ANIMALI La Mosca
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INSERITO DA MORENA MOTTA Le mosche fanno parte dell’ordine dei Ditteri (Diptera), nome che deriva dal greco antico δις (dis) e πτερόν (pteron) cioè letteralmente: due ali. Questi insetti hanno infatti la caratteristica di utilizzare un solo paio di ali per volare, mentre un altro paio è ridotto a moncherini e ha la funzione di regolare il volo, informando le mosche (e gli altri insetti simili) sulla posizione del loro corpo mentre stanno volando. I ditteri non comprendono solamente le mosche, ma anche altri insetti volanti come i mosconi e le zanzare. La mosca domestica (Musca domestica), quella nera con dimensioni che sono una via di mezzo tra un moscerino e un moscone, è la più comune e quella con cui abbiamo maggiore familiarità.
Femmine e maschi
Le mosche che ci entrano in casa dalle finestre sono di solito lunghe tra i 6 e i 7 millimetri e con un’apertura alare di quasi il doppio. Distinguere una femmina da un maschio non è semplicissimo, ma in linea di massima le femmine hanno ali più lunghe rispetto ai maschi, che in compenso hanno zampe più lunghe. Gli occhi delle femmine sono nettamente separati, mentre nei maschi la distanza è molto più ridotta. Una mosca domestica ha nel complesso cinque occhi.
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A me gli occhi
Gli occhi più evidenti della mosca sono quelli composti, grandi ai lati del capo e di colore rossastro. Servono per vedere le immagini e sono formati da una miriade di minuscoli elementi che si chiamano ommatidi, che possiamo considerare una versione molto semplificata del nostro occhio. Caratteristiche e funzionamento variano tra insetti diurni, come la mosca domestica, e notturni. Nel primo caso gli ommatidi percepiscono i raggi solari che arrivano paralleli al loro asse: mettendo insieme la miriade di percezioni degli ommatidi, si ha una visione a mosaico piuttosto nitida, soprattutto se l’insetto è in ambienti molto luminosi. Oltre ai due occhi composti, le mosche hanno sul capo tre occhi primitivi, molto più semplici, chiamati ocelli. Questi non percepiscono le immagini ma solo le variazioni di luce. Sono uno strumento essenziale soprattutto per rilevare la posizione del Sole, anche in caso di nuvolosità, in modo da mantenere il giusto orientamento nelle fasi di volo.
Le mosche sono molto più svelte di noi a elaborare le immagini che arrivano dai loro occhi, si stima con una velocità pari a sette volte la nostra. In un certo senso è come se vedessero al rallentatore rispetto a noi, ed è per questo che sono così difficili da catturare o spiaccicare: percepiscono per tempo il movimento della nostra mano o dello scacciamosche, volando via prima di fare una brutta fine.
Proboscide
Le mosche non sono grandi masticatrici e preferiscono seguire una dieta sostanzialmente liquida, come molti altri insetti. Nel corso dell’evoluzione le loro mascelle e mandibole si sono via via rimpicciolite, tanto da non avere più una funzione specifica. È invece molto evidente la proboscide delle mosche, un minuscolo tubicino retrattile che termina con una specie di ventosa, il labellum. È una sorta di spugna, percorsa da piccoli incavi (pseudotrachee) che permettono alla mosca di ingerire gli zuccheri e le altre sostanze nutritive. All’occorrenza, dalla proboscide viene fatta uscire qualche goccia di saliva per ammorbidire i cibi solidi. Quindi, sì, spesso mangiamo saliva di mosche quando si sono posate sulle nostre portate (e non solo quello).
Le mosche domestiche adulte sono prevalentemente carnivore e vanno ghiotte di carne in putrefazione, come quella delle carogne, e di materiale già digerito come le feci. Si nutrono anche di frutta e di vegetali, preferendo in questi casi quelli in decomposizione: i loro nutrienti sono più facili da assimilare attraverso la proboscide.
Zampe per assaggiare
Le mosche assaggiano i cibi soprattutto camminandoci sopra. Sulle loro zampe hanno recettori sensibili ad alcuni composti, come gli zuccheri. Avete mai notato che passano molto tempo a sfregarsi le zampe? Lo fanno per pulirsele e liberare i recettori dalle precedenti degustazioni, in modo da recepire meglio le caratteristiche delle superfici su cui cammineranno dopo. Le zampe terminano con unghie per camminare sulle superfici rugose e con una sorta di ventose che consentono alle mosche di muoversi sulle superfici lisce e verticali e di resistere ai repentini spostamenti d’aria quando non stanno volando. Quando devono atterrare sul soffitto, quindi al contrario, le mosche volano nel normale assetto e solo all’ultimo compiono mezzo giro puntando prima con le zampe anteriori per attutire il colpo e subito dopo le quattro rimanenti.
Come respira una mosca
Le mosche respirano con buona parte del corpo, come fa la maggior parte degli insetti. Al posto dei polmoni, per assimilare l’ossigeno e trasferirlo all’apparato circolatorio, hanno una rete fittissima di minuscoli condotti che trasportano direttamente l’ossigeno dall’esterno fino alle cellule. I punti di accesso si chiamano spiracoli e si trovano sull’addome: dopo l’inspirazione si chiudono e l’ossigeno si diffonde nella rete interna fino alle cellule. Una mosca può inspirare più volte ed espellere l’anidride carbonica a ore di distanza, a differenza di come avviene nella respirazione di molti vertebrati con l’alternarsi di inspirazione ed espirazione. La chiusura degli spiracoli serve inoltre per proteggersi dall’evaporazione ed evitare la disidratazione.
Dinamiche di coppia
L’accoppiamento delle mosche è piuttosto elaborato e coreografico. Le femmine producono una sostanza (ferormone) per segnalare la loro disponibilità. La sostanza non circola nell’aria, quindi i maschi possono rilevarla solo entrandovi direttamente in contatto. La necessità di sfiorarsi fa sì che i maschi cerchino di andare a sbattere contro le loro potenziali compagne mentre sono in volo, oppure quando sono ferme su una superficie. Rilevata la presenza della sostanza, il maschio sale sulla femmina e – se questa non lo rifiuta – inizia il corteggiamento vero e proprio. La femmina fa vibrare le sue ali mentre il maschio le picchietta la testa. Nella fase successiva i due insetti si allineano uno dietro l’altro ed è la femmina a penetrare il maschio. Lo fa con il suo organo ovopositore, che entra in contatto con lo sperma del maschio per fecondare le uova. L’accoppiamento dura diversi minuti e in seguito la femmina cerca un luogo dove deporre le uova. Solitamente sceglie carne in decomposizione oppure accumuli di feci. Le femmine si accoppiano una volta sola e rifiutano gli altri maschi fino al completamento del ciclo riproduttivo, mentre i maschi si riproducono più volte con partner diverse.
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Da larve a piloti
Nel corso di una vita, una mosca domestica depone fino a 500 uova, con ogni nidiata composta da 70-150 uova a seconda dei casi. Le uova hanno un diametro poco più grande di un millimetro e dopo 24 ore si schiudono, lasciando fuoriuscire le larve: il fatto di essere state deposte dove c’è cibo in abbondanza favorisce il loro rapido sviluppo. Raggiungono una lunghezza poco sotto al centimetro, sono prive di zampe e si muovono strisciando. A seconda della temperatura e di altre condizioni ambientali, una larva impiega tra le 2 e le 4 settimane per svilupparsi completamente. Alla fine di questo periodo, le larve si spostano in aree più fresche e asciutte e si trasformano in pupe, con un involucro rigido esterno formato dalla pelle della larva. Dopo una settimana la metamorfosi è completa, l’involucro protettivo si schiude ed esce la mosca. A questo punto l’insetto non crescerà più in modo significativo, quindi le dimensioni dell’insetto non dicono molto sulla sua età, semmai sulle condizioni in cui è cresciuto durante lo stato larvale.
Abbandonato l’involucro protettivo in cui ha compiuto la metamorfosi, una mosca comune ha davanti a sé tra le due e le quattro settimane di vita. Diventa sessualmente attiva dopo 16-24 ore e questo, insieme alla grande quantità di uova deposte, spiega come mai le mosche sono così prolifiche e diffuse. Nei climi temperati si arriva a 12 generazioni di mosche all’anno, ma nelle aree più calde e umide dei tropici si superano le 20.
FONTE www.ilpost.it
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