovo ciclo. Ogni popolo ed ogni civiltà contano generalmente gli anni a partire da un determinato evento. Così nel calendario gregoriano si contano a partire dalla nascita di CRISTO, in quello giuliano a partire dalla fondazione di Roma ed in quello islamico dall'Egira. Esistono tuttavia dei popoli che numerano gli anni raggruppandoli in cicli come i cinesi o gli eschimesi. Anche l'inizio del giorno è stato soggetto a variazioni. In passato esso iniziava mezz'ora dopo il tramonto, all'avemaria, o a mezzogiorno quando il Sole passa al meridiano. La sua suddivisione in 24 ore risale invece all'epoca dell'Italia dei comuni, quando si introdussero i campanili che con il loro scoccare segnavano il passare del tempo.

Calendario lunare, solare, lunisolare

Usato sin dalle prime civiltà mediterranee il calendario lunare, di immediata concezione, è riferito alle fasi lunari le quali consentono di gestire facilmente le settimane ed i mesi con i loro cicli di 7 e quasi 29 giorni. Ben presto però ci si rese conto delle limitazioni che esso comportava. Infatti, essendo il mese lunare più corto di quello solare, necessitava di frequenti correzioni per riallinearlo al moto della Terra e quindi al ciclo stagionale. Il calendario solare dà invece con buona approssimazione il passare degli anni, visto che si basa sul moto della Terra attorno al Sole, ed è perciò sincronizzato alla durata delle stagioni, che sono una conseguenza diretta dello stesso moto orbitale del nostro pianeta. Anche in questo caso occorre però una correzione non essendo tale periodo un numero intero, è stato infatti necessario ricorrere all'introduzione dell'anno bisestile per garantire un certo sincronismo fra l'anno civile e quello tropico.Il calendario gregoriano, quello attualmente in uso da noi e nella maggior parte del mondo, è appunto di questo tipo. Il calendario lunisolare si basa invece sul movimento combinato dei due astri e perciò, non essendo i relativi periodi multipli fra di loro, bisogna apportare degli aggiustamenti affinchè il ciclo lunare e quello solare, e quindi quello stagionale, siano fra loro sincronizzati. A questo si pose rimedio con la scoperta del "ciclo di Metone" una corrispondenza fra i cicli periodici dei due astri, ovvero del fatto che 19 anni solari corrispondono a 235 lunazioni. I greci ad esempio integravano ogni tanto un anno di 13 mesi per recuperare i giorni che mancavano. Calendario Gregoriano E' un diretto discendente di quello usato dai romani, dal quale discendono anche i nomi dei giorni della settimana e dei mesi che rispettivamente ricalcano, tranne qualche eccezione, i nomi delle loro divinità e della loro successione numerica. Lo stesso nome, calendario, deriva da calendarium, il registro delle tasse, che venivano riscosse ai primi di ogni mese, ossia alle calende. Queste erano dei giorni che facevano parte della tradizionale suddivisione del mese in calende, none ed idi, a cui per colmare la differenza con il mese lunare ne venivano aggiunti degli altri. Tale sistema fù usato dagli antichi romani sotto la leggendaria monarchia di Numa Pompilio, sino alla riforma operata da Giulio Cesare che introdusse il sistema in uso presso gli egiziani. Questo era basato sull'anno di 12 mesi e 365 giorni, ai quali ogni 4 anni, per colmare la differenza fra il valore intero e fittizio di 365, e quello decimale e reale di 365,25 giorni, veniva aggiunto un giorno nel mese di Febbraio precisamente il sesto prima delle calende di Marzo, che in tal modo veniva a cadere per due volte e perciò era chiamato bisesto, da cui anno bisestile. Il calendario fu chiamato giuliano in onore di Giulio Cesare, a cui venne dedicato anche il mese di Luglio da Julius, imitato poi da Augusto che battezzò con il proprio nome il mese successivo, Agosto, da Augustus. I nomi attuali del Sabato e della Domenica sono invece di epoca successiva e derivano da shabbat, il sabato ebraico, e da domini dies, il giorno del signore, di estrazione cristiana. Nonostante varie riforme il calendario giuliano rimase in vigore dal 46 A.C. sino al 1582 D.C. con la differenza, che se prima gli anni erano contati "ab urbe condita", dalla fondazione di Roma (avvenuta nel 753 A.C.), dal 532 D.C., con il cristianesimo trionfante sulla religione pagana dei romani, si decise di contare gli anni a partire dall'anno successivo alla nascita di CRISTO, l'1 D.C. A lungo andare però la mancanza di un potere politico e l'anarchia che regnarono in tutta Europa durante il Medioevo, fecero sì che ognuno contasse i giorni secondo un proprio sistema. Se a questo aggiungiamo che 365,25 era un valore medio dell'anno solare differente da quello reale di circa 10 minuti (365,24219), come risultato vi furono significative differenze delle date con il ciclo delle stagioni. A tutto questo marasma pose rimedio nel 1582 papa Gregorio XIII, quando la differenza fra il tempo giuliano e quello solare ammontava ormai a 10 giorni, con una riforma che introduceva delle necessarie correzioni. Fù deciso infatti di non considerare più bisestili gli anni centenari, le cui prime due cifre non fossero divisibili per 4, e di azzerare i giorni mancanti con la cancellazione di 10 giorni dal 4 Ottobre 1582 al 15 Ottobre dello stesso anno. Battezzato gregoriano in onore del promotore della riforma, è tuttora il calendario in vigore nella maggior parte del mondo. Calendario Giuliano Bisogna comunque dire che il calendario giuliano non scomparve del tutto, è rimasto infatti, ed è tuttora in uso in astronomia, come numerazione progressiva dei giorni dal 4713 A.C. in poi, con l'inizio del nuovo giorno a partire da mezzogiorno del tempo universale e senza la classica divisione in giorni, mesi, anni e secoli. Esso fu introdotto dall'astronomo J. Scaliger nel 1583, che assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto, ed è molto utile anche per porre a confronto date di calendari diversi.

Calendario Ebraico Risale all'incirca al 300 D.C., è di tipo lunisolare ed è strutturato secondo la classica suddivisione dell'anno in mesi e settimane. Essendo però il ciclo solare e quello lunare di diverso valore, esso è composto da anni alternativamente di 12 e 13 mesi, che a loro volta possono essere composti da 29 o 30 giorni in modo tale da riallinearlo al ciclo stagionale. Ciò avviene riferendosi al ciclo di Metone, in modo tale che 19 anni corrispondano a 235 lunazioni. Gli anni sono contati a partire dal 3762 A.C., mentre l'inizio del giorno parte dal tramonto del Sole. Calendario Islamico Esclusivamente lunare, si compone di dodici mesi che corrispondono ad ogni lunazione e sono perciò di 29 giorni a cui, essendo una lunazione pari a 29,5 giorni, vengono intercalati mesi di 30 giorni per un totale di 354 giorni all'anno. La data d'inizio del mese parte da quella di visibilità della prima falce lunare subito dopo la Luna Nuova. Gli anni sono contati a partire dall'Egira, 622 D.C., anno che commemora il trasferimento di Maometto dalla Mecca a La Medina. L'inizio di ogni nuovo giorno decorre dal tramonto del Sole. Calendario Repubblicano Approvato a Parigi dalla Convenzione Nazionale il 24 novembre del 1793, rimase in vigore fino al 31 dicembre 1805. L'anno era composto da 12 mesi di 30 giorni ciascuno, che a loro volta erano suddivisi in tre periodi di 10 giorni. Il Capodanno era invece fissato al 23 settembre, data dell'equinozio d'autunno. Ad ogni anno venivano aggiunti 5 giorni in più, 6 per l'anno bisestile, per mantenerlo sincronizzato con l'anno tropico. I nomi dei mesi erano, a partire dal primo dell'anno il 23 settembre: Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio, Nevoso, Piovoso, Ventoso, Germile, Fiorile, Pratile, Messidoro, Termidoro e Fruttidoro.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 31/12/2010 MICHELE PAPPACODA RACCONTA IL SUO STATO E I MALTRATTAMENTI CHE SUBISCE DA TEMPO

15 Maggio 2013, 12:50pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Michele Pappacoda
Michele Pappacoda

 

Sta per concludersi anche per me Michele Pappacoda l'anno 2010 e nonostante la mia malattia sia peggiorata di tanto rispetto all'anno scorso ed io non lo dico per fare la vittima ma perchè il mio peggioramento lo noto. Ma al di furi di questi miei problemi dovuti alla distrofia muscolare si sono aggiunti i problemi che vivo in questa famiglia quotidianamente i maltrattamenti, umiliazioni e i sopprusi che ho subito nel 2010 ma non solo nel 2010 ma da quando e venuto a vivere in questa famiglia mio cognato Francesco. Ma proprio non posso fare a meno di raccontare un maltrattametno gravissimo fatto da mio cognato io non volevo per il bene di mia sorrella e dei due bambini che ha ma non posso perchè ho un braccio da più di un mese che mi fa male questo dolore non è dovuto ad una caduta accidentale ma a causa di un spinta da parte di mio cognato. Più di un mese fa mia madre dovette andare a Nocera per farsi una visita e lascio a casa me dimenticandosi l'imposta del balcone aperta mentre la porta era chiusa mentre ero al compiuter vedo alle mie spalle mio cognato Francesco entrato dal balcone che con fare arrogante e minaccioso mi chiedeva 10 euro allora io siccome non avevo soldi gli dissi che non ne avevo allora lui prima mi ha minacciato e poi con una spinta mi faceva cadere dalla sedia facendomi sbattere a terra col braccio sotto e poi lasciandomi a terra se ne ando giù , alloraa io urlando fortemente dal dolore ritorna un amico di Maria che stava giù con loro anche lui salito dal balcone perchè la porta era chiusa mi alza da terra mentre mia sorella Maria urlava giù. Quest'amico di Maria mi disse non e successo niente lascia stare non chiamare a nessuno e non dire niente a nessuno di quello che è successo se no rovini tuo cognato e sempre il marito di tua sorella il padre dei tuoi nipoti. ed io coì ho fatto non ho detto niente a nessuno ma a distanza di un mese visto che mi fa male sempre il braccio non ho voluto più nascondere e lo raccontato dapprima a mia madre mentre adesso lo racconto a tutti perchè non è giusto che io venga maltrattato pichiato e umiliato ingiustamente da mio cognato sono pure io una persona come gli altri e non e giusto che essendo disabile devo essere maltrattato tutti i giorni. Io non ho soldi per lui io ho 265 euro al mese di assegno di invalidità civile non posso darli a lui che non lavora dorme fino alle 2 del pomerigio gli pago luce 500 euro ogni due mesi acqua ecc. Cosa vuole da me io sono un povero cristo.

Chiedo un ennesimo aiuto a tutti.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 IL NATALE È PER TUTTI

15 Maggio 2013, 12:47pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Michele Pappacoda da gli auguri per Positanonews
Michele Pappacoda da gli auguri per Positanonews

Positanonews ha un collaboratore, anzi meglio, un amico, disabile, che ogni giorno cammina con noi da Amalfi per la strada di questa avventura che è il giornale online della costiera amalfitana e penisola sorrentina. In tanti in questi giorni di festa viaggiano o vanno in giro, lui non può fisicamente, ma virtualmente, grazie alla nostra testata - che, grazie ai tanti collaboratori, che ringraziamo tutti, è diventata fra le più viste in Campania e in Italia - viaggia in tutto il mondo. Ci è sembrato giusto che fosse lui, a nome di tutti noi, a far gli auguri di Buon Natale.

Natale ormai alle porte, assistiamo al fasto delle vetrine illuminate, delle luci che risplendono lungo le vie, tanto delle città, quanto dei paesi. Delle musiche natalizie che risuonano in televisione e nelle botteghe addobbate a festa. Ma i cuori sono spenti e di certo non cantano di gioia, nè da essi nascono spontanei pensieri di solidarietà e di pace. Ovunque è solitudine, indifferenza, quando il più gradito dei doni sarebbe un sorriso, una parola gentile. Molti, in questi giorni di festa, rinunciano al loro svago per trasformare in una festa la vita di chi non conosce più o non ha mai conosciuto il significato di questa parola. Volontari andranno a servire nelle mense per i poveri e per le persone sole che della gioia del Natale conoscono solo quella degli altri. Ma le persone che soffrono, le persone sole, non sono tutte nelle mense o negli ospedali. Se ci guardiamo intorno ci capita di vederne una che ci cammina incontro per strada o che ci siede accanto in chiesa o in autobus e ci basta un sorriso per accendere la luce del Natale, quella vera, anche nel suo cuore.

Michele Pappacoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 COME SI VIVE IL NATALE NELLE CARCERI

15 Maggio 2013, 12:43pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Come si vive il Natale nelle carceri
Come si vive il Natale nelle carceri

 

Il Natale in carcere è la cosa più finta che possa esistere. Si finge di essere felici. Si finge che non importi se fuori ci sono gli addobbi natalizi e che le persone vadano nei negozi in cerca del regalo più appropriato per l’una o l’altra amicizia. Si finge che questo dovrebbe essere l’ultimo natale che passi in carcere. Si finge di essere allegri, mentre il cuore piange. Si addobba anche noi le celle, i corridoi della sezione, con le poche cose che siamo riusciti ad avere, o donate dai vari volontari, mentre si vorrebbe solo una cosa: addormentarsi alla sera e svegliarsi quando le feste sono finite. Però talvolta, guardando la televisione, ci si accorge che ci sono moltissime persone che stanno peggio di noi. Penso a chi in quest’anno ha perso un figlio a causa di una autista ubriaco, che preferirebbe mille volte essere in carcere ma ma che il suo caro fosse vivo. Penso a quelli che non hanno nessuno nemmeno a casa, noi almeno anche se detenute siamo tra compagne, e anche se è una cella è pur sempre un tetto. Penso a quelle povere famiglie per le quali il Natale è un giorno uguale agli altri, se non peggiore, perché vedono i loro bimbi che guardano speranzosi di qualcosa e invece non possono, a volte, neanche avere un posto decente. Penso agli anziani abbandonati a se stessi, malinconici, ricordando i natali passati con i propri cari, e infine penso alle persone nel mondo che muoiono di fame. Ecco, se penso a tutto questo mi ritengo fortunata, anche se in carcere noi in fin dei conti abbiamo un fine pena più o meno lontano. C’è chi il fine pena, là fuori, non ce l’ha, ma solo un briciolo di speranza o rassegnazione. La speranza che il dolore che hanno dentro si attenui. Penso a tutto questo, e mi accorgo che il Natale possiamo festeggiarlo anche noi. A tutte le persone meno fortunate di noi, dico Buon Natale, e che l’anno nuovo porti un po’ di luce e di speranza per tutti. Inoltre invito tutti quelli che leggeranno queste mie righe a fermarsi e guardare chi sta peggio.

Michele Pappcoda




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 23/12/2010 BIBIONE: BAMBINA DISABILE DISCRIMINATA A PRANZO IN ALBERGO

15 Maggio 2013, 12:42pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Bibione: bambina disabile discriminata a pranzo in albergo
Bibione: bambina disabile discriminata a pranzo in albergo

Discriminazioni a Bibione, in un albergo. Una bambina è stata fatta allontanare dalla sala da pranzo dell'albergo dove soggiornava coi genitori perchè, essendo disabile, pare 'desse fastidio'

Quest'anno a Bibione (Venezia), sempre in un albergo e sempre in tema di discriminazioni, è successo ben di peggio. Una bambina è stata fatta allontanare dalla sala da pranzo dell'albergo dove soggiornava coi genitori perchè, essendo disabile, pare 'desse fastidio'. Secondo quanto riferito dall'associazione Consumatori, la famigliola aveva deciso di trascorrere qualche giorno al mare con la bimba, affetta da una rara malattia che la porterebbe a emettere "suoni inarticolati e fastidiosi". Per questo motivo, la direzione dell’albergo aveva chiesto che la piccola mangiasse a orari diversi dal resto della clientela, per evitare situazioni di disturbo. Una richiesta immediatamente respinta dalla famiglia della bambina che, indignata, aveva quindi deciso di andarsene. Ma, al momento del pagamento, si è ritrovata ben 500 euro di penale sul conto con la giustificazione di "partenza anticipata". Secondo la coppia vicentina, che ha fatto un esposto tramite l’Unione nazionale consumatori Veneto, la direzione dell’hotel avrebbe chiesto di far mangiare la piccola in orari diversi dagli altri ospiti. Le cose non starebbero proprio così per i responsabili dell’albergo, che dichiarano: "Pur sapendo di essere stati corretti, comprendiamo la situazione familiare e siamo disposti a restituire la somma che a norma di legge abbiamo conteggiato, come per qualsiasi cliente, per la partenza anticipata, a nostro avviso senza giusta causa. Una delle sere in cui la famiglia di Bassano era ospite da noi - racconta la titolare, che chiede l’anonimato - la bambina ha cominciato a emettere delle urla nella sala da pranzo". "Dopo una decina di minuti, la signora ha accompagnato la piccola fuori dalla stanza. Poi io mi sono avvicinata per chiedere se potevo essere d’aiuto e ho fatto presente la nostra disponibilità a variare gli orari dei pasti, per venire incontro, come facciamo con i clienti che hanno esigenze particolari. Ma non è stato imposto nulla. Per quello sono rimasta sorpresa quando la famiglia mi ha detto che voleva andare via prima del previsto. Nel preparare il conto ho applicato la penale, perché non ci sono stati condizionamenti durante il soggiorno». L’associazione albergatori di Bibione, in ogni caso, vuol fare presente di «essere contraria alle discriminazioni di qualsiasi tipo». Sottolinea il presidente Gianni Carrer: «Come imprenditori bibionesi siamo dispiaciuti per quanto accaduto, porgiamo le nostre scuse e speriamo che la famiglia voglia ritornare nella nostra località». Il sindaco di San Michele al Tagliamento, Giorgio Vizzon, ricorda che «la gentilezza e l’ospitalità che contraddistinguono le strutture del nostro litorale devono essere ancor maggiori nei confronti delle persone diversamente abili. Per questo mi auguro che si tratti di un malinteso e che venga al più presto chiarito». L’assessore veneto al Turismo Marino Finozzi, impegnato nella stesura della nuova legge di settore, attraverso una lettera aperta ha confidato «di essersi sentito stringere il cuore e vergognato», non appena venuto a conoscenza del fatto. «Credo - ha scritto - che sia necessaria una crescita culturale importante da parte degli albergatori che ancora considerano le persone con esigenze speciali un disturbo per la vacanza dei clienti normodotati, e da parte di alcuni clienti che ancora ritengono una condizione necessaria per il proprio relax l’allontanare dai propri occhi il dolore e la sofferenza, o anche solo la diversità. E gli operatori devono sapere che la Regione del Veneto sarà al loro fianco in questa trasformazione. Perché non accadano mai più episodi come quello di Bibione, che feriscono non solo una famiglia, ma l’intera comunità di cui questa è parte».

Michele Pappacoda




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