PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LIVERPOOL PENSIONATO VIOLENTA UN BAMBINO DI 11 ANNI IN UN CENTRO COMMERCIALE: CONDANNATO ALL'ERGASTOLO
INSERITO DA ANGELA CECERE
Innocenza rubata. Un pedofilo è stato condannato all'ergastolo a Manchester per aver violentato un bimbo di 11 anni in un bagno di un centro commerciale. John Richard Ferrier, 69enne pensionato di Wigan, tra Liverpool e Manchester, si trova ora davanti alla prospettiva di morire dietro le sbarre, dopo che in un primo tempo gli era stata preannunciata una pena minima di otto anni. Il 18 ottobre 2013 Ferrier aveva avvicinato il piccolo nelle toilette di Manchester Arndale, invitandolo a seguirlo in uno stanzino: davanti al rifiuto del bimbo non si era dato per vinto e lo aveva trascinato con sé per poi violentarlo, come riporta il Manchester Evening News. Quando il ragazzino è riuscito a divincolarsi è fuggito e ha raccontato subito quello che era accaduto alle prime persone che ha incontrato fuori dai bagni e a una guardia della sicurezza. Poi, vedendo che Ferrier stava arrivando, è scappato via terrorizzato. Uno dei presenti ha subito avvisato la guardia, che ha bloccato l'uomo fino all'arrivo della polizia. Il ragazzo è stato rintracciato a scuola, tre giorni dopo l'accaduto, dagli agenti: a quel punto ha raccontato tutto. Simon France, dell'Unità reati sessuali, ha detto: «Mi congratulo con la vittima che, con il sostegno della sua famiglia e dei funzionari di polizia, ha avuto il coraggio di farsi avanti e sporgere denuncia. È un ragazzo che ha attraversato un terribile calvario, e non era facile per lui rivelare ciò che gli era successo. Con il suo aiuto siamo riusciti a portare Ferrier davanti ai giudici: adesso dovrà passare un bel po' di tempo in cella. Ma voglio ringraziare anche i clienti e il personale del centro commerciale che sono immediatamente intervenuti, portando all'arresto di quell'uomo». Ferrier è stato riconosciuto colpevole dalla Corte di Manchester di stupro e di possesso di arma da taglio.
LEGGO.IT
23.11.2014.
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DI ROSARIA ROMANO Louis Vuitton non va MAI in saldi!!! Diffidare e non comprare su questi siti
INSERITO DA ELSA COPPA TRAPANI. Nel giro di squillo scoperto a Trapani sarebbero coinvolti anche uomini delle "forze dell'ordine". Lo scrive il gip Antonio Cavasino nell'ordinanza con la quale ha ordinato l'arresto di sette persone tra cui Ana Maria Bermudez Valdes, la "cubana", indicata come l'organizzatrice degli incontri. Dall'inchiesta sarebbero emerse "collusioni" con imprecisati investigatori sui quali sono state avviato un filone di indagine parallelo. Le intercettazioni hanno poi consentito di ricostruire una rete che da Trapani si estendeva ad altri centri della provincia (Erice, Alcamo e Castellamare del Golfo). La "cubana", oltre a reclutare ragazze sudamericane in prevalenza colombiane, avrebbe curato anche la pubblicazione di annunci e i rapporti con clienti facoltosi. L'operazione ha molti punti di contatto con un altro blitz che nel 2011 portò alla scoperta di un altro giro di prostituzione a Trapani. Nel giro erano coinvolte ragazze sudamericane di età compresa tra i 20 e i 30 anni, ma anche trans. Uomini e donne, a disposizione della Trapani bene, che si prostituivano in appartamenti presi in affitto nel capoluogo, a Marsala, Castellammare del Golfo e Alcamo, ma anche in villette e alberghi. Stella (il nome è di fantasia) era la più gettonata, l’unica a tenere testa alla concorrenza, forte, dei trans, i più richiesti da una clientela sempre più crescente, a dispetto della crisi che colpisce ogni settore economico. Gli altri destinatari dei provvedimenti restrittivi, emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale Antonio Cavasino, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Tarondo, sono: Diana Pollina, 53 anni, di Trapani; Rosa Di Tanto, 53 anni, originaria di Torino ma residente nel capoluogo; Giuseppa Valenti, 48 anni, di Trapani; Gaetano Lampasone, 49 anni, di Alcamo; Giuseppe Piacentino, 37 anni, di Trapani, Giovan Battista Sansica, 52 anni, di Calatafimi. Le donne adesso sono in carcere. Gli uomini, invece, agli arresti domiciliari e sottoposti all’obbligo del braccialetto elettronico per scongiurare il pericolo di possibile fughe o di reiterazione del reato. Tutti chiamati a rispondere del reato di sfruttamento aggravato della prostituzione. Le donne reclutavano le ragazze, anche tra i loro familiari; gli uomini, invece, curavano l’aspetto logistico, scegliendo le case da prendere in affitto.
