Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Cava de' Tirreni. Giallo a Cava de' Tirreni dove, nella notte, è divampato un incendio nella sede della Croce Rossa. Le fiamme - alimentatesi mentre era in corso la Notte Bianca, hanno provocato danni ingenti, distruggendo diverse attrezzature. "Abbiamo il cuore a pezzi. La nostra amata sede ha subito un incendio, durante la notte Bianca, mentre eravamo in assistenza. Per fortuna alcune attrezzature più costose erano in piazza in assistenza, ma la maggior parte era in sede. Non abbiamo più nulla, se non l'anima a pezzi", si legge sul profilo social dell'associazione. "Ringraziamo i Volontari della AEOP e della Protezione Civile che sono arrivati con noi in sede per sostenerci, ed aiutarci a spegnere l'incendio. Ringraziamo quanti ci saranno vicini e quanti vorranno aiutarci a ricostruire. Abbiamo bisogno del vostro supporto", il messaggio lanciato dalla Croce Rossa di Cava de' Tirreni. "Non ci piace chiedere denaro, ma purtroppo l'incendio ha danneggiato tutta la sede, compreso l'ambulatorio sociale, all'interno del quale vi erano le attrezzature delle Officine della Salute, la Sala Operativa di Protezione Civile, l'aula didattica e l'ufficio medico. Non abbiamo ancora la conta precisa dei danni, sappiamo che non abbiamo più i manichini e i defibrillatori per la didattica, sembrano mancare all'appello due defibrillatori non didattici, manca tutto il materiale informatico, e purtroppo le attrezzature dell'ambulatorio (compresi frigoriferi, farmaci, elettrocardiografo, e attrezzature diagnostiche varie). Oltre al rifacimento di tutta la parte edile", il resconto di quanto provocato dall'incendio. "Chiunque può aiutarci, in qualsiasi modo, con qualsiasi importo, può donare direttamente alla nostra associazione all' IBAN IT55 X030 6909 6061 0000 0101 402 intestato a Croce Rossa Italiana Comitato di Cava de Tirreni. Abbiamo bisogno del vostro supporto. Grazie per tutto ciò che vorrete fare per ripristinare quanto è stato danneggiato alla cittadinanza. Sperando che le Forze dell'ordine faranno piena luce sulla tragedia e sui responsabili".a cura di Filippo Notari OTTOPAGINE
INSERITO DA MORENA MOTTA Afragola. Poco prima delle 3 della scorsa notte un 33enne del Burkina Faso ma residente ad Acerra è morto in un incidente stradale verificatosi ad Afragola. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della sezione radiomobile di Casoria. Secondo una prima ricostruzione ancora da verificare, il 33enne percorreva via Saggese in scooter. Come passeggero un connazionale di 30 anni. L'uomo avrebbe colpito il cordolo di un marciapiede, finendo a terra e morendo sul colpo. Il passeggero, invece, è stato portato presso Ospedale del Mare, in codice rosso. Indagini in corso per chiarire definitivamente la dinamica. a cura di Cristiano Vella OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un momento di vicinanza concreta agli uomini e alle donne in divisa che quotidianamente operano a tutela della sicurezza dei cittadini... Casal di Principe. Una delegazione di Fratelli d'Italia, guidata dalla segretaria del circolo cittadino di Fdi Lucia Cerullo, ha effettuato oggi una visita presso la stazione dei carabinieri di Casal di Principe, nell'ambito dell'iniziativa nazionale del dipartimento organizzazione del partito dedicata al sostegno delle Forze dell'Ordine. L'iniziativa, che ha visto la partecipazione dei consiglieri comunali Clelia Verazzo e Giuseppe Sgalia, nonché di Emilio Schiavone in rappresentanza di gioventù nazionale e di altri membri del direttivo cittadino, si è configurata come un momento di vicinanza concreta agli uomini e alle donne in divisa che quotidianamente operano a tutela della sicurezza dei cittadini. "Le forze dell'ordine sono uno dei fiori all'occhiello della nostra nazione", ha dichiarato Lucia Cerullo, "Si distinguono sempre per umanità, spirito di sacrificio e senso del dovere. Siamo al loro fianco senza ma e senza se, consapevoli del prezioso lavoro che svolgono spesso in condizioni difficili e sotto il continuo fuoco di critiche e strumentalizzazioni". a cura di Gianni Vigoroso OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Benevento. In un locale di Firenze dove si sta festeggiando il nuovo anno con una serata karaoke non gli consentono di cantare una canzone in napoletano e lui lascia la location con i suoi amici. E la singolare storia che racconta Pasquale, di Benevento. “Il motivo? Si tratterebbe di una scelta del proprietario, il quale gradirebbe altri tipi di canzoni – spiega Pasquale -. Forse non sa che le canzoni napoletane sono tra le più amate e ascoltate in tutto il mondo. O forse lo sa, il che è anche peggio”. Pasquale racconta l'accaduto: “Insieme ad un gruppo di amici, decido di trascorrere il Capodanno a Firenze. La sera del 1° gennaio 2025, dietro suggerimento, mi avventuro, per brindare al nuovo anno, in questo locale. Una volta entrato, scopro che il posto propone il karaoke a tutti i clienti: infatti, si alternano canzoni di tutti i tipi, dai classici italiani, alle canzoni americane, passando per i nuovi generi musicali. Entusiasta di questa proposta, pur non essendo un professionista, ma un semplice appassionato, mi metto in fila e, giunto il mio turno, propongo una canzone napoletana piuttosto nota: il mio intento era, infatti, quello di far partecipare e intrattenere il folto pubblico in sala, che si presentava piuttosto eterogeneo, con la presenza anche di americani e tedeschi. Una volta salito sul palco del locale, inserisco il titolo della canzone sul computer per far partire il karaoke; immediatamente, l’addetto all’evento, avendo notato dal titolo che si trattava di una canzone in lingua napoletana, mi impedisce di continuare, avvertendomi che non si può cantare in napoletano. A quel punto, chiedo immediatamente spiegazioni e lui risponde che si tratta di una scelta del proprietario del locale, che consente di cantare solo in italiano, francese, inglese e tedesco, ma non anche in napoletano. Quasi come se, in quel locale, proprio il napoletano fosse la lingua “straniera”! Infastidito dalla risposta, sostengo che si tratta di una scelta palesemente discriminatoria, così lasciando il palco e il locale, seguito dal mio gruppo di amici, che hanno capito nonché condiviso la mia scelta. Insomma – continua Pasquale -, un pessimo inizio di anno nuovo, in cui l’entusiasmo e il sano divertimento trovano un ostacolo insormontabile in vecchie e mai sopite divisioni. Certo, che accada in locale della città che ha dato i natali al più grande Poeta di tutti i tempi, può immaginare come faccia ancora più rabbia. Ma l’indignazione non può bastare, occorre una seria denuncia. Perché nel 2025 non è possibile censurare un’espressione culturale così importante come la musica napoletana. E non si dica che si tratta di una scelta commerciale, perché se è vero che i locali possono scegliere come impostare lo svolgimento della propria attività, allo stesso tempo è vero anche che non possono operare questo tipo di discriminazioni ingiustificate”. E' amareggiato Pasquale e con lui anche il sindaco di Benevento, Clemente Mastella che attraverso la sua pagina Facebook scrive: “Leggo che a Firenze hanno vietato ad un ragazzo beneventano di cantare in dialetto napoletano, in un locale. Depreco questo atto, stupido, razzista e colmo di incultura musicale. 'O sole mio è la canzone italiana più conosciuta al mondo. Questa forma di strisciante razzismo che si inietta pure nei gusti musicali è stupida, preoccupante e velenosa. Temo l'anno scorso abbia colpito anche Geolier che avrebbe meritato una vittoria a Sanremo che gli è stata soffiata ingiustamente”. Alessandro Fallarino OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La speranza che i cittadini ritornino presto protagonisti ‘politici’ nelle urne in modo che Avellino possa elevarsi, nel suo significato più intimo, dal degrado civile e mostrarsi senza vergogna a sé stessa come “città dell'Uomo" Avellino. di Toni Iermano* Questo breve sussulto epifanico, scegliendo un preciso angolo di rifrazione, avrei potuto intitolarlo “L’assalto al treno” oppure “La febbre dell’oro”, tanto per riprendere ironicamente i titoli di alcuni noti film del Novecento, ma francamente ho ritenuto che quanto accade in questi giorni nella modesta, affranta Avellino, una città di provincia dall’inequivocabile simbolico “tono” meridionale, non possa non riassumersi che nella fredda, epigrafica definizione di una brutta storia. Brutta sul piano politico e tristissima, assai, su quello umano. Quanto era facile profetizzare durante i mesi estivi si è puntualmente avverato in queste prime fredde giornate invernali. L’ombra di Banquo, che continua a chiedere ossessivamente ai suoi cari “Quanto è lunga la notte”, si è materializzata puntando su uno dei sentimenti più fatui del linguaggio umano, la gratitudine, o forse, in maniera molto meno nobile, sul principio della correità. L’Ombra, con segni conclamati di sociotropia, ha tentato di riprendere il ruolo di protagonista dimenticando di aver intanto generato una “stirpe” dal volto bronzeo - naturalmente non ci riferiamo a quello di Delo -, benché non di origine reale come invece aveva fatto il personaggio del “Macbeth” di Shakespeare, ma indubbiamente vorace e particolarmente allenata ad una furbesca ruvidezza di tipo rurale, distante dalla più elegante pratica dell’etica della responsabilità. Teatralmente, occorre riconoscerlo, quanto errava questa fantasmagorica maschera del nostro tempo. Nessuno, nemmeno chi con te ha incrociato destini incerti e probabilmente percorso oscuri sentieri - (almeno così pare sia sostenuto dalla magistratura inquirente) -, con solerte accondiscendenza, trafugato carte sotto l’occhio impietoso di una glaciale telecamera nascosta, trasportato faldoni verso luoghi misteriosi, ed ottenuto soprattutto migliaia di voti grazie alla tua murata ma ancora attiva malleveria, può cederti quanto miracolosamente sancito: da urne, in quel contesto, paragonabili alla fornace di Cimitile da cui San Gennaro uscì illeso. Tanti mesi di detenzione domiciliare, che la Corte di Cassazione, per quanto letto, ha ritenuto eccessivi, provano chiunque non sia un allenato Billy Dillinger. Pertanto appare inevitabile una reazione a dir poco scomposta, esagerata, per molti versi, drammatica, riconducibile, forse, più che nella sfera politica negli ambiti della psicologia sociale. Inoltre occorre tener conto di quanto il popolo che osanna è storicamente e genealogicamente abituato a trasformare i propri applausi, le proprie pulsioni emotive in spietate, pubbliche lapidazioni. Si aggiunga che facebook, una disordinata arca di Noè, offre una libera tribuna a chiunque, e in questo esercito di chiunque, sovente, si esprimono, con inusitato livore, i peggiori. Banquo è ferito, animoso, rabbioso al punto da trasformare i suoi correi e soci in vittime, ridandogli una credibilità effimera, certo, ma assai funzionale per conservarli nei loro incarichi mentre la sua ombra è destinata a svanire attraverso la ricerca, immorale ma non stravagante, della regola della quantità numerica e quindi della sopravvivenza. Già premurosamente si sono rintracciate situazioni analoghe nel recente passato. Siamo alla trasformazione e alla mimesi della forma nota nell’informe; informe santificato benché inquinato attraverso la logica dell’illogico. Allo stesso modo di Dorcas Gustine, uno degli abitanti defunti del villaggio di Spoon River, non gli resterà che ripetere: “Mi biasimi chi vuole - io son contento”. Contento di una solitudine di fatto, generata impietosamente, ahimè, dalla crescente lontananza dalla coagulazione del poter fare. Persino la Chiesa, secondo le cronache, avrebbe rotto la recinzione del sagrato con inattese battute anti-storiche, per ratificare la invariabilità dell’esistente. Intanto gli ineffabili “discendenti” sono già in trattativa con i “responsabili”, proprio così, i “responsabili” che evocano nei modi e nei linguaggi non Bruto e Cassio bensì le gesta e le intenzioni degli Scilipoti del tempo che fu. Ho più volte scritto sul lessico pseudo-politico, quanto dichiaratamente fragile e quasi comico sul piano concettuale, di questo nugolo di strane figure che agita da destra a sinistra, da sinistra a destra, la bandiera dell’accordo in nome del bene comune. Infatti. Bene comune inteso non come Buon Governo ma come gomitolo di incarichi da srotolare nella spartizione soggettiva della gestione amministrativa. Purtroppo nel tempo della post-modernità, delle guerre diffuse, delle catastrofi ambientali e degli esodi biblici, fare l’assessore di una piccola città di provincia resta il sogno di tanti oscuri gregari a cui, talvolta, manca una seria frequenza della vecchia scuola popolare, quella in cui s’imparava a leggere, a scrivere in italiano e a far di conto. Il linguaggio in queste ore è inequivocabile. Sopravvissuti del vecchio boss-system alla ricerca famelica, almeno quella mai tradita, di candidature regionali, indignati di professione, custodi della sapienza e della pioggia, anime candide, sono tutti a lavoro per ridare ad Avellino - mi chiedo quale Avellino -, dignità, decoro, disinteresse, senso civico, cultura, moralità. Nell’autonominatosi sinedrio della moralità pubblica, che ritorna intanto ad agitarsi serioso sul locale diagramma politico-sociale, ritrovano voce i piagnoni d’occasione e gli apocalittici integrati, pronti ad addossare a una società indistinta responsabilità invece ben riconoscibili nelle gerarchie e nelle dinamiche del dominio. Serve leggere e studiare Pierre Bourdieu (1930-2002) sulla società conflittuale e non lamentarsi. Solo per iniziare “Ragioni pratiche” (il Mulino, 2009). Quindi: pazienza e coraggio. In attesa di una rinnovata armonia e concordanza tra Banquo e la sua stirpe, contestata, in parte, dagli eredi e interamente contrastata da coloro che “con senso di responsabilità” non attendono altro che il momento della conta in Consiglio per santificare eventuali ribaltoni, la città offesa, in gran parte secolarizzata, vive distratta la sua mancata Epifanìa. A noi cosa resta? La speranza che i cittadini, con altri e nuovi doveri, ritornino presto protagonisti ‘politici’ nelle urne in modo che Avellino possa elevarsi, nel suo significato più intimo, dal degrado civile e mostrarsi senza vergogna a sé stessa come “città dell’Uomo”. OTTOPAGINE
INSERITA DA MIKI PAPPACODA Un tragico incidente ha spezzato la vita di Cosimo Crisci, 78 anni, originario di Roscigno, mentre sua moglie, Margherita Lista, 71 anni, nota come Rita, lotta tra la vita e la morte. L'incidente La coppia è stata investita ieri mattina a Villasanta, in provincia di Monza, mentre attraversava la strada nei pressi di un centro commerciale, a circa 650 metri dalla loro abitazione. L’auto, una Nissan Micra, era guidata da un giovane, e la dinamica dell’incidente è attualmente al vaglio delle autorità. I due coniugi erano usciti per la spesa del sabato quando è avvenuto il drammatico impatto. -- SalernoToday
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Minaccia un uomo alla fermata del bus, con un coltello. Un ragazzo originario di Cava de' Tirreni è stato denunciato a piede libero con le accuse di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. Per lui anche l'aggravante, avendo agito con un'arma in luogo pubblico. Il fatto Il giovane avrebbe molestato e minacciato un uomo adulto, alla fermata del bus in piazza Galdi, a Salerno. L'uomo è riuscito, invece, ad allertare le forze dell'ordine, che giunte sul posto hanno inseguito e poi bloccato il giovane, identificato e poi denunciato presso la procura. Pare che i due si conoscessero, in ragione di pregressi legati ad un procedimento giudiziario. Le indagini sono in corso. -- SalernoToday
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Avrebbe perso il controllo dello scooter, avrebbe prima centrato il marciapiede e poi si sarebbe schiantato sull'asfalto, perdendo la vita sul colpo. È questa la prima ricostruzione di un incidente mortale avvenuto ad Afragola nella notte del 6 gennaio. La vittima è un giovane di 33anni originario del Burkina Faso. Con lui anche un passeggero, un connazionale di 30 anni, ricoverato in codice rosso. L'incidente è avvenuto in via Saggese, una lunga strada a scorrimento veloce del comune dell'hinterland partenopeo. La perdita di controllo dello scooter sarebbe avvenuto senza il coinvolgimento di nessun altro mezzo, anche se sono in corso le indagini per appurare l'esatta dinamica dell'evento. -- NapoliToday
INSERITO DA MIKI PAPPACODA LaRomaritrova il sorriso vincendo 2-0 il derby della Capitale contro laLazioe regala aClaudio Ranieri, che tornava a vivere l’emozione della stracittadina dopo 14 anni, il quinto successo su cinque derby sulla panchina della Roma. Una vittoria costruita nel primo tempo con i giallorossi che grazie alla perla di capitan Pellegrini e al gol di Saelemakers hanno indirizzato la sfida, con la Lazio di Baroni, all'esordio nel derby, che nonostante un secondo tempo all'arrembaggio non è riuscita a ribaltare la sfida. La Roma con questo importante successo sale a 23 punti, mentre la Lazio resta ferma a 35. Ranieri per il derby sceglie, un po' a sorpresa Pellegrini dal 1' a supporto di Dybala e Dovbyk. In mezzo al campo Konè e Paredes, e sulle corsie laterali confermati Saelemakers e Angelino. Baroni dall'altra parte opta per Isaksen preferito a Tchaouna a destra per completare la trequarti con Dele-Bashiru e Zaccagni. In avanti Castellanos. Prima frazione a forti tinte giallorosse con la squadra di Ranieri che parte subito forte. Al 3' Koné si libera al limite dell'area e conclude con un destro a giro ma è bravo Provedel a respingere in angolo. La Lazio prova a reagire e al 5' Tavares serve Isaksen ma la conclusione viene ribattuta due volte e sulla respinta Marusic manda alto sopra la traversa. Al 10' la Roma passa: grande ripartenza dei giallorossi con Dybala che allarga, poi la palla arriva al limite a Pellegrini che con un tiro a giro di gran classe batte Provedel per l'1-0. La Lazio accusa il colpo e la Roma prova ad affondare.
SVILAR 7: Un quarto d’ora a godersi i cori della Sud, poi si tuffa bene su un tiro senza pretese di Isaksen. Di fatto l’unico vero intervento di un primo tempo in cui Hummels e gli altri gli coprono bene le spalle. La ripresa è tutta un’altra storia. Castellanos lo impegna subito sul primo palo, poi vola a deviare il tiro deviato di Guendouzi.
MANCINI 6,5: L’anti-Lazio dell’ultimo derby si gode una serata da tifoso aggiunto. Ma oltre ad esultare per i compagni mette la garra che serve nei momenti in cui la Roma abbassa un po’ il ritmo del derby. Ci pensa lui a suonare la sveglia e a impedire a Zaccagni di tramutarsi di nuovo da bestia nera.
HUMMELS 7: Giusto cinque minuti per capire dove tira il vento. Poi si prende la barca e tira dritto verso il porto, non gli interessa in che condizioni si arriva. Copre il perimetro dietro, imposta in avanti e rischia pure di trovare il gol nel primo tempo.
NDICKA 7: C’è Isaksen che fa girare le gambe e impone attenzione. Lui ce la mette pure su Dele-Bashiru quando evita con un salvataggio la rete del 2-1 dopo venti minuti abbondanti. Una pezza che ripropone anche al 75’ nel periodo forse di maggiore difficioltà. Il più sereno di un reparto che concede davvero poco nonostante la Lazio ci provi fino alla fine.
SAELEMAEKERS 7: C’è chi si preoccupava di Nuno Tavares. Ma dall’altra parte non avevano fatto i conti col belga che si prende fascia, raddoppio e ovazione dell’Olimpico. Qualche apprensione difensiva era fisiologica, soprattutto nella ripresa. (66’ El Shaarawy 6: lui fa la differenza quando c’è da andare dall’altra parte, ma il finale è tutto di sacrificio)
PAREDES 7: Dove sta Leo? Da nessuna parte e ovunque. Si mette la tuta da Ninja, si nasconde dietro i ricci di Guendouzi e ripulisce palloni e situazioni senza urlare e senza fare troppo casino. A inizio ripresa si abbassa un po’ troppo, poi riprende a combattere e a impedire a Rovella di accorciare le distanze. Nel finale decide di tornare ad alzare la voce e si attacca con tutti.
KONÈ 7: Tira fuori subito la spada da infilzata e per poco non sorprende Provedel. E’ l’uomo in più di un reparto che si prende in mano il derby con cura e prepotenza, con stile ed arroganza. Gestisce bene strappi e pause in una sfida di fuoco tutta francese con Guendouzi e si prende pure qualche calpestata da Rovella. Il primo errorino arriva dopo oltre un’ora, tanto per rendere l’idea.
ANGELINO 6,5: Movimenti semplici, essenziali e una pressione psicologica su Marusic che resta ben fuori da dinamiche pericolose per un tempo intero. Nel secondo tempo la Lazio mette da quella parte Tchaouna e bisogna riequilibrare ingredienti. Ci mette un po’, ma poi fila tutto liscio e si permette pure un bel taglio a impedire l’infilata di Tavares.
DYBALA 7,5: Alla ricerca della prima gioia da derby. Si piazza tra le due linee, con quei tocchi che mandano ai matti le difese di mezzo mondo. Si divide la tela del vantaggio con Pellegrini, se ne prende un altro pezzo sul raddoppio di Saelemaekers. Poi si diverte a far ammonire mezza Lazio, manco fosse il Vigile Celletti. (74’ Baldanzi sv)
PELLEGRINI 7,5: Arrenditi o rinasci. Quale occasione più definitiva di un derby. Lorenzo scende in campo con la faccia concentrata, coi nervi tesi, coi capelli pronti a diventare biondi. Fa nascere, crescere e morire alle spalle di Provedel l’azione di un meraviglioso vantaggio. La notte per rinascere, per riprendere quello che si è perso. Dopo il gol Lorenzo non si ferma e continua a combattere anche se all’ultimo minuto del primo tempo si perde Castellanos. (66’ Pisilli 6,5: esordio da brividi in un derby, ma lui paura non ne ha. Impatta subito bene rubando una palla a Marusic. Poi corre tanto a impedire guai)
DOVBYK 6,5: Svetta e spizza palloni preziosi, come quello che porta al 2-0. Ma anche palla a terra ha spesso la meglio su Romagnoli. Certo, se pensi al migliore nel derby non pensi a lui. Ma come battesimo può andare anche bene così. (74’ Shomurodov sv: a cercare di dare profondità)
RANIERI 8: Ci sono le categorie, nella vita e nel calcio. Claudio sta dove stanno in pochi. Cala il pokerissimo nei derby, azzecca la magia Pellegrini e porta la sua Roma fuori dalla crisi con un primo tempo di cinismo e tecnica, e una ripresa di vecchio sacrificio. LEGGO.IT