INSERITO DA ANGELA CECERE
ROMA - «No, dottor Figliuolo, io non sto dalla parte dei violenti, né volontariamente né, come dice lei, "involontariamente"»: lo scrive il vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma, in risposta al direttore dello stabilimento della Fiat di Pomigliano, Giuseppe Figliuolo, che in una lettera pubblicata ieri dal quotidiano Il Mattino accusava il vescovo di essersi schierato dalla parte dei violenti e di aver partecipato al presidio davanti alla fabbrica dello scorso 15 giugno, organizzato da Slai Cobas e Fiom in occasione del primo dei due sabato di recupero. Monsignor Depalma ha scritto che «la natura pubblica che la vicenda ha assunto, e soprattutto la gravità dell'accusa a me rivolta, pretende una risposta altrettanto pubblica. No, dottor Figliuolo, io non sto dalla parte dei violenti, né volontariamente né, come dice lei, "involontariamente". Le dirò di più: la Chiesa non conosce la parola "contro", né tantomeno, nelle vicende sociali, assume posizioni pregiudiziali a favore dell'una o dell'altra parte. Proprio la vicenda-Fiat è emblematica dello stile che ho cercato di assumere: provare sempre, in ogni circostanza, anche la più burrascosa, a mettere le persone intorno allo stesso tavolo. Lavoratori, azienda, politici... Siamo tutti sulla stessa barca, è questa la mia ferma consapevolezza». Depalma: accetto l'invito a venire a Pomigliano. Depalma ha accettato l'invito a visitare lo stabilimento Fiat di Pomigliano, che gli era stato rivolto da Figliuolo con una lettera nella quale il dirigente del Lingotto aveva declinato la richiesta a partecipare a un incontro promosso da Depalma per analizzare, con i sindaci della zona, le situazioni relative allo stabilimento. Nella lettera al Mattino il prelato spiega di aver accolto l'invito a visitare lo stabilimento «per avere l'opportunità di un confronto franco e diretto. Solo le relazioni personali, faccia a faccia, possono chiarire le diverse posizioni e consentire di superare pregiudizi ed equivoci». Depalma spiega che non è sua intenzione «aprire polemiche a distanza» sui singoli aspetti sollevati da Figliuolo nella lettera inviatagli e resa pubblica. «Ci tengo dunque a dire subito - ha scritto il vescovo - che accetto l'invito del dottor Figliuolo a visitare lo stabilimento da lui diretto». «Nessun atto politico, ma di solidarietà». «Il mio '"esserci", a Pomigliano, a Tufino, a Boscoreale - scrive Depalma - ovunque ci siano persone con delle domande da porre, non è mai un atto politico, ma è sempre un atto di solidarietà umana e cristiana di cui sento, oggi come nel mio primo giorno di sacerdozio, un profondo bisogno interiore. Un vescovo, un pastore, non è un dirigente di un'azienda: quando vede e sente uomini gridare, ha l'obbligo morale di andare a vedere e sentire con i suoi occhi e con le sue orecchie. Non può girare la faccia, non può fare calcoli prudenziali, non può pensare al proprio tornaconto. Deve andare, perché nessun uomo e nessuna donna possa dire "sono rimasto solo". E' questo un gesto di complicità con i violenti e la violenza? O è complice chi non c'è, chi si assenta, chi si nasconde dietro le proprie intoccabili e solide rendite di posizione? Credo che oggi, in questo tempo così difficile, i complici dei violenti siano tutti coloro che stanno rinchiusi nei loro fortini sperando che la burrasca passi senza bagnarli. Chi non si mette in gioco in prima persona per evitare che il disagio assuma derive davvero pericolose e tragiche. Opera davvero violenza chi nega la speranza negando prospettive di futuro alle persone e alle famiglie. La Chiesa non è "contro", la Chiesa è "con" le persone e "per" il lavoro. La Chiesa ha una sola preoccupazione: che le famiglie non perdano il salario. E proprio perché conosco la complessità dei problemi, ho spesso incoraggiato le organizzazioni dei lavoratori a dare credito e fiducia ai piani dell'azienda. Ribadisco, siamo sulla stessa barca, io, lei e questa splendida terra». «Lo stanno esponendo a una situazione difficile» ha detto l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, in un breve colloquio con l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, a proposito della vicenda che coinvolge il vescovo Depalma. «Mi dispiace, mi dispiace davvero» ha risposto Nosiglia.
IL GAZZETTINO
08.07.2013.