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PRIMO PIANO VENEZIA HA IL CANCRO, COSTRETTO ALLE FERIE PER FARE LA CHEMIO. "SE NO MI LICENZIANO"

29 Aprile 2013, 11:35am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130429_chemio-ferie.jpg

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

VENEZIA - In ferie per andare a fare chemioterapia e poter mantenereil lavoro. È la storia di un 51enne veneziano che lavora nell'azienda metalmeccanica del Miranese. Dichiarato invalido al 100% a causa del linfoma di Hodgkin ha intrapreso una serie di cicli di chemioterapia, inizialmente ogni 20 giori, oggi, che la malattia sta regredendo, ogni 2 mesi. L'uomo prese diversi giorni di malattia e dopo 10 mesi a casa per curarsi e 3 mesi di ferie pregresse il primo settembre dello scorso anno Franco deve ritornare al lavoro. Ora per fare le sue sedute, visto che l'invalidità gli è stata ridotta all'80%, deve prendere ferie per assentarsi. «Ho chiesto di poterla fare al giovedi - afferma Franco - così posso sfruttare il sabato e la domenica per poi essere in forza al lunedi per tornare al lavoro dove, ci tengo a sottolinearlo, comprendono la mia situazione». Ad oggi l'uomo dispone di 22 giorni di malattia per tre anni, che deve farsi bastare considerando che altri giorni vanno persi per una Tac al mese, per le analisi del sangue, mentre per altri accertamenti particolari, come la colonscopia e la gastroscopia, se ne vanno altri 3 giorni. «A tutti questi giorni - continua Franco - devo aggiungere anche i 20 giorni di ferie ad agosto, quando l'azienda chiude e io devo farle obbligatoriamente mentre potrei utilizzarle per curarmi».

LEGGO.IT

29.04.2013.

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SEZIONE SICILIA NEWS CATANIA, Scontro tra due moto sulla statale, tre morti

29 Aprile 2013, 11:29am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/29/Ambulanza--180x140.JPG?v=20130429102357

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Le vittime dell'impatto lungo la SS 121 tra i 25 e i 37 anni In corso indagini per stabilire dinamica dell'incidente CATANIA - Indagini sono tuttora in corso da parte della Polizia Municipale di Adrano, in provincia di Catania, per stabilire la dinamica dello scontro avvenuto domenica pomeriggio tra due motociclette di grossa cilindrata nel quale hanno perso la vita tre persone, Antonino Saitta, elettricista, di 29 anni, Giovanni Santangelo, gestore di un auto lavaggio, di 37, e Francesco Santangelo, impiegato, di 25. L'incidente è avvenuto intorno alle 15.15 lungo la SS 121 che conduce a Paternò, in contrada Cavaddazzo. CARBONIZZATI - Giovanni e Francesco Santangelo erano a bordo di una Suzuki 1000; Antonino Saitta era in sella ad una Suzuki 600. Saitta e Giovanni Santangelo sono morti carbonizzati sul colpo nello scontro tra i due veicoli, che hanno preso fuoco. Francesco Santangelo, che aveva riportato ustioni in tutto il corpo, è morto ieri sera nell'ospedale Cannizzaro di Catania, dove era stato trasportato con l'Elisoccorso. Sul posto sono intervenuti anche Vigili del fuoco, carabinieri e polizia e Polizia Stradale. Accertamenti sono in corso per stabilire se si sia tratto di uno scontro frontale tra i due mezzi ma non viene esclusa l'ipotesi che le due moto viaggiassero nella stessa direzione e che si venute in contatto facendo perdere il loro controllo ai conducenti.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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SEZIONE SICILIA NEWS PALERMO Spari a Palazzo Chigi, Monreale sotto choc per la sorte del brigadiere Giangrande

29 Aprile 2013, 11:22am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/29/spari--180x140.JPG?v=20130429112722

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Il militare, 50 anni, raggiunto alla testa da due dei sei colpi esplosi da Luigi Preiti, rischia la paralisi degli arti PALERMO - E' originario della provincia di Palermo, Giuseppe Giangrande, 50 anni, uno dei due carabinieri feriti ieri insieme ad un collega e ad una donna incinta nella sparatoria davanti a Palazzo Chigi. E precisamente di Monreale. La cittadina normanna appresa la notizia è precipitata nello sconforto. Il fratello Ciro gestisce un bar molto noto nel paese. Ed un altro fratello, Pietro è un agente di polizia, in servizio alla questura di Milano. PROGNOSI RISERVATA - Il brigadiere Giangrande, in servizio al Sesto battaglione Carabinieri Toscana, che ha sede nella caserma Baldissera di lungarno Pecori Giraldi a Firenze, ha perso la moglie nel gennaio scorso per un infarto, ed ha una figlia di 23 anni, che ieri si è subito recata al Policlinico Umberto I, dove si trova ricoverato in prognosi riservata. Il militare, raggiunto alla testa da due dei sei colpi esplosi da Luigi Preiti, è stato sottoposto ad intervento chirurgico. Secondo quanto reso noto dai medici, ha un "danno midollare importante" alla colonna cervicale. E rischia la paralisi degli arti. IL SINDACO - La notizia del suo ferimento, ieri, a Monreale, ha subito fatto il giro del Paese. "Sono vicinissimo alla famiglia, ma sono più tranquillo - dice il sindaco di Monreale, Filippo Di Matteo - da quando ho saputo che Giuseppe non è in pericolo di vita. Da sindaco devo dire che purtroppo questo Stato sociale partorisce gente come il pazzo di oggi, la gente è disperata e ogni giorno io stesso mi trovo a dover intervenire spesso anche di tasca mia per aiutare famiglie in difficoltà economica. Spero che il nuovo governo si attivi subito per creare nuovi posti di lavoro, altrimenti tutti noi che lavoriamo nelle istituzioni saremo più esposti a rischi".

Fonte Italpress CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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SEZIONE SICILIA NEWS Questa pesca svuota il mare”, Greenpeace difende le acciughe nel Canale di Sicilia

29 Aprile 2013, 11:13am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/29/Arctic_Sunrise--180x140.JPG?v=20130429111643

 

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Negli ultimi tre anni in media si sono pescate circa 5.160 tonnellate di acciughe, quasi il doppio del massimo sostenibile PALERMO - Blitz nel Canale di Sicilia degli attivisti di Greenpeace per una pesca artigianale e sostenibile. Stamattina l'equipaggio della nave di Greenpeace «Arctic Sunrise» ha intercettato nel Canale di Sicilia una coppia di «volanti», imbarcazioni che usano reti a strascico semipelagiche per la pesca delle acciughe e delle sardine. Due attivisti si sono tuffati in mare con grandi boeper fermare simbolicamente questi pescherecci che stanno distruggendo le risorse ittiche grazie a una «licenza sperimentale» che viene rinnovata ogni sei mesi dal Ministero delle Politiche Agricole. Altri attivisti, su un gommone, si sono affiancati alle volanti, mostrando due striscioni «Questa pesca svuota il mare» e «Esperimento pericoloso». SARDINE E ACCIUGHE - La popolazione delle acciughe nel Canale di Sicilia è ormai al limite del collasso e secondo i dati della Commissione Generale della Pesca nel Mediterraneo (CGPM) della FAO, negli ultimi tre anni in media si sono pescate circa 5.160 tonnellate di acciughe, quasi il doppio del massimo sostenibile (solo 2.359tonnellate). La stessa fonte rivela che anche le popolazioni di sardine sono ai minimi e che non è possibile trasferire su questa specie la pressione di pesca. Quella di stamattina è la prima azione in Italia durante il tour europeo di Greenpeace in sostegno della pesca artigianale. L’Arctic Sunrise navigherà nel Mediterraneo con l'obiettivo di portare le richieste di chi pesca in modo sostenibile fino a Bruxelles, dove si sta decidendo la nuova Politica Comune della pesca.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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SEZIONE SICILIA NEWS PALERMO Mafia, per il 50 per cento degli studenti è più forte dello Stato

29 Aprile 2013, 11:09am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Risultati relativi al progetto educativo antimafia promosso nelle scuole italiane dal Centro Pio La Torre di Palermo PALERMO – «La mafia è più forte dello Stato ed è colpa della politica se non è ancora stata debellata». Questo in sintesi il pensiero di quasi duemila studenti delle scuole medie superiori italiane partecipanti al progetto educativo antimafia promosso dal Centro Pio La Torre di Palermo. Secondo i risultati della settima rilevazione sulla percezione mafiosa, infatti, per il 45,06% dei rispondenti la mafia non potrà essere definitivamente sconfitta, per il 94,52% ha un rapporto molto o abbastanza forte con la politica e per il 49,35% è più forte dello Stato. ASPETTO NEGATIVO - «Questo è l'aspetto più negativo registrato dall'indagine - commenta Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre - sul quale dovrebbe riflettere tutta la classe dirigente del Paese, soprattutto alla luce dei risultati delle elezioni di febbraio. Esse, infatti, hanno dimostrato una grande mobilità degli elettori, disponibili a premiare i nuovi fenomeni di populismo esasperato, e pronto a raccogliere i frutti del disorientamento provocato dalla crisi economica, dalle politiche del Centrodestra, dal governo dei tecnici e dalla persistente contraddittorietà delle proposte del Centrosinistra, diviso e perciò poco credibili». EDUCAZIONE ANTIMAFIA - Su come riuscire a combattere la mafia e riscattarsi, il 38,45% degli studenti suggerisce di non sostenere l'economia mafiosa (per esempio, non acquistando droghe o merce contraffatta) e il 21,67% di non essere omertosi. Mentre lo Stato dovrebbe «colpire la mafia nei suoi interessi economici» (22,50%) e «combattere la corruzione e/o il clientelismo» (24,40%). Molto importante per i ragazzi anche l'educazione alla legalità (17,26%). «Il 66% dei ragazzi - rileva Antonio La Spina, ordinario di sociologia dell'Università di Palermo - discute dell'argomento soprattutto con i docenti, il che evidenzia per un verso che in altre sedi ciò avviene assai meno, ma anche che i docenti che aderiscono al progetto si dedicano intensamente all'educazione antimafia. Emerge anche che, soprattutto alle superiori, il 70% circa degli studenti in questione ha partecipato ad almeno un'altra attività di educazione antimafia in anni precedenti a quello in corso».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS LECCE Clandestini su barca a vela, soccorsi in trentadue

29 Aprile 2013, 11:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/29/cl--180x140.jpg?v=20130429100550

 

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Operazione della capitaneria di Gallipoli L'imbarcazione era a 4 miglia dalla costa LECCE - Marinai della Capitaneria di porto di Gallipoli hanno tratto in salvo 32 immigrati a bordo di un'imbarcazione a vela a circa quattro miglia dalla costa, al largo di Santa Caterina di Nardò, trasbordandoli su una motovedetta. Si tratta per lo più di nuclei familiari composti da dieci uomini, sette donne e quindici bambini, tra cui anche un neonato di due mesi, di nazionalità siriana e afgana. La barca, lunga 11 metri, è stata avvistata da terra in prossimità di un tratto di scogliera impervio dove non era possibile sbarcare. Il natante è stato rimorchiato fino a Gallipoli dove ad attenderli c'erano i sanitari del 118. Dopo essere stati visitati dai medici del servizio di pronto intervento, e trovati in buone condizioni, gli immigrati sono stati condotti al Centro di prima accoglienza don Tonino Bello di Otranto. I due scafisti, secondo il racconto degli immigrati, si sono gettati in mare prima dell'arrivo della motovedetta raggiungendo a nuoto la costa.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS TARANTO Cosima,perche'piangi Sabrina?Lo sapevamo

29 Aprile 2013, 10:58am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Sarebbe coinvolto nell'indagine sul siderurgico tarantino Ha dichiarato di non aver mai ricevuto avvisi di garanzia TARANTO - Il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, a capo di una coalizione di centrosinistra, ha disertato la seduta del consiglio comunale, iniziata poco dopo le 10, rinviando dunque la decisione sulle sue possibili dimissioni dall'incarico dopo il coinvolgimento nell'inchiesta sull'Ilva denominata Ambiente svenduto su presunte pressioni per rinviare o pilotare i controlli ambientali. Il primo cittadino, che aveva dichiarato durante la campagna elettorale di non volere indagati in giunta, ha sottolineato nei giorni scorsi di non aver ricevuto alcuna informazione di garanzia e ha aggiunto di essere pronto a dimettersi se e quando riceverà la comunicazione giudiziaria. I reati ipotizzati a carico di Stefano sono l'abuso e l'omissione di atti di ufficio. Il gip Patrizia Todisco nei giorni scorsi ha disposto la proroga di sei mesi dell'indagine, che mira ad accertare eventuali coperture politiche nei confronti dell'Ilva. Stefano è stato iscritto nel registro degli indagati in seguito a una denuncia di Filippo Condemi, ex candidato sindaco del Pdl. Il consigliere comunale Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, è intervenuto in aula chiedendo al presidente del consiglio comunale Piero Bitetti di contattare il primo cittadino e chiedergli di intervenire in aula perchè, ha osservato, «si pone un problema serio per il governo della città. Lo stesso sindaco ha detto: «se sono indagato mi dimetto». «La città ha il diritto di sapere se il sindaco nelle prossime ore rassegnerà le dimissioni per motivi che noi non possiamo conoscere - ha detto Bonelli - La sua assenza è uno sgarbo alle istituzioni. È noto che di fronte alle sue dimissioni, il consiglio si scioglierebbe e quindi la questione va risolta ad horas, immediatamente».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS FOGGIA Appalti e tangenti , nuovi veleni al Comune

29 Aprile 2013, 10:51am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Nomi di dirigenti e consiglieri in una lettera anonima Gare pilotate e presunte mazzette:la missiva in procura FOGGIA - Appalti e tangenti, una lettera anonima scuote Palazzo di città e sfiora anche il Consiglio comunale, in particolar modo un esponente della maggioranza. «Anomalie» nell’assegnazione di taluni lavori, presunte «mazzette», favoritismi nell’esame di pratiche transitate per lo Sportello unico per le attività produttive: aria pesantissima da giorni al Comune e in particolar modo al palazzo comunale di via Gramsci, dove hanno sede gli uffici dell’assessorato ai Lavori pubblici. Colpa di una lettera anonima con fatti e circostanze talmente dettagliate da aver spinto sia il sindaco Gianni Mongelli che il direttore generale Antonio Pazzaglia ad intervenire su una delle ultime commissioni aggiudicatrici che era stata formata nei giorni scorsi e che si occuperà di un appalto molto delicato: quello per la ricerca di nuovi locali per il tribunale a seguito della soppressione di quello lucerino e dell’accorpamento di uffici e procura a quello di Foggia. La commissione era composta da tre dirigenti: uno è stato sostituito e la stessa commissione è stata integrata con altri due nomi. Segno che la missiva, per quanto non avesse nulla a che fare con questa particolare pratica, ha comunque provocato preoccupazioni. Una decina di giorni fa lettera è giunta tra gli altri sulla scrivania del primo cittadino, tra i destinatari la Procura della Repubblica, le Forze dell’ordine. Vi si denunciano presunte irregolarità nell’assegnazione di gare con procedure semplificate quale il cottimo fiduciario e gli affidamenti diretti con il meccanismo della somma urgenza. Nella lettera si indicherebbero nei dettagli gli interventi assegnati, si farebbe il nome di una delle imprese che ciclicamente ha ottenuto più di un appalto: dalle piccole manutenzioni ad interventi pubblici più consistenti. Nel mirino dell’anonimo estensore della lettera le figure apicali dell’assessorato ai Lavori pubblici e un consigliere comunale di maggioranza indicato quale «collettore di tangenti», con percentuali che oscillerebbero su ogni appalto assegnato tra il 10 e il 15 per cento. Il momento politico-amministrativo a Palazzo di città è particolarmente difficile e per certi versi avvelenato: la rottura politica con il Psi, la riorganizzazione dei servizi e della dirigenza, l’introduzione di un sistema di controllo più ferreo sul sistema delle determine da mesi tengono alta la temperatura interna. E in questo momento di vacche magre proprio sul fronte degli investimenti i fari sono accessi sue due appalti che il Comune deve assegnare: quello per i nuovi uffici del tribunale e quello sulla manutenzione del palazzo in via Gramsci. Il Tribunale di Foggia per accogliere gli uffici giudiziari lucerini ha bisogno di 4400 metri quadrati. È stato pubblicato un bando per la ricerca di immobili e sono giunte 8 offerte, ci sarebbero anche locali in costruzione realizzati a seguito delle manovre di alienazione.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI I rottami del «Poma»: il Comune batte un colpo

29 Aprile 2013, 10:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/29/poma2--180x140.jpg?v=20130429101024

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Martedì un vertice, spunta l’ipotesi rimozione Tre dossier all’esame del dg del Comune, Leccese BARI - Le relazioni sono arrivate ieri mattina sulla scrivania del direttore generale Vito Leccese: l’Amtab, l’avvocatura e la polizia municipale hanno effettuato l’indagine interna, richiesta dallo stesso Leccese per capire se è possibile procedere con la rimozione del Poma, il sistema di telecamere installato nel 2000 e mai entrato in funzione. Martedì si terrà un vertice e sarà presentata la proposta del sindaco Michele Emiliano di procedere con un’ordinanza per l’eliminazione degli impianti per questioni di sicurezza e incolumità pubblica. «Questa mattina - spiega Leccese - ho ricevuto l’ultima relazione, quella della polizia municipale, proprio per capire quali sono le condizioni attuali degli impianti e dove è necessario procedere alla rimozione». In totale i vigili dal 24 al 26 aprile hanno fotografato i 17 punti dove sono presenti attualmente le telecamere e gli scheletri di acciaio pieni di fili elettrici, ma ormai trasformati in immondezzai. Una decina i casi più problematici dove è richiesto un intervento rapido: ci sono telecamere appese ad esempio in via Abate Gimma e in via Piccinni, carcasse abbandonate in via Quintino Sella ed altre utilizzate come cestini per i rifiuti. Già in passato all’altezza di via Sagarriga Visconti si è proceduto alla rimozione di uno degli impianti maggiormente colpiti dall’incuria. «Adesso abbiamo un quadro dettagliato della situazione - prosegue Leccese - e martedì discuteremo della questione insieme all’avvocatura, all’Amtab, all’ufficio tecnico e alla stessa polizia municipale. Il sindaco ha dato disposizione di capire se è possibile emettere un’ordinanza di rimozione per ragioni di pubblica incolumità». Il problema resta quello della causa che l’Amtab ha intentato contro le ditte che realizzarono gli impianti. «Dobbiamo capire se possiamo procedere con la rimozione - conclude Leccese - senza incorrere in problemi legati appunto alla causa civile in corso». La raccolta firme promossa dal consigliere circoscrizionale Giuseppe Corcelli e sostenuta dal Corriere del Mezzogiorno sembra quindi raccogliere i primi successi. «Ci sono situazioni pericolose - aggiunge il comandante della polizia municipale Stefano Donati - abbiamo fotografato tutti i sistemi e abbiamo segnalato quelli maggiormente in stato di degrado, che poi sono il 90 per cento». Il sistema è stato installato nel 2000: si tratta di telecamere che dovevano servire a monitorare e quindi ridurre l’accesso delle auto nel Murattiano. Ma non sono mai entrate in funzione perché non erano omologate. La decisione è stata presa dal ministero dei Trasporti che aveva inviato una nota al Comune bloccando l’attivazione del Poma. Da allora sono passati tredici anni e di quegli impianti sono rimasti solo scheletri di ferro pericolosi per i cittadini. In poco più di un mese Corcelli ha raccolto 1200 firme che saranno consegnate in Comune per poter inserire all’ordine del giorno del prossimo consiglio la richiesta dei cittadini di procedere con la rimozione degli impianti. «Abbiamo smosso qualcosa - commenta Corcelli - speriamo di poter presto liberare la città da questi pericoli». Martedì quindi il Comune cercherà di decidere sul da farsi: il sindaco Michele Emiliano ha ribadito in più occasioni il suo impegno nel cercare di risolvere quanto prima questa questione, che va avanti da 13 anni, quando durante la precedente amministrazione guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia si è proceduto all’installazione dei sistemi di videosorveglianza mai entrati in funzione e costati ai cittadini due milioni di euro. Altra questione è quella del Socrate, un altro sistema installato dalla Telecom sempre nel 2000 e mai attivato: si tratta di scatole grigie piene di fili elettrici. «Ho chiamato la Telecom - prosegue Corcelli - e mi avevano assicurato che in quelle cabine non passava elettricità. Ho verificato di persona in tre punti diversi: ho collegato i fili e si è accesa una lampadina. Quindi ribadisco - conclude il consigliere circoscrizionale - anche quel sistema va rimosso perché rappresenta un pericolo soprattutto per i bambini che possono mettersi a giocare e inavvertitamente farsi male con l’elettricità».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013. 

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TOSCANA NEWS Firenze - Inseguimento, carabiniere spara e ferisce uomo in fuga

29 Aprile 2013, 09:36am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Firenze - Inseguimento, carabiniere spara e ferisce uomo in fuga
208094 125693037505915 1547046 nINSERITO DA MICHELA MARTINI Firenze - Un carabiniere ha sparato e ferito alla spalla un uomo, romeno, che stava fuggendo a piedi dopo un inseguimento. È successo a Incisa, in provincia di Firenze. Accertamenti sono in corso da parte dei carabinieri per ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto e le circostanze del ferimento. In base a quanto si apprende tutto è iniziato in serata quando a Regello (Firenze) i carabinieri hanno sorpreso due persone che stavano manomettendo uno sportello Bancomat per clonare le carte. I due sono fuggiti su un'auto e sono stati inseguiti dalla Gazzella. Diramato l'allarme polizia e carabinieri sono riusciti ad organizzare un posto di blocco a Incisa. Al suo arrivo, l'auto dei due uomini in fuga, non si è fermata all'alt ed ha speronato, distruggendo una vettura della polizia. A quel punto in base a quanto si apprende i due in fuga avrebbero continuato la loro corsa a piedi, inseguiti dai militari: in quel frangenti sarebbe partito lo sparo del carabiniere che ha raggiunto il romeno. Ricerche sono in corso per il complice. Il romeno è stato trasportato all'ospedale fiorentino di Careggi.
FONTE

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