INSERITO DA ANGELA CECERE
Era a due passi dal comando dei vigili urbani ed aveva anche una vasca idromassaggi I carabinieri della stazione di Macerata hanno posto i sigilli a una villa, totalmente abusiva, realizzata nella corte di un palazzo su corso Vittoria, nei pressi di piazza Della Rimembranza, largo su cui si affaccia il Municipio di Portico e il comando della polizia municipale. L’intero stabile risulta essere di proprietà di Antonio Bifone, capo indiscusso del clan omonimo, in carcere in regime di 41 bis. Il boss si era fatto costruire nel pieno centro storico della cittadina una dimora di circa 150 metri quadrati, estesa su ben due livelli. Varcato l’ingresso, i militari dell’Arma, accompagnati dai funzionari dell’Ufficio tecnico del Comune (nominati loro consulenti), si sono trovati di fronte un’abitazione rifinita con marmi di Carrara e arredata con ogni comfort, compresa la vasca idromassaggio; la villa, com’era immaginabile, era alimentata da un allaccio illegale alla rete di energia elettrica. Gli inquirenti non hanno ancora dichiarato la stima del bene sequestrato, ma il valore non sarebbe inferiore a diverse centinaia di migliaia di euro. Tra l’altro, nell’architettura del gruppo camorristico la casa di corso Vittoria avrebbe svolto un ruolo fondamentale nella pratica delle estorsioni. Pare, infatti, che quando Bifone era in libertà usasse questa «dependance» per convocare le vittime del pizzo, minacciarle e costringerle a ubbidire agli ordini dei suoi emissari. L’operazione di ieri è «figlia» di un’intensa attività condotta dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere sul territorio di Portico. Diversi gli arresti che stanno disarticolando le maglie del clan. Gli ultimi fermi risalgono al sette ottobre scorso, con l’esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli per otto soggetti, tra cui i vertici dell’organizzazione, ritenuti responsabili del reato di estorsione aggravata. Sono almeno otto gli episodi estorsivi ricostruiti dagli inquirenti verificatisi ai danni di imprenditori della zona tra il 2007 e il 2013. Le somme, ingenti, ottenute, erano affidare a terze persone per la custodia e per occultarne la provenienza. Durante il blitz dei militari, è stata data esecuzione anche a un decreto di sequestro preventivo di conti correnti, di beni mobili e immobili per circa tre milioni di euro.di Claudio Lombardi
IL MATTINO
20.10.2013.