Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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DI MICHELE PAPPACODA Per ogni euro investito in vaccini in età adulta, se ne recuperano in media due in termini di gettito fiscale e 16 in maggiore produttività sul lavoro. Ogni euro investito nella vaccinazione ne rende 18 per il sistema economico nazionale. Insomma le vaccinazioni, oltre ad essere uno strumento fondamentale di prevenzione delle malattie infettive, producono importanti risultati economici. Emerge da uno studio di Altems dell'università Cattolica presentato oggi al ministero della Salute a Roma. Solo per la vaccinazione antinfluenzale, tra giornate di lavoro che non vengono perse e minore spesa previdenziale, la vaccinazione ha un impatto di 500 euro a persona nell'arco dell'anno. Se si riuscisse a convincere 900 mila adulti in età lavorativa in più a vaccinarsi, il sistema economico «guadagnerebbe» 450 milioni di euro ogni anno. In numeri sono ancora più eclatanti per i vaccini anti-pneumococcici e per l'herpes zoster.
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A CURA DI BARBARA PAPPACODA E’ passato un altro anno, e siamo di nuovo alle soglie del Natale; avete già idee per il pranzo del 25 Dicembre, o per il 26? Noi abbiamo la nostra proposta: un primogustosissimo, quello dei Crespolini alla Ravellese.
Ravello è una delle perle della Costiera Amalfitana, e ha le sue tradizioni gastronomiche; i Crespolini alla Ravellese sono molto simili alle crepes, e sono un primo piatto molto delicato.
I crespolini hanno un ripieno soffice e leggero, e tra poco vedremo come realizzarlo.
Per fare degli ottimi Crespolini alla Ravellese abbiamo scelto di condividere la ricetta doc di Salvatore De Riso, maestro non solo in pasticceria a quanto pare.
Nel suo libro “Dolci in Famiglia” infatti De Riso svela la sua versione.
Andiamo a vedere nel dettaglio come si fa questo piatto squisito.
Per fare i crespolini (le crepes, per intenderci) vi serviranno: 200 gr. uova intere (sono 4 uova), 25 gr olio extravergine , 200 gr di farina, 6 gr di sale (un pizzico), 400 gr di latte fresco.
Partite per tempo a preparare l’impasto delle crespelle, perchè poi dovrà riposare per un paio d’ore.
Gli ingredienti per il ripieno invece sono: 500 gr di latte fresco, 100 gr di burro, 60 gr di farina, 50 gr di vino bianco secco, 800 gr di ricotta di mucca, 100 gr di parmigiano reggiano grattugiato, 200 gr di prosciutto cotto a cubetti, 200 gr di salame napoletano a cubetti, sale quanto basta, 330 gr di uova intere (son 6 uova), 250 gr di fiordilatte.
Se avete la besciamella già pronta bene, se no fatela così: sciogliete il burro, poi aggiungete la farina e cuocete per 1 minuto, il tempo che si rapprenda un pò, dopo unite il vino, la ricotta e mescolate.
Ancora, aggiungete il latte caldo e fate bollire per 2 minuti.
La crema è pronta; versatela in un contenitore e fatela raffreddare velocemente nel freezer.
A questo punto aggiungete il prosciutto, il salame e il fiordilatte tagliato a cubetti, il parmigiano e i tuorli d’uovo.
In seguito unite l’albume montato a neve.
Prendere le crespelle già pronte prima, con le dosi di questa ricetta ne saranno venute una decina, e riempite ognuna con 250 gr circa di crema.
La crema va spalmata su tutta la crepe, poi per ciìhiuderla piegate verso l’interno i lati della crespella per 2 cm di lunghezza, e poi arrotolatela su se stessa.
Mettete nel frigo per qualche ora le crepes così farcite.
Imburrate poi una teglia capiente, tagliate le crepes a fette con spessore di circa 4-5 cm, e sistemate i crespolini alla ravellese così ottenuti nella teglia dove cuoceranno per circa 25 min a 200 gradi.
Togliete dal forno e servite quando saranno ben gonfi e dorati al punto giusto.
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DI BARBARA PAPPACODA È stato firmato dopo quasi dieci anni l'accordo per il rinnovo del contratto degli statali, ovvero per i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. In tutto circa 247 mila persone. L'aumento medio mensile è di circa 85 euro lordi a regime sullo stipendio base. Il rinnovo copre il triennio 2016-2018.
L'intesa tra Aran e i sindacati di Cgil, Cisl, Uil, Confsal (Usb, Cgs e Cisal non hanno siglato) è arrivata dopo una trattativa fiume. E soprattutto dopo oltre otto anni di blocco. Si tratta di un contratto destinato a fare da apripista per gli altri comparti.
La forbice degli aumenti retribuitivi sullo stipendio base va dai 63 ai 117 euro mensili lordi a regime. Così le tabelle del nuovo contratto per le funzioni centrali della Pa, che riunisce gli statali in senso stretto (ministeri, agenzie fiscali e parastato). La tranche di aumenti per il 2018 scatterà da marzo.
Ai livelli retributivi più bassi c'è poi un «elemento perequativo» da marzo a dicembre 2018, in tutto 10 mensilità. L'assegno oscilla tra i 21,10 e i 25,80 euro al mese. Quindi il totale per l'anno prossimo va dai circa 211 ai 258 euro a testa. In questo modo si copre appieno anche la platea del bonus degli 80 euro, che poteva essere intaccato dalla scatto. Il 'plus' consente a tutti di prendere un aumento che va da dagli 84 euro in su per il periodo considerato.
Rivisto anche il meccanismo dei premi. Ai dipendenti più bravi, quelli con valutazioni «eccellenti», andrà un extra premio del 30%.
«Dopo quasi 10 anni di blocco contrattuale, è stato appena firmato, con le organizzazioni sindacali, il primo nuovo #contratto dei dipendenti delle PA». Così la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un tweet scritto alle 3.56 della notte, subito dopo la sigla all'Aran. La ministra ha seguito da vicino le trattative che si sono protratte senza pause per circa 18 ore.
«Un risultato storico. Un contratto che da più diritti e archivia la legge Brunetta». Così la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, commenta in una nota la sigla della pre intesa per il rinnovo del contratto degli Statali. «Dopo oltre nove anni - sottolinea - finalmente restituiamo un contratto nazionale ai lavoratori pubblici, il primo che sottoscriviamo è quello delle Funzioni Centrali che riguarda i lavoratori dei ministeri, delle agenzie e degli enti pubblici non economici».
Si tratta, aggiunge, «di quasi 250 mila lavoratrici e lavoratori a cui estendiamo diritti, in particolare su permessi e congedi dove introduciamo tutele importanti, sia per l'espletamento di visite, terapie ed esami diagnostici sia alle donne vittime di violenza alle quali, dopo i tre mesi di congedo previsti dalla legge, il contratto garantisce altri tre mesi di aspettativa. Si estendono, inoltre, le norme sul diritto allo studio includendo i lavoratori a termine e riconoscendo anche il diritto a svolgere la formazione prevista da albi o ordini, si potenzia e si rende più esigibile la formazione e si introduce il libretto formativo».
Nel merito, continua la Sorrentino ci sono «norme di civiltà» come «quelle che estendono i diritti civili e introducono tutele per lo stress lavoro correlato e i fenomeni di burn out. Mantenute le tutele previgenti a partire dall'articolo 18 e l'orario di lavoro a 36 ore e ridotta la precarietà. Più poteri vengono riconosciuti alla contrattazione, soprattutto di posto di lavoro, sulla scia di quanto definito nell'accordo del 30 novembre e ci sottraiamo al ricatto degli atti unilaterali ridando la titolarità alla contrattazione. Cambiano i sistemi di valutazione, scompaiono le fasce brunettiane, si amplia la partecipazione sindacale».
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DI BARBARA PAPPACODA ROMA - «Come sapete bene, gli accordi in tema di rifiuti sono tra Regioni... Poi se ho qualcosa da dire io generalmente la dico in faccia, non tramite giornali. Sono abituata così». Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi rispondendo ai giornalisti che, a margine della messa nell'ostello della Caritas le chiedevano come risponde a Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che ieri ha dichiarato che si sarebbe aspettato una telefonata dalla Raggi. «Vogliamo che nella nostra città sia cancellata la parola esclusione, per dare prevalenza alla cultura della solidarietà contro ogni forma di assuefazione e, peggio ancora, di resa ad uno stato di fatto, che non deve mai considerarsi immodificabile», ha detto la sindaca, che poi ha citato Don Luigi Di Liegro: «"Una città in cui un solo uomo soffre meno è una città migliore". Ed è nostro compito far sì che a Roma siano sempre meno le persone che soffrono. Non è solo un modo di dire. È un impegno che ho assunto sin dal mio insediamento. Io sento su di me, sulla mia giunta e sui consiglieri tutta la responsabilità di mettere in atto una politica sociale che deve tenere conto delle diverse necessità, dei disagi e delle urgenze sociali. Che deve, e vuole, tenere conto di chi ha più bisogno. Ecco perché stiamo puntando ad incrementare la qualità e la quantità dei nostri servizi, secondo una nuova visione». «Una nuova visione sta caratterizzando il sistema di accoglienza per persone fragili, italiani e stranieri, che presenta forti elementi di novità rispetto al sistema precedente. Per la prima volta, infatti, garantiremo accoglienza alle famiglie, senza che i nuclei debbano dividersi», ha concluso Raggi.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA «Se Steve Jobs fosse nato a Napoli» era l'ipotesi da cui partiva un romanzo di qualche anno fa. Ma stavolta uno «Steve Jobs» è nato davvero a Napoli: è il marchio di abbigliamento e hi-tech di Vincenzo e Giacomo Barbato, due imprenditori napoletani che hanno chiamato la loro azienda con il nome del fondatore della Apple, hanno affrontato l'inevitabile battaglia legale contro l'azienda di Cupertino e si sono visti dare ragione dai giudici. La storia inizia nel 2012 quando i due imprenditori partenopei registrano il marchio «Steve Jobs», con un logo che riporta una grossa «J» che ha una sorta di «morso», ricordando la mela della Apple. «Abbiamo fatto le nostre ricerche di mercato - raccontano i due - e abbiamo notato che la Apple, una delle aziende più conosciute al mondo, non ha mai pensato di registrare il marchio del suo fondatore. Così abbiamo deciso di farlo noi». Nasce così il brand «Steve Jobs». Con il nuovo marchio continuano a fare il lavoro che già facevano: creare abbigliamento e accessori.(ANSA).
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DI MICHELE PAPPACODA MILANO - È un Natale speciale quello di Chiara Ferragni e Fedez. La coppia più popolare dei social è infatti in attesa del piccolo Leone. E a Natale hanno deciso di condividere la gioia con i fan con una foto tenerissima...Nello scatto pubblicato su Instagram, il rapper milanese bacia il pancino di Chiara, che cinguetta felice: "Il più bel Natale di sempre...".Neanche a dirlo, i fan apprezzano lo scatto. E salutano i propri beniamini con una pioggia di like.
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DI MICHELE PAPPACODA Auguri davvero speciali per i fan di Tiziano Ferro che dalla sua camera di Latina ha deciso di dedicare un Buon Natale social. Quest’anno ha fatto scegliere ai fan la canzone per il Natale. E loro hanno scelto «Perfect» di Ed Sheeran.
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DI MICHELE PAPPACODA Vittorio Cecchi Gori, storico produttore cinematografico ed ex presidente della Fiorentina, è stato ricoverato in rianimazione al policlinico Gemelli di Roma in prognosi riservata per un problema cerebrovascolare. Secondo quanto si apprende, le sue condizioni sono state definite serie ma stabili. Cecchi Gori è giunto in ospedale a causa di una ischemia cerebrale. In conseguenza di questa condizione si sarebbero verificati, si è appreso in seguito, anche alcuni problemi cardiaci.
È ora ricoverato in terapia intensiva. I figli Mario e Vittoria Cecchi Gori con la madre Rita Rusic, ex moglie, sono in partenza da Miami per Roma dove arriveranno domani in tarda mattinata. I figli chiedono il massimo riserbo per la privacy per le condizioni di salute del padre, rende noto all'ANSA l'ufficio stampa della famiglia, Angelo Perrone. Vittorio Cecchi Gori, nato a Firenze 75 anni fa, insieme con il padre Mario ha scritto una pagina della storia del cinema italiano: decine di film, dai cinepanettoni di successo al botteghino agli Oscar vinti con Il Postino (migliore colonna sonora) e La vita è bella (tre premi: miglior film straniero, colonna sonora e attore protagonista Roberto Benigni).
Un impegno forte anche nello sport con la presidenza della Fiorentina dal 1993 al 2002 (con due Coppe Italia e una Supercoppa italiana) e in politica con l'elezione a senatore nel 1994 nelle file del Partito Popolare Italiano. Ma dalla fine degli anni Novanta iniziano anche i problemi economici e giudiziari che porteranno Cecchi Gori a perdere gran parte del suo patrimonio e la stessa Fiorentina (dichiarata fallita) e a dover passare un periodo in carcere per il crac Safim (condanna a sei anni per bancarotta nel febbraio 2013). Per l'altro crac, quello della società «cassaforte» del suo gruppo, la Finmavi, Cecchi Gori ha avuto una condanna a 7 anni nell'ottobre 2013 per un fallimento da 600 milioni di euro.
L'ex produttore era tornato a Firenze solo alcune settimane fa. In un bar del centro aveva avuto un'accoglienza sorprendente da parte dei tifosi viola. «Vittorio, ricomprala tu la Fiorentina», era stato l'invito dei tanti venuti a salutarlo. Aveva sorriso quando avevano intonato in coro: «Un presidente, abbiamo un presidente....». «Come sto? Lei come mi vede?', aveva risposto a chi gli chiedeva come si sentisse. »Bene«. »Infatti, sto bene....«, aveva affermato, mentre aspettava un pò di vecchi amici in piazza della Repubblica, la stessa dove fin da bambino veniva con i genitori, Mario e Valeria.
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DI MICHELE PAPPACODA Arriva la crisi dell’Inter, con la seconda sconfitta di fila, 1-0. Spalletti conosce l’involuzione di gioco e risultati già provata da Mancini e Pioli, dopo il buon avvio. Con Iachini al posto di Bucchi, il Sassuolo è più efficace in fase difensiva, l’interpretazione è davvero collettiva e gli sprazzi restano da squadra non da retrocessione, alla terza vittoria in sequenza. I nerazzurri attaccano, meriterebbero il pari, Icardi se lo fa parare, su rigore, il finale non è da squadra da scudetto, a parte l’occasione sprecata da Eder. Sul banco degli imputati ci sono Gagliardini e Borja Valero, che mai illuminano la manovra, fra spazi presidiatissimi, ben chiusi dagli esterni Berardi e Politano. Danno poco i subentrati, serviva maggiore lena dall’inizio, prima di finire in svantaggio. L’Inter è prevedibile, la condizione scende e il primato si allontana a 5 lunghezze. La formazione di Spalletti è la squadra che crossa di più, nella serie A, conferma il trend a Reggio. Serve maggiore fluidità al gioco, la trasmissione di palla è lenta, dai difensori a Borja Valero. Il miglior momento nerazzurro della prima frazione è quando Icardi sbaglia un gol, in fuorigioco dubbio, e quando Perisic in acrobazia esalta la reattività di Consigli. Il Sassuolo passa alla seconda azione vera, dopo l’iniziativa di Berardi. Al 33’, la velocità laterale di Politano è vertiginosa, da nazionale, sfugge a Miranda a destra e trova la testa di Falcinelli, su cui Joao Cancelo non chiude. Berardi avvicina il raddoppio, poi è di nuovo Inter, con il salvataggio di Acerbi su Icardi, innescato da Brozovic, sempre intelligente, nelle giocate. La forza nerazzurra è in discesa, la prima sconfitta con l’Udinese non è stata casuale, la manovra è sterile, al di là del 70% di possesso palla sino all’intervallo e ancora superiore alla fine. L’Inter riparte di slancio, con l’ingresso di Eder. Chiude il Sassuolo nella sua area, Joao Cancelo crossa da destra, Acerbi allarga il braccio, è rigore: Consigli lo respinge a Icardi, è il primo errore stagionale del capitano nerazzurro, a fronte dei 5 sbagliati su 7 dagli emiliani. E’ Duncan a infastidire la propulsione di Gagliardini, Borja Valero non regala i guizzi degli anni viola. Berardi chiede il rigore per la spinta subita in area, Iachini verrà espulso per proteste. L’offensiva riparte a strappi, con Candreva e i colpi di testa di Skriniar e di Perisic, con Goldaniga a levare palla dalla porta. Spalletti chiede di insistere su Cancelo, servirebbe invece far puntare Lirola da Perisic, sulla fascia sinistra. L’Inter si spegne nonostante la rinuncia a un centrale difensivo. Icardi evidenzia i limiti di quando serve un leader per rimontare, Eder manda fuori la migliore occasione, l’unica che si è procurato. Iachini la vince alla Spalletti, con un controllo ferreo, d’attesa, e la consapevolezza dei limiti neroverdi. Il gioco dell’Inter è involuto, riemergono le perplessità delle scorse stagioni. Non bastano i cross di Candreva per riequilibrare una partita che era da vincere, per lo scudetto, e da pareggiare per la Champions
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DI MICHELE PAPPACODA La serie maledetta sembra non finire mai: la Juve vince 1 a 0 nel posticipo (cioè con lo stesso punteggio degli ultimi 2 campionati) e la Roma cade ancora allo Stadium, dove non ha mai preso nemmeno un punto. E' l'8° ko consecutivo, il 7° in campionato da sommare a quello in Coppa Italia che aprì la raffica di sconfitte. Di Francesco, insomma, riceve lo stesso trattamento che a Torino è stato riservato a Luis Enrique, Zeman, Garcia e Spalletti. Così i giallorossi, pur restando al 4° posto e con la partita contro la Sampdoria da recuperare il prossimo 24 gennaio a Marassi, sono più lontani dalla vetta: il Napoli leader è a più 7, i campioni d'Italia a più 6 e l'Inter sempre a più 2.RECITA SBIADITA Anche se sul risultato pesa l'errore di Schick nel recupero, la Roma non è riuscita a essere se stessa per 2/3 del match. La Juve, con Dybala per il 3° match consecutivo di campionato a guardare i compagni dalla panchina, si è comportata da squadra. E Allegri ha vinto il duello con Di Francesco, confermando il centrocampista in più che gli ha permesso di ritrovare l'equilibrio smarrito ad inizio stagione: da 5 partite ha rinunciato a una punta e da 8 non prende gol. Si difende con iol 4-5-1 che salta Pjanic da regista. Di fronte all'ex giallorosso e ai gregari Khedira e Matuidi, sbandano Nainggolan, De Rossi e Strootman. I giallorossi non crollano grazie alle parate di Alisson e alle chiusure di Fazio.
ARBITRO DISTRATTO Tagliavento va in confusione nel primo tempo. Non c'è l'angolo da cui nasce il gol decisivo della Juve. Non concede il rigore ai bianconeri per il fallo di Alisson su Higuain. L'ex Benatia firma il successo. La miglior difesa del campionato si distrae, come contro il Torino in Coppa Italia, ancora su palla inattiva. Alisson salva sul colpo di testa di Chiellini e sul 1° tentativo di Benatia, deviando sulla traversa prima di arrendersi. Fino all'intervallo non c'è traccia dei giallorossi. Che, per la verità, si svegliano solo nel finale della gara. Quando entrano Schick, Pellegrini e Under e la Roma attacca con il 4-2-4. Florenzi prende la traversa (17° , lo imita Pjanic. Szczezny, il 3° ex della serata decisivo come Benatia e Pjanic, devia in angolo il colpo di testa di Under e soprattutto ipnotizza Schick nel recupero. Di Francesco perde il 3° scontro diretto del girone d'andata dopo quelli contro l'Inter e il Napoli che ovviamente incidono nella corsa scudetto.
LE FORMAZIONI JUVENTUS: Szczesny; Barzagli, Benatia, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic, Matuidi; Cuadrado, Higuain, Mandzukic ROMA: Alisson, Florenzi Manolas Fazio Kolarov, Nainggolan De Rossi Strootman, El Shaarawy Dzeko Perotti.