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ANIMALI Le farfalle

6 Aprile 2021, 09:13am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Le farfalle

INSERITO DA MORENA MOTTA Le farfalle sono probabilmente gli insetti più belli grazie all’infinita varietà di disegni e colori che caratterizzano le ali, la parte più appariscente del loro corpo. Il volo è il loro modo “abituale” di spostarsi: alcune hanno un volo veloce e scattante, altre sono lente e pesanti. Le zampe vengono poco usate per la locomozione e servono essenzialmente per aggrapparsi al substrato quando si posano per riposare o per nutrirsi.

L’apparato boccale è costituito da una sorta di proboscide (spirotromba) con cui succhiano le sostanze liquide che costituiscono il loro cibo. Quando non viene usata, la proboscide è arrotolata a spirale sotto il capo; in molte specie raggiunge un notevole sviluppo, tale da consentire l’esplorazione delle corolle più profonde.

Posandosi sui fiori, le farfalle svolgono un ruolo molto importante nell’impollinazione; preferiscono posarsi sui fiori o tra i vegetali di cui si nutrono i bruchi, ma possono essere osservate anche sui tronchi e sui rami degli alberi, tra le pietre, nelle aie e nei cortili delle case.

Si parla comunemente di farfalle diurne e di farfalle notturne in quanto numerose specie sono attive nelle ore centrali della giornata, altre hanno abitudini crepuscolari, alcune si muovono solo al mattino, altre preferiscono l’oscurità totale. Dal punto di vista scientifico, però, questa divisione è poco precisa; infatti ci sono specie “notturne” che volano anche di giorno (come le Zigene) e specie “diurne” che si muovono anche di notte. Una differenza tra specie “diurne” e specie “notturne” è data dal modo in cui tengono le ali quando riposano: le farfalle “diurne” le ripiegano l’una contro l’altra perpendicolarmente al corpo, le “notturne” le dispongono a tetto lungo l’addome.

Depongono uova da cui nascono le larve, comunemente dette bruchi. Questi sono dotati di potenti mandibole con le quali si nutrono dei vegetali su cui vivono. Alcuni rosicchiano tutta la foglia, altri vi fanno dei buchi. Alcuni bruchi vivono nel legno, dove scavano lunghe gallerie. Dopo un certo periodo di tempo (variabile da specie a specie), i bruchi si trasformano in crisalide e poi (sempre dopo un tempo che varia da specie a specie) in farfalla vera e propria. Nel mondo sono conosciute circa 140.000 specie di farfalle: le più variopinte e anche le più grandi (l’apertura alare maggiore raggiunge i 32 cm) vivono nei paesi tropicali e subtropicali. In Europa si conoscono 6000 specie di farfalle, di cui solo 380 sono classificate come “diurne”.

La farfalla più grande del nostro continente è la Saturnia pyri (Saturnia del pero o Pavonia maggiore), una farfalla notturna che può raggiungere i 14 cm di apertura alare.

FONTE www.parcodolomitifriulane.it

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ANIMALI Rinoceronte

1 Aprile 2021, 09:19am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Rinoceronte

INSERITO DA MORENA MOTTA I Rinocerontidi sono una famiglia di ungulati dell'ordine dei perissodattili. Essa comprende cinque specie viventi, comunemente note come rinoceronti, due africane e tre asiatiche, differenti fra loro, ma con alcune caratteristiche comuni che le rendono immediatamente distinguibili dagli altri animali.

Tutti i rinoceronti hanno una vista debole, una struttura massiccia, con il corpo allungato e le zampe colonnari, una testa grossa sormontata da uno o due corni, che pur essendo estremamente robusti non sono di materiale osseo ma di cheratina, la stessa sostanza di cui sono composti peli e capelli. Sono erbivori ma l'alimentazione varia a seconda della specie.

Le due specie africane sono il rinoceronte nero (Diceros bicornis) e il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum). Il primo si differenzia per la struttura più agile, il dorso insellato, le orecchie quasi tonde e, come suggerisce il nome, una colorazione più scura, anche se non propriamente nera. Il rinoceronte nero è inoltre più piccolo: i maschi misurano circa 3,75 m di lunghezza, 1,5 m di altezza alla spalla e pesano due tonnellate. Inoltre il rinoceronte nero ha un labbro dalla forma a uncino e si nutre delle foglie più basse degli alberi. Il rinoceronte bianco invece ha il labbro quadrato e si nutre brucando l'erba e inoltre è più grosso: i maschi misurano 3,9-4,5 metri di lunghezza, 1,8-2 metri di altezza al garrese e 2,2-3,6 tonnellate di peso. In effetti, il rinoceronte bianco è il più grosso animale terrestre dopo gli elefanti e insieme all'ippopotamo tanto che pare che esso sia stato chiamato così per un'incomprensione, in quanto invece di "white" si volesse chiamarlo "wide" (largo, grande). Un'altra fondamentale differenza sta nel temperamento: mentre il rinoceronte bianco è pacifico e tranquillo, quello nero può rivelarsi molto aggressivo ed è famoso per le sue cariche furiose contro le jeep e altri autoveicoli nella savana, che spesso vengono seriamente danneggiati. Nel film Ma che siamo tutti matti? viene mostrato che il rinoceronte africano, quando vede un fuoco, ha l'istinto di correre a spegnerlo con le zampe, comportamento per il quale non esistono prove.

Le tre specie di rinoceronti asiatici sono meno conosciute. Esse sono il rinoceronte indiano, il rinoceronte di Giava e il rinoceronte di Sumatra.

I rinoceronti erano assai diffusi in Africa come anche in Asia meridionale, ma il contatto con gli uomini europei decisi a cacciarli fu per essi drammatico. Infatti la strategia di difesa che adottano questi animali non è la fuga che potrebbero efficacemente attuare grazie alle doti di velocità e agilità, bensì la carica frontale contro l'aggressore. Un comportamento decisamente controproducente contro armi precise e potenti come i fucili da caccia grossa di cui erano dotati i nuovi cacciatori europei.

Fino a non molti decenni fa si cacciavano i rinoceronti soprattutto per scopo di intrattenimento nei safari di caccia grossa (vi furono cacciatori che uccisero oltre mille esemplari). Successivamente prevalse invece il bracconaggio per motivi economici, il cui scopo principale è impadronirsi del corno del rinoceronte, utilizzato dagli arabi per fare impugnature di pugnali pregiati e dai cinesi nelle ricette di medicina tradizionale, che gli attribuisce doti da afrodisiaco.

Il bracconaggio ha provocato una strage di questi animali, che sono efficacemente protetti quasi esclusivamente in Sudafrica, paese nel quale vivono solo popolazioni di rinoceronte bianco; questo spiega perché il numero dei rinoceronti bianchi sia adesso maggiore di quello degli altri tipi.

Il rinoceronte asiatico è più prossimo all'estinzione di quello africano. Restano poco più di duemila rinoceronti indiani, da 300 a 350 rinoceronti di Sumatra e una cinquantina di rinoceronti di Giava. Tutti sono stati cacciati per le loro corna.

FONTE it.wikipedia.org

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ANIMALI L'ELEFANTE

29 Marzo 2021, 11:02am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Elephantidae (Gray, 1821) è una famiglia di mammiferi proboscidati[3] che comprende tre specie viventi, comunemente note come elefanti: l'elefante asiatico (Elephas maximus), l'elefante africano di savana (Loxodonta africana) e l'elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis), precedentemente considerata una sottospecie di L. africana. Vivono normalmente fino a 70 anni, ma l'elefante più longevo di cui si ha notizia ha raggiunto gli 82 anni.[4]

Caratteristiche

Sono animali di grandi dimensioni, con occhi relativamente piccoli e grandi orecchie mobili. Sono dotati di due zanne prominenti in avorio e di una proboscide, derivata dalla fusione di naso e labbro superiore: un organo molto versatile, prensile, dotato di numerose terminazioni nervose.

Gli elefanti hanno un udito e un olfatto molto sviluppati, che compensano una vista piuttosto debole.

La gestazione dura circa 21 mesi; viene partorito un piccolo che alla nascita pesa circa 120 kg. I parti gemellari sono molto rari e interessano meno del 2% delle nascite.

Gli elefanti sono erbivori e si nutrono principalmente di fogliame degli alberi. Necessitano di grandi quantità di cibo, e il loro passaggio ha un effetto devastante sulla vegetazione; di conseguenza, tendono a spostarsi in continuazione. Prima dell'avvento dell'uomo, che ne ha limitato fortemente la circolazione sul territorio, erano certamente una specie meno stanziale di quanto non appaia oggi.

A partire dalla maturità superiore, gli elefanti rivelano un carattere irrequieto, che non raramente può portare a episodi di aggressività, anche nei confronti dell'uomo. La fase di massima eccitazione dei maschi, in cui sono più pericolosi, viene chiamata musth (o must), ed è ben nota ai gestori di circhi o zoo. Essi non sono monogami: di solito, il maschio vive con la femmina per un periodo piuttosto lungo, anche anni, per poi cambiare compagna. La struttura sociale è complessa, organizzata in gruppi di femmine imparentate tra loro e facenti capo a una matriarca. A margine del gruppo principale vi sono gruppi più piccoli di maschi che, nel periodo del "musth", combattono tra loro per scegliere la gerarchia di accoppiamento.

Gli elefanti sono dotati di una proverbiale memoria. Individui addomesticati hanno mostrato di poter riconoscere una persona anche a distanza di anni.

Anatomia

 
Elefante africano di savana (a sinistra) ed Elefante asiatico (a destra)

Oltre alle zanne, l'elefante ha altri 4 enormi denti (molari). L'intestino è eccezionalmente lungo (nelle specie africane misura mediamente 37 metri) e predisposto alla digestione di qualsiasi tipo di vegetale. Il cervello dell'elefante è quattro volte più grosso di quello di un uomo (in proporzione però è più piccolo, perché un elefante pesa circa 100 volte più di un essere umano).

Nonostante la somiglianza esteriore, gli elefanti africani e asiatici presentano alcune importanti differenze sul piano anatomico. Lo scheletro dell'elefante africano ha 21 paia di costole e 26 vertebre caudali, mentre l'elefante asiatico ne ha rispettivamente 19 e 33. Nel primo il cranio è appiattito sulla fronte, nel secondo molto incurvato. Nell'elefante asiatico le zanne, presenti solamente nei maschi, sono più corte di quelle dell'elefante africano. Altra visibile differenza tra l'elefante africano e l'elefante asiatico è la dimensione delle orecchie: il primo ha i padiglioni auricolari molto più grandi (183 cm lunghezza e 114 cm di larghezza) rispetto a quelli del secondo (60 cm di lunghezza e 30 cm di larghezza).

Altre specie

 
La salina di Dzanga Sangha, in Repubblica Centrafricana, è uno dei posti dove è facile vedere i piccoli elefanti africani di foresta

Una quarta specie di elefante, l'elefante nordafricano (Loxodonta pharaoensis), si è estinta in tempi recenti (I o II secolo); a questa specie alcuni dicono appartenessero gli elefanti da guerra di Annibale anche se i più propendono per una loro provenienza asiatica (come quelli usati dai persiani e dai re dell'Epiro)[senza fonte]. Una quinta specie estinta, l'elefante pigmeo (Loxodonta pumilio), di cui si è ipotizzata l'esistenza sulla base di ritrovamenti di ossa nel bacino del Congo, è controversa: secondo alcuni paleontologi potrebbe infatti trattarsi di elefanti africani delle foreste le cui dimensioni ridotte sarebbero da attribuirsi a condizioni ambientali[senza fonte].

Evoluzione

La storia evolutiva della famiglia è quanto mai complessa ed intricata, come tutto l'ordine Proboscidea del resto, e soggetta a totale rimescolamento e riformulazione ogni volta che viene scoperta una nuova specie fossile. Lo schema iniziale elaborato agli inizi del secolo scorso vedeva semplicemente gli elefanti come derivati dai Mammuth i quali, a loro volta, erano derivati dai Mastodonti. Con il procedere dei ritrovamenti fossili vennero poi interpretati come antenati degli elefanti gli Stegodonti asiatici. Quando ci si accorse che le due specie erano contemporanee e non potevano quindi essere l'una l'antenata dell'altra si lasciò la questione in sospeso ipotizzando per la famiglia Elephantidae una evoluzione indipendente separata dal resto dell'ordine dei Proboscidati, con forme tutte ancora da scoprire, e risalente addirittura al Moeritherium, vissuto 40 milioni di anni prima nell'Oligocene dell'Egitto.

Gli Stegodonti

Nella seconda metà del secolo scorso compaiono finalmente fossili di animali dalle caratteristiche intermedie fra gli elefanti ed i Gonfoteri (famiglia Gomphotheriidae) che fino ad allora erano visti solo come un ramo specializzato di Mastodonti. I resti di Stegolophodon, vissuto in Africa nel Miocene, evidenziavano rispetto alle forme precedenti (in particolare Tetralophodon) un numero superiore ed un allungamento dei molari con creste trasversali (dette lamelle) composte da piccole cupsidi o piccoli coni. A partire da questa specie possiamo far risalire sia gli Stegodonti asiatici (genere Stegodon con numerose specie) sia le prime forme chiaramente riconducibili agli elefanti veri e propri come Stegotetrabelodon e Stegodibelodon. I due generi, vissuti in Africa e composti da limitati resti frammentati, presentano una struttura della corona dei molari con le "spaziature" (o depressioni) tra le creste a forma di V (tipiche degli elefanti attuali mentre negli Stegodonti sono a forma di Y) e la presenza di incisivi sulle mandibole. Vissuti alla fine del Miocene e all'inizio del Pliocene in un ambiente misto di foreste e savana, le due forme devono il loro nome, nello specifico il prefisso Stego-, alla scorretta interpretazione dei primi studiosi che li ritenevano parte del gruppo degli Stegodonti. Lo stadio successivo dell'evoluzione degli elefanti moderni è rappresentato dal genere Primelephas, vissuto in Africa alla fine del Miocene e caratterizzato da due paia di zanne dirette in avanti (anche se le inferiori erano di dimensioni nettamente inferiori rispetto alle superiori), un tronco più lungo ed un maggior numero di creste nei molari. Attualmente Primelephas è considerato l'antenato comune diretto dei Mammuth e degli elefanti moderni e la loro differenziazione è stata calcolata a circa 5,5 milioni di anni fa.

La saga del Mammuth

Enorme diventa a questo punto la confusione generata per classificare i vari generi: fino alla fine degli anni ottanta persisteva la teoria che voleva un genere ancestrale denominato Archidiskodon progenitore di mammuth europei ed asiatici progenitori, a loro volta, del genere Elephas. Archidiskodon era visto anche come antenato degli elefanti africani passando però prima da un successivo genere Palaeoloxodon che anticipava l'attuale Loxodonta. Nuove scoperte fossili e nuove classificazioni hanno portato a far scomparire quasi totalmente l'esistenza del genere Archidiskodon e a datare a 4,8 milioni di anni fa l'inizio della linea evolutiva del mammuth documentata dal ritrovamento in vari siti del Nordafrica di resti della specie Mammuthus africanavus. A circa 4 milioni di anni fa sono datati i resti della specie Mammuthus subplanifrons ritrovata in Sudafrica e Kenya e che in molti vedono come semplice sottospecie della precedente. È a partire da questo periodo che i Mammuth iniziano a migrare e a raggiungere l'Asia e l'Europa. La prima comparsa in Italia di rappresentanti del genere Mammuthus è datata a 2,6 milioni di anni fa nel medio Villafranchiano (inizio del Pleistocene) con una specie, ancora poco conosciuta e studiata, denominata (momentaneamente) Archidiskodon gromovi. Altrove fa la comparsa 1,7 milioni di anni fa la specie Mammuthus meridionalis che si diffonde rapidamente in tutto il continente euroasiatico e raggiunge il Nordamerica attraversando l'allora esposto stretto di Bering.

 
Ricostruzione di Mammuthus trogontherii

Questa specie presentava delle zanne molto caratteristiche: presso la base divergevano e si dirigevano verso il basso poi, con una curvatura ad S, si rivolgevano all'interno. Il dorso aveva un andamento quasi orizzontale e rettilineo, il cranio era più corto delle specie precedenti. 700.000 anni fa il clima subì un forte raffreddamento e le fertili savane del Mammuthus meridionalis si trasformarono in steppe congelate causandone l'estinzione. Emerge allora la nuova specie Mammuthus trogontherii (chiamato anche "Mammuth delle steppe") adattato ad una dieta a base di erbe coriacee e ad un clima tipici della steppa. In questa specie le zanne assumono una ricurvatura ancora più marcata ed il cranio si accorcia ancora rispetto alla specie precedente. Questa è la base che porta alla comparsa del Mammuthus primigenius dapprima nella sottospecie fraasi e poi nella variante che tutti conosciamo come "Mammuth lanoso", l'animale tipico della megafauna dell'Era glaciale, famoso anche per gli eccezionali ritrovamenti di individui completi congelati in Siberia, oggetto soprattutto oggi di numerosi dibattiti sulle sua estinzione. Dai rappresentanti nordamericani del Mammuthus meridionalis si evolve il gigantesco Mammuthus imperator, dalle zanne lunghe 4,2 metri e con una forma quasi circolare, ed altre specie affini quali Mammuthus columbi e Mammuthus jeffersoni estinte tutte alla fine del Pleistocene così come la variante insulare rimpicciolita detta Mammuthus exilis.

Elephas e Loxodonta

Contemporaneo alle prime specie di Mammuth era anche la specie Elephas ekorensis, arcaica iniziatrice del ramo che porta ai moderni elefanti asiatici e datata a 4,5 milioni di anni fa. Palaeoloxodon recki, vissuto un milione di anni dopo, raggiunse la dimensione record di 4,5 metri di altezza, misura che non lo avrebbe fatto sfigurare se messo al fianco del famoso Deinotherium giganteum. L'animale prosperò indisturbato in Africa per 2,5 milioni di anni fino a quando non subì la concorrenza del più efficiente esponente del genere Loxodonta. Il suo posto fu preso dal nuovo genere Elephas planifrons che si diffuse in Europa ed India durante il Pliocene inferiore.

 
Scheletro dell'elefante nano Palaeoloxodon mnaidriensis esposto al MUSE di Trento

Le successive forme di Elephas, derivate dalla planifrons furono inizialmente classificate come esponenti di un nuovo genere denominato Palaeoloxodon, successivamente ridotto al rango di sottogenere, e di recente nuovamente elevato al rango di genere a sé stante[5]. A questa linea evolutiva appartiene Palaeoloxodon antiquus, comunemente chiamato "elefante dalle zanne dritte", la sua variante asiatica Palaeoloxodon namadicus e le versioni nane Palaeoloxodon mnaidriensis e Palaeoloxodon falconeri, emblematici casi di nanismo insulare.

A partire da Elephas planifrons è possibile far risalire anche una linea di elefanti asiatici che, partendo con Elephas hysudricus del Pliocene inferiore del nord dell'India e passando da altre numerose specie e sottospecie, si va a distribuire in numerose zone dell'Asia orientale quali Birmania, Giava, Borneo, Cina e Giappone. Tutte queste forme asiatiche sono caratterizzate da depressioni delle corone dei denti molari, con creste più o meno completamente intervallate di ampie valli tra loro e il cui numero per ogni dente è sempre molto inferiore rispetto a quello degli elefanti attuali.

Alla fine degli anni ottanta cadde anche la teoria che voleva il genere Loxodonta, di cui non si trovavano forme fossili, discendente recente del già citato Palaeoloxodon: in Uganda nel 1995 vennero alla luce resti fossili di un animale classificato come Loxodonta adaurora e datato a 6-5,5 milioni di anni fa. Tale datazione porta il genere Loxodonta ad essere visto come il primo dei tre membri della famiglia Elephantidae ad essersi differenziato dal genere ancestrale Primelephas.

 
Un elefante nella savana

Sia gli stegodonti che gli elefanti propriamente detti vissero anche a ridosso della linea Wallace, che separa le faune del vecchio mondo da quelle dell'Oceania. Buoni nuotatori in realtà sono stati capaci di incursioni anche appena oltre questa linea approfittando anche della riduzione generale dei mari durante le varie glaciazioni ed in particolare durante i picchi glaciali (anche 130–150 m). Si specula anche di intrusioni più consistenti di quelle a Flores, Timor e Celbes, oltre la linea Wallace-Weber e persino oltre la linea Lyddeker. Nel 1844 il paleontologo britannico Owen attribuì ad un mastodonte alcuni molari trovati in Nuovo Galles del Sud (Australia), e nel 1882 creò il genere Notoelephas per una zanna proveniente dal Queensland, altri paleontologi hanno contestato questi risultati da allora, lasciando intendere che potesse trattarsi di burle e di sub-fossili asiatici. Da allora non è stata fatta alcuna scoperta di proboscidati in Oceania, anche se non è da escludersi in maniera assoluta che durante l'ultimo picco glaciale, contemporaneamente all'espansione umana oltre la linea Wallace, un po' di proboscidati raggiungessero Australia e Nuova Guinea, dove poi la caccia umana li avrebbe portati all'estinzione in breve tempo, lasciando rarissime tracce fossili.

FONTE WIKIPEDIA

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ANIMALI Giraffa

23 Marzo 2021, 10:54am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Giraffa

A CURA DI MORENA MOTTA La giraffa è un animale africano, inconfondibile per l’eccezionale lunghezza del suo collo e per il mantello tutto ricoperto da grandi macchie nere. Fra tutti gli animali della terra, la giraffa è quello più alto: può infatti raggiungere partendo dalla parte estrema della testa, la straordinaria altezza di oltre 6 metri.

Di questi metri appena citati però poco meno della metà sono i centimetri del collo (2 metri). Totalmente smisurato ma comunque fornito delle 7 vertebre cervicali, comuni a tutti i mammiferi. Il tronco si sostiene sulle alte zampe che anche se robuste non sono di proporzioni eccezionali, infatti superano di poco i 2 metri.

Il pelo che va a formare il manto, è corto ma folto. La sua caratteristica sono quelle macchie, dalle forme e dimensioni variabili, su tutto il manto.

Il muso è piuttosto grande e notevolmente allungato, molto somigliante a quello del cammello a causa del labbro superiore grande e sporgente ma da sottolineare che non sono per niente imparentati fra loro.

La coda è di media lunghezza è da caratterizzata dal ciuffetto in setole nere, nel parte finale di essa.

La giraffa è un’animale in via d’estinzione che vive nelle savane africane, praterie e boschi aperti. Predilige le boscaglie dove si riunisce a branchi formati non da tantissimi esemplari, composti quindi da all’incirca una quindicina di giraffe.

Nel periodo che va da luglio a settembre, avvengono gli accoppiamenti e successivamente i piccoli nascono dopo circa 420-450 giorni. I cuccioli di giraffa pesano alla nascita circa 47/70 kg e sono alti circa 2 metri, la cosa eccezionale è che dopo 20 minuti dalla nascita si posso alzarsi già sulle loro gambe.

Grazie alla sua enorme fisicità, questo permette alla giraffa alcuni vantaggi: nel pascolo ad esempio, non teme la concorrenza di altri erbivori, perché può arrivare a brucare le foglie più alte che ci sono sull’albero.

La giraffa, deve mangiare circa 35 kg di cibo al giorno. Tenuto conto che la sua dieta è a base prettamente di foglie, questo significa che deve trascorrere buona parte della giornata a mangiare. Per quanto riguarda l’acqua, la maggior parte dell’acqua di cui hanno bisogno, infatti, proviene dai vegetali che fanno parte della sua dieta.

La giraffa è un animale che non ha bisogno di bere tantissimo e questo è un fattore positivo per l’animale, in quanto la lunghezza del suo collo non le rende facile il processo di una bevuta e la posizione che è costretta ad assumere in queste occasioni la rende più distratta e vulnerabile ai predatori.

  • Ogni vertebra di giraffa misura fino a 25 centimetri
  • Ha un cuore che pesa 11 chili ed è lungo 60 centimetri.
  • La giraffa riesce a correre a una velocità di 56 chilometri orari
  • Ha bisogno di bere solamente una volta ogni due giorni
  • La giraffa di solito dorme in piedi, ma solo per pisolini davvero brevi, di circa 6 minuti, per un totale di 30 minuti al giorno, perché si tratta di assumere una posizione davvero vulnerabile nei confronti dei predatori.
  • I neonati di giraffa al momento della nascita precipitano da circa un metro e mezzo dal corpo della loro madre.
  • Le femmine di giraffa vanno a dare alla luce i loro piccoli nel luogo in cui loro stesse sono nate.
  • I maschi delle giraffe verificano la fertilità delle femmine assaggiando la loro urina.
  • Il 21 giugno 2014 si è festeggiato la prima Giornata Mondiale della Giraffa.
  • La giraffa inoltre russa, geme ed emette suoni simili a fischi, e comunica su lunghe distanze con altri simili, utilizzando gli infrasuoni.

Fonte www.amoreaquattrozampe.it di Raffaella Lauretta

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ANIMALI Gatto

18 Marzo 2021, 10:37am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Gatto

A CURA DI MORENA MOTTA Il gatto domestico (Felis catus o Felis silvestris catus) è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia dei felidi. Si possono contare una cinquantina di razze differenti riconosciute con certificazioni. Essenzialmente territoriale e crepuscolare, il gatto è un predatore di piccoli animali, specialmente roditori. Per comunicare utilizza vari vocalizzi (più di sedici), le fusa, le posizioni del corpo e produce dei feromoni. Prevalentemente domestico, il gatto può essere addestrato ad accettare istruzioni semplici e può imparare da solo a manipolare svariati meccanismi, anche complessi, tra cui le maniglie delle porte o le chiusure delle gabbie. È il felino col più vasto areale nel mondo e con la popolazione più numerosa.

La temperatura corporea del gatto oscilla fra i 38 e i 38,5 °C; la frequenza respiratoria normale è di 10/20 respiri al minuto e quella cardiaca di 110/140 battiti al minuto.

Il suo corpo è molto agile, flessibile e massiccio, tale da consentirgli di camminare molto silenziosamente e di spiccare grandi salti; le sue unghie retrattili (più precisamente protrattili, dato che nella condizione ordinaria di riposo si trovano nascoste e sono estratte solo all'occorrenza) gli permettono di arrampicarsi e di afferrare con grande agilità. Lo scheletro è formato da 250 ossa. Le vertebre del collo sono corte e la colonna vertebrale molto mobile. La clavicola dei gatti, come per tutti i felini, è piccola e collegata allo sterno unicamente da un legamento: ciò gli conferisce una grande mobilità visto che le spalle possono muoversi indipendentemente. Le vertebre caudali prolungano la colonna; il loro numero è variabile in funzione della razza.

La coda ha un ruolo importante nel mantenimento dell'equilibrio. Le zampe anteriori terminano con cinque dita fornite di artigli protrattili, formati da cheratina, ma solo quattro di essi toccano il suolo, visto che il quinto dito, detto "sperone", resta di fianco. Esistono comunque casi di polidattilia felina in cui il gatto risulta avere sei o addirittura sette dita per zampa. Le zampe posteriori, più lunghe di quelle anteriori, terminano con quattro dita fornite anch'esse di artigli protrattili. I cuscinetti sono costituiti da membrane elastiche che gli conferiscono un'andatura silenziosa. Sotto le zampe, come nel muso e sopra gli occhi sono anche presenti le "vibrisse" che hanno la funzione di controllare l'equilibrio del felino. I muscoli dorsali sono molto flessibili e quelli delle zampe posteriori molto potenti.

Queste specifiche conferiscono all'animale una grande agilità e un'ampiezza quando salta: può saltare a un'altezza cinque volte superiore alla sua statura. Nella corsa può raggiungere i 50 km/h e percorrere 100 m in sette secondi, ma non è un corridore di lunghe distanze e si stanca molto velocemente. Contrariamente a quello che generalmente si pensa, tutti i gatti sanno nuotare molto bene ma esitano a gettarsi in acqua se costretti. Un gatto pesa in media tra i 2,5 e i 4,5 kg e misura da 46 a 51 cm senza la coda che misura dai 20 ai 25 cm.

Il gatto riesce a vedere in condizione di scarsissima luminosità grazie al tapetum lucidum. Come l'uomo, il gatto ha una visione binoculare che consente di percepire le distanze. Tuttavia di giorno la sua vista è meno efficiente, anche se il gatto coglie comunque bene i movimenti, distinguendo difficilmente i dettagli degli oggetti. L'acuità visiva di un gatto si attesta da 6/30 a 6/60, ovvero un gatto vede un oggetto a 6 metri di distanza come un occhio umano può vederlo a 30-60 metri. Sembra che i gatti siano miopi, il che significa che non possono vedere oggetti molto distanti da loro.

Come molti predatori anche il gatto ha un udito molto fine, aiutato dalla capacità di orientare i padiglioni auricolari, che isolano la fonte sonora interessata dai rumori ambientali rendendo possibile l'individuazione della sorgente. Tra i mammiferi, l'ampiezza dell'audiogramma del gatto è notevole e arriva fino ai 50 000 Hz. La maggioranza dei gatti bianchi (più del 60%) è sordo da una o da entrambe le orecchie.

Il gatto possiede 200 milioni di terminazioni olfattive. L'Organo di Jacobson è in grado di rilevare sensazioni sia olfattive sia gustative; esso ha lo specifico scopo di trasmettere gli stimoli sensitivi ai centri sessuali del cervello. L'olfatto è anche importante nella sua vita sessuale: il maschio riesce a sentire l'odore della femmina a centinaia di metri di distanza.

Ha un senso del gusto molto sviluppato grazie al quale può percepire una minima variazione nel sapore dell'acqua. Analogamente al cane, il gatto ha la maggior parte delle papille gustative sulla punta e sui bordi della lingua, le papille gustative del gatto hanno la forma di microscopici uncini (rivolti verso l'interno) che facilitano le pulizia del pelo.

Anche il suo senso del tatto è ben sviluppato. I suoi baffi, chiamati vibrisse, gli permettono di percepire piccole variazioni nella pressione dell'aria e ostacoli. È anche grazie a essi che riesce a orientarsi nel buio più assoluto e a percepire le dimensioni dei piccoli spazi. Possiede delle vibrisse anche sotto le zampe, sotto al mento e alle sopracciglia. I cuscinetti sotto le zampe (detti anche "gommini") sono molto sensibili alle vibrazioni e la sua pelle è coperta di cellule tattili estremamente sensibili.

Durante l'accoppiamento, che dura tra cinque e quindici secondi, il maschio sale sulla schiena della femmina, le morde il collo e le controlla il torace agendo con le zampe sulla groppa per migliorare il controllo della postura e di conseguenza la penetrazione. Durante il coito la femmina tende a gemere e a innervosirsi; questo perché le piccole spine presenti sul pene del maschio, orientate all'indietro, raschiano le pareti della vagina. Questa stimolazione della vagina è necessaria per attivare l'ovulazione.  L'annidamento degli ovuli fecondati avviene uno o due giorni dopo l'accoppiamento e i gattini nati in uno stesso parto possono essere figli di padri differenti.

La gestazione dura circa due mesi. In media da due a otto gattini, di meno nelle primipare. Il numero medio di una cucciolata è di quattro-cinque gattini, due in casi rari e otto gattini in casi molto rari.

FONTE it.wikipedia.org

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ANIMALI KOALA

17 Marzo 2021, 18:42pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Oggi resta meno dell'1% della popolazione dei koala

I koala, con la loro pelliccia molto morbida, le orecchie rotonde e soffici e gli occhi dolci, sono i piccoli marsupiali simbolo delle foreste australiane.

I marsupiali arboricoli trascorrono la maggior parte del loro tempo sugli alberi di eucalipto a nutrirsi delle foglie presenti nella parti più alte degli alberi o a sonnecchiare tra le comode biforcazioni dei rami. 

Oggi sono circa 80.000 i koala sopravvissuti, meno dell'1% della popolazione originaria. 
 

Le minacce

La sopravvivenza dei koala è sempre più minacciata dai cambiamenti climatici che stanno provocando ogni anno un numero sempre più alto di incendi e il disseccamento delle foglie di eucalipto di cui i koala si nutrono, rendendoli più disidratata e deboli.

A questo si aggiunge la minaccia della deforestazione per far posto a coltivazioni, città e allevamenti. 
Con la distruzione e la frammentazione dell'habitat i koala sono obbligati a dover scendere con più frequenza dagli alberi per poter trovare cibo e un rifugio sicuro. 
Questo ha aumentato il rischio per i koala di essere investiti dalle auto o essere attaccati dai cani. Pericoli che li rendono sempre più stressati e dunque più vulnerabili ed inclini a malattie come la clamidia. 
 

Il nostro impegno per proteggere i koala

Negli ultimi 20 anni le popolazioni di koala sono diminuite del 42%. 
Per poterli tutelare e difenderli da incendi, bisboscamento eccessivo e uccisioni accidentali: 

  • Lavoriamo nei centri di recupero della fauna selvatica per soccorrere e curare i koala feriti 

  • Salvaguardiamo i corridoi verdi verdi per consentire ai koala di spostarsi in sicurezza 

  • Promuoviamo iniziative contro il disboscamento eccessivo presso i governi e a livello sociale

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ANIMALI IL CANARINO

17 Marzo 2021, 14:29pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

 
Canarini in gabbia.

INSERITO DA MIKI PAPPACODA  Il nome comune del canarino domestico deriva dalle isole Canarie, delle quali è originaria la sua forma ancestrale.

Biologia[

I canarini sono uccelli molto rustici e frugali: spesso allevati singolarmente in piccole gabbie, l'ideale per loro è un gabbione di 120 cm o una voliera, dove ospitare più esemplari, vista anche la loro socialità all'infuori del periodo degli amori, quando le coppie tendono ad appartarsi ed a risultare leggermente territoriali nei confronti di eventuali intrusi che si avvicinassero troppo al nido.

Alimentazione
 
Timbrado si nutre di verdura.

I canarini domestici si nutrono essenzialmente di piccoli semi, dei quali rompono l'involucro (che viene scartato mediante movimenti della mandibola e si deposita sul fondo delle mangiatoie sotto forma di pula) mediante il tozzo becco conico: la loro dieta viene inoltre integrata con altro materiale di origine vegetale come bacche, frutta, ortaggi e verdure, mentre alle coppie in riproduzione viene somministrato pastoncino all'uovo o larve d'insetti per far fronte alle accresciute esigenze nutritive legate alla cova e all'allevamento della prole. I canarini a fattore rosso, inoltre, vengono nutriti dagli allevatori in prossimità della muta con appositi pastoni a base di carotenoidi, per renderne il colore più intenso.
Oltre al cibo, ai canarini viene spesso somministrato il grit, macinato di conchiglie di mollusco o gusci d'uovo, per integrare il calcio e fungere da trituratore nel ventriglio.

Riproduzione
 
Femmina in cova.
 
Adulto nutre un nidiaceo in voliera.

Sebbene i canarini tendano a riprodursi coi primi caldi durante la primavera, e continuino fino alla fine di agosto, mantenendo costanti la temperatura e le ore di luce è possibile ottenerne la riproduzione grossomodo durante tutta la durata dell'anno.

Si tratta di uccelli monogami,ma alcune volte anche poligami,i cui maschi cantano a squarciagola per attrarre le femmine ed in seguito per avvertire gli intrusi di stare alla larga: le femmine costruiscono il nido (una coppa di fibre vegetali intrecciate, ubicata alla biforcazione di un ramo o nelle apposite cassettine reperibili in commercio con grande facilità) e covano le 2-7 uova azzurrine per circa due settimane, mentre i maschi le nutrono e stazionano di guardia nei pressi del nido. Le cure parentali verso i nidiacei vengono condivise da ambo i partner, che si alternano nello stazionare presso il nido per tenere caldi i piccoli e nella ricerca di cibo: in tal modo, i piccoli s'involano a circa due settimane e si rendono indipendenti non prima del mese di vita.

Evoluzione

L'inizio dell'allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie dei canarini in cattività risalgono al 1100, quando alcuni esemplari furono portati in Europa da marinai inglesi. L'allevamento sistematico dei canarini fu avviato dai monaci, che tenevano per sé le femmine e vendevano i maschi (gli unici a cantare), tenendo però per sé i migliori come razzatori.

Non essendo quindi riproducibili (mancando le femmine), il commercio dei canarini era riservato ai monaci ed in genere questi uccelli avevano un prezzo assai alto, rendendoli accessibili solo ai ceti alti della popolazione: in una data imprecisata, tuttavia, in Italia sbarcarono delle femmine di canarino e si diede il via all'allevamento di questi uccelli su larga scala, così che il prezzo scese considerevolmente ed il canarino domestico divenne assai popolare in Europa.

Varietà

Le razze riconosciute attualmente sono circa 30, in base alla selezione si parla di "canarini di colore", "canarini da canto" e "canarini di forma e posizione". Le razze riconosciute dalla Federazione Ornitologica Italiana (FOI) sono di seguito elencate per tipologia:

 
Canarino a fattore bianco recessivo.
 
Canarino di razza Fiorino.
 
Canarino di razza Gloster.
    • Border
    • Bossu Belga
    • Crest
    • Fife Fancy
    • Gloster
    • Japan Hoso
    • Lancashire
    • Lizard
    • Norwich
    • Razza spagnola
    • Scotch fancy
    • Yorkshire
    • Bernois
    • Ciuffato tedesco
    • Llarguet spagnolo
    • Munchener
    • Arlecchino portoghese
    • Irish fancy
    • Rheinlander
    • Salentino

Tra le razze riconosciute o in via di riconoscimento ve ne sono parecchie create da allevatori Italiani. Tali razze comprendono il Gibber Italicus, il Padovano, il Milanbianco (estinto), il Milanbianco gibbuto (estinto), il Canarino Comune Italico (estinto), l'Arricciato Gigante Italiano, il Fiorino, il Rogetto, la Razza Capitolina, il Salentino, il Fiume o Usignolato Italiano (estinto) ed altre.

Il canarino domestico è molto spesso utilizzato per ibridazioni con specie affini, come il cardellino, il verdone, il lucherino, oppure esotiche come il cardinalino del Venezuela (i risultati dell'ibridazione col quale, detti F1, sono alla base della fissazione del colore rosso nel piumaggio), il carpodaco messicano etc. Gli ibridi F1 di cardellino X canarino, noti agli appassionati come "incardellati", possono raggiungere quotazioni di tutto rispetto quando, oltre a colori brillanti ed appariscenti, esibiscono doti canore particolari, soprattutto quando sanno cantare strofe da cardellino, ma con la potenza di voce di un canarino.

Il canarino nella cultura di massa

Il canarino è un personaggio molto presente nei cartoni animati: uno dei più celebri è sicuramente il personaggio Titti della Warner Bros.

Molte squadre di calcio vengono soprannominate "i canarini", generalmente per la divisa gialla: è il caso del Modena,del Frosinone,del Norwich (in inglese The Canaries, anche se in questo caso funziona il ragionamento inverso, in quanto la città in passato era famosa come centro di riproduzione ed esportazione di questi uccelli ed il club assunse i colori sociali in omaggio a ciò), del Koper (in sloveno kanarčki), del Novi Sad e del Fenerbahçe (Sarı Kanaryalar, "i canarini gialli" in turco).

Canarini da miniera[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che per il canto e la compagnia, almeno fino al 1986 i canarini erano regolarmente usati nelle miniere di carbone, come primitivo sistema di allarme. La presenza di gas tossici, come il monossido di carbonio, infatti, avrebbe ucciso i canarini prima ancora di avere effetto sui minatori. Poiché i canarini tendono a passare cantando la maggior parte del proprio tempo, fornivano a questo scopo un segnale visibile e udibile[1].

Canarini da ricerca

Poiché a qualsiasi età un canarino è in grado di memorizzare e ripetere melodie, o di arrangiare melodie conosciute e crearne di nuove, la ricerca ha spesso utilizzato questi uccelletti per lo studio della neurogenesi (nascita di nuovi neuroni nel cervello dell'adulto). Il canarino è anche utilizzato come organismo modello per lo studio dei processi di apprendimento del cervello dei vertebrati.[2][3]

https://it.wikipedia.org/wiki/Canarino_domestico

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ANIMALI LE SCIMMIE

17 Marzo 2021, 14:23pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Chi sono le Grandi scimmie? - JGI Italia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA I nostri cugini quadrumani

Per sapere come è fatta una scimmia, è sufficiente pensare a noi stessi con una pelliccia più o meno folta, una coda, canini più sviluppati e dita dei piedi prensili. Lo scheletro di questi animali è quasi identico al nostro, con braccia provviste di radio e ulna, gambe con tibia e perone. Anche altri caratteri anatomici ci rendono molto simili: le orecchie sono generalmente nude con lobi esterni analoghi ai nostri, mentre il naso è relativamente asciutto. Le scimmie (Primati Aplorini) comprendono circa 180 specie diffuse nell’America Centrale e Meridionale, in Africa e in Asia. La maggior parte vive nelle foreste tropicali e ha un’alimentazione onnivora

Noi non siamo scimmie

È difficile dire che cosa sia una scimmia applicando i principi della moderna classificazione biologica, basata sui rapporti di parentela. Infatti, se consideriamo la parola scimmia in senso ampio – come fa la maggior parte delle persone senza cultura zoologica, e cioè includendo in questa categoria anche i nostri parenti più stretti (per esempio, i gorilla e gli scimpanzé) –, in questo caso siamo scimmie anche noi.

Infatti, la distanza genetica che esiste tra un macaco e uno scimpanzé è molto maggiore di quella che c’è tra lo scimpanzé stesso e l’uomo.

L’ordine dei Primati (circa 230 specie) si divide in due sottordini: Strepsirrini (proscimmie) e Aplorini (Cercopitecidi, Cebidi e Callitricidi, Ilobatidi e Ominidi). Ilobatidi e Ominidi (gorilla, scimpanzé, oranghi e gibboni) non sono scimmie: vengono chiamati Primati antropomorfi, categoria che gli Inglesi rendono con la parola colloquiale ape, di cui manca un corrispondente termine in italiano (a parte il dispregiativo scimmioni). Negli Strepsirrini, cioè le proscimmie (lemuri e galagoni), si nota una regione olfattiva allungata, che determina un muso volpino e denota una forte dipendenza dagli odori. Negli appartenenti al sottordine Aplorini, invece, la regione olfattiva è ridotta, con potenziamento della vista e del cervello, caratteristiche che raggiungono la loro massima espressione nell’uomo.

Cervello e vita sociale

Molto probabilmente la riduzione delle capacità olfattive ha avuto inizio con il parallelo sviluppo della visione frontale e della capacità di distinguere bene i colori. La vista stereoscopica a colori offre vantaggi nella scelta, anche a distanza, dei frutti commestibili. Inoltre, facilita le manovre acrobatiche sugli alberi, permettendo di afferrare con grande sicurezza un ramo o una liana. Infine, gli occhi in posizione frontale permettono di guardare il viso dei compagni, ricevendo e inviando segnali attraverso la mimica facciale. Infatti gli Aplorini hanno sviluppato alcune aree del cervello, soprattutto la corteccia cerebrale, innescando un processo evolutivo verso una vita sociale sempre più complessa.

I gruppi sociali di scimmie sono fondati sulla conoscenza personale approfondita fra tutti gli individui, come avviene nei Canidi (anch’essi dotati di visione frontale e mimica facciale assai forte). Ciò porta all’instaurazione di gerarchie di dominanza che permettono di regolare i rapporti quotidiani e di prendere decisioni senza doversi continuamente azzuffare.

Nei gruppi sociali più evoluti il diritto al boccone migliore, il diritto di accoppiarsi o la scelta della strada per ritornare a casa vengono pianificati come se esistessero regole scritte, ma sempre con un certo grado di elasticità e compiacenza, attraverso un frequente scambio reciproco di favori. Il grooming – la «strigliata» – è un comportamento che serve a mantenere la coesione nel gruppo, rinsaldando i rapporti tra gli individui: consiste nella pulizia reciproca del pelo con eliminazione dei parassiti (zecche, pidocchi e pulci) che vengono subito mangiati, con evidente soddisfazione dello spidocchiatore e dello spidocchiato.

Giochi di ruolo

Quasi tutte le scimmie vivono in società poligame di tipo poliginico, cioè formate da un gruppo di femmine (harem) difese da un maschio o da più maschi alleati. La dominanza di un solo maschio si osserva nel mandrillo e nel drillo, specie forestali che formano piccoli gruppi. In queste specie, il maschio dominante si accoppia con tutte le femmine quando queste sono in calore; alcuni maschi sottomessi (generalmente più giovani) possono far parte del gruppo ma senza accoppiarsi, mentre gli altri vivono in bande di soli maschi che si aggirano nei dintorni. In entrambi i casi, i maschi sottomessi cercano continuamente di infrangere le regole e di accoppiarsi con le femmine (generalmente consenzienti), approfittando dei momenti di distrazione del dominante. Di conseguenza, quest’ultimo è in continuo stato di allerta per affermare i suoi diritti sulle femmine e per difendere il branco da eventuali predatori.

Appena il dominante si indebolisce, per malattie, ferite o vecchiaia, viene detronizzato da uno dei maschi subalterni, che fra di loro sono già organizzati in gerarchie di attesa.

In alcune specie – come nei babbuini, nei macachi e nelle scimmie cappuccine, dove i gruppi sono costituiti da numerosi componenti, più maschi possono collaborare insieme per la difesa dell’harem e condividono il diritto di accoppiarsi con le femmine.

Nella maggior parte delle scimmie le cure parentali (corteggiamento e cure parentali) sono a carico della madre, che insegna ai piccoli a riconoscere il cibo e i nemici. La monogamia, cioè la coppia, esiste solo in alcune piccole scimmie solitarie dell’America Meridionale, gli uistiti e i tamarini dove anche i maschi partecipano alle cure dei piccoli. Nei tamarini è stata osservata anche la poliandria, cioè l’accoppiamento di una femmina con più maschi. Infatti, le femmine partoriscono sempre due gemelli, e i due padri fanno a turno nel faticoso trasporto dei piccoli sul dorso.

La cultura delle scimmie

Da molti anni le scimmie costituiscono oggetto di studi sul comportamento, studi condotti sia in natura sia in condizioni di cattività. Lo stretto grado di parentela con l’uomo rende questi animali particolarmente indicati per le ricerche finalizzate a comprendere l’origine e i meccanismi dell’apprendimento, dell’uso degli strumenti e del linguaggio.

Famose sono le osservazioni compiute sui macachi giapponesi relative alla trasmissione dei comportamenti da un individuo all’altro e da una generazione all’altra. Queste ricerche effettuate in natura hanno dimostrato che anche nelle scimmie esiste la cultura, e che la singola esperienza casuale di un individuo può diventare in brevissimo tempo esperienza condivisa da tutta la popolazione, e quindi estendersi ai discendenti. Tutti i trattati di etologia raccontano i casi di una giovane femmina di macaco che imparò a lavare le patate nell’acqua dolce per pulirle dalla sabbia, e che in seguito altri individui scoprirono il vantaggio di lavare questi tuberi nell’acqua di mare per renderli più saporiti. Altri esemplari giovani avevano imparato a gettare i chicchi di frumento nell’acqua per separarli dalla sabbia, facendo sempre emergere l’importanza del caso e del gioco in ogni scoperta.

Recentemente, nel cebo dai cornetti dell’America Meridionale sono stati scoperti indizi a favore dell’uso di strumenti, come i bastoncini per catturare le termiti: ciò dimostrerebbe che tale facoltà non sarebbe esclusiva dei Primati antropomorfi, ma potrebbe essere estesa anche alle scimmie.

I babbuini

I babbuini sono le uniche scimmie africane che svolgono una vita essenzialmente terricola, pur arrampicandosi sugli alberi in caso di necessità. Riescono così a vivere in ambienti senza alberi, come le savane e le zone rocciose di montagna, sfruttando risorse alimentari diverse da quelle impiegate da altre scimmie: si nutrono di frutti caduti, erbe, radici, funghi, insetti, vermi, piccoli vertebrati e perfino animali morti. Di conseguenza, sono le uniche scimmie in cui il muso non si è accorciato come nella generalità degli Aplorini; ciò potrebbe dipendere dalla necessità di mantenere un buon olfatto per la ricerca del cibo e un morso potente per difendersi dai predatori.

Per la forma del muso, questi Primati sono stati chiamati scimmie cinocefale, cioè dalla testa di cane. La loro dentatura li rende temibili avversari e lo spirito di gruppo che spesso manifestano nei confronti dei predatori li salva dagli attacchi di iene e leopardi, almeno in un certo numero di casi. I maschi sono molto più grossi delle femmine e possiedono una criniera più o meno folta per sembrare più grandi. I denti dei babbuini e il loro carattere variabile richiedono una certa prudenza quando, nei Parchi nazionali, queste scimmie si avvicinano ai turisti con aria innocente chiedendo cibo. I babbuini veri e propri (genere Papio) vivono prevalentemente nelle savane e nella zona di transizione con le foreste; l’amadriade (Papio hamadryas), i cui maschi sono dotati di un folto mantello grigio chiaro, vive nei territori desertici della Somalia e dell’Eritrea, oltre che nel Sud della Penisola Arabica. A questa specie si sono ispirati gli artisti egizi del periodo dei faraoni quando disegnavano divinità a forma di scimmia. La gelada (Theropithecus gelada) è una specie esclusiva delle montagne etiopiche e vive in zone rocciose, prive di alberi. Invece il mandrillo (Mandrillus sphinx) e il drillo (Mandrillus leucophaeus) vivono in una ristretta zona di foresta dell’Africa occidentale.

Cercopitechi e colobi

La famiglia dei Cercopitecidi comprende, oltre ai babbuini, tutte le scimmie del Vecchio Mondo, cioè quelle che vivono in Africa e in Asia.

Per la maggior parte le scimmie africane sono arboricole e formano bande numerose. Questi animali hanno un ruolo importante nell’ecologia delle foreste e in particolare nella disseminazione. Infatti, rompono i frutti e fanno cadere a terra i semi, oppure li inghiottono e poi li espellono con le feci. In questo modo i Primati contribuiscono alla dispersione degli alberi ed evitano la competizione fra piante della stessa specie. Inoltre, sporcandosi di polline possono favorire anche la fecondazione tra fiori di sesso diverso.

I cercopitechi (genere Cercopithecus) sono le scimmie più numerose del continente africano, seguiti dai cercocebi (Cercocebus) e dai colobi (Colobus). Fra le specie diffuse nelle savane alberate citiamo i cercopitechi grigioverdi (Cercopithecus aethiops e specie affini), dal caratteristico muso nero circondato da un piccolo orlo di peli bianchi. Ma la specie meglio adattata agli ambienti aperti è la scimmia rossa (Erythrocebus patas): grazie alle sue lunghe zampe è capace di fuggire correndo velocemente sul terreno (è in grado di raggiungere i 50 km/h). I colobi sono più strettamente arboricoli dei cercopitechi, hanno il pollice ridotto e una dieta in cui le foglie prevalgono sui frutti. Un adattamento a questo tipo di alimentazione è la struttura complessa e ripartita dell’apparato digerente, analoga a quella dei Ruminanti, per compiere il difficile lavoro di digestione della cellulosa. Si distinguono colobi rossi, colobi neri e colobi bianchi e neri, a seconda del colore del mantello. Molto bello è il colobo abissinico (Colobus guereza), tutto nero con la barba bianca e un mantello bianco formato dai peli lunghi dei fianchi.

Macachi e langur

In Asia si trovano i macachi (genere Macaca), di cui esistono specie sia arboricole sia terricole. Quelle arboricole hanno generalmente una lunga coda e vivono prevalentemente nel Sud Est asiatico (Indocina, Filippine e Indonesia), come i macachi granchivori (Macaca fascicularis e specie vicine). Queste scimmie vivono in zone costiere e durante la bassa marea mangiano crostacei e altri animali marini. Quando si sentono in pericolo scendono velocemente dagli alberi per nascondersi tra gli arbusti, mostrando di non essersi pienamente adattate alla vita forestale.

Le specie terricole, invece, possiedono una coda più o meno ridotta, e per alcuni aspetti del loro comportamento ricordano un poco i babbuini. Alcuni macachi vivono in ambienti di montagna, ai confini della regione himalayana, e una specie si trova perfino in Giappone: si tratta del macaco giapponese (Macaca fuscata), che vive anche in mezzo alla neve, ed è uno dei primati più studiati dal punto di vista etologico, sia in natura sia in cattività. Nell’Africa settentrionale (dal Marocco alla Tunisia) esiste un macaco, geograficamente isolato da tutti gli altri ma chiaramente imparentato con quelli asiatici, che viene chiamato bertuccia (Macaca sylvana) ed è stato introdotto a Gibilterra dagli Inglesi.

Come i colobi in Africa, gli entelli e i langur (Semnopithecus, Presbytis, Trachypithecus) sono adattati a nutrirsi di foglie e sono forniti di apparato digerente ripartito in camere. La religione induista ha sempre considerato gli entelli animali sacri, a causa del loro aspetto serio e quasi mistico. Imparentata con gli entelli è la stranissima nasica del Borneo (Nasalis larvatus), il cui maschio possiede un enorme naso che ricade sulla bocca. Sembra che questo organo sia particolarmente apprezzato dalle femmine, essendo determinato dagli ormoni maschili e correlato allo stato generale di buona salute dell’animale.

Scimmie del Nuovo Mondo

Tutte le scimmie del Vecchio Mondo e i Primati antropomorfi (uomo compreso) sono inquadrati fra le Catarrine, divisione caratterizzata dal setto nasale stretto. Invece, le scimmie del Nuovo Mondo, diffuse nell’America Centrale e Meridionale, si chiamano Platirrine a causa del setto nasale largo e piatto. L’origine delle Platirrine è alquanto enigmatica perché esistono resti fossili di queste nell’Africa occidentale, documentando una loro più estesa distribuzione nel passato. Probabilmente, le Platirrine si sono estinte in Africa in seguito alla competizione con le Catarrine ma, prima che queste ultime arrivassero, erano già riuscite a passare nell’America Meridionale quando i due continenti erano ancora connessi tra loro o in via di separazione. Ciò fa pensare a una loro origine molto remota.

Le scimmie del Nuovo Mondo sono di dimensioni medie, piccole o piccolissime e appartengono a due famiglie: Cebidi e Callitricidi. Le specie di maggiore taglia fanno parte dei Cebidi, come le scimmie ragno (Ateles), le scimmie urlatrici (Alouatta) e le scimmie lanose (Lagothrix), che possono pesare fino a 12 kg. Di medie dimensioni sono i cebi (Cebus), il cui peso si aggira intorno ai 3 kg, mentre la specie più piccola è l’uistiti pigmeo (Callithrix pygmaea), che è grande come un ratto e pesa circa 70 g. Questo piccolo mammifero, come gli altri uistiti, ha un modo del tutto particolare di alimentarsi: produce ferite nella corteccia degli alberi e le marca con il proprio odore, poi ritorna dopo qualche giorno per nutrirsi della resina che trasuda dal legno. Inoltre, consuma anche nettare, piccoli frutti e insetti. Gli uistiti formano piccoli gruppi familiari allargati, composti dalla coppia più i figli delle precedenti cucciolate, che fanno da aiutanti e curano i fratelli più piccoli.

Le scimmie e la medicina

Alcune specie di scimmie sono sempre state utilizzate dalla ricerca medica, allo scopo di studiare gli effetti dei nuovi farmaci o di certe terapie. Sappiamo che i nostri gruppi sanguigni A, B e 0 sono meglio definiti dal fattore Rh+ o Rh-. La sigla Rh deriva dal vecchio nome latino, Rhesus mulattus, del reso (Macaca mulatta), un macaco largamente diffuso dalla Cina all’India, sul quale sono stati condotti gli studi ematologici. Attualmente, scimmie di varie specie sono studiate nei laboratori medici per comprendere i meccanismi di trasmissione dell’AIDS, malattia che sembra essersi originata in Africa. Il retrovirus HIV, di cui certe scimmie sarebbero portatori sani, sarebbe entrato nel sangue delle popolazioni africane durante la macellazione di questi animali, la cui carne è abitualmente consumata nei villaggi. Altre malattie gravissime sono trasmesse dai Primati: una di queste sembra essere il virus Ebola che ogni tanto compare in Africa e fa moltissimi morti in brevi periodi.

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ANIMALI Canguro

17 Marzo 2021, 09:33am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Canguro

A CURA DI MORENA MOTTA Canguro è un nome comune con cui si indicano alcune delle circa 60 specie della famiglia dei macropodidi (ordine dei diprotodonti). Le più comuni sono il canguro rosso e il canguro grigio.

Il termine Macropodidae deriva dal nome del genere tipico Macropus, che a sua volta viene dal greco e significa grande piede. Il nome comune canguro proviene dal termine inglese kangaroo, che a sua volta deriva dalla parola gangurru che definisce propriamente il canguro grigio nella lingua guguyimidjir, del Queensland[1][2], registrato per la prima volta come "Kangooroo or Kanguru" il 4 agosto 1770 dal Capitano James Cook, sbarcato lungo la costa nord-orientale dell'Australia per effettuare una riparazione alla nave.

Le dimensioni sono molto variabili: la specie più piccola di canguro lepre (Lagorchestes) può pesare 1 kg, mentre le più grandi del genere Macropus possono superare i 90 kg. La testa è piccola rispetto al resto del corpo e allungata, le orecchie sono ben sviluppate.

Una caratteristica presente in quasi tutte le specie è la maggiore dimensione degli arti posteriori, usati nella tipica andatura a salti, rispetto a quelli anteriori. L'unica eccezione è costituita dai canguri arboricoli (genere Dendrolagus) che, essendo adattati alla vita sugli alberi, hanno i quattro arti approssimativamente uguali.

La coda, lunga e muscolosa, è utilizzata sia come sostegno (infatti a riposo il canguro poggia sulle due zampe posteriori e la coda) sia per bilanciare il corpo durante i salti. Le zampe anteriori terminano con cinque dita, usate per prendere il cibo e aggrapparsi. Nei piedi manca il primo dito mentre il secondo e il terzo sono uniti per sindattilia, come in tutti i Diprotodonti, e il quarto è il più forte e sviluppato. La dentatura, come quella di tutti i Diprotodonti, contiene solo quattro incisivi: i due inferiori sono più sviluppati di quelli superiori e nella masticazione urtano una zona dura del palato. I canini sono fortemente regrediti o mancano del tutto.

L'attività è per lo più notturna. Molte specie vivono in gruppi senza strutture sociali definite.

La maggior parte delle specie può spostarsi con due diverse andature: a basse velocità procede come un quadrupede aiutandosi con la coda come quinto arto, mentre ad alte velocità avanza con salti compiuti con le poderose zampe posteriori, usando la coda per bilanciare il corpo. Nel secondo caso alcune specie possono raggiungere la velocità di 50 km/h e compiere balzi di 9 metri di lunghezza. I generi Setonix e Thylogale usano tuttavia prevalentemente l'andatura quadrupede e l'andatura a salti è assente nelle specie arboricole appartenenti al genere Dendrogalus.

I canguri sono erbivori e occupano le stesse nicchie ecologiche che in altri continenti sono tipiche degli Artiodattili. L'apparato digerente dei due gruppi di animali mostra significative convergenze: lo stomaco dei canguri è diviso in comparti, alcuni dei quali sono dotati di microrganismi utili alla digestione. Sono pericolosi per i raccolti e per tal motivo il governo federale australiano consente ogni anno l'uccisione di un milione di capi.

Le femmine dei canguri hanno marsupi ben sviluppati aperti anteriormente e dotati di quattro mammelle. Partoriscono in genere un solo cucciolo all'anno nel mese di gennaio/febbraio: i parti gemellari sono abbastanza rari. Alcune specie presentano il fenomeno della nascita ritardata: la femmina subito dopo il parto concepisce di nuovo, ma l'embrione rimane quiescente, senza svilupparsi, fino a quando il primo nato lascia il marsupio, a meno che non muoia prima. Una femmina di canguro può allevare contemporaneamente tre figli a differenti stadi di sviluppo: il primo succhia il latte dal capezzolo; il secondo nel marsupio e il terzo, già concepito, in attesa di poter cominciare il suo sviluppo all'interno dell'utero. Questo sistema permette l'immediata sostituzione dei cuccioli morti prematuramente.

La gestazione varia dai 90 ai 110 giorni. Quando il piccolo nasce pesa soltanto un grammo ed è lungo non più di 2 centimetri. Il piccolo percorre con i suoi mezzi il percorso dall'utero al marsupio, dove si aggrappa con la bocca ad una mammella, senza lasciarla per due o tre mesi. Rimane poi nel marsupio almeno fino al sesto mese e continua a vivere con la madre e ad essere allattato fino anche a 12-18 mesi. L'età massima di un canguro può arrivare fino a 28 anni in cattività; nella vita selvatica la vita media si aggira tra i 12 e i 18 anni.

Sulla base dei reperti fossili ritrovati, si ipotizza che i canguri siano comparsi in Australia circa 15 milioni di anni fa. Vivono in Australia, Nuova Guinea e nelle isole limitrofe. Gli habitat sono molto vari, dalla steppa ad habitat di montagna.

FONTE it.wikipedia.org

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ANIMALI Lucertola

17 Marzo 2021, 09:20am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Lucertola

A CURA DI MORENA MOTTA Le lucertole (Lacertilia Günther, 1867), nei paesi di lingua latina più noti come sauri (Sauria), sono un sottordine obsoleto perché parafiletico di rettili appartenenti all'ordine Squamata.

Hanno una testa piatta e triangolare, tronco piatto e coda lunga; si tratta di quadrupedi, anche con zampe non evidenti (Negli Anguidi come l'orbettino), minuscole (Negli Scincidi come la Luscengola) ed orecchie esterne prive di padiglione auricolare (per le singole specie vedi Categoria:Sauri). Hanno occhi con pupille nere e iride gialla ed hanno palpebre, una lingua biforcuta che funge da organo di tatto e come arma di caccia: tramite la saliva trattiene le piccole prede di cui si nutre, come insetti, larve e vermi, è inoltre dotata di due robuste mascelle e due file di denti simmetrici. È caratterizzata dall'autotomia, la capacità di staccare una porzione della propria coda in caso di pericolo, ingannando il predatore; questa ricrescerà successivamente. La lunghezza degli adulti di questo raggruppamento varia da pochi centimetri (geco dei Caraibi) a tre metri circa (drago di Komodo). Oltre all'autotomia sono in grado di guarire le ferite, anche le più estese; altre lucertole riescono ad assumere un comportamento di "falsa morte" meglio conosciuto come morte apparente o tanatosi.

Alcune lucertole sono in grado di cambiare colore. L'esempio più noto è il camaleonte, ma questa caratteristica può appartenere anche ad altre specie. Solitamente sono insettivore o carnivore. Alcune specie sono erbivore o onnivore, un esempio caratteristico di queste è l'iguana, che ha una dieta strettamente erbivora.

Il periodo riproduttivo delle lucertole cade in primavera inoltrata, quando la temperatura è favorevole alla piena attività di queste specie. La femmina depone da 3 a 8 uova in depressioni del terreno che scava con le zampe anteriori, mentre spinge via la terra scavata servendosi delle zampe posteriori. Le uova sono piccole e biancastre e il guscio è di natura pergamenacea, non rigida come, ad esempio, nei cheloni e negli uccelli. I piccoli rompono il guscio con una sorta di punteruolo corneo, chiamato anche dente dell'uovo, posto sulla punta del muso e che viene riassorbito subito dopo la nascita.

Come già detto, alcuni gruppi di lucertole possiedono la peculiarità di poter perdere la coda se soggette ad attacchi da parte di predatori (autotomia). La parte della coda tranciata possiede dei centri nervosi relativamente indipendenti dal cervello, che possono determinarne un movimento di contorsione anche se la coda è staccata dal corpo. Il predatore viene così distratto dalla coda credendo si tratti della metà viva dell'animale, mentre la lucertola, rimanendo in uno stato immobile di morte apparente (tanatosi), tenterà la fuga nel momento più opportuno.

Le contorsioni della coda vanno via via affievolendosi nel momento in cui l'ossigeno presente nei vasi sanguigni recisi inizia a scarseggiare. Il distacco della coda è provocato da una violentissima contrazione dei muscoli presenti ed avviene lungo piani di frattura prestabiliti tra le vertebre, che sono zone più fragili della spina dorsale. I muscoli rimangono contratti anche dopo il distacco per bloccare l'emorragia, fino alla completa cicatrizzazione. Da questa cicatrizzazione verrà rigenerata in seguito una nuova coda. Quando la ferita è irregolare raramente può succedere che venga creata anche più di una coda.

Le specie del sottordine Lacertilia si trovano in quasi in tutto il mondo, con l'eccezione della parte settentrionale del Nord America e dell'estremo nord dell'Asia.

La maggior parte delle specie prediligono gli habitat umidi tropicali e subtropicali, ma ci sono specie che vivono nelle zone più temperate o che si sono adattate agli ambienti aridi e semidesertici.

FONTE it.wikipedia.org

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