Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È stato fissato il giudizio d’appello per il barbiere Salvatore Siani, il 49enne di Cava che lo scorso 22 gennaio uccise la moglie, Nunzia Maiorano, con oltre 40 coltellate. In primo grado, l’uomo era stato condannato a 30 anni di carcere, al termine del rito abbreviato dinanzi al gup del tribunale di Nocera Inferiore. Una sentenza appellata dal difensore dell’imputato, l’avvocato Agostino De Caro. Ora, la Corte d’Assise d’Appello di Salerno ha fissato per il 13 e il 20 gennaio prossimo, le due udienze utili per il secondo giudizio. Tra le parti civili, oltre alla famiglia della donna, ci sono anche il Comune di Cava e l’associazione «Frida contro la violenza di genere», assistiti dai legali Antonino Cascone e Carmela Novaldi. Nunzia aveva 41 anni. Quel giorno, era in casa della madre e preparava il latte al più piccolo di tre figli avuti con Siani. Quest’ultimo, aveva portato gli altri due a scuola. Poi raggiunse la moglie in casa. L’aggressione sarebbe maturata dopo una discussione con la donna.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È costato caro ad un 17enne aver tempestato di messaggi la sua ex insegnante: il giovane è stato denunciato dai Carabinieri della Compagnia di Montella in quanto ritenuto responsabile di Molestie a mezzo telefono. La donna ha sporto denuncia visto che da tempo riceveva su WhatsApp messaggi farciti di epiteti scurrili, contenenti anche immagini pornografiche.
La donna, non potendo più sopportare questo crescendo di molestie, si è rivolta ai Carabinieri che sono venuti a capo della vicenda.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Gli agenti del commissariato di Formia, questo pomeriggio, hanno arrestato Angelo Bardellino di San Cipriano, Tommaso Desiato di Maddaloni, Franco D'Onorio De Meo di Formia e Gianni Luglio di Formia, dando esecuzione ad una sentenza di condanna nell'ambito dell'inchiesta Formia Connection. Nel carcere di Cassino si è costituito Angelo Bardellino, nipote di Antonio fondatore del clan dei Casalesi , deve espiare 5 anni e sei mesi.
De Meo e Luglio devono espiare rispettivamente la pena di anni 3 mesi 11 di reclusione, ed anni 3 e giorni 6 di reclusione per il reato di estorsione con l'uso delle armi in concorso. Desiato lo stesso si è costituito nel carcere di Cassino e deve espiare 4 anni e 7 mesi. Gli ordini di esecuzione per la carcerazione sono stati emessi oggi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma a firma della D.ssa Emma D'Ortona Sost. Proc. Generale e danno esecuzione alla sentenza di condanna della Corte Cassazione resa definitiva, in relazione alle indagini condotte dalla Questura di Latina dal 2003 al 2004. Le indagini permisero di accertare che gli arrestati erano gli autori di una lunga scia di estorsioni, minacce e pestaggi ai danni del presidente della Cooperativa «Solidarietà Sociale» che all'epoca svolgeva lavori di manutenzione per l'amministrazione comunale.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Notte di tensione all'ospedale Rummo per via di un parto complicato. Che dapprima doveva essere naturale. Che poi ha richiesto l'uso della ventosa. Alla fine i medici hanno deciso di praticare il cesareo alla donna, ma il bambino ha avuto problemi ed è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Questa mattina ne è nata una lite con schiaffi e spintoni tra il padre e la nonna del neonato e il medico. Sono intervenuti dapprima i carabinieri e la polizia che sta facendo luce sul caso.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Cinquanta anni uno, quasi 70 l'altro. Due adulti. Non una baby gang, non ragazzini incoscienti. Due persone consapevoli che nell'agosto 2016 si resero protagonisti di un gesto barbaro, per certi versi incredibile: legarono un cane alla loro automobile, lo trascinarono per chilometri e poi lasciarono il corpo senza vita dell'animale in aperta campagna, ancora col cappio al collo. Tre anni dopo, per quel gesto assurdo è arrivata una condanna: un anno di reclusione per A. A. e G. D., più il pagamento delle spese processuali. La pena è stata sospesa perché entrambi risultano incensurati. DI FRANCESCO GRAVETTI
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dormono in tre dentro una Nissan Micra parcheggiata in un angolo di via Bastione a Velletri. Sono tre disoccupati, due uno di 47 anni, e una 29enne, compagna di uno dei due. La macchina è di proprietà di Massimo Solinas, originario di Marino ma da 17 anni a Velletri. “Fino al 2015 ho lavorato come operaio edile per una ditta, poi venni licenziato e cominciò anche il declino del mio matrimonio. L’anno dopo ho divorziato e mi sono trovato a vivere ospite di amici dove capitava. Sono andato avanti con piccoli lavoretti saltuari, manutenzione, giardinaggio o quello che capitava. Poi neanche più quello e si è aperto il baratro. Ho chiesto lavoro dovunque ma quando sanno che ho 47 anni mi chiudono la porta in faccia”. Ad inizio aprile è terminato il progetto “Emergenza Freddo” del comune di Velletri con cui era stato dato un tetto alle persone bisognose della città almeno nel periodo più freddo dell’anno. In quel periodo ha conosciuto Paolo Navarra, anche lui 47enne e la sua compagna 29enne, anche loro disoccupati e caduti in miseria dopo essere arrivati a Velletri con la speranza di un lavoro in un bar. “Quando il progetto comunale è finito ci siamo ritrovati per strada – dichiara Solinas – e l’alternativa a dormire per strada è stata quella di dormire in auto. Anche loro non sapevano dove andare è ho condiviso l’unica cosa che ho: la macchina”. Nell’abitacolo della piccola auto dorme anche Jerry, un cagnolino di proprietà della coppia. Con dei panni hanno coperto il parabrezza e i finestrini per tentare di riparare l’abitacolo dalla luce e dallo sguardo dei curiosi. “Io dormo sul lato passeggero – dichiara Navarra – Massimo sul lato guida e la mia compagna sul sedile posteriore insieme a Jerry. La notte è lunghissima e non vedi l’ora che si faccia mattina per uscire e sgranchirti le gambe. Dopo un po’ comincia a far male la schiena, le ginocchia e piano piano tutto il resto”. Non danno problemi e tentano di mantenere pulita il più possibile l’area per evitare di infastidire i residenti. “Ci guardano sdegnati – dichiara Solinas – e comprendiamo anche il perché. Però questa non è una scelta di vita. Noi siamo finiti in disgrazia perché non troviamo un lavoro; un qualsiasi lavoro per riconquistare dignità. Al momento l’unica nostra speranza è il reddito di cittadinanza. Abbiamo fatto richiesta e il primo sussidio dovrebbe arrivare a metà mese”. ERMANNO AMEDIE IL MATTINO
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Si celebra oggi per ricordare il referendum con il quale gli italiani votarono per scegliere tra monarchia e repubblica, ma per molti anni è stata una "festa mobile"
DI MICHELE PAPPACODA DIRETTORE La Festa della Repubblica italiana si celebra, come ogni anno, il 2 giugno, per ricordare il referendum con il quale nel 1946 gli italiani furono chiamati a votare per scegliere la forma di governo dell’Italia dopo la fine del fascismo: Repubblica o Monarchia. Oggi il 2 giugno viene celebrato come una festa nazionale, ma all’epoca il clima era tutt’altro che festoso. L’Italia era appena uscita dalla Seconda guerra mondiale e il voto si svolse tra le macerie dei bombardamenti alleati e quelle delle demolizioni dei nazisti in ritirata, con centinaia di migliaia di italiani ancora sparsi per i campi di prigionia in tutto il mondo, intere province sotto governo militare straniero e un clima che sembrava vicino a quello di una guerra civile. Alla fine gli italiani scelsero la Repubblica, con 12.718.641 voti contro i 10.718.502 della Monarchia.
Ci sono state delle eccezioni in cui il 2 giugno non è stata celebrata la Festa della Repubblica, che esiste dal 1948. Per molti anni, e per ragioni economiche, fu resa una “festa mobile”, e fatta ricorrere la prima domenica di giugno: lo si decise nel 1977 a causa della crisi economica, per non perdere un giorno lavorativo. Nell’anno precedente, il 1976, la parata militare era stata annullata a causa del terremoto del Friuli Venezia Giulia. Nel 2000 il secondo governo Amato, su iniziativa del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ristabilì la data del 2 giugno, insieme alle celebrazioni ufficiali.
I risultati del referendum del 2 giugno 1946
I risultati ufficiali del referendum furono annunciati il 18 giugno 1946, e fu quel giorno che la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana: 12.718.641 italiani avevano votato a favore della repubblica, 10.718.502 a favore della monarchia e 1.498.136 avevano votato scheda bianca o nulla. Lo spoglio del risultato mostrò chiaramente che l’Italia era divisa in due metà. Nel nord Italia la repubblica vinse in quasi tutti i centri urbani principali, mentre al sud il voto fu quasi ovunque prevalente per la monarchia (a Napoli 900 mila voti per la monarchia contro 250 mila per la repubblica; a Palermo quasi 600 mila contro 380 mila); a Roma i voti per la monarchia superarono di poco quelli per la repubblica (circa 30 mila schede). La repubblica ottenne il risultato più ampio a Trento, dove conquistò l’85 per cento dei consensi.
Contemporaneamente, gli italiani votarono anche per eleggere i membri dell’Assemblea costituente. La Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza relativa dei 556 deputati, 207, mentre al secondo posto arrivarono i socialisti e i comunisti arrivarono al terzo.
Non si votò in tutta Italia
Non tutti gli italiani ebbero l’opportunità di votare. Ad esempio, non votarono i militari prigionieri di guerra nei campi degli alleati (alcuni si trovavano addirittura negli Stati Uniti) e gli internati in Germania che stavano cominciando lentamente a ritornare. Non si votò nella provincia di Bolzano, che dopo la creazione della Repubblica di Salò era stata annessa alla Germania e che dopo la fine della guerra era stata messa sotto governo diretto degli Alleati. Non si votò nemmeno a Pola, Fiume e Zara, tre città italiane prima della guerra, ma che sarebbero passate alla Jugoslavia. E non si votò nemmeno a Trieste, sottoposta ad amministrazione internazionale e al centro di un complicato contenzioso diplomatico che si sarebbe risolto soltanto nel 1954, con il ritorno della città all’Italia.
La leggenda dei brogli
Non ci fu alcun broglio, anche se la leggenda è ancora molto diffusa. Storici ed esperti, che hanno analizzato i risultati con tecniche moderne, concordano nel dire che il voto si svolse in maniera tutto sommato regolare. Un distacco di quasi due milioni di voti è difficilissimo da creare artificialmente: richiede la complicità di migliaia di persone e lascia dietro di sé una lunghissima scia di prove. La leggenda, comunque, è rimasta viva: in parte a causa del clima teso che si respirava in quelle settimane e che continuò per anni a incombere sull’Italia, in parte perché lo spoglio e il processo con cui venne annunciato il referendum furono gestiti in maniera incerta e a volte decisamente pasticciata.
Il periodo immediatamente successivo al referendum fu un complicato e poco chiaro, finendo per alimentare il sospetto di irregolarità. I primi risultati arrivarono il 4 giugno e sembravano dare in vantaggio la monarchia. Durante la notte e la mattina del 5, la Repubblica passò in netto vantaggio e il 10, la Corte di Cassazione proclamò il risultato: 12 milioni di voti a favore della Repubblica e 10 a favore della monarchia. A sorpresa, nel comunicato utilizzò una formula dubitativa, che rimandava l’annuncio definitivo al 18 giugno dopo l’esame delle contestazioni presentate soprattutto dai monarchici.
La Festa della Repubblica oggi
Il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica prevede che il Presidente della Repubblica deponga una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto, all’Altare della Patria che si trova a Roma in piazza Venezia. Lungo i Fori Imperiali a Roma si svolge poi la sfilata delle forze armate. Oltre all’Esercito Italiano, alla Marina Militare, all’Aeronautica Militare e ai Carabinieri, alla parata partecipano anche la Guardia di Finanza, la Polizia, i Vigili del Fuoco, la Guardia Forestale, la Croce Rossa Italiana e alcuni corpi della polizia municipale di Roma e della protezione civile.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA «Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo». Lo afferma il presidente della RepubblicaSergio Mattarellaparlando al Quirinale in occasione del concerto per il corpo diplomatico che apre le celebrazioni della Festa della Repubblica.
«Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale». Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando al corpo diplomatico accreditato in Italia, sottolineando anche come le ultime elezioni europee siano state «un grande esercizio di democrazia».
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nel ripostiglio della scuola, lì dove si poteva fumare di nascosto e si poteva comprare qualcosina da mangiare. In un luogo non sorvegliato, lontano da occhi indiscreti, dove gli adolescenti andavano a turno durante i pochi minuti di pausa. Proprio in quello stanzino angusto sarebbero state consumate le più atroci delle violenze sessuali, ai danni si una studentessa di appena 15 anni e probabilmente anche di un’amica coetanea. Secondo gli investigatori, all’interno dell’istituto alberghiero «Raffaele Viviani» di Castellammare, nella periferia di via Annunziatella, si aggirava un pedofilo. E quell’orco era il bidello, il 55enne A.L., purtroppo già in passato coinvolto in una vicenda poco chiara. Qualche anno fa, quando era in servizio in una scuola media della Penisola Sorrentina, era stato «richiamato» con una sanzione disciplinare: era stato scoperto mentre spiava le alunne in bagno. Non una denuncia, non un allontanamento, nonostante si sapesse quanto fosse accaduto. E anche in questo caso, a Castellammare, non è stato allontanato dalla scuola, ma gli è stato indirizzato un «richiamo orale». Lui, nel frattempo, per difendersi dalle accuse ha deciso di cambiare scuola ed è stato in servizio tra il personale Ata di un altro istituto del Napoletano, praticamente fino a venerdì mattina, quando è stato arrestato per violenza sessuale aggravata ai danni di minorenni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip di Torre Annunziata.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Violentava bambine, arrestato dalla Polizia a Viterbo. Gli agenti hanno eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di un cittadino pakistano, residente a Viterbo e regolare sul territorio nazionale, che sarebbe responsabile del reato di violenza sessuale aggravata nei confronti di due bambine minori di 14 anni. Il cittadino pakistano, informa ancora la Polizia di Viterbo, ha 29 anni e è stato arrestato dalla Squadra Mobile alle prime luci dell'alba di oggi. L'uomo sarebbe responsabile del reato di violenza sessuale aggravata nei confronti di due bambine minori di 14 anni. Il provvedimento cautelare, precisa la Polizia, deriva da un'articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo, iniziata nei primi giorni del mese di maggio e condotta dalla locale Squadra Mobile. Tutto trae origini dalle denunce dei genitori delle due ragazzine che, nella stessa giornata, nel centro storico di Viterbo, erano state molestate da uno straniero. In particolare l'uomo in due distinti frangenti ha avvicinato prima una minore mentre rientrava nella propria abitazione, poi l'altra ragazzina all'interno del portone di casa con la scusa di chiedere se nello stabile ove abitavano vi fossero appartamenti da affittare. Immediatamente venivano avviate dalla Squadra Mobile le indagini, effettuate anche attraverso l'acquisizione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Dalle risultanze delle audizioni protette delle vittime, effettuate anche con il necessario apporto di uno psicologo e da quanto veniva riscontrato dalla visione di un fascicolo fotografico, il cerchio investigativo si è stretto nei confronti del pakistano che è stato identificato come l'autore di entrambe le violenze. «Ha ottenuto la protezione dichiarando di essere omosessuale, ma questa mattina è stato arrestato per violenza sessuale su due ragazzine di nemmeno 14 anni. È la vicenda del pakistano di Viterbo:è regolare sul territorio nazionale per decisione del tribunale di Firenze», dove è stata istituita «la sezione specializzata sull' immigrazione presieduta da Luciana Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il Viminale dal giudizio sull'iscrizione anagrafica di un immigrato». Lo dice il Viminale, aggiungendo che, «grazie al dl Sicurezza, il pakistano potrà essere espulso». LEGGO.IT