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SPORT NEWS E SPORT LOCALE F1 Gp Belgio, trionfa Vettel e Alonso è secondo: «Arrivederci a Monza»

26 Agosto 2013, 08:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Alonso

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA Sebastian Vettel domina il Gp del Belgio, e conquista la 31esima vittoria in carriera, ma un grande Fernando Alonso riesce nell'impresa di risalire dalla nona alla seconda posizione,per un secondo gradino del podio, molto importante in questa fase della stagione, considerando anche il terzo posto della Mercedes di Lewis Hamilton ed il ritiro della Lotus di Kimi Raikkonen, suoi principali avversari in classifica. Quarta posizione per l'altra Mercedes di Nico Rosberg e quinta per la Red Bull di Mark Webber. Sesto posto per la McLaren di Jenson Button e settimo per l'altra Ferrari di Felipe Massa.

Chiudono la top ten, Grojean ottavo, Sutil nono e Ricciardo decimo.

Grazie alla vittoria nel Gran Premio del Belgio il leader del Mondiale Sebastian Vettel (Red Bull) si è portato a quota 197 punti aumentando il suo vantaggio sul ferrarista Fernando Alonso (151), ora a 46 punti di distacco. Terzo in classifica il pilota della Mercedes Lewis Hamilton a quota 139 punti.

«Dovevamo recuperare e tutto è andato bene». Dal podio di Spa Fernando Alonso dà appuntamento a Monza dove spera di regalare una vittoria ai tifosi della Ferrari. «La macchina aveva la velocità, ma è stato noioso perchè non eravamo abbastanza vicini a Sebastian per impensierirlo e non avevamo nessuna minaccia dietro. A Monza - aggiunge lo spagnolo della Ferrari a Sky - sarà un Gp importante per il team, arriviamo pieni di motivazione e speriamo di poter regalare qualche soddisfazione ai nostri tifosi».

Il pilota della Red Bull dopo la buona partenza alle spalle della Mercedes di Lewis Hamilton attende il momento propizio e poi supera agevolmente il britannico, prendendo la testa della corsa, praticamente dall'inizio della gara, per arrivare indisturbato poi al traguardo dopo i 44 giri del Gran Premio del Belgio, nonostante un minimo di pressione della Ferrari di Alonso.

Buona partenza dello spagnolo della rossa, che al via dalla nona posizione, passa in quinta e nel giro di sei giri riesce a conquistare il terzo posto, superando prima Jenson Button e poi Nico Rosberg. Lo spagnolo, partito con gomme medie nuove, dopo 13 giri, grazie al pit stop di Hamilton sale al secondo posto dietro al tedesco della Red Bull.

Anche Alonso rientra ai box per il primo pit stop e torna in pista subito dietro Hamilton e Grosjean, ma il ferrarista supera subito il francese e poi si getta dietro la Mercedes dell'inglese e lo passa in staccata al 16esimo giro. Anche Vettel rientra ai box e torna in pista dietro a Button che doveva ancora fermarsi per il cambio gomme, ma il leader mondiale lo supera e continua a spingere per aumentare il gap con Alonso e Hamilton.

Gara tutto sommato positiva anche per l'altra Ferrari di Felipe Massa che dopo alcuni problemi dopo il via è riuscito a risalire fino alla settima posizione, con la Lotus di Kimi Raikkonen che dopo il tentativo andato male di sorpasso di Massa, rientra ai box si ritira dopo 26 giri per un problema ai freni, dopo 38 gare a traguardo. Al 28esimo giro incidente tra Di Resta e Maldonado, con il pilota della Williams che riesce a rientrare ai box e cambiare il musetto danneggiato, mentre Di Resta è costretto al ritiro. Dopo il secondo pit stop la musica non cambia con la Red Bull di Vettel sempre davanti alla Ferrari di Alonso. Dopo 31 giri il ferrarista insegue il tedesco con un ritardo di circa 7 secondi. L'iberico tenta un ultimo assalto a Vettel ma dopo il cambio gomme la Red Bull è troppo veloce e Alonso, piano piano perde terreno, scivolando a 17 secondi dal leader del mondiale che trova il 31esimo successo in carriera, con lo spagnolo che si accontenta di una insperata seconda posizione.

Stefano Domenicali, team principal della Ferrari, è entusiasta. Ai microfoni di Sky dice: «Sono contento, perchè partire da così dietro e arrivare secondi, dimostra che Fernando ha fatto una gara straordinaria e noi siamo lì. Dobbiamo migliorare il passo gara con le gomme dure, ma riprendiamo ad essere dove dobbiamo essere». «Dobbiamo continuare a cercare di migliorare la macchina, dobbiamo lavorare senza guardare in giro, la Red Bull è stata più veloce ma il Mondiale non è finito, mancano otto gare...», ha aggiunto Domenicali.


Blitz degli attivisti di Greenpeace al Gran Premio di F1 del Belgio. Dopo aver eluso la sicurezza, attivisti dell'associazione ambientalista hanno scalato il tetto della tribuna principale situata di fronte all'area recintata dei vip, dove hanno aperto un banner lungo 20 metri con la scritta: 'Arctic oil? Shell no!'. Lo rende noto la stessa Greenpeace rilevando che il gruppo petrolifero anglo-olandese «è lo sponsor principale del Gran Premio del Belgio e ha pagato milioni di dollari per tappezzare la pista con il suo logo». Prima che la gara iniziasse, due paracadutisti hanno sorvolato il circuito mostrando un banner che denuncia i piani di Shell. Questo Gran Premio, sottolinea uno dei climber sulla tribuna Tony Martin, «rappresenta un giorno importante nel calendario di Shell. Ha speso milioni di euro per avere il suo logo ovunque e per impressionare gli ospiti vip, ma l'unica cosa della quale non vuole parlare sono i suoi piani di trivellazione per il petrolio artico. Per questo motivo siamo qui, per far conoscere al mondo e ai fan della Formula 1 le vere intenzioni di Shell». Shell, rileva Greenpeace, «ha investito 5 miliardi di dollari nel suo programma Artico ma, dopo i ripetuti fallimenti, tra cui una piattaforma arenata ed una incendiata, è stata costretta ad abbandonare i suoi piani in Alaska. Malgrado ciò l'azienda ha concluso un accordo con il gigante russo Gazprom per esplorazioni nella Russia Artica, una regione dove la corruzione è elevata e le regolamentazioni sono pressochè inesistenti. Un movimento globale e crescente di milioni di persone vuole fermare Shell, ma l'azienda si rifiuta di abbandonare i suoi piani. Il Gran Premio di Formula Uno è il più importante evento sponsorizzato da Shell».

Classifica Mondiale piloti: 1. Sebastian Vettel (Ger) 197 punti 2. Fernando Alonso (Spa) 151 3. Lewis Hamilton (Gbr) 139 4. Kimi Raikkonen (Fin) 134 5. Mark Webber (Aus) 115 6. Nico Rosberg (Ger) 96 7. Felipe Massa (Bre) 67 8. Romain Grosjean (Fra) 53 9. Jenson Button (Gbr) 47 10. Paul di Resta (Gbr) 36 11. Adrian Sutil (Ger) 25 12. Sergio Pèrez (Mes) 18 13. Jean-Eric Vergne (Fra) 13 14. Daniel Ricciardo (Aus) 12 15. Nico Hulkenberg (Ger) 7 16. Pastor Maldonado (Ven) 1.

Classifica Mondiale costruttori: 1. Red Bull Racing 312 punti 2. Mercedes-AMG 235 3. Scuderia Ferrari 218 4. Lotus 187 5. McLaren-Mercedes 65 6. Force India 61 7. Scuderia Toro Rosso 25 8. Sauber 7 9. Williams 1.

IL MESSAGGERO

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SPORT NEWS E SPORT LOCALE Napoli tris, al passo con Juve e Inter Il Cagliari soffre, ma batte l'Atalanta

26 Agosto 2013, 08:49am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA NAPOLI - Il Napoli strapazza il Bologna 3-0 e resta addosso alla Juve e all'Inter. Vince il Cagliari

Il Napoli sfodera una prestazione super, strapazza 3-0 il Bologna e risponde alla Juve, vincitrice nell' anticipo in casa Sampdoria. La serie A ha un avvio sfolgorante e le due favorite per lo scudetto impressionano fin dall'inizio. Dopo il ko di ieri del Milan a Verona tutte le grandi timbrano il primo turno col sorriso sulle labbra. L'Inter di Mazzarri alla distanza stende 2-0 il Genoa, le romane cominciano col piede giusto: la Lazio regola 2-1 un' Udinese in affanno che poi sfiora più volte il pari, la Roma nella ripresa domina a Livorno imponendosi 2-0 mentre Torino e Cagliari piombano subito a tre punti superando in casa il Sassuolo 2-0 e l'Atalanta 2-1.

Il Parma frena
Il Parma non riesce invece a superare il Chievo. In attesa del posticipo di domani Fiorentina-Catania, la serie A si assesta sui canoni previsti. Non molti i gol del primo turno, 19, ma dopo la doppietta di Toni c'è quella di Hamsik, due gioielli che trascinano il Napoli. Di ottimo livello anche le conclusioni di Hernanes, Curci, De Rossi. Per lo scudetto sarà sprint tra la più forti dello scorso anno: alla cinica Juve di Genova risponde un Napoli stellare che la sapiente mano di Benitez dirige magistralmente. Calcio champagne, tante occasioni, vantaggio di Callejon e doppietta splendida di Hamsik, l'ultimo tenore affiancato da un super team. Bologna mai in partita e San Paolo che comincia a sognare.

Mazzarri parte bene
Tre punti anche per Mazzarri con un' Inter in progresso che esce alla distanza e passa con Nagatomo e poi con Palacio ma il Genoa di LIverani a lungo tiene testa ai nerazzurri. Esordio vincente anche per Garcia: la Roma di Totti, che schiera Borriello e lascia fuori Lamela, tiene sempre il pallino. Traversa di Totti, palo di Florenzi e poi uno-due De Rossi-Florenzi. In attesa degli sviluppi del mercato il tecnico francese può lavorare con calma. Sembra tutto facile per la Lazio di Pektovic: gioco arioso, grande conclusione di Hernanes e poi raddoppio di Candreva su rigore. Nella ripresa la Lazio non chiude il conto e Muriel in contropiede punisce Marchetti: l'Udinese sale in cattedra e sfiora più volte il pari ma Marchetti tiene duro e Guidolin recrimina per il primo tempo non giocato. Il Sassuolo non sorride all'esordio in A. Tiene bene il primo tempo, ma il Torino passa con Brighi e nella ripresa Cerci con una bella conclusione ottiene il raddoppio e per Ventura sono i primi tre punti.

Il Cagliari vince
Il Cagliari lascia Astori in panchina e subisce il vantaggio dell' Atalanta con Stendardo, poi gran colpo di Nainggolan e nella ripresa Cabrera trova il gol che vale tre punti. Esordio in tono minore per il Parma di Amauri e Cassano che non va oltre il pari in casa con un ottimo Chievo che sfiora il gol con Thereau. L'esordio della serie A è discreto ma non ci sono novità: solo il Milan tra le grandi segna il passo, ma ora deve concentrarsi sul Psv. La stagione rossonera sarà pesantemente influenzata dal preliminare di ritorno della Champions di mercoledì al Meazza. 


I risultati 

Cagliari-Atalanta 2-1
Napoli-Bologna 3-0
Parma-Chievo 0-0
Torino-Sassuolo 2-0
Fiorentina-Catania lunedì ore 20.45

IL MESSAGGERO

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SPORT NEWS E SPORT LOCALE Inter-Genoa 2-0, Nagatomo e Palacio Mazzarri parte subito forte

26 Agosto 2013, 08:45am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA L'Inter batte il Genoa 2-0 e resta aggianciata al carro della Juve.


Walter Mazzarri, esordio e vittoria: nella prima giornata di campionato l'Inter batte il Genoa per 2-0 grazie alle reti di Nagatomo e Palacio, entrambe nel secondo tempo. Non è stato facile: i nerazzurri stentano nei primi 45 minuti ma nella seconda parte della sfida riescono a piegare i rossoblù di Liverani. I quarantamila accorsi a San Siro possono festeggiare dopo aver applaudito - prima del fischio d'inizio - un grande protagonista che esce di scena, Dejan Stankovic. Un addio che suscita commozione e qualche lacrima, un altro pezzo del Triplete che va via. Massimo Moratti è in tribuna, la trattativa con il tycoon indonesiano Erick Thohir non è ancora chiusa e sullo sfondo resta il sogno di Etòo avvistato in queste ore a Milano. Mazzarri - uomo di pochi annunci e molti fatti - imposta la sua Inter con la difesa a tre, centrocampo a cinque con Kuzmanovic titolare, Alvarez dietro l'unica punta Palacio. Una formazione prudente e collaudata dove i nuovi non trovano spazio almeno nell'undici di partenza. Sull'altro fronte un altro debuttante, Liverani risponde con Gilardino in attacco, Santana e Bertolacci alle sue spalle. Il primo tempo è privo o quasi di emozioni, le squadre si chiudono e si studiano, i portieri restano praticamente disoccupati, si affaccia lo spauracchio dell'anno scorso. L'Inter non affonda, sterile in attacco, non sembra entrare in partita. Poche azioni nel primo tempo. Al 12' Palacio viene chiuso da Portanova, al 26' arriva un velenoso rasoterra del rinato Jonathan. Al 29' bella combinazione del Genoa con Lodi che va al tiro, al 44' ci prova Kucka di testa.

Inter-Genoa, secondo tempo 

Nel secondo tempo, l'Inter cambia faccia: Icardi rileva Kuzmanovic subito pericoloso all'8'. Al 13' Kucka avrebbe un buon pallone che spreca allargandosi troppo. Subito dopo Guarin per Palacio che non aggancia. I nerazzurri migliorano, si sveglia il colombiano, Alvarez è tra i migliori in campo, ottimo Jonathan. Il centrocampo acquista qualità con Kovacic che entra al posto di Cambiasso. La squadra gira con Alvarez che ispira e trascina con autorevolezza. Anche Guarin cresce di minuto in minuto. Si perde il Genoa, impreciso e deludente fatta eccezione per Lodi. Al 21' Alvarez verticalizza per Icardi che viene intercettato. Dopo 4' Guarin tenta il tiro dalla distanza. La squadra di Liverani viene schiacciata nella propria trequarti. E al 30' arriva il meritato gol dei nerazzurri: cross di Jonathan , devia Antonelli e palla spinta in rete di testa da Nagatomo. Al 37' traversa di Icardi con la pressione dell'Inter che sale: sessanta secondi più tardi gran parata di Perin su Ranocchia. Pericoloso Jonathan, ormai un beniamino di San Siro. Il Genoa tenta una reazione che si rivela debole e insufficiente, mentre l'Inter migliora con il passare dei minuti fino a trovare il secondo gol a tempo scaduto. È Guarin a mettersi in evidenza con una bella azione personale, palla a Palacio che infila il portiere avversario con un preciso rasoterra. Per l'Inter è la fine di un incubo: vince e non prende gol anche se parte con il freno a mano tirato. Ottiene tre punti in casa propria e inizia bene il campionato. Il Genoa delude con i suoi uomini migliori e deve lavorare ancora molto. Mazzarri indovina la partita dal punto di vista tattico cercando di mettere in campo una compagine solida senza cercare soluzioni avventurose. L'Inter gira finalmente pagina anche se il vero banco di prova si avrà con le avversarie che contano. Domenica prossima c'è il Catania, poi un turno di riposo ed ecco la Juventus.

La gioia di Mazzari


«Questi ragazzi non vincevano in casa da quattro mesi e mezzo: dovevamo esorcizzare una psicosi, e ci siamo riusciti». È questo il bilancio di Walter Mazzarri, dopo l'esordio vincente in campionato sulla panchina dell'Inter. «Stiamo crescendo, stiamo trovando l'equilibrio - ha detto Mazzarri - Stiamo crescendo più di quel che mi aspettavo. Abbiamo fatto tanto in poco tempo, c'è stato anche il ritardo della tournèe americana, sono stati dieci giorni in cui avrei voluto fare tante cose». Il tecnico nerazzurro ha sottolineato che «non ci si conosce, a tratti però i ragazzi hanno fatto quel che io voglio. Nell'azione del primo gol, è una soddisfazione vedere l'esterno che crossa a destra e a sinistra l'altro esterno che segna. Anche Guarin - ha concluso Mazzarri - nel secondo tempo ha fatto cose come voglio io. Certe si potevano fare anche nel primo, ma va bene così». Assoluto catenaccio sul mercato: «Non ne parlo, alleno i giocatori che ho».

IL MESSAGGERO

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SPORT NEWS E SPORT LOCALE Lazio-Udinese 2-1, Hernanes e Candreva si riprendono l'Olimpico

26 Agosto 2013, 08:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA 

Il gran sinistro di Hernanes che vale l'1-0 per la Lazio (foto Gregorio Borgia - Ap)
Hernanes esulta (foto Gregorio Borgia - Ap)
(foto Maurizio Brambatti - Ansa)
(foto Maurizio Brambatti - Ansa)

- La Lazio batte l'Udinese 2-1 all'Olimpico. I biancocelesti dominano nel primo tempo, poi soffrono nella ripresa, ma riescono a mantenereil vantaggio e a scacciare l'incubo del 4-0 imediato dalla Juventus la settimana scorsa.

LA PARTITA MINUTO PER MINUTO

I biancocelesti si rendono artefici, nella prima passerella di campionato, di una prestazione diligente, ordinata e determinata, anche se non proprio ineccepibile sul piano dell'attenzione, lasciando scarsissimi margini per un tempo e mezzo a un'Udinese in gran parte da rivedere, evidentemente anche scioccata dal pesante ko rimediato giovedì sera in Europa league, a opera dei cechi dello Slovan Liberec. Poi a metà ripresa un contropiede vincente di Muriel riapre la gara e i friulani sfiorano persino il pari.

In avvio Petkovic cambia (quasi) tutto, rispetto alla sfida contro la Juve, affidando le chiavi del centrocampo a Biglia e lasciando in panchina Ledesma. Difesa rivoluzionata, con Biava e Dias fuori, segno che i quattro ceffoni bianconeri hanno lasciato il segno. Idem per l'Udinese che di schiaffi ne ha presi tre e che Guidolin presenta, rinunciando a Muriel, non a Di Natale. Una volta le squadre dell'allenatore veneto partivano bene e arrivavano male, adesso sembra accadere il contrario. Anche nell'arco dei 90'.

Già dopo pochi minuti s'intuisce che sarà una serata avara di soddisfazioni, per i friulani e per il portiere croato Kelava, sostituto di Brkic, che forse resta ipnotizzato dal clima dell'Olimpico, nonostante l'assenza del tifo organizzato, a causa della chiusura della curva nord per i cori razzisti in Supercoppa. Passano solo 5' e Candreva, schierato più in appoggio a Klose che sulla fascia destra, colpisce il palo, con un tiro sporcato da Naldo. Al 6' Cavanda crossa da destra e Gonzalez di testa manda il pallone a sfiorare il secondo palo. Al 13' Lazio in vantaggio con Hernanes che fulmina Kelava sul suo palo, con un tiro da sinistra verso destra. Passano altri 3' e la Lazio chiude il match, con un rigore trasformato da Candreva e concesso per un fallo del portiere dell'Udinese, uscito in ritardo su Klose.

La squadra di Guidolin, che appare particolarmente sconsolato in panchina, si vede solo al 25', quando Basta conclude fuori dalla lunga distanza. Al 29' la Lazio potrebbe chiudere i conti, ma questa volta Kelava è bravo su Hernanes, mentre al 33' Radu sfiora il palo di testa. Al 38' bella combinazione Candreva-Gonzalez che finta per Klose, la cui conclusione si perde sul fondo.

Nella ripresa Guidolin toglie Di Natale e mette Muriel, la Lazio risponde con Dias, ma cambia poco, perchè
sono i biancocelesti continuano a cercare il 3-0 più di quanto i bianconeri non vadano a caccia del gol che
dimezzerebbe lo svantaggio. Al 2' Lulic raccoglie una respinta di Kelava - su punizione di Hernanes - e manda fuori. Poco dopo Lulic è ancora impreciso, ma il pubblico laziale gli perdona tutto dopo il gol nell'ultimo derby.

Il forcing della Lazio, che fa di tutto per complicarsi la vita, schiaccia l'Udinese; ma gli ospiti, proprio nel momento in cui il crollo sembra a un passo, accorciano le distanze con un contropiede concluso da Muriel con un pallonetto che infila Marchetti. Non basta per evitare la seconda sconfitta in pochi giorni. Anche se Guidolin si morde le mani quando al 30' vede Zielinski - servito benissimo da Maicosuel e solo davanti a Marchetti - scaraventare altissima la palla del possibile pareggio. Finisce 2-1 e la Lazio può tornare a sorridere.

«Dobbiamo lavorare e tenere stretto questo risultato - comemnta alla fine Petkovic -. Sono contento di aver battuto una buona Udinese, con un po' di difficoltà che abbiamo provocato noi. Sul 2-0 abbiamo sbagliato troppe occasioni - aggiunge il tecnico -. Negli ultimi venti minuti mancava un po' di freschezza ma è normale in questo periodo della stagione». Al momento con Ledesma in panchina sembra accantonata l'ipotesi del doppio regista, ma Petkovic è
possibilista. «L'obiettivo è fare giocare i migliori - le sue parole -, per questo ci sono tante possibilità per
tutti di giocare insieme».

«Il mister dice che siamo tutti importanti - rileva proprio Biglia, preferito al connazionale argentino -. Sono
convinto che possiamo puntare alla Champions League».

Prima del match i due patron Lotito e Pozzo hanno parlato di mercato: sul piatto Kozak per l'altra metà di
Candreva. Ma Guidolin glissa: «Kozak è un ottimo giocatore, ma il mercato lo fa la società». Petkovic spera invece nell'arrivo di un attaccante: «Spero sempre di ricevere i migliori giocatori possibili, ora dovremo fare delle valutazioni e vedere anche il mercato in uscita prima di quello in entrata».

«Faremo di tutto per accrescere il potenziale offensivo - promette Lotito a Sky - Yilmaz o non Yilmaz, spero che i tifosi apprezzino».

«Del mio contratto parleremo con più tranquillità e più approfonditamente a mercato chiuso: ho ancora due anni, non c'è fretta», ha detto Hernanes, dopo la vittoria sull'Udinese. Poi, ai microfoni di Sky, il centrocampista brasiliano ha rivelato un trucco del suo allenamento: «Ho provato a scrivere con i piedi per migliorare la sensibilità il tiro col destro e col sinistro: poi mi sono reso conto che ogni funzione ha la sua specificità...».


Lazi-Udinese 2-1
LAZIO (4-1-4-1): Marchetti; Cavanda, Cana (dal 1' st Dias), Novaretti, Radu; Biglia; Lulic, Gonzales (dal 31' st Onazi), Hernanes, Candreva; Klose (dal 38' st Floccari) (Bizzarri, Strakosha, Ciani, Biava, Pereirinha, Ledesma, Ederson, Kozak, Rozzi) All. Petkovic
UDINESE (3-5-1-1): 
Kelava, Naldo, Danilo, Domizzi, Basta, Pereyra, Pinzi (24' st Zielinski), Badu, Pasquale, Maicosuel, Di Natale (1' st Muriel) (Benussi, Scuffet, Heurtaux, Coda, Widmer, Gabriel Silva, Jadson, Allan, Nico Lopez) All.: Guidolin
Arbitro: Gervasoni di Mantova 6.
Reti: nel pt 13' Hernanes, 16' Candreva su rigore; nel st 15' Muriel.
Angoli: 4-4.
Recupero: 0' e 6'.
Ammoniti: Novaretti, Hernanes, Biglia e Cavanda per gioco falloso; Kelava per fallo da ultimo uomo; Domizzi
per proteste.

IL MESSAGGERO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Tagli ai tribunali più piccoli, cancellato un ufficio su due

26 Agosto 2013, 08:38am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA ROMA Senza la grancassa che accompagna le riforme della giustizia da sempre preannunciate e mai realizzate, la vera rivoluzione dei tribunali italiani sta per partire in sordina, soffocata dal clamore delle polemiche del post sentenza Berlusconi. Alla mezzanotte del 13 settembre scatterà il d-day: dalla cartina geografica spariranno formalmente 947 uffici giudiziari, pari al 47,27% di quelli esistenti, quasi uno su due. Cesseranno di esistere 30 tribunali, 30 procure, 220 sezioni distaccate e 667 sedi di giudice di pace (che però avranno un ’bonus’ fino alla prossima primavera per consentite ai comuni di verificare se potranno farsi carico del mantenimento degli uffici). Non ci saranno né esuberi né messa in mobilità: nelle sedi che accorperanno quelle soppresse saranno trasferiti 7.300 dipendenti amministrativi e oltre 2.700 magistrati (di cui 265 giudici e 112 pubblici ministeri delle 30 sedi prossime alla chiusura, circa 500 ”toghe” ordinarie delle sezioni distaccate e 1.900 tra giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari). La macchina è già in moto. E i risparmi calcolati dal ministero della Giustizia ammontano, a regime, a circa 80 milioni di euro l’anno, cui vanno sommati i tagli di circa il 25% di spese per acqua, luce, gas etc. Ma il vero senso della riforma non sta nell’abbattimento dei costi, quanto nell’obiettivo di recuperare efficienza e di avere magistrati più specializzati.
LE DUE MINISTRE
«E’ una riforma epocale»: il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri usa le stesse parole del suo predecessore, Paola Severino, che un anno fa aveva avviato con tenacia un percorso ad ostacoli, tra le proteste dell’avvocatura e della politica locale, e non solo. Resistenze, queste, che non sono venute meno e con le quali Cancellieri dovrà ancora confrontarsi. «Può darsi che all’inizio ci saranno problemi di avvio - dice il ministro al Messaggero - ma bisogna ragionare con buon senso, perché il meglio è nemico del bene. La legge ci dà due anni di tempo per mettere mano ad eventuali correttivi, se necessari. Ma la riforma ora deve partire e partirà. Da parte mia, ho preso un impegno e alla ripresa dei lavori parlamentari sarò in commissione Giustizia per fare un punto».
SEGNALI OSTILI
Non chiude al dialogo, il ministro, ma è decisa ad andare avanti senza cedere ad alcuno slittamento nell’avvio della riforma. Anche se i segnali ostili continuano. La commissione Giustizia del Senato, alla fine di luglio, ha dato il via libera, con il voto unanime di Pdl, Pd, Scelta Civica e M5S, a un ddl di rinvio di un anno della riforma. Il provvedimento, per ovvi motivi di tempo, non potrà essere esaminato dall’aula prima del 13 settembre. Ma il fronte del no ha perseverato, e in occasione del voto sul decreto del Fare, all’inizio di agosto, il Senato ha approvato un ordine del giorno, anch’esso bipartisan, che impegna il governo a correggere la riforma prima del 12 settembre.
IL NO DI NAPOLITANO
Ma la riforma partirà in ogni caso. Del resto, a tuonare contro i «ciechi particolarismi» del mondo della politica era stato il Capo dello Stato in persona, lo scorso giugno, quando anche il Consiglio superiore della magistratura e l’Associazione nazionale dei magistrati, da sempre favorevoli alla riorganizzazione dei tribunali, avevano registrato con preoccupazione il fioccare di ordini del giorno e di disegni di legge pro-rinvio. Niente di più anacronistico, soprattutto se si considera che la mappa dei tribunali è ferma ai tempi dell’unità d’Italia. «Ma oggi non viaggiamo più in carrozza. Senza contare che stiamo puntando molto sull’informatizzazione della giustizia», fa notare il ministro Cancellieri.
LA CORTE COSTITUZIONALE
A dare ulteriore impulso alla decisione di andare avanti è stato anche il verdetto della Corte Costituzionale, che il mese scorso ha respinto le decine di ricorsi contro il taglio ai ”tribunalini”. L’unica sede salvata dalla Consulta è stata quella di Urbino. Per il resto, i giudici costituzionali sono stati categorici: la nuova geografia non comporta alcun «impedimento o limitazione». Anzi, garantirà una «giustizia complessivamente più efficace». Prima e dopo il verdetto della Consulta la voce contraria degli avvocati si è fatta sentire. Eccome. Soprattutto nel napoletano. L’acme dello scontro è stato raggiunto lo scorso luglio, quando il ministro Cancellieri ha indicato nell’avvocatura una delle grandi lobby al lavoro per bloccare le riforme. Per quell’infelice frase, poi meglio precisata e rettificata, il ministro ha ottenuto come risposta una adesione massiccia allo sciopero di avvocati penalisti e civilisti. Le acque si sono ora un po’ calmate, ma su geografia giudiziaria e mediazione civile l’ostilità di fondo dei legali resta. Secondo il Consiglio nazionale forense la riorganizzazione dei tribunali è stata compiuta su «criteri astratti e dannosi», che porteranno «più ad un aumento dei costi che ad effettivi risparmi». L’ordine degli avvocati di Perugia starebbe addirittura meditando un esposto per interruzione di pubblico servizio in vista degli inevitabili disagi.
LE PROROGHE
Nel frattempo, al secondo piano del ministero della Giustizia, lavora a pieno ritmo una task-force, coordinata dal capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, Luigi Birritteri, che «a costo zero» e «senza consulenze» da due anni elabora dati e strategie per far partire la riforma. A quella porta hanno bussato a centinaia, tra parlamentari, avvocati, esponenti politici locali. Per chiedere un rinvio o per perorare la salvezza di questo o quel tribunale. Ma oramai il dado è tratto. E l’unica soluzione-ponte per non provocare scossoni in vista del 13 settembre è rappresentata dallo strumento delle proroghe previsto dall’art.8 del decreto legislativo sui ”tribunalini”, che permette di mantenere, per non più di cinque anni, gli immobili degli uffici soppressi al servizio dell’ufficio giudiziario accorpante. Non sarà un escamotage per aggirare la riforma - sottolineano al ministero - quanto un modo per consentire la conservazione temporanea di vecchi archivi oppure lo smaltimento delle cause pendenti, mentre quelle future saranno incardinate nelle nuove sedi. I decreti di proroga firmati dalla Cancellieri sono fino ad ora 42, di cui 22 per gli archivi. E così, ad esempio, il tribunale di Cuneo potrà ancora utilizzare i locali delle soppresse sedi di Mondovì e di Saluzzo per tre anni e sei mesi. E nella eliminanda sezione distaccata di Terracina i giudici di Latina continueranno a tenere udienza per altri due anni.
SCUOLE, ASILI E CASERME
E’ ancora presto per sapere con precisione cosa sarà dei palazzi di giustizia che dal 14 settembre ceseranno di funzionare. Dovrebbero essere riconvertiti in scuole, asili, alloggi per la polizia penitenziaria, o comunque in strutture ad uso pubblico delle comunità locali. A Chiavari ancora protestano perchè il nuovo palazzo di giustizia, costato 13 milioni di euro, non aprirà mai i battenti. Chiavari è infatti tra le sedi che spariranno. E così quel palazzo dovrà essere destinato ad altro. Ma per le nuove polemiche c’è ancora tempo.

DI SILVIA BAROCCI IL MESSAGGERO

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NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA Incendio negli uffici dell'Aeronautica Militare in viale dell'Università

26 Agosto 2013, 08:34am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA ROMA - I vigili del fuoco sono intervenuti all'interno della sede dell'Aeronautica Militare in via dell'Università a Roma per un principio di incendio nell'ufficio di un ufficiale. Un corto circuito ha generato un denso fumo nella stanza danneggiando i computer. Sul posto è intervenuta anche la polizia.

IL MESSAGGERO

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Crisi in Siria/ Un intervento armato modello Kosovo

26 Agosto 2013, 08:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

 

 

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA ROMA. Un intervento armato in difesa della popolazione civile sul modello di quello già sperimentato in Kosovo, dove i bombardamenti dell’Alleanza atlantica andarono avanti per 78 giorni: in altri termini una guerra “umanitaria” senza il mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma sotto l’egida della Nato. C’è anche questa tra le ipotesi che la casa Bianca sta esaminando per fermare l’escalation del conflitto in Siria.

Seppure scioccata dagli ultimi avvenimenti, la comunità internazionale resta fortemente divisa sull’opportunità di scatenare un’ offensiva militare contro il regime di Damasco. A premere per l’intervento armato è soprattutto Parigi, fortemente convinta che sia stato l’esercito di Assad, il 21 agosto scorso, ad attaccare il suo stesso popolo con agenti chimici: gas nervini che hanno provocato - stando agli ultimi rapporti - almeno trecento morti e quasi quattromila feriti tra i quali donne e bambini.

Anche le evidenze in mano agli Usa sembrano confermare che siano stati «movimenti» nei siti dove il regime stocca le armi chimiche. Ma Mosca difende Damasco e ieri anche da Teheran - che invece dà la colpa ai ribelli - è arrivato un altolà agli Usa. «Non c’è soluzione militare alla crisi siriana» e «qualsiasi intervento armato» contro Assad potrebbe scatenare «una guerra totale» nella regione, è il monito.

 

Gli occhi del mondo restano così puntati sugli ispettori Onu che si trovano già Damasco per indagare su quattro episodi in cui si sospetta l’utilizzo di armi proibite. Nella capitale è arrivata ieri, inviata direttamente dal segretario generale Ban Ki-moon, Angela Kane, il capo degli ispettori cui è stata affidata la difficile missione.

A lei il compito di negoziare con Bashar al Assad il permesso di compiere un’inchiesta urgente e approfondita sull’attacco di mercoledì. E a questo proposito si è levata ieri la voce del cancelliere tedesco Angela Merkel che - pur se contraria all’intervento armato - ha duramente criticato Russia e Cina per avere impedito al Consiglio di sicurezza di votare una risoluzione che impegnasse Damasco a dare carta bianca agli ispettori.

In attesa e nella speranza che gli ispettori abbiano il via libera, il presidente Obama - lungi dal volersi impegnare in un’altra costosissma guerra che potrebbe avere esiti imprevedibili sulla polveriera mediorientale - ha convocato i Consiglieri anziani della sicurezza nazionale degli Stati Uniti sulla Siria per esaminare «tutte le opzioni in campo». Nel frattempo la Us Navy, la marina americana, amplierà la propria presenza nel Mediterraneo con l'arrivo del cacciatorpediniere Uss Mahan che porta a quattro le unità in grado di lanciare un attacco missilistico dal mare.

Un’altra importante riunione sulle ripercussioni della crisi in Siria è stata invece convocata per lunedì prossimo in Giordania. Ad Amman sono attesi i vertici delle forze armate di dieci paesi tra cui l’Italia . Parteciperanno Lloyd Austin, capo del Comando militare americano centrale (Centcom), e generali di Giordania, Regno Unito, Francia, Germania, Canada Arabia Saudita, Turchia e Qatar.

di Natalia Andreani LA GAZZETTA DI MODENA 

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SEZ.POLITICA E INTERVISTE Governo in bilico/ Il Pd non arretra: "Le leggi si rispettano"

26 Agosto 2013, 08:26am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA ROMA. Le sentenze si rispettano, no ai ricatti. Il Pd respinge compatto l’ennesimo ultimatum che esce dal vertice di Arcore sul salvataggio di Silvio Berlusconi dalla decadenza da senatore, pena la fine del governo Letta. «Non è pensabile che si possano eludere le leggi e non rispettare le sentenze, su ciò il Pd è irremovibile», avverte Davide Zoggia, responsabile dell’organizzazione e molto vicino a Bersani.

«Non è possibile arretrare di un millimetro, dobbiamo tenere la barra dritta, spiegheremo al paese le ragioni della nostra posizione», gli fa eco Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, sponsorizzato da Massimo D’Alema. «In un momento così delicato per la vita degli italiani è da irresponsabili provocare una crisi per ritorsione come vuol fare il Pdl: gli italiani saprebbero a chi addossare la colpa facendo pagare al Pdl e a Berlusconi un prezzo altissimo», aggiunge Andrea Martelle, vicecapogruppo alla Camera.

fEnrico Letta continua a ostentare sicurezza. E’ convinto che alla fine il Pdl non farà saltare il governo. «Ho fiducia che troveremo una soluzione, ma ci sono le leggi e a queste tutti si devono attenere», ribadisce a un quotidiano austriaco. Il premier non è ancora convinto che alla fine Silvio Berlusconi sceglierà la linea dura, facendo ritirare la delegazione del Pdl dal governo. Ma dietro l’ostentata tranquillità sia Enrico Letta che il Pd lavorano anche allo scenario B: le possibili elezioni anticipate. La prossima settimana Guglielmo Epifani incontrerà i ministri Pd del governo per fare il punto della situazione. E tra i maggiorenti del partito è già guerra di posizionamento.

Matteo Renzi, tornato da un viaggio in California, è pronto al ritorno in scena. Parlerà in un doppio comizio a Forlì e a Reggio Emilia, alle feste dell’Unità, il prossimo 30 agosto. Ai suoi però ha detto di «tenersi pronti» i prossimi giorni saranno decisivi per capire se e quando si tornerà a votare. Se e quando ci saranno le primarie che a quel punto potrebbero essere per la premiership prima che per la segreteria. Sia a largo del Nazareno che a Palazzo Chigi c’è il timore di quello che il sindaco dirà alla festa nazionale di Genova. Renzi potrebbe infatti chiedere la fine del governo delle larghe intese. Rendendo più chiaro che alla fine lo scontro per la leadership del Pd sarà tra Letta e Renzi. Il sindaco rottamatore dovrà anche decidere se candidarsi anche alla segreteria del partito, come gli chiedono i suoi, ricordandogli il caso di Romano Prodi, leader e premier ma senza partito.

Per ora Renzi non scioglie la riserva sulla segreteria. «Questa volta non mi faccio fregare, prima voglio conoscere le regole», ribadisce, forte dei sondaggi che confermano il valore aggiunto della sua candidatura per la coalizione tra i 5 e i 6 punti sopra il Pdl. Le regole le fisserà l’assemblea nazionale convocata per i prossimi 20 e 21 settembre. Ma tutto è legato a cosa accadrà il prossimo 9 settembre, quando la Giunta di Palazzo Madama voterà su Berlusconi. Continua intanto il pressing dell’ala Franceschini, Epifani, Bersani su Letta per convincerlo accettare il ruolo di anti-Renzi.

Intanto è ancora Massimo D’Alema a far discutere. In un’intervista al Tg1 D’Alema nega di aver fatto alcun endorsment nei confronti del sindaco rottamatore. «Ho detto che che Renzi sarebbe il candidato verso il quale andrebbe il consenso della maggior parte dei nostri elettori, è una valutazione oggettiva, sono mesi che lo dico». L’ex premier che qualche giorno fa aveva liquidato Letta come «premier di transizione», ora spiega che è «il governo ad essere di transizione «perché un governo in cui noi collaboriamo con Berusconi è un governo transitorio che ha il compito di fare determinate riforme e ricondurci alla normalità della democrazia dell’ alternanza».

di Maria Berlinguer LA GAZZETTA DI MODENA

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Ciclista ucciso in viale Italia: «Incrocio maledetto, intervenire subito» FOTO VIDEO

26 Agosto 2013, 08:13am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA Quel mazzo di fiori, arrampicato sul palo in mezzo all’incrocio, guarda le auto sfrecciare su e già, a destra e a sinistra. Sta a ricordare che in quel tratto di Viale Italia, proprio dove si affaccia via San Faustino, una ragazza, una modenese che aveva quindici anni fu uccisa da un’auto. Sono passati dieci anni da quella tragedia, in quell’incrocio ampio, multitrafficato, è stato collocato un fotored, uno dei primi in città, proprio per vigilare, per creare un deterrente agli automobilisti frettolosi, distratti, indisciplinati, portatori di tragedia per se stessi e, purtroppo, per gli altri. Sono passati dieci anni, dicevamo, ma un’altra giovanissima vita si è spezzata, sempre in quel tratto, a pochi metri di distanza. Il 17enne Okono Ekomabasi Effiong, studente del Corni che avrebbe iniziato ora l’ultimo anno scolastico, è stato travolto ed ucciso da un furgone Nissan.

Lui, in bicicletta, procedeva lungo via San Faustino e si è immesso nell’incrocio quando è sopraggiunto un furgone Nissan che lo ha travolto e ucciso. La Municipale, intervenuta per i rilevi, sta verificando le circostanze al fine di chiarire quali siano le responsabilità dell’accaduto. Intanto, in città la tragedia ha toccato i cittadini nel profondo, in redazione sono arrivate numerose telefonate di persone sgomente e che si lamentavano per la sicurezza sulle nostre strade, a testimonianza di quanti siano i rischi dei modenesi che ogni giorno, per necessità, devono sfidare gli incroci sperando che tutto vada bene.

Il dolore della famiglia che ha perso sulla strada il loro primogenito non lascia sordo Franco Piacentini, presidente modenese dell’Associazione onlus familiari e vittime della strada. «Non possiamo far finta di nulla - afferma - due incidenti mortali, due giovani vite spezzate, due “parti deboli” della strada, pedone e ciclista, annientati dalle quattro ruote. È innegabile che in quell’incrocio qualcosa non andava e continua a non andare, nonostante si sia fatto qualcosa per gli automobilisti, piazzando cioè l’occhio del fotored. Evidentemente non basta perché mi sembra che si debba intervenire anche a protezione di chi attraversa, di chi “taglia” trasversalmente viale Italia.

E se si pensa di aver fato abbastanza con il “verde” a chiamata, con i pedonali ben segnalati, allora bisognerà fare di più, in forma di prevenzione, aumentando la segnaletica, trovando, provando, escogitando, cercando di prevedere l’imprevedibile». «Bisogna anche ricordare, e fra l’altro l’amministrazione comunale ne è ben consapevole di questo fatto - conclude il presidente Franco Piacentini - gli elevati costi che comportano alla cittadinanza intera sia gli incidenti mortali che quelli con feriti. Se si consulta infatti la pubblicazione del Comune di Modena in tema di incidenti stradali , alla voce costi sociali viene riportato che ogni decesso ci costa, all’intera comunità, 1.372.832 euro mentre ogni ferito ne costa 26.300. Mi sembra di capire, dunque, che “convenga” intervenire»

ARTICOLO E VIDEO DELLA GAZZETTA DI MODENA

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS La tragedia di Rovereto narrata da cento testimoni

26 Agosto 2013, 08:09am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA NOVI. Oltre 200 pagine, circa 100 testimonianze di persone di ogni età; 14 capitoli che raccontano un anno di fatiche, emozioni, sentimenti con la narrazione di chi ha vissuto il terremoto in prima persona.

È stato presentato, in occasione della sagra di San Luigi, il libro “2012, il terremoto a Rovereto e Sant’Antonio: storie e testimonianze”. Un’opera che analizza a 360° effetti devastanti ma anche la grande forza d’animo degli abitanti delle due frazioni, a partire dai primi campi spontanei fino a oggi. Un libro che si pone anticipa l’uscita di un successivo volume, «che vada oltre le riflessioni e i sentimenti, affinché ci sia la tenacia ed il coraggio per poter parlare di una definitiva ricostruzione».

Tra coloro che hanno contribuito, oltre alla curatrice Francesca Foroni, ci sono Maurizio Bacchelli (presidente dell’ onlus “Tutti insieme a Rovereto e Sant’Antonio”), il geologo Giorgio Barelli, Venanzio Malavolta, Bettina Negri, Diego Zanotti e Renzo Merler.

Una serie di racconti e di immagini preceduti dall’analisi geologica dell’accaduto.

«C’erano tutti gli elementi affinché questo terremoto non fosse neutralizzato, ma quantomeno previsto – spiega Barelli – La classificazione sismica dell’Emilia prevede valori di accelerazione di picco orizzontale del suolo tra 0.05 e 0.15. Sebbene il terremoto del 2012 abbia fatto registrare valori nettamente superiori ai criteri indicati, la nostra zona continua ad essere considerata come a basso rischio. Le leggi inerenti l’argomento terremoto ci sono, ma spesso non sono cogenti».

Tanta la riconoscenza nei confronti di tutte le associazioni di volontariato e dei cosiddetti “angeli delle pietre”, compresi gli alpini di Trento, a cui è stato dedicato un intero capitolo. Tra i temi toccati anche il sostegno sanitario ai più deboli (“Il coordinamento e lo spirito di sacrificio sono stati i segreti per combattere l’emergenza”), la questione impianti sportivi e la demolizione degli edifici, aspetto che riguarda il 45% delle strutture presenti nelle due frazioni. Per niente secondario il capitolo concernente i danni subiti dal comparto commerciale, industriale ed agricolo, che si è dovuto destreggiare tra impianti di bonifica danneggiati ed il costante rischio di sciacallaggio delle attrezzature. Immancabile anche il riferimento a don Ivan, morto durante il sisma, ed alla visita di papa Ratzinger.

«Il messaggio che vuole trasmettere l’opera, oltre a dimostrare come si possa uscire arricchiti anche da una tragedia come questa, è la rinnovata unità e solidarietà tra i cittadini», commenta Francesca Foroni. Soddisfatto anche il presidente dell’onlus Bacchelli: «La raccolta del materiale ha comportato 8-9 mesi di lavoro, ma si tratta di un obiettivo che ci eravamo prefissati sin dall’inizio. Il rischio è che con il passare del tempo si perda parte della memoria storica dell’evento, pericolo che cerchiamo di scongiurare proprio tramite il racconto dei diretti interessati».

FONTE LA GAZZETTA DI MODENA

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