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ANIMALI La Mosca

28 Maggio 2021, 08:32am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI La Mosca

INSERITO DA MORENA MOTTA Le mosche fanno parte dell’ordine dei Ditteri (Diptera), nome che deriva dal greco antico δις (dis) e πτερόν (pteron) cioè letteralmente: due ali. Questi insetti hanno infatti la caratteristica di utilizzare un solo paio di ali per volare, mentre un altro paio è ridotto a moncherini e ha la funzione di regolare il volo, informando le mosche (e gli altri insetti simili) sulla posizione del loro corpo mentre stanno volando. I ditteri non comprendono solamente le mosche, ma anche altri insetti volanti come i mosconi e le zanzare. La mosca domestica (Musca domestica), quella nera con dimensioni che sono una via di mezzo tra un moscerino e un moscone, è la più comune e quella con cui abbiamo maggiore familiarità.

Femmine e maschi
Le mosche che ci entrano in casa dalle finestre sono di solito lunghe tra i 6 e i 7 millimetri e con un’apertura alare di quasi il doppio. Distinguere una femmina da un maschio non è semplicissimo, ma in linea di massima le femmine hanno ali più lunghe rispetto ai maschi, che in compenso hanno zampe più lunghe. Gli occhi delle femmine sono nettamente separati, mentre nei maschi la distanza è molto più ridotta. Una mosca domestica ha nel complesso cinque occhi.

A me gli occhi
Gli occhi più evidenti della mosca sono quelli composti, grandi ai lati del capo e di colore rossastro. Servono per vedere le immagini e sono formati da una miriade di minuscoli elementi che si chiamano ommatidi, che possiamo considerare una versione molto semplificata del nostro occhio. Caratteristiche e funzionamento variano tra insetti diurni, come la mosca domestica, e notturni. Nel primo caso gli ommatidi percepiscono i raggi solari che arrivano paralleli al loro asse: mettendo insieme la miriade di percezioni degli ommatidi, si ha una visione a mosaico piuttosto nitida, soprattutto se l’insetto è in ambienti molto luminosi. Oltre ai due occhi composti, le mosche hanno sul capo tre occhi primitivi, molto più semplici, chiamati ocelli. Questi non percepiscono le immagini ma solo le variazioni di luce. Sono uno strumento essenziale soprattutto per rilevare la posizione del Sole, anche in caso di nuvolosità, in modo da mantenere il giusto orientamento nelle fasi di volo.

Le mosche sono molto più svelte di noi a elaborare le immagini che arrivano dai loro occhi, si stima con una velocità pari a sette volte la nostra. In un certo senso è come se vedessero al rallentatore rispetto a noi, ed è per questo che sono così difficili da catturare o spiaccicare: percepiscono per tempo il movimento della nostra mano o dello scacciamosche, volando via prima di fare una brutta fine.

Proboscide
Le mosche non sono grandi masticatrici e preferiscono seguire una dieta sostanzialmente liquida, come molti altri insetti. Nel corso dell’evoluzione le loro mascelle e mandibole si sono via via rimpicciolite, tanto da non avere più una funzione specifica. È invece molto evidente la proboscide delle mosche, un minuscolo tubicino retrattile che termina con una specie di ventosa, il labellum. È una sorta di spugna, percorsa da piccoli incavi (pseudotrachee) che permettono alla mosca di ingerire gli zuccheri e le altre sostanze nutritive. All’occorrenza, dalla proboscide viene fatta uscire qualche goccia di saliva per ammorbidire i cibi solidi. Quindi, sì, spesso mangiamo saliva di mosche quando si sono posate sulle nostre portate (e non solo quello).

Le mosche domestiche adulte sono prevalentemente carnivore e vanno ghiotte di carne in putrefazione, come quella delle carogne, e di materiale già digerito come le feci. Si nutrono anche di frutta e di vegetali, preferendo in questi casi quelli in decomposizione: i loro nutrienti sono più facili da assimilare attraverso la proboscide.

Zampe per assaggiare
Le mosche assaggiano i cibi soprattutto camminandoci sopra. Sulle loro zampe hanno recettori sensibili ad alcuni composti, come gli zuccheri. Avete mai notato che passano molto tempo a sfregarsi le zampe? Lo fanno per pulirsele e liberare i recettori dalle precedenti degustazioni, in modo da recepire meglio le caratteristiche delle superfici su cui cammineranno dopo. Le zampe terminano con unghie per camminare sulle superfici rugose e con una sorta di ventose che consentono alle mosche di muoversi sulle superfici lisce e verticali e di resistere ai repentini spostamenti d’aria quando non stanno volando. Quando devono atterrare sul soffitto, quindi al contrario, le mosche volano nel normale assetto e solo all’ultimo compiono mezzo giro puntando prima con le zampe anteriori per attutire il colpo e subito dopo le quattro rimanenti.

Come respira una mosca
Le mosche respirano con buona parte del corpo, come fa la maggior parte degli insetti. Al posto dei polmoni, per assimilare l’ossigeno e trasferirlo all’apparato circolatorio, hanno una rete fittissima di minuscoli condotti che trasportano direttamente l’ossigeno dall’esterno fino alle cellule. I punti di accesso si chiamano spiracoli e si trovano sull’addome: dopo l’inspirazione si chiudono e l’ossigeno si diffonde nella rete interna fino alle cellule. Una mosca può inspirare più volte ed espellere l’anidride carbonica a ore di distanza, a differenza di come avviene nella respirazione di molti vertebrati con l’alternarsi di inspirazione ed espirazione. La chiusura degli spiracoli serve inoltre per proteggersi dall’evaporazione ed evitare la disidratazione.

Dinamiche di coppia
L’accoppiamento delle mosche è piuttosto elaborato e coreografico. Le femmine producono una sostanza (ferormone) per segnalare la loro disponibilità. La sostanza non circola nell’aria, quindi i maschi possono rilevarla solo entrandovi direttamente in contatto. La necessità di sfiorarsi fa sì che i maschi cerchino di andare a sbattere contro le loro potenziali compagne mentre sono in volo, oppure quando sono ferme su una superficie. Rilevata la presenza della sostanza, il maschio sale sulla femmina e – se questa non lo rifiuta – inizia il corteggiamento vero e proprio. La femmina fa vibrare le sue ali mentre il maschio le picchietta la testa. Nella fase successiva i due insetti si allineano uno dietro l’altro ed è la femmina a penetrare il maschio. Lo fa con il suo organo ovopositore, che entra in contatto con lo sperma del maschio per fecondare le uova. L’accoppiamento dura diversi minuti e in seguito la femmina cerca un luogo dove deporre le uova. Solitamente sceglie carne in decomposizione oppure accumuli di feci. Le femmine si accoppiano una volta sola e rifiutano gli altri maschi fino al completamento del ciclo riproduttivo, mentre i maschi si riproducono più volte con partner diverse.

Da larve a piloti
Nel corso di una vita, una mosca domestica depone fino a 500 uova, con ogni nidiata composta da 70-150 uova a seconda dei casi. Le uova hanno un diametro poco più grande di un millimetro e dopo 24 ore si schiudono, lasciando fuoriuscire le larve: il fatto di essere state deposte dove c’è cibo in abbondanza favorisce il loro rapido sviluppo. Raggiungono una lunghezza poco sotto al centimetro, sono prive di zampe e si muovono strisciando. A seconda della temperatura e di altre condizioni ambientali, una larva impiega tra le 2 e le 4 settimane per svilupparsi completamente. Alla fine di questo periodo, le larve si spostano in aree più fresche e asciutte e si trasformano in pupe, con un involucro rigido esterno formato dalla pelle della larva. Dopo una settimana la metamorfosi è completa, l’involucro protettivo si schiude ed esce la mosca. A questo punto l’insetto non crescerà più in modo significativo, quindi le dimensioni dell’insetto non dicono molto sulla sua età, semmai sulle condizioni in cui è cresciuto durante lo stato larvale.

Abbandonato l’involucro protettivo in cui ha compiuto la metamorfosi, una mosca comune ha davanti a sé tra le due e le quattro settimane di vita. Diventa sessualmente attiva dopo 16-24 ore e questo, insieme alla grande quantità di uova deposte, spiega come mai le mosche sono così prolifiche e diffuse. Nei climi temperati si arriva a 12 generazioni di mosche all’anno, ma nelle aree più calde e umide dei tropici si superano le 20.

FONTE www.ilpost.it

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ANIMALI Vipera

20 Maggio 2021, 09:33am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Vipera

INSERITO DA MORENA MOTTA Vipera è un genere di serpenti velenosi, appartenenti alla famiglia Viperidae.

Questi serpenti sono caratterizzati da una testa a forma triangolare e a punta, con un corpo tozzo e una coda corta e rastremata.

Possiedono una ghiandola situata nella regione posteriore e laterale del capo che produce un veleno formato da un'alta percentuale d'acqua, diverse albumine ad alta tossicità e altre proteine enzimatiche che agiscono sui tessuti, sulla coagulazione del sangue e, a volte, sul sistema nervoso. Per inoculare questo veleno utilizzano delle lunghe zanne mobili canalicolate che, quando il serpente apre la bocca, formano un angolo di 90° con la mascella e in caso di morso penetrano nella cute della preda e iniettano il veleno attraverso i canali; quando chiudono la bocca le zanne vengono ruotate contro il palato.

I loro occhi hanno pupille verticali, simili a quelle dei gatti. Questa caratteristica, per le specie italiane, contribuisce a distinguerle dagli altri serpenti presenti negli stessi habitat, come le innocue bisce, che hanno pupilla rotonda. Altri caratteri che tipicamente permettono di distinguere una vipera da un colubride non velenoso italiano sono la testa triangolare e la coda che si restringe in modo brusco, mentre gli altri ofidi presentano testa ovale e coda che si restringe gradualmente.

In Italia sono presenti cinque specie di vipera:

  • L'aspide o vipera comune (Vipera aspis), la più comune, diffusa su tutto il territorio, tranne in Sardegna.
  • Il marasso (Vipera berus), frequente nell'Italia settentrionale.
  • La vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), presente solo sull'Appennino Abruzzese e Umbro-Marchigiano, è la specie più piccola, con una taglia media di circa 40 cm.
  • La vipera dal corno (Vipera ammodytes), presente nell'Italia Nord-orientale.
  • La vipera dei Walser (Vipera walser), scoperta al principio del 2016, vive in un areale molto ristretto, di appena 500 km² a nord di Biella.

Le vipere italiane sono "pacifiche" e preferiscono scappare; il morso è mortale in rarissimi casi[3] (i soggetti più a rischio sono anziani, bambini o persone debilitate; per animali domestici come gatti e soprattutto cani, che hanno l'istinto di attaccarla e tendono a farlo con il muso, il morso della vipera è solitamente mortale). Bisogna evitare la somministrazione di siero (immunoglobuline di origine equina) al di fuori di un ambiente ospedaliero per il rischio di shock anafilattico, in quanto più pericoloso del morso stesso della vipera.

FONTE https://it.wikipedia.org

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ANIMALI Il pollo

14 Maggio 2021, 08:42am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Il pollo

INSERITO DA MORENA MOTTA Il pollo (Gallus gallus domesticus o Gallus sinae) è un uccello domestico derivante da varie specie selvatiche di origini indiane. La sua presenza è documentata dal 4000 a.C. nella piana dell'Indo, da cui (attraverso la Persia) è giunto in Grecia e quindi in Europa.

Darwin attribuì la paternità solo al Gallus gallus bankiva per varie motivazioni, tra cui la somiglianza del colore del piumaggio con quello di alcune razze domestiche, la variabilità delle sottospecie di Gallus gallus a seconda del luogo di diffusione e la fecondità delle uova derivanti dall'accoppiamento con i polli domestici.

Oggi si può affermare che alla creazione del pollo domestico hanno contribuito varie specie. I polli sono sempre stati allevati per moltissimi scopi: carne, uova, piume, compagnia, gare di combattimento tra galli, motivazioni religiose, sportive od ornamentali.

Il maschio riproduttore è più propriamente chiamato gallo, la femmina gallina; quando quest'ultima alleva i pulcini viene detta chioccia.

A seconda dell'età, del peso e della razza il pollo viene definito anche:

  • pulcino, fino a 3-5 mesi ed un peso di 500 g.
  • pollo di grano, fino ad 1 anno e 1 kg di peso
  • pollo o pollastra, fino a maturità ed un peso di 1,5 kg circa
  • galletto il maschio giovane di circa 6 mesi
  • gallo ruspante quello al massimo di 10 mesi
  • cappone il maschio castrato verso i due mesi di età che arriva fino a circa 2,5 kg.

Il termine "pollo" deriva dal latino pullus, cioè animale giovane.

Caratteristiche. I polli sono onnivori. Quando vivono in libertà, spesso grattano il suolo alla ricerca di semi, insetti e animali come lombrichi, lucertole e piccole serpi.

Una loro caratteristica peculiare è di cercare e beccare anche sabbia, piccoli sassi, granelli di minerali che trovano nel terreno, tanto che nei pollai all'aperto si usa aggiungere regolarmente maceria di riporto; questo comportamento istintivo è dovuto in parte al fatto che ingerendo piccole quantità di minerale il guscio delle uova prodotte risulterà migliore, ma il motivo principale va ricondotto alla digestione, che avviene più facilmente se nello stomaco sono presenti frammenti di roccia che svolgono la funzione dei denti, di cui il pollo è sprovvisto.

In natura i polli possono vivere da cinque a tredici anni a seconda della razza. Negli allevamenti intensivi, i polli da carne generalmente vengono abbattuti all'età di 6-14 settimane. Le razze selezionate per la produzione di uova possono fornire fino a 300 uova l'anno. Le galline ovaiole, raggiunta l'età di 12 mesi, cominciano a diminuire la capacità produttiva; vengono quindi macellate per ricavare alimenti per l'infanzia, alimenti per animali e altri prodotti alimentari. Il pollo più vecchio del mondo, secondo il Guinness dei primati, è morto all'età di 16 anni.

I polli non sono in grado di volare se non per brevi tratti, anche se i più leggeri possono spiccare piccoli voli, ad esempio per saltare oltre un recinto o su un ramo.

Sono uccelli gregari e vivono in gruppo, in cui alcune galline si comportano come dominanti, istituendo un preciso "ordine di beccata" che determina la priorità nell'accesso al cibo e nella scelta del luogo dove nidificare. Se si toglie un gallo o una gallina, si interrompe la gerarchia costituita fino a quando il gruppo non si riorganizza con un nuovo ordinamento. L'aggiunta di nuovi individui (specialmente giovani) ad un gruppo già costituito può portare ad episodi di violenza e a ferite.

Uova. Oltre alla produzione di carne per l'alimentazione, uno dei motivi per cui le galline vengono allevate è la produzione delle uova. Le diverse razze di galline si distinguono anche per la grandezza, il colore e la produzione delle uova che può essere molto differente.

Le galline cercano di stabilirsi in nidi che già contengono uova, ed è noto che talvolta prelevano uova da altri nidi e le spostano nel loro. Alcuni allevatori usano uova finte per incoraggiare le galline a nidificare in una determinata posizione. Un gruppo di polli, perciò, utilizzerà soltanto poche posizioni di cova preferite, piuttosto che avere un nido specifico per ciascun individuo. Le galline possono anche essere molto ostinate nel conservare la stessa posizione. Talvolta due o più galline cercano di condividere lo stesso nido nello stesso momento. Se il nido è piccolo o se una delle galline è particolarmente determinata, può accadere che si sistemino nello stesso nido una sopra l'altra.

Il verso prodotto dalla gallina è detto "chiocciare".

FONTE https://it.wikipedia.org

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ANIMALI LA Pantera nera e Leopardo melanico

13 Maggio 2021, 07:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

inserito da Miki Pappacoda Pantera nera è il nome comune con cui vengono indicati gli esemplari neri (varianti melaniche) di alcune specie di felidi. Zoologicamente parlando, il termine pantera si riferisce ad animali differenti.

Il genere Panthera è un taxon, o unità tassonomica, che comprende tutte le specie di un particolare gruppo di felidi. In Nordamerica il termine pantera viene usato comunemente per indicare il puma, mentre in America Latina viene più spesso usato per il giaguaro. Altrove nel mondo viene riferito al leopardo (originariamente gli esemplari asiatici venivano ritenuti pantere e quelli africani leopardi, è un comune malinteso che il termine pantera indichi necessariamente un individuo melanico).

Il melanismo è più comune nei giaguari (Panthera onca) - nei quali è dovuto alla mutazione di un gene dominante - e nei leopardi (Panthera pardus), nei quali è dovuto alla mutazione di un gene recessivo. L'esame ravvicinato di uno di questi felidi neri mostra ancora la presenza delle tipiche macchie, semplicemente nascoste dal soprannumero del pigmento nero melanina. Felidi melanici possono nascere in una cucciolata insieme ad altri piccoli che non lo sono. Nei felidi che cacciano specialmente di notte la condizione non è dannosa. Esistono anche pantere bianche, le quali sono individui albini o leucistici delle tre stesse specie sopracitate.

Leopardo melanico

 
Leopardo nero

Questa è la forma più comune di pantera nera in cattività ed è stata allevata selettivamente per decenni come attrazione o come animale domestico esotico (ma questi incroci fatti per conservarne l'aspetto ne hanno condizionato il temperamento). Sono più piccole e di costituzione più leggera dei leopardi. Nei leopardi neri le macchie sono ancora visibili, specialmente in certe zone dove formano un effetto seta dipinta. Il colore della pelle è un misto blu-nero-grigio e viola con rosette. Una pantera nera è abile nel cacciare e uccidere animali anche più pesanti di lei di 600 kg, anche se questo avviene raramente, a causa della competizione con tigri e leoni.

Leopardi neri sono stati avvistati nelle aree più densamente forestate di Cina sudoccidentale, Birmania, Assam e Nepal; intorno a Travancore e in altre regioni dell'India meridionale e si dice che siano comuni sull'isola di Giava e nella parte meridionale della penisola malese, dove sono più numerosi dei leopardi maculati. Sono meno comuni nell'Africa tropicale, ma sono stati avvistati in Etiopia, nelle foreste del Monte Kenya e sugli Aberdare. Un esemplare è stato visto da Peter Turnbull-Kemp nella foresta equatoriale del Camerun.

Come sostenuto nell'Enciclopedia della Natura di Funk e Wagnalls, i leopardi neri sono meno fertili dei leopardi normali, avendo cucciolate medie di 1,8 piccoli, rispetto ai 2,1 degli altri. Questo dovrebbe essere causato dalla loro natura nervosa.

Nei primi anni '80 lo zoo di Glasgow, in Scozia, acquistò una vecchia femmina di leopardo nero di 5 anni dallo zoo di Dublino, in Irlanda. Venne esposta per alcuni anni prima di essere trasferita allo zoo di Madrid, in Spagna. Questo leopardo aveva un mantello nero uniforme abbondantemente cosparso di peli bianchi come se fosse ricoperto di ragnatele. Le venne dato perciò il soprannome di Pantera Ragnatela. La causa di ciò sembrò essere la vitiligine e invecchiando i peli divennero molto più bianchi. Da allora sono state ritrovate e fotografate negli zoo altre Pantere Ragnatela.

Giaguaro melanico[modifica | modifica wikitesto]

 
Un giaguaro nero

Nei giaguari la mutazione è dominante e pertanto giaguari neri possono nascere anche se è nero uno solo dei genitori. Nei leopardi la mutazione è recessiva e alcuni leopardi maculati possono procreare cuccioli neri (se entrambi i genitori portano il gene in forma nascosta), mentre i leopardi neri se si accoppiano insieme producono solamente cuccioli neri. Negli esemplari imbalsamati i leopardi neri assumono spesso un colore rugginoso mentre i giaguari neri tendono al bruno cioccolata. Il giaguaro nero viene considerato una specie separata dai popoli indigeni.

Nella Storia Naturale di Harmsworth (1910) W. H. Hudson scrisse:

Il giaguaro è una creatura bellissima, dal colore di fondo di un brillante rosso dorato, segnato abbondantemente da anelli neri, racchiusi all'interno da una a due piccole macchie. Questa è la colorazione tipica, che varia di poco nelle regioni temperate; nelle regioni calde gli Indiani riconoscono tre varietà molto diverse tra loro, considerate specie diverse - quella che abbiamo descritto; il giaguaro minore, meno acquatico nelle abitudini e ricoperto di macchie, non di anelli; e, infine, la varietà nera. Non sanno che la loro terribile «tigre nera» sia una semplice variante melanica, come il leopardo nero del Vecchio Mondo e il coniglio selvatico nero. La considerano una specie vera e propria e affermano che è più grande e molto più pericolosa del giaguaro maculato; la riconoscono dal ruggito; credono che abiti più sulla terraferma che non nei luoghi acquatici; ma, soprattutto, affermano che si accoppia solamente con i suoi simili e che i cuccioli partoriti siano tutti neri. Tuttavia i naturalisti sono stati obbligati a considerarla ugualmente come Felis onca, il familiare giaguaro maculato, dal momento che se a un esemplare melanico viene tolta la pelle non troviamo alcuna minima differenza con la loro controparte maculata.

Il gene non è completamente dominante. Gli esemplari con due copie del gene sono più scuri (lo sfondo nero è più denso) degli esemplari che ne hanno solamente una copia, il cui colore di fondo appare più carbone scuro che nero.

Un giaguaro nero di nome Diablo si è accoppiato accidentalmente con una leonessa di nome Lola al Bear Creek Sanctuary di Barrie, in Canada, che ha poi partorito una femmina di «giagleone nero» color carbone e un maschio di giagleone maculato color marrone chiaro [1]. Non possiamo dire, perciò, che il gene melanico sia dominante sulla colorazione del leone.

Puma melanico[modifica | modifica wikitesto]

Non esistono casi veramente autentici di puma melanici. Puma neri sono stati avvistati nel Kentucky, uno dei quali aveva il ventre di colore più pallido. Siamo a conoscenza anche di puma di color nero-lucido avvistati nel Kansas e nel Nebraska orientale. Questi esemplari sono conosciuti come North American Black Panther (NABP; Pantere Nere Nordamericane). Nessuna di loro è mai stata fotografata o uccisa in natura, e neanche tenuta in cattività. C'è un consenso generale tra gli allevatori e i biologi che quest'animale non esista e che si tratti di un criptide. Gli avvistamenti vengono attribuiti normalmente ad altre specie, non riconosciute come tali dai non esperti di felini, di cui sono state esagerate le dimensioni.

Nella sua «Histoire Naturelle» (1749) Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon parla del «coguaro nero»: «M. de la Borde, professore di fisica in Cayenna, mi disse che nel Continente esistono tre specie di animali predatori; il primo è il giaguaro, che viene chiamato tigre; il secondo è il coguaro, chiamato tigre rossa, a causa della pelliccia uniformemente rossastra; il giaguaro ha le dimensioni di un grosso bull-dog e pesa circa 90 kg; il coguaro è più piccolo, meno pericoloso e non così frequente nelle vicinanze della Cayenna come il giaguaro; entrambi gli animali raggiungono il pieno sviluppo all'età di sei anni. Aggiunse poi che è presente in questi Paesi anche una terza specie, chiamata tigre nera, di cui mi ha fornito un'illustrazione sotto l'appellativo di coguaro nero».

«La testa», disse M. de la Borde, «è abbastanza simile a quella del coguaro comune; ma l'animale ha un lungo pelame nero, una lunga coda e forti vibrisse. Pesa non molto più di 18 kg. La femmina partorisce quattro piccoli nelle cavità dei vecchi alberi». Questo coguaro nero è più simile a un margay o a un ocelot, i quali non superano i 18 kg di peso, vivono sugli alberi e presentano una fase melanica.

Un'altra descrizione di un coguaro nero è stata fatta da Mr. Pennant: «La tigre nera, o gatto nero, ha la testa nera, i fianchi, le zampe e la coda ricoperte da un pelame lucido di color bigio, a volte chiazzato di nero, ma generalmente uniforme; il labbro superiore è bianco; all'angolo della bocca ha una macchia nera; ha lunghe sopracciglia su entrambi gli occhi e lunghe vibrisse sul labbro superiore; il labbro inferiore, la gola, il ventre e l'interno delle zampe sono biancastri o di un color cenere molto pallido; le palme sono bianche; le orecchie sono appuntite; cresce fino alle dimensioni di una vitella di un anno; ha una forza immensa nelle sue zampe. - Abita il Brasile e la Guiana; è una bestia crudele e feroce, molto temuta dagli Indiani, ma, fortunatamente, è una specie rara» (Pennant's Synops. of quad., p. 180). Come affermato dal suo traduttore Smellie (1781) la descrizione si riferisce a due coguari neri esibiti a Londra alcuni anni prima.

Presunti puma neri negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

In Florida vivono alcuni bobcat melanici. Sono stati catturati, dal momento che erano stati scambiati per pantere. Ulmer (1941) mostra le fotografie e le descrizioni di due animali catturati a Martin County nel 1939 e nel 1940. Nelle fotografie appaiono neri e uno dei cacciatori raccontò poi che un esemplare lo era veramente. Comunque,

l'esemplare portato all'Università ed esaminato da vicino non era nero. Le regioni più densamente pigmentate sono la testa e l'area dorsale. Alla luce queste aree sembrano nere, ma sotto certe angolature la striscia dorsale ha decisamente una tinta color mogano. La colorazione mogano si fa più chiara e luminosa sui fianchi. Le regioni inferiori sono più chiare e di colore quasi ferruginoso. Il petto, la gola e le guance sono color cioccolata scuro, ma le strisce facciali possono essere viste chiaramente. Le zampe sono mogano scuro. Sotto una certa angolatura si possono vedere sui fianchi, sulle regioni inferiori e sulle zampe le tipiche macchie dei bobcat della Florida. L'animale portato al Parco del Bronx sembra più scuro e le macchie non sono visibili, sebbene sia stato osservato nella gabbia di quarantena, dove le condizioni luminose non sono poi così buone.

I bobcat maschi adulti sono lunghi 65–110 cm (con una corta coda mozza) e sono alti alla spalla 45–60 cm (Le femmine sono leggermente più piccole.) I puma della Florida sono alti alla spalla 58–81 cm e sono lunghi 1,1–2 m coda inclusa. I bobcat pesano 7–13 kg mentre i puma della Florida ne pesano 22-69.

Un altro candidato agli avvistamenti di puma neri è il yaguarondi, un felino molto simile geneticamente al puma, che raggiunge i 65 cm di lunghezza e ha una coda di 45 cm. Il suo mantello varia da una fase bruno-rossastra a una fase grigio scura. Sebbene il suo areale naturale giunga solamente fino al Texas meridionale, una piccola popolazione da allevamento venne introdotta in Florida negli anni '40 e la gente sparse la voce che essi venivano allevati come animali domestici - in America Centrale sono veramente tenuti in cattività e sono animali relativamente docili, molto diversi dagli esemplari selvatici. Il territorio di caccia di uno giaguarundi maschio raggiunge una larghezza di 100 km ed è quindi possibile che popolazioni molto piccole si siano avventurate al di fuori delle folte foreste dove vivono e siano responsabili di molti o di tutti gli avvistamenti. Sebbene siano molto più piccoli di un puma, abbiano una colorazione differente e appaiano molto più bassi sul terreno (ricordando una donnola), un piccolo vuoto di memoria unito alla loro natura segreta possono spiegare molti degli avvistamenti negli USA sudorientali.

Altri candidati sono i giaguari neri, che in tempi storici vivevano nel Nordamerica. I giaguari melanici non sono comuni in natura e, cosa più importante, vennero quasi portati all'estinzione negli anni '60. Comunque, sebbene non ricordino un puma nell'aspetto, hanno dimensioni simili ed è possibile che, per esempio, sia sopravvissuta una popolazione riproduttrice nascosta nei bayou della Louisiana. La presenza del giaguaro è anche stata confermata da alcune fotografie e da alcuni avvistamenti non confermati in Arizona, New Mexico e nel Texas sudoccidentale, ma non al di fuori di quella regione.

fonte wikipendia

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ANIMALI IL LOMBRICO

12 Maggio 2021, 10:01am

Pubblicato da Miki Pappacoda

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il genere Lumbricus comprende circa 700 specie di anellidi terrestri della sottoclasse oligochaeta, tra i quali alcuni dei lombrichi più diffusi in Eurasia e Nord America[1]. Numerose specie appartenenti alla famiglia dei lombrichi ingeriscono grandi quantità di suolo (geofagia), questi si nutrono principalmente di residui organici presenti nel suolo, come lettiera e sterco[2]. Alcune specie (es. Lumbricus rubellus) vivono nello strato più superficiale del suolo, mentre altre (es. Lumbricus terrestris) scavano gallerie semi-verticali profonde da alcuni decimetri a oltre due metri, nelle quali trascinano detriti organici dalla superficie per nutrirsene[3]. Queste ultime specie tendono ad avere dimensioni maggiori (fino a 25 cm di lunghezza per L. terrestris[4]) e producono gallerie permanenti, che favoriscono i movimenti idrici nel suolo e che in assenza di perturbazioni (ad esempio aratura del terreno) possono mantenersi intatte per anni anche in assenza di un lombrico residente[5]. Incorporando materiale organico nel suolo, sminuzzandolo e accelerandone la degradazione da parte di organismi più piccoli, questi invertebrati contribuiscono ai processi di decomposizione, e favoriscono la stabilizzazione della sostanza organica del suolo con le loro attività di scavo e la produzione di aggregati stabili nelle feci[6]. Per i loro molteplici effetti sulla struttura fisica e il funzionamento biochimico del suolo hanno una notevole importanza ecologica[1]. Già Charles Darwin, con il suo ultimo libro dedicato agli studi su questo animale , aveva[7] attribuito al lombrico una grande importanza per la fertilizzazione del terreno vegetale[8]. Secondo Bouché si distinguono tre categorie di lombrichi: gli epigei vivono solo nella lettiera e sono incapaci di muoversi nel suolo minerale; gli endogei, consumando sostanza minerale e sostanza organica che viene integrata alla prima, non giungono la superficie e non fanno turriculi; gli anecici consumano la lettiera e lasciano le loro feci (turriculi) alla superficie del suolo mescolando sostanza organica con gli orizzonti profondi[9]. I lombrichi sono ermafroditi insufficienti. Gli apparati riproduttori maschili e femminili si trovano in segmenti diversi. Un ispessimento detto clitello, ricco di ghiandole mucipare, permette l'adesione dei due individui, che si accoppiano disponendosi in versi opposti. Se sufficientemente grandi, dai metameri possono ricrescere tutti gli organi vitali.

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ANIMALI Gnu

4 Maggio 2021, 09:23am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Gnu

INSERITO DA MORENA MOTTA Lo gnu è un’antilope che appartiene alla famiglia dei bovidi, è un mammifero quadrupede. Il suo corpo raggiunge circa 2,30 metri di lunghezza e 1,50 metri di altezza, con un peso di circa 250 chilogrammi.

La presenza delle corna e la conformazione del cranio li rendono simile al bue, può essere considerato una vita di mezzo tra l’antilope, il bue e il cavallo. Il colore del corpo è generalmente grigiastro con riflessi blu e striature sui fianchi nere come neri sono anche i peli della criniera e della coda.

La testa è tozza e poggia su un corto collo, con corna rivolte all’infuori. Le zampe sono snelle e agili, e la coda è provvista di un ciuffo di peli simile a quella del cavallo, e una folta criniera ricopre il collo e una parte del dorso. Gli gnu si uniscono in gruppi che contano da 5 a 15 individui, a volte anche più di 100 capi.

Lo gnu si presenta come animale in continuo movimento, agile e vivace, che riempie di vita e di attività le immense pianure in cui vive. È un animale curioso, socievole, lo si può facilmente osservare in compagnia di zebre e di antilopi di altre specie.

Ma ciò non toglie che quando si scontra, ad esempio contro un leone, il suo più agguerrito nemico, dà prova di grande forza e coraggio, tanto il maschio quanto la femmina.

Lo gnu predilige gli ambienti di savana non troppo umidi o aridi; hanno bisogno di abbeverarsi abbondantemente almeno una volta ogni due giorni, e quindi si trova raramente a più di 15-20 km dall’acqua.

È possibile vederlo in molte regioni dell’Africa orientale e meridionale. Branchi significativi formati da migliaia di esemplari si possono osservare nella pianura del Serengeti (Tanzania e Kenya) e zone circostanti; gruppi più piccoli si trovano nel Botswana settentrionale, nello Zimbabwe, e in diversi parchi del Sudafrica.

La stagione degli amori comincia verso l’inizio dell’estate, ossia verso giugno. Le femmine raggiungo la maturità sessuale prima dei due anni di vita e dopo una gestazione di 8-9 mesi, danno alla luce un solo piccolo.

Il piccolo appena nato è già sviluppato nel suo insieme ed appare ancor più strambo dell’esemplare adulto, e dopo pochi giorni è possibile vederlo già passeggiare insieme alla madre. Infatti può brucare l’erba già durante la seconda settimana di vita, ma ciò non toglie che l’allattamento comunque avrà una durata di 7-8 mesi.

Nei confronti del piccolo la madre appare molto protettiva, fino a combattere per la vita. La durata media della vita è di circa 16 anni, anche se sono soggetti a battute di caccia senza pietà, in quanto è molto richiesta la pelle che fornisce un cuoio di ottima qualità, le corna con cui si fabbricano manici di coltelli, e con i lunghi peli setolosi della coda si costruiscono dei cacciamosche.

A differenza di altri erbivori delle zone aride dell’Africa, lo gnu è costretto a lunghi spostamenti giornalieri per abbeverarsi, poiché l’acqua contenuta nell’erba di cui si nutre non è sufficiente al suo fabbisogno.

Questi grandi branchi si mettono alla prova di enormi spostamenti, a volte vere migrazioni, alla ricerca di erba tenera nata dopo le piogge. Si nutrono principalmente di erbe e di piccoli cespugli. I piccoli gruppi sono condotti da un solo maschio, mentre i grandi branchi hanno più capi.

Quando i maschi adulti raggiungono una certa età, vengono cacciati dal branco e prendono il loro posto i giovani. Si possono allora vedere piccoli gruppi di vecchi maschi isolati a nutrirsi di vegetazione. Questo avviene durante le ore del mattino e della sera, mentre il resto della giornata la trascorrono all’ombra degli alberi.

Lo gnu quando ha paura, possono formare una pericolosa fuga al galoppo a oltre 50 km / h.

Lo gnu è una grande antilope africana che vive in branchi di fino a 10.000 individui.

Le numerose mandrie scaricano tonnellate di escrementi che fortunatamente sciami di scarafaggi, eliminano in un lampo.

Sia le femmine che i maschi hanno le corna.

Dopo circa 40 minuti dalla nascita, i giovani sono in grado di correre.

Gli gnu sono prede di molti carnivori come licaoni, ghepardi , leopardi , leoni , coccodrilli.

Gli gnu vagano costantemente di notte in grandi branchi.

Gli gnu sono sempre stati oggetto di una caccia spietata, vengono ora protetti da leggi molto rigorose e sono ancora numerosi.

Esistono due specie di gnu: Gnou connochaetes (gnu dalla coda nera o bianca) e Connochaetes taurinus (GNU blu).

Lo gnu coda bianca ,invece, è ridotto a poche centinaia di capi che vivono ad uno stato semidomestico in alcune riserve dell’Africa meridionale.

La sua evidente somiglianza con i bovini da carne gli dà il nome olandese di “gnu”, che potrebbe essere tradotto come “bovini selvatici”.

Il maschio ingaggia furiose lotte, che compie inginocchiato sulle zampe anteriori, per difendere il proprio pascolo.

FONTE www.amoreaquattrozampe.it

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ANIMALI LA ZEBRA

27 Aprile 2021, 10:46am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Le zebre sono mammiferi perissodattili erbivori, appartenenti, come il cavallo, alla famiglia degli Equidi. Distribuite nelle regioni orientali e meridionali dell'Africa, le zebre si distinguono marcatamente dagli altri membri della famiglia per le striature verticali, nere o brune-rossastre, alternate a bande chiare, bianche o giallastre, sui quarti anteriori, che spesso tendono all'orizzontale sui quarti posteriori dell'animale. Molti zoologi ritengono che le strisce fungano da meccanismo di mimetizzazione, anche se alcuni credono che giochino un ruolo nelle loro interazioni sociali, agendo come mezzo di distinzione di un individuo in mezzo agli altri, a causa di lievi variazioni nelle strisce. Secondo alcune teorie, le striature aiuterebbero le zebre restando unite in branco, a confondere i predatori, come i leoni e le iene, i quali, specie di giorno, hanno una vista limitata dato che non possiedono la capacità a distinguere tutti i colori della savana. La durata della vita non supera in media i 28 anni mentre le antilopi, con una colorazione del manto meno vistosa, vivono in media dai 32 ai 34 anni. Nonostante l'opinione comune è stato provato che le zebre non sono nere a strisce bianche bensì bianche a strisce nere.[senza fonte] Infine, una ricerca Zebra Botswana edit02.jpg dell'Università di Bristol è riuscita a dimostrare come la funzione di queste striature sia quella di proteggere le zebre da quegli insetti (soprattutto i tafani) che succhiano il sangue e che sono portatori di malattie mortali, come la peste equina: le strisce, infatti, pare che tendano a infastidire il sistema visivo degli insetti durante gli ultimi momenti di avvicinamento.[1] Nel 2019 è stato avvistato un primo esemplare di zebra a pois, nato in una riserva naturale in Kenya[2], con manto scuro e macchie bianche, ma alcuni studiosi temono che si possa trattare di un allarmante segno di una mutazione genetica rischiosa per la specie[3]. Lo stato tassonomico di alcune sottospecie è controverso. Una recente revisione ne riconosce quattro specie e sei sottospecie[4]: Equus quagga (zebra delle steppe). Equus quagga boehmi (Matschie, 1892) - zebra di Grant Equus quagga borensis (Lönnberg, 1921) - zebra del Selous Equus quagga burchellii (Gray, 1824) - zebra di Burchell Equus quagga chapmani (Layard, 1865) - zebra di Chapman Equus quagga crawshayi (De Winton, 1896) - zebra di Crawshay Equus quagga quagga †; (Boddaert, 1785) - quagga Equus zebra (zebra delle montagne del Capo) Equus hartmannae (zebra delle montagne di Hartmann) Equus grevyi (zebra di Grevy) La zebra delle steppe (Equus quagga, già Equus burchelli) è la più comune e conta in tutto sei sottospecie: una è oramai estinta (Equus quagga quagga), le altre cinque sono distribuite ampiamente in Africa orientale e meridionale. La zebra delle montagne (Equus zebra), diffusa in Africa del Sud, tende ad avere un mantello lucido, con ventre bianco e strisce più sottili rispetto alla Zebra delle steppe. È una specie in pericolo di estinzione. La zebra di Grevy (Equus grevyi) è la più grande delle zebre viventi. La si riconosce dalle orecchie arrotondate e dalle striature nere più sottili e fitte. Con una criniera eretta e una testa lunga e stretta che la rende simile a un mulo. Vive nelle zone semiaride di Etiopia, Somalia e Kenya settentrionale. Anch'essa è in pericolo d'estinzione. Addomesticamento Sono stati fatti tentativi di allenare zebre per l'equitazione, in quanto hanno una resistenza migliore rispetto ai cavalli alle malattie africane. La maggior parte di questi tentativi non è riuscita, però, a causa della natura più imprevedibile della zebra e della tendenza al panico sotto lo stress. Per questo motivo si preferiscono zebra-muli o zebroidi (incroci tra qualsiasi specie di zebra e cavallo, pony, asino o mulo) rispetto a zebre pure. Conservazione L'uomo moderno ha avuto un grande impatto sulla popolazione delle zebre. Le zebre erano e sono ancora cacciate per le loro pelli e per la carne. Sono anche in concorrenza con il bestiame per il foraggio. La zebra della montagna del Capo è stata cacciata fin quasi all'estinzione. Nel 1930, meno di 100 individui erano sopravvissuti. Da allora la popolazione è aumentata a circa 700 grazie agli sforzi di conservazione. Ambedue le sottospecie della zebra di montagna sono attualmente protette nei parchi nazionali, ma sono ancora in pericolo. Anche la zebra di Grévy è in pericolo. La caccia e la concorrenza con il bestiame ne hanno notevolmente ridotto la popolazione. A causa delle piccole dimensioni della popolazione, le avversità ambientali, come per esempio la siccità, sono in grado di mettere a rischio l'intera specie. Le zebre di pianura sono molto più numerose e hanno una popolazione sana. Tuttavia, anch'esse sono state ridotte di numero dalla caccia e dalla riduzione di habitat a favore dell'agricoltura. Una sottospecie, il quagga, è ora estinta. https://it.wikipedia.org/wiki/Zebra

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ANIMALI Leone

16 Aprile 2021, 09:00am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Leone

INSERITO DA MORENA MOTTA Il leone (Panthera leo) appartiene all’ordine dei carnivori e alla famiglia dei felidi. Grande carnivoro dall’aspetto imponente, ha dimensioni notevoli, anche se non eccezionali.

La lunghezza totale non supera i 3 m, di cui mezzo metro spetta alla coda che termina con un fiocco più scuro. Ha pelo corto rasato, color sabbia uniforme. La sua testa, grossa e quasi rettangolare, termina con un muso largo. Le orecchie sono arrotondate e gli occhi hanno pupille gialle che sembrano quasi fosforescenti. Notevoli le zampe, molto più robuste di quelle di qualsiasi altro felide.

Gli esemplari maschi adulti sfoggiano una vistosa criniera, più o meno sviluppata, a seconda delle razze: incornicia l’intera testa e arriva fino al petto. La criniera si sviluppa con l’età e continua a crescere anche dopo che ha raggiunto la maturità sessuale. In cattività può vivere fino a 20 anni. In genere, i maschi vivono molto meno rispetto alle femmine, perchè  esposti a molti più rischi.

Il peso varia dai 150 ai 250 kg per i maschi e dai 120 ai 182 kg per le femmine. Nonostante la mole imponente, è un animale agile e scattante. La sottospecie che vive in Tanzania è un po’ più gracile: 145-205 kg i maschi e 100-165 kg le femmine. In origine abitava tutta l’Africa, l’Asia e l’Europa. Oggi lo si può incontrare con una certa facilità nelle zone comprese fra il Kenya, la pianura Masai e la Tanzania, e anche nella regione del Tanga.

Predilige la vita nelle steppe e nelle zone particolarmente aride, come ad esempio le savane luoghi che gli permettono di mimetizzarsi nelle secche praterie, di colore simile alla pelliccia.

Si tratta di un animale monogamo, che resta con una sola femmina per tutto l’anno. Il maschio può accoppiarsi anche 100 volte in soli 2 giorni per essere sicuro di aver fecondato la femmina. L’atto sessuale dura pochi secondi. La gravidanza è di circa 100 giorni e durante questo periodo il maschio offre maggiore assistenza alla sua compagna e aiuto nella custodia dei piccoli, a parto avvenuto.

Per ogni cucciolata nascono in media 2 o 3 leoncini di 1,2 -2,1 kg ciascuno. I piccoli nascono con gli occhi già aperti, miagolano come dei gatti e verso i 2 mesi iniziano a camminare. Diventano indipendenti dai genitori a poco più di un anno (quando sono grossi come dei cani di taglia media) anche se raggiungono la totale maturità a 6 anni. I cuccioli si inseriscono nel branco un po’ timidamente, all’inizio tendono a rapportarsi soltanto con la madre, poi, poco alla volta, giocano tra di loro, fino a coinvolgere anche gli adulti. I leoni mettono in atto una strategia di branco che prevede la sincronizzazione del processo riproduttivo. Ciò significa che nello stesso periodo nascono tanti cuccioli che possono essere allevati anche da altre femminine diverse dalla loro madre. Nonostante ciò, più del 50% dei cuccioli non riesce a sopravvivere al primo anno di vita. Le cause? I predatori, i maschi adulti, le malattie, la fame e l’abbandono.

A differenza da tutti gli altri felini, è l’unico che vive in gruppo, o meglio, in branco, costituito in media da 30 esemplari: le femmine (in genere imparentate tra loro), i loro cuccioli e un maschio dominante. Un cucciolo di sesso maschile può rimanere nel branco fino a 3 anni; dopo di che è costretto ad abbandonare il branco per andare a conquistarne uno nuovo, uccidendo i leoni che lo difendevano. Le leonesse, invece, restano a vita nel branco in cui sono nate.

È un animale territoriale: vive in aree ben definite che strenuamente difende. Compito dei maschi è difendere il loro territorio ruggendo, per allontanare intrusi e nemici, e marcandolo con la loro urina.

Ha le abitudini tipiche degli animali notturni, ecco perchè trascorre gran parte della giornata dormendo placidamente all’ombra di alberi e cespugli o sui rami. Dopo un pasto abbondante arriva a sonnecchiare per 24 ore consecutive! La sera si attiva per cacciare in gruppo. Quando individua una preda (di solito antilopi, bufali, zebre e giraffe), le tende un’imboscata e con un balzo rapido la azzannao al collo per ucciderla.

Un maschio adulto riesce a consumare oltre 30 kg di carne in un singolo pasto e poi riposa per una settimana prima di riprendere la caccia, perchè la digestione lo impegna per 4-5 giorni.

In genere, si muove lento, sornione e guardingo. Quando però sta cacciando e ha individuato la sua preda, la coglie di sorpresa con agili scatti. Nonostante la mole possente, riesce a correre fino a 80 Km/h sulle brevi distanze, ma ha poca resistenza. Se la sua preda fugge, è salva, perchè non la riesce ad inseguirla.

È un animale piuttosto pigro e letargico. Passa gran parte della sua esistenza a dormire: tra le 16 e le 20 ore al giorno di riposo e, dopo un pasto abbondante, addirittura anche 24 ore. Anche quando dorme ha comunque i sensi sempre ben allerta.

La sua alimentazione preferita è costituita da animali erbivori come, zebre, gnu, antilopi, kudu e bufali. Si procura il il cibo cacciando, ma non sono quasi mai i maschi, bensì le leonesse, che si dedicano a questa attività prevalentemente di notte. I maschi partecipano unicamente quando il branco decide di seguire prede grosse, come bufali e giraffe. Di media, i maschi mangiano circa 7 kg di carne al giorno, 5 kg le femmine. Ma riescono a consumare fino a 30 kg di carne a pasto. Si tratta di un carnivoro, ma in casi di necessità estrema, si adegua anche a mangiare frutta e verdura. Ad esempio, il leone del Kalahari mangia tantissime zucche per dissetarsi.

Occupa il primo posto della catena alimentare, ma nonostante questo e la fama di cui gode, non è l’animale più potente e più pericoloso. I suoi nemici principali sono le iene, con le quali si contende il territorio e le carcasse delle prede. E talvolta anche i coccodrilli.

FONTE www.tuttogreen.it

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ANIMALI Talpa europea

14 Aprile 2021, 13:45pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Talpa europea

INSERITO DA MORENA MOTTA Questi mammiferi escono raramente in superficie, ma le conseguenze dell'attività di un solo individuo possono risultare visibili su un'area da 100 a 1000 metri quadrati. Le talpe creano un'ampia rete di gallerie permanenti e per l'alimentazione, ed è probabilmente a questo punto che noterai gli effetti delle talpe nel tuo terreno.

Aspetto

  • Lunghezza: 15 cm. Peso: 75 -130 g.
  • Pelliccia "vellutata" di colore grigio-ardesia.
  • Le zampe anteriori terminano a palmo, con robuste unghie ideali per l'attività di scavo. Nota anche con il nome di talpa comune.

Abitudini

  • Si nutre di lombrichi, larve di insetti e lumache.
  • Presente nella maggior parte degli ambienti al di sotto dei 1.000 metri. Danni di natura estetica ai prati, per gli accumuli di terreno, nonché a macchinari agricoli, come le mietitrebbiatrici, a causa delle pietre e degli altri materiali portati in superficie.
  • Gli animali al pascolo possono ferirsi infilando le zampe nelle gallerie scavate dalle talpe.
  • Animale solitario tranne che nel periodo degli accoppiamenti, da febbraio a giugno.

Ciclo vitale

  • Una nidiata all'anno, con 3 - 4 piccoli.

FONTE www.rentokil.com

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ANIMALI Cane

9 Aprile 2021, 10:25am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Cane

INSERITO DA MORENA MOTTA Il cane è un mammifero appartenente all'ordine Carnivora, della famiglia dei canidi. Con l'avvento dell'addomesticamento si è distinto dal lupo di cui è considerato una sottospecie. Il mantello può essere corto o lungo, ispido o morbido, liscio o riccio, con una borra (sottopelo) di cui molte razze fanno la muta. Il colore varia dal bianco a sfumature grigie o nere e talvolta con una superficie superiore scura ed inferiore chiara. La coda varia in forma e lunghezza, essendo persino assente in certe razze. Il peso dell'adulto può variare dai 500 g del Chihuahua ai 140 kg del San Bernardo. Ha un ciclo estrale che si ripete due volte l'anno. Tuttavia, in cani particolarmente primitivi come il cane lupo cecoslovacco, il cane lupo di Saarloos, il basenji o il mastino tibetano, l'estro, come nel lupo, avviene una sola volta l'anno e talora viene inibito da condizioni ambientali sfavorevoli, come, ad esempio, conflitti sociali tra cani che convivono.

Per tutte le razze il periodo di gestazione è di circa 62 giorni. Vengono alla luce da 1 a 10 piccoli, a seconda della taglia dell'animale. Notevoli sono i cambiamenti apportati nel corso dei secoli dalla selezione operata dall'uomo, sia come caratteristiche fisiche (colore, peso, qualità sensoriali) sia come caratteristiche di socializzazione. Notevole importanza è stata posta da sempre nell'educazione e nel comportamento del cane.

Il cane viene generalmente considerato onnivoro ma non è in grado di metabolizzare efficientemente la teobromina contenuta nel cacao e nel cioccolato; pertanto, in caso di ingestione di tali alimenti, sono possibili conseguenze negative per la salute, anche gravi. Il cane, discendente dal lupo e addomesticato dall'uomo circa 12.000 anni fa, è stato oggetto di una selezione artificiale, operata dall'uomo con l'intenzione di creare razze canine sempre più addomesticabili e adatte alla collaborazione con l'uomo in ambito lavorativo.

Il cane ha un senso dell'olfatto molto sviluppato; si stima che i cani abbiano un olfatto molte volte più sviluppato, quindi più efficace per le varie necessità, di quello umano. Parte fondamentale del suo processo di riconoscimento degli odori è la conformazione del suo naso (il tartufo o rinario) e soprattutto la potente mucosa interna, in grado di distinguere una sola molecola di una sostanza su milioni di altre. Il tartufo rappresenta l'estremità terminale del naso del cane. La mucosa che riveste internamente il naso del cane svolge gli stessi compiti di quella di qualsiasi altro mammifero. All'estremità del tartufo si trovano le froge o cavità per aspirare l'aria e, come in altri mammiferi, al confine mucosocutaneo, ci sono vibrisse laterali, grossi peli con funzioni sensoriali molto importanti.

Oltre all'olfatto, il naso del cane ha molte funzionalità aggiuntive. La maggior parte delle ghiandole sudoripare del cane sono concentrate nella mucosa interna del tartufo, cosa che lo rende importante dal punto di vista della regolazione termica. Inoltre, esso è dotato di recettori del freddo che recepiscono l'evaporazione dell'umidità causata dalle correnti d'aria, e consentono al cane una notevole precisione nel determinare la direzione di provenienza degli odori. Questa caratteristica è stata sfruttata dall'uomo per l'addestramento di cani per la ricerca di animali, persone, tartufi, o sostanze particolari, come stupefacenti o esplosivi. La ricchezza di terminazioni nervose rende il naso del cane in grado di rilevare anche le radiazioni termiche.

Nel cane solitamente è la madre che si occupa in toto delle cure parentali, dopodiché la guida del "branco misto" passa all'uomo, con il quale il cane instaura un rapporto di collaborazione sociale perché il processo chiamato "impregnazione" (ovvero il fatto che l'uomo interagisca con il cucciolo di pochissimi giorni di vita) convince il cane che apparteniamo, se non proprio alla stessa specie, quantomeno allo stesso gruppo sociale. Secondo alcune scuole (dette "gentiliste") al cane non va chiesta ubbidienza, concetto arcaico tipico di metodi addestrativi basati sulla coercizione; semmai lo si invoglia a cooperare così come alle origini fu la relazione cane/umano.

FONTE it.wikipedia.org

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