DI MORENA MOTTA Un ragazzino e il suo computer. Sul monitor il gioco d’azzardo che lo sta isolando dal mondo: un amico gli telefona, ma lui non ha tempo, i genitori bussano alla porta, ma lui non ci fa caso.
Un video in cui i suoni che si sentono prima sono quelli della vita vera, poi
lasciano tutto lo spazio ai trilli del «check» o dell’«all in» del poker sul tavolo da gioco virtuale.
In un video di un minuto i ragazzi del gruppo Emisfero Digitale hanno raccontato la dipendenza e la ludopatia, così come le vedono (e le sperimentano) i giovani, tracciando il percorso che fa un giocatore:
dall’euforia, all’isolamento e alla solitudine.
Con
«Quando il gioco si fa duro… i duri smettono», Emisfero Digitale ha anche vinto il video contest per giovani videomaker «Con l'azzardo non si vince... Scommetti sulla tua creatività», sulla schiavitù del gioco. Che è un problema serio anche per i ragazzi:
il 47,1% degli studenti tra i 15 e i 19 anni gioca e il 10-14% corre il rischio che questo hobby diventi una patologia.
«Siamo una decina tra ragazzi e ragazze dai 20 ai 31 anni, tutti appassionati di video, alcuni anche professionisti del mondo audiovisivo – spiega Matteo Castaldo, coordinatore di Emisfero Digitale -. Anche se l’idea del ragazzino a computer può sembrare abbastanza banale, Luigi Zambonelli, il nostro regista, è riuscito ad
esprimere il senso di ansia crescente, utilizzando ad hoc diversi effetti sonori e chiudendo con un messaggio d’impatto».
Il video è stato realizzato nello studio del laboratorio video Squeezezoom Bottega di Bologna, un’associazione culturale che forma giovani sul mondo audiovisivo, solo con
un paio di luci e una videocamera Blackmagic. «In una giornata abbiamo registrato i campi, i controcampi e i dettagli – continua Matteo -, ma gran parte del merito va al regista, Luigi, che ha diretto il montaggio e ottenuto un video proprio come lo avevamo immaginato».