INSERITO DA ANGELA CECERE Aveva solo trentasei anni l'avvocatessa Giovanna Pierro, giunta cadavere all'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona. E la folle corsa nella notte a bordo di un'ambulanza del 118, da casa (dove abitava con il marito, anche lui avvocato, sposato un anno e mezzo fa) fino al nosocomio cittadino, non è servita a salvarle la vita. La professionista era stata contagiata dall'influenza: da alcuni giorni avvertiva forti dolori alle ossa, spossatezza e una leggera febbre con conati di vomito. Aveva perso molti liquidi e le sue condizioni si sono aggravate con il passare delle ore. Non è escluso che la febbre sia stata l'esplosione di una patologia latente e già pregressa. Patologia di cui non si conosceva l'esistenza. Un fattore esterno che, probabilmente, ha minato un fisico già debilitato internamente. I familiari, quando hanno visto l'aggravarsi della situazione, hanno chiamato i soccorsi e l'ambulanza del 118 ha prelevato la trentaseienne, per trasportarla in ospedale, dove sarebbe già giunta cadavere. E vani sono stati i tentativi dei sanitari di rianimarla. Non è escluso che una probabile miocardite congenita abbia provocato la morte. Ma sulla vicenda è stata aperta un'indagine per verificare le reali cause del decesso, ed anche se sia stato fatto tutto il possibile per evitare la morte della giovane avvocatessa. Per questo motivo è stato disposto l'esame autoptico sulla salma, che si terrà nella giornata di oggi, proprio per chiarire tutta la vicenda. A quanto pare la famiglia non ha presentato alcuna denuncia: sono stati i medici del pronto soccorso a richiedere un riscontro diagnostico e i familiari hanno acconsentito. Giovanna Pierro, Genny come era conosciuta negli ambienti forensi, si occupava principalmente di diritto minorile: era vicepresidente della Camera minorile di Salerno e faceva parte del direttivo dell'Unione nazionale camere minorili. Ad ottobre scorso aveva organizzato, insieme ad un gruppo di colleghe, un convegno molto apprezzato non solo a Salerno ma anche da avvocati provenienti da altre città. Una grande dolcezza, ma al tempo stesso una forte determinazione, ha contraddistinto la sua giovane esistenza tanto che la sua mamma (di professione insegnante), davanti all'obitorio dell'azienda ospedaliera dove da ieri mattina sono giunti tantissimi avvocati ed amici, sussurrava a quanti l'abbracciavano: «Mia figlia non mi ha mai dato un dolore. Tranne questo: il più grande».
LEGGO.IT
15.01.2015.