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news italia e dal mondo

MONDO NEWS ANKARA Turchia, nuovi scontri in tutto il Paese Erdogan avverte: la pazienza ha un limite

10 Giugno 2013, 16:38pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ilgazzettino.it/MsgrNews/HIGH/20130609_istanbul.jpg

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Il premier alza la voce dopo il tentativo di tregua con i contestatori andato a vuoto ANKARA - Non regge in Turchia la tregua fra polizia e manifestanti, protagonisti di duri scontri ad Ankara, mentre il premier Recep Tayyip Erdogan ha di nuovo sfidato con toni muscolari le decine di migliaia di dimostranti che anche oggi hanno chiesto le sue dimissioni. «La pazienza del governo ha un limite» ha avvertito il premier davanti a migliaia di militanti del suo partito islamico Akp all'aeroporto di Ankara. Nello stesso momento folle di oppositori erano riunite a Taksim, a Istanbul, a Kugulu Park, Tunali e Kizilay a Ankara, a Smirne e in altre città turche, sfidando di nuovo l'intimazione a cessare «immediatamente» le proteste del capo del governo. La tregua scattata informalmente giovedì per iniziativa del capo dello Stato Abdullah Gul ha retto 48 ore. Per la seconda notte consecutiva il centro di Aankara è stato il teatro di duri scontri. La polizia, come sabato sera, ha disperso brutalmente a Kizilay, usando idranti e lacrimogeni, migliaia di dimostranti che si avvicinavano pacificamente agli uffici di Erdogan cantando “Tayyip istifa”, “Tayyip Dimissioni”. Ci sono stati feriti e arresti. Dall'inizio della protesta tre manifestanti sono stati uccisi, 5mila feriti. Ma gli avvertimenti sempre più muscolari del premier e la ripresa della violenza non fermano la rivolta. Il movimento sembra anzi allargarsi ogni giorno. L'avvertimento di Erdogan, sull'esaurimento della pazienza del governo, potrebbe indicare che il premier si prepara a una prova di forza. Ma i ribelli non sembrano disposti a cedere. In due settimane di protesta temprate nella dura repressione della polizia - che ha suscitato condanne in tutto il mondo - il movimento si è strutturato e rafforzato. Le decine di migliaia di ragazzi hanno imparato le tecniche di resistenza passiva e ritengono di poter reggere un nuovo urto frontale, probabilmente disastroso in termini di immagine per il governo. Un altro rischio è quello di uno scontro fra due metà del paese. I manifestanti hanno reagito agli ultimi discorsi di Erdogan affermando che «incita alla guerra civile». Il premier ha convocato due manifestazioni che spera oceaniche sabato e domenica prossimi a Ankara e a Istanbul. Dal suo rientro in Turchia venerdì Erdogan ha moltiplicato i discorsi infuocati davanti ai militanti. Oggi li ha invitati a «dare una lezione» ai «vandali» e «terroristi» che «attaccano e bruciano» e alla stampa estera «che mente», vincendo le comunali di marzo. Il premier è anche tornato sulla tesi del complotto estero, affermando che le «lobby finanziarie» - già messe sotto accusa - «la pagheranno». I mercati finanziari turchi sono sotto attacco da parte di speculatori interni e internazionali ha detto Erdogan, che ha invitato la popolazione a mettere i soldi in banche dello Stato e non in istituti privati. «Se collassa la Borsa di Istanbul, voi - ha detto rivolto a presunti speculatori - sarete sotto le macerie e non Tayyip Erdogan» ha ammonito. A Roma intanto il ministro degli Esteri Emma Bonino lo ha invitato a non insistere «sullo stile di governo autoritario degli ultimi anni», definendo «un segno di debolezza» la denuncia di un complotto internazionale. A Bruxelles il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton si è detta «preoccupata». Con il ritorno di Erdogan nel paese sembra affossato il tentativo del presidente Gul di trovare una soluzione mediata al conflitto. Il rischio è ora che un avvelenamento della crisi possa avere un impatto anche sull'economia, creando una possibile fuga di capitali esteri, di cui la Turchia ha assolutamente bisogno per finanziare i suoi enormi programmi di sviluppo e sostenere il credito interno. E evitare il rischio di una disastrosa esplosione della bolla immobiliare, alla spagnola. Ma per Erdogan sarebbe colpa della speculazione.

IL GAZZETTINO

10.06.2013.

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ITALIA NEWS GORIZIA Un settantenne gravemente ustionato nell'incendio della casa a Ronchi

10 Giugno 2013, 15:30pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ilgazzettino.it/MsgrNews/HIGH/20130610_incendio_appartamento.jpg

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Le fiamme sono divampate nella frazione di Selz per ragioni ancora sconosciute. Portato al centro specializzato di Padova GORIZIA - Un uomo di 70 anni è rimasto gravemente ustionato a seguito di un incendio divampato nella sua abitazione nella frazione Selz di Ronchi dei Legionari (Gorizia). A seguito della gravità delle lezioni, l'uomo è stato trasportato al Centro grandi ustionati di Padova. I vigili del fuoco stanno lavorando per accertare le cause all'origine dell'incendio.

IL GAZZETTINO

10.06.2013.

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ITALIA NEWS VICENZA RAGAZZINO MORTO IN FERRARI, I TESTIMONI: "SEMBRAVA L'ESPLOSIONE DI UNA BOMBA"

10 Giugno 2013, 15:15pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

VICENZA - Un ragazzino di 12 anni ha perso la vita, il cugino 22enne che era alla guida della sua Ferrari è ricoverato in ospedale a Vicenza in condizioni disperate. Questo il bilancio dell'incidente stradale accaduto nel tardo pomeriggio di ieri in località Sant'Agostino di Vicenza, ai confini con il comune di Arcugnano. I due viaggiavano a bordo di una Ferrari che il 22enne aveva ereditato dal padre. Alla guida c'era Pierangelo Statile, titolare dell'enoteca "Il trio divino" ad Arcugnano, dove risiedeva. Complice la pioggia, la strada scivolosa e soprattutto l'alta velocità, la fuoriserie è uscita di strada andando a schiantarsi contro lo spigolo di una casa disabitata. Per la violenza dell'urto la Ferrari si è spezzata in due tronconi. Raccapricciante la scena che si è presentata ai soccorritori: l'auto era letteralmente sventrata e il corpo del ragazzino incastrato nell'abitacolo. Per liberare dalle lamiere il 12enne, che era arrivato ad Arcugnano dalla provincia di Matera assieme ai nonni, sono intervenuti i vigili del fuoco di Vicenza. Per il riconoscimento del corpo, e quindi dare un nome certo alla giovane vittima, è atteso l'arrivo di un parente dalla Basilicata. Il guidatore è stato trasportato con un'ambulanza del Suem all'ospedale San Bortolo dove è giunto in condizioni disperate. Anche i nonni del ragazzino sono stati ricoverati in ospedale: una volta giunti sul posto dell'incidente sono stati colti da malore. Sul posto per i rilievi i carabinieri del Norm di Vicenza. I residenti del posto hanno parlato di un «botto pauroso, simile all'esplosione di una bomba». Sembra che la Ferrari, che viaggiava in direzione di Vicenza, nel superare il ponte di Arcugnano sia letteralmente decollata per poi piombare senza controllo contro lo spigolo di uno stabile disabitato. Per i due giovani quella di ieri doveva essere una giornata di festa: entrambi infatti avevano partecipato al battesimo della sorellina del 22enne avuta dalla madre (il padre è scomparso qualche anno fa) in seconde nozze. Dopo la cerimonia i due cugini si erano ritrovati per un giro in auto: pochi minuti dopo lo schianto.

LEGGO.IT

10.06.2013

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CIOCIARIA NEWS Reati ambientali. Finanza scopre tre discariche abusive: 4 denunce

10 Giugno 2013, 14:14pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://ciociaria.ogginotizie.it/GUI/file_contenuti/596642_gdf%20macchina%20x%20ambiente.jpg

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Individuate tre aree, nei Comuni di Cassino e di Pignataro Interamna, dove erano stati stoccati abusivamente rifiuti e materiali di scarto di qualsiasi genere Cassino – La Guardia di Finanza di Cassino, nel corso di specifica attività operativa a tutela dell’ambiente e della salute pubblica, svolta in collaborazione con il Reparto Aeronavale, ha individuato tre aree, nei Comuni di Cassino e di Pignataro Interamna, dove erano stati stoccati abusivamente rifiuti e materiali di scarto di qualsiasi genere. Dopo i necessari accertamenti e riscontri, le Fiamme Gialle hanno circoscritto le tre aree, della superficie complessiva di oltre 45 mila metri quadrati, nelle quali erano stati depositati rifiuti solidi speciali, rottami ferrosi, scarti della lavorazione industriale, carcasse di autoveicoli in disuso e materiale plastico, e denunciato alla Procura della Repubblica di Cassino 4 persone responsabili di reati ambientali. “I rifiuti – sottolineano dal Comando Provinciale di Frosinone - in evidente stato di abbandono incontrollato e corrosi dall’azione degli agenti atmosferici, per la loro natura risultano potenzialmente lesivi dell’ecosistema del terreno e delle falde acquifere sottostanti”. Sul posto sono interventi anche i tecnici dell’Arpa per la predisposizione della relazione tecnica dei siti sottoposti a sequestro, in relazione ai quali sono state interessate le Amministrazioni comunali competenti per la vigilanza sulle operazioni di bonifica. Nel corso delle operazioni di servizio, inoltre, sono stati intrapresi accertamenti di polizia tributaria nei confronti di due società risultate avere sede all’interno di uno dei siti sequestrati.

CIOCIARIA NOTIZIE

10.06.2013.

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TOSCANA NEWS FIRENZE Botte con braccio ingessato e lo deruba

10 Giugno 2013, 14:04pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Peruviano scappa con auto, arrestato dopo inseguimento   FIRENZE,  Ha aggredito un'automobilista colpendolo alla testa col braccio ingessato e con una lattina di coca-cola vuota, poi e' fuggito portando via la sua auto. Protagonista, la scorsa notte in via Allori a Firenze, un peruviano di 21 anni, arrestato dalla polizia dopo un breve inseguimento. La vittima della rapina, un suo connazionale, e' stato soccorso da personale del 118 e ha riportato otto giorni di prognosi per lividi e tagli al volto.

ANSA

10.06.2013.

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CULTURA MUSICA SPETTACOLI E RICETTE Le polpettine del lunedì o "mondeghili"(ricetta tipica di Pavia)

10 Giugno 2013, 14:03pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

375051_4569960381114_2063754049_n.jpgPROPOSTO DA MADDALENA CERASRI                                                                                                                                INGREDIENTI

 

carne lessata      

se non avete carne sostituite con prosciutto cotto                               300 gr

patate lessate                                                                                              300 gr    

grana grattuggiato                                                                                      50 gr

prezzemolo tritato con uno spicchio di aglio                                          30 gr

uova                                                                                                                  1

sale Q.B.

olio per friggere 

farina 00  Q.B.

 

PROCEDIMENTO

 

 

Dopo aver macinato la carne e schiacciato le patate,porre tutto in una terrina ed impastare,sino ad ottenere un composto morbido che non resti attaccato alle mani.

Nel caso fosse troppo umido,rettificare con pangrattato.

Formare delle polpettine ovali,passare nella farina r friggerle ,fino a che non saranno piacevolmente dorate.

 

E dalla Pianura Padana: BUON APPETTITO!

mady

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SEZIONE SICILIA NEWS PALERMO Trattativa Stato-mafia,Mori: ha la consistenza di un castello di carta

10 Giugno 2013, 13:54pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Mario Mori

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

IIl generale, sette ore di dichiarazioni spontanee: «Lo scompaginamento di Cosa nostra è avvenuto per l'impegno degli uomini delle Istituzioni» PALERMO - «Visti i continui riferimenti giornalistici e le più recenti ipotesi giudiziarie che riguardano la stagione delle stragi, preciso di avere conosciuto personalmente l'onorevole Nicola Mancino, allora ministro dell'Interno in carica, il 19 luglio 1992, nel corso di una trasmissione televisiva, diretta da Bruno Vespa, connessa alla strage di via D'Amelio avvenuta in quello stesso giorno. Ho rivisto Mancino qualche altra volta nel corso degli anni, ma tra noi non sono mai intercorsi rapporti che andassero oltre quelli strettamente formali. Non ho mai ricevuto da Mancino, nelle diverse funzioni istituzionali da lui rivestite, direttive, richieste o sollecitazioni di qualsiasi tipo, neppure in forma mediata, così pure, ovviamente, dal capo della Polizia dell'epoca, il prefetto Vincenzo Parisi». L'ARRESTO DI RIINA E I RITARDI - Con queste parole il generale Mario Mori ha ripreso le dichiarazioni spontanee nel processo che lo vede imputato per favoreggiamento aggravato per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, interrotte nella scorsa udienza. «Mancino, ripetutamente, ed anche in questa sede, si e' lamentato del fatto che non lo avrei informato dei miei contatti con Vito Ciancimino e nemmeno della cattura di Salvatore Riina - prosegue Mori - Sull'identità di una sua fonte informativa, la norma consente all'ufficiale di pg di mantenere il segreto, che reputo sia un elemento essenziale per l'efficace conduzione delle operazioni. Non vedo quindi perché un colonnello dei carabinieri, trattandosi di un'attività in corso, avrebbe dovuto parteciparla addirittura al ministro dell'Interno». «Per quanto riguarda poi la notizia della cattura del Riina, la valutazione circa l'opportunità e quindi l'onere d'indirizzare un'informativa ovvero una comunicazione agli organismi istituzionali di vertice, e quindi anche al Ministro dell'Interno, in base al Regolamento dell'Arma dei Carabinieri, spetta esclusivamente al Comando Generale - spiega Mori - A me incombeva l'onere d'informare la gerarchia, cosa che ovviamente feci tempestivamente. Se Mancino riteneva di non essere stato messo al corrente in maniera corretta di fatti interessanti la sua sfera di competenza o di avere ricevuto la notizia dell'arresto del Riina in ritardo, doveva lamentarsene con altri, non certo con il colonnello Mori». LA POTENZA DI COSA NOSTRA SCEMAVA - «Le potenzialità offensive di Cosa nostra, tra l'arresto di Salvatore Riina, realizzato all'inizio del 1993, e quello di Giuseppe Graviano del gennaio 1994, entrambi eseguiti da reparti dei Carabinieri, erano progressivamente e rapidamente venute meno, in corrispondenza di una sempre più efficace qualità della risposta degli apparati investigativi. Non erano stati quindi i modesti benefici apportati dalle iniziative del ministero della Giustizia nei confronti dei detenuti mafiosi sul 41 bis a fare recedere Cosa nostra dai suoi intenti criminali», aggiunge Mori nelle sue dichiarazioni spontanee. «Per l'attività da me svolta sono stato sempre abituato a considerare i dati di fatto e non le mere ipotesi, anche se a volte queste possono apparire suggestive, di maggiore presa emotiva ed adattarsi meglio a determinati interessi e convincimenti personali - dice Mori - E i fatti allora dicono che lo scompaginamento di Cosa nostra e' avvenuto per l'impegno e la dedizione degli uomini delle Istituzioni, alcuni dei quali hanno pagato di persona questo impegno, e non già per contatti sottobanco o accordi indimostrati ed indimostrabili che, cosi' come presentati anche in questo processo, hanno la fondatezza e l'effettiva consistenza di un castello di carte». IO E OBINU CORRETTI - «Signori del tribunale, il colonnello Obinu ed io, non accettando a suo tempo la prescrizione maturata per le ipotesi di reato ascritteci, come uomini delle istituzioni abbiamo ritenuto doveroso difenderci davanti al nostro giudice naturale; e l'atteggiamento tenuto dalla nostra difesa in tutto l'arco temporale del dibattimento ritengo lo abbia confermato. Attendiamo quindi serenamente il vostro giudizio, intimamente persuasi, comunque, di avere sempre operato correttamente, non solo nel doveroso rispetto delle leggi, ma anche e soprattutto nell'osservanza delle regole deontologiche poste a base dei nostri convincimenti, della nostre scelte professionali e del nostro status di militari». Con queste parole il generale Mori ha concluso dopo quasi sette ore le dichiarazioni spontanee nel processo che lo vede imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nell'ottobre 1995.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10.06.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS «Una barbarie, subito interventi» Gentile: stop allo sterminio dei cani

10 Giugno 2013, 13:45pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Cani randagi

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

L'assessore annuncia un incontro in Regione con l'Anci Tra San Marco e Cerignola rinvenuti 31 animali morti BARI - «La Regione Puglia interverrà con decisione»: lo promette l'assessore regionale alle Politiche della Salute, Elena Gentile, che annuncia nuove regole in Puglia per tutelare i cani randagi. «La cronaca - afferma Gentile - ci restituisce, ancora una volta, una pagina di barbarie consumata nei confronti dei cani randagi nella nostra regione. Solo nella provincia di Foggia, tra San Marco in Lamis e Cerignola, sono state ritrovate nei giorni scorsi le carcasse di 31 cani, uccisi». LA REAZIONE - «Non accettiamo che la Puglia continui ad essere tra le regioni italiane quella che appare più disattenta ai temi della lotta al randagismo e della tutela degli animali», afferma l' assessore commentando il caso di cronaca ma anche rispondendo alle sollecitazioni che arrivano dal mondo delle associazioni ambientaliste. «La Regione farà la sua parte, se sarà necessario, modificherà le sue norme rendendo ancora più stringenti - sottolinea - gli obblighi istituzionali impegnando le aziende sanitarie locali con i rispettivi servizi veterinari». L'INIZIATIVA - Per lunedì prossimo, 17 giugno, Gentile promuoverà un tavolo istituzionale, invitando l'Anci «per concertare - annuncia - le più incisive iniziative per affrontare l'emergenza». «La Puglia dei diritti - conclude Gentile - non può più far finta che il problema non esista. Solleciteremo ogni livello istituzionale, compresa la scuola di ogni ordine e grado perchè promuova un percorso di informazione e di sensibilizzazione. Evidentemente i provvedimenti adottati in questi anni non sono stati sufficienti ad sradicare la barbarie di cui molti cittadini si fanno protagonisti: proveremo a fare di più e meglio per garantire maggiore sicurezza ai cittadini, per rendere ancora più ospitale la nostra regione nel rispetto dei diritto di cura e di attenzione per il mondo animale».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10.06.2013.

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CILENTO NEWS I sindaci cilentani occupano l'ospedale di Agropoli

10 Giugno 2013, 11:22am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Dopo la decisione di Regione e Asl di chiudere il plesso Minacce sul profilo Fb del manager dell'Azienda sanitaria SALERNO - I sindaci cilentani, guidati dal primo cittadino di Agropoli, Franco Alfieri, hanno occupato questa mattina la direzione sanitaria dell'ospedale agropolese. Che, da questa mattina, non accoglie più pazienti dopo il dispositivo del manager dell'Asl di Salerno, Antonio Squillante, che ha bloccato i ricoveri e ha predisposto un piano di smobilitazione che porterà alla chiusura del plesso trasformandolo in centro di soccorso (Psaut). I comitati che sostengono l'iniziativa dei sindaci hanno anche avviato una raccolta di firme che sfocerà, nei prossimi giorni, con la consegna delle tessere elettorali durante una manifestazione a Napoli dinanzi alla sede della Regione. CONTROMOSSA - Nel frattempo il sindaco Alfieri ha firmato un'ordinanza sindacale con la quale ha inteso garantire d'urgenza ricoveri e prestazioni sanitarie in ospedale fino al 20 giugno. Data, questa, di inizio funzionamento del punto di primo soccorso previsto dall'Asl. L'ospedale di Agropoli sarà chiuso, dopo la pronuncia del Tar che ha respinto il ricorso dei comuni cilentani, sulla scorta di un piano di rientro sanitario che fu deciso dalla Regione guidata all'epoca dal governatore Bassolino, poi attuato dall'attuale presidente Caldoro e messo in pratica dall'Asl di Salerno. ON LINE - Intanto il profilo Facebook del manager dell'Azienda sanitaria salernitana, Antonio Squillante, che ha firmato il decreto di chiusura dell'ospedale, è invaso da improperi e minacce.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10.06.2013.

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SARDEGNA E CORSICA NEWS NASCE OGGI SU www.mikivettica.net DI MICHELE PAPPACODA UNA SEZIONE DEDICATA ALLA SARDEGNA E ALLA CORSICA

10 Giugno 2013, 10:46am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Nasce oggi sul sito www.mikivettica .net di Michele Pappacoda una sezione dedicata alla Sardegna e alla Corsica. Nuova idea sempre di Michelle Pappacoda e tante altre ancora di idee per tutti voi chiedo un piccolo aiuto da tutti voi ad aiutarmi a inserire news in questa sezione ed in tutto il sito www.mikivettica.net. Vi ringrazio anticipatamente.

397292 104896189669319 1023336315 nPROPOSTO DA MICHEE PAPPACODA LA STORIA DELLA CORSICA

Storia della Corsica Pasquale PaoliLa Corsica presenta una configurazione fisica e una collocazione geografica che ne hanno enormemente condizionato la memoria storica. La posizione chiave dell?isola, al crocevia delle rotte commerciali più battute, ha attirato i primi popoli di navigatori: fenici, etruschi, cartaginesi e greci (questi ultimi decisero di fondare nel 565 a.C Aleria (?Alalai?, ossia isola di civiltà). La movimentata storia corsa vede l?isola contesa anche da pisani, genovesi, francesi, saraceni, spagnoli, inglesi. Non sorprende dunque che per i Corsi il mare abbia rappresentato per lungo tempo un elemento ostile, foriero di rischi e incognite.
L?immagine della Corsica come terra dominata non rende giustizia alla vera anima di quest?isola, quella dei suoi abitanti, che si sono sempre caparbiamente opposti a chi li voleva soggiogati e a chi voleva la loro terra sottomessa. Questi stessi abitanti si sono impegnati con tenacia nella preservazione e nella promozione delle individualità, delle identità e delle ricchezze socio-culturali del popolo corso, che sono tuttora il fondamento di un forte sentimento di autodeterminazione.

La storia corsa si compone di diversi periodi di colonizzazione, che hanno plasmato questa terra e ne hanno forgiato le sue tradizioni, il suo territorio e la sua lingua.
Le civiltà greca e romana non lasciarono in Corsica tracce rilevanti, fatta eccezione per le colonie marittime di Aleria e Mariana, nodi essenziali delle rotte commerciali del Mediterraneo. Ai Greci si sostituirono Etruschi, Siracusani e Cartaginesi. 
L?interesse di Roma per la Corsica fu dovuto a ragioni strategiche: Roma non poteva consentire che i nemici cartaginesi si aggiudicassero quest?isola situata proprio di fronte alle sue coste. Dopo una decina di spedizioni (260-160 a.C.), i Romani riuscirono a conquistare il litorale e dopo la I guerra punica (259 a.C.) a dominare e bonificare Aleria divenne romana. 
L?isola fu comunque romanizzata per oltre 700 anni (anche se vi furono estreme difficoltà di insediamento nelle zone interne montane) anche se la dominazione romana fu alquanto disinteressata, (la regione restò quasi interamente priva di strade).

Alla caduta dell?Impero Romano d?Occidente, l?Impero bizantino, nel 476 d.C., si disinteressò quasi completamente dell?isola tanto da facilitare l?arrivo indisturbato e feroce degli ostrogoti di Totila e dei vandali di Genserico. 
Dal VIII al XVIII secolo la Corsica visse nel terrore delle incursioni dei pirati provenienti dall?Africa settentrionale, al tempo conosciuta come Barbaria. Ma già dall?VIII secolo lo scontro tra le popolazioni locali e l?ennesimo invasore assunse sfumature ben più complesse, collocandosi sul piano dello scontro culturale e religioso. 
Nel X secolo, quando in Corsica prese il sopravvento la nobiltà e molte famiglie signorili, in genere di origine ligure o toscana, crearono i propri feudi governandoli da padroni indiscussi. 
Questo è un periodo piuttosto oscuro e al di là delle rivalità tra le famiglie non si sa molto; è comunque ipotizzabile che il Papa, incitato da qualche feudatario toscano cominciò a mostrare interesse per l?isola: fu così che nel 1077 la Chiesa affidò gli affari della Corsica al vescovo di Pisa.

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L?intensa attività commerciale condotta da Pisa nell?isola non sfuggì a Genova che, consapevole delle enormi potenzialità corse, ottenne nel 1133 la spartizione dell?isola tra le due repubbliche marinare da Papa Innocenzo II; ciò diede inizio a una coabitazione tutt?altro che pacifica. Ricordiamo la sconfitta di Pisa nella battaglia della Meloria del 1284, data che segnò l?avvicendamento delle due repubbliche e la  supremazia di Genova sulla Corsica per ben cinque secoli.
 La presenza genovese in Corsica si basò su un unico interesse: quello dell?occupazione del territorio senza alcuna preoccupazione per le sorti degli abitanti.
Nel XVI secolo, violando apertamente il Trattato di Crépy, con il quale la Francia aveva firmato la pace con il Sacro Romano Impero, Enrico II, re di Francia, si mosse alla conquista della penisola e della Corsica che divenne possedimento francese e non più genovese.
Nella battaglia per la conquista dell?isola si distingue in particolare il colonello Sampiero, originario dell?isola e ancora oggi figura emblematica della lotta contro l?oppressione genovese. Qualche anno dopo, tuttavia, il sovrano francese, venendo meno agli impegni presi con gli abitanti corsi, stipulò ilTrattato di Cateau-Cambrésis, che stabiliva il ritorno della Corsica in mano ai genovesi. Si ritornatò, non senza complessi disaccordi, ad una  dominazione genovese.

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In un contesto di leggi ingiuste, di repressioni, di sopraffazioni, di malcontento generalizzato della popolazione, molti corsi optarono per l?emigrazione; gli altri, quelli che negli anni decisero di restare, furono protagonisti di uno degli episodi cardine dell?intera storia corsa. Nel 1730 vi fu una rivolta che segnò l?inizio della famosa ?Guerra dei Quarant?anni? della Corsica
La rivolta fu contradistinta dalla conquista di Bastia, Algajola e Saint-Florent da parte dei rivoltosi e dall?alleanza genovese con gli austriaci che riuscirono a ristabilire il comando genovese. La rivolta fu ben altro che assopita e nel 1738 i genovesi dovettero chiedere l?aiuto dei francesi, che tuttavia non riuscirono a risolvere la situazione. Nel 1755, Pasquale Paoli, uomo di grande cultura corsa, si mise a capo dell?insurrezione portando l?isola all?indipendenza.

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La Corsica indipendente iniziò il proprio cammino con una costituzione democratica e, sotto la guida di Pasquale Paoli, visse un periodo di sviluppo e di benessere. Tuttavia nel 1764, sottoscrivendo ilTrattato di Compiègne, la Francia ottenne da Genova l?autorizzazione a insediare alcuni contingenti in Corsica. Quattro anni più tardi il Trattato di Versailles avrebbe definitivamente sancito il dominio francese sull?isola: da allora in avanti la posizione della Francia non sarebbe più stata quella di semplice mediatore, bensì di effettivo padrone di casa.

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