PROPOSTO DA YVONNE ADRIAENS
“Sono un bambino disabile, non un finto invalido”
05/02/2013 - Una finta intervista con un finto premier per parlare dei diversamente abili davanti a Montecitorio. Tema ignorato in campagna elettorale. Attori finti per problemi reali
Solo alcune domande, che creano un vuoto abissale ancora ignorato in piena campagna elettorale. Sono quelle che sono state fatte ieri da parte di alcuni studenti disabili a un fantomatico premier in piazza Montecitorio. Ieri, a due passi dalla Camera dei Deputati, è andata in scena la protesta organizzata da “Tutti a scuola onlus“, con il pretesto di portare, davanti alla stampa, tutte le problematiche che toccano gli studenti disabili in Italia. Questioni non ancora risolte.
IN ONDA – In una specie di flash-mob alcuni ragazzi disabili, travestiti da finti giornalisti, hanno posto domande vere ad un finto politico in corsa per le elezioni. Le risposte sono state date in perfetto politichese, come spesso accade nella realtà di tutti i giorni. Tanti i punti toccati, come la continuità scolastica, l’abbattimento delle barriere architettoniche e la riduzione degli insegnanti di sostegno. Non solo, si è tornato a parlare anche del fondo per la non autosufficienza, eliminato dal governo Berlusconi e non rifinanziato dal governo Monti. Tutti a scuola Onlus si occupa da anni nella sensibilizzazione in favore dei diritti dei disabili, svolgendo anche una attività di monitoraggio della condizione dei bimbi e ragazzi nelle scuole italiane. “Oggi in Italia – denuncia l’associazione – ci sono 202.467 alunni disabili, ma a fronte dell’aumento di questi ragazzi si assiste ad una riduzione del numero di insegnanti di sostegno”. “Sentiamo parlare di alleanze, sondaggi all’ultimo minuto. Noi abbiamo provato ad inserire questo tema in piazza Montecitorio. E’ un tentativo di restituire alla politica una dignità. Parlare di diritto allo studio alla salute, di mobilità sostenibile, sono cose importanti nella vita sostanziale di oltre 3 milioni di famiglie” ci spiega Toni Nocchetti, presidente dell’associazione. ”Dovrebbero essere oggetto in campagna elettorale sempre. Non sapremo se verremo ascoltati, la cosa importante è che almeno erano presenti diversi giornalisti”.
LE DOMANDE – La prima di tutte le domande è “Perché all’aumento progressivo dei bambini disabili si assiste ad una riduzione del numero degli insegnanti di sostegno?”. Sono infatti poco più di 65mila gli insegnanti di sostegno,a fronte di oltre 200 alunni con disabilità. Queste le cifre che emergono dal report Istat relativo all’anno scolastico 2011-2012. Soltanto il 60,4% di loro sono impiegati nella scuola primaria e il 65,9% nella secondaria a tempo pieno e sopratutto all’interno dello stesso plesso scolastico. Nella scuola primaria la percentuale più alta di insegnanti di sostegno a tempo pieno si registra in Piemonte (67,8%), quella più bassa nella provincia autonoma di Bolzano (33,4%). Punto fondamentale diventa l’integrazione del ragazzo disabile all’interno della classe. “Quando la continuità didattica diverrà un valore da affermare nell’interesse dell’alunno disabile, come previsto dalla legge 104/92?” Spesso le famiglie sono costrette a rivolgersi al Tar, per vedere riconosciuti i diritti del proprio figlio. A ottobre dello scorso anno per esempio in Sicilia il Tar di Palermo ha accolto il ricorso di alcuni genitori, stabilendo il diritto dei minori disabili ad essere assistititi da insegnanti di sostegno secondo il rapporto 1:1 (un insegnante per ogni bambino). Non solo, ha anche imposto alla Provincia Regionale di Palermo ed ai Comuni di Monreale, Carini e Palermo di assegnare a minori disabili psichici un assistente per l’autonomia e la comunicazione, condannando l’amministrazione al pagamento delle spese di giudizio. Per ricordarlo per all’amministrazione pubblica bisogna ancora rivolgersi a un tribunale amministrativo regionale. Altri quesiti che hanno interessato il sit in riguardano anche le recenti modifiche imposte dal governo Monti: “Come mai nel redditometro che prevede decine e decine di voci di spesa e tante tipologie di famiglia, la disabilità non esiste?” e ancora “Lei sa che l’indennità di accompagnamento è diventato un reddito nella revisione dell’Isee?”.
Qui sotto alcune delle domande poste in piazza:
Quante sono le persone non autosufficienti in Italia? Quanti sono i non vedenti? O i sordi? O le persone con disabilità intellettiva? O in sedia a rotelle? Lei sa che a tutt’oggi non esiste un’anagrafe della disabilità? Secondo lei a quanto ammonta oggi la pensione di invalidità? Quanti sono gli alunni con disabilità nelle scuole italiane? E gli insegnanti di sostegno? Per quale motivo le famiglie si rivolgono, sono oltre 15.000, ai Tar di tutta Italia? Ha mai sentito parlare di assistentato specialistico, di continuità didattica, di formazione permanente ? Lei sa che un terzo almeno dell’evasione scolastica è degli alunni con disabilità? Lei sa quanti parchi giochi per bambini con disabilità motoria esistono in Italia? Quante sono le persone con disabilità che Quanto pensa che abbia fruttato la campagna di controlli per le “false invalidità” dell’INPS, ordinata dal Governo? Ha idea di quanti ricorsi ci siano ogni anno e di quanto costino allo Stato, visto che in più della metà dei casi l’Istituto soccombe? Lei sa quante strutture esistono quando noi genitori saremo morti? Lei sa quante regioni , quanti comuni potranno accogliere i nostri figli?
ANCORA – Barriere architettoniche che non vengono rimosse, enti locali che non attivano le figure professionali degli assistenti all’autonomia e comunicazione (come prevede la legge 104/92), scarsa attenzione per corsi di aggiornamento specifici per il personale scolastico. Assurdità, che spaventano sempre di più le famiglie italiane. Come la storia di Salvatore raccontata sul sito dell’associazione:
E’ un bambino diversamente abile, appassionato tifoso del Napoli, pigro come tanti bambini e timido come me quando avevo la sua età. Alla sua mamma hanno comunicato che, nonostante la disabilità “genetica” e “multifattoriale” per Salvatore non ci sarebbe stato nemmeno un’ora di sostegno a scuola perché anche l’INPS voleva essere sicura che non si trattasse di un falso invalido. A Salvatore ed alla sua mamma qualcuno ha consigliato di fare un po’ di scena al cospetto di questa zelante commissione per il sostegno scolastico. Si, proprio così, hanno suggerito ad un bambino “diverso” di esserlo ancora di più, di non rispondere alle poche domande alle quali Salvatore sa rispondere con orgoglio e senza arrossire come ad esempio: come ti chiami, quanti anni hai, vai a scuola. Salvatore non ha risposto mostrando quel bellissimo sorriso che il suo DNA capriccioso gli ha regalato. La commissione ha annuito, preso nota e forse così Salvatore potrà avere meno di due ore di sostegno scolastico al giorno. Forse. Al ritorno a casa è stato festeggiato dalla sorellina.
Difficoltà che finiscono con una frase che ricorda cosa vuol dire vivere da alunno disabile in Italia: “Salvatore ha vinto: tutti ma proprio tutti noi, abbiamo perso”. Il finto candidato premier non ha saputo rispondere a tutte queste domande. “Probabilmente non avrebbero saputo rispondere neanche quelli reali” commenta Nocchetti. L’appello dell’associazione chiude così: “Coraggio candidati premier, se ci siete, se ascolterete queste parole, iniziate a rispondere. Fatelo ogni volta che ne avrete la occasione, basta chiacchiere sui calciatori e analisi sulle dittature ed i dittatori, cercate, una buona volta, di onorare la fiducia degli italiani. Noi saremo sempre qui a ricordarvelo”.