Il salto della specie
Inizialmente gli esperti avevano il timore che il virus H5N1 arrivasse all'uomo attraverso i suini, ma con la trasmissione dei bovini si è verificato un «salto di specie». «Se la specie non fosse stata bovina ma umana si tratterebbe di pandemia, perché nel giro di sei mesi si sono sviluppati centinaia e centinaia di focolai - ha spiegato Ilaria Capua - il virus ha fatto il salto di specie nel bovino, che poteva essere occasionale e invece non lo è stato. Proprio perché nessuno si sarebbe mai immaginato questa infezione, non ci sono regole per mettere in sicurezza questi animali. Si è perso un sacco di tempo. Il latte dei bovini e stato dato anche per il consumo di latte crudo, perciò può diventare una ulteriore fonte di infezione».
Il pericolo per l'uomo
Non solo bovini, infatti. Ma il virus è stato contrastato anche in diversi animali domestici, come i gatti, le cui segnalazioni sono partite dagli Stati Uniti, dalla Polonia, dalla Corea del Sud e dalla Francia. E questo perché è stato rilevato «un canale di infezione» presente anche nei cibi degli animali.
«Ritagli di carne cruda oppure ossa di origine bovina vengono dati anche agli animali domestici, come cani e gatti - ha continuato l'esperta - questa situazione ha preso in contropiede tutte le autorità sanitarie. Adesso il virus si trova in una serie di mammiferi e più circola in questi mammiferi, più si avvicina all'uomo. E ogni volta che passa in un mammifero, acquisisce delle mutazioni che poi possono renderlo capace non solo di infettare più efficacemente l'uomo, ma di trasformarlo a sua volta in un vettore infettivo di altre persone».
La situazione in Italia e il punto sui vaccini
In Italia, però, per il momento l'allarme non è alto. «ll virus specifico dei bovini non è stato rilevato né negli uccelli selvatici, né nelle mucche e neppure nell'uomo - ci ha tranquillizato Capua - la situazione cambia se negli Stati Uniti il virus inizia a diffondersi da uomo a uomo. In quel caso, dovremmo stare molto più attenti».
Fortunatamente, il piano vaccini non parte da zero: «A differenza di ciò che era successo con il Covid. Si sta lavorando su vaccini sia convenzionali sia innovativi, e sugli antivirali».
C'è il rischio di una pandemia?
Nella conferenza stampa di fine anno, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che se dovesse ripresentarsi una pandemia il mondo mondo si troverebbe ancora ad affrontare alcune delle stesse debolezze e vulnerabilità che hanno portato alla diffusione del Covid-19 cinque anni fa.
E, su questo punto, la virologa Capua concorda perché «il fatto che H5N1 sia circolato e si sia espanso in maniera così pervasiva nei bovini, non doveva succedere. Dopo i primi focolai bisognava mettere gli allevamenti sotto sequestro ed evitare che l'infezione si allargasse. La malattia non è stata tenuta sotto controllo». LEGGO.IT