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SEZ. DISABILITA NEWS Come far soldi sulle spalle delle persone con disabilità

22 Settembre 2013, 11:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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1234023 166204090240534 895813830 nINSERITO DA ANGELA CECERE

C’è già una petizione on line, per chiedere alla ditta produttrice di togliere dal mercato quella maglietta con la scritta “Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!”. «Possibile – si chiede Franco Bomprezzi – che a nessuno sia passato per la testa che una t-shirt cosiffatta avrebbe inevitabilmente offeso soprattutto i genitori, che si battono ogni giorno, tra mille fatiche, per uscire dal luogo comune, dall’emarginazione, dallo scherno, dalla derisione?» Uomo con le mani sul volto, in espressione di profondo sconfortoNon ci volevo credere. Poi ho visto. Una collezione di magliette “spiritose” di un’azienda che produce e commercializza, anche on line. Nella collezione 2013 brilla questa perla: «Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!». Proprio così, con Mongolia scritto con le maiuscole, e persino sottolineato, qualora non si fosse capita l’allusione. La bella t-shirt, caratteri neri ben leggibili anche da ipovedenti, su fondo bianco, è in vendita a 30 euro. Le altre perle della collezione sono per altro tutte di grande livello intellettuale e umoristico: «Mi vuoi morta?! Fai la fila…», oppure «Mi innamoro ogni 5 minuti (circa)». Abbigliamento destinato ai giovani in versione movida, presumo. Si sono accorti di questa “meraviglia” due genitori di un ragazzo con sindrome di Down. L’hanno vista in vetrina, in un negozio di Concesio, nel Bresciano. Allibiti, hanno chiesto spiegazioni. La commessa, incolpevole, non sapeva che dire. Loro invece sì. Ora, infatti, c’è già una petizione on line per chiedere alla ditta di togliere la maglietta dalla sua collezione e ai commercianti di non inserirla negli assortimenti in vendita. L’ANFFAS di Brescia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o relazionale) annuncia battaglia e stigmatizza duramente l’episodio [ne riferiamo in calce, N.d.R.]. Ma al momento la cosa che mi stupisce è che questa storia sia emersa così, solo per l’occhio attento di due genitori. Non so quante di queste magliette siano già state vendute. Mi piacerebbe conoscere soprattutto le motivazioni che hanno spinto a comprarla, a sceglierla rispetto alle altre, a spendere 30 euro per indossare questo esempio di autentica idiozia (senza offesa per gli idioti, naturalmente). Ci sarà pure qualcuno che in questo momento, ragazzo o ragazza, si è infilato la t-shirt, si è guardato allo specchio, ha riso soddisfatto ed è uscito di casa convinto di far ridere gli amici. Il fatto è che tra i ragazzi il termine “mongolo” è di uso comune, spesso addirittura in senso autoironico. A scuola ti dai da solo del “mongolo” se non capisci una spiegazione o sbagli un calcolo o fai un errore di grammatica. È uno scivolamento semantico, sembra più lieve di “mongoloide”. Chissà. E poi, magari, non lo si usa certo rivolgendosi al compagno di classe con sindrome di Down. Lui no, non se lo merita di sentirsi dare del “mongolo”. Sono le contraddizioni del modo di comunicare in gergo, l’uso di parole che facciano comunità – o comunella – senza pensare, senza riflettere. Ma se fra i ragazzi tutto questo è solo frutto di disattenzione, di ordinaria cattiva educazione, la scelta di un’azienda di produrre una maglietta con una scritta, neppure divertente, come questa, è tutt’altra cosa. Possibile che a nessuno sia passato per la testa che una t-shirt cosiffatta avrebbe inevitabilmente offeso soprattutto i genitori, che si battono ogni giorno, tra mille fatiche, per uscire dal luogo comune, dall’emarginazione, dallo scherno, dalla derisione, per una caratteristica genetica che ha il torto di apparire esteticamente visibile, a differenza di qualsiasi altra forma di deficit fisico o intellettivo? Possibile, certo. Ma spero che adesso, rendendosi conto dell’errore, facciano subito un passo indietro, si scusino pubblicamente, ritirino la maglietta. Magari imparino qualcosa, e si diano da fare per diffondere, anche con le t-shirt, una cultura migliore. In Italia e in Mongolia. «Quasi, non ci credevano – si legge in una nota dell’ANFFAS di Brescia – i due genitori di G. un ragazzo con disabilità (sindrome di Down), quando hanno visto in una vetrina una t-shirt con stampata, in bella evidenza, la scritta «Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!». E ancora, quasi, non ci crediamo nemmeno noi, Associazione di Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, che assistiamo all’ennesimo inaccettabile dileggio a danno di persone che vivono quotidianamente discriminazioni e restrizioni, loro malgrado». «Le parole – prosegue la nota – non sono tutto, nella vita, ma a volte diventano determinanti, perché fanno capire come la pensi, come vedi la vita, come tratti i tuoi simili e ciò che ti sta intorno. Ne sappiamo qualcosa noi, che abbiamo deciso, anni fa, di cambiare nome, perché era inaccettabile che proprio noi utilizzassimo, per farci conoscere, una sigla (ANFFAS) che significava “Associazione Nazionale Famiglie Fanciulli e Adulti Subnormali”. La sigla è rimasta, a testimonianza delle “storiche” battaglie e delle conquiste che questo Paese ha fatto negli anni in favore delle persone con disabilità, ma il nome è cambiato, perché, nel segno del rispetto dei diritti umani, della dignità, personale e sociale delle persone, le battaglie devono essere condotte a partire dalle parole che si usano». «Quindi – concludono i rappresentanti dell’ANFFAS di Brescia, invitando a firmare la petizione per il ritiro delle magliette – è davvero brutta, bruttissima, l’“idea” di questa ditta che ha deciso di tentare di fare quattrini sulle spalle delle persone con disabilità. Quella maglietta va ritirata dal mercato, subito, “senza se e senza ma”, e quella ditta deve presentare pubblicamente le proprie scuse, anzitutto ai genitori di G., per poi estenderle a tutte le persone con disabilità e a tutte le persone che ci stanno manifestando la loro indignazione per questo brutto modo di intendere la disabilità».di Franco Bomprezzi

SUPERANDO.IT

22.09.2013.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO PECHINO Cade nel pozzo e resta imprigionata: trovata viva dopo 16 giorni /Video

22 Settembre 2013, 11:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

227437 2003962587951 5671684 nINSERITO DA KATIA PERROTTA PECHINO - Miracolo in Cina. Una donna è riuscita a sopravvivere 16 giorni in un pozzo abbandonato nel quale era caduta. È successo in Cina, in un villaggio della provincia di Henan, e la donna è stata salvata dopo essere riuscita a dare l’allarme gridando ogni giorno.

GUARDA IL VIDEO

FONTE IL GAZZETTINO.IT

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SEZ. DISABILITA NEWS Sostegno e persone Down: basta il medico di base

22 Settembre 2013, 11:17am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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1234023 166204090240534 895813830 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Lo stabiliva già una Legge del 2002, ma ora, di fronte a una sollecitazione dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), lo ha ribadito il Ministero dell’Istruzione, dopo che molti Uffici Scolastici e istituti lo avevano negato: gli alunni con sindrome di Down hanno il diritto di ottenere il sostegno, con un semplice certificato stilato dal medico di base e comprovante la gravità della disabilità Bimba con sindrome di Down«Esprimiamo grande soddisfazione per la tempestività di questa risposta»: così Mario Berardi, presidente dell’AIPD, l’Associazione Italiana Persone Down, ha commentato la nota ricevuta dal Ministero dell’Istruzione, nella quale si ribadisce che gli alunni con sindrome di Down hanno il diritto di ottenere il sostegno a scuola con un semplice certificato stilato dal medico di base comprovante la gravità della disabilità dell’alunno. Tale documento, infatti, va ritenuto come equivalente a quelli rilasciati dalle apposite Commissioni ASL, come da Legge 104/92. La nota è stata emessa a seguito di una sollecitazione di Salvatore Nocera, il vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che è anche responsabile dell’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio Scolastico AIPD, il quale aveva segnalato una serie di disservizi da parte degli Uffici Scolastici. «Molti genitori – aveva scritto Nocera nella sua lettera – segnalano che in parecchi Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e in tantissime scuole i Dirigenti non intendono riconoscere come certificazione di gravità valida ai fini scolastici, quella rilasciata dai medici di base, come invece indicato nella procedura prevista dalla Legge 289/02 (articolo 94, comma 3). Al fine quindi di evitare contenzioso e per rasserenare sia le famiglie che i Dirigenti Scolastici e degli Uffici Scolastici Regionali, si chiede che codesto Ministero voglia diramare una breve nota che ribadisca la validità ai fini scolastici delle certificazioni rilasciate dai medici di base, ai sensi della Legge citata». Nella nota, quindi, diramata dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici del Ministero dell’Istruzione, si ribadisce che «le istituzioni scolastiche possono ritenere valide, ai fini scolastici e, quindi, per l’assegnazione dei docenti per le attività di sostegno, le certificazioni rilasciate dai medici di base, ai sensi della citata normativa, agli alunni con sindrome di Down». (M.R.) Per ulteriori informazioni e approfondimenti:

marta.rovagna@gmail.com. SUPERANDO.IT

22.09.2013.

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CAMPANIA NEWS NAPOLI «Ho troppo sonno» e e rifiuta di fare sesso con il compagno, donna pestata a sangue

22 Settembre 2013, 11:16am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

 

 

227437 2003962587951 5671684 nINSERITO DA KATIA PERROTTA NAPOLI - Pestata a sangue, perché aveva troppo sonno per fare sesso. Una bruttissima nottata per una donna poco più che ventenne, che per oltre quattro ore è rimasta in balia del suo convivente, 49 anni, di Afragola, già agli arresti domiciliari per altri reati.

La donna dopo le ripetute avances del compagno che aveva preso a pizzicarla ma senza farle male, ha detto al convivente di essere molta stanca e che preferiva dormire. E quel delicato pizzicare si è subito trasformato in qualcosa di più doloroso, tanto da far urlare un “ basta” alla donna costretta a svegliarsi per il dolore.

La reazione dell'uomo è stata bestiale. L’uomo l’ha colpita con una sequenza di pugni al volto, così violenti da scaraventare la vittima, dal letto al pavimento. E qui, lo stalker ha dato “ il meglio di se”. Dapprima con un tentativo di strangolamento e poi con una terribile serie di calci, che hanno segnato di lividi e ed ecchimosi il corpo della sua convivente. Ma la notte di violenta follia non era ancora terminata. Il pregiudicato ha afferrato la vittima per i capelli, e con un violento strattone, se le trascinata per tutto l’appartamento, facendo sbattere di proposito la donna contro i mobili.

Il pestaggio è andato avanti fino alle quattro del mattino, senza che nessun vicino sicuramente svegliato dalle grida disperate della vittima, si sentisse in dovere di avvertire le forze dell’ordine. E allora solo quando il bruto si è accasciato sul divano, sfinito e spossato, con il fiato corto per la “ fatica” di tante botte date, la vittima ne ha approfittato ed ha chiesto aiuto, telefonando alla centrale operativa del commissariato di Afragola, diretto dal vice questore Sergio Di Mauro.

Cinque minuti dopo, sono scattate le manette per lo stalker, che attenderà ai domiciliari l’udienza di convalida. I poliziotti si sono fatti consegnare dal pregiudicato le chiavi dell’auto della convivente che, prima di tornare a casa dei genitori, si è fatta medicare al pronto soccorso. Ne avrà per una decina di giorni. Il tempo necessario affinché il suo volto, devastato come quello di un pugile finito ko, torni a essere quello di una bella ragazza di solo venticinque anni.

DI MARCO DI CATERINO IL GAZZETTINO.IT

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CAMPANIA NEWS NAPOLI Il mistero della bara a remi: napoletani attoniti davanti al lungomare

22 Settembre 2013, 11:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

 

227437 2003962587951 5671684 nINSERITO DA KATIA PERROTTA NAPOLI - Una bara che fluttua in mezzo al mare di Napoli, la gente che si affaccia attonita da Mergellina al castel dell'Ovo e si chiede cosa stia succedendo. Il ritmo è quello di un funerale; la bara è in legno chiaro e si sposta da un estremo all'altro del lungomare. 


Ma a ben guardare c'è una persona a bordo. La bara ha dei remi. E chi sta vogando è Isotta Bellomunno, giovane performer - classe '87 - appartenente alla nota impresa funebre partenopea.

La performance artistica che si è svolta nelle acque partenopee ha per titolo "Labarbarca". Alle 13 Isotta è partita alla Rotonda Diaz per arrivare con la sola forza delle sue braccia sotto il castel dell'Ovo, dove secondo la leggenda è racchiuso il mitico uovo di Virgilio, simbolo di rinascita. Dalla morte alla vita. Un lungo rito che potrebbe anche essere esteso alle sorti della città partenopea.

Una "prova", un rito di passaggio, attraverso cui si esorcizza il tabù della morte interpretandolo come percorso di vita. La bar(c)a è espressione del potere di capovolgimento dei significati sociali, etici ed emotivi, capace di trasportarci sino all’emblematico castello di tufo in mezzo al mare, non a caso "tomba" della sirena Partenope. La giovane artista taglia il pezzo di mare antistante via Caracciolo a bordo di una bar(c)a per esorcizzare i demoni di una città che stenta a “guarire”.

«Quello di Isotta è un viaggio che prosegue con fatica, con la forza e la resistenza di due remi che affondano, spingono con impegno la massa per poi risalire e poi calarsi ancora, affondare, resistere, sopravvivere a una nuova emersione dalle acque che sono lotta e sostegno allo stesso tempo. I remi della fatica, dunque, ma anche della scelta – spiega l'autrice del testo critico Anna Lucia Cagnazzi –. La cultura mediterranea si distingue per la volontà innata di stare nelle proprie origini, nel proprio humus, nella propria letteratura. Così questo viaggio è l’ennesima trasgressione di un tabù (la designificazione della morte o, meglio, dell’icona della morte) ed è una prova tanto individuale, intima, quanto tesa alla collettività di una terra in cui i morti non muoiono mai e la vita si svolge per strada, tra le pubbliche vie e non è mai del tutto privata».

DI MARCO PERILLO IL GAZZETTINO.IT

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NEWS ITALIA E DAL MONDO TRENTO Si fingono tecnici e rubano le due tv dei malati. Poi scompaiono nel nulla

22 Settembre 2013, 11:07am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

227437 2003962587951 5671684 nINSERITO DA KATIA PERROTTA In tutta calma hanno smontato gli schermi all'ospedale Santa Chiara: «Necessitano di manutenzione». Hanno agito con tutta calma.

 

TRENTO - Si sono introdotti all'interno dell'ospedale Santa Chiara di Trento, fingendosi dei tecnici. Con tanto di tuta da lavoro e valigetta degli attrezzi si sono presentati in due reparti e senza troppa fretta hanno smontato due televisori a schermo piatto che facevano bella mostra nella sala d'aspetto e che servivano per intrattenere i pazienti. 

«Necessitano di manutenzione», hanno spiegato a chi chiedeva loro spiegazioni di quanto stavano facendo. In realtà i due, si è poi scoperto, non erano altro che due ladri che si sono poi volatilizzati lasciando solamente gli appoggi sui quali erano posizionati i due televisori.

Il fatto è accaduto nei giorni scorsi nei reparti di chirurgia B e di otorinolaringoiatria, rispettivamente al secondo e quarto piano dell'ospedale cittadino. 

Nessuno inizialmente aveva sospettato nulla perché i due, con accento meridionale, avevano spiegato di essere stati incaricati dall'economato di rimuovere le tv per manutenzioni. È evidente che di fronte a queste affermazioni il personale dei due reparti non ha avuto dubbi. 

Il tutto è stato scoperto troppo tardi, quando i due avevano già lasciato l'ospedale con il bottino. Nel frattempo la direzione ha alzato la guardia predisponendo nuove misure di sicurezza per evitare che fatti come questo possano accadere nuovamente. 

Va detto che in ospedale circolano moltissime persone tra pazienti, familiari e personale e nonostante le guardie poste all'entrata aggirare i controlli non è difficile. Spesso anche chi vi lavora, inoltre, ha altro da fare che effettuare approfondite verifiche. In questo caso, però, la buona fede non è stata premiata

La direzione dell'ospedale nelle scorse ore ha provveduto a presentare denuncia presso il Posto di Polizia dell'ospedale S. Chiara dove i poliziotti sono già al lavoro per raccogliere elementi che possano portare ai due ladri.

IL GAZZETTINO.IT

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NEWS ITALIA E DL MONDO CESIOMAGGIORE BELLUNO Francesca, la prima calciatrice in campo con gli uomini /Video esclusivo

22 Settembre 2013, 10:58am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Francesca Avanzo tra i colleghi uomini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1078137 477030945726559 424513513 aINSERITO DA MICHELE PAPPACODA CESIOMAGGIORE (BELLUNO) - Esordio della prima calciatrice in una squadra maschile e, alla fine, per la compagine «mista», il piacere della vittoria. A Cesiomaggiore, nella prima giornata del campionato Csi di Belluno e Feltre, Francesca Avanzo, 29 anni, ha indossato la divisa della sua formazione, la Stella Azzurra Facen ed è scesa in campo dal primo minuto, lasciando il posto ad un compagno solo nella parte finale della gara. 

La partita si è chiusa sul 2-1 per la squadra ospite, senza marcature - e senza nemmeno «troppe botte», come temuto - per l'insolita punta della Stella Azzurra. Pur giocando un numero non elevato di palloni, Avanzo a giudizio di molti si è dimostrata all'altezza dei colleghi

La novità nel panorama calcistico italiano è stata seguita da un pubblico ridotto - non più di 30 spettatori - che ha visto la partita da dietro le recinzioni, visto che la struttura sportiva è priva della tribuna.


Francesca Avanzo in campo, il video Adriano Barioli

IL GAZZETTINO.IT

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Il cane stava soffocando, lo salva con la respirazione "bocca a bocca"

22 Settembre 2013, 10:55am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Mario Fighera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA VITTORIO VENETO - Salva la vita a un cane e per questo riceve in dono una sua cuccioletta. Di animali se ne intende Mario Fighera, titolare del negozio serravallese «Da zero a quattro zampe» dedicato alla cura di pesci, uccelli, cani e altri piccoli amici dell'uomo. Di praticare larespirazione bocca - naso e il massaggio cardiaco a un setter, però, forse non se lo sarebbe aspettato. 

E invece è proprio quanto accaduto domenica 8 settembre a Trieste, dove Fighera era presente come espositore a una competizione canina.


Mentre la manifestazione volgeva al termine il vittoriese si è accorto che un bell'esemplare di setter di circa 25 chilidava segni di gravissima sofferenza

«Stavo tornando verso la mia auto parcheggiata vicino a un furgone con gabbie per il trasporto dei cani - racconta Fighera - all'interno del mezzo pesante c'era un setter di 4 anni in difficoltà. Probabilmente il cane si era allungato troppo la ciotola e, nel tentativo di recuperarla, aveva infilato testa e zampa dentrol'anello collegato alla ciotola e a sua volta incastrato nella porta della gabbia». 

Il cane da caccia cercava di divincolarsi, ma ormai era cianotico. Fighera ha visto sul furgone il numero del proprietario olandese del cane e lo ha chiamato. 

«Ormai, però, il tempo stringeva. Ho sfilato la ciotola, aperto la porta del furgone e tirato fuori il cane, che non dava segni di vita. L'ho messo a terra su un fianco e, grazie alle nozioni imparate nei corsi per sub (Fighera è aiuto istruttore, ndr), gli ho praticato la respirazione bocca - naso. Poi gli ho fatto il massaggio cardiaco». 

Solo a quel punto il cane ha iniziato a riprendersi. Un attimo dopo è arrivato il proprietario con un veterinario che ha praticato al setter un'iniezione. Un lieto fine che non ci sarebbe stato se Fighera non avesse rinunciato al «Best in show», la fase finale dell'esposizione a cui era stato ammesso, perchédesideroso di tornare a casa.

La sera stessa è arrivata la telefonata del proprietario intenzionato a sdebitarsi con Fighera, che ha ricevuto in dono una cucciola del setter nata due mesi e mezzo prima. Il nome della cagnetta è altisonante: «Unforgettable You Are», cioè «Tu sei indimenticabile». Fighera l'ha abbreviato in Unya ma di sicuro quel salvataggio fatto per amore degli animali rimarrà per lui, e per il setter olandese, indimenticabile.

di Luca Anzanello IL GAZZETTINO.IT

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PRIMO PIANO ANTEPRIMA MILANO IL MATRIMONIO DI BELEN: FOTO, VIDEO E ESCLUSIVE DALLA TOFFANIN A "VERISSIMO"

22 Settembre 2013, 10:54am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Il matrimonio fra Belen e Stefano (Foto: Verisiimo via Tvblog)

 

1234023 166204090240534 895813830 nINSERITO DA ANGELA CECERE

MILANO - E' partita la nuova edizione di "Verissimo" che per l'occasione si è assicurato la ghiotta esclusiva del matrimonio di Belen Rodriguez e Stefano De Martino. Silvia Toffanin ha parlato dematrimonio di Belen Rodriguez e Stefano De Martino. La cerimonia con diversi ospiti, mostrando immagini in esclusiva e riservandosi lo spazio anche per un'intervista con Belen che tra le altre cose ha fatto sapere che scriverebbe una lettera al suo ex, Fabrizio Corona, ma ha paura che lui la renda pubblica. Carrellata anche sugli altri sopiti della cerimonia, "commossi" per l'evento. (VIDEO) A immortalare le foto dell'evento anche il sito Gossip On Air, che per l'occasione ha sorvolato l'area con un alicottero sfuggendo ai rigorosissimi controlli.

LEGGO.IT

22.09.2013.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Rapinatore vestito da clown in cartoleria e la titolare ride in faccia al bandito

22 Settembre 2013, 10:49am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

1078137 477030945726559 424513513 aINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Colpo fallito al "Mille Idee" di Monselice: la donna si è accorta della pistola giocattolo: «Chiamo i carabinieri». E lui fugge.

Il rapinatore era vestito da clown (archivio)

 

MONSELICE - Tentano di rapinare il suo negozio e lei scoppia quasi a ridere in faccia al rapinatore clown. È successo nel tardo pomeriggio di ieri a Monselice (Padova), nel quartiere del Redentore. Erano quasi le 18.30 quando Fausta Fortin, titolare della cartoleria-tabaccheria "Mille Idee", e sua cognata (che le dà una mano con l'attività) si sono accorte di un giovane uomo che indossava un'ampia felpa marrone scuro, con il cappuccio tirato fin sopra la testa, e soprattutto aveva il volto coperto da una maschera di carnevale da pagliaccio.

Si è avvicinato in fretta al bancone e ha mostrato nervosamente una pistola alle due donne incredule, intimando loro di consegnargli l'incasso. «Dammi tutti i soldi!», ha detto alla titolare in un italiano che non mostrava accenti riconoscibili. Fausta Fortin si è però resa subito conto che era una pistola giocattolo e ha replicato: «Non ci penso nemmeno. Adesso chiamo i carabinieri». L'uomo, spaventato all'idea di vedersi piombare in negozio le forze dell'ordine, ha preferito darsela a gambe.

DI CAMILLA BOVO IL GAZZETINO.IT

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