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CAMPANIA NEWS Napoli, rapinatore strappato al linciaggio dai carabinieri dopo l'aggressione ad una donna

20 Dicembre 2014, 14:34pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

I carabinieri lo hanno strappato al linciaggio e l'hanno portato al sicuro. In galera. L'uomo, G.T., 45 anni, aveva tentato una rapina a via Ribera al Vomero. Ma la sua vittima, una donna di 59 anni, si era ribellata. E la sua richiesta di aiuto non è rimasta inascoltata. L'ha sentita l'equipaggio di una gazzella dei carabinieri che è arrivato in tempo per trovare l'aggressore circondato da dieci persone intenzionate a dargli una lezione. Invece di soccorrere la signora era ora di soccorrere il rapinatore che è stato accompagnato a Poggioreale. Aveva addosso il bottino, la borsa della signora - un medico - ed il suo telefonino.

IL MATTINO

20.12.2014.

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CAMPANIA NEWS Napoli, investito da uno scooter nelle vie dello shopping natalizio

20 Dicembre 2014, 14:28pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Un uomo è stato soccorso oggi dagli operatori del 118 nel cuore di Napoli, in via Santa Brigida (a pochi passi da via Toledo). Secondo quanto si apprende l'uomo sarebbe stato investito da uno scooter nel bel mezzo delle vie dello shopping. Sul posto sono subito intervenuti i poliziotti (coordinati dal capo dell'Upg Michele Spina) ed i militari dell'Esercito. Le condizioni dell'uomo non sarebbero gravi. Sono in corso le indagini per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente.

IL MATTINO

20.12.2014.

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SEZ.SICILIA NEWS Un 27enne di Comiso arruolato nell´Isis con altri 40 miliziani italiani

20 Dicembre 2014, 13:56pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10478020 267308300106169 3514890014662351654 nINSERITO DA ELSA COPPA Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale

Foto Corrierediragusa.it

Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale. Un rapporto riservato della nostra intelligence li divide tra «italiani» e «naturalizzati», figli di immigrati di seconda generazione. Per l’anagrafe sono tutti italiani. Finiscono sotto i radar dell’antiterrorismo. Le informazioni raccolte sugli jihadisti italiani sono state trasmesse da Roma alle forze di polizia dei Paesi lungo i quali si snoda il filo dei loro spostamenti: una ragnatela che ha come centro il «buco nero della Turchia». Lo definiscono così al Viminale. Sono transitati quasi tutti da lì. Provenienti da Torino, Modena, Comiso, Mantova, Milano, Como, Cantù, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Biella. E diretti, soprattutto, nel Nord della Siria. Il «monitoraggio » dedicato ai foreign fighters nostrani segue lo stesso protocollo adottato dai responsabili delle agenzie di sicurezza internazionali per tutti i combattenti stranieri — circa 20 mila, di cui almeno 3mila europei — approdati in Medioriente per irrobustire le fila dei miliziani dell’Isis e alleati. Si chiamano Massimiliano, Filippo, Fabio, Giampietro, Sergio, Donoue. Partono dall’Italia, tra il 2013 e il 2014, per arruolarsi nelle cellule jihadiste dell’Isis attive in Siria e Iraq. Hanno storie e percorsi simili a quello del genovese Giuliano Ibrahim Delnevo. Il «Califfo Ibrahim». Un «eroe», per il padre. Un «martire» per i guerriglieri dell’Islamismo. Tutto questo è stato reso noto dal quotidiano La Repubblica.

FABIO C., IL "MILIZIANO" 27ENNE ORIGINARIO DI COMISO
Fabio C., 27 anni, di Comiso. Chi è? Senza lavoro, dopo aver frequentato «gruppi italiani e nordafricani che coltivano rapporti con network jihadisti», in particolare «Sharia4», Fabio «manifesta l’intenzione di raggiungere i teatri di guerra». Uno, da subito: la Siria. Quella che Ibrahim Delnevo chiamava la «mia via». La via di Allah. Fabio, come Delnevo, si mette in moto. La Turchia è un passaggio strategico. Il «buco nero».

Fabio quel modello lo cerca, all’inizio, nel «progetto qaedista». I primi passi li muove assieme a un amico: Massimiliano R., 42enne. Da un paese della provincia di Mantova. Anche lui convertito all’Islam. Una figura non marginale — spiegano le fonti — in quell’ambiente di riferimento «misto» — italiani-stranieri naturalizzati — che fa la spola tra il nostro Paese e le zone in mano ai ribelli siriani. Soprattutto quelle di Dayr az Zor e Aleppo. A Massimiliano quelle terre non sono sconosciute. Anche se al momento si troverebbe in Italia. Un dettaglio che non viene per nulla trascurato visto che il militante mantovano «ha evidenziato, nel corso di questi anni, forti derive jihadiste». Un soggetto, inoltre, in grado di «fare propaganda».

«Perché — spiega la fonte — una volta arrivati lì, i teatri di guerra sono alla portata, ed è più facile far perdere le proprie tracce». Così ha fatto Giampietro F., 35 anni. Parte da Reggio Calabria. È uno dei casi che i nostri 007 definiscono «accertati». «Accertati» significa che sono in Siria a combattere. Quattordici persone «localizzate » in quei luoghi. Nel mazzo compaiono nomi «spendibili», e altri nomi — di cui Repubblica è a conoscenza — che non possono essere diffusi: nemmeno parzialmente. Giampietro, dunque. Forse è riuscito a uscire dai radar.

Forse da un certo momento in poi non è stato più possibile separare il suo mondo di sopra dal mondo sommerso. Da una copertura. Funziona così. Per dire: Delnevo — prima di raggiungere la Siria dopo il percorso di fede ad Ancona, la città in cui vive l’ex presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane Mohamed Nour Dachan, oggi membro del Syrian National Council — , si era fabbricato il paravento di una missione umanitaria in Turchia. Ma in moschea sapevano tutti che era a combattere sul fronte siriano. «Il giorno prima che lo uccidessero mi aveva chiamato — ricorda il padre, Carlo Delnevo — . Mi disse: «Papà io mi sento realizzato qui, ma ti devo lasciare perché i nemici sono a pochi metri»». Giampietro ha imbracciato le armi, si è unito ai ribelli siriani. Con lui ci sono altri due connazionali: Sergio G., classe ‘87, napoletano. E Donoue E.M., 22 enne, naturalizzato, di Biella. Si ritiene facciano ormai parte di gruppi armati formati anche da ribelli iracheni, libici, tunisini, libici, egiziani.

GLI ALTRI "ARRUOLATI" ITALIANI
Spiegano gli analisti che la «cifra» di queste cellule jihadiste è la composizione. Estremamente «liquida». I capi della rivolta anti-Assad reclutano soldati, tutti addestrati e arabofoni, che attendono la «dawa», la chiamata della Jihad, anche mesi. Molti arrivano da fuori. Dai Paesi dove vivono. O da dove transitano. Muovono anche da Venezia, Milano, Cantù. Come Ben A.M., che ha solo 19 anni ed è canturino naturalizzato. L’intelligence, che lo ha intercettato e seguito, lo descrive così: «Ha solidi rapporti con soggetti appartenenti all’organizzazione Isis, alcuni dei quali operanti sul web. Ha più volte manifestato l’intenzione di recarsi in Siria e di frequentare corsi di addestramento militare in Afghanistan».

Avanti e indietro. Mitragliate permettendo. Ammar Bacha, jihadista di ritorno, è partito da Cologno Monzese. Il 10 settembre ha raccontato a questo giornale che faceva parte di un «piccolo gruppo: 200 persone, tutti civili». Lascia l’Italia nell’aprile 2012, segue le orme di un amico, Haisam Sakhanh (l’elettricista 4lenne che nel 2012 guidò l’assalto all’ambasciata siriana a Roma prima di unirsi ai ribelli ad Aleppo, ndr). La «sponda» turca, poi il fronte siriano. Nel rapporto riservato degli investigatori ci sono anche loro. I foreign fighters non italiani partiti dall’Italia: dodici in tutto quelli «registrati». Giovani, tra i 22 e i 41 anni. Le nazionalità: Tunisia, Marocco, Bosnia. Quattro gli jihadisti combattenti — tre iracheni e un pachistano — che hanno soggiornato a lungo in Italia: dove si ritiene abbiano fatto «opera di proselitismo e reclutamento ».

Il suo errore è stato l’eccesso di protagonismo. L’esatto contrario del principio della «taqiya» che prevede la dissimulazione, il silenzio. Così dovrebbe operare il perfetto jihadista in guerra per l’affermazione del Califfato Globale. Ma Roberto Cerantonio, cittadino australiano di origine italiana, commette un passo falso. Sul web — lo stesso mezzo sul quale aveva iniziato il suo percorso — pubblica un’immagine manipolata del Milite Ignoto.

Accanto, la bandiera dell’Isis e la scritta minacciosa: «Attaccheremo Roma, Allah ci permetterà di conquistarla». A luglio Cerantonio viene arrestato nelle Filippine grazie anche al lavoro dei nostri 007: terrorismo internazionale di origine islamica. Scavando nel suo passato si scopre che inizia la «carriera» avvicinandosi a circoli ultrafondamentalisti frequentati anche da italiani convertiti. Come i circoli Deobandi, formati per lo più da pachistani. Sono gli ambienti nei quali, nel 2012, aveva indagato l’antiterrorismo in due operazioni tra Brescia e Cagliari.

Filippo R. è una new entry per gli esperti dell’antiterrorismo. Trentasette anni, di Chivasso. Di lui si è già occupato il Ros dei carabinieri. «Oggetto di attività preventiva» è la formula che ne accompagna il nome. Uno dei primi finiti nell’elenco dell’intelligence. Tutto inizia tre anni fa. Filippo, ex studente vicino alla galassia antagonista, si converte all’Islam. Da subito viene rilevata la sua «forte attrazione per il mondo qaedista».

Un mondo al quale l’Isis continua a sfilare adepti e forze fresche. Molti gruppi scavallano, si uniscono allo Stato proclamato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il percorso di radicalizzazione di Filippo inizia sul web. In principio i «suoi» Fratelli Musulmani rimandano alle milizie di Aqim (AlQaeda nel Maghreb), in particolare la branca denominata «Coloro che firmano col sangue». Sono gruppi legati ai terroristi guidati dall’egiziano Ayrnan al-Zawahiri.

Poi Filippo, come fece il genovese Delnevo, parte. Ufficialmente vola in Turchia, ad Ankara, per seguire un corso di lingua araba. Va e torna più volte dall’Italia. Gli investigatori ritengono fondato il sospetto che abbia superato i confini turchi per stringere contatti con gruppi di ribelli siriani. E che, in Turchia, abbia gettato «basi solide». Sono circa mille i militanti di nazionalità turca che combattono tra le fila dello Stato Islamico. Le province di Ankara — ne ha dato conto un’inchiesta del New York Times — sono una delle principali centrali di reclutamento di miliziani dell’Isis.

GLI ALTRI GRUPPI
Si chiama Ansar al Sharia. È un gruppo jihadista libico. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’ha aggiunto alla sua lista delle organizzazioni terroristiche. Tra i seguaci di Ansar al Sharia c’è anche un aspirante califfo di Modena. Si chiama Fabio E., ha 39 anni. I nostri servizi di sicurezza lo considerano «vicino a più gruppi terroristici». Il ragionamento che fa una fonte dell’intelligence, per lui come per altri jihadisti italiani, è questo: «Una volta convertiti all’Islam, vanno alla ricerca di un modello di Rivoluzione contro l’Occidente e si identificano, anche per una forma di realizzazione personale, con una causa che non esclude il sacrificio della propria vita».

L´INCHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO
La procura di Palermo ha aperto un´indagine su possibili infiltrazioni di terroristi dell´Isis tra i migranti sbarcati negli ultimi mesi in Sicilia, compreso il porto di Pozzallo, come avevamo riferito su queste colonne qualche settimana fa. A segnalare il rischio sarebbero stati ambienti dei Servizi Segreti. I volti coperti da un cappuccio nero, in mano kalashnikov e armi pesanti: si sono fatti fotografare in assetto da guerra i 5 extracomunitari giunti in Sicilia sui barconi carichi di migranti, sospettati ora di essere terroristi dell´Isis infiltrati. Le immagini, archiviate sui cellulari che gli sono stati sequestrati al momento dello sbarco, fanno parte ora del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo sul rischio infiltrazioni terroristiche in Italia.

L´inchiesta, coordinata dal pm Gery Ferrara, sta puntando sostanzialmente su 5 persone delle tante segnalate come pericolose dai Servizi Segreti: si tratta di libici, siriani e un egiziano. Alcuni di loro avrebbero lasciato la Sicilia, altri sarebbero ancora sull´Isola. Gli inquirenti hanno individuato i luoghi che frequentano e sospettano che siano in possesso di armi. Dall´inchiesta, inoltre, è emerso che si tratta di estremisti islamici con un passato nella Jihad. L´indagine viene condotta dalla Digos. Nei mesi scorsi il ministro dell´Interno Angelino Alfano aveva parlato di rischio infiltrazioni terroristiche. E aveva indicato proprio nella Sicilia la "porta" d´ingresso di possibili membri dell´Isis, alcuni dei quali sarebbero sbarcati pure a Pozzallo.

Solo nel 2014 sull´Isola sono approdati 197 mila migranti: un numero enorme di persone - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Le informazioni riservate raccolte dalla Procura di Palermo, che ha affidato l´inchiesta al pool antiterrorismo, vanno oltre l´allarme generico. Alcuni dei sospetti avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese. La Procura di Palermo da mesi ha costituito anche un gruppo di lavoro contro la tratta dei migranti che ha messo a punto metodologie investigative - si tratta di un vero e proprio protocollo d´indagine - per riuscire a risalire alle organizzazioni che gestiscono i flussi.

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Via Antignano, va fuoco un deposito di paglia

20 Dicembre 2014, 12:45pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Vico Equense - Incendio in un locale adibito a deposito di paglia. Le fiamme hanno interessato soltanto un'area della struttura articolata su due livelli, la parte rimanente della stalla, adibita a uso deposito, risulta integra. Dopo un sopralluogo della protezione civile e dei vigili urbani, l’area oggetto dell’incendio è stata interdetta. L’allarme è scattato in via Antignano, martedì 16 dicembre. Sul posto sono quindi intervenuti i mezzi dei vigili del fuoco di Napoli e Piano di Sorrento, volontari del Faito, l’ufficio protezione civile di Vico Equense e il Sindaco Gennaro Cinque, che ha coordinato i primi interventi. Nel giro di breve tempo i pompieri hanno domato le fiamme. Non ci sono né feriti, né intossicati. Al momento non si conoscono le cause. L’immobile in oggetto è un locale a uso stalla di circa 500 metri quadrati, l’incendio si è sviluppato soltanto nella parte adibita a deposito di paglia, si tratta di circa 150 metri quadrati.

VICO EQUENSE ON LINE

20.12.2014.

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Inaugurato il Villaggio del Natale

20 Dicembre 2014, 12:36pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Vico Equense - Inaugurato ieri il Villaggio del Natale con la presentazione delle nuove casette, in piazza Marconi. La vetrina di animazione, attività ludiche, spettacoli e burattini rimarrà aperta fino al 25 dicembre (ogni giorno dalle 16 alle 20) con l’evento «La magia del Natale», curato dalla Flying Events, in collaborazione con l’associazione dei commercianti Acove e l’amministrazione comunale. Il Villaggio del Natale, costituito da piccole casette di legno, dentro le quali si stimolerà la partecipazione dei bambini tramite un intrattenimento curato da elfi-animatori, che organizzeranno numerosi giochi e laboratori. In questa magica location, la fantasia e l'immaginazione dei più piccini saranno stimolate da allestimenti a tema per ogni singola casetta (camera di babbo natale, camera delle fiabe, posta dei desideri, cucina degli elfi golosoni). Piazza Marconi, dunque, diventerà un punto di ritrovo per grandi e bambini, che potranno fruire insieme di tutta una serie di diversi spettacoli, che si succederanno di volta in volta. Sempre ieri, dopo l’inaugurazione del villaggio, la Città di Vico Equense è stata inebriata dal profumo dei fiori della compagnia “La Baracca dei Buffoni”. Nata nel 1998 da una costola di un gruppo di teatro, musica e danza con l’obiettivo di promuovere e diffondere le arti negli spazi urbani. Un teatro che ha come tetto il cielo, personaggi unici e surreali, la poetica dell’artificio e della finzione. Una pratica teatrale giocosa e coinvolgente che ha reso il pubblico protagonista di un sogno.

VICO EQUENSE ON LINE

20.12.2014.

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NEWS ITALIA DAL E MONDO LONDRA "NON ACCETTO CHE BABBO NATALE NON ESISTA": LA MAMMA CHE OGNI ANNO TENTA IL SUICIDIO

20 Dicembre 2014, 12:15pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

LONDRA - Lynn Cassidy, 54 enne inglese madre di due figli, durante il periodo di Natale soffre di una bizzarra patologia, la "depressione stagionale", causata dalla scoperta all'età di dieci anni che Babbo Natale non esiste. Lynn inizia a prendere antidepressivi già nei due mesi precedenti alle festività.Tutti gli anni in autunno, la signora va da un terapista per parlare della sua tristezza irrazionale, che la porta alle lacrime in dicembre. "Da quando ho scoperto la verità - racconta - non ho avuto più un momento felice nella mia infanzia. Babbo significava molto per me e sapere che non esisteva ha rovinato tutto". Lynn si rese conto della verità quando all'età di dieci anni per Natale ha ricevuto una bicicletta di seconda mano. "Ho capito subito - spiega - che dovevano essere stati i miei genitori a comprarla e mi è caduto il mondo addosso". L'anno successivo Lynn ha cercato di rovinare il Natale al fratellino minore confessandogli la verità su Babbo Natale. Ma neanche questa piccola rivalsa è servita alla donna per superare lo choc. "Senza Babbo Natale non hanno senso le feste. Io non l'accetterò mai".

LEGGO.IT

20.12.2014

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NEWS ITALIA DAL E MONDO ASTI, I RAPINATORI UCCIDONO GIOVANE TABACCAIO EROE: "PRIMA DI MORIRE HA SALVATO LA MOGLIE

20 Dicembre 2014, 12:09pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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E' morto da eroe il tabaccaio ucciso dai rapinatori. Ha difeso la moglie da due banditi, nella sua tabaccheria di Asti, ed è stato ucciso. È finita nel sangue la rapina alla rivendita Bacco Tabacco di corso Alba. Manuel Bacco, 37 anni, è morto sotto i colpi di pistola dei malviventi, due uomini incappucciati che sono poi fuggiti facendo perdere le loro tracce. Il delitto questa sera all'ora di chiusura. Il tabaccaio, che lascia un figlio, stava effettuando le ultime operazioni prima della chiusura serale. Pistola in pugno, i due malviventi hanno fatto irruzione nel negozio. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, che stanno dando loro la caccia, avrebbero tentato di aggredire la moglie del titolare, che ha reagito per difenderla. I colpi di pistola, nel parapiglia, non hanno lasciato scampo al tabaccaio, che si è accasciato a terra in una pozza di sangue, mentre i malviventi si davano alla fuga. Non è chiaro, al momento, se siano riusciti a rubare l'incasso della giornata. La vittima è morta sul colpo, prima che l'ambulanza del 118 potesse prestargli i soccorsi del caso. «Sono fuggiti di là, erano in due», hanno riferito alcuni passanti ai carabinieri del tenente colonnello Fabio Federici, comandante provinciale dell'Arma. In tutta la provincia sono stati allestiti posti di blocco, mentre gli esperti della scientifica effettuavano i rilievi del caso sul luogo dell'omicidio. È il secondo tabaccaio ad essere ucciso negli ultimi giorni in Piemonte. Una settimana fa, a Torino, Enrico Rigollet, titolare di un bar tabaccheria, è stato picchiato a morte da uno squilibrato a cui qualche ora prima si era rifiutato di regalare un pacchetto di sigarette. «Sembrava una furia, non sono riuscito a fermarlo in nessun modo», è il racconto del fratello della vittima, che ha assistito impotente all'azione dell'aggressore, arrestato poco dopo dai carabinieri. «Non possiamo negare l'esistenza del male», ha affermato don Elio Vittaz nell'omelia dei funerali del tabaccaio torinese, che si sono svolti ieri ad Aosta, dove aveva la residenza. «La Terra è schiava del male - ha aggiunto - è qui che troviamo le cause di ogni sofferenza. Dal materialismo spunta l'individualismo, è così che l'uomo diventa non una persona ma una cosa».

LEGGO.IT

20.12.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA I FUNERALI DI VIRNA LISI: DA GARKO A VANZINA L'ULTIMO SALUTO ALLA REGINA DEL CINEMA

20 Dicembre 2014, 11:53am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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E' il giorno dei funerali di Virna Lisi a piazza Ungheria, nella chiesa di San Bellarmino a Roma. In una chiesa affollata di amici e parenti, tanti i personggi del mondo del cinema, dello spettacolo, delle istituzioni ma anche semplicemente gente comune che ha voluto portare l'ultimo saluto alla regina del cinema italiano. Tra i primi ad arrivare l'attore Gabriel Garko, il padre di Giovanni Malagò, il regista Carlo Vanzina che aveva lavorato con la Lisi e che ha dichiarato: «E' stata un'amica, la sua scomparsa mi colpisce personalmente. Era una donna che portava sullo schermo i valori della damiglia. Un'attrice, ma soprattutto una moglie e una madre ideale. Una donna che difendeva la sua vita privata, aveva i pregi della diva mantenendo una vera umanità».

LEGGO.IT

20.12.2014.

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SEZ. VARIE LA STORIA DI SANT'ANTIMO DI NAPOLI A CURA DI MICHELE PAPPACODA

20 Dicembre 2014, 11:51am

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Le origini
La chiesa principale di Sant'Antimo, in Piazza della Repubblica

Il territorio del comune di Sant'Antimo costituiva probabilmente parte dell'antica Atella. Questo territorio era formato da parti degli attuali comuni AfragolaFrattamaggiore,FrattaminoreCasoriaGrumo NevanoCasandrinoCasavatoreArzanoCaivano,CarditoSant'Antimo, e altri comuni dell'agro aversano: Sant'ArpinoCesaGricignano di AversaOrta di AtellaCarinaro e Teverola.

L'origine di Sant'Antimo è ancora contraddittoria. Due sono le ipotesi più accreditate: per alcuni, l'abitato originale risale all'anno 600, quando alcuni discepoli di Sant'Antimo si recarono nel territorio di Atella dove diffusero il culto del santo che divenne tanto importante da dedicare una parte del territorio atellano al santo stesso; per altri, il nome dato al paese è merito del duca di Napoli Antemio che, all'inizio del IX secolo, volle edificare un tempio in onore del santo, nel territorio dove ora sorge il paese. Interessanti testimonianze del suo passato sono gli edifici religiosi: la chiesa dello Spirito Santo, risalente al XVIII secolo, e il santuario dedicato a Sant'Antimo prete e martire, imponente costruzione del 1916, in stile classicheggiante, caratterizzata dall'originale pianta a una navata inserita in una croce greca.

Il Castello Baronale in Sant'Antimo, di probabile origineMedievale
Lo sviluppo

Il centro si sviluppo' lentamente prima dell'anno 1000 ed in seguito, durante il dominio della dinastia degli Svevi, divenne un feudo baronale sotto il controllo della famiglia Filangieri. Dopo l'avvento degli Angioini, il feudo fu concesso alla famiglia Stendardo fino al 1566, dopodiché fu venduto alla famiglia Revertera che, inoltre, riuscì ad ottenere il privilegio della "Camera Riservata" dal viceré spagnolo Filippo IV. Nel 1629la famiglia Revertera cedette il feudo alla famiglia Ruffo. A quest'ultima, successe la famiglia Mirelli, a cui il feudo fu venduto, e lo tenne fino al 1807, anno in cui ci fu la fine del regime feudale.

Chiesa del convento di Santa Maria del Carmine

Il convento dei frati minori fu fondato, come l'annessa chiesa, nel 1614 per volere dell'allora feudatario il duca Revertera, a seguito dell'arrivo a Sant'Antimo di alcuni frati riformati di S. Francesco.

Nel corso di quattro secoli il convento ha subito varie modifiche: infatti, in origine aveva un cortile ed un esteso giardino, espropriato in seguito alla costruzione dell'attuale via Martiri di via Cardinale Verde. Ancora nel 1866, con l'entrata in vigore delle leggi eversive (tutti i beni appartenenti ad enti morali, chiese collegiate, capitoli di chiese cattedrali furono vendute allo Stato), ciò che rimaneva del giardino fu venduto a privati. Dal 1869, negli spazi del convento trovarono collocazione l'ospedale civico, l'asilo, l'orfanotrofio e le scuole elementari; rimasero al rettore del convento e ai frati, per il mantenimento del culto, solo alcune stanze. Nel 1909 il vescovo di Aversa, mons. Francesco Vento, acquistò con legale contratto il convento e l'annessa chiesa, e per alcuni anni in esso trovarono ospitalità una comunità di padri salesiani. Infine, nel 1914, il convento fu ceduto ai frati di S. Pietro ad Aram. Dal 1990 al 1995, il convento ha ospitato una comunità di recupero per tossicodipendenti, ma dal 1996 si è assistito al ritorno dei frati minori. Il convento e la chiesa sono stati quindi restaurati, e finalmente si è fatta luce sulle molte testimonianze presenti nel sito. Gli affreschi del chiostro risalgono al XVII secolo - di non altissima qualità e raffiguranti storie legate al nome di S. Francesco - e non è da escludere che parte di essi siano stati già restaurati nel '700. Certo è che fino al 1926 dovevano essere visibili in quanto citati in una fonte coeva; in un altro lavoro, sulle origini del paese e dei suoi monumenti, non viene fatta menzione di questi affreschi in quanto erano completamente coperti da intonaco, tanto è vero che si ritenesse che fossero andati perduti. La facciata della chiesa, articolata in tre piani, è decorata con stucchi barocchi. Internamente è ad una sola navata con cappelle a destra e sinistra decorate con stucchi, affreschi e marmi policromi.

D'interessante valore storico-artistico sono il crocifisso nell'omonima cappella realizzato nel 1686 da fra' Francesco Scilla su commissione del feudatario del luogo Tommaso Ruffo; la palaseicentesca collocata sull'abside dietro l'altare raffigurante la Vergine del Carmelo; i due cori lignei settecenteschi e i dipinti delle volte realizzate da Raffaele Iodice tra gli anni '30 e '50 del 1900.

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SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD NEWS Sant’Antimo: 19enne trafficava in abiti con marchi contraffatti Sequestrate anche le liste con gli ordini dei clienti per le prossime festività

20 Dicembre 2014, 11:46am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA

Sant'Antimo, l'operazione dei carabinieri

SANT'ANTIMO. I carabinieri della tenenza di Sant’Antimo hanno tratto in arresto per ricettazione e per introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi Anna Borrelli, una 19enne residente a Pomigliano D’Arco. Nella camera da letto della giovane i militari hanno trovato un ingente quantitativo di abbigliamento e accessori con il marchio di note case di moda italiane ed estere abilmente contraffatto. Il materiale consiste in 20 borse con il marchio Louis Vuitton, Fendi, Chanel, Gucci e Armani, 29 magliette polo con il marchio falsificato di Ralph Lauren, Harmont e Blaine, Fred Perry, Burberry e Lacoste, 24 foulard finti Gucci, Fendi, Luois Vuitton, Chanel, Calvin Klein e Burberry nonché 8 borselli, 7 tute, 3 cinture e un paio di scarpe. 

In mezzo al materiale è stato rinvenuto e sequestrato anche un blocco appunti con date, nominativi, cifre e quantità, in pratica le ordinazioni dei “clienti” per i regali da fare in occasione delle prossime festività natalizie.
La merce veniva pagata anche attraverso versamenti sulla carta posta pay della 19enne. Attraverso il blocco degli appunti ed i versamenti sulla carta i Carabinieri stanno ricostruendo se la giovane abbia cercato di vendere materiale falso facendolo passare per originale, tenuto conto della precisione della manodopera nella contraffazione dei marchi delle prestigiose griffe. l’arrestata è stata tradotta nelle aule del tribunale di Nola, in attesa di rito direttissimo.

MATTEO GIULIANI INTERNAPOLI

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