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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS «I lupi nell'Appennino modenese pericolosi? Ma che gran bufala»

13 Giugno 2015, 14:06pm

Pubblicato da www.mikivettica.net

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

M.P. Sempre più spesso i lupi guadagnano ampi servizi sui mezzi di informazione, anche a causa dei danni che creano. E in Appennino, che finora schiva gli orsi ma è alle prese con i cinghiali, la questione è discussa. Ne abbiamo parlato con un super esperto, Matteo Carletti.

Carletti, qual è la situazione del lupo, oggi?

«Il lupo da una decina d'anni è argomento di attualità faunistica, per gli aspetti gestionali che la sua presenza implica. Innanzitutto, è bene chiarirlo, tale presenza è di fatto un ritorno. Il lupo è da sempre in Italia, con un andamento demografico oscillante. Fino al dopoguerra era cacciato, chi riportava alle autorità un capo abbattuto riceveva a un incentivo economico. Dagli anni ’70 ad oggi, grazie alle leggi di protezione, al ripristino degli habitat forestali e al ritorno della grossa selvaggina, il lupo ha ricolonizzato la dorsale appenninica e l’arco alpino, divenendo nuovamente una presenza stabile. Il problema è che a livello gestionale, ma anche emotivo, siamo impreparati a questo ritorno, che segue dinamiche assolutamente naturali».

Nessun lupo è stato liberato?

«No, in Italia non esistono né sono esistiti in passato progetti specifici che prevedono il rilascio di lupi a scopo di ripopolamento. L’unico progetto di reintroduzione di grandi carnivori riguarda l’orso trentino. Che si mollino lupi è una leggenda popolare esattamente come quella delle vipere paracadutate dagli aerei, anche se si tratta di una leggenda molto tenace. Gli unici rilasci che vengono effettuati sono di lupi rinvenuti in natura in gravi condizioni di salute, feriti o avvelenati. Ove possibile, vengono curati e rimessi in libertà da apposite strutture specializzate - i Centri di recupero fauna selvatica o Cras (a Modena ad esempio è attivo il Cras “Il Pettirosso”). Si tratta di attività ufficiali e documentate, rispetto alle quali chiunque può trovare in rete materiale».

C'è pericolo per le persone? E per gli escursionisti?

«No. Il lupo non identifica nell’uomo una preda, ma una minaccia, e a dirlo è uno che per tre anni ha girato giorno e notte nei boschi, disarmato, per seguire i branchi. Sarei stato un ottimo pranzetto, ma evidentemente non erano interessati. I lupi recuperati dai Cras sono creature disorientate e intimidite dalla vicinanza umana, i lupi sorpresi dalle videotrappole mostrano un evidente timore non appena percepiscono l’odore dell'uomo. Dal 1825 a oggi non esiste un solo caso documentato in Europa di attacchi di lupo all'uomo. Immaginiamo gli articoli che talvolta si scrivono: “tornano i lupi, torna la paura”. Se vi fosse un solo attacco di lupo, andrebbe in mondovisione. Non è da escludersi in assoluto, ma si tratta di un evento talmente improbabile da essere quasi impossibile. Non ho il minimo timore a dormire in un bosco abitato dai lupi, sarei di certo meno tranquillo sulla panchina di un parco cittadino».

E le pecore? Questi attacchi sono reali, no?

«In passato i lupi erano presenti, e si sapeva come trattarli, come difendere il bestiame domestico da essi. La loro temporanea scomparsa da alcuni territori ha cancellato quest’abitudine antica. Il vero problema è ovviamente in capo alla pastorizia. Il lupo mangia in massima parte caprioli e cinghiali, ma talora si ciba di bestiame domestico. Quando i cuccioli richiedono molto cibo, ad esempio, oppure se le pecore diventano una risorsa facile da attingere. È chiaro che servono tutele per i pastori, risarcimenti, contributi alla costruzione di recinti antilupo, o per l’acquisto di cani come i maremmani-abruzzesi. Voglio sottolineare, a rischio di essere impopolare, che molto dipende anche dall’atteggiamento imprenditoriale del pastore. Ogni lavoro ha i propri rischi professionali. Per i pastori uno dei rischi è rappresentato dai lupi, ma anche dai cani vaganti. È necessario prendere consapevolezza del ritorno del lupo e agire di conseguenza con una serie di precauzioni: investendo nel rendere più sicuri i ricoveri, non lasciando le pecore incustodite al pascolo, addestrando i cani da pastore. In una parola, ricominciando a fare i pastori come una volta, quando il lupo era una presenza costante. Fatico a capire come spesso la soluzione prospettata sia l’uccisione dei lupi piuttosto che una strategia - possibile - di coesistenza. Il lupo è un predatore che ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema, come fattore di regolazione delle popolazioni di ungulati selvatici i quali, se in eccesso, a propria volta danneggiano l'agricoltura e il bosco o possono diventare vettori di malattie per il bestiame domestico. E quindi perché l'eradicazione del lupo viene prospettata come l’unica soluzione? Possiamo fare di meglio».

Spesso si sente dire che i lupi sono troppi, è davvero così?

«Il lupo ha densità legate al concetto di branco. Un branco occupa un territorio molto vasto, e in quel territorio un solo branco vive. Non esiste quindi una logica di incremento esponenziale. I branchi non solo non si mescolano tra loro, ma arrivano addirittura ad uccidere i lupi che sconfinano. Fino a una decina d'anni fa il lupo aveva ricolonizzato solo le aree montuose, ma ora è stabilmente presente anche nella fascia collinare e a ridosso della pianura, dove i branchi si trovano ad una maggiore vicinanza con le attività umane e con i cani. Questo genera situazioni delicate. La vicinanza agli allevamenti, ad esempio, non solo di ovini ma anche di bovini da latte o di maiali. Ma anche il rischio di ibridazione con cani vaganti, non randagi quanto piuttosto liberi di muoversi sul territorio, e di accoppiarsi con lupi selvatici. Un problema molto attuale causato dall'uomo. L'ibridazione modifica

il comportamento del lupo, le dinamiche demografiche, la dimensione delle aree di branco. Succede così che in collina, possano coesistere anche sei branchi con individui ibridi, che magari partoriscono non cinque, ma dieci cuccioli. Ma parlare di ibridi non è parlare di lupi». (ase) LA GAZZETTA DI MODENA

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COSTIERA AMALFITANA NEWS Amalfi festeggia Sant'Antonio. Processione da Atrani in barca

13 Giugno 2015, 14:00pm

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 Inserito da www.mikivettica.net Fonte il Vescovado di Ravello Tra le numerose devozioni degli Amalfitano figura, ai primi post, quella verso Sant'Antonio di Padova, dottore della Chiesa.

La sua effigie è venerata nell'omonima rettoria situata nel rione Capo di Croce.

I festeggiamenti odierni, anticipati dalla tradizionale tredicina, si svolgeranno secondo il seguente programma:

ore 7 - 8 - 9.30 -10.30 Sante messe presso la Rettoria:

ore 17,45: solenne processione del simulacro che giungerà prima nella collegiata si Santa Maria Maddalena di Atrani e successivamente, via mare, a bordo di un'imbarcazione seguita da quelle di barcaioli e pescatori, farà rientro ad Amalfi per la Santa Messa in Cattedrale. Al termine l'alzata del quadro di Sant'Andrea che apre di fatto i festeggiamenti estivi in onore del Santo Paatrono e infine il ritorno della statua in cappella.

In serata immancabile lo spettacolo pirotecnico che si leverà dal molo Pennello. IL VESCOVADO DI RAVELLO 

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NEWS ITALIA E DAL MONDO CALABRIA REGGIO CALABRIA Ndrangheta: sequestrati beni cosca Crea Operazione della polizia di Stato,sigilli a terreni e fabbricato

13 Giugno 2015, 13:47pm

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NEWS ITALIA E DAL MONDO CALABRIA REGGIO CALABRIA Ndrangheta: sequestrati beni cosca Crea Operazione della polizia di Stato,sigilli a terreni e fabbricato
NEWS ITALIA E DAL MONDO CALABRIA REGGIO CALABRIA Ndrangheta: sequestrati beni cosca Crea Operazione della polizia di Stato,sigilli a terreni e fabbricato

INSERITO DA ANGELA CECERE RIZZICONI (REGGIO CALABRIA), - Beni per 300 mila euro sono stati sequestrati dalla polizia di Stato a Teodoro Crea, ritenuto il capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta che opera nel territorio di Rizziconi, nella Piana di Gioia Tauro. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria. Tra i beni sequestrati ci sono alcuni terreni e un fabbricato. Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta a 300 mila euro.

ANSA

13.06.2015. 14.47

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NEWS ITALIA E DAL MONDO SARDEGNA Cagliari: Rastelli,dobbiamo solo vincere Conferenza stampa di presentazione con il presidente Giulini

13 Giugno 2015, 13:27pm

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NEWS ITALIA E DAL MONDO SARDEGNA Cagliari: Rastelli,dobbiamo solo vincere Conferenza stampa di presentazione con il presidente Giulini
NEWS ITALIA E DAL MONDO SARDEGNA Cagliari: Rastelli,dobbiamo solo vincere Conferenza stampa di presentazione con il presidente Giulini

INSERITO DA ANGELA CECERE CAGLIARI "Non abbiamo alternative, dobbiamo solo vincere. Dal ritiro dobbiamo gettare le basi per un campionato da protagonisti", così Massimo Rastelli, nuovo allenatore del Cagliari, si presenta a tifosi e stampa. -.D'altra parte sono le indicazioni del presidente del club rossoblù, Tommaso Giulini "Da tecnico ho sempre raggiunto l'obiettivo - ha detto Rastelli - sono al settimo anno da allenatore. In B ho fatto tredici anni da calciatore e due in panchina. In B devi vincere sempre".

ANSA

13.06.2015. 14.27

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NEWS ITALIA E DAL MONDO LOMBARDIA Profughi allontanati da Stazione Milano Chiusi con delle reti i mezzanini dove sostavano da giorni

13 Giugno 2015, 13:15pm

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NEWS ITALIA E DAL MONDO LOMBARDIA Profughi allontanati da Stazione Milano Chiusi con delle reti i mezzanini dove sostavano da giorni
NEWS ITALIA E DAL MONDO LOMBARDIA Profughi allontanati da Stazione Milano Chiusi con delle reti i mezzanini dove sostavano da giorni

INSERITO DA ANGELA CECERE MILANO, I molti profughi che affollavano da giorni i due mezzanini della stazione Centrale a Milano sono stati allontanati la scorsa notte dalle forze dell'ordine e gli spazi sono stati chiusi con delle reti. Ora gli immigrati stazionano all'esterno, appena fuori dall'ingresso, nella cosiddetta Galleria delle carrozze, in una situazione di evidente disordine e disorganizzazione.

ANSA

13.06.2015. 14.15

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NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA LA MAMMA NON LO LASCIA USCIRE DI CASA, 13ENNE L'ACCOLTELLA ALL'ADDOME: LA DONNA È GRAVE

13 Giugno 2015, 13:07pm

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NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA LA MAMMA NON LO LASCIA USCIRE DI CASA, 13ENNE L'ACCOLTELLA ALL'ADDOME: LA DONNA È GRAVE
NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA LA MAMMA NON LO LASCIA USCIRE DI CASA, 13ENNE L'ACCOLTELLA ALL'ADDOME: LA DONNA È GRAVE

INSERITO DA ANGELA CECERE La mamma non lo lascia uscire di casa e lui che fa? La accoltella. La lite in famiglia a suon di coltellate ha rischiato di finire in tragedia. E' successo ieri sera in via Vulusia, zona Cassia. E sul posto è intervenuta la polizia. La donna ha riportato diverse ferite all'addome. Soccorsa dal personale del 118 è stata trasportata in codice rosso al San Pietro. Trasportato nello stesso ospedale anche il figlio in stato di choc. Il figlio ha colpito più volte all'addome la donna, una trentanovenne di origini russe, poi si è pentito ed ha chiamato i soccorsi. Sulla vicenda indaga il commissariato di Polizia Ponte Milvio. Da una prima ricostruzione degli investigatori, madre e figlio erano da soli in casa quando è scoppiata la lite. La trentanovenne, che era ubriaca dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, ha vietato al figlio di uscire, ma il ragazzo ha reagito. In uno scatto di ira ha impugnato la lama ed ha colpito la madre sia al petto che all'addome. Poi, spaventato e pentito per quello che aveva fatto, ha chiamato il 118 chiedendo aiuto. Quando i soccorritori sono arrivati nell'appartamento hanno trovato la donna in gravi condizioni, in una pozza di sangue, e il ragazzino sconvolto. Nell'abitazione c'era anche il loro cane "ERA VIOLENTA, MI DOVEVO DIFENDERE" Non è in pericolo di vita la donna di 39 anni di origine russa accoltellata ieri sera a Roma dal figlio tredicenne durante una lite. È accaduto in via Volusia, zona Cassia. È stato lo stesso ragazzino a chiamare il 118 sconvolto per quanto era accaduto, e i sanitari hanno avvertito la polizia. La donna, che era in evidente stato di ebrezza alcolica, è stata trasportata al pronto soccorso dell'ospedale San Pietro con una ferita da taglio e non ha riportato lesioni interne. Anche il 13enne è stato portato in ospedale sotto choc. Il ragazzino ha raccontato ai poliziotti intervenuti sul posto di aver preso ed usato il coltello per difendersi dalla madre, che già altre volte aveva avuto comportamenti violenti nei suoi confronti, circostanza che ha trovato riscontri: già in passato in passato c'erano stati diversi interventi da parte delle forze dell'ordine.

LEGGO.IT

13.06.2015. 14.07

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SCHIAVA SESSUALE DEL PADRE PER 27 ANNI: DAGLI STUPRI NASCONO QUATTRO BIMBI

13 Giugno 2015, 12:57pm

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SCHIAVA SESSUALE DEL PADRE PER 27 ANNI: DAGLI STUPRI NASCONO QUATTRO BIMBI
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SCHIAVA SESSUALE DEL PADRE PER 27 ANNI: DAGLI STUPRI NASCONO QUATTRO BIMBI

INSERITO DA ANGELA CECERE Un orrore senza fine cominciato quando Katherine era una tredicenne bella e bionda, piena di talento artistico e con una mente brillante e promettente. Tutto si spezzò quel giorno in cui tornò a casa da scuola a Victoria's Latrobe Valley, vicino Melbourne, in Australia e il padre alcolizzato le disse di andare con lui in camera da letto e la spogliò. Dopo averla violentata, le disse: «Ora sei stata violata: nessuno ti vorrà mai». L'incubo era appena cominciato: da allora diventò la schiava sessuale di un padre violento che picchiava lei, gli altri figli e la moglie e che la portò a letto migliaia di volte nell'arco di 27 anni, soggiogandola fisicamente e psicologicamente, fino a convincerla che tutto quello che succedeva fosse normale. Salvo, poi, ordinarle con le minacce di non parlarne con nessuno. Intorno, una famiglia che non vedeva o, chissà, magari preferiva non sapere: né la madre, né i tre fratelli maschi. Quando ebbe l'occasione di parlare con assistenti sociali parlò delle violenze subite, ma nei confronti del genitore non fu mai avviato nessun procedimento. Per Katherine le visite dei nonni materni e il tempo passato a scuola erano gli unici momenti in cui si sentiva al sicuro Nel frattempo il padre la mise incinta quattro volte, ma nessuno dei figli porta il suo nome. Lei, che in tutti quegli anni non aveva mai trovato il coraggio di denunciarlo, prima per le minacce fisiche e poi per timore che le portasse via i bambini, solo a 40 anni trovò il coraggio di farlo. Si confidò con una dottoressa che la aveva in cura per la sua epilessia e le raccontò tutto: insieme cominciarono a pianificare una via di fuga. E così, una notte, una squadra di polizia è andata a prelevarla da casa per portarla lontano, in un luogo protetto, per poi salvare i bambini dall'"orco" che era in casa e che loro chiamavano "papà". Katherine all'inizio era in uno stato di fragilità assoluta e sono serviti mesi di consulenza per tranquillizzarla. Alla fine, però, si è rafforzata al punto di riuscire a fare quello che avrebbe dovuto fare tanto tempo prima: raccontare alla polizia tutto quello che aveva subito in 27 anni . Il suo racconto fu sufficiente. Quando gli agenti bussarono alla porta del padre per leggergli le accuse, lo trovarono impassibile, privo di emozioni e di rimorsi. Dal 2010 è in carcere per scontare una condanna a 22 anni. Una storia raccolta dalla giornalista Sue Smethurst nel libro "Behind close doors" (Dietro le porte chiuse), in cui la protagonista viene chiamata con lo pseudonimo di Katherine X per salvaguardarne la privacy. Dopo la pubblicazione della storia sono stai moltissimi i messaggi di auguri e solidarietà inviati a "Katherine" via mail per esprimere solidarietà. «E' rimasta molto colpita - dice Sue - Dopo quello che ha vissuto non riusciva a credere che esistessero persone così gentili che si preoccupavano di lei. E' stata traumatizzata, ma ha tanto amore per i suoi figli. E' una donna spiritosa e luminosa: chissà che vita avrebbe potuto avere se non fosse stata vittima di quell'orrore?». Katherine, vittima di una storia incredibile in cui non sono secondarie le responsabilità delle autorità, ha inoltre citato in giudizio il governo dello Stato di Vittoria per non aver compiuto il suo dovere nel proteggerla: quando lei raccontò le violenze subite agli assistenti sociali il caso fu sottovalutato. Nessuna cifra potrà mai ripagare la sua vita spezzata, ma comunque le è stato riconosciuto il risarcimento

LEGGO.IT

13.06.2015 13.57

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO DI 2 ANNI INTRAPPOLATO IN AUTO SOTTO AL SOLE. "LA MAMMA HA LASCIATO LE CHIAVI DENTRO"

13 Giugno 2015, 11:57am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO DI 2 ANNI INTRAPPOLATO IN AUTO SOTTO AL SOLE. "LA MAMMA HA LASCIATO LE CHIAVI DENTRO"
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO DI 2 ANNI INTRAPPOLATO IN AUTO SOTTO AL SOLE. "LA MAMMA HA LASCIATO LE CHIAVI DENTRO"

INSERITO DA ANGELA CECERE MONTEGROTTO - Sfiorato il dramma ieri mattina a Montegrotto. Un bimbo di due anni rimasto chiuso in un auto parcheggiata al sole salvo per l'intervento del padre che ha lacerato la capotta della vettura. Il fatto è accaduto intorno alle 11 in viale Stazione davanti alla tabaccheria Bertin. Una giovane mamma ha parcheggiato una Mini cabrio nera su cui viaggiava anche il piccolo di circa due anni. La donna doveva sbrigare una veloce commissione in un negozio vicino ed è scesa lasciando le chiavi in auto. Non è chiaro come, ma ad un certo punto è scattato il blocco delle portiere. Quando la mamma è tornata è stata presa dal panico: c'era il sole a quell'ora del mattino, l'auto non era all'ombra e la temperatura all'interno dell'abitacolo saliva rapidamente. Il piccolo è stato salvato dall'intervento del padre che ha lacerato la capotta della vettura.

LEGGO.IT

13.06.2015.12.57

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA ADDIO PICCOLA VIOLA, IL SUO CUORE HA SMESSO DI BATTERE A SOLI 22 MESI

13 Giugno 2015, 11:47am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA ADDIO PICCOLA VIOLA, IL SUO CUORE HA SMESSO DI BATTERE A SOLI 22 MESI
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA ADDIO PICCOLA VIOLA, IL SUO CUORE HA SMESSO DI BATTERE A SOLI 22 MESI

INSERITO DA ANGELA CECERE MANSUE' (TREVISO) - Ha vissuto soli 22 mesi la piccola Viola. Neppure due anni, circondata dall'immenso amore e dalle cure assidue di mamma Lara Bagolin, impiegata in una vetreria di San Polo, e papà Paolo Biasi, impiegato in un’azienda del posto. Mercoledì ha cessato di battere il suo cuoricino, che già aveva manifestato anomalie quando ancora la piccola era nel grembo materno. I genitori, che vivono in centro a Mansuè, sapevano tutto, sapevano che era grave e che la vita sarebbe stata una lotta. Ma non gli importava. Anzi, se possibile, si sono stretti ancora di più alla loro bambina. Sono stati 22 mesi di gioia, di vita, di esperienze. Durante i quali Viola ci ha dato moltissimo - racconta il papà Paolo -. Malgrado quest'epilogo tristissimo, possiamo dire che questi ventidue mesi sono assolutamente valsi la pena».

LEGGO.IT

13.06.2015. 12.47

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NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA GROSSETO: "FUORI C'È IL MALE", MADRE E FIGLI CHIUSI IN CASA PER OLTRE 30 ANNI VIDEO

13 Giugno 2015, 11:38am

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NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA GROSSETO: "FUORI C'È IL MALE", MADRE E FIGLI CHIUSI IN CASA PER OLTRE 30 ANNI VIDEO
NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA GROSSETO: "FUORI C'È IL MALE", MADRE E FIGLI CHIUSI IN CASA PER OLTRE 30 ANNI VIDEO

DI ANGELA CECERE Una madre e i suoi due figli hanno vissuto per oltre 30 anni reclusi in casa propria per paura del 'male' che c'era fuori. E' successo in provincia di Grosseto e la vicenda risale ad un anno fa ma è venuta alla luce solo oggi con un lungo articolo del quotidiano 'Il Tirreno'. In città tutti sapevano di quella famiglia che si era volontariamente segretata in casa ma la rottura di un tubo ha costretto l'intervento di un tecnico. E quando l'idraulico è entrato in quell'appartamento si è trovato davanti una situazione da 'girone dantesco': cibo, oggetti ammassati e sacchetti di immondizia sparsi per tutta la casa, con i servizi igienici che funzionavano in maniera precaria. All'interno di un sacco, inoltre, c'erano oltre 50mila euro in contanti. Dall'esposto del tecnico è scattato il trattamento sanitario obbligatorio per la madre e i due figli, un uomo e una donna, ormai cinquantenni. Questa assurda storia è cominciata alla fine degli anni Settanta, quando i due figli erano poco più che ventenni: fino ad allora era tutto normale ma quando l'allora ragazzo tornò dal servizio militare nessuno in paese vide più i due giovani. La sola ad uscire ogni tanto, per andare a ritirare la pensione, era la madre. Per fare la spesa invece i tre telefonavano al negozio sotto casa, ordinavano la spesa facendosela consegnare a casa. Per essere sicuri che il 'male' non entrasse in quella casa, anche sotto forma di microbi o batteri, madre e figli negli anni hanno completamente ricoperto le mura e gli infissi con carta assorbente per uso domestico e nastro adesivo. Gli unici a poter entrare in casa erano alcuni infermieri, dopo che il figlio alcuni anni fa si era gravemente ammalato. Amici, conoscenti o parenti invece, anche se provavano a suonare alla porta, erano costretti a rimanere sul pianerottolo e non poter entrare. I 33 anni di delirio e reclusione forzata sono finiti grazie a una segnalazione al sindaco, a cui è seguita l'ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio. Adesso, a distanza di un anno, l'anziana madre e i due figli stanno meglio e la figlia potrebbe tornare in quella casa che per lei è stata una vera e propria 'tana'.

13.06.2015. 12.38

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