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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI I rottami del «Poma»: il Comune batte un colpo

29 Aprile 2013, 10:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/29/poma2--180x140.jpg?v=20130429101024

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Martedì un vertice, spunta l’ipotesi rimozione Tre dossier all’esame del dg del Comune, Leccese BARI - Le relazioni sono arrivate ieri mattina sulla scrivania del direttore generale Vito Leccese: l’Amtab, l’avvocatura e la polizia municipale hanno effettuato l’indagine interna, richiesta dallo stesso Leccese per capire se è possibile procedere con la rimozione del Poma, il sistema di telecamere installato nel 2000 e mai entrato in funzione. Martedì si terrà un vertice e sarà presentata la proposta del sindaco Michele Emiliano di procedere con un’ordinanza per l’eliminazione degli impianti per questioni di sicurezza e incolumità pubblica. «Questa mattina - spiega Leccese - ho ricevuto l’ultima relazione, quella della polizia municipale, proprio per capire quali sono le condizioni attuali degli impianti e dove è necessario procedere alla rimozione». In totale i vigili dal 24 al 26 aprile hanno fotografato i 17 punti dove sono presenti attualmente le telecamere e gli scheletri di acciaio pieni di fili elettrici, ma ormai trasformati in immondezzai. Una decina i casi più problematici dove è richiesto un intervento rapido: ci sono telecamere appese ad esempio in via Abate Gimma e in via Piccinni, carcasse abbandonate in via Quintino Sella ed altre utilizzate come cestini per i rifiuti. Già in passato all’altezza di via Sagarriga Visconti si è proceduto alla rimozione di uno degli impianti maggiormente colpiti dall’incuria. «Adesso abbiamo un quadro dettagliato della situazione - prosegue Leccese - e martedì discuteremo della questione insieme all’avvocatura, all’Amtab, all’ufficio tecnico e alla stessa polizia municipale. Il sindaco ha dato disposizione di capire se è possibile emettere un’ordinanza di rimozione per ragioni di pubblica incolumità». Il problema resta quello della causa che l’Amtab ha intentato contro le ditte che realizzarono gli impianti. «Dobbiamo capire se possiamo procedere con la rimozione - conclude Leccese - senza incorrere in problemi legati appunto alla causa civile in corso». La raccolta firme promossa dal consigliere circoscrizionale Giuseppe Corcelli e sostenuta dal Corriere del Mezzogiorno sembra quindi raccogliere i primi successi. «Ci sono situazioni pericolose - aggiunge il comandante della polizia municipale Stefano Donati - abbiamo fotografato tutti i sistemi e abbiamo segnalato quelli maggiormente in stato di degrado, che poi sono il 90 per cento». Il sistema è stato installato nel 2000: si tratta di telecamere che dovevano servire a monitorare e quindi ridurre l’accesso delle auto nel Murattiano. Ma non sono mai entrate in funzione perché non erano omologate. La decisione è stata presa dal ministero dei Trasporti che aveva inviato una nota al Comune bloccando l’attivazione del Poma. Da allora sono passati tredici anni e di quegli impianti sono rimasti solo scheletri di ferro pericolosi per i cittadini. In poco più di un mese Corcelli ha raccolto 1200 firme che saranno consegnate in Comune per poter inserire all’ordine del giorno del prossimo consiglio la richiesta dei cittadini di procedere con la rimozione degli impianti. «Abbiamo smosso qualcosa - commenta Corcelli - speriamo di poter presto liberare la città da questi pericoli». Martedì quindi il Comune cercherà di decidere sul da farsi: il sindaco Michele Emiliano ha ribadito in più occasioni il suo impegno nel cercare di risolvere quanto prima questa questione, che va avanti da 13 anni, quando durante la precedente amministrazione guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia si è proceduto all’installazione dei sistemi di videosorveglianza mai entrati in funzione e costati ai cittadini due milioni di euro. Altra questione è quella del Socrate, un altro sistema installato dalla Telecom sempre nel 2000 e mai attivato: si tratta di scatole grigie piene di fili elettrici. «Ho chiamato la Telecom - prosegue Corcelli - e mi avevano assicurato che in quelle cabine non passava elettricità. Ho verificato di persona in tre punti diversi: ho collegato i fili e si è accesa una lampadina. Quindi ribadisco - conclude il consigliere circoscrizionale - anche quel sistema va rimosso perché rappresenta un pericolo soprattutto per i bambini che possono mettersi a giocare e inavvertitamente farsi male con l’elettricità».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.04.2013. 

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