CAMPANIA NEWS Benevento. Braccia amputate dal trattore: è fuori pericolo
inserita da Alessia Pappacoda MOIANO. Restano stazionarie le condizioni di M.M., la 26enne originaria di Airola ma residente a Moiano che, a causa di un fatale incidente avvenuto martedì sera nell’azienda agricola che gestisce con il marito, ha subito l’amputazione di entrambe le braccia. Comunque, ieri, i medici del Rummo dove l’altra sera è giunta a bordo di un’ambulanza del 118, pur confermando la prognosi riservata, hanno potuto dichiarare la paziente fuori pericolo di vita. La speranza dei familiari è che, lentamente, la donna, sposata e madre di una bambina di due anni, possa superare il grave trauma psicofisico subito e riconsiderare la possibilità alternativa di una protesi funzionale. Intanto, sembra più chiara la dinamica dell’incidente, dovuto a una tragica casualità. La donna stava aiutando il marito a raccogliere fascine di legna da utilizzare per il forno allestito nell’abitazione di loro proprietà. Per confezionare il lavoro, sembra che i due avessero collegato all’albero di trasmissione del trattore una imballatrice. Tuttavia, evitando strumenti accessori, la donna, probabilmente in un attimo di distrazione, si è avvicinata troppo alla macchina con le braccia, rimanendo aggrovigliata, con il suo giubbino di nylon che indossava, all’albero di trasmissione del mezzo agricolo.
di ENZO NAPOLITANO IL MATTINO.IT
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CASTEL VOLTURNO - Tre settimane fa «Il Mattino» era stato a casa sua per provare a raccontare la miserevole esistenza in cui viveva insieme al resto della famiglia. Era stato realizzato anche un video, poi pubblicato sul sito internet, con il quale si racconta una condizione sociale di vita in quel villino di Destra Volturno che oltrepassa abbondantemente il limite del delirio. La donna occupava abusivamente un’abitazione a Castel Volturno, insieme al marito, a un figlio maggiorenne sofferente di epilessia e altri due figli minorenni. Nessuno di loro ha un lavoro. Nessuno dei ragazzi frequenta la scuola. Nel villino dagli infissi corrosi e le mura annerite dalla muffa non c’è corrente elettrica; dai rubinetti non scorre acqua da tempo. Dalla testimonianza emerge che nonostante l’oggettivo bisogno di sostegno, nessuno si è mai interessato del loro caso, se non alcuni vicini di casa, nei limiti del possibile. Adele, questo era il suo nome, aveva quarantanove anni. Ma le linee profonde e marcate che le correvano sul viso, la facevano apparire di almeno venti anni più grande. Era appena tornata dall’ospedale, dove era stata ricoverata per oltre due mesi, a causa della scoperta di una metastasi che le stava divorando i polmoni. Mostrò con rabbia i referti medici e le prescrizioni dei farmaci. Ma non per il destino avverso che l’aveva colpita: perché non aveva i soldi necessari a comprare alcuna di quelle medicine, indispensabili per tenerla in vita. Qualche giorno dopo, Adele è stata ricoverata nuovamente in ospedale, a seguito di un collasso. Ed è arrivata nel nosocomio di Sessa Aurunca in coma. Lunedì scorso la sua condizione clinica è precipitata; poco dopo è morta. Adele ha condotto una vita contraddistinta da errori personali e da un fato spesso contrario. L’ultimo periodo, quello del villino di Castel Volturno, è stato il peggiore. Adele era inesistente per chiunque: per le istituzioni, per la cosiddetta società civile, per tutti. E la miseria non l’ha abbandonata neanche dopo il trapasso, perché i suoi parenti non hanno i soldi per organizzare i funerali.
