Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Picchia la sua compagna e uccide i due figli dopo che lei lo aveva definito il loro nuovo padre. Il 30enne Vasil Tsekh, è stato accusato di duplice omicidio per l'orribile attacco, in cui ha ucciso Martina, 9 anni, e suo fratello Demid, di 2. I bambini sono stati picchiati a morte mentre la loro mamma si trova in gravissime condizioni in ospedale. L'incontro I bambini sono stati prima picchiati poi colpiti con una sedia contro un muro nel complesso di saune e ristoranti "Oksana" nella città di Tyachiv, nell'Ucraina occidentale. La loro madre Lyudmila Strelchuck, che ha incontrato Tsekh su un sito di incontri, è in ospedale con gravi ferite dopo essere stata attaccata. Martina è nata quando sua madre viveva e lavorava in Italia, ma si è separata dal padre della figlia. Suo figlio è nato in Ucraina da un'altra relazione fallita dopo essere tornata in patria. Il delitto L'uomo aveva detto di volerla sposare, così la 35enne ha voluto presentargli i suoi due figli. Quando la donna lo ha presentato come il loro nuova patrigno lui è andato su tutte le furie. Dopo aver picchiato barbaramante i tre è fuggito e a chiamare i soccorsi è stato il proprietario della sauna. L'arresto Vasil è stato arrestato, probabilmente l'abuso di alcol potrebbe aver contribuito al folle gesto. La donna ancora non sa della morte dei suoi figli che sono stati sepolti nella sua città natale, Kamianets-Podilskyi. Accanto a lei, come riporta il Sun, il padre del figlio più piccolo che la sta assistendo nella ripresa.
INSERITO DA ANGELA CECERE Il via libera al Recovery Plan di questa notte non allontana affatto lo spettro di una crisi di governo. Italia Viva oggi potrebbe annunciare le dimissioni delle sue due ministre. Il premier Conte ha fatto sapere che in caso di crisi «sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con Iv». Avvertimento chiaro che non sembra spaventare il leader Matteo Renzi: «Se il presidente del Consiglio è convinto di avere i numeri va bene così, noi si va all'opposizione». Renzi nega di volere un posto nel governo, alla trasmissione di RaiTre Cartabianca annuncia: «Hanno trovato i voti, sarà Mastella a tenere in piedi Conte. Io non ci sto a stare in un governo che sperpera i soldi dei nostri figli». Ma c'è chi parla di una spaccatura nel gruppo renziano e di una pattuglia di senatori di Fi pronti a sostituire Iv in maggioranza. Operazione rischiosa e dagli esiti incerti. Per questo si continua ancora a trattare sotto gli occhi vigili e preoccupati del Quirinale. Le dimissioni delle ministre di Italia viva, la conta dei voti in Parlamento, una crisi al buio: tutti scenari che potrebbero indebolire troppo il governo alle prese ancora con una devastante crisi pandemica ed economica. La trattativa ruota intorno a un nuovo patto di legislatura, con dimissioni lampo del premier e la consegna della nuova lista dei ministri. «Vogliamo il Mes non il Meb», fa battute Renzi, giocando tra il prestito europeo per la Sanità e il Meb (Maria Elena Boschi come ministro). Conte potrebbe presentarsi già oggi al Colle chiedere due giorni per la verifica, poi tornare da Mattarella per rassegnare le dimissioni con in mano la lista dei nuovi ministri. Il rimpasto potrebbe prevedere ministeri di peso a Iv, lo spacchettamento di Infrastrutture e Trasporti, la delega ai Servizi segreti lasciata da Conte al ministro Lamorgese. L'alternativa sarebbe la caduta di Conte e un governo istituzionale, improbabili le elezioni a giugno.
A CURA DI ANGELA CECERE Mercoledì, 13 Gennaio 2021
S. ILARIO
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Settimana n. 02
Giorni dall'inizio dell'anno: 13/352
A Roma il sole sorge alle 07:36 e tramonta alle 17:02 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 08:01 e tramonta alle 17:03 (ora solare)
Luna: 8.02 (lev.) 17.15 (tram.)
Luna nuova alle ore 06.03.
Proverbio del giorno:
Gennaio ingenera, febbraio intenera, marzo imboccia.
Aforisma del giorno:
Nessuna persona onesta si è mai arricchita in breve tempo. (Menandro)
A CURA DI ANGELA CECERE Alta pressione più invadente. Nevicate sui confini alpini e zone limitrofe fino in valle. Sul resto d'Italia tempo più stabile, in gran parte soleggiato salvo più nubi e qualche rovescio o anche temporale sul basso Tirreno. Venti di Maestrale su gran parte d'Italia con mari da mossi a molto mossi, agitato il Mar di Sardegna.
NORD
Generali condizioni di bel tempo con il cielo che si presenterà sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Da segnalare soltanto le nevicate sui confini alpini fino in valle. Venti deboli, variabili.
Temperature
Valori massimi attesi tra gli 1 di Bolzano e i 10 di Trento e Genova
CENTRO e SARDEGNA
A parte qualche occasionale piovasco sulla Sardegna e un cielo più coperto in Toscana e in Umbria, per il resto il sole sarà prevalente. Venti di Maestrale e mari molto mossi.
Temperature
Valori massimi compresi tra i 5 di l'Aquila e i 13 di Cagliari
SUD e SICILIA
Una certa instabilità interesserà il basso Tirreno dove i venti di Maestrale addosseranno molte nubi che potranno dar luogo a qualche precipitazione in Sicilia e Calabria, anche temporalesca. Per il resto bel tempo prevalente.
Temperature
Valori massimi attesi tra i 7 di Potenza e i 13 di Palermo
A CURA DI ANGELA CECERE S. Ilario di Poitiers Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,29-39. In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga, si recò subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Una scelta non solo iniqua ma miope, anche in chiave di futura crescita economica quella del Governo e del presidente del Consiglio. Si perde una grandissima opportunità, quella di passare da un welfare prevalentemente riparativo e assistenziale a un sistema capace di promuovere appieno il diritto di tutti, anche delle persone con disabilità Il 16 dicembre 2020, nel suo intervento innanzi alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, dopo aver rivendicato la sua scelta di mantenere in capo alla Presidenza del Consiglio la delega sulle politiche per la disabilità quale chiara assunzione di responsabilità, il Premier ha giustamente sottolineato come, durante la pandemia, “i disagi e i sacrifici richiesti a tutti i cittadini sono evidentemente ancora più gravosi per le persone con disabilità e per le loro famiglie” e come, anche da tale consapevolezza, derivi l’impegno del Governo a investire sull’inclusione delle persone con disabilità quale “segno di civiltà e di equità sostanziale, ma anche fattore di maggiore resilienza”. A fronte di parole così importanti, era legittimo aspettarsi che la disabilità avrebbe avuto uno spazio adeguato nella bozza del Recovery Plan italiano presentato nei giorni scorsi, che proprio nella resilienza individua uno dei sue due principali obiettivi. Purtroppo, al momento, tale aspettativa è rimasta delusa ed è per questo che, tra le 62 osservazioni a tale Piano formulate da Italia Viva, una è specificamente dedicata alla grave mancanza di progettualità destinate alle persone con disabilità. Infatti, se la prima versione del Piano di Ripresa e Resilienza menziona un titolo, “interventi per la disabilità”, che però era totalmente privo di contenuti, nel documento diffuso successivamente, nel quale i singoli progetti dovrebbero essere declinati in modo più dettagliato, troviamo solo due progetti sul tema, per la verità, con obiettivi tanto ampi e ambiziosi quanto vaghi e con destinazione di risorse davvero molto limitate. Il primo progetto sarebbe finalizzato a “stimolare gli investimenti per l'abbattimento delle barriere all'istruzione, attraverso il rafforzamento dei servizi di assistenza sociale per gli studenti universitari e AFAM con disabilità”. Si parla di iniziative messe in atto dalle singole Università per l’integrazione degli studenti con disabilità attraverso “l’ausilio di un supporto tecnologico dedicato e interattivo”, di “migliorare la loro inclusione sociale nell’università” e di “creare un sistema di servizi universitari personalizzato e integrato”. Non solo mancano indicazioni più precise e concrete, ma soprattutto è chiaro che non si tratta di interventi strutturali, considerata l’esiguità delle risorse impegnate (solo 40 milioni di euro), del tutto insufficienti ad affrontare l’enorme tema della formazione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità. E questo nonostante l’impatto terribile del Covid sui percorsi di inclusione scolastica e formativa degli alunni con disabilità. Al riguardo, i dati pubblicati da ISTAT sono impietosi: tra aprile e giugno 2020, oltre il 23% degli alunni con disabilità (circa 70 mila) non ha preso parte alle lezioni a scuola e, come era prevedibile, queste mancanze sconfortanti sono prevalentemente legate alla gravità della patologia, alla difficoltà dei familiari a collaborare e al disagio socio-economico. A testimoniare come siano stati colpiti i più vulnerabili tra i vulnerabili. L’unico altro progetto dedicato alla disabilità si intitola “Azioni mirate al potenziamento dei processi di deistituzionalizzazione, di supporto alla domiciliarità e all'occupazione delle persone con disabilità”. Anche in questo caso obiettivi amplissimi, che vanno dall’aumento di servizi sociali e sanitari di comunità e domiciliari, al supporto delle persone con disabilità “per rinnovare gli spazi domestici in base alle loro esigenze specifiche”, alla “riduzione delle barriere di accesso ai mercati del lavoro attraverso soluzioni di smart working”, da finanziare con risorse limitatissime (300 milioni in 6 anni per finanziare 600 progetti da attivare in 600 ambiti sociali territoriali). Non a caso, lo stesso Piano indica che nei progetti saranno coinvolte 4.200 persone con disabilità, ancorché, secondo ISTAT, i cittadini disabili nel nostro paese siano almeno 3 milioni, più del 5% della popolazione. È chiaro, insomma, che nel Recovery Plan italiano sulla disabilità, per ora, non è stato compiuto alcuno sforzo di visione, limitandosi e inserire pochi e sporadici interventi finanziati in modo risibile (lo 0,1% delle risorse complessive previste e circa il 6% del capitolo dedicato a vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore). Una scelta non solo iniqua ma miope, anche in chiave di futura crescita economica. Noi abbiamo, infatti, la grandissima opportunità di passare da un welfare prevalentemente riparativo e assistenziale a un sistema capace di promuovere appieno il diritto di tutti, anche delle persone con disabilità, di sviluppare il proprio potenziale e di partecipare effettivamente alla vita politica, economica e sociale del Paese, così come previsto dall’art. 3, secondo comma, della Costituzione. Una norma costituzionale che solo non afferma il principio di uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini, ma che contiene in sè, se semplicemente si avesse il coraggio di vederlo, un fenomenale programma per la crescita del nostro Paese. La storia dell’Italia ce lo insegna: esiste un legame indissolubile tra sviluppo e prosperità, da un lato, e capacità di promuovere i diritti di partecipazione e cittadinanza delle persone, dall’altro lato. Non a caso, proprio nei vent’anni seguiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando l’Italia poteva apparire più debole e ripiegata su se stessa, sono stati raggiunti risultati straordinari in termini sia di crescita economica, sia di riforme sociali. Come allora, dunque, oggi più che mai occorre la consapevolezza che nessuna ricostruzione economica sarà possibile senza l’ambizione di realizzare riforme strutturali finalizzate anche a rimuovere gli “ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, per usare le parole dei Padri costituenti. È allora, come è possibile che una tale ambizione non riguardi anche i diritti delle persone con disabilità? Diritti che sono stati spesso silenziosamente negati in questi mesi e che, ora più di prima, vanno affermati e promossi, partendo da tre linee di azione, chiare, definite e concrete. La prima deve riguardare l’istituzione di una misura universale, analoga a quelle per il contrasto alla povertà e per il sostegno alla natalità, finalizzata alla vita indipendente delle persone non autosufficienti. Tale misura dovrebbe riformare l’impostazione del FNA, il cui utilizzo è disomogeneo nei vari territori e non garantisce un livello essenziale con esigibilità di prestazioni minime, dovrebbe caratterizzarsi per un vincolo di destinazione e dovrebbe prevedere una differenziazione tra gli interventi destinati ai più anziani (ai quali dobbiamo assicurare qualità della vita e piena assistenza) e quelli rivolti ai più giovani (per i quali occorre tracciare la possibilità di un progetto di vita). Abbiamo tante buone pratiche sparse nel Paese a cui fare riferimento. Portiamole a sistema e affrontiamo finalmente questo nodo strutturale. La seconda linea di azione deve dedicare risorse importanti sia a progetti organici di inclusione scolastica e di contrasto alla povertà educativa dei bambini e delle bambine con disabilità, per i quali la scuola e l’istruzione sono spesso la vera, grande occasione di costruzione di futuro, sia alla costruzione di un sistema di politiche attive del lavoro dedicate specificamente alle persone con disabilità. Politiche attive disegnate tenendo conto delle particolari competenze necessarie per accompagnare percorsi di inclusione lavorativa effettivi e incentivando le aziende, al di là del rispetto degli obblighi già esistenti, ad investire in progetti di formazione e di inserimento dei lavoratori con disabilità, anche in collaborazione con enti del terzo settore e avvalendosi di disability manager competenti. Infine, una terza linea d’azione dovrebbe riguardare un grande piano nazionale sull’accessibilità dell’ambiente costruito, precondizione per qualsiasi possibilità di reale inclusione e partecipazione delle persone con disabilità. Un piano da realizzare, non solo attraverso una revisione e riordino della normativa vigente, così da renderla conforme ai principi della progettazione e universale, ma anche investendo in un sistema di incentivi per promuovere il turismo accessibile e, in generale, le opere di abbattimento delle barriere architettoniche e per sostenere l’implementazione concreta dei PEBA (Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche), attualmente adottati da un numero esiguo di Comuni con risultati molto scarsi. Tre obiettivi chiari, insomma, su cui investire risorse umane, finanziarie e progettuali così da sfruttare appieno l’occasione storica di ricostruzione del nostro Pese che ci offre l’Europa con il Next Generation EU: puntare su investimenti con un ritorno economico che generi benessere diffuso, ossia vero progresso. di Lisa Noja, Avvocato e deputata di Italia viva FONTE VITA
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «’O mare fa paura. Accussì dice ‘a ggente guardanno ‘o mare calmo, calmo cumme na tavula. E dice ‘o stesso pure dint’ ‘e gghiurnate ‘e vierno quanno ‘o mare s’aiza, e l’onne saglieno primm’ a palazz’ ‘e casa e pò a muntagne». La metrica in vernacolo è di Eduardo de Filippo che a modo suo regalò una prosa a quel mare di cui, solo chi ci vive di fronte, non riesce a farne a meno.
Perché lo sente sulla pelle, tra i globuli. Perché lo rispetta prima ancora di temerlo. Già perché il mare quando si arrabbia fa paura. E lo sa bene la Costiera che troppe volte ha subito le sue incursioni fino ai piedi dei suoi palazzi. Lo sa bene Amalfi, quando da regina dei mari, fu più volte devastata da maremoti.
E rischiò che ciò accadesse esattamente trent’anni fa quando il mare tornò a fare paura. Onde lunghe, enormi, che sembravano ruggire. E sotto il cui urto cedettero chalet e infrastrutture. Ma non il molo foraneo che, seppur inghiottito dal mare, resistette alla forza sovrumana della natura. Fu solo scalfito nel proprio ventre dove il mare riuscì a scavare un vuoto poi consolidato passata la tempesta.
Ma ciò che accadde ad Amalfi e Maiori, le due città della Costiera principalmente martoriate da quella mareggiata che durò alcuni giorni (dall’11 al 13 gennaio del 1987), fu qualcosa davvero di eccezionale. Almeno per i nostri tempi. Il mare nella cittadina capofila distrusse la darsena trasportando enormi massi sul piazzale un tempo adibito a parcheggio e dove oggi sorge la statua di Flavio Gioia. Danni rilevanti si registrarono a La Marinella, agli stabilimenti balneari, al Lido Azzurro.
Persino al bar del Beach dove il mare sfondo le vetrate entrando fino all’interno. Onde alte oltre dieci metri nei pressi dell’hotel Luna lambirono le case “annacquando” o in qualche caso spostando auto in transito. Onde spettacolari che fecero la gioia di fotografi e cineamatori. Al punto che oggi, quegli scatti, sono autentiche cartoline di un evento memorabile. Per giorni si respirò iodio a pieni polmoni e le labbra sapevano di salsedine.
Nel porto sembrava essere passato un tornado: pavimentazione sollevata, barche distrutte e trasportate dalla spiaggia alla strada rotabile. Muretti abbattuti, auto una accanto all’altra. La forza del mare fece spavento. E non accennava a diminuire. E di notte, quel mare, faceva ancor più paura. Con quel ruggito, già dal crepuscolo, faceva correre brividi interminabili lungo la schiena. Soprattutto quando iniziò ad entrare, sempre con più violenza verso la piazza.
L’acqua, dopo aver trasportato a terra di tutto spingendo persino qualche utilitaria nelle adiacenze dei negozi del lungomare, tentò l’affondo all’ingresso di piazza Duomo. Ma, per fortuna, fu solo un tentativo flebile.
«’O mare sta facenno ‘o mare» diceva Eduardo. Eccome se lo fece anche a Maiori dove la burrasca creò danni e distruzione. Trasportò ciottoli e pietre dalla spiaggia fin oltre il lungomare e la strada rotabile che unisce Vietri a Positano era in qualche caso invasa da sabbia. Quintali ne furono rimossi nei giorni a seguire quando in Costiera si fece ritorno alla normalità.
Quell’evento eccezionale servì però a rifare il look di qualche città. Su tutte Amalfi, che nel 1990 avviò il progetto di rifacimento del fronte mare con il nuovo “stradone” rialzato rispetto alla strada e lo spostamento della statua di Flavio Gioia al centro della Piazza. L’unico neo restò la Darsena, rinforzata si, dopo quella mareggiata, ma mai allungata così come prevedeva il vecchio progetto.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Apre le porte il micronido comunale di Amalfi. Un nuovo servizio offerto nel capoluogo della Divina costiera, destinato ai bambini da 3 a 36 mesi e gestito dal Piano di Zona S2 per il tramite delle cooperative “La Fonte” e “Il Girasole” in A.T.I..
Ieri, in forma ristretta, si è tenuta una benedizione del luogo alla presenza del parroco di Amalfi Don Antonio Porpora e di una rappresentanza dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Daniele Milano.
I locali sono stati progettati per ospitare 15 bambini ma per l’anno educativo in corso, in ossequio alle norme anti-covid, ne saranno accolti 10.
«Il Micronido – dichiara l’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Gargano –rappresenta una occasione di crescita per i nostri bambini ma anche un sostegno concreto alla genitorialità nel nostro Comune».
Il Micronido inaugura di fatto la “seconda vita” dell’edificio dismesso della Ex Pretura in via Casamare ad Amalfi, recentemente rinnovato grazie ai lavori voluti dall’Amministrazione Milano e finanziati con fondi di bilancio comunale. Lo stabile da oggi destinato a nuovo centro di aggregazione ospiterà, a pieno regime, spazi per la socialità, l’incontro e la crescita della comunità.
«Sono tanti – dichiara il primo cittadino, Daniele Milano – i sogni che iniziano a realizzarsi: il recupero di una struttura pubblica dismessa, il riadattamento della stessa per colmare esigenze patite atavicamente dalla nostra comunità, l’attivazione di un servizio di civiltà – come il Micronido – a cui fino a pochi anni fa ad Amalfi era inimmaginabile pensare. Ed abbiamo già appostato risorse per compiere nuovi interventi nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rendere la struttura ancora più funzionale ed accogliente».
INSERITO DA ANGELA CECERE Quanto è costato il Covid al mondo del calcio? A rispondere ci ha pensato Kpmg Football Benchmark nel suo "The European Champions Report 2021", uno studio che ha preso in considerazione i club che hanno vinto i rispettivi campionati nazionali nella stagione 2019/20. E i risultati sono tutt'altro che confortanti, a partire dai ricavi operativi, cioè quelli che non tengono conto delle plusvalenze da calciomercato: questi ultimi soino diminuiti da 7,303 a 6,289 miliardi. Un minus di oltre un miliardo di euro. Ma non tutte le big sono crollate: il Benfica ha fatto registrare l'utile più alto con 41,7 milioni di euro (+12,3 rispetto all'anno precedente), bene anche il Bayern Monaco e il Real Madrid, che tra le squadre campioni ha i ricavi più alti (681,2 milioni, -8% rispetto al 2019). Il peggior dato tra le squadre vincitrici dello scudetto è del Paris Saint-Germain, che ha fatto registrare una perdita netta di 125,8 milioni. Peggio anche della Juventus, che ha subito un calo dei ricavi operativi del 13% (401,4 milioni) e ha addirittura raddoppiato la perdita netta a 89,7 milioni. Ma i numeri peggiori - secondo Kpmg - sono quelli in Italia di Roma e Milan: per i giallorossi perdita netta di 204 milioni, la seconda più alta nella storia della Serie A. I rossoneri si "fermano" di 194,6 milioni. Dannosissima l'assenza di tifosi allo stadio: gli incassi per le partite hanno causato le perdite maggiori per tutti i club. La Juventus ha perso 21,9 milioni, il Real Madrid addirittura 34,9 milioni. Dopo il Covid quanto valgono i calciatori? L'aggregato del valore di mercato dei 500 calciatori più preziosi è diminuito del 9,6% tra febbraio 2019 e gennaio 2021. Nella sessione estiva di calciomercato, i club hanno puntato su trattative dai prezzi contenuti e le transazioni sono diminuite del 43% rispetto al 2019 (3,3 miliardi di euro contro 5,8 di un anno fa). La rosa della Juventus - secondo Kpmg - adesso vale 734,8 milioni di euro e i più "costosi" sono de Ligt (valore 90 milioni), Dybala (65,2) e Ronaldo (63,2).
INSERITO DA ANGELA CECERE Un Posto al Sole choc: Marina lascia la soap Rai. L'improvvisa uscita di scena di Marina Giordano (alias Nina Soldano) è stata un colpo al cuore per i fan di "Un posto al sole" e un colpo basso per l'attrice che l'ha interpretata per tanti anni. Via social Nina Soldano si è infatti sfogata con i suoi follower, chiarendo amareggiata: "L’uscita di Marina non è stata una mia scelta. Se Marina tornerà e quando io questo ancora non lo so , l’unica certezza è la sua partenza". Cosa è successo Nina Soldano, l'attrice che per 17 anni ha interpretato il ruolo di Marina Giordano in "Un Posto al Sole", lascia la fiction. La notizia è stata un fulmine a ciel sereno per i telespettatori, molto affezionati a uno dei personaggi più controversi e affascinanti della storica fiction di Rai Tre. Sommersa dai messaggi dei suoi fan, Nina Soldano ha deciso di fare chiarezza con un post su Instagram: «Vorrei chiarire un paio di cose. L’uscita di Marina non è stata una mia scelta. Se Marina tornerà e quando io questo ancora non lo so, l’unica certezza è la sua partenza». L'attrice ha concluso ringraziando i suoi affezionati follower: «Vi ringrazio per avermi innondata di messaggi di stima, affetto e tanto amore per Marina e per me... Non fanno altro che riempirmi il cuore di gioia. Vi amo». Le proteste dei telespettatori non si sono fermate ai messaggi, ma si sono spinte oltre: sul web si trovano dverse petizioni, indirizzate alla Rai e alla produzione di "Un Posto al Sole", in cui si chiede di reintegrare il personaggio di Marina nella soap napoletana. Rivolta social Via social si è scatenata una piccola rivolta di telespettatori delusi. che chiedono a gran voce il ritorno della perfida Soldano. Alcuni lanciano petizioni, altri hashtag (#Marinaresta) e in tanti dichiarano di non essere più intenzionati a seguire la soap senza di lei.