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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

NEWS ITALIA E DAL MONDO Due giugno, accoltella un ufficiale alle prove della parata: «Mi hanno impiantato un microchip»

2 Giugno 2019, 07:54am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Due giugno, accoltella un ufficiale alle prove della parata: «Mi hanno impiantato un microchip»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una donna di 43 anni, Elena Cazacu, è stata arrestata questa mattina a Ravenna per aver aggredito con un coltello un ufficiale della Guardia Costiera, il capitano di vascello Diego Tomat, ferendolo durante le prove, che erano appena finite, della cerimonia della Festa della Repubblica, in piazza del Popolo. Alla donna con doppio passaporto, moldavo e romeno, vengono contestati i reati di tentato omicidio, lesioni personali aggravate dal fatto che l'aggressione sia avvenuta ai danni di un pubblico ufficiale, e violenza su pubblico ufficiale.

Cazacu è stata disarmata grazie all'intervento del comandante della polizia municipale Andrea Giacomini, 44 anni, che racconta all'Adnkronos l'episodio. «Mentre stavano terminando le prove per la cerimonia del 2 giugno – spiega – una donna ha aggredito alle spalle con un coltello il capitano Tomat, gridando frasi contro i militari, citando Putin e Berlusconi e sostenendo di essere un ufficiale dell'esercito russo. Ha denunciato costrizioni, violenze sessuali a suo danno e sequestri a opera di generali russi. Nel suo delirio identificava come nemici le forze dell'ordine che erano tutte presenti e, in particolare, la sua rabbia si è rivolta contro il comandante di vascello che rappresentava, in quest'occasione, la massima autorità sul campo».



«Lo ha colpito – racconta – con un coltello con una impugnatura simile a una pistola, probabilmente usato nella caccia, un'arma che ha una possibilità maggiore rispetto ai normali coltelli di affondare nella carne ma, per fortuna, non ha spinto la lama fino in fondo, ma ha ferito il comandante sopra l'orecchio, sotto e sul collo, provocandogli lesioni superficiali». «Al momento dell'aggressione – spiega – l'ufficiale si è allontanato ma la donna ha continuato a inveire contro di lui, incalzandolo con il coltello e gridando di avere anche microchip nel corpo che le sarebbe stato impiantato dai servizi segreti». «A questo punto – racconta Giacomini - le ho afferrato il braccio, procurandole una torsione e l'ho atterrata. Ho preso un paio manette in prestito da un agente di polizia e l'ho fatta sedere su una panchina finché non è stata portata via».



La donna ha precedenti per violenza domestica e per un'aggressione ai carabinieri a Galeata (Forlì-Cesena). L'ufficiale è stato dimesso con 15 giorni di prognosi. «La donna – riferisce Giacomini – è un'atleta, con una forma fisica invidiabile e una notevole forza, tutte caratteristiche che sarebbero compatibili con una sua appartenenza alle forze armate, come ha sostenuto, ma, molto probabilmente, soffre di problemi psichici».

In mattinata, sulla sua pagina Facebook aveva postato delle frasi minacciose: 'Oggi bomba a Ravenna' e poi 'Generale russo Cazacu Elena'. La donna rimarrà in carcere per l'interrogatorio di garanzia e si sta valutando la sua espulsione, anche se cittadina straniera comunitaria, per motivi di ordine pubblico.

LEGGO.IT

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COSTIERA AMALFITANA NEWS REGATE ANTICHE REPUBBLICHE MARINARE AMALFI SI CLASSIFICA AL QUARTO POSTO LA REGATA E STATA VINTA DA VENEZIA

1 Giugno 2019, 19:00pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA E’ stato il galeone verde di Venezia a vincere la 64esima Regata delle Repubbliche Marinare che si è svolta poco fa proprio nelle acque lagunari della Serenissima.

Dopo qualche minuto di ritardo, la gara è partita poco dopo le 19.20 tra una miriade di motoscafi ed imbarcazioni che seguivano i quattro galeoni. Sin dalle prime vogate i galeoni di Venezia e di Genova hanno imposto la loro supremazia nei confronti di Pisa ed Amalfi che per più di metà gara sono rimasti indietro.

A tagliare il traguardo dopo i 2000 metri è stata Venezia, seguita a ruota da Genova e poi ancora Pisa ed infine dalla nostra Amalfi che, lo dobbiamo dire, ha pagato lo scotto di essere capitata in una corsia non proprio vantaggiosa.

Il nostro galeone ha infatti pescato, per sorteggio, la quarta corsia, quella più esterna e, a differenza delle altre tre corsie, è stata quella che ha subito maggiormente la forza del vento. Meteo a parte, ricordiamo che i nostri ragazzi si sono allenati in mare negli ultimi giorni dal momento che Venzia ha conunicato con un po’ di ritardo la decisione di anticipare la 64esima Regata Storica.

AMALFINOTIZIE

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Vasco Rossi a Milano: «Sul palco mi metto a nudo per gli emarginati, come ero io. E basta cavalcare la paura»

1 Giugno 2019, 13:33pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una fuga dalla realtà. Dal mondo che non piace. E dalla gente cattiva. È la promessa di Vasco Rossi che con il suo rock dimorerà allo stadio San Siro di Milano per 6 concerti, 1,2, 6,7, 11,12 giugno, un tutto esaurito praticamente da quando sono state rese note le date e un totale di 350mila spettatori. «Con la musica portiamo gioia, energia e consolazione. La vita non è facile, non è semplice e nemmeno divertente». Insomma, un Vasco Rossi riflessivo. Quello che si affaccia ai problemi di una società che traballa, agli esclusi, agli emarginati. È fin dall’inizio, da quando entra con gli immancabili occhiali specchiati, sorriso e tanta gentilezza allo stadio milanese, che mette in chiaro le intenzioni di quello che sarà il mood dei suoi live, iniziando con la canzone “Qui si fa la storia”. «La disperazione è già qui, oggi si cavalca la paura. E non è certo una bella storia. Vince chi la spara più grossa. Viviamo nell’epoca della guerra tra poveri».

 
 

Problemi in parte che ha subito pure Vasco Rossi: «mi ricordo quando mi sputavano per strada, mi consideravano un pericolo pubblico e le mie canzoni proibite, come fossero il male». È un po’ come se, dopo il Modena Park di due anni fa per i 40 di carriera, avesse aperto un nuovo capitolo. Con la sua musica, quindi. Anzi con il «punk rock, questo il taglio che voglio dare alla scaletta». Scaletta che - «scordatevi quella dell’anno scorso, perché è tutta diversa», dice - vuole condurre a emozioni forti». Scaletta «“dura” come sono i tempi, e “pura” come sono io». Non ci sono medley e né auto celebrazioni. Qui si fa la storia, Mi si escludeva, Buoni o cattivi, La verità, Quante volte. Si inizia così. Un totale di 29 canzoni, come 29 anni dal primo San Siro, “Fronte del Palco”, «cioè quando ci fu una sorta di rivoluzione copernicana: allora, solo le star straniere riempivano gli stadi», ricorda. Ci sarà anche “Vivere” che non fa dal 2011. Sei concerti in totale a Milano. Numero che sottolinea più volte perché non li ha mai fatti prima (il massimo era stato 4 con Vasco Live Kom nel 2011 e nel 2014). Dopo Milano, due date consecutive a Cagliari (il 18 e il 19 giugno): una “nave rock” brandizzata salperà da Genova e arriverà nel capoluogo sardo con il suo carico di 50 bilici per trasportare attrezzature, palco e fan. «Il concerto, il mare… una cosa tira l’altra, e credo che ci si divertirà molto. Peccato non possa essere io a bordo, anzi vorrei essere io alla guida».

E tra una chiacchiera e un’altra, il Komandante fa un passaggio dovuto quello sul secondary ticketing (chi organizza i suoi concerti è LiveNation, andata sotto riflettori proprio per il bagarinaggio online) «danno soprattutto per l’artista. Io vado sul palco solo per comunicare, divertire ed emozionarmi: per cui se si vendono bene, se no resto a casa. Il resto è acqua sul bagnato». Non manca di ricordare Massimo Riva, il suo chitarrista storico («era il mio Keith Richards»), di cui ricorre il ventesimo anniversario della morte: «Era un bella testa di cazzo, che ha vissuto come voleva e che è morto come voleva. La vera icona rock»

Con lui, in questa carrellata di concerti, Golinelli detto Il Gallo al basso che si alternerà con il "Torre”, Andrea Torresani. E la sua band di sempre: da Stef Burns alla chitarra alla polistrumentista Beatrice Antonini. Mentre ad aprire, Jameson Burt, un musicista conosciuto a Los Angeles, città dove passa sempre di più il suo tempo. Perché «la celebrità è divertentissima all’inizio, ma poi diventa fastidiosa. E il vero lusso è riuscire ad andare in giro per le strade come una persona normale e non come se chi mi incontra pensa di vedere la “Madonna"». Ride e scherza. Un Vasco in ottima forma. Risponde pure sul divieto di vendere la marijuana («è una vergogna, come negli anni ’20 negli Stati Uniti la campagna falsa per demonizzare il mercato inventando luoghi comuni»), commentando il divieto della Cassazione a proposito della vendita di quella legale. «Non volevo parlare di droghe oggi - dice ridendo - vado a farmi una canna». Chiude così. Le prove lo aspettano. San Siro lo aspetta.
Una fuga dalla realtà. Dal mondo che non piace. E dalla gente cattiva. È la promessa di Vasco Rossi che con il suo rock dimorerà allo stadio San Siro di Milano per 6 concerti, 1,2, 6,7, 11,12 giugno, un tutto esaurito praticamente da quando sono state rese note le date e un totale di 350mila spettatori. «Con la musica portiamo gioia, energia e consolazione. La vita non è facile, non è semplice e nemmeno divertente». Insomma, un Vasco Rossi riflessivo. Quello che si affaccia ai problemi di una società che traballa, agli esclusi, agli emarginati. È fin dall’inizio, da quando entra con gli immancabili occhiali specchiati, sorriso e tanta gentilezza allo stadio milanese, che mette in chiaro le intenzioni di quello che sarà il mood dei suoi live, iniziando con la canzone “Qui si fa la storia”. «La disperazione è già qui, oggi si cavalca la paura. E non è certo una bella storia. Vince chi la spara più grossa. Viviamo nell’epoca della guerra tra poveri».
 
 

Problemi in parte che ha subito pure Vasco Rossi: «mi ricordo quando mi sputavano per strada, mi consideravano un pericolo pubblico e le mie canzoni proibite, come fossero il male». È un po’ come se, dopo il Modena Park di due anni fa per i 40 di carriera, avesse aperto un nuovo capitolo. Con la sua musica, quindi. Anzi con il «punk rock, questo il taglio che voglio dare alla scaletta». Scaletta che - «scordatevi quella dell’anno scorso, perché è tutta diversa», dice - vuole condurre a emozioni forti». Scaletta «“dura” come sono i tempi, e “pura” come sono io». Non ci sono medley e né auto celebrazioni. Qui si fa la storia, Mi si escludeva, Buoni o cattivi, La verità, Quante volte. Si inizia così. Un totale di 29 canzoni, come 29 anni dal primo San Siro, “Fronte del Palco”, «cioè quando ci fu una sorta di rivoluzione copernicana: allora, solo le star straniere riempivano gli stadi», ricorda. Ci sarà anche “Vivere” che non fa dal 2011. Sei concerti in totale a Milano. Numero che sottolinea più volte perché non li ha mai fatti prima (il massimo era stato 4 con Vasco Live Kom nel 2011 e nel 2014). Dopo Milano, due date consecutive a Cagliari (il 18 e il 19 giugno): una “nave rock” brandizzata salperà da Genova e arriverà nel capoluogo sardo con il suo carico di 50 bilici per trasportare attrezzature, palco e fan. «Il concerto, il mare… una cosa tira l’altra, e credo che ci si divertirà molto. Peccato non possa essere io a bordo, anzi vorrei essere io alla guida».

E tra una chiacchiera e un’altra, il Komandante fa un passaggio dovuto quello sul secondary ticketing (chi organizza i suoi concerti è LiveNation, andata sotto riflettori proprio per il bagarinaggio online) «danno soprattutto per l’artista. Io vado sul palco solo per comunicare, divertire ed emozionarmi: per cui se si vendono bene, se no resto a casa. Il resto è acqua sul bagnato». Non manca di ricordare Massimo Riva, il suo chitarrista storico («era il mio Keith Richards»), di cui ricorre il ventesimo anniversario della morte: «Era un bella testa di cazzo, che ha vissuto come voleva e che è morto come voleva. La vera icona rock»

Con lui, in questa carrellata di concerti, Golinelli detto Il Gallo al basso che si alternerà con il "Torre”, Andrea Torresani. E la sua band di sempre: da Stef Burns alla chitarra alla polistrumentista Beatrice Antonini. Mentre ad aprire, Jameson Burt, un musicista conosciuto a Los Angeles, città dove passa sempre di più il suo tempo. Perché «la celebrità è divertentissima all’inizio, ma poi diventa fastidiosa. E il vero lusso è riuscire ad andare in giro per le strade come una persona normale e non come se chi mi incontra pensa di vedere la “Madonna"». Ride e scherza. Un Vasco in ottima forma. Risponde pure sul divieto di vendere la marijuana («è una vergogna, come negli anni ’20 negli Stati Uniti la campagna falsa per demonizzare il mercato inventando luoghi comuni»), commentando il divieto della Cassazione a proposito della vendita di quella legale. «Non volevo parlare di droghe oggi - dice ridendo - vado a farmi una canna». Chiude così. Le prove lo aspettano. San Siro lo aspetta.

di Rita Vecchio

Una fuga dalla realtà. Dal mondo che non piace. E dalla gente cattiva. È la promessa di Vasco Rossi che con il suo rock dimorerà allo stadio San Siro di Milano per 6 concerti, 1,2, 6,7, 11,12 giugno, un tutto esaurito praticamente da quando sono state rese note le date e un totale di 350mila spettatori. «Con la musica portiamo gioia, energia e consolazione. La vita non è facile, non è semplice e nemmeno divertente». Insomma, un Vasco Rossi riflessivo. Quello che si affaccia ai problemi di una società che traballa, agli esclusi, agli emarginati. È fin dall’inizio, da quando entra con gli immancabili occhiali specchiati, sorriso e tanta gentilezza allo stadio milanese, che mette in chiaro le intenzioni di quello che sarà il mood dei suoi live, iniziando con la canzone “Qui si fa la storia”. «La disperazione è già qui, oggi si cavalca la paura. E non è certo una bella storia. Vince chi la spara più grossa. Viviamo nell’epoca della guerra tra poveri».
 
 

Problemi in parte che ha subito pure Vasco Rossi: «mi ricordo quando mi sputavano per strada, mi consideravano un pericolo pubblico e le mie canzoni proibite, come fossero il male». È un po’ come se, dopo il Modena Park di due anni fa per i 40 di carriera, avesse aperto un nuovo capitolo. Con la sua musica, quindi. Anzi con il «punk rock, questo il taglio che voglio dare alla scaletta». Scaletta che - «scordatevi quella dell’anno scorso, perché è tutta diversa», dice - vuole condurre a emozioni forti». Scaletta «“dura” come sono i tempi, e “pura” come sono io». Non ci sono medley e né auto celebrazioni. Qui si fa la storia, Mi si escludeva, Buoni o cattivi, La verità, Quante volte. Si inizia così. Un totale di 29 canzoni, come 29 anni dal primo San Siro, “Fronte del Palco”, «cioè quando ci fu una sorta di rivoluzione copernicana: allora, solo le star straniere riempivano gli stadi», ricorda. Ci sarà anche “Vivere” che non fa dal 2011. Sei concerti in totale a Milano. Numero che sottolinea più volte perché non li ha mai fatti prima (il massimo era stato 4 con Vasco Live Kom nel 2011 e nel 2014). Dopo Milano, due date consecutive a Cagliari (il 18 e il 19 giugno): una “nave rock” brandizzata salperà da Genova e arriverà nel capoluogo sardo con il suo carico di 50 bilici per trasportare attrezzature, palco e fan. «Il concerto, il mare… una cosa tira l’altra, e credo che ci si divertirà molto. Peccato non possa essere io a bordo, anzi vorrei essere io alla guida».

E tra una chiacchiera e un’altra, il Komandante fa un passaggio dovuto quello sul secondary ticketing (chi organizza i suoi concerti è LiveNation, andata sotto riflettori proprio per il bagarinaggio online) «danno soprattutto per l’artista. Io vado sul palco solo per comunicare, divertire ed emozionarmi: per cui se si vendono bene, se no resto a casa. Il resto è acqua sul bagnato». Non manca di ricordare Massimo Riva, il suo chitarrista storico («era il mio Keith Richards»), di cui ricorre il ventesimo anniversario della morte: «Era un bella testa di cazzo, che ha vissuto come voleva e che è morto come voleva. La vera icona rock»

Con lui, in questa carrellata di concerti, Golinelli detto Il Gallo al basso che si alternerà con il "Torre”, Andrea Torresani. E la sua band di sempre: da Stef Burns alla chitarra alla polistrumentista Beatrice Antonini. Mentre ad aprire, Jameson Burt, un musicista conosciuto a Los Angeles, città dove passa sempre di più il suo tempo. Perché «la celebrità è divertentissima all’inizio, ma poi diventa fastidiosa. E il vero lusso è riuscire ad andare in giro per le strade come una persona normale e non come se chi mi incontra pensa di vedere la “Madonna"». Ride e scherza. Un Vasco in ottima forma. Risponde pure sul divieto di vendere la marijuana («è una vergogna, come negli anni ’20 negli Stati Uniti la campagna falsa per demonizzare il mercato inventando luoghi comuni»), commentando il divieto della Cassazione a proposito della vendita di quella legale. «Non volevo parlare di droghe oggi - dice ridendo - vado a farmi una canna». Chiude così. Le prove lo aspettano. San Siro lo aspetta.

  di Rita Vecchio

Una fuga dalla realtà. Dal mondo che non piace. E dalla gente cattiva. È la promessa di Vasco Rossi che con il suo rock dimorerà allo stadio San Siro di Milano per 6 concerti, 1,2, 6,7, 11,12 giugno, un tutto esaurito praticamente da quando sono state rese note le date e un totale di 350mila spettatori. «Con la musica portiamo gioia, energia e consolazione. La vita non è facile, non è semplice e nemmeno divertente». Insomma, un Vasco Rossi riflessivo. Quello che si affaccia ai problemi di una società che traballa, agli esclusi, agli emarginati. È fin dall’inizio, da quando entra con gli immancabili occhiali specchiati, sorriso e tanta gentilezza allo stadio milanese, che mette in chiaro le intenzioni di quello che sarà il mood dei suoi live, iniziando con la canzone “Qui si fa la storia”. «La disperazione è già qui, oggi si cavalca la paura. E non è certo una bella storia. Vince chi la spara più grossa. Viviamo nell’epoca della guerra tra poveri».
 
 

Problemi in parte che ha subito pure Vasco Rossi: «mi ricordo quando mi sputavano per strada, mi consideravano un pericolo pubblico e le mie canzoni proibite, come fossero il male». È un po’ come se, dopo il Modena Park di due anni fa per i 40 di carriera, avesse aperto un nuovo capitolo. Con la sua musica, quindi. Anzi con il «punk rock, questo il taglio che voglio dare alla scaletta». Scaletta che - «scordatevi quella dell’anno scorso, perché è tutta diversa», dice - vuole condurre a emozioni forti». Scaletta «“dura” come sono i tempi, e “pura” come sono io». Non ci sono medley e né auto celebrazioni. Qui si fa la storia, Mi si escludeva, Buoni o cattivi, La verità, Quante volte. Si inizia così. Un totale di 29 canzoni, come 29 anni dal primo San Siro, “Fronte del Palco”, «cioè quando ci fu una sorta di rivoluzione copernicana: allora, solo le star straniere riempivano gli stadi», ricorda. Ci sarà anche “Vivere” che non fa dal 2011. Sei concerti in totale a Milano. Numero che sottolinea più volte perché non li ha mai fatti prima (il massimo era stato 4 con Vasco Live Kom nel 2011 e nel 2014). Dopo Milano, due date consecutive a Cagliari (il 18 e il 19 giugno): una “nave rock” brandizzata salperà da Genova e arriverà nel capoluogo sardo con il suo carico di 50 bilici per trasportare attrezzature, palco e fan. «Il concerto, il mare… una cosa tira l’altra, e credo che ci si divertirà molto. Peccato non possa essere io a bordo, anzi vorrei essere io alla guida».

E tra una chiacchiera e un’altra, il Komandante fa un passaggio dovuto quello sul secondary ticketing (chi organizza i suoi concerti è LiveNation, andata sotto riflettori proprio per il bagarinaggio online) «danno soprattutto per l’artista. Io vado sul palco solo per comunicare, divertire ed emozionarmi: per cui se si vendono bene, se no resto a casa. Il resto è acqua sul bagnato». Non manca di ricordare Massimo Riva, il suo chitarrista storico («era il mio Keith Richards»), di cui ricorre il ventesimo anniversario della morte: «Era un bella testa di cazzo, che ha vissuto come voleva e che è morto come voleva. La vera icona rock»

Con lui, in questa carrellata di concerti, Golinelli detto Il Gallo al basso che si alternerà con il "Torre”, Andrea Torresani. E la sua band di sempre: da Stef Burns alla chitarra alla polistrumentista Beatrice Antonini. Mentre ad aprire, Jameson Burt, un musicista conosciuto a Los Angeles, città dove passa sempre di più il suo tempo. Perché «la celebrità è divertentissima all’inizio, ma poi diventa fastidiosa. E il vero lusso è riuscire ad andare in giro per le strade come una persona normale e non come se chi mi incontra pensa di vedere la “Madonna"». Ride e scherza. Un Vasco in ottima forma. Risponde pure sul divieto di vendere la marijuana («è una vergogna, come negli anni ’20 negli Stati Uniti la campagna falsa per demonizzare il mercato inventando luoghi comuni»), commentando il divieto della Cassazione a proposito della vendita di quella legale. «Non volevo parlare di droghe oggi - dice ridendo - vado a farmi una canna». Chiude così. Le prove lo aspettano. San Siro lo aspetta.

di Rita Vecchio LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Terremoto all'alba: forti scosse tra Albania e Grecia, paura e gente in fuga. Avvertito anche in Puglia

1 Giugno 2019, 13:29pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Paura all'alba per una serie di forti terremoti è stata registrata dall'ente geologico statunitense al confine tra l'Albania e la Grecia. E' stato avvertito anche in Puglia.


 


La scossa più forte, di magnitudo 5.2 gradi Richter, è stata rilevata alle 6.26 italiane a una decina di chilometri dalla città albanese di Mborje e a una quarantina da quella greca di Kastoria, a una profondità di 10 chilometri. A questa sono seguite due scosse di magnitudo 4.9 e 4.8. Grande paura tra la popolazione delle zone interessate: con gente che ha lasciato precipitosamente le case e si è riversata in strada.
 

 

Sabato 1 Giugno 2019, LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Marco Carta arrestato per furto aggravato alla Rinascente di Milano: rubate magliette per 1.200 euro

1 Giugno 2019, 13:23pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il cantante Marco Carta è stato arrestato venerdì sera, insieme a una donna di 53 anni, per furto aggravato alla Rinascente di piazza del Duomo a Milano. Stava uscendo dal grande magazzino con sei magliette del valore di 1.200 euro a cui aveva tolto l'antitaccheggio, ma non la placchetta flessibile che ha suonato all'uscita. Il tutto proprio nel giorno del black friday estivo, con il grande magazzino super affollato e aperto fino a notte fonda.


Marco Carta arrestato per furto, l'ultima stories su Instagram prima delle manette
 
 


Arrestato dalla Polizia locale, per il vincitore di Sanremo, Amici e Tale e Quale Show, 34 anni, ieri sera sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Per i due è stata prevista la custodia presso il proprio domicilio, mentre oggi si terrà il processo per direttissima. Dagli indumenti era stato tolto l'antitaccheggio, ma il cantante Carta e la donna non avevano staccato la targhetta flessibile che ha suonato all'uscita. L'addetto alla sicurezza li ha quindi fermati e ha provveduto a chiamare gli agenti dell'Unità Reati Predatori.


L'ultima sua story su Instagram è proprio di ieri e proprio da piazza Duomo, nel cuore di Milano. «Pattinaggio alternativo», recita la didascalia mentre nel video si vede una bambina scivolare sul pavimento, trascinata dalla madre. Una story ironica, fatta poco prima di venire arrestato.



Il 21 maggio, giorno del suo compleanno, era stato ospite in Rai, a Vieni da me, condotto da Caterina Balivo. «Un compleanno indimenticabile! Grazie a @caterinabalivo @vienidamerai e @rai1official quest’anno siamo stati tanto insieme perché ci siamo sentiti come una famiglia. Grazie a tutti per gli auguri di compleanno, grazie a tutti i miei amici e grazie al mio amore ❤️», aveva scritto su facebook.

La notizia dell'arresto è uno choc per i tanti fan del cantante scoperto da Amici di Maria De Filippi. La storia è diventata in pochi minuti top trend sui social, tra l'incredulità di molti che hanno pensato si trattasse di una fake news.

di Ernesto De Franceschi IL MATTINO

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NEWS ITALIA E DAL MONDO VICENZA Tenta di violentare l'autista su un bus, bambina chiama il 113 Straniero irregolare arrestato dai poliziotti usando spray urticante

1 Giugno 2019, 13:18pm

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Forze dell'Ordine: fiancata auto Polizia 113, pantera, volante © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ha tentato di violentare l'autista donna di un autobus, ma è stato messo in fuga dall'intervento di un pensionato: poi, l'allarme dato da una bambina di 10 anni, che ha chiamato il 113 con il telefono della nonna, ha consentito alla polizia di rintracciare e arrestare l'aggressore, un nigeriano di 31 anni, irregolare in Italia. Il fatto è accaduto a Vicenza. Per bloccare l'uomo, Isaiah Ogboe, gli agenti hanno usato lo spray urticante. Si è poi scoperto che lo straniero aveva già aggredito alcuni giorni fa due agenti della Polfer, che l'avevano trovato su un treno senza biglietto. Ogboe dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale. La vittima, una autista dipendente della Svt, stava per ripartire alla guida del tram dopo una breve sosta, quando è stata aggredita dallo straniero, che ha tentato di violentarla mettendosi a cavalcioni su di lei e cercando di sfilarle i pantaloni. Le grida della donna sono state udite da un passante, un 72enne che, con coraggio, ha affrontato il nigeriano facendolo fuggire, riuscendo anche a fotografarlo con lo smartphone. ANSA

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Tensione in piazza della Vittoria a Reggio Emilia, straniero reagisce alla Municipale: la scena ripresa in un video

1 Giugno 2019, 13:13pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA REGGIO EMILIA. Momenti di tensione in mattinata in piazza della Vittoria, davanti alle distese antistanti l'isolato San Rocco. Uno straniero, per motivi ancora da chiarire, ha reagito violentemente a un controllo della polizia municipale di Reggio Emilia.

 

 

Una reazione che ha avuto il suo apice quando l'uomo ha staccato i tergicristalli dell'auto di servizio della Municipale, tentando di usarli a mo' di frusta contro un vigile. Per difendersi l'agente a sua volta ha preso una sedia in plastica di un bar con la quale, alla fine, si è difeso ed è riuscito a bloccare lo straniero.

 

 

L'uomo, fermato a terra grazie anche all'arrivo di altri vigili in supporto, è poi stato identificato. La scena, che si è svolta attorno alle10, è stata seguita e ripresa da numerose persone.

LA GAZZETTA DI REGGIO

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CAMPANIA NEWS Caserta Prete accusato di pedofilia e sospeso ma non c'è denuncia: la famiglia nega

1 Giugno 2019, 13:09pm

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inserito da Michele Pappacoda Tanto tuonò che infine piovve. Incomprensioni, pettegolezzi, critiche sempre più feroci. Confronti aspri, porte sbattute, l’addio di una parte dei parrocchiani. Dalla contesa sul tabernacolo, all’accusa (infondata) di aver interrotto il restauro del campanile e di aver fatto sparire 30mila euro dal fondo della chiesa, fino al comunicato choc che, nella notte di giovedì, ha lasciato tutti, forze dell’ordine incluse, senza parole. 

Perché, del presunto caso di pedofilia di cui la Diocesi di Aversa accusa Michele Mottola, al momento, né la Procura, né i carabinieri e la polizia, sanno nulla. Di denunce non ce ne sono. Eppure, il procedimento canonico avviato dopo il fatto, che sarebbe accaduto il 24 maggio, ha portato in un lampo, a un provvedimento netto. Don Mottola è stato interdetto. E allontanato dalla sua parrocchia, la «San Giorgio Martire» di Trentola Ducenta. Della sua partenza i fedeli hanno appreso venerdì mattina quando, in via Roma, si sono radunati per partire per Pompei e il prete non si è visto. Solo ieri, dopo che la notizia divulgata dalla Diocesi è rimbalzata di sito in giornale, i parrocchiani hanno appreso il motivo della misteriosa partenza del prete. E, per inciso, nessuno di loro aveva mai sospettato di don Mottola. O almeno, pur criticandone le scelte, così dicono. Stupore, incredulità, qualche lacrima. Le reazioni della comunità di Ducenta sono diverse. E c’è chi dice che i modi «accentratori» di don Mottola alla comunità di San Giorgio non sono mai piaciuti. Giunto in paese nel settembre del 2017, dopo diciassette anni alla chiesa di Santa Barbara di Caivano, ha avviato una riorganizzazione della parrocchia, dell’oratorio, del catechismo. Che non è piaciuta a tutti. Tanto che qualcuno azzarda: «Volevano farlo cacciare e l’hanno sparata grossa». Che sia una ripicca? E per cosa, poi? Don Mottola ha azzerato i ruoli precedentemente affidati ai laici. Dalla catechesi al coro, fino alla Caritas. Ha messo mano anche nel Comitato festa. Tutto doveva fare capo a lui. E sono stati mal di pancia, tanto che qualcuno, dopo anni di «onorata» carriera al servizio della parrocchia, se n’è andato. Ma, nello stesso tempo, un numero crescente di bambini e ragazzi è andato ad affollare sia la parrocchia che l’oratorio. Segnale che le iniziative di don Mottola ai bambini piacevano. Ma è proprio tra di loro, tra i giovanissimi, che c’è la ragazzina che oggi punta il dito contro don Mottola. Dodici anni, frequenta la scuola media, figlia di un operaio edile. Ha detto ai genitori che il prete ha avuto verso di lei atteggiamenti sessualmente aggressivi. In un primo momento suo padre è diventato una furia. E, furibondo, ha minacciato il prete urlando sotto la casa canonica che gliela avrebbe fatta pagare. E ha minacciato il vescovo Spinillo che lo ha ascoltato. E, a quanto pare, ha messo le parti a confronto. È uno dei rari casi in cui un procedimento legato alla segretezza finisce alla mercé pubblica. Si sa che il sacerdote non «ha convinto» il suo vescovo. Che nella sorta di interrogatorio cui è stato sottoposto, «non si è difeso energicamente» e che «non ha smentito» le gravi accuse mosse dalla ragazzina. E che, proprio per questo, l’esito delle consultazioni finora condotte ha portato alla interdizione di don Michele Mottola che non può più dire messa, confessare, incontrare i fedeli. Vive in un convento, appartato, in attesa che del suo caso si occupi la Santa Sede. E la Procura di Napoli Nord che, appresa la notizia dal comunicato della Diocesi, avvierà le indagini del caso benché la famiglia della ragazzina non abbia al momento sporto alcuna denuncia. E, gracchiando dal citofono, la madre abbia negato tutto. Affermando di essere «una cattolica non praticante» e di non «sapere nulla di quanto successo al prete». 

Nelle prossime ore, sia il prete che la ragazzina e la sua famiglia saranno convocati dagli inquirenti. E dovranno spiegare, questa volta dinanzi a un magistrato. 

Inviato a Trentola Ducenta Mary Liguori Il Mattino 

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CAMPANIA NEWS Avellino Messaggi hard all'ex insegnante: 17enne denunciato

1 Giugno 2019, 13:04pm

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È costato caro ad un 17enne aver tempestato di messaggi la sua ex insegnante: il giovane è stato denunciato dai Carabinieri della Compagnia di Montella in quanto ritenuto responsabile di Molestie a mezzo telefono. La donna ha sporto denuncia  visto  che da  tempo riceveva su WhatsApp messaggi farciti di epiteti scurrili, contenenti anche immagini pornografiche.
La donna, non potendo più sopportare questo crescendo di molestie, si è rivolta ai Carabinieri che sono venuti a capo della vicenda.

IL MATTINO

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CAMPANIA NEWS Benevento Zuffa tra cani continua tra i padroni, poliziotti minacciati col coltello

1 Giugno 2019, 12:54pm

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inserito da Michele Pappacoda Una zuffa iniziata prima tra i cani e poi continuata tra i rispettivi padroni. Erano le 22 circa quando un rottweiler che girava sciolto in piazza piano di Corte a Benevento ha aggredito un barboncino che passeggiava al guinzaglio con il proprietario. Per difenderlo lo ha preso in braccio e ha cominciato a scalciare il molosso. È intervenuto il padrone di quest'ultimo e ne è nato un alterco che ha richiesto l'intervento di una volante della polizia.

Ai due gli agenti hanno chiesto i documenti. Il proprietario del barboncino è tornato a casa a prenderli, ma insieme alla carta d'identità aveva portato un coltello a serramanico con cui ha minacciato i poliziotti. È stato denunciato, quindi, per minacce a pubblico ufficiale. Nella sua casa sono stati anche rinvenuti e sequestrati due fucili.

il mattino

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