Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Napoli. Sempre efficace l’attività di controllo del territorio dei carabinieri del comando provinciale di Napoli. Massima l’attenzione al contrasto della violenza di genere. Ancora una volta i Carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania hanno eseguito 2 arresti in poche ore. Il primo proprio a Giugliano. A finire in manette, arrestato dai militari della sezione radiomobile un 50enne di origini romene. Un cittadino aveva segnalato un’accesa lite in abitazione. Secondo quanto accertato, l’uomo aveva picchiato la moglie convivente per futili motivi. La donna, in sede di denuncia, ha raccontato che le violenze durassero da ormai 2 anni: vessazioni mai denunciate di natura fisica e psicologica. Stessi militari, questa volta a Qualiano, hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia un 35enne del luogo. Anche in questo caso, i militari sono intervenuti presso l’abitazione di 2 coniugi. Allertati da alcuni vicini, hanno trovato l’uomo in evidente stato di alterazione psicofisica. Aveva malmenato la moglie, offendendola e minacciandola davanti agli occhi dei figli minori. La donna ha riferito che da circa otto anni era costretta a subire vessazioni dal marito tossicodipendente. Anche in questo caso non erano mai state presentate denunce. di Gianni Vigoroso OTTOPAGINE
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Avellino. Il Tribunale di Avellino ha un nuovo Procuratore della Repubblica da questa mattina. Domenico Airoma è il nuovo numero uno della Procura irpina. E' arrivato poco prima delle nove a Palazzo di Giustizia, per la cerimonia di "anticipato possesso" dell'incarico, che si è tenuta alle 9,30 nell’aula di Corte di Assise, dopo l'ok del Ministero di Grazia e Giustizia. Per Airoma si tratta di un ritorno in provincia di Avellino, dove in passato ha ricoperto il ruolo di pretore. "I nostri nemici saranno tutti i criminali, a prescindere dal colore del colletto che indossano - queste le sue prime parole da procuratore Capo ad Avellino -. Serve spirito di collaborazione e la vera sfida ora sarà il processo penale telematico e dedico il mio incarico a Rosario Livatino". Il 2019 con l’inchiesta avviata dalla Dda sulle infiltrazioni dei clan sia nelle pubbliche amministrazioni che nella gestione delle aste giudiziarie, si sono aperti scenari del tutto nuovi per la provincia di Avellino, che hanno svelato un intricato sistema di rapporti tra crimine organizzato e pubblica amministrazione. Nel 2020 c’e` stata la chiusura della prima tranche dell’inchiesta Partenio 2.0 dove sono stati approfonditi i filoni dei rapporti con la politica e con il mondo economico. Sullo sfondo anche l'indagine sull’amministrazione comunale di Pratola Serra. Altro processo di rilievo e` quello riguardante il centro Onlus «Noi con loro» per l’interesse suscitato in citta`. Il tutto senza dimenticare, sullo sfondo, gli appelli riguardanti il processo sulla strage del bus sul viadotto di Acqualonga, in cui vennero coinvolti i vertici di societa` Autostrade. Sono alcuni dei faldoni che Airoma trova sulla sua scrivania e che dovrà affrontare nei prossimi mesi. Airoma prende il posto di Rosario Cantelmo, in pensione da alcuni mesi. A guidare la Procura del capoluogo irpino in questo periodo, il procuratore facente funzioni Vincenzo D’Onofrio. Il 25 gennaio scorso un primo contatto informale con colleghi e collaboratori. Da oggi l’avvio dell’attività del suo ufficio. Il 20 gennaio il plenum del Consiglio superiore della magistratura aveva deliberato la sua nomina all’unanimità. Airoma, magistrato di VII valutazione di professionalità, era Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli Nord. di Simonetta Ieppariello OTTOPAGINE
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sant'Agata de Goti. Carmine Valentino, ex sindaco di Sant'Agata, interviene sulla situazione contagi covid in città, dopo il botta e risposta con il sindaco Riccio: “Nessun allarmismo, ma solo verità sui provvedimenti adottati per contenere la diffusione dei contagi. Se e' lo stesso Sindaco che ammette che la situazione è difficile e complessa, allora non si tratta di allarmismo ma di guardare alla realtà dei fatti alla quale solo il Sindaco, massima Autorità Sanitaria locale, può dare risposte immediate. Ben venga il coordinamento con le Autorità Scolastiche del territorio, anche se tardivo. Comunicare ed informare la popolazione circa le misure messe in atto in maniera concreta per arginare la diffusione del Virus, è l'unico modo per tranquillizzare i cittadini di Sant'Agata, che da sempre hanno riposto fiducia nelle Istituzioni. Per quanto riguarda noi, la minoranza, resteremo vigili e attenti nel monitorare la situazione nell'interesse esclusivo dell'intera Comunità. Le accuse di allarmismo a noi rivolte dimostrano i nervi tesi di chi sa bene di non aver svolto in pieno il proprio compito. Continueremo a sollecitare e chiedere (come già fatto con la convocazione della Commissione Consiliare competente) di conoscere e sapere cosa sta facendo il Sindaco - Autorità Sanitaria locale - ovvero quali sono le misure messe in campo per contenere la crescita dei contagi del Virus (con la variante inglese che ne aumenta notevolmente la diffusione) per tutelare la salute dei cittadini. Solo con dati ed elementi certi, e non solo con raccomandazioni di circostanza, si può trasmettere serenità ai cittadini.” OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA In tutta la provincia di Caserta i casi attivi di positività al Coronavirus attualmente sono 3.437. Complessivamente nel casertano, dall’inizio della seconda ondata, i contagiati dal Covid risultano, stando al bollettino diramato dall’Azienda sanitaria locale, 42.035. I guariti risultano 37.879 mentre i decessi assommano a 719. Nel comune di Maddaloni sono 230 casi positivi. A seguire: Caserta 231, Marcianise 177, San Felice a Cancello 167, Aversa 99, Santa Maria Capua Vetere 97, Santa Maria a Vico 74, Mondragone 58. TUTTO SANITà
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sono trascorsi alcuni giorni dal 2 febbraio, giorno in cui è avvenuta la frana di Amalfi che ha interessato il costone roccioso a valle del borgo di “San Biagio”, la S.S.163 Amalfitana e il sottostante parcheggio del ristorante “La Marinella” sul lungomare “Dei Cavalieri” (nella foto). La tragedia è stata sfiorata, né morti e né feriti ma solo danni. Puntuali polemiche e discussioni nelle piazze e sui social, tutti si improvvisano esperti sul dissesto idrogeologico, sulle frane e sugli smottamenti. Per fare chiarezza abbiamo invitato ai microfoni diTutto SanitàGiovanni Rea, lui geologo lo è veramente ed esercita la professione da oltre 60 anni. In passato, il dottor Rea, senza l’ausilio dei droni, dei satelliti, ma camminando direttamente sul territorio, con la sola “piccozza” in mano, è riuscito a dare delle risposte alle realtà che rilevava.
Perché avvengono frane come quella di Amalfi?
La causa principale per cui avvengono queste frane è dovuta allo stato di fratturazione e alterazione delle rocce che formano i monti della penisola, strati carbonatici, mesozoici che risultano più antichi verso Salerno (risalenti a 200 e 150 milioni di anni fa) e più recenti verso la Punta Campanella (tra 100 e 66 milioni di anni fa). Il tempo e le deformazioni tettoniche (movimenti della crosta terrestre) che hanno subito le rocce ne hanno aumentato lo stato fessurativo, come è evidente dal materiale franato ad Amalfi, formato da molti frammenti a spigoli vivi che testimoniano l’intensa fratturazione del versante. Possiamo dire, quindi, che una delle condizioni predisponenti delle frane è l’età, più le rocce sono vecchie più sono fratturate e più sono predisposte a franare, specie se innescate dall’acqua. Nel caso della frana di Amalfi, infatti, nei giorni precedenti sono precipitate ingenti quantità di acqua nella zona a monte della parte rocciosa, che sono percolate, attraverso le fratture delle rocce sviluppando pressioni idrauliche che hanno spinto le rocce a staccarsi.
Perché l’intervento di bonifica, preesistente nel tratto di costone franato non è stato efficace?
Giovanni Rea
Lo sono stato sempre contrario a interventi realizzati con funi e reti metalliche chiodate alla parete rocciosa, molto diffusi in costiera, che consentono di trattenere solo massi di piccole medie dimensioni, ma non sono sufficienti a fermare crolli estesi, come quello di Amalfi, inoltre, la realizzazione dei fori di ancoraggio delle reti, a volte costituiscono un ulteriore elemento di disturbo alle rocce già fratturate e costituiscono una corsia preferenziale per l’infiltrazione delle acque. Con il tempo, inoltre, le malte cementizie che fissano i chiodi alla roccia possono perdere la presa facendo distaccare la rete.
Quale tipologia di intervento consiglierebbe per la bonifica di questi versanti?
Ho sempre guardato con ammirazione i sistemi di contenimento che realizzavano le antiche popolazioni che abitavano le aree della penisola sorrentina, gli antichi Romani, i Borbone e i successivi abitanti, per arginare i continui movimenti franosi che si susseguivano lungo la costa utilizzavano sistemi di contenimento con macerine a secco, archi di contenimento in pietra, barbacani e piccole opere di puntellatura localizzate. Queste antiche opere sono largamente diffuse in tutta la zona e sono risultate efficaci per molto tempo.
Perché oggi non si fanno più queste opere e sono state sostituite da reti e chiodi, forse ci sono problemi di ordine paesaggistico?
I piani urbanistici e territoriali possono recepire questo tipo di opere più belle, di maggiore durata ed efficacia. Oggi, tuttavia, vengono preferite le opere in cemento armato e reti metalliche perché sono più facili e rapide da progettare e realizzare, inoltre le maestranze e i materiali per la realizzazione delle opere tradizionali sono di più difficile reperimento.
Poteva essere prevista la frana di Amalfi?
Tutta la zona franata è classificata ad elevato pericolo Frana dall’Autorità di Bacino competente. In passato, la parete franata aveva già rilasciato dei massi, infatti, erano stati effettuati gli interventi di bonifica che, purtroppo, non sono stati efficaci. Lungo tutta la S.S. 163 Amalfitana si vedono molti interventi con reti metalliche di protezione che spesso evidenziano rotture e deformazioni, dovute alla presenza di accumuli di massi alla base. Segno della mancanza di manutenzione delle opere.
Le popolazioni della costiera possono convivere con questa spada di Damocle che gli pende sulla testa?
Quando hai una frana che può caderti in testa o ti levi da sotto, o rimuovi la frana. L’unica possibile soluzione intermedia e quella di puntellarla con opere efficaci e che periodicamente devono essere mantenute e adeguate per mitigarne il rischio.
È possibile ad Amalfi spostare la popolazione dalle aree in frana?
Si, sarebbe possibile sfruttando la legge delle aree sottoposte a consolidamento che permettono la delocalizzazione delle zone urbanizzate ubicate in aree a rischio molto elevato da frana.
Potrebbe essere un’idea, anche per dare una spinta all’economia turistica della zona, investire nel risanamento idrogeologico della costiera?
Sicuramente, anche gli studi sui cambiamenti climatici che stanno interessando tutto il pianeta prevedono un incremento dei fenomeni franosi. Per anni il territorio è stato trascurato e abusato, pertanto oggi è indispensabile intervenire con un’azione di risanamento ambientale e quindi anche idrogeologico di tutta l’area, al fine di preservare alle future generazioni il territorio. Per l’area in frana di Amalfi inizierei la bonifica del versante partendo da valle, con il ripristino dell’arco di contenimento in muratura che sostiene la strada e proseguirei verso l’alto con ulteriori opere di consolidamento statico come barbacani, muri, archi ecc, e non con chiodi e reti.
Dopo ogni evento franoso viene richiesto a gran voce l’aiuto del geologo, quale esperto del territorio, ma immediatamente dopo l’emergenza scompare dalle cronache, perché?
La figura del geologo, ancora oggi non è sempre utilizzata nel migliore dei modi, spesso viene interpellata solo perché prevista dalla legge e per avvallare le scelte progettuali decise a priori da altri tecnici. Il geologo, andrebbe affiancato al progettista sin dalle prime fasi della stesura del progetto, per poter “cucire” il lavoro redatto su carta al territorio, così bisognerebbe fare per parlare di qualità, è il progetto che deve adeguarsi al territorio e non viceversa. La figura del geologo non va interpellata solo nei momenti di emergenza ma sempre per meglio salvaguardare e tutelare l’ambiente, come si suol dire meglio prevenire che curare…
Consiglierebbe, oggi, a un giovane l’iscrizione alla facoltà di geologia?
Dopo il terremoto del 1980 c’è stato un boom di iscrizioni a geologia, ma le aspettative degli studenti non hanno trovato riscontro sul mercato di lavoro. L’università, purtroppo, ha formato laureati con una preparazione prevalentemente naturalistica, trascurando le attuali esigenze professionali che affiancano le conoscenza naturalistiche alle competenze tecniche. A un giovane, oggi, consiglierei di iscriversi alla facoltà di geologia perché vanno preservate le conoscenze geologiche del territorio, ampliando le competenze nei settori della geotecnica, della geofisica e dell’idraulica ecc.
Il geologo Rea prima di congedareTutto Sanitàricorda che l’ambiente che ci circonda ha bisogno della geologia, ci sono territori ad alto rischio dove frane, smottamenti, terremoti possono mettere a dura prova l’intera esistenza e l’economia. È opportuno investire sulla salvaguardia del territorio ed è indispensabile educare le nuove generazioni ad avere cura dell’ambiente circostante, monitorare, vigilare, investire sono termini che devono essere interiorizzati fin da bambini. Un ruolo importante ha la scuola, la famiglia e le Istituzioni nazionali e locali, se ognuno di noi facesse la sua parte potremmo sicuramente vivere in un ambiente più sicuro e perché no anche più confortevole. La mia speranza sono i giovani, investiamo sul loro futuro, è questo il monito del dottore Giovanni Rea. Il futuro sarà quello che oggi noi tuteliamo e costruiamo, abbiamo, quindi, una grossa responsabilità nei confronti dei posteri.
INSERITO DA ANGELA CECERE Somministrare una sola dose di vaccino anti-Covid, senza dunque effettuare il richiamo, alle persone che già hanno contratto la Covid-19 in forma sintomatica e sono dunque entrate in contatto col virus SarsCov2. Ciò partendo dall'assunto che un soggetto guarito sviluppa comunque un certo grado di immunità, che al momento si stima possa perdurare almeno sei mesi. L'ipotesi, sostenuta da vari esperti e supportata anche da primi studi scientifici, approda ora all'esame di tavoli tecnici mentre si apre un confronto anche con l'Agenzia italiana del farmaco. Ad oggi, non sono disponibili linee guida consolidate a livello internazionale sulla questione e le strategie adottate variano nei diversi Paesi. La vaccinazione ai guariti non ha una controindicazione secondo le autorità sanitarie, ma la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente raccomandato di posticipare la somministrazione del vaccino a chi si è contagiato in una situazione di scorte limitate di vaccini anti-Covid. Secondo l'Aifa, la vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da Covid-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione. Tuttavia, rileva l'Agenzia, coloro che hanno avuto una diagnosi di positività a Covid-19 non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale, mentre questa potrebbe essere considerata quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria. Sicuramente, posticipare l'immunizzazione o non effettuare il richiamo ai guariti consentirebbe di avere a disposizione un gran numero di dosi da destinare ad altre categorie prioritarie. La Francia, ad esempio, si sta orientando in questa direzione. Il parere degli esperti: Mantovani e Galli sposano l'idea Favorevole a tale strategia è l'immunologo Alberto Mantovani, professore emerito di Patologia e direttore scientifico dell'Istituto Irccs Humanitas di Milano. All'Humanitas, ha spiegato intervenendo a 'Che tempo che fa' su Rai3, «abbiamo pubblicato un lavoro due settimane fa, coordinato da Maria Rescigno, in cui abbiamo osservato che nelle persone che hanno avuto Covid, nella prima dose di vaccino c'è una risposta straordinaria del livello di anticorpi. In parallelo, l'esperto Florian Krammer ha pubblicato un lavoro praticamente identico e sono usciti altri 3 lavori negli USA con lo stesso massaggio». Questi lavori, ha affermato, «suggeriscono che vada seriamente considerata l'ipotesi di dare una sola dose a chi ha già avuto Covid sintomatico per due motivi: il primo motivo è per il bene di chi viene vaccinato e per risparmiare tossicità e il secondo perché questo ci dà centinaia di migliaia, forse 1 milione di dosi di vaccino in più». Sulla stessa linea anche Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie infettive all'Ospedale Sacco di Milano, secondo il quale le persone guarite da Covid «non andrebbero vaccinate». È infatti «verosimile - chiarisce - che i guariti mantengano una risposta immunitaria anche a lungo, e attualmente vediamo che in questi soggetti tale risposta è molto buona». Inoltre, avverte, «in alcuni casi si sono viste delle reazioni più pesanti in soggetti guariti e vaccinati. Non si tratta di reazioni gravi o che richiedono ospedalizzazione ma non sappiamo come potrebbe ad esempio rispondere l'organismo di un soggetto anziano in questa situazione». Il punto, conclude Galli, è che «credo si vaccini a tappeto anche per una questione di semplicità organizzativa, ma questo equivale ad una dichiarazione di incapacità di saper distinguere tra situazioni diverse».
INSERITO DA ANGELA CECERE Napoli. E' di Napoli la 25enne morta tragicamemte lungo la strada Casilina che da Ferentino porta ad Anagni. La donna è uscita fuori strada, schiantandosi violentemente a causa di una lastra di ghiaccio. Inutile ogni soccorso, non c'è stato purtroppo nulla da fare. La vittima si era trasferita in terra laziale con la sua famiglia dopo aver vviato un'attività ristorativa.
INSERITO DA ANGELA CECERE I fatti Napoli. Lo hanno insultato e aggredito fino a ferirlo e mandarlo in ospedale. E' quanto gravemente accaduto ad un alunno della scuola media Ferdinando Russo di via Vincenzo Marrone a Pianura. Ad agire una banda di bulli già nota per episodi simili nella zona, non solo contro coetanei. L'indignazione A denunciare la vicenda è il consigliere della Municipalità Pasquale Strazzullo: "Il bambino è stato aggredito fisicamente da un gruppetto di coetanei che si precisa non appartenenti alla scuola ma provenienti da altre zone del quartiere con il solo intento di bullizzare i ragazzini all’uscita di scuola. Un fenomeno già denunciato più volte che solo con la presenza costante delle forze dell’ordine si era riuscito ad arginare in passato. Se mentre da un lato l’istituto scolastico si impegna a garantire la sicurezza all’interno del plesso monitorando gli ingressi scaglionati anche in virtù delle disposizioni di prevenzione al Coronavirus, dall’altro diventa difficile prevedere ciò che accade all’esterno che resta di competenza delle forze dell’ordine. Il bambino accompagnato al vicino ospedale San Paolo perché avvertiva malori a seguito dell’aggressione, è stato poi trasferito per competenza in ambulanza all’ospedale pediatrico Santobono dove in queste ore è sottoposto ad ulteriori accertamenti. Urge - conclude Strazzullo - un tavolo di confronto tra l’istituto scolastico, l’organo istituzionale locale quale è la Municipalità e le Forze dell’ordine per mettere in campo attività di contrasto al bullismo che ancora una volta vedono coinvolti i ragazzini perbene che frequentano le scuole del quartiere. Dal canto mio, augurando una pronta guarigione al piccolo malcapitato al quale va la mia piena solidarietà anche ai genitori, provvederò subito a chiedere la presenza di Polizia Locale e Forze dell’ordine all’uscita di scuola al fine di garantire sicurezza agli alunni ed anche una corretta viabilità."
A CURA DI ANGELA CECERE Martedì, 16 Febbraio 2021
S. GIULIANA VERGINE
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Settimana n. 07
Giorni dall'inizio dell'anno: 47/318
A Roma il sole sorge alle 07:04 e tramonta alle 17:44 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 07:22 e tramonta alle 17:51 (ora solare)
Luna: 9.32 (lev.) 22.33 (tram.)
Proverbio del giorno:
Febbraio nevoso, estate gioiosa.
Aforisma del giorno:
Anticamente migliaia di dei parevano pochi, oggi uno è di troppo. (Carlo Dossi
A CURA DI ANGELA CECERE Cambio di circolazione: il tempo peggiora debolmente sulla Liguria e sul Nord della Toscana, con piovaschi. Sul resto delle regioni cielo poco o irregolarmente nuvoloso, maggiore presenza di nubi sulla pianura padana.
NORD
Aumento della nuvolosità al Nordovest fin dalle prime ore del giorno, con possibili piogge sulla Liguria, specie tra la provincia di Genova e quella di La Spezia. Sul resto del Nord, bel tempo prevalente.
Temperature
Valori massimi in ulteriore aumento, 9 gradi a Milano e Torino, 11 gradi a Genova.
CENTRO e SARDEGNA
Giornata all'insegna di un cielo spesso grigio sulla Toscana, con occasionali piogge sulle province settentrionali; molte nubi anche sull'Umbria nel corso del giorno. Sul resto dei settori e sulla Sardegna, bel tempo prevalente.
Temperature
Valori in rialzo, fino a 9 gradi a Firenze, 10 a Roma e Pescara.
SUD e SICILIA
Giornata che trascorrerà all'insegna di cielo poco o parzialmente nuvoloso su tutte le regioni. Non sono previste infatti precipitazioni.
Temperature
Valori massimi fino a 10 gradi a Napoli e Bari, punte di 12 gradi a Palermo.