Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA In calo i casi di Covid 19 in Sicilia. Nelle ultime 24 ore sono stati 3.450 su 34.911 tamponi processati e l'indice di positività scende al 9,9%. È quanto emerge dal bollettino del ministero della Salute. Ieri erano stati 4.762 i nuovi casi su 34.268 tamponi e il tasso di positività era al 13,9%. Sono 36 i decessi e 2.344 i guariti. In calo i ricoveri in regime ordinario (-33 sul dato di ieri) e quelli in terapia intensiva (-7). La Sicilia è al terzo posto nella classifica per numero di casi. FONTE GIORNALE DI SICILIA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Le accuse sono di violazione della normativa in materia ambientale e, in un singolo caso, di ricettazione. Le relazioni di servizio dei carabinieri hanno documentato, in alcuni casi, che l'immondizia gettata abusivamente veniva pure dati alle fiamme Resti di materiali per l'edilizia, grossi elettrodomestici, scarti delle pescherie e quintali di cavi di rame: le telecamere nascoste dei carabinieri, piazzate nell'area comunale di contrada San Calogero Napolitano, a Porto Empedocle, hanno immortalato le scene dei furgoni che arrivano e delle persone che scendono e gettano rifiuti di ogni tipo nel piazzale convinti di non essere visti. Tre anni e mezzo dopo i fatti per 10 dei 12 imputati è stato deciso il rinvio a giudizio. Le accuse sono di violazione della normativa in materia ambientale e, in un singolo caso, di ricettazione. Le relazioni di servizio dei carabinieri hanno documentato, in alcuni casi, che i rifiuti gettati abusivamente venivano pure dati alle fiamme. Alcuni dei presunti responsabili dello scempio non sono stati identificati. La richiesta di rinvio a giudizio era stata firmata dal pm Paola Vetro per 12 indagati.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il ragazzino viene, in questi minuti, sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico: una lama gli ha perforato un polmone. Dell'attività investigativa, per ricostruire cosa abbia innescato il tafferuglio e per identificare tutti i coinvolti, si sta occupando la polizia L'inferno all'improvviso. E' quello che è scoppiato stanotte, alle due circa, in piazza Dante a Canicattì. Una maxi rissa fra giovani, anzi giovanissimi, è esplosa per cause non chiare. Cinque i minorenni - dai 14 ai 17 anni - rimasti feriti. Uno in maniera gravissima: è stato accoltellato e la lama gli ha perforato il polmone. In questi minuti viene sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico all'ospedale "Barone Lombardo". Dell'attività investigativa, per ricostruire con precisione cosa abbia innescato la rissa e l'accoltellamento, si stanno occupando i poliziotti del commissariato cittadino. In piazza Dante, location della movida di Canicattì, ieri sera, c'erano tantissimi giovani e non soltanto. Non è chiaro, appunto, cosa abbia innescato l'iniziale diverbio, ben presto trasformatosi in una maxi rissa. Forse, è questa l'idea investigativa privilegiata, alcuni erano "alticci", se non addirittura ubriachi fradici. Numerosi, forse il doppio se non addirittura il triplo, i coinvolti nello "scontro". Una violenza inaudita, durante la quale qualcuno ha anche tirato fuori un coltellaccio. Cinque i giovani - e sono tutti dei ragazzini di Canicattì - rimasti feriti. Uno, in particolar modo, è stato raggiunto da una coltellata ad un polmone che è stato perforato. Viene adesso, proprio in questi minuti, sottoposto ad un intervento chirurgico, all'ospedale "Barone Lombardo", ritenuto, dagli stessi sanitari, delicatissimo.I poliziotti del commissariato di Canicattì hanno già avviato le indagini per cercare, laddove possibile, di identificare i coinvolti e d'accertare chi ha aggredito gli altri. CONCETTA RIZZO AGRIGENTONOTIZIE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA L'auto, guidata dal trentunenne, è risultata essere stata rubata lo scorso 3 gennaio, mentre le targhe collocate sull'utilitaria erano state arraffate nel 2021 Non si ferma all’Alt dei carabinieri, imposto lungo via Piersanti Mattarella ad Agrigento, e viene inseguito fino a largo Conti a Favara dove quel giovane che era alla guida della Fiat Punto in fuga perde il controllo dell’utilitaria e va a sbattere contro un’autovettura lasciata parcheggiata. Nonostante la “botta”, il giovane – si tratta di un favarese trentunenne -, ha tentato di dileguarsi a piedi, ma i carabinieri del nucleo Operativo e Radiomobile sono riusciti, praticamente in un lampo, ad acciuffarlo. E’ stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, ma subito i militari dell’Arma sono riusciti a far chiarezza sul perché di quella forsennata fuga. La Fiat Punto che il trentunenne, S. B., stava guidando è risultata essere stata rubata ad Agrigento lo scorso 3 gennaio. E le targhe che erano state collocate sulla vettura sono risultate essere oggetto di furto, denunciato alla polizia, nel 2021. A carico del giovane favarese – che in passato era anche finito nei guai perché trovato in possesso di una pistola in piazzale Rosselli – è stata formalizzata, dai carabinieri del Nor, anche l’accusa di ricettazione. Seppur malconcio dopo l’incidente stradale avuto in largo Conti a Favara, per il trentunenne non c’è stato bisogno dell’intervento dell’ambulanza del 118, né tanto meno d’essere trasferito al pronto soccorso. Di fatto, il favarese, alla vista della pattuglia dei carabinieri in via Piersanti Mattarella, nella zona bassa di Agrigento, ha provato a farla franca e a dissolversi nel nulla. Non c’è stato però nulla da fare, perché non soltanto i carabinieri lo hanno inseguito fino a Favara senza mollare mai la “presa”, ma sono riusciti anche ad acciuffarlo quando ha tentato, disperatamente, la fuga a piedi dopo l’incidente stradale dovuto all’alta velocità e alle manovre spericolate che faceva per sfuggire alla “gazzella” dell’Arma. AGRIGENTONOTIZIE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La donna era riuscita a superare i controlli del primo varco d'accesso alla casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo". E' stata accompagnata, come sempre avviene, verso la saletta dei colloqui, ma prima di accedere è stata sottoposta a nuove verifiche e le apparecchiature hanno dato l'allarme Sette micro cellulari occultati nella vagina. Ha dell'incredibile quanto è stato scoperto, nei giorni scorsi, dalla polizia Penitenziaria della casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento. La familiare di un detenuto si è recata al carcere di contrada Petrusa per un colloquio. La donna ha serenamente superato i controlli del blocco, ossia il primo accesso: il front diretto fra l'esterno e il penitenziario. E' stata accompagnata, come sempre avviene, verso la saletta dei colloqui, ma prima di accedere - anche questa è routine -, la donna è stata sottoposta a nuovi controlli anche con delle apparecchiature. Strumenti che hanno dato l'allarme. E' scattata, a questo punto, la perquisizione personale. Ad effettuarla sono state delle poliziotte della Penitenziaria che hanno trovato i sette micro cellulari, tutti custoditi in un unico involucro, occultati nella vagina. La donna è stata, naturalmente, denunciata alla Procura e i sette micro cellulare - che erano verosimilmente destinati al suo familiare, ma non solo - sono stati posti sotto sequestro. AGRIGENTONOTIZIE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Maria Rita Cocciufa ha illustrato al sindaco Franco Micciché una bozza di protocollo d'intesa che servirà all’attività di prevenzione e controllo del territorio, ad accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle problematiche e il livello di protezione dei beni con piccole cautele e misure di difesa passiva, nonché a promuovere la sicurezza partecipata attraverso la reciproca attenzione e il vicinato solidale Troppi atti vandalici. Un centro storico, quello di Agrigento, che, purtroppo, è in "mano" - e lo hanno dimostrato i ripetuti raid registratisi negli ultimi fine settimana - ad un pugno di sciacalli. La Prefettura di Agrigento, durante un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ha deciso: si passa ai cosiddetti "controlli di vicinato". E la bozza di protocollo d'intesa è stata illustrata proprio dal prefetto Maria Rita Cocciufa al sindaco di Agrigento Franco Micciché. Un protocollo che verrà siglato con i responsabili provinciali delle forze dell'ordine. "Con il protocollo, strumento pattizio di sicurezza partecipata già adottato in varie realtà territoriali, si intende stimolare - è stato spiegato dalla Prefettura - il coinvolgimento della cittadinanza o, facendo leva sul senso civico, almeno di fasce di società civile, nella tutela della sicurezza intesa come bene comune attraverso il rafforzamento della collaborazione tra Prefettura, forze di polizia territoriali, Comune capoluogo e società civile nell’azione di contrasto alla criminalità diffusa. I principali obiettivi sono: contribuire all’attività di prevenzione e controllo del territorio; accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle problematiche del territorio e il livello di protezione dei propri beni con piccole cautele e misure di difesa passiva; promuovere la sicurezza partecipata attraverso la reciproca attenzione e il vicinato solidale; favorire la coesione sociale". Se fino ad ora, poche e rare sono state le segnalazioni degli agrigentini che però poi hanno protestato sui social per l'allarme sociale provocato dai vandali, con il protocollo verrà formata una rete di gruppi di controllo del vicinato. Saranno dunque gli stessi agrigentini che svolgeranno attività di osservazione, soprattutto nelle contrade esterne e nelle zone maggiormente esposte, avendo cura di segnalare alle forze dell’ordine ovvero alla polizia locale ogni fatto o circostanza sospetta nella propria zona di residenza, che possa avere riflessi sulla sicurezza pubblica, sul decoro urbano e su fenomeni di disagio sociale. "Il modello che si intende delineare vuole costituire una strategia di intervento, innovativa per il territorio agrigentino, che recependo le istanze della cittadinanza ne intende cogliere i segnali positivi di volontà di partecipazione veicolandole in un'ottica di sicurezza integrata ed indirizzandole in un percorso di legalità diffusa - sottolineano dalla Prefettura - . Tale attività potrà essere utile anche ad incrementare il patrimonio di conoscenza delle forze di polizia statali e locale, attraverso il contributo di notizie che potrà essere fornito, nel rispetto di procedure, competenze, responsabilità e ruoli, dai cittadini attivi". L’amministrazione comunale di Agrigento procederà ad una dettagliata "mappatura" dei siti (quartieri, luoghi pubblici, immobili, etc.), dove sono presenti particolari situazioni di degrado e di disagio sociale che risultino comunque in stato di abbandono e di incuria al fine di sviluppare mirate pianificazioni, e ad individuare i gruppi aderenti ed i relativi coordinatori. Sempre il Comune provvederà ad avviare progetti per implementare gli impianti di videosorveglianza nelle aree individuate, d'intesa con le forze di polizia, e promuoverà campagne di sensibilizzazione dei cittadini, che saranno invitati a fornire il loro contributo con l'attuazione del progetto "Controllo di vicinato". La Prefettura curerà il coordinamento generale dell’iniziativa promuovendo un’adeguata formazione ai coordinatori dei gruppi di vicinato sul territorio, convocando le riunioni di coordinamento delle forze dell’ordine per monitorare lo stato di attuazione del progetto e valutare l’adozione di eventuali modifiche. La proposta, avanzata durante il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ha riscontrato l’interesse di tutti i partecipanti che, condividendone finalità ed impostazione, hanno assicurato la massima disponibilità a proseguire nell’iter per la stipula e la successiva attuazione. AGRIGENTONEWS
INSERITO DA MIKI PAPPACODA In Sicilia e Calabria i carabinieri del Comando provinciale di Messina stanno dando esecuzione a misure cautelari emesse, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, nei confronti di 86 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, scambio elettorale politico mafioso, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto illegale di armi, incendio, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, con l'aggravante del metodo mafioso. Il blitz è il risultato di una attività investigativa- condotta dal 2018 ad oggi e coordinata dalla Procura Distrettuale di Messina - sulla famiglia mafiosa dei "barcellonesi", storicamente radicata nel comune di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), capace di esercitare un costante tentativo di infiltrazione in attività imprenditoriali ed economia lecita, sia nel settore della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli (attraverso l'acquisizione di imprese intestate a prestanomi o imponendo, con metodo mafioso, la fornitura dei prodotti), sia nel business dei locali notturni del litorale tirrenico. Il clan imponeva alle discoteche, con la violenza e le intimidazioni, i servizi di sicurezza e interveniva per condizionare i titolari dei locali nella gestione delle loro attività. L'inchiesta ha confermato, inoltre, quanto sia ancora forte la pressione del racket su imprenditori e commercianti e l'interesse della cosca per lo storico business della droga. Il boss di Barcellona Pozzo di Gotto Mariano Foti aveva cercato contatti con imprenditori e politici locali come, Mario Tindaro Ilacqua, dipendente della ditta Pi.esse.i. srl che opera nel settore delle energie rinnovabili per creare una rete imprenditoriale che ottenesse appalti legati all'eco bonus 110%. E' quanto emerge dall'inchiesta sul clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. Secondo gli inquirenti sarebbero state create le basi per una "rete commerciale" a cui affidare il compito di segnalare gli edifici su cui effettuare i lavori di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico previsti dall'ecobonus. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA A rivolgersi ai poliziotti delle Volanti, raccontando quanto aveva vissuto e formalizzando una querela a carico di ignoti, è stato un cinquantenne che, all'esterno dell'esercizio commerciale, si era abbassato il dispositivo di sicurezza per fumare eve indossare la mascherina antiCovid, la deve indossare subito. E’ vicino a mio figlio”. E’ questo, grosso modo, il rimprovero – fatto ad alta voce – di un agrigentino che all’uscita di un supermercato del Villaggio Mosè s’è ritrovato accanto un concittadino che aveva appena varcato la soglia dell’esercizio commerciale e, abbassandosi la mascherina di protezione, aveva acceso una sigaretta. “Sono fuori, non è obbligatorio indossare la mascherina e sto fumando” – ha cercato di spiegarsi e giustificarsi “l’accusato” di non rispettare le prescrizioni anticontagio. Una discussione che non è finita con un semplice botta e risposta, così come tanti se ne registrano davanti agli esercizi commerciali. Ma che è degenerata perché, all’improvviso, uno dei due ha tirato fuori il cellulare per riprendere quanto stava avvenendo, ossia l’animata discussione, e l’altro – a sua difesa – gli ha sferrato un violento colpo sulla mano, facendogli di fatto cadere per terra il cellulare.La discussione-lite s’è, di fatto, trasformata in una sorta di parapiglia perché sarebbero seguite minacce e una vera e propria aggressione fisica. A rivolgersi all’ufficio Denunce della Questura raccontando quanto aveva poco prima vissuto, formalizzando una querela a carico di ignoti, è stato il cinquantenne vittima, colui che, una volta fuori dal supermercato, s’era abbassato la mascherina per fumare. I poliziotti della sezione Volanti hanno, naturalmente, subito avviato le indagini per cercare di identificare l’agrigentino che si sarebbe reso responsabile delle minacce e dell’aggressione. Un uomo di mezza età che, qualora venisse identificato, rischia di finire nei guai, con una denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica. Ieri, l’attività investigativa degli agenti delle Volanti era, naturalmente, ancora all’inizio. AGRIGENTOTODAY
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Dia di Catania ha messo i sigilli ai beni per un valore di 3 milioni di un imprenditore che farebbe parte del gruppo Carbonaro Dominante Beni per tre milioni di euro sono stati sequestrati, su proposta della Dda e della Dia di Catania, dal Tribunale etneo a un imprenditore operante nel settore del commercio di materie plastiche e nella raccolta di rifiuti nella provincia di Ragusa. Il provvedimento è stato eseguito dalla Dia di Catania. L’imprenditore, già condannato per traffico di stupefacenti, è anche coinvolto in altre inchieste della Procura di Caltanissetta con l’accusa di aver fatto parte di un clan mafioso dedito alle estorsioni nei confronti di imprenditori agricoli, ed è stato recentemente arrestato su richiesta dei pm di Catania perché si sarebbe avvalso della capacità intimidatrice propria del clan Carbonaro-Dominante, inserito nell’organizzazione mafiosa denominata “Stidda”, presente nell’hinterland ibleo sin dagli anni ’80, per monopolizzare la raccolta delle plastiche dismesse dalle serre della provincia di Ragusa, imponendone ai serricoltori il conferimento in via esclusiva ad una sola impresa. I sigilli sono stati apposti a tre aziende operanti nel settore del commercio e riciclaggio della plastica, a un immobile, tre autovetture ed un motociclo. https://www.lasicilia.it/cronaca/news/ragusa-sequestrata-l-azienda-del-clan-che-imponeva-la-raccolta-della-plastica-delle-serre-1485436/
INSERITO DA MIKI PAPPACODA In calo al 12,8% il tasso di positività, lieve aumento dei ricoveri. Sono 19 i morti, ma soltanto due sono riferiti a oggi Sono 2.524 i nuovi contagi Covid in Sicilia su 19.703 tamponi nel bollettino di oggi diramato dalla Regione. Il tasso di positività si attesta così al 12,8%, in calo rispetto al 13,9% di ieri. Sono 19 i morti, ma soltanto due si riferiscono a oggi, tre decessi sono riferiti al 13 febbraio, 10 al 12 febbraio e 4 all'11 febbraio. La Regione inoltre precisa che 159 casi di positività comunicati oggi sono relativi a giorni precedenti all'11 febbraio. I ricoverati nei reparti ordinari sono 1.314 (+20 rispetto a ieri), sono 116 i pazienti in terapia intensiva (saldo +1 rispetto a ieri, con 7 ingressi del giorno). Aumentano anche le persone in isolamento domiciliare: 259.470 (+873). Sono 1.770 i guariti, torna dunque a crescere il numero degli attuali positivi, per un totale di 260.900. Ecco la ripartizione dei nuovi casi nelle singole province: a Palermo 660, Catania 648, Messina 341, Trapani 165, Siracusa 232, Ragusa 167, Agrigento 182, Caltanissetta 160, Enna 128. Il Covid in Italia A livello nazionale, il bollettino di oggi lunedì 14 febbraio 2022 del ministero della Salute registra 28.630 contagi in più rispetto a ieri, su 283.891 tamponi processati, e 281 nuovi decessi. Si tratta del più basso numero di contagi registrato sinora nel 2022. Il tasso di positività scende al 10,1%, rispetto all'11,2% segnato il giorno precedente. Il totale delle vittime dall'inizio della pandemia sale a 151.296. I dimessi guariti in totale sono 10.392.540. I pazienti in terapia intensiva sono 1.173, 17 in meno rispetto a ieri, con 63 ingressi giornalieri. I ricoverati con sintomi sono 16.050 (-10 rispetto a ieri). Gli attualmente positivi in Italia sono 1.590.615. I casi totali dall'inizio della pandemia sono 12.134.451. E' ormai evidente che la diffusione della variante Omicron sta rallentando. La percentuale di posti letto nelle terapie intensive occupati da pazienti con Covid-19 cala al 12% (-1% in 24 ore) in Italia, risultando in diminuzione in 10 regioni. Resta stabile invece al 25%, in Italia, l'occupazione dei reparti di area medica da parte di pazienti positivi al coronavirus. Nuovi casi: 28.630 Decessi: 281 Ricoverati con sintomi: 16.050 (-10) Ricoverati in terapia intensiva: 1.173 (-17) Ingressi del giorno in terapia intensiva: 63 Tamponi (antigenici e molecolari): 283.891 Attualmente positivi: 1.590.615 (-48.058) Dimessi/guariti: 10.392.540 (+76.553) Totale deceduti: 151.296