INSERITO DA ANGELA CECERE
ROMA - Sarebbe Enrico Letta il premier incaricato da Giorgio Napolitano per formare il nuovo governo. Lo si apprende da fonti parlamentari qualificate, secondo cui il vicesegretario del Pd dovrebbe salire al Quirinale alle 12,30, per avere l'incarico direttamente dal Presidente della Repubblica. ALFANO: "NO A GOVERNICCHIO BALNEARE" «E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile». Lo dice Angelino Alfano. «Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo». Questa la dichiarazione del segretario pdl: «Abbiamo la netta impressione che il PD un governo forte non voglia farlo, ma non possa dirlo. È desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie. Il tutto aggravato da una inquietante sudditanza psicologica a una sorta di primato dei tecnici. Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo». FASSINA: SOLUZIONE DI EQUILIBRIO «Noi avevamo nomi, soluzioni interne di grande qualità ma abbiamo preferito evitare di costituire intralci rispetto a un lavoro delicato. Comunque l'ipotesi Letta è in campo, è forte, potrebbe essere una soluzione di equilibrio», ha commentato a Radio Capital il deputato del Pd Stefano Fassina spiegando che i Dem non hanno fatto nomi a Napolitano per Palazzo Chigi. Quanto a Berlusconi, secondo Fassina Berlusconi avrebbe detto «no a Renzi perchè lo ha avrebbe messo in difficoltà». RENZI PREMIER? "BERLUSCONI NON VUOLE" «Non sono interessato a cambiare il Pd, mi interessa cambiare l'Italia», perchè «se l'Italia fa l'Italia, stiamo meglio tutti compresa l'Europa». Così Matteo Renzi in un'intervista pubblicata oggi dalla Stampa e in uscita in contemporanea su cinque quotidiani esteri: El Pais, The Guardian, Le Monde, Suddeutsche Zeitung e Gazeta Wyborcza. «Mi sembra scontato che si vada verso un periodo di sei mesi, un anno, due anni di un governo di 'grosse koalition' - spiega il sindaco di Firenze. - Tra un anno o due ci saranno le nuove elezioni» e lui non ha fretta. Sulla partita del Quirinale, ammette, «è mancata la leadership da parte del mio partito». «Io vorrei solo due partiti in Italia, come dappertutto», sarebbe «l'ideale», aggiunge, «il problema è che c'è una legge elettorale con la quale alla fine non sai chi ha vinto». «In Italia - prosegue Renzi - l'unico sistema elettorale che funziona è quello dei sindaci», «serve il sindaco d'Italia. Se questo porta al presidenzialismo o al semipresidenzialismo, va bene». «Voglio far parte di una generazione che non ha l'obiettivo di mandare Berlusconi in galera, ma di mandarlo in pensione», mentre Grillo si disinnesca con le azioni concrete, come «abolire il finanziamento pubblico ai partiti e le province, semplificare Camera e Senato, diminuire il numero dei parlamentari». In un colloquio col Corriere della Sera, Matteo Renzi parla della corsa per Palazzo Chigi che, precisa, non lo riguarda e non per un «veto» di Bersani o Napolitano, ma al più di Berlusconi. Il Cavaliere, spiega, ha avuto «paura di andare a votare subito. Ma io non ho fretta. Magari si vota tra sei mesi. Magari il governo decolla e va avanti due anni, anche tre. Posso aspettare. Il vero dato della giornata per me è un altro», «per la prima volta gran parte del Pd si è ricompattato sul mio nome. Non era mai successo». BATTISTA (M5S): CI VUOLE IL DIALOGO «Dobbiamo metterci in testa che Grillo non basta. Il Movimento deve convincersi che deve andare avanti con le sue gambe. Se anche Beppe riempie 5 piazze con 50mila persone, ne restano un milione da convincere. E non lo fai con i comizi. Non adesso che siamo in Parlamento». Lo dice in un'intervista a Repubblica Lorenzo Battista, senatore triestino del Movimento 5 Stelle. In Friuli ad esempio, «non abbiamo saputo proporre soluzioni reali ai problemi del Paese. Da noi il dramma è l'occupazione» e «nel Movimento continuiamo a dibattere di ambiente, turismo, agricoltura, ma non è che a una persona che perde il lavoro puoi dire di andare a lavorare la terra». «Piaccia o no - aggiunge, - la politica è dialogo. La dialettica ci deve stare. Dovremmo portare fuori dalle nostre riunioni il metodo che usiamo all'interno: lì non facciamo che dibattere su tutto. Perchè non farlo insieme agli altri?». Battista dice di aver applaudito Napolitano per «il passaggio sulle riforme non fatte per l'inerzia dei partiti. E anche quando ha parlato di noi - aggiunge, - ha riconosciuto l'impegno del Movimento. Poi certo, non capisce il ruolo di Internet, ma non si può chiedere a un uomo di 87 anni di capire la rivoluzione della Rete. Sono molti gli italiani che ne sono fuori. Dovremmo tener conto anche di loro».
LEGGO.IT
24.04.2013