MONDO NEWS ANKARA Turchia, nuovi scontri in tutto il Paese Erdogan avverte: la pazienza ha un limite
INSERITO DA ANGELA CECERE
Il premier alza la voce dopo il tentativo di tregua con i contestatori andato a vuoto ANKARA - Non regge in Turchia la tregua fra polizia e manifestanti, protagonisti di duri scontri ad Ankara, mentre il premier Recep Tayyip Erdogan ha di nuovo sfidato con toni muscolari le decine di migliaia di dimostranti che anche oggi hanno chiesto le sue dimissioni. «La pazienza del governo ha un limite» ha avvertito il premier davanti a migliaia di militanti del suo partito islamico Akp all'aeroporto di Ankara. Nello stesso momento folle di oppositori erano riunite a Taksim, a Istanbul, a Kugulu Park, Tunali e Kizilay a Ankara, a Smirne e in altre città turche, sfidando di nuovo l'intimazione a cessare «immediatamente» le proteste del capo del governo. La tregua scattata informalmente giovedì per iniziativa del capo dello Stato Abdullah Gul ha retto 48 ore. Per la seconda notte consecutiva il centro di Aankara è stato il teatro di duri scontri. La polizia, come sabato sera, ha disperso brutalmente a Kizilay, usando idranti e lacrimogeni, migliaia di dimostranti che si avvicinavano pacificamente agli uffici di Erdogan cantando “Tayyip istifa”, “Tayyip Dimissioni”. Ci sono stati feriti e arresti. Dall'inizio della protesta tre manifestanti sono stati uccisi, 5mila feriti. Ma gli avvertimenti sempre più muscolari del premier e la ripresa della violenza non fermano la rivolta. Il movimento sembra anzi allargarsi ogni giorno. L'avvertimento di Erdogan, sull'esaurimento della pazienza del governo, potrebbe indicare che il premier si prepara a una prova di forza. Ma i ribelli non sembrano disposti a cedere. In due settimane di protesta temprate nella dura repressione della polizia - che ha suscitato condanne in tutto il mondo - il movimento si è strutturato e rafforzato. Le decine di migliaia di ragazzi hanno imparato le tecniche di resistenza passiva e ritengono di poter reggere un nuovo urto frontale, probabilmente disastroso in termini di immagine per il governo. Un altro rischio è quello di uno scontro fra due metà del paese. I manifestanti hanno reagito agli ultimi discorsi di Erdogan affermando che «incita alla guerra civile». Il premier ha convocato due manifestazioni che spera oceaniche sabato e domenica prossimi a Ankara e a Istanbul. Dal suo rientro in Turchia venerdì Erdogan ha moltiplicato i discorsi infuocati davanti ai militanti. Oggi li ha invitati a «dare una lezione» ai «vandali» e «terroristi» che «attaccano e bruciano» e alla stampa estera «che mente», vincendo le comunali di marzo. Il premier è anche tornato sulla tesi del complotto estero, affermando che le «lobby finanziarie» - già messe sotto accusa - «la pagheranno». I mercati finanziari turchi sono sotto attacco da parte di speculatori interni e internazionali ha detto Erdogan, che ha invitato la popolazione a mettere i soldi in banche dello Stato e non in istituti privati. «Se collassa la Borsa di Istanbul, voi - ha detto rivolto a presunti speculatori - sarete sotto le macerie e non Tayyip Erdogan» ha ammonito. A Roma intanto il ministro degli Esteri Emma Bonino lo ha invitato a non insistere «sullo stile di governo autoritario degli ultimi anni», definendo «un segno di debolezza» la denuncia di un complotto internazionale. A Bruxelles il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton si è detta «preoccupata». Con il ritorno di Erdogan nel paese sembra affossato il tentativo del presidente Gul di trovare una soluzione mediata al conflitto. Il rischio è ora che un avvelenamento della crisi possa avere un impatto anche sull'economia, creando una possibile fuga di capitali esteri, di cui la Turchia ha assolutamente bisogno per finanziare i suoi enormi programmi di sviluppo e sostenere il credito interno. E evitare il rischio di una disastrosa esplosione della bolla immobiliare, alla spagnola. Ma per Erdogan sarebbe colpa della speculazione.
IL GAZZETTINO
10.06.2013.
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