Venerdì 26 Luglio 2013
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TREVISO - Ha sparato per uccidere. Accecata da un rancore latente, covato nel tempo e frutto di scontri continui con l'anziano padre di 76 anni, un tipo vecchio stampo. Lei, adolescente che proprio ieri ha compiuto i 17 anni di età, litigava spesso col genitore: lo accusava di controllarla in modo eccessivo e di leggere gli sms che gli amici le spedivano sul cellulare. Mercoledì questa tensione è esplosa sfociando in quello che solo per miracolo non si è trasformato in un omicidio. I colpi sparati sono cinque, ovvero tutti quelli contenuti nel caricatore: i primi due a vuoto perchè la ragazza aveva lasciato inserita per errore la sicura. Poi i tre a segno, indirizzati verso il padre con la freddezza di un killer consumato. Ad accendere la miccia sarebbe stata l'ennesima furibonda lite tra la giovane e l'uomo che era tornato a casa prima del previsto dall'azienda di cui è proprietario. La situazione è rapidamente precipitata, degenerando. «È stato uno scatto d'ira senza premeditazione, un delitto d'impeto» così si è espresso sulla vicenda l'avvocato difensore della ragazza, Massimo Montino. Sono le 17.34 di mercoledì quando alcuni residenti della zona sentono degli spari provenire dalla villa in cui vivono padre e figlia. Il dramma si era appena consumato: qualcuno contatta il 112. La ricostruzione ha ancora dei punti poco chiari: tutto si basa sui rilievi scientifici dai carabinieri. Altri elementi arrivano dalle testimonianze dei protagonisti. Il quadro però è questo: dopo lo scontro verbale con il genitore, avvenuto in cucina, la giovane va a prendere la pistola nella stanza da letto dell’uomo, una Beretta, e la carica con 5 proiettili calibro 22. Poi lo raggiunge in garage e spara due colpi che saranno in seguito rinvenuti inesplosi perchè la sicura era ancora inserita. Dopo averla sbloccata con fredda determinazione, la giovane fa fuoco una terza volta e centra il genitore alla gamba sinistra. L’uomo tenta di mettersi in salvo, ma all’esterno della casa, ovvero sul vialetto d'ingresso, viene di nuovo raggiunto da due colpi al braccio sinistro e poi alla testa e stramazza a terra in una pozza di sangue. La ragazza, sotto choc, aveva appuntamento 5 minuti dopo con la zia che l’avrebbe dovuta accompagnare a un corso di volo. Quando la donna suona il campanello la ragazzina le dice: «Papà sta morendo». Alle 17.43 giungono sul posto i carabinieri, preceduti dall'elicottero del Suem, contattato proprio dalla zia. L'imprenditore, trasportato al Ca’ Foncello, viene sottoposto nella notte a due delicati interventi chirurgici e ora è fuori pericolo. Pochi minuti dopo le 21 la ragazza, quasi sempre impassibile, lascia la villa accompagnata dal comandante dei carabinieri di Montebelluna, Eleonora Spadati, e viene portata a Mestre per essere interrogata dal pm della Procura per i minori. Difesa dall'avvocato Montino, si è avvalsa della facoltà di non rispondere e ha passato la notte nel carcere minorile di Santa Bona. Domani sarà sentita nell'udienza di convalida dal gip. L'accusa, pesantissima, è di tentato omicidio. Nella giornata di ieri è tornata in Italia dal Brasile anche la madre della ragazza: già stamattina, sarà ascoltata dagli investigatori.
«FAI I LAVORI DI CASA», POI GLI INSULTI - «Voleva che facesse dei lavori in casa mentre stava studiando e la insultava. È stato uno scatto d'ira senza premeditazione, un delitto d'impeto»: a parlare è l'avvocato difensore della ragazza, Massimo Montino. Nel pomeriggio di ieri il legale ha incontrato sia la giovane che la madre, da poche ore tornata in Italia. La ragazza ha compiuto ieri il suo 17esimo compleanno all'interno del carcere minorile di Santa Bona a Treviso: ancora visibilmente scossa, la ragazza avrebbe superato lo choc di quello che è accaduto mercoledì sera e si sarebbe anche abbandonata più volte alle lacrime. Alla notizia che il padre 76enne sarebbe fortunatamente fuori pericolo la giovane «era un pò sollevata», rivela Montino. Sconvolta e sorpresa anche la madre, in lacrime e in pena sia per la giovane sia per il marito. «Non c'è stata alcuna premeditazione - sostiene l'avvocato - su questo sono assolutamente d'accordo con gli inquirenti». Due facce della stessa ragazza: determinata, guidata da un istinto da killer, fredda, ma anche adolescente che ora avverte il peso di un gesto di cui forse non riesce ancora a capire a fondo la gravità. La studentessa frequenta un istituto che insegna a diventare pilota di aerei, il suo grande sogno.
di Nicola Cendron LEGGO.IT